STORIE DAL PASSATO
articolo di Mia Guglielmi Panciroli (classe 3^D)
“Quando avevo circa la tua età, anzi, forse un po’ più grandicella, aiutavo mia mamma a lavorare in casa e ad accudire i miei fratelli e sorelle. In quegli anni i genitori facevano molti figli, serviva manodopera nei campi. Soprattutto alle famiglie contadine che lavoravano per grandi padroni come la mia. Quando non aiutavo mia mamma studiavo: io amavo studiare, se potessi tornare indietro nel tempo lo rifarei altre milioni di volte. Era come se colmasse qualcosa e ora, che siete voi le future generazioni, vorrei che i nostri sforzi non siano stati sprecati, ma accolti. Sant’Ilario è cambiata, eppure non così tanto, ad esempio prima Via della Libertà si chiamava Via Montecchio e davanti al Comune non c’erano mica così tanti negozi. C’era solamente un barbiere e un negozio di alimentari, non c’erano scuole superiori infatti, la maggior parte delle persone andava a lavorare dopo le scuole medie, forse anche prima. Non saprei dirti se il Paese sia cambiato in meglio o in peggio, ma sicuramente si è evoluto”
“Alla tua età lavoravo, aiutavo mio padre nel suo bar e mi piaceva. Non ero portato per lo studio così la mia famiglia decise di farmi lavorare presto. Il bar di mio padre era davanti a dove c’è il Famila ora, devo dire che Sant’Ilario è cambiato molto, soprattutto in meglio: ora c’è la Via Emilia che lo attraversa e c’è la possibilità di spostarsi ovunque. Io preferisco girare in bici, anche se le mie gambe non sono più forti come prima. Sono nato in Toscana, ma mi sento molto legato a Sant’Ilario, è un paese bellissimo e molto accogliente”.
“Non sono nato a Sant’Ilario, ma sono venuto ad abitare qua con mia moglie e mia figlia perché lavoravo verso Parma, dove ora c’è il magazzino di Fagioli. È sempre stato un paesino tranquillo dove tutti si conoscevano e nessuno si preoccupava troppo, ora invece è cambiato, ci sono un sacco di giovani e nessuno è davvero tranquillo. Quindi in realtà è peggiorato secondo me”.
I ragazzi di 2^A si sono improvvisati scrittori
UNA BAMBINA MISTERIOSA
di Gaia Piscitelli e Carina Prozorovschii
Mi affacciai alla finestra e vidi una bambina giocare. Scesi subito e le chiesi: "Ciao! Come ti chiami?" lei si girò verso di me e mi disse: "Ciao! Mi chiamo Beatrice". Subito dopo le chiesi di venire a casa mia. Salimmo e ci sedemmo sul divano. Mentre stavamo parlando, mi disse: "I miei genitori sono morti in un incidente stradale, quindi a volte vado dai miei nonni". Mi venne un colpo al cuore. Ma continuammo a parlare fino a quando mi ricordai che quella stessa sera avevo una festa perciò le chiesi se volesse venire con me. Ci preparammo e andammo. Appena entrate vidi la mia migliore amica. Mi avvicinai e le dissi: "Questa è Beatrice, l’ho conosciuta oggi ed è strasimpatica".
Mi guardò: "Ma chi? Non c’è nessuno!"
L’ULTIMA CASA
di Christian Bigliardi e Ryan Bouidi
Un ragazzino di nome Luca nella notte fonda decise di esplorare una casa infestata; era abbandonata da tempo e su di essa circolavano molte leggende. Luca entrò, non c’era nulla: c’erano solo delle frecce a terra. Le seguì e lo portarono davanti ad una camera da letto. Il ragazzo impaurito entrò e vide in un angolo della camera una bambina sporca e con le mani sul viso. In quel momento sentì un forte rumore provenire dal piano di sopra, fece di corsa una foto alla bambina e scappò in fretta e furia.
Alla stazione di polizia, disse che aveva una cosa importante da segnalare: “Ho trovato una ragazzina prigioniera in una casa, guardi, le ho fatto una foto!” E mostrò il telefono.
“Quale ragazzina? Qui non c’è nulla”, rispose il poliziotto.
Sconvolto da questo episodio, Luca non esplorò mai più case infestate.
UNA NOTIZIA TERRIFICANTE
di Melisa Hohxa e Claire Zoto
Una sera, Jason stava navigando su internet e lesse la notizia di una ragazza scomparsa di cui non si avevano informazioni da giorni. Jason era molto incuriosito, perciò partì in piena notte di nascosto per andare a cercarla e arrivò in una via priva di luci e rumori.
