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Descrizione del funzionamento cerebrale e della possibilità, attraverso l'ascolto e l'empatia, di raggiungere una sincronia cerebrale che permette la reciproca influenza, anche terapeutica.
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Description of brain functioning and the possibility, through listening and empathy, to achieve a cerebral synchrony that allows mutual influence, even therapeutic.
PER CURARE IL CERVELLO PARLIAMOGLI IN FRATTALE | Franca Tecchio | TEDxCNR link
La prima volta che sono uscita col mio futuro marito,
ho indossato una giacchetta verde chiaro, attillata,
sotto un'ampia mantella di un azzurro glicine polvere.
Ho messo un profumo ambrato.
Quando sono salita in macchina ho avuto la sensazione
di entrare in un mare di musica.
A un certo punto la canzone di Paolo Conte diceva:
"Che tengono le porte aperte davanti alla primavera".
Certo, tutta la sera ci badavamo l'un l'altro.
Stavamo attenti a cosa stava succedendo tra noi.
Io badavo a quanto i miei gesti, le mie parole, arrivassero a lui,
che effetto facessero su di lui.
E lui badava a quanto le sue parole e i suoi gesti facessero effetto su di me.
Questo cercarsi a vicenda, guardarsi a vicenda,
ascoltarsi a vicenda,
a un certo punto è arrivato a sintonizzarci.
Questo momento della conversione,
questo momento in cui ci siamo capiti,
questo momento del "ting" non me lo dimentico
e ha aperto una parte meravigliosa della nostra vita.
Adesso, rientriamo in quella sera cogli occhi da neuroscienziato.
Cosa troviamo?
Troviamo due persone che cambiavano il cervello dell'altro.
Io il suo, lui il mio.
Certo, dovevamo usare i nostri sensi.
Io avevo privilegiato la vista con l'abito,
avevo privilegiato l'olfatto con il profumo.
Lui aveva privilegiato l'udito con la musica.
Avremmo potuto usare gli altri due sensi.
Provare a prenderci per la gola, quindi il gusto.
Al tatto, alle carezze si arriva tipicamente dopo.
Questo meraviglioso senso
arriva un po' per ultimo di solito nei rapporti umani.
Usavamo i nostri sensi per arrivare all'altra persona.
Ma, soprattutto, per ascoltare quello che succedeva tra noi.
Per capire se i gesti che noi attuavamo,
i nostri sguardi, le nostre parole,
ci avvicinavano o ci allontanavano.
Ascoltavamo il feedback.
Fino a che, a un certo punto, ci si sintonizza.
In effetti, se nel momento del "ting" fossimo entrati nel mio cervello
o nel suo, avremmo trovato reti di neuroni sincroni,
che sparavano all'unisono, come musica in un'orchestra.
E sapete che fa questa sincronia?
Cambia il cervello.
Queste sincronie che si compongono
di vaste aree fino a regioni più limitate,
fino a singoli neuroni,
hanno la capacità di cambiarci.
Quando due stimoli
arrivano insieme ad un singolo neurone,
quel neurone cambia la sua probabilità di mandare un segnale.
Ma dovete ragionare che il neurone può fare due cose:
o stare spento o accendere.
O aspettare o attivarsi.
O decidere che fare, oppure sparare.
Questo termine un po' maschile per il potenziale d'azione,
questo messaggio che i neuroni mandano
e ha come unico effetto di arrivare ad altri neuroni.
Quindi il neurone o aspetta - un'attesa molto attiva
perché ragiona se rimarrà spento o si accenderà -
oppure comunica.
Quindi il neurone, l'unica cosa che può fare
è comunicare e quindi aver cambiato attraverso
quella sincronizzazione
la probabilità di mandare questo messaggio
e cambiare tutto quello che il neurone può fare.
Cambiare il neurone,
ma abbiamo detto che questi meccanismi
di feedback, sincronie e plasticità si presentano dal singolo elemento
a gruppi vasti, a reti ampie che coinvolgono tutti i neuroni
del nostro cervello, al nostro cervello per intero.
Questa capacità di creare nuove configurazioni di reti è proprio quello
che chiamiamo plasticità cerebrale:
la nostra capacità di produrre nuovi comportamenti
per soddisfare bisogni nostri o altrui.
Abbiamo detto che questo trio (feedback, sincronia e plasticità)
fa funzionare il nostro singolo neurone come tutto il nostro cervello.
Quando ci troviamo davanti
a sistemi che hanno una stessa struttura,
che si ripresenta in diverse dimensioni,
in diversi ordini di grandezza,
siamo davanti a un frattale.
Qua trovate l'esempio che anche Mandelbrot,
quando studiò e approfondì
la conoscenza ,di questi sistemi negli anni '70, utilizzò.
E vedete che il tutto è formato da blocchetti che assomigliano
al tutto e ciascuno di loro
è a sua volta formato da piccoli blocchetti
che assomigliano al tutto.
Quando un sistema ha questa proprietà,
Mandelbrot si accorse che è possibile misurarne la dimensione.
Trovare un numero che lo caratterizza.
È un numero tipicamente frazionario.
E da qui il nome di "frattali".
Con in nostro gruppo CNR, che qui vedete come sia
attualmente in splendida forma,
abbiamo capito che l'attività dei neuroni è frattale.
Cioè è possibile determinare un numero, la dimensione
di questi neuroni proprio perché l'attività che genera
ciascuna regione del nostro cervello
ha questa caratteristica
di pattern che ritornano in diverse scale di tempo
e questo permette di associare a ciascuna regione
un numero, che è la sua dimensione frattale.
E quindi distingue le diverse regioni del nostro cervello
attraverso questo numero.
Abbiamo detto che per poter innescare questo potentissimo
meccanismo di adattamento fatto di feedback, sincronia,
plasticità, servono i nostri sensi.
Quando il nostro cervello si ammala è come se questi
sensi non bastassero più.
È come se noi non potessimo più raggiungerlo.
Se qualcuno di noi ha avuto una persona malata vicina
vede che quello che dice non arriva più,
non sembra possibile più comunicare.
Anche tra le persone, tra chi più si vuole bene, nei rapporti umani
è un'esperienza ben comune che a fronte di grandi intese
ci sono momenti in cui non ci si capisce,
in cui ci si scontra, in cui si litiga.
E qual è il suggerimento più saggio in questo caso?
Ascoltare.
E così noi abbiamo detto: perché non ci mettiamo
in ascolto del cervello di queste persone?
L'abbiamo fatto con l'elettroencefalografia,
che è una tecnica che permette di misurare direttamente
l'attività elettrica prodotta dai nostri neuroni.
Produce dei segnali, che come vedete qui
sulla vostra destra, sono molto complicati.
E questo li rende meno famosi dei loro fratelli belli,
quello che viene dalla risonanza magnetica funzionale.
Ma l'incredibile è che quei colori
sulla nostra testa mentre elaboriamo, mentre facciamo
qualcosa, sono dovuti a una complessa mistura
di volume a riposo, flusso sanguigno
e consumo d'ossigeno.
Quindi misure complesse e indirettamente legate
all'attività neuronale.
Mentre quello che sottostà
a quegli strani segnali
è proprio quello attraverso cui il nostro cervello
ci permette di capire, di ragionare, di decidere,
di agire.
Così noi ci siamo dedicati a quei segnali
e abbiamo provato a risolvere, in questo modo nuovo,
il problema aperto di capire chi genera questi segnali.
Di capire effettivamente quali sono le regioni cerebrali
che mandano un segnale che abbia problemi, oppure no.
E così abbiamo, l'avrete intuito,
usato la dimensione frattale.
Abbiamo calcolato la dimensione frattale
di determinate regioni del nostro cervello
cercando di capire se erano nella norma,
avendo la capacità di distinguere queste regioni tra loro
o se occorresse qualche problema.
Come tra persone quando ci troviamo in difficoltà
e finalmente capiamo qual è il suo problema,
siamo in grado di adattare i nostri pensieri,
i nostri ragionamenti, i nostri argomenti
per arrivare a capirci nuovamente.
Così abbiamo detto: ma perché non facciamo
lo stesso con queste persone?
Perché non proviamo a parlare direttamente al loro cervello?
E, in effetti, esiste ad oggi un modo per usare
quello stesso linguaggio: questo linguaggio
fatto di attività elettrica.
Abbiamo detto che i neuroni fanno tutto quello
che noi sappiamo fare, scambiandosi segnali elettrici
tra loro.
Esistono ad oggi delle tecniche,
che tutte insieme costituiscono la neuromodulazione,
tecniche che permettono di modificare l'attività
di determinate regioni del nostro cervello,
modificandone quindi la connessione con il resto del cervello
e quindi la funzionalità.
Noi in particolare abbiamo usato
la stimolazione in corrente e quindi quella che più
direttamente usa proprio correnti elettriche
mandate a determinate regioni per modificarne l'attività.
Ci siamo dedicati a malati di sclerosi multipla.
Una gravissima malattia del cervello
che tra tanti sintomi ne crea uno che è ritenuto
il più invalidante dalla metà di queste persone:
la fatica.
La fatica è qualcosa che tutti noi conosciamo.
È così fisiologica che abbiamo pensato che Dio dovesse riposarsi
per un settimo del tempo.
Ma per queste persone diventa una condizione
così faticosa, così cronica, da impedirgli prima il piacere
di fare le cose più semplici:
camminare, stare con gli amici
e certamente lavorare.
Fino a impedirgli di fare tutte queste cose.
Cosa abbiamo pensato?
Ascoltiamo bene il loro cervello.
Lo abbiamo fatto
e abbiamo trovato effettivamente una regione del loro cervello
la cui voce diventava sempre più fioca,
sempre più gracchiante
al crescere del sintomo fatica.
E allora abbiamo detto:
adattiamo a queste persone una neuromodulazione
che era stata in grado in persone sane
di renderle più resistenti alla fatica.
In quel caso si chiedeva alle persone di comprimere
con la loro mano, con la maggior forza
per il maggior tempo possibile.
Dopo la neuromodulazione erano in grado di mantenere
questa compressione più a lungo.
Si affaticavano di meno.
Così abbiamo detto: adattiamo questo intervento
al problema che hanno queste persone con fatica.
E abbiamo indirizzato quella neuromodulazione
proprio alla regione la cui sofferenza
cresceva al crescere della fatica.
L'abbiamo fatto
ed eccezionalmente
la mente di queste persone ha capito.
Queste persone soffrivano di meno.
In realtà c'è qualcosa di eccezionale,
perché siamo riusciti
a innescare quei meccanismi plastici che normalmente
hanno bisogno di quel trio a cui servono i nostri sensi,
andando direttamente a sincronizzarci sul loro cervello.
Sulle loro aree cerebrali.
E questo era particolarmente adatto a questi pazienti
perché loro avevano proprio una difficoltà
di comunicazione interna al loro cervello.
Dovete sapere che quando noi ci muoviamo
ci aspettiamo un accordo tra il segnale che abbiamo mandato
al nostro arto e quello che ci proviene.
Se questo accordo non c'è, aggiustiamo il tiro.
Per questi pazienti questo accordo mancava
per una comunicazione proprio dell'ultima stazione
cerebrale, ma loro continuavano a compensare
e a correggere
e quindi si affaticavano.
Dopo l'intervento, hanno potuto recuperare
una fluidità del movimento proprio perché
si era in parte ristabilita quella comunicazione
all'interno del loro cervello.
A questo punto siamo fiduciosi
di aver portato una piccola rivoluzione
nella possibilità di curare le malattie cerebrali.
Quando è possibile trovare delle regioni
la cui sofferenza associa al sintomo che vogliamo curare
possiamo provare a costruire la neuromodulazione adatta
a quella persona.
Personalizzare l'intervento
per compensare il danno.
E c'è un'ultima cosa, oltre a come fare
quando la nostra testa si ammala,
che può essere una nuova via.
E riguarda un po' tutti noi.
Probabilmente molti di voi avranno pensato:
"Beh, le neuroscienze stanno scoprendo
l'acqua calda".
Per capire, per capirsi, dobbiamo ascoltare,
badare a ché i nostri gesti producano gli effetti
che speravamo.
Altrimenti, correggerli,
adattarli per arrivare in sintonia.
E in effetti è proprio un po' così.
Le neuroscienze ci dicono questo.
Però mentre noi ci troviamo continuamente
a dimenticarlo, sembra che noi dobbiamo continuamente
riscoprire questa verità,
i nostri piccoli neuroni non se la sono scordata mai,
se la ricordano
e se la ricorderanno sempre.
Grazie.
Cos’è l’intelligenza numerica nell’uomo? Daniela Lucangeli spiega come e in che momento possiamo intervenire per potenziarne lo sviluppo.
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What is numerical intelligence in humans? Daniela Lucangeli explains how and at what moment we can intervene to enhance its development.
Come potenziare l’intelligenza numerica | Daniela Lucangeli | TEDxCaFoscariU link
Ribollitore biochimico che produce energia...", "...basta una goccia di emozione...", "L'emozione è più potente del sistema cognitivo. E' il grande decisore", "Pandemia di guarigione...". Termini e concetti essenziali per una comprensione del tema.
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"Biochemical reboiler that produces energy ... ", " ... a drop of emotion is enough ... ", "Emotion is more powerful than the cognitive system. He is the great decision maker", "Pandemic of healing ...". Terms and concepts essential to understand the topic.
Emotional short-circuits: the intelligence behind mistakes | Daniela Lucangeli | TEDxM link
Mi ci vuole un respiro,
per parlare di corto circuiti emozionali.
Potrei chiedervi di venire qui e guardarvi,
e il corto circuito partirebbe.
Mi occupo di bimbi che non ce la fanno
e di bimbi che fanno fatica a scuola,
di bimbi che fanno fatica a crescere,
di bimbi che non si sentono capiti, di bimbi che soffrono.
E questo ha modificato la mia storia di scienziato.
Quindi l'altro giorno ero in un polo apprendimento,
che è dove aiuto questi bimbi,
e in questo polo apprendimento
una di queste bimbe mi guardava
perché io ero preoccupata su come iniziare oggi
a parlarvi in pochissimi minuti di cosa facciamo noi,
e del perché sono qui.
E l'ho guardata e le ho detto:
“Sai, non so da dove cominciare”.
Lei mi ha sorriso e mi ha detto:
“Dall'inizio devi cominciare,
si inizia sempre dall'inizio".
E quindi, ecco, lì vedete me
che in qualche modo rappresenta il mio inizio,
il mio inizio di scienziato
e la mia partenza per andare a studiare, a capire - che cosa?
Quello che da un certo punto di vista
mi ha affascinato per tantissimo tempo,
cioè il rapporto tra il cervello e la mente,
tra il cervello e l'anima.
Tra cosa sentiamo,
e com'è possibile che sentiamo così.
E quindi ho passato anni ed anni
ad affascinarmi per questa struttura straordinaria:
il cervello è una struttura straordinaria.
In millesimi di secondo, in questo momento,
voi avete milioni di miliardi di connessioni
che mettono in moto tutta una trasformazione
di ciò che siete stati e di ciò che sarete.
E a modificare tutto questo sono le informazioni che stanno entrando
e che, in qualche modo,
seminano qualche cosa di nuovo
che determina potatura
in ciò che voi siete stati fino ad adesso
e nuove gemmazioni.
