La finale degli US Open 2002: le sorelle Williams e la forza dello sport
"La lezione più importante che possiamo trarre da quella leggendaria finale è che il talento e l’impegno non conoscono genere"
Chiara Cavalcanti___________
Classe seconda
Il tennis mondiale ci ha regalato momenti indimenticabili, ma poche partite sono entrate nella storia come la finale degli US Open del 2002 tra Serena e Venus Williams. In quel match leggendario, le due sorelle hanno dimostrato non solo il loro talento straordinario, ma anche che lo sport femminile può essere altrettanto appassionante e competitivo quanto quello maschile.
Il 7 settembre 2002 il mondo del tennis si è fermato per assistere alla finale tutta in famiglia tra Serena e Venus. Una partita memorabile che, anche se è stata giocata dieci anni prima della mia nascita, ho guardato con grande emozione, come se fossi lì in quel momento. Serena, in quel periodo già in ascesa come una delle migliori tenniste del mondo, affrontava sua sorella maggiore Venus, che aveva già trionfato agli US Open per due anni consecutivi, nel 2000 e nel 2001. La tensione era palpabile, non solo per la rivalità tra sorelle, ma anche per l'importanza del match stesso: una finale di un Grande Slam.
Il punteggio finale di 6-4, 6-3 a favore di Serena racconta solo una parte della storia. Dal primo all'ultimo punto, le due sorelle hanno messo in mostra un gioco spettacolare. Venus, con la sua grazia e il suo gioco tattico, ha cercato di spezzare il ritmo di Serena, ma quest'ultima, con la sua potenza esplosiva e una determinazione ferrea, ha prevalso. Gli scambi intensi, i colpi potenti e l'emozione palpabile del pubblico hanno reso quella partita una delle più avvincenti di sempre.
Con quella vittoria, Serena si è aggiudicata il suo secondo titolo agli US Open e ha dato inizio a un'era di dominio che avrebbe cambiato la storia del tennis. Ma la cosa più importante è che quella finale ha segnato una svolta anche per il tennis femminile, dimostrando a tutto il mondo che le donne, nel loro sport, possono offrire spettacolo, emozioni e intensità pari a qualsiasi incontro maschile. Troppe volte, in passato, lo sport maschile è stato considerato più interessante o più emozionante. Tuttavia, quella partita ha rotto tutti i pregiudizi, mostrando al mondo che le atlete donne meritano la stessa attenzione, rispetto e ammirazione.
Le sorelle Williams non sono solo delle tenniste straordinarie, ma delle pioniere. Cresciute in un quartiere difficile, con pochissime risorse, sono riuscite a farsi strada in uno sport tradizionalmente dominato da giocatori bianchi e di classe agiata. La loro storia è una dimostrazione del potere dell'impegno, della dedizione e del coraggio. Hanno superato sfide personali e sociali, rompendo barriere razziali e ispirando milioni di giovani, ragazze e ragazzi, a credere nei propri sogni. E grazie a figure come Serena e Venus Williams, oggi lo sport femminile riceve sempre più attenzione e rispetto, aprendo la strada a una nuova generazione di atlete.
La lezione più importante che possiamo trarre da quella leggendaria finale è che il talento e l’impegno non conoscono genere. Le ragazze che praticano sport, come le studentesse della nostra scuola, non devono mai sentirsi meno brave dei ragazzi. Anzi, possono essere altrettanto capaci, determinate e vincenti.
Lo sport, che sia tennis, basket, calcio o qualsiasi altra disciplina, è una forma d'espressione potente. Ci insegna l'importanza del duro lavoro, della perseveranza e del gioco di squadra. E come ci hanno insegnato le sorelle Williams con la loro straordinaria carriera, non importa quali ostacoli si trovino sul nostro cammino: con la passione e la dedizione, possiamo raggiungere risultati incredibili, basta volerlo e impegnarsi al massimo!
La danza: quando lo sport diventa arte
"Danzare insieme per mettere in scena una coreografia crea un forte senso di gruppo: ci si aiuta a vicenda, ci si incoraggia e si impara a collaborare"
Viola__________
Classe terza
La danza è un’attività oltre che unica, anche speciale, perché è capace di unire sport, arte ed emozioni in un mix straordinario. Molti la considerano solo come un passatempo oppure una cosa facile, ma chi la pratica sa bene che, come gli altri sport, richiede forza, resistenza e soprattutto tanto impegno. A differenza delle altre attività fisiche, la danza non è solo uno sforzo fisico ma è anche un linguaggio che racconta emozioni e storie.
