Il comitato degli studenti, coadiuvato dagli insegnanti e dal Comitato scientifico, ha deciso di valorizzare nell'anno 2025 l’esperienza dei seguenti Giusti:
COSTANTINO BARATTA, VITO FIORINO
E TUTTI I PESCATORI DI LAMPEDUSA
La notte del 3 ottobre 2013, un’imbarcazione di migranti salpata due giorni prima dalle coste di Misurata, in Libia, si rovesciò a largo di Lampedusa. La barca - un peschereccio di venti metri - trasportava circa 600 persone, in larga parte migranti di origine eritrea ed etiope.
A mezzo miglio di distanza dalle coste lampedusane, in prossimità dell’Isola dei Conigli, i motori andarono in avaria e l’imbarcazione si fermò all’improvviso; nel tentativo di richiamare l'attenzione delle navi di passaggio, l'assistente del capitano agitò un panno infuocato, generando una densa colonna di fumo. Questo gesto spaventò alcuni passeggeri, che si spostarono in massa su un lato della barca sovraffollata, causando uno squilibrio che la fece capovolgere tre volte prima di affondare. I cadaveri recuperati in mare furono 366; i dispersi 20; i sopravvissuti, invece, 155.
Alcune tra le storie e i volti di questi salvatori - veri e propri Giusti di Lampedusa - sono assai note. Pensiamo, ad esempio, a Costantino Baratta, il muratore e pescatore siciliano che quella mattina si trovava per caso in mare e che, imbattendosi nei naufraghi che chiedevano aiuto, si prodigò senza esitazione per salvarne il più possibile, sottraendo così 12 migranti a morte certa. Oppure a Vito Fiorino, falegname, gelataio e pescatore per passione, che il 3 ottobre 2013 si trovava in rada a largo di Lampedusa. Così come Baratta, anche Fiorino si era improvvisamente ritrovato in mezzo alla disperazione dei naufraghi: “Quelle urla che salivano dall’acqua mi sembravano gabbiani, invece erano uomini”, ha ricordato. Fiorino si prodigò quindi, insieme a sette amici che erano sulla barca insieme a lui, per salvare più vite possibili. Alla fine i salvati furono 47, persone che oggi vivono nel Nord Europa e che, con riconoscenza e ammirazione, chiamano “papà” il loro salvatore.
Ma non solo Baratta e Fiorino. Sono decine i pescatori di Lampedusa che quel giorno misero a rischio la propria incolumità, gettandosi in soccorso dei migranti che lottavano faticosamente contro le onde. Inoltre, l’impegno di questi impavidi salvatori non va circoscritto al solo naufragio del 3 ottobre 2013, ma anche a tutti gli altri affondamenti che si sono verificati, prima e dopo quella tragedia, a largo delle coste dell’isola.
Ogni volta che una barca di migranti raggiunge faticosamente Lampedusa - primo punto d’appoggio per chi fugge da guerre e persecuzioni, carestie e calamità naturali, torture e vessazioni nei lager libici -, e si ribalta nelle acque che la circondano, sono spesso i pescatori dell’isola a sobbarcarsi il destino di chi viene trasportato su queste imbarcazioni improvvisate.
(da: www.gariwo.net)