Questo miracolo
che misura un meccanismo che si chiama
"Zona di Sviluppo Prossimale"
è uno dei processi più affascinanti della vita:
è quello che rappresenta l'essere vivente
che ciascuno di noi, momento dopo momento,
sceglie di essere.
Quindi, dopo avere studiato tanto tutti questi meccanismi,
sono tornata in Italia.
E che cosa mi è successo?
Ho incontrato un bimbo,
l'ho incontrato in un corridoio verde, di ospedale,
le mura erano veramente terribili,
davano l'idea di qualche cosa
che non curava ma opprimeva.
Questo bimbo aveva otto adulti insieme a lui,
oltre i genitori, gli assistenti vari,
i docenti vari, gli ospedalieri.
E l'infermiera gli ha detto che lì comandavo io.
Quello che io ho fatto
è stato un gesto da lontano, in fondo al corridoio:
cioè mi sono abbassata e gli ho sorriso.
Questo gesto ha fatto sì che lui sia corso verso di me,
mi abbia preso per il camice
e mi abbia detto quella parola che leggete: "iutimi".
Ora, io di questo bimbo non so più niente,
ma quello che so
è che ha cambiato la traiettoria della mia storia da scienziato,
perché ho pensato
che se tutto quello che sapevamo non aiutava un bambino,
e se una comunità intera che si muoveva al punto di dargli otto adulti,
non lo stava aiutando, perché lui chiedeva aiuto
a un estraneo in camice in un corridoio verde d'ospedale,
qualcosa in tutto questo nostro sistema non aiutava.
E quindi mi sono rimessa a studiare
e mi sono rimessa a studiare quello che in termini, così,
di scienze e di deep science,
si chiama "neuroplasticità"
e in termini educativi si chiama
"Potenziamento della Zona di Sviluppo Possibile".
Cioè ho cominciato a studiare
come si potessero esercitare i domini cerebrali
nel determinare miglioramenti nel linguaggio,
nella capacità di concentrazione, di memoria, di attenzione,
di intelligenza numerica.
Sono diventata brava.
Brava al punto che i bimbi cambiavano,
e dal punto di vista delle ricerche avevo grandissimo successo,
perché a livello di ricerca sperimentale
quello che ottenevamo era quello che si chiama proprio
"Potenziale migliore della struttura neuropsicologica individuale".
Se posso darvi un esempio è:
il cervello gemma, in millesimi di secondo,
le memorie che noi imprimiamo attraverso le informazioni che riceviamo.
Quindi, se vogliamo capire
che cosa fa, per esempio, la vita a scuola in un bambino,
basta che facciamo un calcolo,
un calcolo che io diedi al Ministero tanti anni fa, e cioè:
facciamo millesimi di secondo
per centesimi di secondo per decimi di secondo
per secondi, per minuti, per ore,
per giorni, per mesi, per anni che un bimbo sta a scuola:
ottenete un numero che tende all’infinito.
Quel numero misura
quello che ciascuno degli adulti che incontrerà
determina nel suo connettoma:
la trasformazione del suo sé.
È un potere immenso.
E quindi mio figlio, in un tema in seconda elementare,
ha scritto che sua mamma,
quando ha finito di imparare di fare lo scienziato,
si è messa a fare la maestra delle maestre
perché io ho cominciato a spiegare agli insegnanti
che cosa si determinava
nella neuroplasticità e nel potenziale umano.
Ed ero convinta di avercela fatta.
Ma non è stata così. Perché?
Perché qualche tempo dopo,
e in questo ci avviciniamo all’oggi di cui vi voglio parlare,
incontro un altro bimbo,
un bimbo da cui avevamo ottenuto un cambiamento,
in termini di profilo cognitivo, straordinario,
perché aveva recuperato una deviazione standard e mezzo
da quello che si chiama genericamente quoziente di intelligenza generale.
E questo bimbo ad un certo punto mi dice:
“Ma adesso che mi hai tolto gli errori,
mi togli che mi fanno male?"
E io non ero preparata a capire il rapporto
tra l'errore della mente e il dolore nella mente.
E soprattutto non avevo riflettuto
su che cosa fosse il meccanismo del dolore.
Ma se adesso io chiedessi a voi, mille persone adulte,
di ricordarvi della vostra vita e dei vostri errori -
e non intendo gli errori a scuola del leggere, scrivere e far di conto,
ma gli errori della vita,
e vi chiedessi se hanno una traccia più importante nella vostra storia
gli errori che avete fatto o il dolore che vi ha provocato,
e che cos'è che determina la reazione in voi,
penso che la risposta sarebbe unanime:
è il dolore che determina la risposta.
Ma cosa fa il dolore?
Per spiegarvelo in pochissimi minuti, altrimenti mi sgridano,
vi chiedo dei gradi di libertà,
cioè vi chiedo di fare
quello che, in qualche modo, ci aiuta a capire subito.
Datevi una pizzicata, ma forte, ma proprio una pizzicata.
E vi chiedo: questo che cos’è, dolore o sofferenza?
È dolore.
Perché abbiamo milioni di alert
che dalla struttura che noi andiamo a colpire
ci mandano delle informazioni neuroelettriche.
Perché dal cervello attraverso il sistema nervoso periferico
questo ribollitore biochimico che produce energia
manda informazioni e dice: “Alert! Ti duole”.
Perché ci dice “ti duole"?
Perché ci dobbiamo ricordare
che non dobbiamo più ricorrere a quel determinato tipo di situazione,
perché ci fa male.
Quindi va a tracciare le memorie, perché dice:
scappa da di là, che ti duole.
Allora cosa sono queste emozioni straordinarie?
Ecco voi potete leggere:
sono processi incredibili a livello neurofunzionale.
Ai miei studenti lo spiego
questo ribollitore biochimico che produce energia
perché noi dormiamo e produciamo tre Hertz,
siamo svegli come in questo momento e ne produciamo nove.
Ma basta un’emozione, una goccia qualunque di emozione
come quella che adesso provo io
e che fa sì che sebbene io spieghi queste cose a contesti molto più complessi
io sia molto più emozionata adesso,
perché ho uno scopo grande, quello di parlare con voi.
E alla fine ve lo dirò.
E questa emozione è talmente potente
che sebbene il mio cervello sia molto addestrato,
la mia voce la manifesta.
E io non riesco a controllare la voce
perché l'emozione è più potente del sistema cognitivo,
è il grande decisore.
Ed è un decisore intelligente che però ha solo due risposte,
e la risposte sono: “mi duole” o “mi fa bene”
“mi duole" o "mi fa bene".
Le emozioni nascono, nel nostro sistema evolutivo,
per dirci: “scappa" se ci duole, “tieni e cerca" se ci fa bene.
E come ce lo dice?
Ce lo dice attraverso un meccanismo, straordinario, di tipo hertziale.
Se noi abbiamo un momento di gioia, abbiamo un picco hertziale
in cui l'onda che si manifesta è un'onda ad altissima intensità,
ma breve breve breve.
E perché un'onda ad altissima intensità è breve breve breve?
Perché deve tracciarla, la memoria di gioia;
ma siccome la gioia fa bene,
come ogni meccanismo che fa bene il cervello lo deve cercare ancora
E quindi c'è l’ha breve, il momento di gioia,
perché così si innescherà il meccanismo della ricerca della gioia.
Ma se invece della gioia noi proviamo angoscia, ansia, paura,
allora l’onda è molto diversa.
Perché è a bassa intensità, sta sotto soglia coscienza,
non si fa vedere dalla mente, sta lì sotto.
Perché deve dare un alert che dice:
Ricorda, ricorda, ricorda, ricorda.
Scappa da di qua, che ti duole. Scappa da di qua, che ti duole.
Ed ecco che i nostri circuiti vengono percorsi da onde
che dicono: scappa, perché ti duole.
E l'energia che produciamo è un'energia che ci dice:
"Scappa che c'è dolore".
Sembra che non ci sia via d'uscita.
E invece c’è, eccome.
Vi ho detto che non è la mente che controlla le emozioni.
Questa è una grandissima illusione.
Da scienziato cognitivo, ad un certo punto ho dovuto arrendermi.
Provocatevi il conforto, per esempio, come emozione.
Ci riuscite?
Provocatevi l’intesa.
Adesso ordinatevi di provare intesa l'uno verso l’altro.
Non ci si riesce!
Ma guardate che abbiamo degli interruttori,
e questi interruttori sono catalizzatori.
Non possiamo accendere la luce, qui dentro, con la forza del pensiero:
dobbiamo andare all'interruttore giusto!
E l'interruttore giusto per le emozioni lo dobbiamo capire qual è.
Per esempio, se vi chiedo,
per piacere, guardatevi negli occhi l'un l'altro con intesa, vai.
Per piacere, abbracciatevi 30 secondi, dai, coraggio!
Per piacere, fatevi una carezza, una carezza di conforto.
Se adesso noi misurassimo il battito cardiaco,
misurassimo la temperatura,
guardassimo indicatori come il colore della pelle,
e l’acidità del sudore che è stato emanato,
noi avremo tutto un cambio di indici
perché noi abbiamo attivato circuiti neuroelettrici potentissimi.
Questi sono gli organizzatori, questi sono gli interruttori.
Pensate che trenta secondi di abbraccio
comandano all'amigdala di produrre l’ossitocina,
l'ormone che determina, nel momento del parto,
la possibilità di una donna di resistere al dolore!
Trenta secondi di abbraccio.
Quindi, come dice mio figlio,
io adesso mi sono messa ad andare in giro a spiegare alla gente
che l’imparare a guardare i bambini negli occhi,
l’imparare ad abbracciarli, l’imparare ad accarezzarli,
implica mettere nel circuito delle memorie permanenti
che sono di emozioni che costruiscono ben-essere
e non mal-essere.
È acqua e pane.
La scienza è ritornata all'acqua e pane.
E in quali memorie vanno le emozioni?
Le emozioni, è interessante,
perché mentre noi impieghiamo tantissima fatica, per esempio,
per studiare, per ricordare,
noi lì andiamo in consumo di energia.
Le memorie che invece vengono determinate da una traccia immediata
sono le memorie che tengono emozioni.
Ma se allora noi,
ad un certo punto del nostro cortocircuito emozionale,
facciamo qualcosa come quello che accade sempre,
cioè mentre per esempio io studio, imparo, faccio fatica, sperimento ansia,
la mia memoria mette in memoria ciò che studio
ma anche l'ansia con cui ce l'ho messo.
E quando ritorno a prendere dal cassettino della mia memoria
ciò che ho studiato,
riprendo non soltanto le informazioni che ci ho messo,
ma anche le emozioni con cui l’ho tracciato.
E quindi l'ansia entra nel circuito
e diventa un'informazione che mi manda in corto.
E se io apprendo con paura, io recupererò la paura;
e se io apprendo con senso di disistima, io riprenderò la disistima.
Ma se io apprendo con sfida a me stesso, io riprenderò la sfida a me stesso.
E questo, vi ho detto prima, avviene per millesimi di secondo
fino ad anni di tempo
in cui il sistema educante
può determinare inquinamento nei circuiti mentali
o pandemia di guarigione.
E io sono per questa pandemia di guarigione,
anche perché da persona di scienza quello che devo leggere
sono anche le scienze a fianco.
E le ricerche sull'epigenetica mi hanno fatto tremare.
Perché? Perché studiando cosa accade ai topolini
che durante la gravidanza vengono messi nell'acqua ghiacciata,
e poi vengono fatti partorire,
ci si è accorti, e sono dei dati che ci devono far pensare,
che non accade solo ai topi,
che i loro cuccioli restano con l'alert della paura
per tre generazioni almeno.
Cioè è come se le memorie del dolore
non fossero soltanto individuali, ma transgenerazionali.
Questo significa che noi tramandiamo, per proteggere i nostri figli,
ciò da cui si devono proteggere.
Quali sono le due emozioni più preoccupanti,
e che preoccupano più me?
Il senso di colpa e la paura.
Di queste non vi posso parlare,
ma vi posso dire quali sono le emozioni antagoniste.
Al senso di colpa,
il grande antagonista è il diritto all’errore.
Se noi ci mettiamo in questa consapevolezza
che dobbiamo far crescere i nostri figli nel diritto all’errore,
nell'errore come un processo di modifica e di miglioramento continuo,
cambia il livello di consapevolezza.
Abbiamo detto sussurri e voci.
Beh, se noi diciamo “bravo";"Bravo."; "Bravo!”
noi diamo informazioni completamente differenti
perché è l'emozione che facciamo transitare
attraverso l'indicatore che stiamo utilizzando
che va a quel grande decisore e gli dice: "Proteggiti", o "Non proteggerti".
Adesso vi racconto dell'ultimo bambino
perché ho diciotto secondi.
Questo ultimo bambino vi dice perché sono venuta qui,
facendo una follia, tra un congresso e l’altro,
perché sono in partenza per Parigi per un congresso sul cervello
che mi mette molta più ansia ancora.
Quindi non è una buona giornata.
Ma allora, perché sono venuta qui?
Ve lo dico con la storia di Anselmo.
Anselmo è un bimbo Asperger ad altissimo funzionamento cognitivo.
Come “Rain Man”, per darvi un’idea.
L’ho incontrato qualche anno fa perché i genitori, due medici,
mi hanno detto:
"Tu aiuti tanti bimbi nelle loro difficoltà.
Aiuta anche lui che parla quattro lingue, risolve problemi di matematica
come se fosse al secondo anno di università,
disegna il Duomo di Milano in pochi secondi senza errori,
ma basta guardarlo e si agita
e va in tutti quei comportamenti tipici,
prototipici delle sindromi autistiche importanti.
E quindi io non avevo mai provato ad aiutare un bimbo
in quella che è la zona di sviluppo prossimale delle emozioni.
Ma ho pensato che in questo cervello straordinario,
se le due strutture sono strutture che sincronicamente collaborano,
io potevo aiutare le emozioni con la cognizione.
E cosa ho fatto?
Gli ho chiesto di segnare in un quaderno
tutte le cose che lui riteneva fargli paura, angoscia,
metterlo in vulnerabilità.
E a ognuna di queste,
collegare la strategia con cui vincerla, questa vulnerabilità.
Questa strategia non aveva importanza che fosse particolarmente sofisticata.
Il più delle volte era una strategia del tutto sua,
come battere i piedi a terra, battere e schioccare le dita;
ma questo faceva sì
che questo flusso di corrente dell'ansia se ne andasse.
Quindi lui ha compilato quaderni e quaderni
di queste sue soluzioni,
ed è venuto a presentarlo a un congresso di 100 insegnanti.
Avevamo addestrato, sentite la parola, lui
a non avere momenti di reazione non favorevole a tanta gente
e tutte le insegnanti a non comportarsi in maniera di agitarlo.
Ma ad un certo punto, mentre lui parlava,
una delle insegnanti si emoziona, si mette a piangere,
si alza e applaude.
Quindi tutte le insegnanti,
100 insegnanti si mettono a piangere,
si alzano e applaudono, si commuovono.
Quindi lui va in panico e mi scappa dietro una tenda.
Lo vado a prendere, battiamo per terra, lo prendo per il mignolo,
ci troviamo ad una cioccolata - e devo finire veloce veloce,
e alla cioccolata lui mi dice:
"Lucangeli, l'hai visto il moltiplicatore?”
Io dico: "No, veramente. Cosa vuoi dire?”
“C'erano 100 insegnanti, Lucangeli, alcuni giovani, alcuni non tanto.