Entrò in una casa e la trovò in disordine, con specchi rotti e sedie che dondolavano, ma lo colpì qualcosa in particolare: una striscia di sangue che portava ad una stanza che non aveva ancora visitato. Senza pensarci troppo, aprì la porta: non poteva credere ai suoi occhi! C’era la ragazza che aveva visto sul giornale! L’aveva trovata! Chissà cosa avrebbero detto i suoi amici…
Le parlò, ma lei non rispondeva: Jason sentiva che c’era qualcosa di strano. La ragazza lo fissò per qualche secondo e all’improvviso scomparve.
IL RAGAZZO DEL BURRONE
di Francesca Bisogno, Carissa Sarfo, Debora Fichera
Stavo cadendo. Appena ero arrivata, avevo sentito che non sarebbe successo nulla di buono. Infatti stavo cadendo nel vuoto…
Salii in macchina, premetti l’acceleratore e iniziai a guidare; mi fermai solo quando capii di essermi persa. Ero in un posto completamente isolato, l’unica cosa che riuscivo a mettere a fuoco era un burrone e un ragazzino seduto sul ciglio.
Gli chiesi: “Non ti sembra pericoloso rimanere lì ai bordi dello strapiombo? Sarebbe un guaio se tu ci cadessi." Mi fissò. Aveva uno sguardo agghiacciante. Non feci in tempo a girarmi che mi spinse giù dal precipizio.
L’ultima cosa che ricordo è il suo ghigno sul viso mentre scompariva. Fu in quel momento che realizzai.
Era un fantasma.
PHILIP IL RAGAZZO FANTASMA
di Rajkumari Shota e Mareme Seck
Quella sera mi recai verso il parco, quando vidi una sagoma dondolarsi sull’altalena. Mi avvicinai e lo vidi: era un ragazzo pallido. Gli chiesi cosa ci facesse tutto solo. Si voltò guardandomi dalla testa ai piedi con sguardo cupo, domandandomi che ore fossero: “ sono le 20:53” dissi e lui con voce tremolante mi chiese: “Vuoi venire a casa mia?”
Ero curiosa, ma allo stesso tempo impaurita. Mentre camminavamo, chiesi al ragazzo come si chiamasse: “Mi chiamo Philip e tu?”
“Mi chiamo Leila”.
Arrivammo; era la casa più paurosa della città: “E’ questa casa tua?” domandai. “Sì” rispose.
Era una casa tutta di legno con le finestre spalancate, il portico era pieno di vetri, mi faceva venire i brividi…
Il cancello che ci separava dalla casa era enorme, chiuso con un lucchetto, ma il ragazzo lo aprì senza chiave. In quell'istante realizzai e gli chiesi: “E’ la casa dove tantissimi anni fa ci fu un incendio catastrofico e morirono tutti ?” “Esatto” mi rispose, “morirono tutti compreso me”.
Fece un sorriso malizioso e scomparve nel nulla.
LA CASA FANTASMA
di Bruno Spano e Christian Costante
“Devo tornare a casa ragazzi, è quasi buio” disse William ai suoi amici.
Mentre rientrava con la sua bicicletta color ruggine, s’imbatté in una casa abbandonata, mai vista prima. Si fermò e aprì il cancello; il giardino era malmesso e pieno di erbacce. Si girò e vide un bambino, avrà avuto al massimo 7 anni, che gli disse: “Vuoi entrare?” William era un pò spaventato, però la curiosità lo spinse, perciò accettò. Aprì la porta e vide un buio pesto. Rabbrividì; pieno di paura uscì e disse allo strano bambino: “Adesso devo andare, tornerò domani”.
William prese la bici e sfrecciò verso la sua abitazione.
Il mattino dopo si svegliò e andò subito alla casa strana perchè voleva rivedere il suo nuovo amico, ma quando arrivò era sparita!
LA SUA ULTIMA NOTTE
di Giorgia Grassi e Melisa Hoxha
Era una fredda notte d’inverno, fuori nevicava forte e Samira era sola in casa. Non riusciva a dormire, quindi decise di scendere in salotto e si sedette su una poltrona di fronte al camino. Tutta la stanza era silenziosa e si sentiva solo il ticchettio dell’orologio che segnava le due di notte. La grandine batteva forte sui vetri, dando l’impressione che qualcuno stesse bussando alla porta. Samira era inquieta e aveva la sensazione di essere osservata. All’improvviso le sembrò di udire dei passi che andavano avanti e indietro fuori dalla porta. Samira era sicura che la sua inquietudine fosse frutto dell’immaginazione, ma non riusciva a togliersi dalla testa la sensazione che fuori dalla porta ci fosse qualcuno. Accese la televisione per cercare di distrarsi, ma, dopo qualche minuto, sentì un fulmine che si schiantava lì vicino e la televisione si spense di colpo. Samira si spaventò ancora di più: durante il breve lampo di luce le era sembrato di vedere l’ombra di un uomo fuori dalla finestra. All’ improvviso sentì chiaramente uno scricchiolio, segno che qualcuno stava cercando di aprire la porta. Le luci si spensero. La porta si aprì. La ragazza, terrorizzata, si trovò davanti una figura vestita di nero che teneva in mano un coltello che rifletteva la luce della luna. La porta si chiuse dietro l’uomo…e Samira non vide più nulla.