Chiunque pensi che la danza sia “solo fare qualche passo” si sbaglia, e anche di grosso. Dietro ai movimenti e ai salti, ci sono anni di allenamento e fatica. Ogni ballerino o ballerina, che sia un principiante o un esperto, dedica molto tempo alla preparazione fisica; infatti, per fare una coreografia bene serve un grande controllo e una forza fisica e mentale.
Nella danza, pertanto, è importantissimo anche l’allenamento mentale, poiché bisogna ricordare tanti passi e movimenti da eseguire al momento giusto. Oltre a far bene al corpo, la danza è un ottimo modo per divertirsi e fare nuove amicizie.
Danzare insieme per mettere in scena una coreografia crea un forte senso di gruppo: ci si aiuta a vicenda, ci si incoraggia e si impara a collaborare. Riuscire a eseguire una coreografia completa dà un’enorme soddisfazione
e fa crescere la fiducia in sé stessi. E quando arriva il momento di esibirsi di fronte al pubblico, ogni ballerino impara a gestire l’ansia, la paura di sbagliare e ad apprezzare il proprio impegno.
Per noi ragazzi la danza è anche un’occasione per staccare dalla scuola e per esprimerci, ma anche per scoprire chi siamo. A volte non riusciamo a spiegare a parole cosa proviamo, ma ballare ci permette di trasmettere le nostre emozioni senza bisogno di aprire bocca.
Ogni stile di danza ha una sua storia e un significato. Il balletto classico, per esempio, è famoso per la sua eleganza e precisione. La danza moderna, invece, è più libera e personale. Ogni stile racconta a modo suo la propria storia e riesce a tirar fuori tutte le emozioni che si provano in quel momento.
La danza è davvero unica: è sport, arte, passione, disciplina e crescita. È un modo per sentirsi liberi e per fare qualcosa di speciale insieme agli altri.
LA FORMULA 1: TRA VELOCITÀ E STRATEGIA
Le innovazioni tecnologiche stanno rivoluzionando questo sport, con l'introduzione di nuove regolamentazioni sui motori e l'attenzione sempre più crescente alla sostenibilità, come l'uso di carburanti più ecologici
Karol Maniscalchi, Lara Daurù, Viola Albanese
Classe terza
La Formula 1, il massimo campionato automobilistico mondiale, non è solo una gara di velocità, ma una perfetta fusione di tecnologia, abilità e strategia.
Ogni Gran Premio è una sfida in cui i piloti non devono soltanto spingere le loro monoposto al limite, ma anche saper gestire le gomme, il carburante e prendere decisioni in frazioni di secondo.
La stagione 2024 ha visto battaglie emozionanti tra i team più blasonati come la Mercedes, la Red Bull e la Ferrari, che continuano a dominare la scena. Le innovazioni tecnologiche stanno rivoluzionando questo sport, con l'introduzione di nuove regolamentazioni sui motori e l'attenzione sempre più crescente alla sostenibilità, come l'uso di carburanti più ecologici. Oltre alla tecnologia, il ruolo del pilota resta centrale: campioni come Charles Leclerc e Carlos Sainz ci mostrano che il talento, l'audacia e la capacità di adattarsi a situazioni imprevedibili fanno la differenza.
La Formula 1 è quindi molto più di una corsa: è una sfida in cui ogni dettaglio conta, dove la velocità si combina con la scienza, e ogni sorpasso può scrivere una pagina di storia.
(‼️FORZA FERRARI‼️)
UNA ALLEGRA CAROTA
"Lo straordinario pregio di questo ragazzo sta nella sua capacità di rimanere sempre umile e semplice, è un ragazzo come tanti con un cuore grande ed anche nelle sue dichiarazioni fa passare dei messaggi sempre positivi"
Andrea Titano___________
Classe terza
Jannik Sinner, il giovane ragazzo gentile dai capelli rosso carota, nato a San Candido in Trentino, a soli 23 anni ha già vinto due titoli grandi slam e un torneo da 6 milioni di dollari, diventando il numero uno del tennis mondiale e accendendo l'Italia intera di passione per la racchetta: è diventato il mio idolo assoluto!
Il tennista altoatesino è già un uomo da record, la vittoria degli Australian Open contro l'inossidabile Danill Medvedev, l'ha consacrato numero uno del mondo. Ma il giovane Sinner non sembra intenzionato a fermarsi, veloce potente e soprattutto, data l'età, con margini di miglioramento enormi: è l'Enfant Prodige del tennis italiano. Ma chi è davvero Yannick Sinner? Il giovane Sinner nato a San candido ha praticato con ottimi risultati un altro sport, lo sci. I genitori infatti erano fortemente appassionati allo sci e gli trasmettono la passione per questa disciplina che praticherà fino ai 13 anni. Parallelamente a otto anni inizia anche un altro sport, il tennis. Da adolescente poi, il ventenne altoatesino abbandona definitivamente lo sci, per dedicarsi esclusivamente al tennis dove comincia ad ottenere i primi vittoriosi risultati. Ma lo straordinario pregio di questo ragazzo sta nella sua capacità di rimanere sempre umile
e semplice, è un ragazzo come tanti con un cuore grande ed anche nelle sue dichiarazioni fa passare dei messaggi sempre positivi, diventando fonte di ispirazione non solo per i giovani ma per tutti quelli che come me si avvicinano a questo sport meraviglioso.
