L’ A.I. è la nuova possibilità di realizzare una macchina in grado di replicare l’intelligenza umana. La nostra ricerca ha preso come campione di riferimento l’utenza scolastica del polo liceale Pantini-Pudente.
La maggioranza associa all’acronimo AI il significato di intelligenza artificiale, per cui è divenuto ormai di uso comune, nonostante ciò, si registra una minima percentuale che pare non la conosca.
Il 5,3% che non conosce l’acronimo sicuramente ne fa uso tanto da avere le risposte dal campione completo al resto delle domande.
Indagando sulla frequenza dell’uso dell’AI si nota che la maggior parte (il 73,5%) la usa spesso/a volte, mentre veramente in pochi dichiarano di usarla sempre o mai.
Alla riflessione su quanto l’A.I. possa influire sulle opinioni dei giovani quasi la metà (44,7%) pensa che abbia questa forte incidenza nella formazione dell’opinione personale mentre l’altra metà pensa possa incidere solo marginalmente.
Nonostante le aspettative solo il 2% è convinto che l’intelligenza artificiale possa cambiare la percezione di se stessi a discapito di una massiccia fetta (l’82%) che associa all’uso spropositato di quest’ultima la possibilità di un cambiamento della percezione del sé.
Il grafico alla nostra destra ci presenta che poco più del 50% del campione è convinto che questa intelligenza possa aiutarci in situazioni estreme.
Nel grafico sovrastante si evince che il campione si divide nettamente in due tanto che una metà vedrebbe l’intelligenza artificiale come risorsa attiva in ambito politico e sociale del paese.
Il sondaggio si conclude con la maggior parte del campione analizzato che vede nell’A.I. un’opportunità e un vantaggio da sfruttare in futuro così come si nota dal grafico.
Concludendo si denota una forte predisposizione a considerarla come consigliera, supporto e aiuto nella quotidianità tanto non poterne fare a meno, ma a lungo andare il vantaggio sarà così efficace e positivo come tutti pensano?
17/12/2025 | Mancini Valentina, Di Iorio Martina, Alessandrini Cecilia, Ferro Laura.
Le opinioni e le abitudini alimentari degli studenti.
Nel risultato del primo sondaggio il risulato è stato discreto, poichè il 66% degli intervistati è a conoscenza delle proprie abitudine alimentari moderatamente corrette e sfortunatamente il 5% non si interessa per nulla dell'argomento. Nel secondo grafico il riscontro avuto può essere comunque considerato soddisfacente dato che il 33% e il 23% dei votanti assume porzioni di frutta e verdura due o più volte al giorno, per i restanti che non ne assumono nemmeno una o meno il suggerimento sarebbe quello di introdurre questi alimenti all'interno della propria dieta al fine di migliorarla e garantirne benefici. Nel terzo grafico invece si rende noto come l'89% degli intervistati durante i pasti quotidiani assuma acqua come bevanda principale e solo l'8% bevande gassate, rendendosi però una minima parte dell'intera intervista. A seguire il grafico che si interessa intrinsecamente del piacere del relax ci dimostra come l'importante 51% sia solito consumare cibi fuori pasto davanti alla TV, e solo il 29% usa non farlo mai.
Risulta dai risultati registrati che la maggior' parte degli alunni eviti il fumo e le bevande alcoliche , infatti l'abitudine del fumo appartiene solo al 12,3% degli alunni mentre per quanto riguarda l'alcol si evince che il 50% dei ragazzi non ne fa mai uso, solo il 18% dichiara di consumarne settimanalmente
Colazione dimenticata, pranzo e cena restano a casa: ecco le abitudini alimentari più diffuse Un sondaggio sulle abitudini alimentari quotidiane rivela che la colazione è spesso trascurata, mentre pranzo e cena si confermano pasti consumati quasi esclusivamente in casa. Colazione: il pasto più trascurato Ben il 35,2% delle persone salta la colazione, mentre solo il 55,9% la consuma a casa. Al bar o per strada, solo il 4,4%. Le scelte alimentari mattutine sono molto varie:
• 35,2% consuma yogurt o latte
• 28,6% caffè o tè
• 23,9% croissant o brioche
• 17,4% pane con marmellata
• Il 23,9% non mangia nulla (Grafico 1: torta con percentuali dei cibi a colazione) Pranzo e cena: riti domestici Per pranzo, il 97,2% mangia a casa. Lo stesso vale per la cena, con il 98,1% che la consuma in ambito domestico. Le alternative (bar, strada o salto del pasto) sono quasi irrilevanti. (Grafico 2: istogramma comparativo pranzo e cena – dove vengono consumati) In sintesi, la colazione resta il pasto più sacrificato, spesso saltato o consumato frettolosamente. Al contrario, pranzo e cena resistono come momenti centrali e familiari della giornata.
Pronti al nuovo concetto di famiglia?
Opinioni della scuola.
La ricerca sociale “Pronti al nuovo concetto di famiglia?” nasce dall’esigenza di capire quanto la popolazione studentesca del Liceo “Pantini-Pudente” sia a conoscenza e condivida la censura dell’Italia che nega la registrazione anagrafe dei figli di coppie gay e monogenitoriali, nonostante l’apertura di molti Paesi dell’Unione Europea a questo nuovo concetto e idea di famiglia.
La maggioranza del campione intervistato conosce qualcuno che appartiene alla comunità LGBTQIA+. Questo dato suggerisce una crescente visibilità e accettazione della diversità sessuale e di genere nella società. Resta notevole e dubbia la percentuale di studenti che pare non conosca alcuna persona appartenente a questa comunità.
Solo il 22% degli intervistati è a conoscenza della legge 76 del 2016 sull’unione civile.
Considerando che quasi l’80% pare disinformata a riguardo, sarebbe opportuno portare a conoscenza questa legge e sensibilizzare sul tema relativo ai diritti civili. A questo dato sconfortante si suggerisce di attenzionare che gran parte del campione intervistato (quasi il 71%) è legato al concetto tradizionalista di famiglia; questa percentuale considera coloro che hanno espresso un giudizio che va dal “Molto” all’ “Indifferente”.
Nonostante questi risultati, il 55% degli intervistati non condivide la scelta del Governo italiano che vieta la registrazione anagrafe dei figli di coppie gay e monogenitoriali.
A concludere il sondaggio il campione è stato invitato ad esprimere un giudizio su quanto sia giusto che una persona/ coppia appartenente alla comunità LGBTQIA+ o monogenitoriale adotti un figlio. Sommando le percentuali dell’intervallo che considera i valori dal 6 (sufficientemente giusto) al 10 (assolutamente giusto), rincuora il fatto che, il 76,7% degli intervistati reputi giusta la possibilità che una persona/coppia/famiglia non tradizionalista possa adottare e crescere un figlio regolarmente registrato all’anagrafe. Nonostante l’aspetto legislativo abbia abbattuto muri sulla diversità alcuni adolescenti non riescono a vedere oltre le macerie.
09/04/2025 | Cirulli Chiara, Frasca Deira, Macera Alessia, Giuliani Federica