In primavera, nella nostra scuola, nelle classi seconde sono venuti i volontari della Protezione Civile di Corbetta per parlarci del loro lavoro e insegnarci come comportarsi nelle situazioni di emergenza.
Il progetto si è svolto in più giornate, con attività teoriche e pratiche molto interessanti. I volontari ci hanno spiegato come si interviene in caso di incendi o eventi atmosferici che ci possono mettere in pericolo, ma anche quanto sia importante la prevenzione per mantenere sicuro il territorio.
Durante gli incontri abbiamo imparato a salvare noi e gli altri, e perché è importante mantenere la calma durante un’emergenza. Ci hanno spiegato che ognuno può fare la differenza seguendo le regole e aiutando gli altri.
I volontari ci hanno raccontato alcuni episodi che li hanno visti protagonisti a Corbetta e nei paesi vicini: dagli incendi da spegnere fino al salvataggio di animali in difficoltà, come un gatto rimasto bloccato su un albero. Ascoltare questi episodi è stato molto coinvolgente e ci ha fatto capire quanto impegno e coraggio servano per questo lavoro.
Il progetto è stato accompagnato anche da materiale teorico preparato e spiegato dalla professoressa di matematica e scienze Simona Bondioli. Attraverso domande, spiegazioni e attività abbiamo approfondito diversi argomenti come l’organizzazione della Protezione Civile, il ruolo del sindaco durante le emergenze e il significato dei colori di allerta.
Alla fine del percorso abbiamo partecipato a un quiz sugli argomenti trattati ed è stato un modo per verificare quanto avessimo imparato durante gli incontri.
Questa esperienza ci ha insegnato che la sicurezza è importante e che essere preparati può aiutare a proteggere noi stessi e gli altri. Ringraziamo i volontari della Protezione Civile di Corbetta per il tempo che ci hanno dedicato e per tutto quello che fanno ogni giorno per la comunità.
Riccardo Pagani e Mario Santalucia
I volontari della Protezione Civile.
Consigli utili per combattere l'ansia da esame di terza media
L’anno scolastico è ormai quasi finito. Per noi ragazzi di terza media sta arrivando il momento di lasciare la scuola e iniziare una nuova avventura alle superiori. Insieme all’entusiasmo, però, arrivano anche ansia e preoccupazioni: quelle per l’esame finale e quelle per il futuro.
Ognuno in terza condivide le stesse paure: Come saranno la classe e i professori l’anno prossimo? Andrò nel panico durante l’orale e farò scena muta? Mi ricorderò il significato di una parola durante gli scritti o sbaglierò una formula di matematica? E poi c’è la domanda più frequente: “Quante slide devo fare per l’elaborato?”.
Tutte queste ansie e paure sono normali, dato che gli esami sono un momento importante che conclude un ciclo di tre anni e che cambiare scuola comporta grandi novità.
Parlando con i miei compagni sono emersi alcuni consigli utili per superare l’esame. Tra questi, non ripassare tutto negli ultimi giorni prima dell’esame, ma gestire il tempo a disposizione per ripetere tutto con calma e senza avere un sovraccarico di lavoro. Un altro consiglio è quello di non rileggere tutto la notte prima dell’esame, ma di rilassarsi, non andare a letto tardi e dormire bene. Un ultimo suggerimento è quello di non farsi prendere dal panico, ma fare dei respiri profondi per scacciare l’agitazione.
Un promemoria molto importante è che il voto finale, per cui spesso ci si preoccupa, può anche non rispecchiare il nostro percorso alle medie e non cambierà mai quello che siamo.
In conclusione, un po’ di ansia per il futuro è normale, ma non bisogna preoccuparsi.
In bocca al lupo a tutti e ricordatevi…un vasetto di Nutella sulla scrivania scaccia ogni paura!
Davide Lesmo
Il 1° aprile 2026 lo scrittore Antonio Ferrara è venuto nella nostra scuola per raccontarci qualcosa su di lui e sui suoi libri. È stato un incontro molto interessante, perché abbiamo potuto parlare direttamente con l’autore dei libri letti dalle classi seconde, tra cui Mia, Volovia, La corsa giusta, Il mare ci aspettava e Vivavoce, Pusher...
