GIANCARLO SIANI
Giancarlo Siani è stato un giornalista italiano, assassinato dalla camorra. La camorra è un’organizzazione mafiosa campana. Siani nacque il 19 Settembre 1959. Appartiene ad una famiglia della media borghesia del quartiere napoletano del Vomero. Frequentò le elementari nella scuola “Vincenzo Cuoco”, le medie nella scuola media statale “Michelangelo Schipa” e le superiori al Liceo Classico “Gian Battista Vico” conseguendo la maturità con il massimo dei voti (60/sessantesimi) nel 1978 e si iscrisse all’università alla Federico II di Napoli, la prima università sul territorio italiano, dove mostrò parecchio interesse verso le problematiche dell’emarginazione delle classi più disagiate. Fondò insieme ad alcuni giornalisti il Movimento Democratico per il Diritto all’Informazione di cui fu portavoce. Scrisse i suoi primi articoli nel Lavoro al Sud per la Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori e poi lavorò come corrispondente da Torre Annunziata per il quotidiano Il Mattino nel quale, ancora oggi, ci lavora il fratello Paolo Siani. Si occupò principalmente di fatti di cronaca nera e quindi di camorra, studiando e analizzando le gerarchie delle famiglie camorristiche che controllavano il comune e i dintorni, infatti in questo periodo iniziò a collaborare con l’Osservatorio della Camorra. Nel quotidiano faceva riferimento alla redazione distaccata di Castellammare di Stabia. Il suo sogno era stracciare il contratto da praticante giornalista e diventare un giornalista professionista. Riuscì ad approfondire la conoscenza del mondo della criminalità organizzata scoprendo connivenze che si erano create ,all’indomani del terremoto in Irpinia, tra i politici e il boss locale Valentino Gionta che aveva costruito un business illegale sul traffico di stupefacenti. Le sue inchieste scavavano sempre più in profondità, tanto da arrivare a scoprire la moneta con cui i boss mafiosi facevano affari. Siani con un suo articolo accusò il clan Nuvoletta, alleato dei Corleonesi di Totò Riina, e il clan Bardellino di voler spodestare e vendere alla polizia il boss Valentino Gionta, divenuto pericoloso, scomodo e prepotente, per porre fine alla guerra tra famiglie. Ma le rivelazioni, ottenute da Giancarlo grazie a un suo amico carabiniere e pubblicate il 10 giugno 1985, indussero la camorra a sbarazzarsi di questo scomodo giornalista. In quell'articolo Siani ebbe modo di scrivere che l'arresto del boss Valentino Gionta fu reso possibile da una "soffiata" che esponenti del clan Nuvoletta fecero ai carabinieri. Il boss oplontino fu infatti arrestato poco dopo aver lasciato la tenuta del boss Lorenzo Nuvoletta a Marano di Napoli, comune a nord di Napoli. Secondo quanto successivamente rivelato dai collaboratori di giustizia, l'arresto di Gionta fu il prezzo che i Nuvoletta pagarono al boss Antonio Bardellino per ottenerne un patto di non belligeranza. La pubblicazione dell'articolo suscitò le ire dei fratelli Nuvoletta che, agli occhi degli altri boss partenopei e di Cosa nostra (di cui i Gionta gli unici componenti non siciliani), facevano la figura degli "infami", ossia di coloro che intrattenevano rapporti con le forze di polizia. Da quel momento i capo-clan Lorenzo e Angelo Nuvoletta tennero numerosi summit per decidere in che modo eliminare Siani, nonostante la reticenza di Valentino Gionta, in quegli anni incarcerato. A ferragosto del 1985 i Nuvoletta decisero di uccidere Siani, che doveva essere assassinato lontano da Torre Annunziata per depistare le indagini. Giancarlo lavorava sempre alacremente alle sue inchieste e stava per pubblicare un libro sui rapporti tra politica e camorra negli appalti per la ricostruzione post-terremoto. L’agguato a Siani è avvenuto per volontà di Totò Riina.Giancarlo Siani venne ucciso intorno alle 20:30 del 23 settembre 1985 sotto casa sua, in via Vincenzo Romaniello, a pochi passi da piazza Leonardo, nel quartiere napoletano dell'Arenella, mentre era ancora a bordo della sua Citroën Méhari con capote in tela. Gli assassini, con i volti scoperti, lo colpirono 10 volte alla testa con i colpi di due pistole Beretta 7,65. Siani, trasferito dalla redazione di Castellammare di Stabia a quella centrale de Il Mattino, all'epoca diretto da Pasquale Nonno, proveniva dalla sede del quotidiano di via Chiatamone. Il giorno della sua morte telefonò al suo ex-direttore dell'Osservatorio sulla Camorra, Amato Lamberti, chiedendogli un incontro per parlargli di cose che "è meglio dire a voce". Non si è però mai saputo di cosa si trattasse e se Giancarlo avesse iniziato a temere per la sua incolumità. Lo stesso Lamberti, nelle diverse escussioni testimoniali cui è stato sottoposto, ha fornito versioni diverse della vicenda che non hanno mai chiarito quell'episodio.