Quindi in media resteranno altri 25 anni a scuola.
Ognuno di loro avrà 25 alunni almeno, in classe.
Quindi con questa ora di lezione,
io ho aiutato, nella mia vita, 62500 bambini."
E io sono qui per questo.
(Applausi)
Sono qui, e voglio dirlo,
perché voi mi aiutiate a fare della scienza servizievole.
Sono qui, e voglio dirlo perché voi mi aiutate -
e ci aiutiate, perché siamo in tanti,
a fare della scienza servizievole,
e a fare in modo che si diventi molti, molti, molti di più di 62.500 persone.
Grazie, buona vita.
After watching this, your brain will not be the same | Lara Boyd | TEDxVancouver link
So how do we learn?
And why does some of us learn things more easily than others?
So, as I just mentioned, I'm Dr. Lara Boyd.
I am a brain researcher here at the University of British Columbia.
These are the questions that fascinate me.
(Cheers) (Applause)
So brain research is one of the great frontiers
in the understanding of human physiology,
and also in the consideration of what makes us who we are.
It's an amazing time to be a brain researcher,
and I would argue to you
that I have the most interesting job in the world.
What we know about the brain is changing at a breathtaking pace.
And much of what we thought we knew and understood about the brain
turns out to be not true or incomplete.
Some of these misconceptions are more obvious than others.
For example, we used to think
that after childhood the brain did not, really could not change.
And it turns out that nothing could be farther from the truth.
Another misconception about the brain
is that you only use parts of it at any given time
and it's silent when you do nothing.
Well, this is also untrue.
It turns out that even when you're at a rest
and thinking of nothing, your brain is highly active.
So it's been advances in technology, such as MRI,
that's allowed us to make these and many other important discoveries.
And perhaps the most exciting,
the most interesting and transformative of these discoveries
is that, every time you learn a new fact or skill,
you change your brain.
It's something we call neuroplasticity.
So as little as 25 years ago, we thought that after about puberty,
the only changes that took place in the brain were negative:
the loss of brain cells with aging,
the result of damage, like a stroke.
And then, studies began to show remarkable amounts
of reorganization in the adult brain.
And the ensuing research has shown us
that all of our behaviors change our brain.
That these changes are not limited by age,
it's a good news right?
And in fact, they are taking place all the time.
And very importantly,
brain reorganization helps to support recovery
after you damage your brain.
The key to each of these changes is neuroplasticity.
So what does it look like?
Your brain can change
So your brain can change in three very basic ways
to support learning.
And the first is chemical.
So your brain actually functions by transferring chemicals signals
between brain cells, what we call neurons,
and this triggered a series of actions and reactions.
So to support learning, your brain can increase the amount
or the concentrations of these chemical signaling
that's taking place between neurons.
Because this change can happen rapidly,
this supports short-term memory
or the short-term improvement in the performance of a motor skill.
The second way that the brain can change to support learning
is by altering its structure.
So during learning, the brain can change the connections between neurons.
Here, the physical structure of the brain is actually changing
so this takes a bit more time.
These type of changes are related to long-term memory,
the long-term improvement in a motor skill.
These processes interact, and let me give you an example of how.
We've all tried to learn a new motor skill,
maybe playing the piano,
maybe learning to juggle.
You've had the experience of getting better and better
within a single session of practice,
and thinking "I have got it."
And then, maybe you return the next day,
and all those improvements from the day before are lost.
What happened?
Well, in the short-term, your brain was able to increase
the chemical signaling between your neurons.
But for some reason, those changes did not induce the structural changes
that are necessary to support long-term memory.
Remember that long-term memories take time.
And what you see in the short term does not reflect learning,
It's these physical changes
that are now going to support long-term memories,
and chemical changes that support short-term memories.
Structural changes also can lead to integrated networks of brain regions
that function together to support learning.
And they can also lead to certain brain regions
that are important for very specific behaviors
to change your structure or to enlarge.
So here's some examples of that.
People who read Braille
have larger hand sensory areas in their brain than those of us who don't.
Your dominant hand motor region, which is on the left side of your brain,
if you are right-handed, is larger than the other side.
And research shows the London taxi cab drivers
who actually have to memorize a map of London to get their taxi cab license,
they have larger brain regions devoted to spatial, or mapping memories.
The last way that your brain can change to support learning
is by altering its function.
As you use a brain region,
It becomes more and more excitable and easy to use again.
And as your brain has these areas that increase their excitability,
the brain shifts how and when they are activated.
With learning, we see
that whole networks of brain activity are shifting and changing.
So neuroplasticity is supported
by chemical, by structural, and by functional changes,
and these are happening across the whole brain.
They can occur in isolation from one or another,
but most often, they take place in concert.
Together, they support learning.
And they're taking place all the time.
I just told you really how awesomely neuroplastic your brain is.
Why cant you learn
Why can't you learn anything you choose to with ease?
Why do our kids sometimes fail in school?
Why as we age do we tend to forget things?
And why don't people fully recover from brain damage?
That is: what is it that limits and facilitates neuroplasticity?
And so this is what I study.
I study specifically how it relates to recovery from stroke.
Recently, stroke dropped
from being the third leading cause of death in the United States
to be the forth leading cause of death.
Great news, right?
But actually, it turns out
that the number of people having a stroke has not declined.
We are just better at keeping people alive after a severe stroke.
It turns out to be very difficult to help the brain recover from stroke.
And frankly,
we have failed to develop effective rehabilitation interventions.
The net result of this is that stroke is the leading cause
of long-term disability in adults in the world;
individuals with stroke are younger
and tending to live longer with that disability,
and research from my group actually shows
that the health-related quality of life of Canadians with stroke has declined.
So clearly we need to be better
at helping people recover from stroke.
This is an enormous societal problem,
and it's one that we are not solving.
So what can be done?
One thing is absolutely clear:
the best driver of neuroplastic change in your brain is your behavior.
The problem is that the dose of behavior, the dose of practice
that's required to learn new and relearn old motor skills,
is very large.
And how to effectively deliver these large doses of practice
is a very difficult problem; It's also a very expensive problem.
So the approach that my research has taken
is to develop therapies that prime or that prepare the brain to learn.
And these have included brain simulation, exercise, and robotics.
But through my research, I've realized that a major limitation
to the development of therapies that speed recovery from stroke
is that patterns of neuroplasticity are highly variable from person to person.
As a researcher, variability used to drive me crazy.
It makes it very difficult to use the statistics
to test your data and your ideas.
And because of this, medical intervention studies are
specifically designed to minimize variability.
But in my research, it's becoming really clear
that the most important, the most informative data we collect
is showing this variability.
So by studying the brain after stroke, we've learned a lot,
and I think these lessons are very valuable in other areas.
The first lesson is
that the primary driver of change in your brain is your behavior,
so there is no neuroplasticity drug you can take.
Nothing is more effective than practice at helping you learn,
and the bottom line is you have to do the work.
And in fact, my research has shown
increased difficulty, increased struggle if you will, during practice,
actually leads to both more learning,
and greater structural change in the brain.
The problem here is that neuroplastcity can work both ways.
It can be positive, you learn something new,
and you refine a motor skill.
And it also can be negative though, you forgot something you once knew,
you become addicted to drugs,
maybe you have chronic pain.
So your brain is tremendously plastic,
and it's been shaped both structurally and functionally by everything you do,
but also by everything that you don't do.
The second lesson we've learned about the brain
is that there is no one-size-fits-all approach to learning.
So there is no recipe for learning.
Consider the popular belief that it takes 10,000 hours of practice
to learn and to master a new motor skill.
I can assure you it's not quite that simple.
For some of us,
it's going to take a lot more practice, and for others it may take far less.
So the shaping of our plastic brains is far too unique
for there to be any single intervention that's going to work for all of us.
This realization has forced us to consider something call personalized medicine.
This is the idea that to optimize outcomes
each individual requires their own intervention.
And the idea actually comes from cancer treatments.
And here it turns out that genetics are very important in matching
certain types of chemotherapy with specific forms of cancer.
My research is showing that this also applies to recovery from stroke.
There're certain characteristics of brain structure and function
we called biomarkers.
And these biomarkers are proving to be very helpful
and helping us to match
specific therapies with individual patients.
The data from my lab suggests it's a combination of biomarkers
that best predicts neuroplastic change and patterns of recovery after stroke.
And that's not surprising, given how complicated the human brain is.
But I also think we can consider this concept much more broadly.
Given the unique structure and function of each of our brains
what we've learned about neuroplasticity after stroke applies to everyone.
Behaviors that you employ in your everyday life are important.
Each of them is changing your brain.
And I believe we have to consider
not just personalized medicine but personalized learning.
The uniqueness of your brain will affect you
both as a learner and also as a teacher.
This idea helps us to understand
why some children can thrive in tradition education settings
and others don't;
why some of us can learn languages easily
and yet, others can pick up any sport and excel.
So when you leave this room today,
your brain will not be the same as when you entered this morning.
And I think that's pretty amazing.
But each of you is going to have changed your brain differently.
Understanding these differences,
these individual patterns, this variability and change
is going to enable the next great advance in neuroscience;
it's going to allow us to develop new and more effective interventions,
and allow for matches between learners and teachers,
and patients and interventions.
And this does not just apply the recovery from stroke,
it applies to each of us, as a parent, as a teacher, as a manager,
and also because you are at TEDx today, as a lifelong learner.
Study how and what you learn best.
Repeat those behaviors that are healthy for your brain,
and break those behaviors and habits that are not.
Practice.
Learning is about doing the work that your brain requires.
So the best strategies are going to vary between individuals.
You know what, they're even going to vary within individuals.
So for you, learning music may come very easily,
but learning to snowboard, much harder.
I hope that you leave today
with a new appreciation of how magnificent your brain is.
You and your plastic brain are constantly being shaped by the world around you.
Understand that everything you do,
everything you encounter, and everything you experience is changing your brain.
And that can be for better, but it can also be for worse.
So when you leave today, go out and build the brain you want.
Thank you very much.
Il potere delle parole giuste | Vera Gheno | TEDxMontebelluna link
Vi parlo di una cosa molto semplice, che ci riguarda tutti,
che come usiamo le parole.
È un po' la mia fissazione
nel senso che io passo la vita a parlare di parole
e a cercare di usarle bene.
E prima di tutto, ho provato queste cose su di me.
La prima cosa che vi voglio dire è questa.
Non ci riflettiamo mai abbastanza,
ma il linguaggio è la cosa che ci rende umani.
Noi siamo gli unici animali che hanno il potere della parola.
Pensate agli animali che avete in casa,
un gatto, un cane.
Sapete bene che il gatto non dice solo: "Miao",
il cane non dice solo: "Bau";
ma il gatto dice un sacco di "miao" diversi,
il cane un sacco di "bau" diversi,
eppure, nessun animale, per quanto intelligente,
riesce usare uno strumento sofisticato come il linguaggio umano.
Il Professor Chomsky, in un intervista molto buffa,
rilasciata a Ali G, che è il rapper inventato da Sacha Baron Cohen,
risponde così alla domanda che gli fa il rapper che è:
"Professore, ma lei che è 80 anni che si occupa di lingua,
non si è stancato sempre di parlare di lingua o del linguaggio?"
E lui risponde così: "No, in realtà no,
perché la lingua è la caratteristica nucleare
che ci rende esseri umani.
Noi non possiamo fare a meno delle parole,
eppure, siccome la lingua madre ce l'abbiamo da sempre,
praticamente gratis da quando nasciamo,
non ci pensiamo mai abbastanza.
Eppure, ogni parola che noi scegliamo
ha un sacco di usi, serve a un sacco di cose.
La prima cosa che noi facciamo con la lingua è questa:
descriviamo la realtà che ci circonda.
Pensate bene, noi parliamo della realtà e decodifichiamo la realtà,
mettendole dei cartellini,
e ci riusciamo a intendere, perché siamo d'accordo su questi cartellini.
Potrei citare un famoso sketch di Aldo, Giovanni e Giacomo,
che forse conoscete, è quello della cadrega,
carega per chi è veneto;
come funziona lì: che due persone mettono alla prova un'altra
per capire se fanno parte della stessa "tribù",
perché non c'è accordo sul significato della parola "cadrega".
Infatti, Aldo prende una mela, e dice: "Buona questa cadrega"
e gli altri capiscono che lui è un estraneo.
Quindi, a noi, serve la lingua per descrivere ciò che ci circonda.
Vi faccio notare un'altra cosa.
Siccome la realtà cambia di continuo, è in evoluzione perenne,
allora, anche la lingua cambia di continuo.
Non è detto che questo ci piaccia, ma su questo torniamo fra un attimo.
La lingua ci serve per comunicare, ovviamente, fra di noi,
e come vi dicevo prima, oltre che comunicare e basta,
la lingua definisce la mia tribù.
Quindi, io identifico le persone che appartengono alla mia stessa tribù.
Noi pensiamo di essere andati avanti rispetto al concetto tribale,
ma così non è,
siamo ancora estremamente tribali come esseri umani,
e allo stesso tempo identifico le persone
che non fanno parte della mia tribù.
Quindi mi permette di individuare "gli altri".
Pensate allo sketch che vi ho raccontato prima.
La lingua serve per una terza cosa molto importante,
che forse è quella che ci interessa di più.
Ogni parola che usiamo è letteralmente un atto di identità.
Cioè io dico agli altri chi sono, faccio una dichiarazione.
Quand'è che ci si innamora veramente di una persona,
ci si può invaghire dell'aspetto fisico,
ma la cosa veramente che ci colpisce
sono le cose che dice e in che modo dice quelle cose.
Ovviamente, essendo il linguaggio la proprietà nucleare delle persone,
noi ci innamoriamo di questo,
cioè della parte più profonda della persona.
Infatti, spesso ci si innamora che di brutti,
perché non è così importante.
L'importante alla fine è quello che dice.
Poi a che altro serve la lingua.
Ovviamente, se io racconto delle cose di me,
quelle parole, le devo pensare bene,
perché che cosa voglio che gli altri capiscano di me?
Ve lo chiedete mai quando, per esempio,
rilasciato un pezzettino di frase su Facebook, in pubblico,
che cosa penseranno gli altri di me leggendo quella cosa che ho scritto.
Poi magari, me ne pento e voglio cancellare,
ma, come sapete tutti, esiste dio screenshot,
e quindi anche cancellare è un po' un'utopia.
Dice Searle: "Non è possibile pensare con chiarezza
se non si è capaci di parlare e scrivere con chiarezza."
Cioè il nostro modo di comunicare
spiega anche agli altri quanto è chiaro il nostro pensiero,
quanto siamo in grado di concepire un pensiero lineare,
perché se il pensiero è lineare,
allora siamo anche in grado di veicolarlo in maniera lineare.
Un po' quello che diceva Nanni Moretti, ve lo ricordate?
Siamo sempre quel campo lì.
Ovviamente, le lingue, tutte,
hanno molte più parole di quelle strettamente necessarie.
Facciamo un attimo di statistica.
L'italiano ha dalle 300 mila al milione di parole.
È difficile fare una stima precisa perché dipende da quali parti,
per esempio, dei dialetti,
consideriamo parte anche del lessico italiano.
Una persona mediamente colta, diciamo alla fine degli studi superiori,
conosce circa 35-40 mila parole,
Ma non le usiamo tutte.
Noi, nelle nostre attività quotidiane, ce la caviamo con circa due mila parole.