Ma l'impresa conclusiva compiuta da Sinner è stata senza ombra di dubbio il trionfo agli Australian Open contro il russo Medvedev in finale: 3-6,3-6,6-4,6-4,6-3; con una strepitosa rimonta. È il terzo italiano dopo Pietrangeli e Panatta a vincere un titolo slam nel singolare maschile, che mancava dal 1976. Mai nessun italiano si era imposto a Melbourne: Per Jannik è il trionfo della carriera, sicuramente il più importante. Durante questo match all'inizio ho provato delusione ed ero fortemente triste e sconsolato perché vedevo un Sinner che non era in sé e non riusciva ad entrare in partita, successivamente, verso il terzo set ho visto in Jannik segni di ripresa e cresceva sempre più dentro di me la speranza, che negli ultimi set si è trasformata in attesa e alla fine in gioia immensa!
Ad oggi posso concludere dicendo che Sinner mi ha fatto davvero innamorare sportivamente del tennis, facendomi provare emozioni che non sapevo si potessero suscitare attraverso uno sport, ritengo infatti che lo sport sia fondamentale per tutte le persone, di ogni età, ma in particolare per i giovani poiché impegna il fisico e la mente e crea benessere con se stessi e con gli altri.
L’ARABIA SAUDITA E LO SPORT
"Personalmente credo che lo sport debba essere un veicolo per promuovere l’inclusione, il rispetto, l’uguaglianza e la diversità e quindi, giocare in paesi dove questi valori vengono a dir poco negati è una vera contraddizione"
Alberto Sicolo
Classe terza
Negli ultimi anni, sentiamo sempre di più un coinvolgimento dell’Arabia Saudita nello sport mondiale. In che modo? Investendo centinaia di miliardi di dollari in questo ambito. In questi anni ne abbiamo tantissimi esempi soprattutto in quegli sport che più appassionano gli italiani, a partire dal calcio. L’Arabia Saudita sta acquistando, infatti, alcuni dei giocatori più famosi e iconici del mondo a cifre spropositate portandoli a giocare nella “Saudi Pro League” ovvero la Serie A araba. Gli esempi fra tutti più noti sono l’acquisto di Karim Benzema, Neymar Jr e soprattutto Cristiano Ronaldo che per chi non lo conoscesse è uno dei calciatori più forti della storia e che è arrivato alla squadra araba Al Nasr per una cifra di 200 milioni di dollari annui.
Oltre al calcio anche altri sport sono coinvolti: infatti dal 2021 si svolge il Gran Premio dell’Arabia Saudita che insieme a quelli del Bahrein, Qatar, Abu Dhabi e Sakhir hanno conquistato la Formula 1.
Inoltre nel tennis sono sempre più frequenti i tornei di esibizione con montepremi altissimi. Il più famoso e recente di questi si è svolto a Riad con il nome di “6 Kings Slam” dove sei dei giocatori più forti del mondo si sfidavano per vincere un premio in denaro di 6 milioni di dollari: il più alto della storia del tennis (per intenderci, il torneo di Wimbledon paga 2,7 milioni al vincitore e a sfidarsi sono 128 giocatori) e solo la partecipazione permetteva ai tennisti di vincere 1,5 milioni di dollari.
Questo grande investimento sportivo è dovuto al desiderio del principe saudita Mohammad Bin Salman di rendere l’Arabia Saudita più moderna, aperta e influente a livello mondiale e per farlo c’era la necessità di renderla meno dipendente da un ‘unica fonte economica come il petrolio. Ma cosa c’è davvero dietro? Il fenomeno dello Sportswashing, ovvero quella situazione per cui un Paese sfrutta l’amore dei tifosi per lo sport al fine di nascondere le macchie e la brutta reputazione di esso. E qui sorge la domanda principale: è giusto permettere ad un Paese che non rispetta i diritti umani di ospitare tutte queste competizioni solo per il fatto che è ricco?
Secondo me no. Io mi ritengo un grande appassionato di sport in generale: guardo Tennis, Calcio, Formula 1, Nuoto, Pallavolo oltre ai Giochi Olimpici e penso che la mia visione dello sport sia più pura e romantica, lontana da tutti gli aspetti che la legano al vile denaro.
