LA STORIA DELLA VILLA
Nel XVII secolo, la Serenissima Repubblica di Venezia, un tempo una delle maggiori potenze europee, iniziò a entrare in un lungo periodo di declino. Le guerre con l'Impero Ottomano minarono la sua predominanza nel Mediterraneo orientale, mentre le nuove rotte commerciali verso l'Occidente, accelerate dalla scoperta delle Americhe, ridussero progressivamente l'importanza economica della Repubblica. Contestualmente, Venezia si trovò ad affrontare crescenti tensioni sociali e politiche, con l'aristocrazia mercantile che consolidava il proprio potere a scapito delle classi popolari, sempre più emarginate. La corruzione politica e una stagnazione economica generale indebolirono ulteriormente le istituzioni, privando la Repubblica della capacità di influenzare gli eventi a livello europeo. Entro la fine del secolo, la Serenissima, coinvolta nella Guerra di Successione Spagnola, subì pesanti perdite territoriali e gravi danni economici, segnando il culmine del suo declino.
In questo scenario di difficoltà, le grandi famiglie patrizie veneziane, nel tentativo di mantenere il loro prestigio e la loro ricchezza, continuarono a costruire e a restaurare sontuose residenze. Tra queste, la famiglia Loredan occupa un posto di rilievo e la Villa Valier Loredan Perocco ne è un simbolo duraturo. Le prime documentazioni relative alla villa risalgono al 1668, quando Giovanni Loredan iniziò l’ampliamento di una fabrica di villa già esistente nella proprietà di Vascon, acquisita, per asse ereditario, dalla famiglia Trevisan
Nel 1719, la villa passò sotto la gestione dei fratelli Ludovico e Antonio Loredan, che ne completarono la costruzione. Durante questo periodo, fu commissionato al pittore Giovanni Battista Tiepolo l'affresco raffigurante la Gloria di Santa Lucia che, assieme alla Trinità del figlio Gian Domenico, adorna la chiesa parrocchiale di Vascon ed è simbolo della ricchezza e della devozione religiosa della famiglia Loredan.
Nel 1748, Antonio Loredan lasciò un legato per l’offerta di tre Messe settimanali da celebrare nella chiesa parrocchiale e nell'oratorio privato della villa. Questo legato, che doveva essere mantenuto in perpetuo dal fittavolo di Pezzan di Melma, che lavorava in una cartiera locale, riflette l’importanza che la famiglia attribuiva all'industria cartaria, un settore in cui aveva investito risorse considerevoli.
Con il progressivo declino economico della famiglia, all'inizio del XIX secolo gli eredi Loredan chiesero il permesso di trasferire le celebrazioni religiose a Venezia. Nel 1856, Vincenzo Loredan, l'ultimo dei Loredan a possedere la villa, fu costretto a venderla a causa delle difficili condizioni finanziarie. La proprietà passò quindi nelle mani di Cuti, dal 1860 al 1867. Successivamente il nobile Ottaviano Valier acquistò la villa e la proprietà rimase alla famiglia Valier fino al 1940, anno in cui passò al signor Pacor, originario di Trieste.
Nel 1951, la villa fu infine acquistata dalla nobile famiglia Perocco di Meduna, che intraprese un accurato restauro per preservarne l’integrità architettonica. Ancora oggi, la villa è di proprietà della famiglia Perocco, che continua a abitarla e a mantenerla con grande cura, affinché rimanga esempio dell'eleganza della nobiltà veneziana, e sia capace di raccontare i mutamenti della Serenissima e il passaggio del suo potere attraverso le generazioni che l’hanno abitata e custodita.
ANTONIO LOREDAN
Antonio Loredan, nato a Venezia nel 1666, fu una figura chiave della Repubblica di Venezia nei suoi ultimi secoli di gloria. Cominciò la sua carriera come Provveditore Straordinario in Armata tra il 1698 e il 1700. Nello stesso periodo fu nominato Provveditore Generale in Morea. Tra il 1703 e il 1705 Antonio ricoprì inoltre il ruolo di Provveditore Straordinario a Peschiera ed ebbe soprattutto un ruolo decisivo durante l'assedio di Corfù (luglio-agosto 1716), dove contribuì alla difesa vittoriosa dell'isola, in veste di Provveditore Generale e Inquisitore alle isole del Levante. Oltre a Loredan guidarono la valorosa resistenza dell'isola il Capitano Generale da Mar Andrea Pisani e Johann Matthias von der Shulenburg, Maresciallo di Campo al servizio della Serenissima. Per celebrare la vittoria la Repubblica commissionò ad Antonio Vivaldi l’oratorio in latino Juditha triumphans.