Antonio Ferrara ci ha accolti con entusiasmo e simpatia. Appena siamo entrati ci ha chiesto: “Come state?”, perché secondo lui questa domanda è importante ancora prima di presentarsi. Poco dopo ci ha soprannominati “Adoleggenti”, unendo le parole “adolescenti” e “lettori”.
Durante l’incontro si è soffermato soprattutto su un libro che inizialmente si chiamava Bastardi dentro, ma che poi è stato pubblicato con il titolo Solo come un cane. Il protagonista è Isidoro, un ragazzo rinchiuso in un carcere minorile dopo aver commesso un crimine. Un giorno il direttore del carcere gli propone di frequentare un corso di addestramento per cani e lui accetta. Così incontra Dracula, un cane da guardia con cui crea un legame speciale. Grazie a questa esperienza Isidoro riesce piano piano a ritrovare fiducia negli altri e anche in se stesso.
Un altro libro di cui si è parlato molto è stato Pusher, tratto da una storia vera. Racconta la vita di un ragazzo di tredici anni che vive a Napoli e lavora come spacciatore di droga. Le sue sorelle lo aiutano nascondendo la sostanza in casa. Nel corso della storia il protagonista deve affrontare situazioni molto difficili e pericolose, che fanno capire quanto sia complicata la sua vita.
Questo incontro ci è piaciuto molto ed è stato davvero significativo, perché ci ha fatto riflettere su tanti temi importanti attraverso le storie dei suoi libri.
Giulia Rovina e Stroie Emma
Finalmente è partito il progetto della lampada, che ha coinvolto e valorizzato il talento degli studenti delle classi 3^E e 3^F.
L’attività si è svolta il 5 maggio, durante l’intera mattinata, nel laboratorio di arte della scuola. I ragazzi hanno avuto l’opportunità di collaborare con i volontari dell’Associazione “Luigi Magugliani - Museo del Legno’, capitanati dal signor Olchini. Ci hanno fornito i materiali (legno, viti e altro) e gli strumenti necessari e quindi guidati nella realizzazione della lampada.
Il percorso, ideato dalla Prof.ssa Pugliano, docente di tecnologia, come proposta interdisciplinare, è stato pensato per permettere agli alunni di realizzare un oggetto concreto e abbastanza complesso, ma alla loro portata, stimolando manualità, concentrazione, collaborazione e problem solving. Anche le Prof.sse Biondi, Penati e Penco hanno contribuito attivamente, dedicando tempo ed energie per rendere possibile l’esperienza laboratoriale.
Dopo aver ordinato la lampadina online e acquistato il paralume, la prima fase ha previsto il taglio del legno seguendo le misure del progetto elaborato in classe. In seguito, gli studenti hanno svolto un lungo lavoro di levigatura e realizzato i fori necessari per inserire viti e farfalle, così da garantire la stabilità della struttura.
Il passaggio finale, il più delicato, è stato il montaggio del paralume, che ha richiesto grande precisione e attenzione. Grazie al supporto dei “Signori del Legno” e a un buon lavoro di squadra, la classe è riuscita a costruire una lampada completamente artigianale, realizzata anche con materiali di recupero.
Una volta terminata la struttura, il lavoro è stato completato in aula con la professoressa di arte: ciascun alunno ha personalizzato il proprio paralume scegliendo e rappresentando un’opera d’arte studiata durante l’anno.
Il prodotto finito è stato esposto il 24 maggio in occasione della Giornata senza Auto. È stata un’importante occasione per presentare il lavoro a bambini, ragazzi e adulti, mettendo in luce impegno, creatività e collaborazione.
Lavinia Popan e Cristiano Teneriello
Un cortometraggio della 3^D
Quest’anno la classe 3D, già negli anni scorsi impegnata nel laboratorio teatrale, ha creato un cortometraggio prendendo spunto dal racconto Martino Testadura di Gianni Rodari.
La fiaba racconta di un giovane testardo, chiamato appunto Martino Testadura, che ha il coraggio di percorrere una strada su cui nessuno aveva mai osato mettersi in cammino.
Dopo l’accurata lettura del testo, la professoressa Mestria ha diviso la classe in tre gruppi e ha chiesto a ciascuno di scrivere una breve storia. Una volta terminata la stesura, la maestra Laura Cerati e Angelo Vaghi, presidente della Città dei Bambini, hanno letto le idee e selezionato alcune parti, creando così la storia finale.