Molte di più sono quelle che sentiamo,
e quindi conosciamo perché, per esempio, i media le usano spesso.
Non lo so: "penitenziario", "meteorologico", e via dicendo.
Abbiamo un patrimonio sterminato di parole,
e, secondo me, più o meno tutti intuiamo abbastanza chiaramente
che le parole non sono tutte uguali.
Una parola può essere un bacio,
una parola può essere un proiettile.
Allora, il modo più facile di identificare le parole
è fare una lista di quelle brutte.
Pensate che è quello che si fa spesso online.
Io mi faccio una blacklist di parolacce.
E quindi, se una persona usa quelle parolacce,
io non pubblico il post.
Quel post viene censurato.
Ma è sempre così?
Pensate una parola come "negro".
Tutti quanti rabbrividiscono.
Se la dice un bianco in senso offensivo nei confronti di un afroamericano,
è chiaro che è una parola brutta.
Ma avete notato che, per esempio, i rapper afroamericani
le usano nei loro testi per autodefinirsi,
perché è un modo di sottolineare black power.
Quindi neanche una parola "brutta",
come "negro",
può essere stigmatizzata a priori,
In realtà, dipende dal contesto in cui quella parola viene usata.
Ma facciamo qualche esempio più vicino a noi.
Potrebbe essere un ortaggio "finocchio",
oppure un modo molto maleducato di riferirsi al omosessuale.
Usiamo una frase:
Entro in una mensa e dico, "Oh, oggi a pranzo ci sono i finocchi."
Mi sto riferendo al piatto che probabilmente molti di voi amano.
Finocchi fanno bene, drenanti.
Entro nella stessa mensa, c'è un tavolo di attivisti LGBT,
"Uh, oggi a pranzo ci sono i finocchi."
Stessa frase.
Ma cosa cambia?
L'intento comunicativo.
Che faccio? Flaggo a priori la parola "finocchio" perché è negativa?
No, perché a questo punto dovrei censurare metà del mio lessico.
Cagna.
"Cagna", nel corso degli anni, da cane femmina,
ha assunto un altro significato,
che forse vi ricordate,
perché è diventato famoso anche grazie alla serie televisiva,
quello prima di "attrice scadente",
e poi, appunto, usato in senso negativo nei confronti delle donne.
Talmente questa parola ha assunto un significato negativo,
che i padroni di cani femmine preferiscono fare delle circonlocuzioni.
Non dicono: "Porto fuori la cagna."
Sennò qualcuno potrebbe pensare alla moglie. No?
Ma piuttosto dicono "la canetta", "la canina", "la cana". Ah!?
Ci autocensuriamo, perché, sennò, uno potrebbe pensare male.
Vi stupisco colla terza parola: "signora".
Come "signora" negativo?
Allora, se ne parlo coi ragazzi, i ragazzi mi dicono:
"Sì, signora è negativo nel senso che magari una è giovane,
sarebbe una signorina, allora, chiamata signora si offende."
Ma è molto più sottile quello che vi faccio notare.
A me, è successo diverse volte.
Unica donna in stanza di uomini.
Tutti i professionisti.
L'uomo che entra nella sala chiama "dottori" i maschi e "signora" la donna.
Al che, io di solito reagisco piuttosto male,
quindi, per fino una parola che in realtà, voglio dire, è positiva come signora,
se usata in un certo senso, potrebbe diventare,
non dico offensiva, ma comunque, perlomeno, dare fastidio a qualcuno.
Allora, capite che non basta la lista nera.
Non basta la lista nera, non basta la censura.
Ma ci vuole una cosa fondamentale che è la nostra intelligenza.
Dobbiamo pensarci noi, anche perché le parole non sono solo parole.
Pensate a un'altra cosa che fanno le parole.
Le parole compiono azioni.
Se io sono un professore,
ho il potere di promuovere o bocciare uno studente.
Se io sono un sindaco,
ho il potere di sposare le persone.
Se io sono un medico,
ho il potere di dichiarare la nascita e la morte.
Avete presente nei medical drama
la persona non è morta
finché una persona, un'altra persona nel ruolo giusto,
non ha dichiarato il decesso.
Cioè noi compiamo atti con le parole.
Compiamo atti di continuo.
Pensate all'atto supremo: giurare.
Giurare una cosa serissima.
Ma ha delle conseguenze pratiche se io spergiuro?
In realtà, no.
Ma fra le persone c'è una c'è una specie di patto,
per cui, se io giuro, penso veramente a quella cosa lì.
Non giuro con leggerezza,
anche se in realtà sappiamo tutti che nessuno ci fulminerà.
Questo è il potere della parola.
Allora, in un mondo così sovraccarico di parole,
perché è vero che è sovraccarico,
siamo circondati continuamente da parole,
io vi invito a fare una cosa:
riprendiamoci il potere della parola giusta.
Questa è una cosa che possiamo fare tutti.
Perché non implica imparare cose strane.
Implica a prendere in mano una competenza che abbiamo tutti,
che è quella della parola,
e usarla meglio.
Vi do tre consigli in questo senso.
La prima: coltivare il dubbio.
Noi viviamo in un'era che, a causa della quantità di informazioni presenti,
ci dà l'illusione della conoscenza.
Ovviamente, conoscere non è googlare.
Conoscere è qualcosa di molto più approfondito.
Allora, noi, giorno dopo giorno, in qualsiasi settore della conoscenza,
dobbiamo chiederci i limiti delle cose che sappiamo.
Quanto poco so.
Quanto poco so di tutta l'immensità di informazioni che mi circonda.
E questo vale anche per la lingua.
Ogni giorno, se conosco 35.000 parole su un milione,
è normale che io ogni giorno possa incontrare parole che non conosco.
Allora, davanti a quelle parole, io avrò un sensazione di fastidio
perché io voglio certezze nella vita.
Gli esseri umani vogliono certezze.
I cambiamenti, le cose che non conosciamo,
ci spaventano.
Però, almeno in campo linguistico, è facile risolvere il problema:
vado su un vocabolario.
Ma oggi è ancora più facile: posso googlare.
Ma alla fine la cosa è la stessa, cioè: incontro una parola che non conosco,
vi faccio un esempio dal gennaio di quest'anno: "gelicidio".
"Gelicidio" ha creato un sacco di scontento.
Molti hanno pensato che fosse una parola nuova, un neologismo.
È una parola del 1360,
quindi ha 700 anni.
E allora, come mai non la conoscevo?
Perché ognuno di noi conosce solo una piccola parte
di tutto il lessico che abbiamo a disposizione.
Quindi, la prima cosa è il dubbio che è fecondo,
perché l'unico modo di aumentare la conoscenza
è sapere di non sapere.
Nel momento in cui siamo convinti di sapere tutto quello che ci serve,
la nostra capacità di imparare cose nuove si atrofizza.
Prima cosa.
Seconda.
Possiamo riflettere il tempo di un respiro.
In realtà, è semplicissimo. Perché?
Perché ne abbiamo la facoltà.
Abbiamo un po' l'illusione
di doverci muovere sempre, di essere sempre di corsa,
di non avere il tempo di pensare alle cose.
Ma non è vero.
Anche quando abbiamo voglia di fare un post su Facebook,
per fare un esempio,
possiamo sempre fermarci 10 secondi
a pensare a quello che vogliamo veramente dire.
Riprendiamoci il lusso di riflettere
su quello che stiamo per immettere,
indiciamo al mondo che ci circonda,
quella microparticella d'informazione,
pensiamoci un attimo di più.
Non è difficile.
E poi un terzo consiglio, altrettanto semplice.
Quando non siamo competenti, e non sappiamo le cose,
cose che succede molto spesso,
possiamo sempre scegliere il silenzio.
Noi viviamo nella società che è abituata a polarizzarsi su tutto.
E invece, a volte, si può scegliere di non dire nulla.
Anche perché, se io dico le cose sbagliate,
occorre che ci ricordiamo che le cose che abbiamo digitato
soprattutto rimangano.
Ci rimangono attaccate,
e contribuiranno alla creazione della nostra personalità online.
Vogliamo veramente dire questa cosa
che poi rimane lì, attaccata a noi,
come una specie di cartaccia che abbiamo immesso nel mondo?
Quindi, come vedete, le cose sono semplici:
dubbio, riflessione, silenzio.
Alla fine è buffo,
perché in qualche modo sono tre richieste
che non riguardano direttamente la lingua,
ma delle quali la lingua è una conseguenza.
Alla fine di tutto questo, vorrei farvi notare una cosa.
Queste competenze non sono immediate.
Occorre lavorarci tanto.
È quello che io chiamo "bisogna essere contadini della lingua".
Perché, che cosa fanno i contadini?
Forse, voi l'avete presente:
i contadini si impegnano giorno dopo giorno,
non si stancano mai,
sanno che dal momento in cui dissodano il campo
al momento in cui cresce la piantina,
passa molto tempo, passa un sacco di tempo,
bisogna proprio che si impegnino tanto.
Allora, l'ho riassunta così:
la conseguenza di fatica, sudore, costanza, resilienza e anche fiducia in sé
è questa piantina qui,
che alla fine ha bucato anche l'asfalto.
Non occorre per forza essere delle spugne,
magari siamo più simili all'asfalto,
ma la conoscenza è ancora più resiliente di noi,
e se diamo una chance, potrebbe andare a finire così.
Grazie.
Testimonianza di Logan LaPlante, che non ha seguito la scuola convenzionale. "Voglio essere felice" - Logan LaPlante al TED link
Fare hacking con l'apprendimento. Un modello di Hack schooling. Essere motivati per apprendere.
quando sei piccolo spesso ti fanno
questa noiosa domanda cosa vuoi fare da
grande
ora gli adulti sparano risposte del tipo
voglio fare l'astronauta o voglio fare
il neurochirurgo da adulti con la vostra
immaginazione i bambini invece molto
probabilmente risponderanno skate board
su pista o giocatore di mica ho chiesto
al mio fratellino maghetto seriamente
amico io solo dieci anni non lo so forse
uno sciatore professionista dai andiamo
a prendere un gelato ai ragazzi
risponderemo con qualcosa che ci
entusiasma qualcosa di fico cose di cui
abbiamo esperienza e questo è di solito
il contrario di quello che gli adulti
vogliono sentire ma se chiedete a un
bambino a volte otterrete la risposta
migliore qualcosa di così semplice di
così evidente è davvero profondo quando
sarò grande voglio essere felice per me
quando sarò grande voglio continuare a
essere felice come lo sono adesso sono
entusiasta di essere qui a ted come dire
ho guardato i video di tab da sempre da
quando posso ricordare ma non ho mai
pensato che sarà in salita a cui sul
palco così presto
voglio dire sono appena diventata un
adolescente come molti ragazzi
all'amiata passo molto tempo a chiedermi
come ha fatto la mia camera a diventare
così disordinata da sola ho fatto una
doccia oggi è la cosa più sconcertante
di tutte come faccia con le ragazze come
me e neuro scienziati dicono che il
cervello degli adolescenti abbastanza
strano l'ha corteggiata di frontale e
poco sviluppata ma in realtà ha più
neuroni di quello degli adulti è per
questo che può essere così creativo
impulsivo lunatico e depresso ma ciò che
mi brucia è sapere che un sacco di
ragazzi oggi desiderano solo essere
felici stare in buona salute
ma non vittime di bullismo e amati per
quello che sono
quindi a me sembra che quando gli adulti
chiedono cosa vuoi fare da grande danno
per scontato che sarai automaticamente
felice e sano ma forse non è questo il
caso
vai a scuola poi all'università trovare
un lavoro sposarsi boom allora sarete
felici giusto non sembra che imparare ad
essere felici e in salute sia una
priorità della nostra scuola è qualcosa
di separato dalla scuola e per alcuni
bambini non esiste proprio
e se non l'avessimo separata cosa
sarebbe accaduto se avessimo basato
l'educazione sullo studio e la pratica
di essere felici e sani perché di questo
si tratta un semplice metodo per questo
l'educazione importante ma perché essere
felici e in salute non è considerato
educativo proprio non lo capisco
così ho studiato la scienza di essere
felici e sani si tratta di tornare a
praticare queste otto cose esercizio
fisico dieta nutrizione tempo nella
natura contribuire e servire gli altri
relazioni tempo libero relax e gestione
dello stress e coinvolgimento religioso
spirituale questi otto cose vengono dal
dottor rogers lui le chiama cambiamenti
dello stile di vita terapeutico tirarsi
s è uno scienziato che studia come
essere felici e sani preparare questo
discorso ha avuto la possibilità di
fargli alcune domande come pensi delle
migliori scuole di oggi stiamo dando
priorità a queste otto ti alzi la sua
risposta non mi ha sorpreso è stata un
no ma ha aggiunto che in molti cercano
di ottenere questo tipo di formazione al
di fuori della scena tradizionale
attraverso la lettura o pratica come la
meditazione lo yoga ma ho pensato che la
sua migliore risposta è stata che gran
parte della formazione è orientata bene
o male a sopravvivere piuttosto che a
vivere nel 2006 sir kenneth robinson ha
tenuto il discorso più famoso di tutti i
tempi al ted le scuole e uccidono la
creatività il suo messaggio è che la
creatività è tanto importante quanto
l'alfabetizzazione e dovremmo trattarla
con lo stesso rispetto
molti genitori guardano quei video
quindi loro li considerano tra le
ragioni per cui si sentono sicuri di
togliere i loro figli dalle scuole
tradizionali e provare qualcosa di diverso
mi rendo conto che faccio parte di
questa rivoluzione piccola ma in
crescita di ragazzi che stanno guardando
diversamente alla loro formazione e sai una cosa
per molti è solo una bizzarria anche se
avevo solo 9 anni quando i miei genitori
mi hanno tirato fuori dal sistema
scolastico mi ricordo ancora mia madre
in lacrime quando alcuni dei suoi amici
le dissero che era matta che era un'idea stupida
ripensandoci le sono grata per non aver
ceduto alle pressioni così dalle 200
milioni di persone che hanno visto il
discorso di sarobi non perché non ci
sono da tanti ragazzi come me cmq chi è
il mio eroe io lo amavo perché era il
migliore sciatore al mondo ma poi un
giorno ho capito quello che veramente
amavo di shane era un hacker non una
verdi computer ma di sci la sua
creatività e le invenzioni hanno fatto
dello sci quello che è oggi
ecco perché mi piace sciare un sacco di
gente pensa che come a degli invasati
dei nerd informatici che vivono nel
seminterrato dei genitori a diffondere
virus informatici ma io non la vedo in
questo modo gli hacker sono innovatori
gli hacker sono persone che mettono in
discussione e modificano i sistemi per
farli funzionare in modo diverso per
farli funzionare meglio è solo il loro
modo di pensare una mentalità sto
crescendo in un mondo che ha bisogno di
più persone con la mentalità che è non
solo per la tecnologia
tutto ciò che è in corso per essere ha
creato anche lo sci anche l'istruzione
quindi uno steve jobs non marx a doverlo
shane mcconkey avendo la mentalità che
può cambiare il mondo
felicità salute creatività e mentalità
che sono gran parte della mia istruzione
io la chiamo ax cooling non lo so nessun
preciso scopo non usa nessun preciso
percorso curricolare e non mi sono
dedicata a un approccio particolare
hacker o la mia educazione
approfitto delle opportunità nella
la comunità e della rete di amici e
