Intervista agli alunni della classe 3a E
Mettersi nei panni di chi ha lottato contro la mafia non è semplice. Richiede impegno, coraggio e tanta riflessione. La 3aE sta vivendo tutto questo grazie al laboratorio teatrale dedicato a Peppino Impastato, una figura che ancora oggi rappresenta un esempio di legalità e libertà di pensiero. Portare in scena la sua storia — insieme a quella di sua madre, Felicia Impastato — significa non solo recitare, ma anche capire davvero cosa è successo e perché è importante ricordarlo.
Ecco cosa ci hanno raccontato Zoe e Tommaso, che interpretano due personaggi fondamentali dello spettacolo.
Cosa pensate dell’esperienza teatrale che stiamo vivendo?
ZOE: All’inizio ero un po’ scettica, perché pensavo soprattutto agli esami e avevo paura che questo progetto mi togliesse tempo allo studio. Però andando avanti ho capito che non era solo uno spettacolo, ma un’occasione per crescere. Recitare mi ha aiutata a mettermi in gioco, a superare alcune insicurezze e a capire che si può imparare anche in modo diverso rispetto alle lezioni tradizionali.
TOMMASO: All’inizio mi aspettavo un percorso diverso, magari con più esercizi pratici come l’anno scorso. Però con il tempo ho capito che questo laboratorio aveva un obiettivo più profondo: non solo imparare a recitare, ma comprendere davvero una storia importante. Questo lo ha reso diverso, ma anche più significativo.
Come descrivereste i personaggi che interpretate?
ZOE: Felicia, la mamma di Peppino Impastato, viene interpretata da me e da altre mie compagne in modo corale. È un personaggio molto forte ma allo stesso tempo profondamente segnato dal dolore. La cosa che mi ha colpita di più è il suo coraggio: nonostante la perdita del figlio, non ha scelto il silenzio, ma ha continuato a parlare e a lottare per la verità. Interpretarla mi ha fatto riflettere su quanto sia difficile, ma importante, non arrendersi davanti alle ingiustizie.
TOMMASO: Peppino Impastato, per me, è il simbolo di una persona che non ha avuto paura di esporsi. Era determinato, coerente con le sue idee e disposto a pagare un prezzo altissimo pur di restare fedele ai suoi valori. Interpretarlo mi ha fatto capire quanto sia difficile andare controcorrente, ma anche quanto sia importante farlo quando si crede in qualcosa di giusto.
Che cosa state imparando da questo laboratorio?
ZOE: Sto imparando a usare meglio la voce e il corpo per esprimere emozioni, ma soprattutto sto imparando ad ascoltare gli altri. In teatro non si è mai soli: ogni scena funziona solo se c’è collaborazione. Inoltre ho approfondito la storia di Peppino e ho capito che dietro ogni evento storico ci sono persone vere, con sentimenti e sofferenze reali.
TOMMASO: Sto imparando a gestire meglio l’ansia e a parlare davanti agli altri con più sicurezza. Ma soprattutto sto imparando che la conoscenza è fondamentale: sapere cosa è successo davvero aiuta a non ripetere gli stessi errori. Studiare Peppino mi ha fatto capire che la mafia non è solo qualcosa del passato o di lontano, ma una realtà che va conosciuta per essere combattuta.
Credi che questa storia sia utile alla tua crescita personale?
ZOE: Sì, perché mi ha fatto riflettere su temi importanti come la giustizia, il coraggio e la responsabilità. Mi ha anche insegnato che ognuno di noi, nel suo piccolo, può fare la differenza, soprattutto se sceglie di non restare indifferente.
TOMMASO: Sì, perché mi ha fatto riflettere su cosa significa avere coscienza. A volte diamo per scontate certe libertà, ma non pensiamo a chi ha lottato per difenderle. Credo che conoscere la storia di Peppino sia un modo per diventare cittadini più consapevoli e responsabili.
Prima di lasciarci, volete farci un piccolo spoiler dello spettacolo?
ZOE: Possiamo dire che lo spettacolo non racconta solo una storia del passato. Ci sono due piani che si intrecciano: da una parte vediamo la vicenda di Felicia, Peppino e Giovanni, con le loro scelte, i conflitti e le emozioni; dall’altra ci sono dei ragazzi di oggi che, attraverso una ricerca scolastica, scoprono questa storia e cercano di capirla davvero.
TOMMASO: Sì, infatti non è solo una rappresentazione storica. I ragazzi nel presente fanno domande, si confrontano e a volte discutono, proprio come potremmo fare noi in classe. È come se il passato e il presente si parlassero tra loro. Senza svelare troppo, possiamo dire che alla fine questi due livelli si avvicinano molto… e il messaggio arriva dritto anche a noi.
Questo laboratorio ci sta insegnando che il teatro non è solo recitazione, ma memoria, impegno e partecipazione. Raccontare la storia di Peppino significa scegliere di non dimenticare e di portare avanti un messaggio che riguarda tutti noi.
Popan Lavinia, Teneriello Cristiano