Alcune ragazze stavano realizzando una ricerca su Albert Einstein e una di loro si è soffermata su alcuni dettagli che ricordavano proprio la figura di Martino Testadura. È a questo punto che le due storie si sono intrecciate: Martino incontra Albert Einstein alle scuole elementari. Essendo ebreo, il ragazzo viene preso in giro dai compagni, ma sarà Martino a fargli capire che nella vita si può andare oltre il giudizio degli altri e inseguire i propri sogni. Dopo tanti anni, Albert riceve il Nobel per la fisica e ringrazia Martino per il sostegno che gli ha dato.
I protagonisti del corto sono alcune ragazze della 3D, mentre altri compagni hanno contribuito svolgendo il ruolo di comparse. Un aspetto interessante della scelta degli attori è stata la partecipazione di alcuni alunni della scuola primaria.
Tra le scene girate, tre sono particolarmente importanti e sono state realizzate in luoghi diversi. La prima scena è stata girata nel “Creativity space” della scuola, uno spazio che non è una vera e propria aula, ma un ambiente in cui si collabora ai vari progetti proposti dalla scuola. Per la seconda scena, la maestra Laura Cerati ha gentilmente messo a disposizione la sua casa, mentre la terza scena è stata ambientata nell’aula della 3D.
Girare queste scene ha richiesto anche un lavoro di preparazione, proprio come nei veri set cinematografici. Per esempio, per la scena ambientata nel “Creativity space”, in cui le ragazze protagoniste lavorano alla presentazione su Albert Einstein, gli attori hanno dovuto realmente fare delle ricerche su Einstein e realizzare la presentazione che poi è diventata parte del filmato.
Realizzare questo cortometraggio è stata un’esperienza molto importante. Ha dato a tutti l’opportunità di riflettere sull’ingiustizia delle leggi razziali e su come Albert non si sia fermato, continuando a inseguire il proprio sogno fino a ottenere il Nobel.
Questa storia insegna a non dare peso ai pregiudizi e a combatterli con dignità, impegnandosi per un mondo migliore.
Il cortometraggio verrà a breve reso disponibile sul canale YouTube della scuola.
Angelica Cerrito
Quest’anno, nella nostra scuola Simone da Corbetta, è successa una cosa davvero speciale. Una mamma anatra ha scelto una fioriera situata fuori dalla finestra della classe 1ªA per costruire il suo nido e deporre le uova.
Con il passare dei giorni, gli studenti hanno seguito con curiosità l’evolversi della situazione. Nel nido sono comparse alcune piccole uova azzurre e tutta la classe si è affezionata alle future paperelle. Le professoresse Patrizia Adamo e Simona Bondioli si sono prese cura della mamma anatra e del nido con grande attenzione, monitorando la situazione giorno dopo giorno.
Per capire come comportarsi nel modo corretto e garantire la sicurezza degli animali, sono state contattate anche persone esperte, che hanno fornito indicazioni su come intervenire senza arrecare disturbo alla famiglia di anatre.
L’attesa è stata accompagnata da grande entusiasmo: gli alunni hanno persino organizzato un simpatico “baby shower” per festeggiare l’imminente nascita degli anatroccoli.
Quando finalmente le uova si sono schiuse, tutta la scuola ha seguito con emozione l’arrivo delle paperelle. Una volta nate, la mamma anatra e i suoi piccoli sono stati accompagnati e portati in sicurezza al parco, dove avrebbero potuto vivere in un ambiente più adatto alle loro esigenze.
Purtroppo non tutte le paperelle sono sopravvissute: quelle più deboli non ce l’hanno fatta a superare le difficoltà dei primi giorni di vita. Tuttavia, alcune nostre compagne hanno raccontato di aver visto diversi anatroccoli nuotare serenamente nel laghetto insieme alla loro mamma.
Questa insolita esperienza ha coinvolto e appassionato studenti e insegnanti, trasformandosi in una piccola lezione di rispetto e cura per gli animali. Per qualche settimana, infatti, la finestra della 1ªA è diventata il punto di osservazione privilegiato di una storia che difficilmente dimenticheremo.
