Il conte di Montecristo
"Una storia di vendetta, speranza e fortuna.....ve la consiglio!!"
Rocco Iannella______________
Classe seconda
Il conte di Montecristo è un romanzo storico scritto da Alexandre Dumas e pubblicato a puntate dal 1844. Il libro parla di una storia di tradimenti e vendetta, ma anche di speranza e fortuna. Ambientato subito dopo l’impero di Bonaparte, il libro narra la storia di un giovane marinaio francese di nome Dantes a cui la vita andava bene e stava per sposarsi con la bella Mercedes. Il giorno prima delle nozze però, le cose si complicano e per un complotto viene spedito in prigione, e vi rimarrà innumerevoli anni, sebbene sia del tutto innocente.
Durante la sua prigionia incontrerà una brava persona, l'abate Faria, che lo aiuterà quando, disperato, stava per suicidarsi e gli rivelerà di un immenso tesoro nascosto in una piccola isola, Montecristo. Il ragazzo riesce poi a evadere e trova il tesoro diventando così uno degli uomini più ricchi del mondo. Naturalmente non svela il proprio nome, ovvero Dantes, e assume l'identità di un misterioso, ricco e affascinante personaggio, il conte di Montecristo.
Durante le sue ricerche per rintracciare i colpevoli della sua ingiusta condanna, farà tappa in Italia e assumerà di volta in volta identità diverse, mostrandosi generoso verso chi è in difficoltà, riconoscente verso chi gli è fedele ma spietato contro i nemici. La storia continua e il conte, uno dopo l’altro, punisce
tutti i suoi nemici in modo alquanto crudele. Durante la storia, il conte troverà quella che sarebbe dovuta diventare sua moglie e così lascerà salva lei e suo figlio. Il conte di Montecristo è un libro bellissimo, a parere mio, e vale bene leggere le 1000 pagine di cui è composto. Durante il libro il conte di Montecristo si concentra così tanto sulla vendetta che convoglia tutti i suoi sforzi in quell’obiettivo, diventando così una specie di super umano in alcune qualità. Ad esempio, ha
una grande destrezza nell'uso della pistola ed è bravissimo a discutere, annichilendo il proprio interlocutore. Un esempio lo troviamo nel capitolo dove, dopo essere arrivato a Parigi, convince un diffidente banchiere (che è anche uno degli uomini di cui vuole vendicarsi) a fargli credito illimitato e quello, senza accorgersi del raggiro che lo porterà alla rovina, se ne va con la convinzione che il conte sia un grand’uomo. Il conte riuscirà a liberarsi da questo desiderio di vendetta soltanto verso la fine del libro, quando glielo chiederà la sua amata Mercedes, che, nel frattempo, si era sposata con uno dei suoi traditori. E così, dopo aver passato anni della sua vita a prepararsi per la vendetta, il conte finalmente decide di fermarsi e questo lo avvicina in un certo modo agli altri uomini. Per leggere il libro, mi ci sono voluti sei mesi, da gennaio a giugno. Le mie parti preferite sono state la prigionia e il finale. Nel libro poi, ci sono moltissimi colpi di scena. Non mancano infine le vicende sentimentali, quale quella dell'amore contrastato tra il giovane Morelli e una ragazza promessa ad un altro: davvero commovente.
Grazie al fatto che il conte di Montecristo crei multiple identità e ai complicati intrecci tra le vicende dei personaggi che subiscono la vendetta del protagonista, il libro diventa incredibilmente affascinante e, una volta iniziato, fai fatica a smettere di leggerlo. Lo consiglio.
La normalità non esiste
Simone Novembrino_________
Classe seconda
“Sono Vincent e non ho paura” è un romanzo di Enne Koens, una scrittrice olandese che a fine ottobre ha incontrato lettori e lettrici pugliesi facendo tappa anche a Bari presso la Biblioteca dei ragazzi e delle ragazze del Parco 2 giugno. La trama è semplice e lineare, i personaggi sono ben caratterizzati. Ma ciò che colpisce di più il lettore sono i temi affrontati: il bullismo, l’amicizia e l’essere normali.
