WAKO WORLD CHAMPIONSHIP E I VALORI DELLO SPORT SECONDO IL MAESTRO MARTORANA
di Tommaso Parise, 2G TUR
La Wako, società sportiva a livello internazionale che si occupa del settore della kick boxing, ha organizzato dal 21 al 30 Novembre ad Abu Dhabi i mondiali di kick boxing ai quali partecipano i più forti e tecnici combattenti provenienti da tutto il mondo. A rappresentare l’Italia ci sono 70 combattenti tra le categorie juniores (dai 16 ai 18 anni), seniores (dai 19 ai 40 anni) e master (dai 41 ai 50 anni).
Questa disciplina nasce negli anni 60’ in Giappone da alcune gare di karate a contatto pieno e all'inizio degli anni 70’ alcuni maestri, dato che queste competizioni stavano iniziando ad appassionare molte persone, decisero di unire le tecniche di pugno del pugilato con le tecniche di calcio del karate e del taekwondo e da qui nacque la kickboxing, che divenne popolare a livello globale negli anni 80’ grazie al successo negli USA. I maggiori tornei organizzati erano e sono quello WKA e ISKA di cui ricordiamo il kick boxer e pugile italiano Mattia Faraoni che ha vinto il titolo mondiale ISKA 2025. Ritornando al mondiale di Abu Dhabi ho deciso di intervistare uno dei partecipanti, il mio maestro di Kung Fu, per far sapere a tutti le emozioni che prova un combattente ad un evento di queste dimensioni, ma anche diffondere la cultura dello sport tra i giovani, di seguito la mia intervista.
Come si chiama e quanti anni ha?
Mi chiamo Martorana Marco ed ho 49 anni.
Cosa fa nella vita oltre a essere un combattente?
Oltre ad essere un combattente ed istruttore sono anche un commerciante al dettaglio.
So che lei parteciperà al mondiale ad Abu Dhabi, cosa prova alla vigilia di questa esperienza?
Sono molto emozionato ed entusiasta perché non credevo di poter vivere un’esperienza del genere a 49 anni.
Pur avendo una età già matura, cosa l’ha spinta a partecipare?
Mi ha spinto la voglia di continuare a confrontarmi col prossimo e con me stesso per dimostrare ai miei allievi che nulla è impossibile se continuiamo a crederci e soprattutto ad allenarci con impegno, costanza e passione.
Secondo lei da cosa può essere causato il numero in diminuzione dei ragazzi che praticano sport?
Secondo me, è il troppo benessere che è stato concesso ai ragazzi negli ultimi anni e l’uso irresponsabile del telefono che li ha fatti chiudere in se stessi e li ha resi impauriti di confrontarsi con il mondo esterno.
Cosa pensa delle persone che scommettono negli sport, potrebbe raccontarci delle esperienze che hanno coinvolto qualcuno che conosce?
Penso che sia una cosa sbagliata a prescindere dall’età che si abbia, specialmente se fatta da degli adolescenti che scommettono sui loro coetanei, come mi è capitato di vedere. Probabilmente sono stati influenzati in modo negativo da adulti che scommettevano e hanno iniziato a farlo anche loro. Bisogna tornare ai valori più puri dello sport.