Le Ville Venete costituiscono una componente fondamentale del patrimonio storico e culturale del Veneto. La loro diffusione nel territorio, iniziata nel Quattrocento, ha interessato larga parte della regione contribuendo profondamente alla definizione delle caratteristiche del suo paesaggio. Tra villa e paesaggio esisteva uno strettissimo legame poiché, come indicato da Andrea Palladio, la loro progettazione considerava esplicitamente il rapporto estetico e formale con il paesaggio coltivato circostante. Per verificare la situazione attuale del paesaggio che circonda le Ville presenti nel Veneto è stata effettuata un’indagine sull’uso del suolo posto nel raggio di 250. Ne è emerso che la percentuale del suolo urbanizzato nei pressi delle Ville è largamente superiore a quella regionale. Tale fenomeno è in larga parte da ascrivere ai fenomeni di dispersione insediativa che hanno caratterizzato lo sviluppo economico della regione a partire dagli anni Settanta del Novecento e all’assenza di politiche territoriali mirate alla salvaguardia del patrimonio paesaggistico e culturale della regione.
GIARDINO ANTERIORE
Il giardino originale era rettangolare e seguiva il tracciato romano. L’ampio spazio erboso, su cui si elevano in leggero rialzo la villa e le barchesse, è racchiuso a sud, verso la strada, da un basso muretto in laterizio che scende sul fossato irriguo: qui si convogliano le acque del Mignagola che lambiscono il parco posto sul retro della villa a costruirne uno scenografico sfondo scuro esaltando il contrasto cromatico tra il verde del paesaggio ed il bianco luminoso dei corpi costruiti. Da questa ubicazione l’ingresso è laterale: ad ovest si apre infatti il cancello in ferro tra pilastri bugnati sormontati da statue, preceduto di pochi metri dal volume dell’oratorio privato a piante circolare con pronao baroccheggiante. Sul lato orientale, alcuni semplici annessi rustici delimitano lo spazio di pertinenza della villa.
Erano presenti dei vialetti che producevano un asse prospettico con i due corpetti laterali (un tempo c’erano due stanze di cui solo una preservata, la quale serviva a mettere in comunicazione giardino anteriore e brolo).
Nella barchessa sono ancora presenti parte degli affreschi antichi decorativi, di autore anonimo, che rappresentavano una struttura architettonica dotata di archi e dei paesaggi (che alludevano al paesaggio del giardino, che continuava così sulle due pareti), il tutto sempre in prospettiva. Vi erano inoltre raffigurati riferimenti alla famiglia Loredan, come dei trofei militari (richiamo all’attività governativa di Antonio Loredan).
L'esistenza del muro in laterizio che discende verso il fossato irriguo sottolinea la maestria nella gestione delle risorse idriche propria delle Ville Venete. Oltre alla loro funzione ornamentale, questi fossati rivestivano un ruolo cruciale nella distribuzione dell'acqua per l'irrigazione dei campi e la manutenzione dei giardini, evidenziando un sofisticato sistema di ingegneria idraulica.
Pilastri, statue e cancelli in ferro non sono soltanto espressione di una sontuosa decorazione, ma rappresentano veri e propri emblemi di prestigio e potere. Questi dettagli architettonici, oltre a definire un confine simbolico, incarnano la magnificenza e l'eleganza proprie della nobiltà veneziana, conferendo alla villa un'imponente aura di raffinatezza.
Il giardino alla francese, con la sua disposizione regolare, parterre geometrici e fontane ornate, rappresenta un'ode al lusso e alla bellezza. Questo stile, importato dalla Francia nel XVII secolo, rifletteva il gusto sofisticato della nobiltà europea, creando un ambiente di magnificenza e piacere estetico ideale per le attività mondane e le dimostrazioni di potere.
Le barchesse e gli annessi rustici costituivano il cuore pulsante della vita economica della villa. Queste strutture non solo ospitavano spazi per la lavorazione e il deposito dei prodotti agricoli, ma rappresentavano anche il luogo di convergenza delle attività rurali e industriali, conferendo alla dimora un'economia vivace e autosufficiente.