Il libro racconta la storia di Vincent, un ragazzino che a scuola è vittima di bullismo e non riesce a reagire. Quando le cose si mettono davvero male per lui, progetta una fuga nel bosco. Gli adulti intorno a Vincent sono, per così dire, “distratti”, e in più non ha amici se non immaginari. Solo con la Jas, una nuova compagna di classe, riesce a fare amicizia.
Anche se il lettore non è mai stato bullizzato, la lettura di questo libro trasmette benissimo le emozioni di chi è vittima di bullismo, facendo sentire sulla propria pelle quanto è brutto essere presi di mira solo perché si mostra la parte più vera di sé (che ad alcuni può sembrare “anormale”), senza indossare la maschera della normalità. Insomma, chi legge riesce facilmente a immedesimarsi nel protagonista, a tal punto da sognare di notte una scena letta nel libro o da immaginare che Dilan (il bullo) si sia nascosto sotto il proprio letto per fare uno dei suoi pericolosi scherzi.
Alla fine del romanzo il lettore si convince ancora di più che le persone dovrebbero essere accettate così come sono, senza dire bugie e senza escludere nessuno.
L’incontro con l’autrice ci ha permesso di approfondire alcuni aspetti del romanzo. Ad esempio le è stato chiesto se ci fosse qualche elemento autobiografico nel libro. Ha risposto di sì. Infatti, ha detto che, proprio come Vincent, anche lei a scuola veniva bullizzata. Così come il protagonista all’inizio era amico di Dilan e poi quest’ultimo ha iniziato a prenderlo di mira, anche la stessa autrice ha vissuto questa esperienza ritrovandosi senza amici a chiedersi cosa c’era in lei che non andava. Poi ha fatto un’interessante riflessione sulla normalità e sulla diversità.
Le è stato chiesto perché ha affiancato a Vincent una personalità come Jasmine. E lei ha risposto che in ogni classe ci dovrebbe essere una persona come lei, che ci faccia sentire felici. Anche per la Jas si è ispirata a un’amica di classe di suo figlio, una di quelle bambine che sa essere amica di tutti e non ha pregiudizi. Inoltre, ha raccontato che ha dovuto leggere dei manuali di sopravvivenza ed è dovuta andare a dormire in un bosco per raccontare in modo credibile ciò che Vincent faceva. Sulla scelta di lasciare il finale
"Alla fine del romanzo il lettore si convince ancora di più che le persone dovrebbero essere accettate così come sono, senza dire bugie e senza escludere nessuno"
aperto ha detto che il libro sarebbe stato noioso se Vincent avesse risolto tutti i problemi, perciò l’ha voluto lasciare aperto all’immaginazione dei lettori. Un’altra curiosità. Enne Koens ha spiegato che le vocine nella testa di Vincent, ovvero gli animaletti, sono i suoi amici immaginari e rappresentano alcuni aspetti della personalità di Vincent. Ad esempio lo scoiattolo è intelligente come Vincent, il verme è pigro come Vincent, lo scarabeo è pauroso proprio come Vincent, il cavallino è spiritoso come Vincent. Come amici immaginari non ha voluto utilizzare sempre “i soliti animali”, ma animali nuovi.
Sarebbe bello leggere un sequel: “Sono Vincent e non ho paura 2”, dove viene descritta la vita di Jasmine prima di incontrare Vincent.
In conclusione, il libro è proprio bello. Mi è piaciuto così tanto che me lo sono voluto comprare, per farmelo autografare e per leggerlo tutto d’un fiato, cosi come è successo. Infatti, sono riuscito a farmi firmare il libro all’incontro.