Sofia Paganini e Camilla Tibaldo
Il cambiamento climatico è un problema a livello globale e si stanno cercando soluzioni via via più efficaci per contrastarlo.
Educare alla sostenibilità è sempre più importante ed è per questo che nella nostra scuola si è tenuto il progetto “Climaticamente”. Per tre appuntamenti i ragazzi e le ragazze hanno imparato molto sulla crisi climatica e sulle possibili soluzioni da mettere in atto.
Nel primo di questi momenti, gli esperti del progetto hanno fatto una presentazione generale sul cambiamento climatico, chiedendo a studenti e studentesse quanto ne sapessero sull’argomento.
Poi hanno insegnato la terminologia specifica dell’argomento, in italiano e in inglese.
La seconda lezione è stata molto divertente, perché gli alunni hanno partecipato ad un gioco dell’oca sulla crisi ambientale con varie caselle speciali. Capitando su alcune di esse, bisognava rispondere a domande sul riciclo, mentre altre rimandavano a video su catastrofi naturali o luoghi molto inquinati. Inoltre, per rendere il gioco più divertente, c’erano due caselle che riportavano la pedina al punto di partenza.
L’ultimo incontro si è svolto nel parco comunale. I ragazzi e le ragazze sono stati divisi in gruppi per partecipare a diverse attività collaborative. Ogni gruppo ha ricevuto delle buste colorate con all’interno vari compiti da svolgere. Alcune attività erano dedicate al riciclo, altre invece al comportamento corretto di un cittadino attento all’ambiente.
Alla fine dell’attività gli alunni hanno imparato molto su come affrontare questa crisi e che se ognuno fa la propria parte, anche piccola, si ottengono risultati.
Gaia Puliafito
Corbetta, raccontare la città con la tecnologia: il progetto delle ragazze della “Simone da Corbetta”
Quest’anno alla scuola secondaria “Simone da Corbetta” è nato un progetto speciale: si chiama “Enjoy Corbetta” ed è stato realizzato da 32 ragazze all’interno del percorso Girls Code It Better, guidate dalle professoresse Elena Giardinazzo e Clara Galli e dalla coach maker Giulia Morlacchi.
Per circa 40 ore le studentesse hanno lavorato insieme, divise tra gruppo creatività e gruppo informatico, in un clima sereno e collaborativo. Non si trattava solo di imparare a usare la tecnologia, ma soprattutto di capire come utilizzarla per risolvere problemi e sviluppare idee utili. Come hanno spiegato le docenti, infatti, questo non è semplicemente un club di tecnologia, ma un’esperienza che aiuta a ragionare, progettare e lavorare in squadra.
A fine maggio il gruppo ha anche avuto l’occasione di presentare il proprio lavoro a Bologna durante l’iniziativa nazionale Code & Tell, un momento importante per condividere il percorso fatto.
Le ragazze hanno scelto in autonomia il tema del loro progetto: raccontare e valorizzare Corbetta. Da qui è nato un lavoro ricco e originale, che unisce tecnologia e territorio. Hanno realizzato un tour virtuale della città, una mappa interattiva e persino un ambiente nel metaverso. In più hanno creato una mostra digitale, giochi interattivi, una escape room e un chatbot per accompagnare gli utenti alla scoperta dei luoghi.
Uno degli elementi più interessanti è stato il podcast, costruito partendo da un plastico di Corbetta realizzato in un altro laboratorio: qui le studentesse hanno raccolto storie, leggende e curiosità del territorio, rendendo il racconto ancora più coinvolgente.
Il progetto ha permesso alle ragazze di conoscere meglio la loro città, fatta di ville storiche, luoghi importanti e paesaggi che raccontano la sua storia. Allo stesso tempo hanno imparato a usare strumenti digitali semplici e spesso gratuiti, acquisendo competenze che potranno riutilizzare anche in futuro.
Ma soprattutto, questa esperienza ha insegnato quanto sia importante lavorare insieme, condividere idee e mettersi in gioco. “Enjoy Corbetta” dimostra che la scuola può essere un luogo dove sperimentare, creare e innovare, e che anche attraverso la tecnologia è possibile raccontare il proprio territorio in modo nuovo e personale.
Le Prof.