OBBLIGO O VERITA’
di Carissa Sarfo e Martina Magnani
Era una notte d’ inverno. Sei coinquilini erano riuniti in cerchio a giocare al classico gioco, obbligo o verità: Samir, Amber, Jake, Chris, Grace e Nicole stavano giocando quando Samir fece a Nicole un obbligo che consisteva nell’andare a fare uno scherzo alla loro vicina che chiamavano Stramba Jackie. Era una ragazza alquanto inquietante che non usciva mai di casa rimaneva sempre sulle sue, senza mai parlare con nessuno. Erano quasi certi di non averla mai vista sorridere. Nicole accettò subito, ma Amber continuava a dire loro di non andare e che non era una buona idea; ovviamente i suoi avvertimenti non servirono a niente. Samir, Nicole e Chris si mascherarono e si avviarono verso la casa di Jackie. Passò un'ora, ma i ragazzi non si fecero vedere. Gli amici stavano per andare a controllare quando ricevettero una telefonata da uno sconosciuto. Subito pensavano che fossero i loro amici con un altro telefono, però rispose una risata strana: era una risata isterica, da far gelare il sangue. La voce diceva: “ Se mi portate uno di voi vi restituisco i ragazzi..” Grace voleva porre fine a quella storia, quindi si recò nella casa di Jackie: era tutto buio. Grace iniziò a cercarli ovunque, scese nel seminterrato e si chiuse la porta alle spalle. La stanza non era molto illuminata ma a Grace bastò per vedere l’immagine agghiacciante di tante teste messe sugli scaffali come fossero da collezione. In quel momento la porta si chiuse. Grace senti la stessa risata della telefonata, si girò e vide Jackie con una torcia puntata alla faccia e un sorriso inquietante. Sollevò il braccio e le mostrò qualcosa: aveva in mano la testa di Nicole.
L’ANNUNCIO
di Nicolò Mogavero e Youssef Ben Slama
Una mattina come tutte le altre, Marcus si svegliò e accese la televisione per guardare il suo programma preferito.
Dopo un po’ questo venne interrotto per annunciare una notizia importante: una ragazza dall’aspetto alquanto inquietante era scomparsa. Nella foto era visibile una cicatrice che partiva dal sopracciglio destro e finiva sotto l’occhio; sulla cornice dell'immagine era presente un numero telefonico, da chiamare in caso di avvistamento.
Marcus spaventato spense la TV e decise di andare a letto. Quando si svegliò vide la ragazza dell'annuncio in piedi accanto a lui: terrorizzato, accese la luce e notò che ella era solo frutto della sua immaginazione.
I giorni passarono. Marcus non riusciva a smettere di pensare alla ragazza, così decise di andare dallo psicologo. Quest’ultimo gli consigliò qualche farmaco, ma Marcus non si preoccupò di andarli ad acquistare. Giorno dopo giorno la situazione peggiorò, Marcus impazzì del tutto e arrivò al punto di togliersi la vita.
Il giorno del suo funerale, accanto alla bara, c'era una ragazza che tendeva a coprirsi il volto mentre piangeva. Quando alzò lo sguardo rivelò una cicatrice che andava dal sopracciglio destro fino sotto l’occhio.
IL RIFLESSO
di Samuel Cirlini e Nicolò Mogavero
Una sera come tutte le altre, Marta e Alessandra si incontrarono a casa della prima per prepararsi ad andare ad una festa. Marta si fece truccare e vestire da Alessandra: era bellissima! Aveva i capelli piastrati, lunghi e biondi. Gli occhi blu come il mare. Era esile, magra e molto bassa. Alessandra le disse di andarsi ad ammirare allo specchio, ma Marta rispose:"Perché dovrei? Mi fido di quello che dici tu.”
L’amica continuò a insistere finché ella accettò. Si recarono allo specchio e ci si misero davanti. Alessandra, perplessa e spaventata chiese: "Perché non si vede il tuo riflesso?”
