di Caterina King, 2A Liceo
L’indifferenza è uno stato della mente inteso come distacco emozionale tra sé e gli altri; una mancanza d’interesse per il mondo alimentata dal desiderio di non essere coinvolti in alcun modo, né in lotta, né in cooperazione né in competizione.
"Questa è un'epoca di brutalità, impunità e indifferenza" sono le parole del capo delle Nazioni Unite Tom Fletcher. L’Onu ha infatti denunciato l"apatia" del mondo di fronte alla sofferenza di milioni di persone sul pianeta e ha lanciato un appello umanitario per il 2026 la cui versione ridotta spera di raccogliere almeno 23 miliardi di dollari per aiutare 87 milioni di persone a Gaza, in Sudan, ad Haiti, in Myanmar e in Ucraina.
L'appello a sostegno di popolazioni colpite da guerre, disastri climatici, terremoti, epidemie o cattivi raccolti, arriva dopo un anno in cui le risorse umanitarie sono state messe a dura prova. I finanziamenti per l'appello del 2025 - 12 miliardi di dollari - "sono stati i più bassi degli ultimi dieci anni e gli aiuti umanitari hanno raggiunto 25 milioni di persone in meno rispetto al 2024", ha affermato Ocha (l'Ufficio per il Coordinamento degli Affari Umanitari) in un comunicato.
Le parole di Tom Fletcher risuonano non solo come un allarme geopolitico, ma come una diagnosi morale del nostro tempo. Definire l'indifferenza come la "malattia del secolo" è purtroppo tristemente vero: è una patologia silenziosa che ha infettato il tessuto sociale, trasformando la sofferenza altrui in un rumore di fondo, fastidioso ma tollerabile. L’indifferenza può nascere dal disinteresse ma possono esserci anche cause più profonde come l’utilizzo di meccanismi di difesa emotiva per proteggersi da dolore, paura del coinvolgimento, traumi passati o delusione
Siamo bombardati quotidianamente da immagini di brutalità (da Gaza all'Ucraina, dall’Iran al Venezuela). Questa sovraesposizione non genera più indignazione, ma assuefazione. L'orrore è diventato "contenuto" da scorrere (scrollare) sui social media tra una pubblicità e un video leggero. L'indifferenza agisce come un anestetico. Ci permette di vivere le nostre vite "normali", creando una barriera invisibile tra "noi" (al sicuro) e "loro"
Ma la democrazia prospera sulla partecipazione e l’impegno civico, e con la diffusione dell’indifferenza, si crea un terreno fertile per l'autoritarismo e l'inefficienza istituzionale, inoltre si genera sfiducia verso i problemi reali dei cittadini come la disuguaglianza e i diritti sociali. Dunque questi si allontanano dalla vita pubblica, e ciò influenza anche la partecipazione alle elezioni, infatti per esempio in Italia l’affluenza è ferma al 43,7% (ma anche in altri paesi): queste mancanze di impegno verso i valori democratici portano piano piano al loro declino.
Il fatto che sia un fenomeno non recente ma presente anche in passato, può far riflettere. Antonio Gramsci per esempio scrive un testo destinato a rimanere nella storia, nato nel contesto della Prima Guerra Mondiale, è un'accusa all'astensione e all'abdicazione della volontà individuale, che lascia spazio alla fatalità e alle azioni di pochi: “Odio gli indifferenti. Vivere significa partecipare” - indifferenti, le opere
“Questa era la cosa che avrei voluto capire dopo la guerra. Nient'altro. Come un essere umano può rimanere indifferente. Capivo i carnefici e le vittime. Ma gli altri, quelli che furono semplicemente degli spettatori, mi erano incomprensibili”. Così Elie Wiesel, un testimone della Shoah, riassume uno degli interrogativi centrali sollevati dalle atrocità collettive.
Queste due opere sono state scritte in momenti cruciali della storia del Novecento in cui le democrazie europee sono entrate in crisi e hanno lasciato spazi a regimi totalitari, a dimostrazione quando dilaga l’indifferenza la società civile, i diritti sono a rischio.
Come si combatte l’indifferenza?