familiari
approfitto delle opportunità per
sperimentare quello che sto imparando e
io non ho paura di cercare scorciatoie o
fare a chi però ottenere un risultato
migliore e più veloce è come un remix e
mash up di apprendimento è un sistema
flessibile opportunistico e non perde
mai di vista le priorità felicità salute
creatività e questa è la parte
interessante perché è una mentalità non
un sistema accs cooling può essere
utilizzata da chiunque anche in scuole
tradizionali
allora che cosa somiglia la mia scuola
beh per la maggior parte del tempo
sembra starbucks ma come la maggior
parte dei bambini studi un sacco di
matematica scienze storia e la scrittura
non mi piaceva scrivere perché i miei
insegnanti mi facevano scrivere su
farfalle arcobaleni mentre io avrei
voluto scrivere di sci è stato un
sollievo quando un buon amico della
mamma ha lanciato desco valley kit in
stick dove ho potuto scrivere delle mie
esperienze dei miei interessi e i
collegamenti con grandi oratori
provenienti da tutto il paese hanno
sviluppato il mio amore per la scrittura
ho capito che una volta che si e
motivati a imparare qualcosa si può fare
molto in breve tempo e da soli starbucks
è abbastanza grande per questo fare
hacking di fisica è diventato divertente
abbiamo imparato tutto di newton e
galileo e abbiamo sperimentato alcuni
concetti di fisica di base come
l'energia cinetica facendo esperimenti
errori il mio preferito è stato il
grande pendolo abbiglia di newton che
abbiamo fatto con le palle da bowling
non con le bocce abbiamo sperimentato
con un sacco di altre cose come palle da
grigi che anti spaccamascella il corso
con le corde project discovery è
impressionante e un po stressante quando
sei a venti metri da terra
devi imparare a gestire la paura
comunicare in modo chiaro e soprattutto
ad avere fiducia negli altri
le organizzazioni comunitarie hanno un
ruolo molto importante nella mia
istruzione il programma base della high
five foundation essere consapevoli e
sicuri in situazioni critiche abbiamo
trascorso una giornata con il soccorso
della scopa lei per saperne di più sulla
sicurezza in montagna o il giorno dopo
siamo passati alla scienza della neve
del tempo e delle valanghe
ma la cosa più importante è che abbiamo
imparato che prende le decisioni
sbagliate
mettete i tuoi amici a rischio i giovani
dovrebbero parlare di quello che porta
in vita la storia si studia un
personaggio famoso nella storia in modo
da poter stare sul palco ed esibirsi
come quel personaggio e rispondere a
qualsiasi domanda sulla loro vita in
questa foto si vede al capone bob marley
mesi sulla griglia delle domande nello
storico paipers opera house in virginia
city trascorrere il tempo nella natura è
molto importante per me la sua calma
tranquillità riesco ad estraniarmi dalla
realtà
una volta alla settimana la passo fuori
per tutto il giorno
l'obiettivo che abbiamo nel corso fox
walker è di riuscire a sopravvivere nel
deserto solo con un coltello
impariamo ad ascoltare la natura
impariamo a percepire ciò che circonda e
ho guadagnato una connessione spirituale
con la natura di cui ignoravo
l'esistenza
la cosa migliore è che si arriva a fare
lanci e archi e frecce fuochi con un
semplice archetto e rifugi per la
sopravvivenza durante le notti innevate
quando dobbiamo campeggiare visitare la
moment factory dove fanno amano gli sci
e progettano l'abbigliamento mi ha
ispirato ad avere una mia attività un
giorno i ragazzi li ha la fabbrica mi
hanno dimostrato il perché ho bisogno di
essere brava in matematica essere
creativa capace di cucire
così ho fatto uno stage presso il beach
band per migliorarmi della
progettazione nel cucito tra portare il
pranzo pulire i bagni e la rottura del
loro aspirapolvere sto collaborando al
design di abbigliamento
personalizzandolo e vendendo le persone
che lavorano lì sono felici sane
creative ed entusiaste di quello che
stanno facendo
ecco qui è dove sono davvero felice
giornate polverose è una buona metafora
per la mia vita la mia educazione il mio
ex cooling se tutti ci essere su questa
montagna come la maggior parte della
gente pensa all'istruzione tutti
sarebbero ci farebbero lo stesso
tracciato la stessa linea probabilmente
il più sicuro e la maggior parte della
polvere rimarrebbe intatta
guardo questo e vedo mille possibilità
il cadere del cornicione il frantumarsi
del dorso la ricerca di un traino da di
lupo a di lupo sciare per me significa
libertà e così la mia educazione essere
creativi fare le cose in modo diverso è
come una comunità ad aiutarsi l'uno con
l'altra e l'essere felici e sani tra i
miei migliori amici
così sta iniziando a pensare che so
quello che voglio fare quando sarò
grande ma se mi chiedete cosa voglio
essere da grande quello che so è che
voglio essere felice sempre grazie
Cambia il tuo umore per superare le difficoltà | Terenzio Traisci | TEDxBergamo link
Il mio intervento è sul cambio dell'umore
e siccome la luce è fondamentale per la serotonina,
che è l'ormone della felicità
volevo chiedere alla regia se si può accendere le luci in sala
così almeno vedo in faccia le persone che ci sono.
Ecco. No, spegni, spegni, che è meglio... No, scherzo. (Risate)
Il mio intervento, appunto,
intervento che vedremo e vivremo insieme
è sul cambio dell'umore.
A quanti interessa cambiare l'umore per superare stress e difficoltà?
A qualcuno interessa, per alzata di mano?
Ah, grandissimi.
Perché magari anche a voi capita di vivere momenti di preoccupazione,
di tensione per le tante cose da fare, sempre meno tempo a disposizione;
oppure le urgenze di altri che dobbiamo sempre risolvere,
mai le nostre cose.
Oppure magari perché abbiamo a che fare
con persone che ci tolgono il sorriso,
perché magari sono un po' stressate, negative,
magari non ci rispettano,
non ci danno ascolto, non ci rispondono e ci deludono.
È anche vero che rispetto a questi problemi esterni,
noi abbiamo un margine d'azione, cioè il nostro stato d'animo.
Perché cambiando lo stato d'animo
riusciamo ad ammortizzare meglio i colpi della vita,
ma anche ad interpretare in modo diverso quello che ci succede.
Perché si può fare, e perché l'abbiamo già fatto.
A qualcuno di voi è capitato, guidando - qualcuno di voi guida?
Qualcuno ha la patente, guida con la patente?
(Risate)
Perché è importante questa cosa.
Magari vi sarà capitato che qualcuno vi tagli la strada.
Ovviamente è una cosa che dà fastidio a tutti.
È anche vero che vi sarà capitato almeno una volta
che la persona che vi taglia la stada magari si scusi.
Ovviamente la reazione nostra, il nostro stato d'animo,
ma anche l'interpretazione di quel problema è completamente diversa
rispetto a quando vediamo la stessa persona
che magari ci infama, vuol aver ragione e si arrabbia, giusto?
E quindi lo stesso problema può essere visto in modo diverso.
A qualcuno è capitato?
Qualcuno si starà chiedendo:
"Ma come mai questo ci fa domande, ci fa alzare la mano.
Perché ci fa alzare la mano?"
(fa ripetere la domanda ai spettatori) Tutti insieme, non ognuno dentro di sé.
Bella domanda, vi ringrazio, non me l'aspettavo, sinceramente.
Nel momento in cui alziamo le braccia
- c'è una ricerca, che ho messo nel mio libro -
si abbassa il livello del cortisolo nel sangue che, insieme all'adrenalina,
sapete che è uno degli ormoni principali dello stress.
È quello che ci porta tensione muscolare
e poi magari ci porta ad avere dolore al collo, alla cervicale, alle spalle.
E però è anche responsabile dell'abbassamento
del livello di ossigeno al nostro cervello per portarlo verso i muscoli.
Inoltre, il cortisolo va a bloccare l'attività della serotonina e dopamina,
che sono responsabili della capacità visiva, di memoria e di concentrazione.
Quindi ovviamente stando così, proviamo stare così, fa anche arieggiare un po'.
Sembra una rapina. Però allegra, una rapina allegra.
Ovviamente non staremo quaranta minuti così:
ma avete visto, per elaborare la risposta alzate e abbassate le braccia.
Quando si alzano, e quindi ci muoviamo
il nostro cervello dà l'input per il rilascio di endorfine
che conoscono tutti, sono gli ormoni del benessere,
antidolorifici naturali del nostro corpo,
chi è che non ha due endorfine in macchina che se le spara ogni tanto.
E quindi le endorfine ci mettono nelle condizioni migliori
perché altrimenti sembra un po' come - stando seduti così come siete voi,
e magari c'è una persona che parla davanti a voi
a cosa lo ricolleghiamo che abbiamo fatto per almeno quindici, vent'anni?
Alla scuola.
Quanti sono stati a scuola di voi?
(Risate)
Perfetto, meno male.
Il momento in cui eravamo a scuola, almeno scuola da me,
soprattutto le prime ore del mattino
quando volevi stare nel letto a dormire, a riposarti,
l'espressione facciale quanto meno a scuola da me,
stavamo tutti con questa faccia. (Risate)
Ecco, quindi, secondo voi con questa espressione facciale
il nostro cervello lavorava al massimo o al minimo?
Al minimo. Quanti pensano che lavorava al minimo?
Quanti pensano, che è una cosa importantissima per andare avanti.
(Applausi)
Nel momento in cui noi...
quando usciremo di qua, perche usciremo di qua, giustamente,
vogliamo portarci a casa delle tecniche per cambiare l'umore,
quindi dobbiamo esssere nelle condizioni migliori
come la persona interessata, cioè come sta di corpo, come va di corpo
la persona interessata? (Risate)
La persona interessata sicuramente ha un atteggiamento,
dicono sui libri "motion creates emotion".
In romagnolo, perché ho la sc romagnola, il movimento crea emozioni.
Se ti muovi da persona allegra è molto piu facile che lo diventi.
Lo diceva già nel novecento William James,
il famoso psicologo padre della psicologia empirica
diceva: "è impossibile rimanere tristi manifestando sintomi d'allegria"
Ovviamente capisci quando una persona è triste,
avete a che fare con persone tristi, pensierose, a qualcuno è capitato?
Quancuno è stato triste, pensieroso?
Io non ho mai visto una persona pensierosa, preoccupata che sta così.
(Risate)
Giusto? Di solito sta un po' con le spalle giù.
Stando cosi, secondo voi respiriamo meglio o peggio? Peggio.
Per assurdo ci mettiamo senza esserne consapevole nell'unica postura
che non ci aiuta ad avere ossigeno nel cervello per risolvere i problemi.
Perché poi se è vero che motion creates emotion, in romagnolo,
se mi metto così, e sfido chiunque a stare un po' così e pensare
"Quant'è bella la vita."
(Risate) "Come sono contento oggi."
"Yuppy yu, yuppy yu"
Giusto?
Al contrario noi vogliamo avere l'atteggiamento corporeo
della persona entusiasta, interessata, allegra.
Come sta la persona che ha appena vinto la lotteria, come sta, come sta?
Non sta qua sicuro, già se n'è scappata a farsi viaggi.
Comunque sicuramente sta, proviamo proviamo questa cosa con spalle aperte.
Proviamo, perché state giù, scivolate - spalle aperte, proviamo
braccia aperte, gambe aperte (Risate)
No, gambe aperte non si può dire, scusate.
Però sicuramente stando così respiriamo meglio
portiamo la massima capienza di sangue al cervello attraverso l'arteria basale;
e soprattutto, sorridendo facciamo anche smuovere le endorfine.
Ovviamente staremo così, proviamo stare così per 40 minuti.
Va bene? (Risate)
No, scherzo. Facciamo solo 30 secondi,
però tutti insieme in contemporanea come se fossimo oggi qua veramente.
Perché dico questa cosa?
Perché se stiamo tutti insieme a farlo è una cosa tranquilla,
normale, che avete riso, avete già fatto una cosa del genere.
Se vedi al contrario uno che passeggia così per strada,
ride e sorride da solo, subito pensiamo "Va' quello scemo, che ci avrà da ridere?"
Invece di star serio con la faccia imbronciata e il fegato gonfio.
Noi poi abbiamo una vocina dell'inconscio
che ci protegge proprio verso il cambiamento.
Dice: "Non lo fare, non sorridere, che è pericoloso, che poi muori"
(Risate)
Bisogna star seri, con la tigna, il fegato gonfio.
Quindi, come fai a vincere questa vocina?
Agendo.
Il momento in cui agiamo, proviamo.
Tutti insieme, possiamo farlo insieme ma anche come risorsa personale.
Proprio come un calciatore, un professionista,
che prima di entrare in campo, cosa fa? Si riscalda.
Lo fa allo stadio. Se lo fa alle poste è una cosa un po' strana.
Ma non è l'esercizio il problema, è il contesto.
Nel contesto giusto, tutti insieme per 30 secondi. Pronti, via!
(Risate)
Come va? (Risate)
Qualcuno si sente svenire?
Sentite le endorfine che salgono a grumi?
È quasi finito.
Se vi aiuta tenetevi per mano, (Risate)
se avete le mani pulite però.
Se vi aiuta provate a guardare me. Ah, già lo state facendo, ok.
Guardate gli occhi... cioè, però... (risate)
Guardate verso l'alto con gli occhi, ecco,
che aiuta a cambiare le onde celebrari verso il positivo
e nel frattempo aprite la bocca sorridendo sempre, senza fare "Aaa"
che non stiamo dal medico adesso. (Risate)
Più andiamo indietro con la testa più ci verrà da ridere
in modo spontaneo e naturale, proviamo.
Grandissimi, grandissimi! (Applausi)
Allora, abbiamo sperimentato questa cosa.
Perché ci è venuto da ridere? Nessuno vi diceva ridete.
Perché nostro cervello ha abbinato queste espressioni facciali
a uno stato d'animo positivo, fin da quando eravamo bambini
perché quando un adulto si avvicina alla culla dove c'è il bambino
il bambino vede l'adulto arrivare come arriva, così? "Grrrrr"
Oppure "Aaaaaah" La prima o la seconda?
La seconda, un millione di volte.
Ogni volta che vedi un bambino ti viene a fare così in automatico
quindi il nostro cervello ha registrato questa cosa.
E possiamo utilizzarla per cambiarci l'umore.
Così come possiamo utilizzare alcuni meccanismi della pubblicità:
non so se avete mai visto il film di Checco Zalone
dove lui va giù in Puglia, trova la nonna
entra nella sua camera, accende la luce, e lei si mette a far la maglia.
Spegne la luce, la nonna si spegne.
Questa stessa cosa possiamo usarla su di noi.
Allora, proviamo, quando schiocco le dita ci mettiamo da neutri, come a scuola
con lo sguardo perso nel vuoto né allegro né triste
provate un attimo il neutro. Bravissimi, il neutro vi viene benissimo.
Quando schiocco le dita, allegri. Pronti?
(Ogni volta che schiocca le dita cambia espressione)
Se allungo la parte neutra vi verrà ancora più da ridere.
Pronti, via.
(Schiocca le dita e cambia espressione) (Risate)
Grandissimi, grandissimi.
Facciamo una bella respirazione liberatoria.
Buttiamo fuori l'aria. Dalla bocca, ovviamente.
Mettendo la mano sulla pancia, spingiamo l'aria che esce dalla bocca
davanti all'ombelico, ognuno sa dove si trova?
