I videogiochi fanno bene sì o no?
Domenico Manterini________
Classe seconda
Chi non si è mai sentito dire ‘’ togliti da quello schermo che ti si brucia il cervello!’’. Ma è vero? Diversi studi affermano che i videogiochi fanno bene, anzi possono anche aiutare. Per esempio, aiutano a tenere attivo il cervello. Infatti, da queste ricerche è emerso che i videogiocatori hanno prestazioni migliori rispetto ai non giocatori in alcune funzioni cognitive. In alcuni casi, l’uso dei videogiochi può però far male. Si tratta, però, dell’uso sconsiderato dei videogiochi, che, secondo alcuni studi scientifici, può provocare isolamento e tendenza all'introversione, finendo col determinare la sostituzione ai rapporti personali e alle relazioni sociali del videogioco stesso. Altri studi hanno evidenziato che l’uso sconsiderato dei videogiochi è associato a difficoltà scolastiche e non solo per il tempo sottratto allo studio: secondo tali studi, infatti, si riduce la concentrazione e ci si distrae a causa del desiderio di giocare. Inoltre, se i videogiochi non sono adatti all’ età del bambino o del ragazzo possono trasmettere brutti messaggi. Occorre, infatti, prestare attenzione al fatto che sopra ogni confezione di videogiochi c’è scritta un’età che non è solamente un numero messo lì, ma serve a far capire se un gioco è troppo violento o se è troppo difficile o è inappropriato per un'età minore a quella che c’è scritta su ogni scatola. Cercherò ora di trarre le conclusioni dal mio punto di vista, ossia dal punto di vista di un quasi dodicenne. Secondo me giocare fa bene, ma come con tutte le cose non bisogna esagerare. Quindi assillare i propri figli che non devono nemmeno guardare o giocare con un dispositivo elettronico non è giusto, anzi è meglio che le persone si mettano a giocare piuttosto che stare sui social in cui le persone possono dirti cose completamente sbagliate come per esempio che per essere ‘’fighi’’ bisogna fare delle sfide, le cosiddette ‘’challenge’’ che possono essere pericolosissime visto che dall’ essere una semplice sfida, come lanciare una bottiglia per farla cadere in piedi siamo arrivati al rischiare
la vita. Invece, sarebbe meglio giocare a videogiochi che sono adatti.al bambino o al ragazzo anche perché potrebbe anche imparare da quei videogiochi che a volte vengono definiti come una bruttissima cosa che in realtà potrebbe anche essere una buona cosa se usata in modo giusto.
Videogiochi: divertimento o dipendenza?
Fiammetta Avitto________
Classe seconda
Nel corso degli anni il mondo dei videogiochi ha subito grandi cambiamenti. Un tempo venivano visti solo come un passatempo per i più piccoli, oggi invece vengono considerati come una nuova “forma d’arte” tanto che in America la Corte Suprema degli Stati Uniti ha deciso che i videogiochi godranno delle stesse protezioni legali di libri, cinema e musica.
I videogiochi non sono un fenomeno recentissimo ma hanno una storia che inizia alla fine degli anni ‘50 quando due americani depositarono il brevetto ufficiale presso l’ufficio brevetti dando vita così al primo videogioco della storia. Tuttavia il primo vero videogame nasce nel 1952 ed è una sorta di prototipo del gioco del tris chiamato OXO.
Inizialmente i soggetti erano semplici, così come la tecnologia utilizzata. Agli inizi del
mercato, infatti, quando l'informatica e le risorse hardware in generale erano a disposizione di una ristretta fascia della popolazione mondiale, il videogioco era considerato una stravaganza per informatici (nerd), oppure un passatempo per persone molto giovani.
Poi, a partire dagli anni novanta, con il lancio sul mercato della prima console da gioco, la Playstation, la concezione del videogioco si rivoluziona. La console ha un grandissimo successo perché riesce, grazie a trame avvincenti e alla creazione di personaggi carismatici, a trasformare i videogiochi in qualcosa di diverso rispetto a un passatempo, diventando una vera e propria "esperienza".
Oggi con la diffusione di massa dell'elettronica di consumo, il genere dei videogame è divenuto estremamente popolare per ogni categoria di persone, sia per età che estrazione sociale. Ma forse il tempo che gli adolescenti trascorrono davanti alle console è proporzionato rispetto a quello che dedicano alle altre attività.