I NOSTRI PENSIERI CONTANO
"La narrazione in prima persona mette in risalto come una persona apparentemente divertente possa avere molti dubbi su se stessa e quanto alcuni commenti che sembrano non offensivi invece la feriscano"
Martina Strazzella_________
Classe seconda
Vi esporrò le mie riflessioni sulla serie letteraria “Percy Jackson and the Olympians” o “Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo” (nome della versione italiana). Inizierò a parlare brevemente della trama del primo libro: "The lightning thief" o "Il ladro dei fulmini" (nome della versione italiana). Il primo libro parla di un dodicenne che da un giorno all'altro scopre che la mitologia greca non riguarda soltanto la cultura religiosa degli antichi greci, ma è la realtà e lui ne fa parte. Dopo essere arrivato a Campo Mezzosangue scopre che Zeus ha accusato proprio lui di aver rubato la sua folgore; dunque il protagonista, Annabeth -una dodicenne mezzosangue come lui- e il satiro Grover devono trovare la folgore di Zeus, riportargliela entro il solstizio d'estate e fermare l'inizio di una guerra tra gli dei.
Dopo questo breve cenno sulla trama del primo libro, voglio condividere le mie riflessioni. Personalmente ho adorato la serie e la consiglio a chiunque: i pensieri del personaggio sono divertenti, le avventure coinvolgenti, e nel corso della narrazione si assiste ad un’amicizia che si evolve.
Quali insegnamenti ho tratto da questa serie e che cosa mi è rimasto impresso?
I personaggi, per quanto finzionali, hanno caratteristiche
che possiamo ritrovare nelle persone della vita reale; le relazioni tra i personaggi possono insegnarci come comportarci in situazioni simili. Inoltre, di libro in libro, i personaggi crescono e maturano: il loro linguaggio cambia, così come i loro rapporti con l’esterno; questo ci dà un’idea, a grandi linee, su cosa succederà man mano che cresciamo, ci facapire che certi atteggiamenti sono normali e non dovremmo sentirci in colpa. La narrazione in prima persona mette in risalto come una persona apparentemente divertente possa avere molti dubbi su se stessa e quanto alcuni commenti che sembrano non
offensivi invece la feriscano. Questo mostra che i nostri pensieri contano e se li teniamo chiusi dentro noi stessi potremmo dare un’idea sbagliata di noi, mettendo comunque in conto che ognuno ha un’opinione diversa su di noi, nessuno mai conoscerà la “vera” versione di noi, non ci vedremo mai con gli occhi di un altro. Sembrare un “duro” superficiale al quale le prese in giro non fanno del male, quando invece si è una persona sensibile, non è la soluzione.
I LIBRI
Flavia Torres_________
Classe terza
Alla domanda “Tu leggi?”, la maggior parte dei ragazzi risponde che non gradisce farlo perché lo trova noioso, insensato, un passatempo inutile.
Ma immaginate di porre questa domanda ad un ragazzo o una ragazza che ama leggere: vi risponderebbe che adora farlo, adora sentire l’odore della carta stampata, lo scorrere immediato delle pagine tra le proprie dita, adora perdersi tra infinite parole racchiuse in un semplice oggetto, che in realtà semplice non lo è affatto.
"I libri sono un po’ come una casa: pronti a raccontarti la loro storia, le loro origini"
Per i ragazzi che leggono, i libri sono un portale che si apre, che permette di ascoltare storie ignote; sono un posto sicuro quando si vuole scappare dalla realtà e non pensare; sono un’illusione, ciò che vorremmo tanto vivere, ma non ci è possibile e, quindi, immaginiamo di viverlo tra le varie pagine. Perché, alla fine, i libri sono un po’ come una casa:
pronti a raccontarti la loro storia, le loro origini. Sono anche come degli insegnanti, perché arricchiscono il proprio bagaglio culturale. Leggere è “immaginare senza limiti”, perché consente di immaginare senza che vi siano confini e di superare le barriere imposte dalla nostra mente, aiutandoci nel vivere quotidiano, nel porci nuovi obiettivi e nel raggiungerli.
Diario di scuola
"Diario di scuola" di Daniel Pennac è un libro che ti fa ridere e, al contempo, fa riflettere sulla vita a scuola, ed è perfetto per noi ragazzi e ragazze delle medie!