GIARDINO POSTERIORE
Il retro del giardino di Villa Perocco, il brolo della villa, un tempo era dedicato alla funzione di orto familiare, disseminato di alberi da frutto. Il termine brolo ha origine medievale e si è diffuso soprattutto in Italia settentrionale, dove cominciò a indicare l’hortus conclusus, ovvero delimitato da un muretto, dei conventi, nel quale i monaci coltivavano ciò che serviva per la loro autosufficienza. Con il tempo è diventato caratteristico delle ville padronali, come possiamo vedere qui. Si tratta di una porzione di terra che purtroppo non possiamo più apprezzare nella sua progettazione originale e che un tempo serviva a connettere i residenti con la vita agricola che si viveva nei terreni intorno alla proprietà. La residenza così assumeva la parvenza di “piccola città”, rendendosi in parte autosufficiente dal punto di vista alimentare, come testimonia anche la presenza di un pozzo proprio di fronte all’entrata dell’abitazione.
L’unica traccia di questa connessione che il brolo permetteva di instaurare tra campagna coltivata e la villa in sé, sono i filari di vite che possiamo notare di fronte.
Facendo un salto di trecento anni possiamo immaginare un territorio circostante quasi non abitato, con distese di campi coltivati intorno e pochi suoni, provenienti quasi esclusivamente dall’abitazione. Questo orto-giardino, sicuramente molto più curato e verdeggiante del territorio circostante, era un luogo perfetto per l’otium del proprietario, il quale aveva la possibilità di immergersi nella natura rimanendo sempre in una dimensione casalinga. Le panchine che si possono trovare, così come le statue poste al centro da osservare, sono testimonianza della volontà di rendere il giardino una parte abitabile della casa. Il brolo proietta in una dimensione più intima rispetto a quanto possa fare il giardino davanti, dunque è il luogo più adatto per prendersi una pausa delle contingenze quotidiane, un “piccolo paradiso terreste” Ora lascio la parola a chi vi parlerà dell’attuale disposizione del giardino.
LE STATUE
Non appena si giunge nel giardino l’attenzione viene immediatamente catturata dalle statue in pietra d’Istria raffiguranti le sette virtù dell’uomo. Approfondendo il ruolo della statuaria dei giardini delle Ville Venete, si riscontra che essa ricopre un ruolo primario in quanto costituisce il necessario complemento di Natura manipolata finalizzato al pieno godimento del ‘gentiluomo’, un tratto indispensabile per definire l’inconfondibile organismo spaziale della villa a in cui da sempre la coerenza funzionale convive con l'altissima qualità delle sue opere.
In tale contesto le statue ricoprono il ruolo di ‘semiofori’, ossia esse sono capaci di intrattenere ancora oggi con l’osservatore un interessante e appassionato dialogo. Esse rivelano con una stupefacente ricchezza di esiti formali e di soggetti – al pari degli affreschi che decorano gli interni della villa – i messaggi più diversificati, veicolando la volontà di rappresentazione del privilegio e del rango dei committenti, come pure le vicende concrete della loro vita e i loro interessi culturali, e incarnando la nostalgia per un Eden perduto, fuori dal tempo, come pure l’ideologia del momento.
La statuaria veneta è quasi sempre riconducibile a pietre calcaree, le statue qui presenti infatti sono scolpite su pietra d’Istria, materiale sicuramente molto pregiato. Il materiale di cui sono formate rappresenta infatti una curiosità di queste statue: usata sia dai romani, possiamo ritrovare la pietra d'Istria per esempio nell’arco di Augusto a Rimini e come in molte altre opere riconducibili agli imperatori proprio perché pietra caratteristica di essi; ma non solo, successivamente anche Venezia sceglie di utilizzare questo materiale grazie alle sue caratteristiche che gli permettono di resistere molto bene ai continui attacchi di umidità e intemperie.
Le statue rappresentano appunto le sette virtù dell’uomo, ogni statua infatti rappresenta una struttura ad “s”, una struttura di rimando classica molto utilizzata nel mondo greco e che permette un aggravamento della figura.
Si possono distinguere le sette virtù grazie a dei particolari caratteristici, come ad esempio si può notare come la statua della Giustizia regga in mano una bilancia a due bracci o come quella della bellezza che sembra quasi porgere all'osservatore il suo specchio.