Tu puoi fare la differenza, sempre, in ogni ambito. A casa tua, sul posto di lavoro, sui social e anche nel mondo. Per farlo, devi crederci. Rassegnarti non serve a nulla. Se qualcosa non ti piace, c’è un solo modo perché migliori, ed è che tu ti dia da fare. Ma l’indifferenza, purtroppo, è contagiosa. Guardi un altro che non fa nulla, ti domandi: “Perché devo fare qualcosa proprio io?”. Eppure, se non fai qualcosa, con il tempo diventi indifferente, e se lo diventi, allora sì, che sarà difficile che tu possa davvero essere felice.
Gli antidoti all’indifferenza sono tanti, ma prima di tutto ogni persona deve coltivare l’empatia e la consapevolezza ogni giorno, si devono allargare la conoscenza e le relazioni per comprendere meglio le esperienze altrui, mettendosi nei loro panni, per agire con solidarietà. Di seguito ecco delle buone prassi per combattere l’indifferenza:
Il volontariato, ne è un ottimo esempio, contesti diversi in un unico obiettivo: impegnarsi, su temi quali giustizia, cittadinanza attiva, equità sociale, sviluppo sostenibile, educazione alla mondialità, povertà e cura del bene comune .
“Il volontariato, non è solo un mezzo per lasciare un segno tangibile nella vite altrui; è un modo per imparare, per crescere e per diventare persone migliori; va oltre il semplice aiuto materiale, è un dono di sé, un’offerta del proprio tempo e delle proprie energie senza aspettarsi nulla in cambio, è un modo per connettersi con l’altro, per riconoscere la sua umanità e per costruire un legame di solidarietà. È inoltre un’esperienza che può modificare la vita propria e quella degli altri, rendendo le persone protagoniste di cambiamento evolutivo della società focalizzato sull’inclusività, il benessere e la costruzione solidale della comunità. Infine, è un invito all’azione, un modo per trasformare le buone intenzioni in risultati concreti.” Spiega Anna Laura Palumbo in un articolo sul volontariato.
“È importante proporre e offrire ai giovani, esperienze di servizio e condivisione, che facciano toccare loro con mano situazioni di esclusione sociale e di povertà e che li portino a maturare comportamenti più solidali e consapevoli" spiega anche Luca Orsoni, responsabile Area Giovani, 'Young Caritas' Firenze. Insomma, il volontariato da tantissimi punti di vista, ci spinge verso il bene.
La partecipazione civica: partecipare alle elezioni, firmare petizioni e prendere parte a manifestazioni pacifiche.
Queste hanno una fondamentale importanza poiché come cittadini una delle cose più significative che si possono fare quando nel proprio paese o in altri avvengono ingiustizie è far sentire la propria voce, invece di non agire pensando che non serva a niente. Questo è un pensiero diffuso ma sbagliato, che nasce spesso dalla poca voglia di agire delle persone e dalla poca empatia verso gli altri, le manifestazioni nella storia hanno avuto cambiamenti significativi per cui oggi le persone al giorno d’oggi hanno diritti civili e sociali molto importanti.
Il sostegno economico alle organizzazioni come Save the Children Italia, Greenpeace, UNICEF, WWF, Legambiente, EMERGENCY, in cui anche con poco, si può fare la differenza.
La creazione di arte, cultura, musica, tramite le quali vengono sensibilizzati problemi di attualità.
Cambiamenti dei propri comportamenti: fare scelte consapevoli e responsabili nella propria vita quotidiana, come ridurre l'impatto ambientale, nel loro piccolo, sono sempre importanti.
La donazione del sangue: non si tratta di qualcosa di banale, è un atto di solidarietà essenziale e insostituibile, capace di salvare vite.
L'indifferenza è un' “annientazione di umanità” proprio perché l’empatia ci rende più umani e più connessi con gli altri e con il mondo intorno a noi. Quando non si rimane indifferenti dopo aver passato una situazione di ingiustizie o brutalità, ci si sente meno soli, più partecipi, e i problemi sembrano meno grandi se gestiti tutti insieme.