Spingiamo e prendiamo aria sorridendo, teniamo l'aria 4 secondi per permettere
lo scambio negli alveoli polmonari però con la bocca aperta sorridendo,
ammiccando come se avessi scoperto la marachella di qualcuno, così...
proviamo.
Butta fuori, prendi aria, (Risate)
Grandissimi, bravi.
Allora, ha senso gratificarsi perché, quando facciamo qualcosa,
anche di semplice, la gratificazione è fondamentale.
Il cambiamento, la leva dolore
che ti porta verso la leva piacere.
Purtroppo a volte la leva piacere, perché non ci gratifichiamo
magari pensiamo che sia troppo complessa,
diventa una leva dolore. Quindi come si fa?
Questo metodo che ho creato e ho chiamato "ingegneria del buon umore",
prende spunto dalla radice ingegnarsi, trovare modi per essere di buon umore.
Sicuramente ha come fulcro il fatto di trovare la cosa più semplice
che puoi fare ora per essere di buon umore,
appena la fai ti gratifichi, ci sono delle tecniche.
Volete provare una tecnica di gratificazione,
a qualcuno interessa? Perfetto.
Perché in questo metodo c'è un primo step che è consapevolezza
che c'è un problema altrimenti se non riconosci un problema
non troverai la soluzione, giusto?
Un problema che, rispetto ai problemi esterni
riguarda te, e quindi ti muovi verso la soluzione.
Ti assumi la responsabilità e lo fai perché metti te stesso come priorità.
Non vuol dire essere egoista, perché anche il calciatore
mette se stesso come priorità quando entra in campo.
Fa riscaldamento per sé, per non farsi male,
però nel momento in cui lo fa dà aiuto anche alla squadra.
Mi seguite? Ok. Il secondo step
l'abbiamo provato adesso: atteggiamento fisico.
Mi metto nelle condizioni fisiche migliori per avere un'intelligenza positiva,
un atteggiamento mentale che mi permette di focalizzarmi sulle soluzioni,
e utilizzare il linguaggio in modo intelligente,
perché a volte ci roviniamo proprio sul linguaggio.
Conoscete qualche persona che guardando il tempo, il meteo,
gli viene già mal umore, conoscete qualche meteoropatico?
Che non è una brutta malattia, mia zia è cintura nera in meteoropatismo.
Non di meteorismo, di meteoropatismo.
Quando lei vede il tempo -
in Romagna non abbiamo il bel tempo in inverno
come nelle pubblicità che ti fanno vedere alle sei di mattina il sole
E buio, fa freddo, c'e la nebbia, quando alza la tapparella
dice: "che brutta giornata uggiosa, che giornata pesante che mi aspetta".
Secondo voi sarà una giornata pesante?
Sì, ma non perché l'universo ti fulmina perché hai usato questa parola.
Perché per il nostro cervello è come se.
Ti metti nella modalità giornata pesante che è diversa da quella modalità
che quando ti dicevano a scuola "domani avete supplenza"
entravi nella modalità gioia, addirittura ti piacevano le materie che odiavi
perché c'era supplenza.
Un esempio che mi ha chiarito questa cosa:
provate a pensare una forchetta, avete in testa una forchetta?
Non conficcata, in testa.
Una forchetta e un piatto vuoto, ce l'avete in testa?
Provate a immaginare la forchetta che raschia il piatto
una forchetta che raschia la lavagna di scuola,
la sensazione è negativa, giusto?
Eppure non c'è né la forchetta né il piatto né la lavagna.
Ma noi abbiamo reagito come se.
Ogni parola crea una sugggestione nella nostra mente
e sapendolo utilizziamo il linguaggio in modo più intelligente.
Anzichè dire una giornata pesante, cosa potrei dire?
"Giornata diversamente leggera", che è gia meglio.
Anziché "brutta", "non bellissima".
Cosa preferite, "non bellissima" o "brutta"? Non bellissima.
La parola "ricca", in neurosemantica, è tra quelle che mette più di buon umore.
Ricca di impegni è sicuramente meglio che impegnativa, giusto?
Ricca, proficua, abbondante.
Stimolante per lei, ritardante per lui. (Risate)
Qundi usando il linguaggio in questo modo già ti cambi l'umore.
Altrimenti fai come mia zia che anche quando è bel tempo,
lei dice "una bella giornata così e mi tocca pure andare a lavorare".
Se uno dice mi tocca fare qualcosa ti mette in uno stato d'animo peggiore.
Adesso che sa la cosa con la forchetta che raschia il piatto,
mi guarda quando è bel tempo, mi guarda e fa:
"speriamo non si guasti"!
(Applausi)
Andiamo a fare questa gratificazione
che tiene insieme questo metodo di tre step,
- consapevolezza, atteggiamento fisico, atteggiamento mentale.
Battiamo le mani facendo combaciare i polpastrelli.
Dicono le discipline orientali, che così si attiva al livello energetico.
Ci credi o non ci credi, battendo le mani così, sorridendo con energia,
è vero o non è vero che si crea energia? Quanto meno ho le mani rosse.
Lo faremo per 40 minuti, va bene? No, scherzo, 2 volte.
Battiamo le mani dicendo questa frase positiva che porta bene per il raccolto,
la vendemmia la pace nel mondo, la pace dei sensi, che è:
"Molto bene, molto bene" spingiamo al cielo l'entusiasmo cosi.
Pronti? Via!
"Molto bene, molto bene, yeah!"
Grazie a tutti!
https://www.sirkenrobinson.com
Text:
Do schools kill creativity? | Sir Ken Robinson link
How to escape education's death valley | Sir Ken Robinson link
Sir Ken Robinson - Changing Paradigms link
Video:
Sir Ken Robinson - SCHOOLS KILL CREATIVITY. https://youtu.be/rKS_HhdSJ_4
Sir Ken Robinson - Can Creativity Be Taught? https://youtu.be/vlBpDggX3iE
Sir Ken Robinson - Educating the Heart and Mind https://youtu.be/I1A4OGiVK30
Sir Ken Robinson: Building a Culture of Innovation https://youtu.be/6XqJ36xJEm4
Sir Ken Robinson: Finding Your Element https://youtu.be/17fbxRQgMlU
Sir Ken Robinson, Creativity, Learning & the Curriculum https://youtu.be/9X0CESnGQ8U
Sir Ken Robinson - Revolutionizing Education from the Ground Up https://youtu.be/a76CGdrIu2E
Sir Ken Robinson and assessment | HundrED https://youtu.be/kW-6h0eKqbc
Sir Ken Robinson | Creating a New Normal https://youtu.be/lUvNTt6crFM
Where Can Our Hunger for Discovery Take Us? | Sir Ken Robinson | Google Zeitgeist https://youtu.be/w9-SYa_82TI
Life is your talents discovered | Sir Ken Robinson | TEDxLiverpool https://youtu.be/FLbXrNGVXfE
Bring on the learning revolution! | Ken Robinson https://youtu.be/kFMZrEABdw4
Remembering Sir Ken Robinson - An ARC Tribute https://youtu.be/hxrfapZirlM
Ken Robinson on Passion https://youtu.be/-M8Hl5MUr8w
Ken Robinson - What is creativity? https://youtu.be/X1c3M6upOXA
An Interview with Sir Ken - Part One | Sir Ken Robinson | TEDxLiverpool https://youtu.be/Npz9cFFTEds
An Interview with Sir Ken - Part Two | Sir Ken Robinson | TEDxLiverpool https://youtu.be/wKTMSMr3Q5k
TEDxLondon - Sir Ken Robinson https://youtu.be/SUsP9Z0hx3U
RSA ANIMATE: Changing Education Paradigms https://youtu.be/zDZFcDGpL4U
Do schools kill creativity? | Sir Ken Robinson link
Buon giorno. Come state? È stato meraviglioso, no?
Sono rimasto stravolto da tutto quanto.
Infatti, me ne vado. (Risate)
Sono emerse tre tematiche
Three themes
durante la conferenza, che sono attinenti
a quello di cui vorrei parlare.
La prima è l'evidenza straordinaria della creatività umana
in tutte le presentazioni che abbiamo visto
e in tutte le persone qui. La sua diversità,
la sua varietà. La seconda è che ci troviamo
in una situazione nella quale non abbiamo idea di quello
che succederà in futuro. Non abbiamo idea
di come si svilupperà.
Ho un interesse per l'istruzione, per l'educazione.
A dir il vero, mi sembra che tutti abbiamo un interesse per l'educazione.
O no? Lo trovo molto interessante.
Se sei ad una festa e dici
che lavori nell'ambito educativo –
francamente, non vai spesso alle feste, se lavori in questo settore.
(Risate) Non ti chiamano proprio.
E, curiosamente, non verrai più reinvitato. Che strano.
Se invece lo sei e dici a qualcuno,
sai com'è, ti chiedono, "Che lavoro fai?"
e tu rispondi che insegni,
vedi subito come diventano pallidi in faccia. Pensano
"Oh mio Dio, perché proprio a me? … L'unica serata libera in tutta la settimana". (Risate)
Education
Ma se tu chiedi dei loro studi
ti attaccano al muro. Perché è qualcosa
che ci tocca profondamente, vero?
Un po' come la religione, i soldi e altre cose.
Ho un grande interesse per l'educazione e credo che lo abbiamo tutti.
Perché ci riguarda un sacco,
in parte perché è l'educazione che
dovrebbe prepararci per questo futuro incerto.
Se ci pensate, i bambini che cominciano ad andare a scuola quest'anno
andranno in pensione nel 2065. Nessuno ha la più pallida idea –
nonostante tutte le considerazioni esperte presentate
in questi quattro giorni – come sarà il mondo
tra cinque anni. Eppure abbiamo il compito
di preparare i nostri figli per esso.
Per cui l'imprevedibilità, io credo, è straordinaria.
E la terza cosa è che
siamo tutti d'accordo, nonostante tutto, sulla
davvero straordinaria capacità che i bambini hanno,
le loro capacità di innovazione. Sirena l'altra sera
era magnifica, no? Solo a vedere che cosa riesce a fare.
Lei è eccezionale, però credo che lei non sia,
per così dire, un'eccezione tra tutti i bambini.
Ciò che qui abbiamo è una persona estremamente dedicata
che ha scoperto un talento. E sono convinto che
tutti i bambini hanno enormi talenti.
E noi li sprechiamo, senza pietà.
Quindi voglio parlare di educazione e
voglio parlare di creatività. Il mio argomento è che
la creatività è tanto importante quanto
l'alfabetizzazione e le dovremmo trattare alla pari.
(Applausi) Grazie. Tutto qua.
Grazie mille. (Risate) Dunque, 15 minuti ancora ...
Beh, sono nato – no. (Risate)
Recentemente ho sentito una bella storia – amo raccontarla –
A great story
di una ragazzina durante una lezione di disegno.
Aveva 6 anni, era seduta in fondo e disegnava.
L'insegnante diceva che questa ragazzina
di solito non stava attenta, ma in questa lezione invece sì.
L'insegnante era affascinata, andò da lei
e le chiese: "Che cosa stai disegnando?".
E la ragazzina rispose: "Sto disegnando Dio".
E l'insegnante disse: "Ma nessuno sa che aspetto abbia".
E la ragazzina: "Lo sapranno tra poco".
(Risate)
Quando mio figlio aveva quattro anni in Inghilterra –
a essere sincero aveva quattro anni ovunque. (Risate)
A voler essere rigorosi, quell'anno aveva quattro anni in qualsiasi posto andasse.
Partecipava al teatrino della Natività.
Vi ricordate la storia?
Era una grande storia. Mel Gibson fece il sequel.
Forse l'avete visto: "Natività II". Comunque, James faceva la parte di Giuseppe
e noi ne eravamo entusiasti.
La consideravamo una delle parti più importanti.
Riempimmo il posto con sostenitori in T-shirt:
"James Robinson È Giuseppe!". (Risate)
Non doveva dire niente, ma conoscete la parte
dove entrano i tre Re. Entrano portando i regali,
portano oro, franchincenso e mirra.
È successo davvero. Eravamo lì seduti
e credo che si fossero scambiati i posti,
perché dopo abbiamo parlato con il ragazzino e abbiamo detto
"Ti va bene così?" e lui: "Sì, perché, che c'è che non va?".
Si erano semplicemente cambiati di posto, tutto qua.
Comunque, i tre ragazzi entrarono,
quattrenni con tovagliolini in testa,
posarono queste scatole per terra
e il primo ragazzino disse: "Vi porto oro".
E il secondo ragazzino disse: "Vi porto mirra".
E il terzo ragazzino disse: "Questo l'ha mandato Frank!". (Risate)
Ciò che queste cose hanno in comune è che
i bambini si buttano. Se non sanno qualcosa, ci provano.
Giusto? Non hanno paura di sbagliare.
Ora, non voglio dire che sbagliare è uguale a essere creativi.
Being wrong
Ciò che sappiamo è che
se non sei preparato a sbagliare,
non ti verrà mai in mente qualcosa di originale.
Se non sei preparato a sbagliare. E quando diventano adulti
la maggior parte di loro ha perso quella capacità.
Sono diventati terrorizzati di sbagliare.
E noi gestiamo le nostre aziende in quel modo,
stigmatizziamo errori. E abbiamo
sistemi nazionali d'istruzione dove
gli errori sono la cosa più grave che puoi fare.
E il risultato è che stiamo educando le persone
escludendole dalla loro capacità creativa.
Picasso una volta disse che tutti i bambini nascono artisti.
Il problema è rimanerlo anche da adulti. Io sono convinto
che non diventiamo creativi, ma che
disimpariamo ad esserlo. O piuttosto, ci insegnano
a non esserlo. Dunque perché è così?
Ho vissuto a Stratford-on Avon fino a cinque anni fa.
Ci siamo trasferiti da Stratford a Los Angeles.
Vi potete immaginare quanto sia stato facile il trasferimento.
(Risate) Veramente,
abitavamo in un posto di nome Snitterfield,
appena fuori Stratford, il posto dove
nacque il padre di Shakespeare. Vi viene in mente qualcosa? A me sì.
Non pensate al fatto che Shakespeare aveva un padre. No?
Davvero? Perché non vien da pensare
a Shakespeare come ragazzino, o sì?
Shakespeare a sette anni? Io non ci ho mai pensato.
Avrà pur avuto sette anni un tempo.
Sarà stato nella lezione d'inglese di qualcuno, no?
(Risate) Quanto sarebbe seccante? "Più impegno".
Essere mandato a letto dal papà che dice: "Vai a letto, ora!",
a William Shakespeare, "e metti via la penna.
E smettila di parlare così, confonde la gente".
(Risate)
Comunque, ci siamo trasferiti da Stratfort a Los Angeles
Moving to Los Angeles
e vorrei dire qualcosa sul trasferimento.
Mio figlio non voleva venire.
Ho due figli. Lui ha 21 anni ora, mia figlia 16.
Lui non voleva venire a Los Angeles. Gli piaceva ma
aveva una ragazza in Inghilterra. Era l'amore della sua vita, Sarah.
La conosceva da un mese.
Festeggiavano già il loro quarto anniversario.
Perché è un lungo periodo a 16 anni.
Lui era abbastanza lunatico in aereo
e disse: "Non troverò mai più una ragazza come Sarah".
E noi eravamo piuttosto contenti, francamente.
Lei era la nostra ragione principale per lasciare il Paese.
