Camminare per centinaia di chilometri, incontrare persone nuove e mettersi alla prova: è questo il Cammino di Santiago. Ma cosa spinge così tante persone a partire? Lo abbiamo chiesto a Don Ludovico, responsabile dell’Oratorio di Corbetta, che ci ha aiutato a scoprire il vero significato di questa esperienza.
Si può fare il cammino anche se non si è molto religiosi?
“Il Cammino di Santiago è un’esperienza che chiunque può decidere di fare, non serve essere religiosi. La questione più importante è il motivo per cui ti metti in cammino: per trovare te stesso? Per trovare Dio? Il cammino di Santiago è prima di tutto un cammino spirituale, prima ancora di un cammino personale. Qualcosa di spirituale è per esempio la tomba dell’apostolo Giacomo (ovvero Tiago, in spagnolo), da cui ha origine il cammino di Santiago, un cammino molto lungo e impegnativo, che sicuramente richiede una grande motivazione interna.
Che cosa può insegnare il cammino ai giovani?
Il cammino ai giovani può insegnare tante cose: la prima cosa è l’essenzialità. Il fatto che ci siano tanti giorni di cammino invita a riflettere sul peso della fatica, che ci aiuta a capire cos’è essenziale e cosa invece non lo è. Poi ti insegna a capire un po’ più te stesso nel silenzio del cammino, poiché anche se è vero che incontri tante persone, nel cammino sei tu con te stesso, impari a capire come sei dentro. Inoltre ti relazioni con Dio, perché è per Lui che fai questa fatica; e ti relazioni con gli altri, con cui condividi non solo la fatica, non solo l’esperienza ma anche la fede. Quindi il conoscere altre persone nel cammino di Santiago ti fa dire che non sei solo a condividere quello che stai facendo ma c’è qualcun altro che ti accompagna; si impara anche la relazione con la Chiesa, che è una realtà più grande di noi, più grande della realtà parrocchiale giovanile che siamo e che conosciamo.
Che consiglio darebbe a qualcuno che vuole fare il cammino di Santiago per la prima volta?
Intanto devo dire che io stesso non l’ho mai fatto e lo farei per la prima volta, dunque è difficile dare un consiglio a qualcuno che lo fa per la prima volta se io stesso non l’ho mai fatto. Tuttavia, quello che potrei consigliare è: “Lasciati stupire dal Signore, lasciati stupire dalla strada che c’è davanti a te e quindi dalle fatiche che ci sono, dalle provocazioni che ti vengono, dai dialoghi che nascono e dal silenzio che sorge”. Ecco: “Lasciati stupire!” è il consiglio che darei in generale ma in primis, a me stesso e una volta arrivato alla destinazione “Lasciati stupire anche dalla meta e anche dalla bellezza della stessa Cattedrale di Santiago. Perchè anche la bellezza estetica della Cattedrale è frutto e strumento per arrivare a Dio. Lasciati stupire dal Signore che ti vuole raggiungere attraverso questo percorso.
Quanto tempo ci vuole per completare il cammino?
Ci può volere anche un mese, dipende da dove si sceglie di partire, come abbiamo visto nel film “Footprints” dove i giovani che decidono di mettersi in cammino percorrono quasi 1200 chilometri. Va ricordato che il cammino di Santiago è il cammino di un uomo, San Giacomo apostolo che è passato da Gerusalemme alla Spagna. Sono rimasto molto colpito quando sono andato in pellegrinaggio a Monaco con i giovani e poi anche a Parigi, nel vedere che davanti alla cattedrale di Innsbruck c’erano le indicazioni per il cammino di Santiago, come anche a Parigi: per terra, su un marciapiede, c’erano le conchiglie che indicavano la via sempre per il cammino. Quindi si capisce che si possono impiegare anche mesi, se parti da così lontano.
Ci sono simboli particolari del Cammino?
Sono tre, in partioclare, i simboli del Cammino di Santiago. Il primo è a conchiglia, perché i pellegrini un tempo arrivavano a Santiago come alla fine della terra conosciuta, delimitata dallo stretto di Gibilterra, quando l’America non si conosceva ancora. Come segno di riconoscimento per essere arrivati a Santiago portavano una conchiglia al loro confessore, cioè a quel prete al quale avevano confessato i loro peccati e che come penitenza li aveva inviati a fare il cammino di Santiago in cambio dell’assoluzione. Un tempo le penitenze erano esemplari e il cammino di Santiago era una di queste penitenze. Un altro simbolo è la carta del pellegrino che viene firmata e timbrata in ogni tappa del cammino, a testimonianza del percorso fatto, e infine il testimonio, che con il timbro che mette sulla carta (diverso in base alle tappe, per esempio un bar, un alloggio ecc…), testimonia che hai fatto almeno 100 chilometri del cammino di Santiago.
Cosa si porta nello zaino quando si parte?
Nello zaino quando si parte si porta il minimo indispensabile. Il punto è sapersi adattare a ciò che si sta facendo: non è una gita o un viaggio a 5 stelle. Bisogna portare il meno possibile, perché tutto ciò che porti è sulle tue spalle nel tuo zaino. Porti con te le cose essenziali e ti rendi conto così di tutte quelle cose che lasci a casa e che sono davvero inutili
Grazie Don Ludovico, questa intervista ci ha fatto capire che il Cammino di Santiago non è solo un viaggio fisico, ma anche un percorso interiore. È un’esperienza che insegna a conoscere meglio se stessi e gli altri. Abbiamo capito che il Cammino di Santiago è molto più di una semplice camminata: è un’esperienza che lascia un segno nel cuore.
Riccardo Pagani e Mario Santalucia