IL VIDEOGIOCO DEL MALE
di Diego Celentano e Ismail Miftah
Carlo dopo aver mangiato si accorda con i suoi amici di andare al parco per le sedici e trenta. Si prepara, si mette sulla sua bici e si avvia. Arrivato al parco non trova nessuno, allora si siede sulla panchina a giocare un po’ col telefono al suo videogioco preferito. Passano le ore, ma i suoi amici non arrivano. Ad un certo punto si presenta Carmelo quindi Carmelo e Carlo si mettono a giocare a calcio. Dopo due ore si stancano e vanno su una panchina, Carlo gli offre di giocare insieme al suo nuovo videogioco e Carmelo accetta. Dopo aver giocato un po’, Carlo si rende conto che per lui Carmelo è un po’ sospetto, tuttavia quando Carmelo lo invita a casa sua, Carlo fa cenno di sì con la testa. Una volta arrivati a casa, la madre di Carmelo si presenta anche lei molto strana. Dopo aver cenato la mamma e Carmelo fanno tante domande: c’è un'atmosfera inquietante. Carlo comincia ad avere davvero tanta paura. Allora decide di scappare da quel luogo terribile e si avvicina alla porta. L’ultima cosa che sente prima di svenire è un morso sul collo…
IL BOSCO INFESTATO
di Zakaria Benlabil e Dennis Distabile
Quella sera Lucia una ragazza di 22 anni, correva nel bosco.
Le piaceva molto, infatti quando si allenava si sentiva libera dai pensieri.
Ad un certo punto si rese conto di essersi persa; era nel panico: improvvisamente vide una persona anziana elegante e ben vestita che le sorrideva.
Si avvicinò per chiederle spiegazioni: ”Salve mi chiamo Lucia ho perso l'orientamento, sa dirmi dov'è la strada?”
La signora rispose che l'avrebbe accompagnata sul sentiero.
Arrivati alla strada, la salutò dicendole: ”Ciao nipotina!”
Lucia pensò: ”Ma come? I miei nonni sono morti tutti quando ero piccola!”
Quando Lucia si girò per chiederle spiegazioni, la donna era scomparsa.
IN TRAPPOLA
di Youssef Benslama, Ismail Miftah e Manuel Regina
Luciano prova disperatamente ad aprire la porta del bagno. Due ore prima è stato rinchiuso dal bullo Diego perché non gli ha dato un pezzo di merenda. Non sapendo cosa fare, prova a scavalcare ma non ci riesce. All’improvviso sente la porta del bagno accanto chiudersi e chiede subito aiuto. Non risponde nessuno, ma un attimo dopo Luciano prova per l'ennesima volta ad aprire e finalmente ci riesce.
Uscendo vede Mark oltrepassare la porta del bagno passandoci attraverso.
DUE MENO UN QUARTO
di Iris Manara
Giacomo era un ragazzo ventenne, benestante, con molta voglia di vivere e divertirsi. Il padre, notaio, e la madre, babysitter, gli lasciavano tutta la libertà che voleva. Aveva un fratello, Marco, 12 anni, molto malato a cui i dottori davano poche settimane di vita. Eppure questo non sembrava importare molto a Giacomo che, dopo la giornata di studio all’università, andava fuori con gli amici a spassarsela.
Una notte, dopo essere rientrato, non riusciva ad addormentarsi a causa di un forte mal di testa. Chiuse gli occhi per l’ennesima volta poi il suono del campanello lo fece arrendere al tentativo di dormire. Guardò il quadrante fosforescente dell’orologio: due meno un quarto. Chi diavolo poteva essere a quell’ora? Mise i piedi giù dal letto e cercò le ciabatte. Che fosse una cattiva notizia dall’ospedale? No, quelle si danno per telefono. Un altro tintinnio del campanello – Sì, arrivo… - borbottò arrabbiato e andò ciabattando ad aprire. – Chi è? – chiese prima di girare la chiave nella serratura. – Sono io, Marco, aprimi per favore.
– Marco? – il mal di testa scomparve – Marco! – ripeté Giacomo aprendo. Si ritrovò davanti un bambino, pallido e magro che lo guardava con un sorriso triste. – Marco, che cosa ti è successo? – domandò Giacomo – Mi hanno dimesso qualche minuto fa – rispose Marco calmo – Il tempo di venire qui a piedi dalla clinica. – Alle due di notte? - chiese Giacomo confuso. – C’è stata un’urgenza e avevano bisogno del mio letto. L’avevano detto: la cura è finita – Restarono a guardarsi stupiti entrambi: Marco per essere tornato a casa e Giacomo per il ritorno del fratello, essendo la leucemia una malattia incurabile.
Giacomo non sapeva cosa dire. Fu Marco a rompere il silenzio – Ero passato per avvisare, adesso passo dalla clinica a prendere le mie cose e poi torno qui. -
- Va bene, ti aspetto – rispose (o pensò di rispondere) Giacomo.
Si svegliò. Non ricordava molto della notte precedente. Si guardò intorno accorgendosi che era seduto su una sedia. Sua madre vicino a lui, accasciata sul divano, piangeva. – Cos’è successo? – domandò Giacomo preoccupato. E sua madre gli rispose. Suo fratello Marco era morto alle due meno un quarto.