A proposito di questo, lo scorso anno la nostra scuola ci ha dato l’occasione di leggere un bellissimo libro e poi di incontrarne gli autori, intitolato “Il sentiero delle conchiglie" di Alberto Pellai e Barbara Tamborini. Il libro affronta la tematica della dipendenza dal gaming, molto vicina al mondo degli adolescenti.
Gli autori raccontano la storia di un ragazzo di nome Andrea costretto dai genitori ad intraprendere, insieme con un amico di suo padre, il Cammino di Santiago di Compostela come “punizione” poiché trascorreva la maggior parte del suo tempo giocando ai videogiochi e per giunta utilizzando la realtà virtuale del visore. All’inizio del percorso il protagonista era annoiato e arrabbiato poi, però il Cammino si è rivelata una piacevolissima esperienza attraverso cui Andrea ha scoperto se stesso e soprattutto gli altri e il mondo intorno a sé.
Forse ci dobbiamo tutti interrogare sulla eventualità che alcuni tragici fatti di cronaca, che vedono protagonisti gli adolescenti, non siano anche influenzati dall’utilizzo eccessivo dei videogiochi che hanno come unico scopo del gioco quello di uccidere tutti coloro che incontrano sulla loro strada. Forse tutti dovremmo riscoprire che la realtà intorno a noi è la più bella “esperienza” che possiamo fare.
MUSICA, FILM E LIBRI
"....e poi è divertente discutere dei propri interessi comuni insieme ad altre persone, senza sentirsi giudicati; allarga i nostri orizzonti e ci aiuta anche a capire il punto di vista degli altri"
Diletta e Vittoria________
Classe terza
Cosa significano per noi adolescenti? Per noi sono come un “posto” dove rifugiarsi e distrarsi dalla vita reale che spesso può essere ingiusta o difficile.
Molti di noi tendono ad ascoltare canzoni con testi in cui si rispecchiano e che perciò hanno per loro un significato profondo. La cosa più bella della musica, dei film e dei libri è che tutti sono liberi di darne una propria interpretazione e un significato; e poi è divertente discutere dei propri interessi comuni insieme ad altre persone, senza sentirsi giudicati; allarga i nostri orizzonti e ci aiuta anche a capire il punto di vista degli altri. I nostri gusti ci permettono di accomunarci con altri ragazzi, scoprire impensabili affinità e fare nuove sorprendenti amicizie.
I film e i libri e la musica, infine, sono importanti per la nostra cultura e la nostra conoscenza.
Alcuni film e libri rimasti impressi nel nostro cuore sono e che consigliamo, sono:
-Dead Poets Society, di Peter Weir
-Donnie Darko, di Richard Kelly
-The Perks Of Being A Wallflower, di Stephen Chbosky
-Girl Interrupted, di James Mangold
- Notti bianche di Fedor Dostoevskij
-The Bell Jar, di Sylvia Plath
Questi film e questi libri trattano di argomenti molto profondi, che fanno molto riflettere e perciò li consigliamo!!!
Un alieno per amico (clicca) di Nicolò e Carlo Aragona, Francesco Lippolis
ADOLESCENZA: LA MIA ESPERIENZA
"Ho un sogno, mi piacerebbe recitare e diventare un’attrice e cerco di realizzarlo; sono felice perché ho imparato ad avere fiducia in me stessa"
Viola Albrizio_____
Classe seconda
L’adolescenza è una fase della crescita che tutti dobbiamo attraversare e che non si rivela sempre particolarmente facile.
Sinceramente sto vivendo meglio questo periodo dell’età adolescenziale piuttosto che quello delle elementari, in cui pochissime persone sono state veramente presenti per me e ho dovuto affrontare molti problemi da sola. Ero piccola e quindi non sapevo come fare a uscirne: avevo tra i sette e i nove anni. Mi prendevano in giro, mi isolavano senza motivo e io ci rimanevo molto male; per me andare a scuola la mattina era diventato difficile, avevo sempre tantissima ansia quando mi ritrovavo davanti ai cancelli della scuola. Avrei voluto tanto godermi quegli anni con la massima spensieratezza invece che con l’ansia e questo mi dispiace molto. Adesso invece cerco di vivere ogni giorno con serenità, anche se ho avuto una brutta giornata cerco di non pensarci, esco con i miei amici e mi diverto per avere dei bei ricordi di questi anni. Ho un sogno, mi piacerebbe recitare e diventare un’attrice e cerco di realizzarlo; sono felice perché ho imparato ad avere fiducia in me stessa. Per quanto riguarda la scuola media e la mia esperienza alla “Michelangelo”, qui mi trovo molto bene, anche perché ho conosciuto delle persone fantastiche che mi regalano ogni giorno un sorriso e con cui mi trovo molto bene.
disegno di Viola Albrizio ________
Classe seconda
PROFESSORI E ALUNNI
"Ritengo i professori delle figure guida, soprattutto in quest’ultimo anno di Scuola Secondaria di Primo Grado, in cui noi alunni siamo chiamati ad effettuare una scelta molto importante, fondamentale per il nostro percorso futuro"
Greta Calabrese________
Classe terza
Il rapporto professori-alunni non sempre è facile: ciò dipende anche dal carattere di ognuno di noi, ma, soprattutto, dall’educazione ricevuta dalla propria famiglia.