(Risate)
Ma c'è una cosa che ti colpisce quando ti trasferisci in America
Hierarchy of subjects
e se viaggi per il mondo:
ogni sistema di istruzione ha la stessa gerarchia di materie.
Ognuno. Non importa dove vai.
Credi che sia diverso, ma non lo è.
In cima ci sono le scienze matematiche e le lingue,
poi le discipline umanistiche e in fondo l'arte.
Ovunque nel mondo.
E, più o meno, anche all'interno di ogni sistema.
Esiste una gerarchia nelle arti.
L'arte e la musica occupano una posizione più alta nelle scuole
rispetto a recitazione e danza. Non esiste sistema educativo sul pianeta
che insegni danza ai bambini ogni giorno,
così come insegniamo la matematica. Perché?
Perché no? Credo che sia importante.
Credo che la matematica sia molto importante, ma altrettanto la danza.
I bambini ballano tutto il tempo se possono, noi tutti lo facciamo.
Abbiamo tutti un corpo, o no? Mi sono perso qualcosa?
(Risate) In verità, ciò che succede è che,
quando i bambini crescono, noi iniziamo a educarli
progressivamente dalla pancia in su. E poi ci focalizziamo
sulle loro teste. E leggermente verso una parte.
Se tu visitassi il sistema educativo da alieno
e ti chiedessi "A che serve la pubblica istruzione?"
credo che dovresti concludere – vedendo il risultato,
chi ha successo in questo sistema,
chi fa tutto quel che deve,
chi viene onorato, chi sono i vincitori –
credo che dovresti concludere che lo scopo dell'istruzione pubblica
in tutto il mondo
sia quello di produrre professori universitari. O no?
Loro sono le persone che stanno in cima.
E io ero uno di loro, quindi. (Risate)
A me piacciono i professori universitari, ma
non li dovremmo considerare come il risultato più alto raggiungibile.
Sono solo una forma di vita,
un'altra forma di vita. Ma sono piuttosto curiosi
e lo dico con affetto per loro.
C'è qualcosa di curioso nei professori, per quel che è la mia esperienza –
non tutti, ma di solito – vivono nella loro testa.
Vivono lassù e leggermente da una parte.
Sono scorporati, avete presente, quasi in senso letterale.
Vedono i loro corpi
come un mezzo di trasporto per le loro teste, no?
(Risate) È un modo per portare le loro teste ai meeting.
Se volete una prova concreta di esperienze extracorporee
andate ad una conferenza
di accademici attempati
e fate un salto nella discoteca, all'ultima sera.
(Risate) E lo vedrete, uomini e donne adulti
scuotersi incontrollabilmente, fuori tempo,
aspettando che finisca per andare a casa e scriverne qualcosa.
Il nostro sistema educativo è basato sull'idea di abilità accademiche.
Academic ability
E c'è una ragione.
Tutto il sistema è stato inventato – in tutto il mondo
non c'erano scuole pubbliche prima del XIX secolo.
Furono create per venire incontro
ai fabbisogni industriali.
Quindi la gerarchia è fondata su due idee.
Numero uno: che le discipline più utili per il lavoro sono in cima.
Voi probabilmente siete stati benignamente allontanati
da cose che vi piacevano da bambini a scuola,
sulla base che non avreste
mai trovato un lavoro facendo quello, no?
Non fare musica, non diventerai un musicista;
non fare arte, non sarai un artista.
Avvisi benevoli – ma ora profondamente sbagliati.
Il mondo intero è in subbuglio.
E, punto secondo, è l'abilità accademica che oggi domina
la nostra idea d'intelligenza,
perché le università hanno creato il sistema a loro immagine.
Se ci pensate, tutto il sistema
della pubblica istruzione, in tutto il mondo,
si concentra sull'ammissione all'università.
E la conseguenza è che tante persone di talento,
persone brillanti, creative, credono di non esserlo.
Perché la cosa per la quale erano bravi a scuola
non le si dava valore, o era perfino stigmatizzata.
E credo che non ci possiamo permettere di andare avanti così.
Nei prossimi 30 anni, secondo l'UNESCO,
si laureeranno più persone al mondo
di tutte quelle che si sono laureate
dall'inizio della storia. Più persone, ed è
la combinazione di tutte le cose delle quali abbiamo parlato,
la tecnologia e il suo effetto di cambiamento sul lavoro
e la demografia e il grande incremento della popolazione.
Ad un tratto i titoli di studio non valgono nulla, non è vero?
Quando ero studente, se avevi una laurea avevi un lavoro.
Se non avevi un lavoro era perché non ne volevi uno.
E io, francamente, non ne volevo uno. (Risate)
Ma oggi giovani con una laurea in tasca spesso sono a casa
Intelligence
a giocare con i videogame,
perché ti serve la laurea specialistica dove prima
ti serviva quella normale e adesso ti serve il PhD per l'altra.
È un processo di inflazione accademica.
E ci indica che tutta la struttura educativa si sta spostando
sotto i nostri piedi. Dobbiamo ripensare radicalmente
la nostra idea di intelligenza.
Sappiamo tre cose sull'intelligenza.
Anzitutto, che è varia. Pensiamo il mondo in tutti i modi
nei quali lo percepiamo. Riflettiamo
visualmente, uditivamente, cinesteticamente.
Pensiamo in modo astratto, in movimenti.
Secondo, l'intelligenza è dinamica.
Se guardiamo le interazioni di un cervello umano,
come abbiamo sentito ieri da alcune presentazioni,
l'intelligenza è meravigliosamente interattiva.
Il cervello non è suddiviso in compartimenti.
Infatti, la creatività – che io definisco come il processo
che porta ad idee originali di valore –
si manifesta spesso tramite l'interazione
di modi differenti di vedere le cose.
Il cervello stesso lo fa intenzionalmente –
c'è un fascio di nervi che connette le due parti del cervello
chiamato corpus callosum. È più ampio nelle donne.
Riagganciandomi al discorso di Helen di ieri, credo che
sia per questo che le donne sono migliori nel multitasking.
Perché lo siete.
Ci sono un sacco di ricerche, ma lo so anche dalla mia esperienza personale.
Quando mia moglie cucina –
cosa che non accade spesso, per fortuna. (Risate)
Sapete, lei sta facendo – no, è brava in alcune cose –
ma se cucina,
parla al telefono,
parla con i bambini, tinge il soffitto,
fa un intervento a cuore aperto.
Se cucino io, la porta è chiusa, i bambini sono fuori,
il telefono deve aspettare e se lei entra mi irrita.
Dico, "Terry, per favore, sto cercando di friggere un uovo. Lasciami stare". (Risate)
A proposito, conoscete quel vecchio detto filosofico,
se nella foresta cade un albero e nessuno lo sente,
è accaduto veramente? Vi ricordate quella vecchia battuta?
Ho visto una T-shirt poco fa con sopra:
"Se un uomo dice quel che pensa in una foresta,
e nessuna donna lo sente, ha ancora torto?". (Risate)
E la terza cosa sull'intelligenza è
epiphany
che è distinta. Sto scrivendo un nuovo libro
chiamato "Epiphany", che si basa su una serie di
interviste di persone su come hanno scoperto
il loro talento. Mi affascina come le persone
ci sono arrivate. Nasce da una conversazione che
ho avuto con una donna meravigliosa, che tante persone
non conoscono, si chiama Gillian Lynne,
ne avete sentito parlare? Alcuni sì. È una coreografa
e tutti conoscono i suoi lavori.
Ha fatto "Cats" e "Phantom of the Opera".
Lei è meravigliosa. Sono stato tra i dirigenti del Royal Ballet, in Inghilterra,
come potete vedere.
Comunque, abbiamo pranzato insieme un giorno e ho detto
"Gillian, come sei diventata ballerina?". E lei disse,
era interessante, quando lei era a scuola
era davvero senza speranza. E la sua scuola, negli anni 30,
scrisse ai genitori e disse, "Crediamo che
Gillian abbia problemi di apprendimento". Non era capace di concentrarsi,
diventava nervosa. Oggi direbbero che ha
l'ADHD [Sindrome da Deficit di Attenzione e Iperattività]. Non credete?
Ma siamo attorno al 1930 e l'ADHD non l'avevano ancora inventata.
Non era una condizione disponibile allora. (Risate)
La gente non sapeva che poteva averla.
Comunque, andò a farsi vedere da questo specialista.
Stanza in legno di rovere ... Ed era là con sua madre,
era stata accompagnata e fatta accomodare su una sedia
e alla fine stette seduta sulle sue mani per 20 minuti,
mentre quell'uomo parlò con la madre di tutti
i problemi che Gillian aveva a scuola. E alla fine –
perché disturbava la gente,
portava il compito in ritardo e così via,
era una bambina di appena 8 anni – alla fine,
il medico si sedette vicino a Gillian e disse:
"Gillian, ho ascoltato tutte quelle cose che tua madre
mi ha detto e le devo parlare a quattr'occhi".
Le disse: "Aspettaci qua, non ci metteremo molto".
E se ne andarono.
Ma quando lasciarono la stanza egli accese la radio
appoggiata sulla scrivania. E quando
erano fuori dalla stanza disse alla madre,
"Ora la guardi". E appena se n'erano andati,
lei disse, lei era in piedi e si muoveva con la musica.
E la guardarono per qualche minuto
ed egli disse a sua madre, "Signora Lynne,
Gilian non è malata, è una danzatrice.
La porti a una scuola di danza".
Io chiesi "E poi?" e lei mi disse:
"Lo fece. Non ti puoi immaginare quanto era bello.
Entravamo in quella stanza ed era piena
di gente come me. Gente incapace di stare ferma.
Gente che si doveva muovere per pensare".
Ballavano balletto, tap, jazz
danza moderna e contemporanea.
Alla fine fece un'audizione per il Royal Ballet School,
diventò una solista ed ebbe una splendida carriera
al Royal Ballet. E infine si diplomò
alla Royal Ballet School, fondò
una sua company, la Gillian Lynne Dance Company,
e conobbe Andrew Llozd Weber. Lei è stata responsabile di
alcune tra le più famose produzioni del teatro musicale
della storia, ha portato diletto a milioni di persone ed è multi-milionaria.
Un altro le avrebbe somministrato qualche farmaco
e detto di calmarsi.
Ora, credo – (Applausi)
Credo che il punto sia questo:
Al Gore l'altra sera ha parlato di ecologia
e della rivoluzione partita da Rachel Carson.
Credo che la nostra unica speranza per il futuro
sia di adottare una nuova concezione di ecologia umana,
nella quale cominciare a ricostruire la nostra concezione
della ricchezza delle capacità umane.
Il nostro sistema educativo ha sfruttato le nostre teste come noi
abbiamo sfruttato la terra: per strapparle una
particolare risorsa. E per il futuro non ci servirà.
Dobbiamo ripensare i principi fondamentali
sui quali educhiamo i nostri figli.
C'è una magnifica citazione di Jonas Salk, disse:
"Se tutti gli insetti scomparissero dalla Terra,
entro 50 anni tutta la vita sulla Terra finirebbe.
Se tutti gli esseri umani scomparissero dalla Terra,
entro 50 anni tutte le forme di vita fiorirebbero".
E ha ragione.
Ciò che TED celebra è il dono dell'immaginazione umana.
Dobbiamo fare attenzione ad usare questo dono
saggiamente ed evitare alcuni degli scenari
dei quali abbiamo parlato. E lo faremo solo
se sapremo vedere le nostre capacità creative
per la ricchezza che sono e se sapremo vedere
i nostri figli per la speranza che sono. Il nostro compito
è di educarli nella loro interezza affinché possano affrontare il loro futuro.
Forse noi non vedremo questo futuro,
ma loro sì. E il nostro compito è di aiutarli
a farne qualcosa. Grazie mille.
How to escape education's death valley | Sir Ken Robinson link
Grazie mille.
Mi sono trasferito in America 12 anni fa
con mia moglie Terry e i nostri due figli.
A dire la verità, siamo venuti a Los Angeles -- (risate) --
pensando di trasferirci in America,
ma comunque è un breve volo da Los Angeles
all'America.
Sono qui da 12 anni,
e appena arrivato mi hanno detto molte cose,
come: "gli americani non hanno il senso dell’ironia”.
L’avete sentito anche voi?
Non è vero. Ho viaggiato in lungo e in largo per questo paese
e non ho trovato alcuna prova di questa cosa.
È uno di quei miti culturali
come: "Gli inglesi sono riservati".
Non so perché la gente pensi queste cose.
Abbiamo invaso ogni paese che abbiamo incontrato.
(Risate)
Ma non è vero che gli americani non sono ironici,
ma lo dico solo per ricordarvi cosa dicono di voi
alle vostre spalle.
Quando lasciate una stanza in Europa,
i presenti dicono, "per fortuna", nessuno ha fatto ironia in vostra presenza.
Ma ho sperimentato l’ironia degli americani
quando mi sono imbattuto nella legge *No Child Left Behind* [Nessuno bambino resti indietro].
Perché chiunque avesse pensato a chiamarla così capisce l’ironia,
giusto? Perché…
-- (Risate) (Applausi) --
perché sta lasciando indietro milioni di bambini.
No Child Left Behind
Capisco che questo non è un nome molto attraente per una legge:
“Milioni di bambini lasciati indietro”. Me ne rendo conto.
Qual è il piano? Beh, proponiamo
di lasciare indietro milioni di bambini,
ed ecco come funzionerà.
E sta funzionando a meraviglia.
In alcune aree del paese,
il 60% dei ragazzi abbandona il liceo.
Nelle comunità dei nativi americani,
si arriva all'80% dei ragazzi.
Se dimezziamo quella cifra, si stima che genererebbe
un guadagno netto per l'economia degli Stati Uniti
di quasi mille miliardi di dollari nel giro di 10 anni.
Da un punto di vista economico,
questo indica che dovremmo farlo, non è vero?
Infatti, costa davvero un sacco
assorbire i danni della crisi di abbandono scolastico.
Ma la crisi di abbandono è solo la punta dell’iceberg.
Non tiene conto di tutti i ragazzi che vanno a scuola
ma sono disinteressati, quelli a cui non piace andarci
e non ne traggono un reale beneficio.
E il motivo non è
che non stiamo spendendo abbastanza.
L'America spende più soldi per l'istruzione
di molti altri paesi.
Le classi sono più piccole rispetto a molti paesi.
E ci sono centinaia di iniziative ogni anno
per cercare di migliorare l’istruzione.
Il problema è che tutto sta andando nella direzione sbagliata.
Ci sono tre principi
sui quali la vita umana prospera
e sono contraddetti dalla cultura formativa
che molti docenti devono applicare
e molti studenti devono sopportare.
Il primo è questo: che gli esseri umani
sono naturalmente diversi e diversificati.
Posso chiedervi, quanti di voi
hanno dei figli?
Va bene. O nipoti.
Quanti ne hanno due o più? Bene.
E gli altri avranno magari visto questi ragazzi.
(Risate)
Piccoli che gironzolano attorno.
Farò una scommessa con voi
e sono sicuro di vincerla.
Se avete due o più figli,
scommetto che sono completamente diversi tra loro.
Non è così? Non è così? (Applausi)
Non li confondereste mai, giusto?
Tipo: "Quale sei tu? Ricordamelo.
Io e tua madre useremo
STEM disciplines
una sorta di codice a colori per non confonderci più".