Dunque il solo pensiero che gli sportivi non giochino per amore, divertimento e passione mi fa passare la voglia di tifare. Personalmente credo che lo sport debba essere un veicolo per promuovere l’inclusione, il rispetto, l’uguaglianza e la diversità e quindi, giocare in paesi dove questi valori vengono a dir poco negati è una vera contraddizione. Ancora più grave è pensare che tutte le federazioni sportive mondiali pienamente consapevoli di ciò, facciano finta di niente solo a scopo di guadagno. Tutta questa situazione mi intristisce e mi fa dubitare seriamente sulla società odierna, ma l’unica certezza che mi rassicura è che i soldi potranno comprare giocatori, squadre o federazioni sportive ma non compreranno mai il cuore di noi tifosi.
L'importanza dello sport
Pietro Armenise
Classe seconda
Oggi ho intervistato il professore di educazione fisica Andrea Carnimeo , che ha iniziato a praticare sport a 3-4 anni, grazie alla sua famiglia di sportivi. Il prof ha sottolineato l'importanza dello sport nella sua vita, insegnandogli a superare le difficoltà e il valore della meritocrazia.
Ha praticato pallanuoto per 13 anni, dagli 11 fino ai 24, ed era il più bravo della classe nello sport. Il supporto dei suoi genitori è stato fondamentale per lui. Il prof ha anche condiviso quanto si senta rilassato e felice grazie allo sport, considerandolo una vera e propria scuola di vita.
Lo sport: come lo vivono i giovani
Dario Trotta___________
Classe seconda
Noi giovani viviamo lo sport in modo intenso e coinvolgente. Per molti di noi, praticare sport è una forma di espressione e un modo per socializzare. Partecipare a squadre e club ci offre l’opportunità di fare nuove amicizie e creare legami, rendendo il senso di comunità fondamentale per le nostre esperienze.
La tecnologia ha cambiato
disegno di Adelaide Di Bari____________
Classe terza
radicalmente il nostro approccio allo sport. Seguiamo eventi sportivi in streaming, condividiamo le nostre esperienze sui social media e utilizziamo app per monitorare le nostre performance. Questo ci rende più vicini agli atleti e ci permette di interagire con fan di tutto il mondo. Inoltre, siamo sempre più consapevoli dei benefici psicologici e fisici dello sport. Vediamo l’attività fisica non solo come un modo per mantenerci in forma, ma anche come una strategia per gestire lo stress e migliorare il nostro benessere mentale. Tuttavia, sentiamo anche una certa pressione per eccellere, che a volte può portarci a comportamenti poco salutari. In sintesi, viviamo lo sport come un mix di passione, socialità e impegno, affrontando sia le opportunità che le sfide che ne derivano.
Lo sport
"Non sopporto, invece, quando nello sport manca il rispetto non solo verso gli avversari ma anche nei confronti dei tifosi. Il fair play è alla base dello sport"
Antonio De Grecis
Classe terza
Lo sport è ritenuto essenziale non solo per il benessere fisico, ma anche per la costruzione di legami sociali e per l’acquisizione di valori positivi.
Fin da quando ero piccolo, lo sport ha assunto un ruolo fondamentale nella mia vita quotidiana. Seguo il tennis, la Formula 1 e sono un grande appassionato di calcio.
Lo sport mi aiuta a staccare la mente dai pensieri adolescenziali e per me rappresenta anche un modo per sfogarmi quando ho una brutta giornata. Esso mi ha fatto piangere, gioire, riflettere e crescere. Inoltre, lo sport mi ha dato modo di conoscere tantissime persone alle quali sono rimasto legato.
Non sopporto, invece, quando nello sport manca il rispetto non solo verso gli avversari ma anche nei confronti dei tifosi. Il fair play è alla base dello sport.
È assurdo come nel 2024 si sentano ancora episodi di razzismo e bullismo anche nel calcio. Ad esempio, il 20 gennaio 2024, durante la partita Udinese-Milan, a Udine i tifosi dell’Udinese presero di mira il calciatore dell’A.C. Milan Mike Maignan, facendo cori razzisti e imitando il verso della scimmia. Il calciatore allora avvisò il direttore di campo e si rifiutò di giocare la partita.
A parer mio, è scandaloso il fatto che la FIGC non abbia attribuito molta importanza a questo evento e abbia fatto giocare all’Udinese una sola partita a porte chiuse. Attraverso telecamere di sicurezza, la FIGC avrebbe dovuto individuare i colpevoli e radiarli dagli impianti sportivi per sempre.
Inoltre, sono del parere che sarebbe stato opportuno infliggere una grossa multa all’Udinese Calcio e penalizzarla nella classifica di serie A.