Vi siete mai chiesti a cosa serve la scrittura creativa? Partiamo con il dire che è un mezzo di comunicazione universale, infatti, chiunque può comunicare le proprie idee e i propri sentimenti, che rimarranno nel tempo. Questo permette di costruire un legame tra chi scrive e chi legge, creando spunti di riflessione, ma anche momenti di pace e tranquillità. La scrittura creativa è l'espressione di sé stessi ed è uno strumento prezioso da coltivare per la propria crescita personale.
“Riempi la carta con i respiri del tuo cuore.” (William Wordsworth)
Per chi fosse interessato a condividere e pubblicare i propri racconti creativi, le proprie poesie e i propri disegni, può mandarli all’indirizzo e-mail: sabina.lucchesi@isibarga.edu.it
Vi auguro una buona lettura!
Joyce Lussu, scrittrice e partigiana, nella sua poesia : "C'è un paio di scarpette rosse" tratta lo sterminio sistematico dei bambini nei campi di concentramento nazisti. La Shoah è stata anche questo: la morte di tanti bambini e anziani, considerati entrambi inadatti al lavoro. Forte è l’immagine centrale di un oggetto concreto: un paio di scarpette rosse numero 24 poste in cima a una pila di oggetti appartenuti ai prigionieri e ormai svuotati di anima. Il dettaglio del numero, della marca, rende la vittima reale e vicina. Le scarpette “quasi nuove” diventano il simbolo di una vita interrotta troppo presto che non ha potuto crescere e provare nuove esperienze, come ogni bambino dovrebbe fare.
C’è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica
“Schulze Monaco”.
C’è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio di scarpette infantili
a Buckenwald
erano di un bambino di tre anni e mezzo
chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini
anche i suoi piedini li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l’ eternità
perché i piedini dei bambini morti non crescono.
C’è un paio di scarpette rosse
a Buckenwald
quasi nuove
perché i piedini dei bambini morti
non consumano le suole.
Ricordare la tragicità dell’Olocausto e celebrare la Giornata della Memoria è fondamentale per non dimenticare le atrocità causate dall’odio, dal razzismo e dall’indifferenza. Dimenticare significa permettere che tutto questo possa accadere di nuovo, per questo dobbiamo impedire che il silenzio cancelli la verità. Ricordare serve a proteggere il futuro, non solo a rammentare il passato.
Di Sabina Lucchesi.
L'amore che rompe il silenzio
Ad Auschwitz anche il vento sembrava sorvegliato. Passava tra il filo spinato senza portare sollievo, solo cenere.
Mala parlava molte lingue, per questo le avevano dato un compito “privilegiato”: tradurre ordini che significavano morte. Ma aiutava come poteva, ad esempio riusciva a cancellare alcuni nomi dagli elenchi di chi era destinato alle camere a gas. Era il suo modo di restare umana.
Edek lavorava come meccanico, purtroppo conosceva bene il campo, infatti era stato tra i primi deportati.
Quando i due incrociarono lo sguardo per la prima volta non sorrisero. Nei campi non si sorrideva. Ma qualcosa dentro di loro si accese lo stesso.
Parlavano poco, sempre con cautela, bastava un passo falso per essere picchiati o peggio. Ma in tutto quell’orrore che li circondava sembravano esistere di nuovo: nei campi si cercava di togliere ai prigionieri tutto, ma non riuscirono ad impedire il loro amore. Intorno a loro c’erano urla, torture, morte, tuttavia Mala ed Edek riuscirono a promettersi di non lasciarsi spezzare.
Progettarono una fuga e miracolosamente il loro piano funzionò. Quando scapparono sentirono finalmente di essere due giovani innamorati che non furono abbattuti dalle difficoltà che la vita poneva.
Purtroppo i due vennero presi. Tornarono ad Auschwitz separati e torturati.
Mala prima di morire gridò che i nazisti non avevano vinto, che nonostante i campi fossero progettati per ridurre le persone a numeri, l’amore era riuscito a esistere anche lì, l’umanità poteva ribellarsi ancora. Edek poco lontano morì senza abbassare lo sguardo.
Auschwitz voleva il silenzio. Loro hanno lasciato una storia. E quella storia ancora oggi chiede di essere ascoltata.
Il testo è una rivisitazione della vera storia di Mala Zimetbaum, ebrea di origine polacca ed Edek Galiński, oppositore politico polacco. Vi invito a cercare e approfondire meglio la vicenda. La loro storia viene anche raccontata nel libro “ Un amore ad Auschwitz" di Francesca Paci, che vi invito a leggere per non dimenticare.
La scrittura è un dialogo silenzioso tra chi racconta e chi legge.
Grazie per avermi ascoltato tra le righe.
Ci ritroviamo nel prossimo numero, con un’altra storia tutta da scoprire.
Sabina Lucchesi.
Di Sabina Lucchesi