Dietro le quinte
Rubrica di Cinema e Teatro
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Schindler’s list
In occasione della Giornata della Memoria, il cinema assume un ruolo fondamentale nel mantenere vivo il ricordo della Shoah e nel trasmetterne il significato.
Schindler’s List, diretto da Steven Spielberg, è uno dei film che, per quanto sia possibile, riesce a raccontare l’orrore dell’Olocausto senza mai perdere di vista l’umanità delle vittime.
La pellicola racconta la vicenda reale di Oskar Schindler, imprenditore tedesco e membro del Partito Nazista, che durante la Seconda guerra mondiale riuscì a salvare più di mille ebrei dalla deportazione e dalla morte. All’inizio Schindler appare come un uomo opportunista, interessato soprattutto al guadagno e ai vantaggi che il regime gli offre. Aprendo una fabbrica a Cracovia, assume lavoratori ebrei principalmente per convenienza economica. Però, assistendo progressivamente alle persecuzioni, alle violenze e alle uccisioni compiute dai nazisti, la sua coscienza cambia. Schindler comprende fino in fondo la gravità di ciò che sta accadendo e decide di usare tutto ciò che possiede, come denaro e la sua posizione sociale, per salvare quante più vite possibile, arrivando a comporre la celebre lista dei lavoratori destinati a essere sottratti ai campi di sterminio.
Verso la fine del film, con la resa della Germania e la conclusione della guerra in Europa, la situazione precipita velocemente. Schindler, pur avendo salvato centinaia di persone, rimane ufficialmente un membro del Partito Nazista e deve fuggire in fretta per evitare di essere catturato dai soldati sovietici.
Al momento della fuga, gli operai gli consegnano una lettera firmata da più di mille persone, nella quale attestano che proprio lui, un nazista, è stato il responsabile della loro salvezza. Insieme alla lettera, gli donano un anello realizzato di nascosto, sul quale è incisa una frase tratta dal Talmud: “Chi salva una vita salva il mondo intero”. È in questo momento che Schindler crolla emotivamente. Per la prima volta mostra apertamente il suo dolore, affermando di non aver fatto abbastanza e di aver sprecato denaro che avrebbe potuto utilizzare per salvare altre persone. Le sue parole, cariche di sofferenza, esprimono il rimorso di chi si rende conto che ogni vita non salvata pesa come una colpa. Itzhak Stern, il suo contabile, cerca di consolarlo ricordandogli che, grazie alle sue azioni, in una situazione così disumana, Schindler ha fatto più di quanto un singolo uomo avrebbe potuto fare.
Dopo la sua partenza, gli ebrei salvati trascorrono la notte all’interno della fabbrica, in attesa di ciò che li aspetta. Il mattino seguente, un soldato sovietico annuncia loro la liberazione, suggerendo di dirigersi verso la città più vicina. L’epilogo del film rivela infine che Amon Göth, il comandante del campo, fu giustiziato, mentre Schindler, dopo la guerra, fallì sia negli affari sia nel matrimonio, vivendo una vita lontana dalla ricchezza che aveva conosciuto.
Il valore del film è rafforzato dalle scelte registiche di Steven Spielberg. La decisione di girare quasi interamente in bianco e nero dà alle immagini un aspetto realistico e quasi documentaristico, avvicinando il racconto alle fotografie e ai filmati dell’epoca. Spielberg affronta la Shoah con grande rispetto, evitando ogni forma di spettacolarizzazione. Un dettaglio particolarmente significativo riguarda il regista stesso: Spielberg rifiutò qualsiasi compenso personale per il film, definendo quei soldi “sporchi di sangue”. Decise invece di usare parte degli incassi alla creazione della Survivors of the Shoah Visual History Foundation, un’organizzazione no-profit nata per raccogliere e conservare le testimonianze di circa 52.000 sopravvissuti all’Olocausto, affinché le loro voci non andassero mai perdute.
Il film si chiude con una delle scene più commoventi della storia del cinema. Nel presente, questa volta a colori, i veri ebrei salvati da Schindler e gli attori che li hanno interpretati si recano sulla tomba del vero Oskar Schindler. Ognuno di loro depone un sasso sulla lapide, secondo la tradizione ebraica, come segno di rispetto, memoria e gratitudine. Schindler, morto nel 1974, è sepolto a Gerusalemme per sua volontà. L’ultimo a rendere omaggio alla sua tomba è Liam Neeson, l’attore che lo ha interpretato, che depone due rose. In questo momento il confine tra cinema e realtà si annulla completamente, e il film diventa un atto di memoria collettiva.
Schindler’s List non è solo il racconto di un uomo che ha salvato delle vite, ma la dimostrazione di come, anche nel periodo più buio della storia, una scelta individuale possa opporsi al male. Per questo, nella Giornata della Memoria, questo film rimane uno strumento fondamentale per ricordare, comprendere e non dimenticare.
di Elena Rossi
NORIMBERGA (2025)
Registra: James Vanderbilt
Durata: 148 minuti
Genere: Drammatico, Storico, Thriller
Età: 13-14 anni
Uscita (sale italiane): 18 dicembre 2025
Basato sul libro: "The Nazi and the Psychiatrist" di Jack El-Hai
Trama: Ambientato nell'immediato dopoguerra, il film racconta il tentativo degli Alleati di istituire un tribunale internazionale per processare i vertici nazisti, concentrandosi in particolare sul duello psicologico tra Kelley e Göring.
Personaggi principali:Douglas Kelley (Rami Malek) e Hermann Göring (Russell Crowe)
Fotografia(Dariusz Wolski): 9/10
Valutazione(personale): 10/10
Frasi preferite:
“Solo perché qualcuno è tuo alleato non significa che sia dalla tua parte.”
“Il mondo deve sapere cosa hanno fatto quegli uomini, affinché questo non accada mai più!”
Opinioni personali: questo film gioca con la tua empatia, il tuo senso di giustizia e di umanità. Sapevo già chi fossero i protagonisti e cosa avevano fatto, ma il film mi ha portato a dissociarmi dalla realtà storica che conoscevo. Mi ha fatto quasi empatizzare con Göring, vedendo come il protagonista Douglas (lo psichiatra) ne diventi gradualmente amico. Cerchi di fidarti ma, alla fine, come in fondo sapevi già, la tua fiducia nell'umanità e nel prossimo viene distrutta, è allora che speri che Göring riceva finalmente ciò che si merita. Oltretutto, Douglas scriverà un libro intitolato “le 22 celle di Norimberga”, purtroppo questo libro è quasi impossibile da trovare, dato che non viene stampato da oltre 50 anni, ma spero vivamente che dopo l'uscita di questo film lo ristampino.
Amelia Fulceri