Sitografia:
https://www.libertaegiustizia.it/2015/09/18/la-democrazia-dellindifferenza/
https://www.repubblica.it/politica/2025/11/25/news/astensione_elezioni_regionali_2025-425002498/
https://dilei.it/psicologia/indifferenza-uccide/722293/
https://www.serenis.it/articoli/indifferenza/
https://psicologiainrete.jimdofree.com/articoli/sincronicità/indifferenza/
https://www.research.unipd.it/handle/11577/1375714
https://www.cortiledeigentili.com/volontariato-una-lancella-nel-pozzo-dellindifferenza-sociale/
di Annalisa Ji, 4A AFM
Molti studenti affrontano lo studio con un approccio puramente strumentale, limitandosi a prepararsi negli ultimi giorni prima di una verifica o interrogazione con l’unico obiettivo di ottenere un buon voto. Per loro, il risultato numerico è ciò che conta, mentre il processo di apprendimento viene completamente trascurato. Questo è un grande peccato poiché il sapere rappresenta un vero e proprio potere. Senza un solido fondamento di conoscenze, l’individuo non sviluppa un pensiero autonomo e rischia di accettare passivamente qualsiasi affermazione.
In questi anni con l’avvento dell’Intelligenza Artificiale, è diventato semplicissimo ottenere risposte immediate o addirittura far svolgere i compiti da essa. Molti studenti si affidano all’IA per risolvere attività che richiederebbero invece riflessione personale. Se all’inizio può sembrare una comodità, questa abitudine si trasforma gradualmente in una trappola. Rinunciare a pensare porta all’ “arrugginimento” del cervello. Ci si abitua alla pigrizia mentale e si perde la capacità di analizzare e risolvere problemi in modo autonomo. Al contrario, dedicarsi seriamente allo studio rappresenta un vero e proprio allenamento per la mente: ci rende indipendenti, critici e capaci di interpretare la realtà con le nostre forze.
Studiare non significa solo memorizzare nozioni per un compito o una verifica. È un vero e proprio viaggio che ci fa crescere come persone mature e consapevoli. Quando impariamo davvero qualcosa, quella non rimane fuori di noi: entra a far parte del nostro modo di pensare e di vedere il mondo. Ci aiuta a capire meglio chi siamo e ciò che ci circonda.
Una persona con una buona cultura è come una casa con molte finestre: può osservare la realtà da prospettive diverse, sa fare domande, confrontare le idee e non ha paura di esprimere il proprio disaccordo. Al contrario, chi non possiede questi “strumenti” per leggere il mondo è più facilmente influenzabile e manipolabile, perché non ha sviluppato gli “anticorpi” necessari per difendere le proprie idee.
Ma come si fa ad appassionarsi allo studio?
Sicuramente gli insegnanti svolgono un ruolo decisivo, infatti un insegnante che spiega con passione, che prepara le sue lezioni, rende l’atmosfera più vivace e usare metodi innovativi può far amare agli studenti lo studio.
Trasformare l’ascolto passivo in esplorazione attiva è un passo molto importante e indispensabile. Quindi ritengo che un modo molto efficace è fare lezioni interattive, in cui si impara facendo. Ad esempio, ho partecipato a un progetto chiamato “Settimana delle lingue”. In quel periodo, l’insegnante non ci faceva più “lezione standard”. Preparava attività coinvolgenti: ci mostrava immagini divertenti e ci chiedeva di inventare didascalie umoristiche, per creare le nostre personali sticker. Mentre ci divertivamo, le nuove parole entravano subito nella nostra mente.
Credo che sia importante trasformare la conoscenza astratta in qualcosa di concreto e utile. Quando gli studenti acquisiscono competenze attraverso l’esperienza diretta, arriva il giorno in cui riescono ad applicarle nella vita reale e provano una grande soddisfazione. La conoscenza smette di essere un simbolo freddo sui libri e diventa qualcosa di vivo. Quella soddisfazione che si prova creando con le proprie mani o risolvendo un problema vero è molto più gratificante di un buon voto a scuola.
Il coinvolgimento e l’interazione aiutano l’apprendimento, ma non si deve dimenticare che il raggiungimento degli obiettivi passa anche dall’impegno, dalla dedizione, dalla fatica.
