di Laura Boella, Università degli studi di Milano
Sulla scia della Giornata europea in memoria dei Giusti approvata dal Parlamento europeo il 10 maggio 2012, la legge del 7 dicembre 2017 ha riconosciuto il 6 marzo come «Giornata dei Giusti dell’umanità». Come recita il testo della legge, la “Giornata dei giusti dell’umanità” è dedicata a “mantenere viva e rinnovare la memoria di quanti, in ogni tempo e in ogni luogo, hanno fatto del bene salvando vite umane, si sono battuti in favore dei diritti umani durante i genocidi e hanno difeso la dignità della persona rifiutando di piegarsi ai totalitarismi e alle discriminazioni tra esseri umani. […] In occasione della Giornata dei Giusti dell’umanità, gli istituti scolastici di ogni ordine e grado possono organizzare, nell’ambito del normale orario scolastico, iniziative mirate a far conoscere ai giovani le storie di vita dei Giusti, a renderli consapevoli di come ogni persona debba ritenersi chiamata in causa, in ogni tempo e in ogni luogo, contro l’ingiustizia, a favore della dignità e dei diritti umani, in difesa del valore della verità”. L’istituzione della “Giornata dei giusti dell’umanità” ha dato riconoscimento pubblico alla rete dei Giardini dei giusti, inaugurata a Milano nel parco di Monte Stella il 24 gennaio 2003 e ormai estesa in molte regioni italiane e nazioni europee.
I Giardini dei Giusti sono dedicati a donne e uomini noti e ignoti, di diverse estrazioni sociali, culturali e religiose, che in situazioni estreme non hanno esitato, anche a rischio della vita, ad aiutare chi era perseguitato, a rifiutare la complicità con l’offesa e l’umiliazione di esseri inermi, a scegliere la verità contro la menzogna. Molti sono gli esempi. Cito quello di Milena Jesenská (1896-1944), nota come destinataria di un importante epistolario con Franz Kafka, morta a Treblinka e accolta tra i giusti di Yad-Vashem. Il filosofo ceco Karel Kosik (1926-2003), che fu una figura importante dell’opposizione al regime comunista cecoslovacco prima e dopo la primavera di Praga, così definisce Milena Jesenská, paragonandola all’Antigone di Sofocle:
L’Antigone di Sofocle e forse anche l’Antigone moderna si identificano in questo: escono dalla folla silenziosa e spaventata[…] Escono dalla line diritta della fila per parlare e agire contro quello che considerano il malo-ordine. (K. Kosik, “il secolo di Grete Samsa”, tr. it. in “aut-aut”, 316-317, 2003, p. 170)
Milena Jesenská morì in un campo di concentramento tedesco dopo aver rifiutato di lasciare Praga invasa dai nazisti. Avrebbe però potuto morire indifferentemente in un lager staliniano. Il suo destino, che salva dalla banalità del male, consiste nell’essersi opposta, contemporaneamente, nel breve periodo tra l’autunno del 1938 e l’autunno del1939, alle tre forme del male allora presenti: il male del nazismo, il male dello stalinismo, il male della viltà europea manifestatasi nel Patto di Monaco.
I Giardini dei giusti sono luoghi di memoria e spazi di dialogo e di educazione alla responsabilità personale situati in un ambiente naturale, un giardino appunto, in cui alberi, fiori e pietre partecipano alle storie umane e al loro ricordo. Li si può definire paesaggi dell’incontro che permettono di ampliare la prospettiva rispetto ai paesaggi contaminati di cui ha scritto Alberto Cavaglion in un recente intervento (Rivista dell’Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Cuneo, 102, dicembre 2022, pp. 55-59).
I paesaggi contaminati recano il segno indelebile delle violenze dei crimini, la loro topografia include i lager dell’Europa centro-orientale, teatro di eccidi di massa e molti luoghi italiani meno conosciuti, tra cui la Valle Gesso, che ha visto gli ebrei in fuga da St. Martin de Vésubie attraverso i Colli di Finestra e di Ciriegia nel settembre 1943, molti dei quali furono deportati e morirono a Auschwitz. Cavaglion ammonisce che quei terreni non li si può calcare come se nulla fosse, perché, oltre allo sgomento, essi ci ricordano i mille fili che legano la Shoah e il totalitarismo al presente e alle sue malattie, le discriminazioni, le guerre, le disuguaglianze, le migrazioni. Cavaglion s’interroga sulla necessità di letture approfondite, di un’“attesa sulla soglia” che prepari soprattutto le giovani generazioni allo choc del contatto diretto con i “luoghi insanguinati”. Partecipando nel corso degli anni alle Giornate della memoria, anch’io mi sono resa conto del fardello che pesa sulle giovani generazioni in un mondo in un vorticoso mutamento. E ho sempre pensato a una figura straordinaria come Etty Hillesum (1914-1943) che in una lettera del dicembre 1942 a “due sorelle dell’Aia”, pubblicata dalla resistenza olandese nel 1943, scrive:
Certo che non è così semplice, e forse meno che mai per noi ebrei; ma se non sapremo offrire al mondo impoverito del dopoguerra nient’altro che i nostri corpi salvati a ogni costo – e non un nuovo senso delle cose, attinto dai pozzi più profondi della nostra miseria e disperazione -, allora non basterà. Dai campi stessi dovranno irraggiarsi nuovi pensieri, nuove conoscenze dovranno portar chiarezza, oltre i recinti di filo spinato, e congiungersi con quelle che là fuori ci si deve ora conquistare con altrettanta pena, e in circostanze quasi altrettanto difficili. E forse allora, sulla base di una comune e onesta ricerca di chiarezza su questi oscuri avvenimenti, la vita sbandata potrà di nuovo fare un cauto passo avanti. Per questo mi sembrava così pericoloso sentir ripetere: «non vogliamo pensare, non vogliamo sentire, la cosa migliore è diventare insensibili a tutta questa miseria». Come se il dolore – in qualunque forma ci tocchi incontrarlo – non facesse veramente parte dell’esistenza umana. (E. Hillesum, Lettere 1942-1943, Adelphi 1990, pp. 44- 46.)
Il movimento fondamentale dell’esperienza di una giovane donna straordinaria, Etty Hillesum, è stato volgersi verso il futuro, il futuro dell’Europa, vivendo il suo tragico destino come uno spazio di attesa, di orientamento verso ciò che non è ancora. L’ispirazione di fondo per la creazione di un sentiero dei giusti è questa. Si sta aprendo una nuova fase per quanto riguarda le iniziative legate alla memoria e il rischio delle celebrazioni è quello di isolare gli eventi dalla catena dell’accadere, di lasciare alle vittime solo le lacrime e a chi ricorda un’emozione passeggera. Chi non comprende il passato è condannato a ripeterlo.
Il nuovo Sentiero dei Giusti di Valdieri può diventare un paesaggio dell’incontro in cui vicino e lontano, storie locali e Storia con la maiuscola s’intrecciano, diverse generazioni, differenti esperienze s’incontrano. Valdieri e Entracque sono vicine ai confini delle Marittime che furono la scena di guerre insensate e di ebrei in fuga, vicine a Madonna del Colletto dove il 12 settembre 1943 fu formato da Duccio Galimberti e Dante Livio Bianco il primo nucleo di Giustizia e Libertà e della resistenza piemontese, vicine a Borgo San Dalmazzo dove un Memoriale ricorda la deportazione degli ebrei di St. Martin de Vésubie. In un luogo così prossimo ai paesaggi contaminati si può guardare avanti, seminare “pensieri nuovi” andandoli a cercare con pazienza e umiltà in luoghi inaspettati.