Ormai pochi alunni sono rispettosi nei confronti dei docenti; in generale c’è una tendenza dei ragazzi a rispettare poco gli adulti. Stando in classe, mi accorgo che ormai non si alza più la mano per parlare; se si prende una nota per essersi comportati in modo inadeguato al contesto scolastico, il giorno seguente si commette lo stesso errore; se si manca di rispetto ad un professore, non tutti chiedono scusa. Anche se potrebbero sembrare irrilevanti, ritengo questi comportamenti molto gravi perché irrispettosi e penso che vadano sanzionati per evitare che “il limite” sia superato.
Ritengo i professori delle figure guida, soprattutto in quest’ultimo anno di Scuola Secondaria di Primo Grado, in cui noi alunni siamo chiamati ad effettuare una scelta molto importante, fondamentale per il nostro percorso futuro. I docenti ci sono sempre stati accanto in ogni momento, aiutandoci a superare paure ed insicurezze.
A volte sono stati severi, ma, anche grazie ai loro rimproveri, abbiamo capito i nostri errori e quale fosse la giusta strada da seguire. Penso che il merito della crescita personale di noi alunni sia non solo dei nostri genitori, ma anche dei professori, che ci hanno insegnato come comportarci in ambito scolastico e nella vita in generale.
IL RAPPORTO TRA ALUNNI E PROFESSORI
Flavia Torres__________
Classe terza
Il rapporto tra alunni e professori è sicuramente un aspetto fondamentale della vita scolastica, tuttavia molto spesso sottovalutato. Una buona comunicazione fra gli insegnanti e gli studenti comporta vantaggi per gli uni e per gli altri, ma non è facile mantenere l’equilibrio. Vediamo perché. Per tantissimi studenti, i professori non sono solo persone che spiegano argomenti: vengono considerati anche dei punti di riferimento da cui prendere esempio. Infatti capita, a volte, che un alunno chieda aiuto ad un professore per affrontare una situazione personale complicata o si confidi. Perché ciò accada, è importante la fiducia.
Per i professori, gli alunni sono persone da cui ogni giorno si impara qualcosa di nuovo. Nell’ambito scolastico ognuno ha il proprio ruolo: i professori devono valutare l'impegno degli studenti e gli studenti devono imparare a impegnarsi costantemente.
Capita, però, che i ragazzi si sentano oppressi dall’eccessiva quantità di studio e i professori si sentano mancare di rispetto quando non vedono impegno da parte degli studenti. Ne deriva l’innalzamento di una barriera comunicativa che genera incomprensione: gli alunni pensano che i professori siano solo dei sadici nell’assegnare pagine e pagine di studio, divertendosi ad interrogare; gli insegnanti, dal canto loro, pensano che gli alunni non abbiano voglia di studiare e preferiscano fare altro. Una soluzione utile sarebbe quella di dedicare un’ora a settimana al dialogo, cosicché si possano affrontare varie tematiche, questioni e incomprensioni e scusarsi nel caso in cui si dovesse sbagliare.
I professori apprezzano gli studenti curiosi e quelli che sanno riconoscere i propri errori; gli alunni apprezzano i professori comprensivi, quelli che sanno catturare l’attenzione durante le lezioni, trasmettendo la passione per la propria materia e stimolando, così, lo studente ad impegnarsi.
In conclusione, il rapporto tra alunno e docente è talvolta burrascoso, complicato, ma ricco di tante altre sfumature. Se vi è fiducia e
collaborazione, la scuola diventa un luogo in cui ognuno può sentirsi libero di esprimersi e accrescere la curiosità per il sapere.