E tu, la prossima volta che aprirai un libro o dovrai svolgere un compito, lo farai soltanto per ottenere un voto, o per conquistare un nuovo frammento di libertà interiore?
di Simon Ye, 4D SIA
L’Unione Europea si trova oggi in una fase di crisi, anche perché non è uno Stato unico, ma un insieme di Paesi con interessi diversi e ciò può comportare maggiori difficoltà e divisioni
Le decisioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, hanno influenzato gran parte del mondo, in particolare i Paesi europei. In passato, poiché gli Stati Uniti fornivano all’Europa aiuti economici e militari, molti Stati europei hanno sempre riposto grande fiducia negli USA, considerandoli un alleato fondamentale. Si può dire che Europa e Stati Uniti condividevano gli stessi obiettivi strategici. Oggi, però, lo scenario internazionale è cambiato: gli Stati Uniti non appaiono più un alleato stabile e prevedibile, e l’equilibrio mondiale risulta sempre più fragile.
In questo nuovo contesto, l’Unione Europea ha mostrato le sue debolezze strutturali. Per molto tempo, infatti, i Paesi membri hanno beneficiato del sostegno americano e non hanno investito abbastanza nello sviluppo di una vera autonomia europea, in ambito militare, ma anche economico e soprattutto politico. Di conseguenza, l’UE è diventata fortemente dipendente dagli Stati Uniti, e ora fatica a reagire in modo unitario. Inoltre, spesso ogni Stato membro tende a difendere i propri interessi nazionali, come nel caso di alcuni Paesi che si concentrano solo sui problemi economici interni, senza considerare il bene comune europeo.
Per superare questa situazione difficile, è necessario un maggiore impegno collettivo. Una possibile soluzione potrebbe essere rafforzare l’integrazione politica, creando istituzioni europee più forti e coordinate, pur rispettando le differenze tra gli Stati. Inoltre bisognerebbe alleggerire il processo decisionale perchè spesso ci sono lunghi tempi di attesa e il blocco delle scelte politiche per la necessità di unanimità in settori chiave come la politica estera, la difesa, la fiscalità e l'adesione di nuovi membri. Sono sicuramente importanti la cautela, la certezza di un ampio consenso e la garanzia della rappresentanza di tutti, ma oggi ci sono sfide di grande portata che hanno bisogno di risposte veloci. Un altro passo importante sarebbe investire maggiormente in una difesa comune europea, così da non dipendere completamente da alleati esterni. Inoltre, l’Unione Europea dovrebbe sviluppare una politica estera più autonoma, capace di parlare con una sola voce nei confronti delle grandi potenze mondiali. L'ex presidente del Consiglio, Mario Draghi, il 2 febbraio intervenendo dal podio dell’Università belga di Leuven ha dichiarato : “ L’ordine globale è defunto. L’Europa rischia di venire sottomessa, divisa e deindustrializzata: serve un federalismo pragmatico»
Concretamente Draghi propone che l’ UE passi da una confederazione a una federazione (federalismo) per essere rispettata come una potenza e negoziare come un unico soggetto politico in grado di fronteggiare le grandi sfide globali. L’ idea di Trump è affermare il dominio degli USA e frammentare l’ Europa, ma se si adotta questa proposta, forse il vecchio continente sarà in grado di prevenire la deriva. Infine, sarebbe fondamentale rafforzare la cooperazione economica interna, riducendo le disuguaglianze tra i Paesi membri e aumentando la solidarietà.
Dal 13 al 15 febbraio il presidente del Consiglio europeo, António Costa, ha riunito in Belgio i leader dell'UE per una sessione di incontri dedicati al rafforzamento del mercato unico in un nuovo contesto geopolitico. I punti trattati sono stati molti: dalla difesa, all’economia, alla geopolitica. Nonostante le divisioni, i leader sono consapevoli delle difficoltà del momento storico e della necessità che bisogna agire in maniera veloce per trovare soluzioni adeguate e condivise.
In conclusione, la crisi dell’Unione Europea rappresenta una grande sfida, ma anche un’opportunità di crescita. Se gli Stati membri riusciranno a collaborare in modo più unito e responsabile, l’UE potrà rafforzarsi e diventare più autonoma e stabile a livello internazionale. Tramite coesione, dialogo, visione comune e anche azione concreta l’Europa potrà affrontare efficacemente le difficoltà del presente e del futuro.