Flavia Giancane_________
Classe seconda
Pennac racconta le sue avventure come insegnante in modo super divertente, come se stesse chiacchierando con un gruppo di amici. Ogni capitolo è pieno di aneddoti esilaranti sui suoi studenti che sono tutti diversi, ognuno con le proprie caratteristiche,stranezze e sogni. Ci sono momenti in cui ti viene voglia di ridere a crepapelle e altri in cui ti fai delle domande profonde sul vero significato della scuola.
Un aspetto che mi ha colpito è l'onestà con cui
Pennac descrive la scuola: ammette che può essere noiosa, ma ci dice anche che esistono modi per renderla più viva e interessante. Ci ricorda che la lettura può diventare un'avventura straordinaria e che ogni libro è come un portale verso nuovi mondi. Allo stesso tempo Pennac critica il modo in cui si insegna, sottolineando che gli insegnanti dovrebbero diventare più creativi e ascoltare di più gli studenti. Questo mi fa pensare a quanto sarebbe bello se gli insegnanti ci incoraggiassero a esprimere le nostre idee e a divertirci mentre impariamo. In sintesi, "Diario di scuola" è un libro che ti farà ridere, riflettere e, perché no, anche amare di più la scuola. É un libro che parla di noi, delle nostre esperienze e di quanto sia importante sentirsi liberi di essere chi siamo.
Assolutamente da leggere!
Il colore del sole
"Il legame tra Davie e suo padre appare così profondo da andare oltre il confine tra la vita e la morte"
Arianna Marcolivio_________
Classe terza
Gioia, stupore e paura sono emozioni così diverse, ma racchiuse interamente nelle pagine di “Il colore del sole” di David Almond. Davie, il protagonista, ha da poco perso il padre. Un lutto così profondo impedirebbe perfino di respirare, eppure Davie non permette che questo dolore lo consumi e gli impedisca di vivere la sua vita. Infatti, riesce a trasformare una sola giornata in un’avventura incredibile, in cui ogni momento è un inno alla bellezza della vita.
Il coraggio di Davie è ammirevole: mentre tutto il paese sembra essere ancora addolorato per il grande lutto, lui sceglie di non lasciarsi sopraffare dalle emozioni, decidendo di affrontare la giornata con il cuore aperto. Questo lo porta a vivere esperienze che, nella loro semplicità, racchiudono significati profondi. Il titolo “Il colore del sole” è emblematico e rappresenta una sorta di ricerca interiore per il protagonista. Per Davie,
il colore del sole diventa un simbolo multiforme, con significati che cambiano a seconda dei personaggi che incontra lungo il suo cammino. Il signor Handerson, ad esempio, descrive il colore del sole come quello delle piume di un pulcino, un essere così piccolo ma che racchiude tutti i principi della vita, purezza e forza; Letitia, invece, lo associa al colore di una monetina dorata, segno di fortuna e prosperità.
Il legame tra Davie e suo padre appare così profondo da andare oltre il confine tra la vita e la morte. È una connessione intima, simile a quella tra Zorro e Jimmy, che supera le apparenze e ogni tipo di frontiera emotiva. Davie onora la memoria del padre attraverso le sue esperienze e gli incontri che trasforma in occasioni di crescita e di scoperta personali .
Ogni incontro, ogni colore, è un tassello di questo viaggio che si rivela essere, dunque, non solo un cammino fisico ma anche un percorso emotivo di guarigione e accettazione. "Il colore del sole" ci invita a guardare oltre il dolore e a
trasformare la perdita in una possibilità di rinascita, ricordandoci che, alla fine, il colore del sole è quello che scegliamo di vedere.
In conclusione consiglio la lettura di questo libro a chiunque sia in cerca di qualcosa da leggere ma soprattutto a chi cerca di approfondire e rafforzare l’idea di coraggio e di amicizia.
GOSSAMER e LA PENULTIMA MAGIA
Veronica Lupelli_________
Classe prima