Con la pace di Passarowitz (1718) si concluse il conflitto tra la Serenissima, Impero ottomano e Austria: Venezia perse definitivamente la Morea, ma mantenne alcune isole ioniche e territori in Dalmazia.
Nel 1746, a 82 anni, Antonio Loredan fu infine elevato al rango di Capitano Generale da Mar, il massimo grado nella marina veneziana. Morì nel 1748, dopo una vita interamente dedicata al servizio della Serenissima. Il suo operato rappresenta l’ultimo baluardo della Venezia imperiale, che, pur in declino, continuava a difendere i propri domini con determinazione. Fu un uomo di grande valore e dedizione, ricordato come un simbolo del coraggio e della resilienza veneziana in un’epoca di difficoltà e trasformazioni.
L'ORATORIO DI VILLA LOREDAN
Il termine oratorio deriva dal latino ōrātōrĭum, luogo di preghiera e dal verbo ōro, –āre (pregare). Solo durante il Concilio di Trento, l'oratorio acquisì una specifica forma giuridica che permettesse di definirlo nella sua fattispecie come un luogo sacro diverso dagli altri edifici sacri. Infatti, il termine “oratorio” appare per la prima volta il 17 settembre del 1562 con un decreto, che cita gli oratori come edifici religiosi distinti e diversi dalle chiese o da altre architetture sacre. E’ anche in questi anni che, per la prima volta vengono declinati gli oratori in 3 categorie: privato, pubblico e semipubblico.
Sarà però dalla fine del XVII secolo che gli oratori si diffonderanno in gran numero nelle campagne. La proliferazione di questi oratori, suggerisce un interesse delle famiglie committenti a radicarsi sul territorio attraverso queste strutture, che fungevano anche da punto di incontro tra pubblico e privato, sacro e profano. Dunque, l’oratorio pubblico era anche un centro di socialità, aggregazione e un punto di riferimento per un nucleo abitativo rurale.
Le prime testimonianze relative all'oratorio di Villa Peroccon risalgono al 1688, quando Giovanni Loredan ne commissionò la costruzione, ed esso appare già ben raffigurato nella mappa del 1713; nel 1719 i fratelli Ludovico e Antonio completarono la costruzione della chiesetta dedicata alla Madonna di Loreto.
L'edifico sorge staccato dalla villa e affacciato sulla strada. Sull’altare, accanto alla rappresentazione della Santa Casa di Loreto, si trovano le due statue dei santi Alvise e Antonio, opera dello scultore veneziano Alvise Tagliapietra.
Secondo la leggenda la casa della Madonna fu trasportata dagli angeli da Nazareth a Loreto, per preservarla da possibili danni durante le Crociate. La Santa Casa infatti è custodita all'interno della Basilica di Loreto, edificata tra il 1469 e 1587 ed è il cuore del Santuario. Il 10 dicembre è il giorno dedicato alla Madonna.
Questo oratorio, aperto al pubblico, è stato vittima, nel tempo, di molte ruberie che lo hanno privano di marmorini e altre decorazioni.
Attualmente l’oratorio non è solo un luogo di preghiera, ma un centro di memoria storica, un luogo di riflessione per le generazioni future proprio per i riti commemorativi particolarmente significativi che utilizzano simboli come la sabbia del deserto e l'acqua del Piave.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, un gruppo di giovani italiani fu deportato e ucciso nei campi di concentramento francesi del Nord Africa. I loro resti, riportati in Italia dopo la guerra, furono sepolti in una chiesa di Trento. Tuttavia, oggi questi giovani sono ricordati anche nell'oratorio di Villa Perocco, grazie alla Associazione Nazionale Ex Prigionieri di Guerra nei Campi Francesi, che si impegna a mantenere viva la memoria di coloro che hanno sofferto e sono morti.
Nei pressi dell’altare dell’oratorio, possiamo notare una serie di 'medaglieri' ricordo; mentre all’esterno si trovano delle lapidi commemorative. La data dell'inaugurazione, 18 settembre 1966, segna un evento importante nella commemorazione delle vittime.
Nella seconda lapide, vi è "L’elenco dei campi di concentramento francesi nel Nord Africa: Tunisia, Algeria, Marocco." Vengono elencati vari luoghi specifici, come Tunisi, Sousse, Algeri, Casablanca, e altri.
Stemma famiglia Loredan
Andrea Pisani
Johann Matthias von der Schulenburg
L'altare dell'oratorio di Villa dedicato alla Madonna di Loreto
Antonio Vivaldi, Juditha triumphans
Palazzo Loredan a Venezia