Il 15 aprile 1997 la seconda sezione della corte d'assise di Napoli condannò all'ergastolo i mandanti dell'omicidio (i fratelli Lorenzo e Angelo Nuvoletta, e Luigi Baccante) e i suoi esecutori materiali (Ciro Cappuccio e Armando Del Core). In quella stessa condanna appare, come mandante, anche il boss Valentino Gionta. La sentenza è stata confermata dalla Corte di Cassazione, che però dispose per Valentino Gionta il rinvio ad altra Corte di assise di appello. Dopo la sua morte gli vennero dati alcuni riconoscimenti ad esempio: gli sono state intitolate strade, tra cui una rampa adiacente alla salita Arenella, nel quartiere Arenella di Napoli, nei pressi della citata via Romaniello, dove fu assassinato. Il 19 marzo 2010 il sindaco di Ferrara, Tiziano Tagliani, insieme ai giornalisti ferraresi e ai rappresentanti di Assostampa e Ordine dei Giornalisti dell'Emilia-Romagna, ha inaugurato la Sala stampa comunale intitolata dalla Giunta a Giancarlo Siani, gli sono state intitolate diverse scuole italiane,gli è stata intitolata l'Aula Magna del Liceo Classico "Giambattista Vico" da lui frequentato e gli è stato intitolato il cinema teatro di Marano di Napoli, in cui ogni anno si tiene il Marano film Festival, uno dei principali festival cinematografici per giovani e per le scuole. A Giancarlo Siani è dedicata la rivista mensile Narcomafie, del Gruppo Abele e di Libera. E’ stato anche presente in citazioni opere che sono:
Alessandro Siani ha scelto il suo nome d'arte in suo omaggio (infatti il vero nome dell'attore e regista napoletano è Alessandro Esposito).
Nel 1999 è stato realizzato un cortometraggio sulla vicenda di Giancarlo Siani, dal titolo Mehari, diretto da Gianfranco De Rosa, per la sceneggiatura del giornalista napoletano e amico di Siani, · Maurizio Cerino. Il protagonista è stato Alessandro Ajello, con la partecipazione di Nello Mascia.
· Nel 2004 è uscito nelle sale cinematografiche il film E io ti seguo di Maurizio Fiume, interpretato da Yari Gugliucci. Nello stesso anno è stato istituito il Premio Giancarlo Siani dedicato a giornalisti impegnati sul fronte della cronaca.
· Dal 2005 il Teatro Diana di Napoli mette in scena ogni anno uno spettacolo teatrale che vede Siani protagonista
· Il 4 giugno 2008 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha presenziato a una cerimonia di commemorazione del giovane giornalista, nel corso della quale un'aula della scuola di giornalismo dell'Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli è stata a lui intitolata.
· Nel 2009 esce il film Fortapàsc, di Marco Risi, produttore esecutivo Gianfranco de Rosa, sceneggiatura di Marco Risi, Andrea Purgatori, Jim Carrington e Maurizio Cerino, dedicato all'ultimo anno di vita del giornalista, interpretato da Libero De Rienzo, che nel film guida la vera Citroën Méhari verde appartenuta a Siani.
· A distanza di 28 anni dalla morte, la Citroën Méhari di Giancarlo Siani è stata installata il 23 settembre 2013 nella Rotonda della Legalità, in via Caldieri. L'installazione è alta 10 metri in ricordo di quel 10 giugno 1985, data in cui, come sottolineato, fu decisa la condanna a morte di Giancarlo Siani. Il monumento non è ancora stato iniziato, è presente solo una rotatoria.