Cosa si prova durante l'adolescenza? Penso sia una domanda che, almeno una volta nella vita, chiunque si sia posto. Le risposte potrebbero essere tante e diverse ma ciò che conta davvero è quello che si prova in prima persona: i cambiamenti, sia fisici che psicologici, sono enormi, spiazzanti e posso mettere profondamente in crisi. Purtroppo durante questa "fase" in tanti non si accettano per ciò che sono o per ciò che stanno diventando. Questo può sembrare "normale" ma la sofferenza che comporta non lo è. Il cambiamento è naturale, ma il non sentirsi bella o “non abbastanza” o sempre inadeguata no. Parlarne con qualcuno può aiutare ma quello che spaventa e spesso scoraggia è la paura della reazione di chi ci ascolta: alcune persone comprendono e così ti senti al sicuro e protetto, ma altre iniziano a riempirti di mille domande, le stesse che ti sei fatto tu ma a cui non hai trovato risposte e da lì partono le paranoie e le ansie si amplificano. Altre ancora cercano di aiutarti dando dei consigli ma, dal mio punto di vista, tutti i consigli dati ad una persona che attraversa un periodo così complicato sono inutili, suonano come parole vuote, lontane dalla realtà. Sono consigli inutili perchè non saranno mai del tutto accettati.
Qualcun’ altro potrebbe dirci che “è normale” quello che stiamo vivendo o che” prima o poi il corpo prenderà una forma più lineare” o che, se si viene presi in giro, bisogna solo ignorare.
Ignorare? Non penso che essere chiamata “balena” o “stecchino” non lasci un segno o che se ti vedi brutta vada “tutto bene”. Magari sì, col tempo il corpo può modellarsi e prendere una forma più snella ma quegli insulti continueranno a rimbombare nella testa. Perché nessuno riesce a dimenticare le parole che lo hanno ferito, anzi, creeranno confusione, alimenteranno insicurezze e alla fine faranno sprofondare nell’ abisso. C’e’ chi, toccato il fondo, autosabota se stesso, provocandosi ferite che riflettono quelle interiori e c'è chi, pian piano, riesce a risalire, ma quelle parole dette, affilate come coltelli, non si dimenticano mai davvero.
Cosa si prova durante l'adolescenza
"Dal mio punto di vista, tutti i consigli dati ad una persona che attraversa un periodo così complicato sono inutili, suonano come parole vuote, lontane dalla realtà. Sono consigli inutili perché non saranno mai del tutto accettati"
ClaudiaBianco __________
Classe terza
Cosa si prova durante l'adolescenza? Penso sia una domanda che, almeno una volta nella vita, chiunque si sia posto. Le risposte potrebbero essere tante e diverse ma ciò’ che conta davvero è quello che si prova in prima persona: i cambiamenti, sia fisici che psicologici, sono enormi, spiazzanti e posso mettere profondamente in crisi. Purtroppo durante questa "fase" in tanti non si accettano per ciò che sono o per ciò che stanno diventando. Questo può sembrare "normale" ma la sofferenza che comporta non lo è. Il cambiamento è naturale, ma il non sentirsi bella o “non abbastanza” o sempre inadeguata no. Parlarne con qualcuno può aiutare ma quello che spaventa e spesso scoraggia è la paura della reazione di chi ci ascolta: alcune persone comprendono e così ti senti al sicuro e protetto, ma altre iniziano a riempirti di mille domande, le stesse che ti sei fatto tu ma a cui non hai trovato risposte e da lì partono le paranoie e le ansie si amplificano. Altre ancora cercano di aiutarti dando dei consigli ma, dal mio punto di vista, tutti i consigli dati ad una persona che attraversa un periodo così complicato sono inutili, suonano come parole vuote, lontane dalla realtà. Sono consigli inutili perché non saranno mai del tutto accettati.
Qualcun’ altro potrebbe dirci che “è normale” quello che stiamo vivendo o che” prima o poi il corpo prenderà una forma più lineare” o che, se si viene presi in giro, bisogna solo ignorare. Ignorare? Non penso che essere chiamata “balena” o “stecchino” non lasci un segno o che se ti vedi brutta vada “tutto bene”.
Magari sì, col tempo il corpo può modellarsi e prendere una forma più snella ma quegli insulti continueranno a rimbombare nella testa. Perché nessuno riesce a dimenticare le parole che lo hanno ferito, anzi, creeranno confusione, alimenteranno insicurezze e alla fine faranno sprofondare nell’ abisso. C’è chi, toccato il fondo, autosabota se stesso, provocandosi ferite che riflettono quelle interiori e c'è chi ,pian piano, riesce a risalire, ma quelle parole dette, affilate come coltelli, non si dimenticano mai davvero.
disegno di ClaudiaBianco __________
Classe terza