L’istruzione in *No Child Left Behind*
non è basata sulla diversità, ma sulla conformità.
Quello che le scuole sono incoraggiate a fare
è di scoprire cosa possono fare i ragazzi attraverso uno spettro molto stretto di risultati.
Uno degli effetti della legge *No Child Left Behind*
è stato quello di limitare l’attenzione
sulle cosiddette discipline scientifiche (STEM), che sono molto importanti.
Non sono qui a voler sminuire l’importanza della scienza e la matematica.
Al contrario, sono necessarie ma non sono sufficienti.
Una educazione efficace deve dare lo stesso peso
alle discipline artistiche, umanistiche e corporali.
Un sacco di ragazzi, scusate, grazie... (Applausi)
Si stima che in America, attualmente
più o meno al 10% dei ragazzi
sia stata diagnosticata una qualche forma
di "disturbo da deficit di attenzione”.
ADHD. Non voglio dire che non esista.
Ma non credo che ci sia un'epidemia del genere.
Se fate stare seduti dei ragazzini, per ore e ore,
a fare lavori d’ufficio di basso livello,
non stupitevi se cominciano ad agitarsi.
(Risate) (Applausi)
La maggior parte dei bambini
non soffre di alcun disturbo psicologico.
Soffrono d’infanzia. (Risate)
Lo so perché ho trascorso i primi anni della mia vita
da bambino. Ci sono passato.
I ragazzi crescono meglio con un ampio curriculum
che onora i loro diversi talenti,
non solo una piccola parte.
E a proposito, le arti non sono solo importanti
perché migliorano i voti in matematica.
Sono importanti perché comunicano con aspetti
della personalità del bambino che altrimenti rimarrebbero inesplorati
Il secondo, grazie… (Applausi)
Il secondo principio che guida la crescita umana
è la curiosità.
Se riuscite ad accendere la scintilla della curiosità in un bambino,
imparerà velocemente senza nessuna ulteriore assistenza.
I bambini sono allievi naturali.
È u risultato notevole riuscire a spegnere una particolare abilità,
o reprimerla.
La curiosità è il motore dell’apprendimento.
Il motivo per cui dico questo è perché
uno degli effetti della cultura attuale, se così posso dire,
è stata la deprofessionalizzazione degli insegnanti.
Non esiste un sistema nel mondo
o una scuola nel paese
che sia migliore dei propri insegnanti.
Gli insegnanti sono l’anima del successo delle scuole.
Ma insegnare è una professione creativa.
L’insegnamento, correttamente concepito, non è un sistema di consegna.
Sapete, non siete lì solo per trasmettere le informazioni ricevute.
I grandi insegnanti lo fanno,
ma un'altra cosa che fanno anche è orientare,
stimolare, ispirare, coinvolgere.
Alla fine, l'istruzione si occupa di apprendimento.
Se non c’è apprendimento,
non c’è nemmeno istruzione.
E si può passare un sacco di tempo
a discutere di istruzione senza mai parlare di apprendimento.
Lo scopo dell'istruzione è fare in modo che la gente impari.
Un caro, vecchio amico -- davvero molto vecchio,
è morto. (Risate)
Temo che sia il più vecchio in assoluto.
Ma era un uomo meraviglioso e un grande filosofo.
Task and achievement
Parlava spesso della differenza che c’è
tra il compito e il risultato.
Si può essere impegnati in qualsiasi attività,
ma non raggiungere i risultati,
come fare la dieta. È un ottimo esempio.
Eccolo. È a dieta. Sta perdendo peso? Non proprio.
L'insegnamento è una parola simile.
Si può dire: "Ecco Deborah, è nella stanza 34, sta insegnando".
Ma se nessuno impara nulla,
può essere impegnata nel compito di insegnare,
ma non raggiungerlo nei fatti.
Il ruolo dell'insegnante è quello di facilitare l'apprendimento. Tutto qui.
E parte del problema, secondo me,
è che la cultura dominante dell' istruzione si è concentrata
non sull'insegnamento e sull'apprendimento, ma sulla valutazione.
Ora, la valutazione è importante. I test standardizzati hanno il loro posto.
Ma non dovrebbero essere la cultura dominante dell'istruzione.
Dovrebbero fornire una diagnosi. Dovrebbero aiutare.
(Applausi)
Standardized tests
Se vado a fare una visita medica,
voglio dei test standardizzati. Davvero.
Voglio sapere qual è il mio livello di colesterolo
rispetto a quello degli altri su una scala standard.
Non voglio che il mio dottore mi dica
che l'ha fatto su una scala appena inventata da lui.
"Il suo colesterolo è in quello che io chiamo Livello Arancione".
"Davvero? E questo è buono? "Non lo sappiamo".
Tutto questo dovrebbe sostenere l'apprendimento. Non dovrebbe ostacolarlo,
cosa che, certamente, accade spesso.
Al posto della curiosità, quello che abbiamo
è una cultura della compiacenza.
I nostri ragazzi e i loro insegnanti sono incoraggiati
a seguire algoritmi di routine,
invece di stimolare il potere dell'immaginazione e la curiosità.
E il terzo principio è questo:
la vita umana è intrinsecamente creativa.
Ecco perché ognuno di noi ha un curriculum differente.
Noi creiamo le nostre vite,
e possiamo ricrearle mentre viviamo.
È la caratteristica comune dell'uomo.
È il motivo per cui la cultura umana e così interessante, varia
e dinamica.
Voglio dire, altri animali dimostrano immaginazione
e creatività, ma non è così evidente
come la nostra, è vero?
Voglio dire, potete avere un cane
che cade in depressione.
Ma non si mette ad ascoltare i Radiohead, o si?
(Risate)
Culture of standardization
Né si siede a guardare fuori dalla finestra con una bottiglia di Jack Daniels.
(Risate)
E voi gli chiedete: "Vuoi fare una passeggiata?"
E lui: "No, sto bene.
Ma tu vai e fai delle foto”.
Tutti creiamo le nostre vite attraverso questo incessante processo
di immaginazione di alternative e possibilità,
e uno dei ruoli dell'istruzione
è di risvegliare e sviluppare queste capacità creative.
Invece, quello che abbiamo è una cultura della standardizzazione.
Ora, non deve essere per forza così.
La Finlandia è stabilmente in cima
in matematica, scienze e lettura.
Sappiamo soltanto che è quello che gli riesce bene
perché è quello che viene testato regolarmente.
Questo è uno dei problemi dei test.
Non indagano su altre cose altrettanto importanti.
La cosa che rende diversa la Finlandia è questa:
non c’è l’ossessione per quelle discipline.
Adottano un approccio molto ampio all'istruzione
che comprende scienze umanistiche, educazione fisica, discipline artistiche.
Secondo, non ci sono test standardizzati in Finlandia.
Voglio dire, ce ne sono alcuni,
ma non è il motivo per cui ci si sveglia la mattina.
Non è per quello che tutti siedono al loro banco.
Ed infine, mi sono trovato di recente ad un incontro
con alcune persone dalla Finlandia, dei veri finlandesi,
e qualcuno del sistema americano
chiedeva ai finlandesi:
"Cosa fate riguardo al tasso di abbandono scolastico in Finlandia?"
E un po’ perplessi, hanno risposto:
"Beh, non ne abbiamo.
Perché mai dovrebbero abbandonare?
Se le persone hanno un problema, gli andiamo incontro abbastanza velocemente
e le aiutiamo a superarlo”.
La gente dice sempre: “Beh, sai,
non puoi paragonare la Finlandia all'America".
No. Penso che ci sia una popolazione
di circa cinque milioni in Finlandia.
Ma si può paragonare ad uno stato americano.
Molti stati americani hanno una popolazione molto più piccola di quella.
Voglio dire, sono stato in alcuni stati
in cui c’ero solo io. (Risate)
Davvero. Mi hanno chiesto di chiudere a chiave prima di andare via.
(Risate)
Highperforming systems
Ma quello che fanno i migliori sistemi al mondo
è quello che purtroppo, non è evidente
nei sistemi americani -- voglio dire, nel suo complesso.
Una cosa è questa: si individualizzano l’insegnamento e l’apprendimento.
Si riconosce che è lo studente a dover apprendere
ed è il sistema a doverlo coinvolgere, con la sua curiosità,
la sua individualità e la sua creatività.
Questo è il modo per condurlo ad apprendere.
Una seconda è che si attribuisce uno status molto alto
alla professione di insegnante.
Si riconosce che non è possibile migliorare l'istruzione
se non si mettono ottimi insegnanti al lavoro
e se non si danno loro supporto costante
e sviluppo professionale.
Investire nello sviluppo professionale non è un costo.
È un investimento,
come ben sa ogni altro paese che lo fa:
l’Australia, il Canada, la Corea del Sud, Singapore,
Hong Kong e Shanghai. Loro sanno che questo è il caso.
E la terza è che delegano alla scuola la responsabilità
del raggiungimento del risultato formativo.
Vedete, c’è una grande differenza qui
tra un modello di comando e uno di controllo in materia di istruzione...
È quello che accade in alcuni sistemi.
I governi centrali
o i governi statali decidono
cosa è meglio fare.
Il problema è che l'istruzione non ha luogo
negli uffici e nelle aule legislative.
Accade nelle aule delle scuole,
e le persone che la praticano sono gli insegnanti e gli studenti,
e se togliamo la loro capacità decisionale, smette di funzionare.
Bisogna riportarla alle persone.
(Applausi)
Education is a human system
C’è un lavoro fantastico in corso in questo paese.
Ma, devo ammettere, si fa
nonostante la cultura dominante dell'istruzione,
e non grazie ad essa.
È come navigare controcorrente tutto il tempo.
E penso che il motivo sia questo:
che molte delle politiche attuali si basano
su concetti meccanicistici dell'istruzione.
È come se la formazione fosse un processo industriale
che può essere migliorato solo con dati migliori,
e da qualche parte, credo, nella mente
di qualche politico ci sia l'idea
che se regoliamo meglio il sistema, se lo facciamo funzionare meglio,
andrà via spedito verso il futuro.
Ma non è così e non lo è mai stato.
Il fatto è che l'educazione non è un sistema meccanico.
È un sistema umano. Riguarda le persone,
persone che vogliono imparare o non vogliono farlo.
Ogni studente che abbandona la scuola ha un motivo per farlo
che trae origine dalla propria storia.
Possono trovarla noiosa o poco importante.
Possono trovarla incompatibile
con la vita che conducono al di fuori della scuola.
Ci sono tendenze, ma le storie sono sempre uniche.
Sono stato di recente ad un incontro a Los Angeles...
sui cosiddetti programmi scolastici alternativi.
Sono programmi fatti apposta per riportare i giovani a scuola.
Presentano alcune caratteristiche comuni.
Sono molto personalizzati.
Danno un forte sostegno agli insegnanti,
stabiliscono stretti legami con la comunità
e un piano di studi ampio e diversificato,
e spesso i programmi coinvolgono gli studenti
in attività sia fuori che dentro la scuola.
E funzionano.
Quello che mi è sembrato interessante
è che si chiamino “educazione alternativa”.
Capite?
Ogni evidenza ci dice che se tutti facessimo così
non ci sarebbe bisogno di alternativa.
(Applausi)
Death Valley
Quindi dovremmo adottare una metafora diversa.
Bisogna riconoscere che si tratta di un sistema umano,
e che esistono condizioni in cui le persone prosperano
e condizioni in cui ciò non accade.
Dopotutto, noi siamo creature organiche
e la cultura della scuola è assolutamente essenziale.
Cultura è un termine organico, no?
Non lontano da dove vivo c’è un posto chiamato Valle della Morte.
La Valle della Morte è il posto più caldo e più arido dell'America,
e non ci cresce niente.
Non ci cresce niente perché non piove.
Quindi, Valle della Morte.
Nell'inverno del 2004 ha piovuto nella Valle della Morte.
17 centimetri di pioggia sono caduti in poco tempo.
E nella primavera del 2005 si è verificato un fenomeno.
L’intera Valle della Morte è stata coperta di fiori
per un po'.
Questo ha provato che la Valle della Morte non è morta.
È addormentata.
Sotto la superficie sono sepolti i semi della possibilità
che attendono le condizioni adatte per emergere
e, per i sistemi organici, se le condizioni sono quelle giuste,
la vita è inevitabile. Succede sempre.
Prendete un’area, una scuola, un quartiere,
cambiate le condizioni, date alla gente un diverso senso della possibilità,
un panorama di aspettative diverso,
una gamma più ampia di opportunità,
curate e valorizzate le relazioni tra docenti e allievi,
offrite alle persone la facoltà di essere creative
e di innovare quello che fanno,
e le scuole che prima erano deprivate rinasceranno a nuova vita.
I grandi leader lo sanno.
Il vero ruolo della leadership nella formazione --
e penso che sia vero a livello nazionale, a livello statale
e a livello scolastico -
non è e non dovrebbe essere di comando e di controllo.
Il vero ruolo della leadership è il controllo del clima,
per creare un clima di possibilità.
E se si fa, le persone ci arriveranno da sole
e faranno cose che non sarebbe stato possibile
anticipare e prevedere.
C'è una bellissima citazione di Benjamin Franklin.
"Ci sono tre tipi di persone al mondo:
quelli inamovibili,
che non vogliono andare da nessuna parte
e non fanno e non raggiungono niente.
Ci sono persone mobili,
che sentono il bisogno di cambiamento
e sono preparati ad ascoltarlo e ad accoglierlo.
E ci sono persone che si muovono,
coloro che fanno accadere le cose".
E se possiamo incoraggiare sempre più persone,
ci sarà un movimento.
E se il movimento sarà abbastanza forte,
sarà, nel migliore significato della parola, una rivoluzione.
E questo è quello di cui abbiamo bisogno.
Grazie mille.
(Applausi)
Grazie mille. (Applausi)
Sir Ken Robinson - Changing Paradigms link
yeah thank you very much were you surprised when it was actually me that
got the medal are you you could feel the tension building again who will it be
thank you I am genuinely humbled to have this award I was thinking earlier that
being humbled isn't a normal feeling as it I don't often feel humbled disparaged
humiliated you know Dan but humbled is a rather old feeling as I gather it's not
a modern emotion but I do feel it and particularly to have this award of the name of Benjamin Franklin it was the
most remarkable man he lived nearby in Craven Street the house is a few minutes
away and I really recommend you go and take a look at it it's just been opened just been renovated it's a very
powerfully vacation of the life of this extraordinary figure a man who is deeply involved in the growth of industrialism
a part of the Enlightenment at the heart of the creation of the new world and with a passion for education a man who's
also deeply invested in science in the arts in the humanities and in politics a
A polymath
polymath I think a Renaissance figure in the heart of the Enlightenment and one of the first significant members of the
Royal Society of Arts if you don't know this institution I really encourage you to find out more about it it was founded
I think I'm correct in saying in 1753 by William Chappell II and it's full name
is the raw society the encouragement of arts manufactures and commerce and it's
had a long history in the promotion and advocacy of appropriate forms of public
education I have had a long association myself with the RSA I gave a lecture
here even math you may not know this in July of 1990 in this very room and I
propose to repeat it word for word if I don't I said don't you I should waste time
National Arts in Schools
thing up anything fresh or friendly no no in 1990 I had been running a National
Arts in schools project and I had published a book on the arts in schools I have a great passion for the Arts and
we were meeting here shortly after the introduction of the National Curriculum
in England which profoundly misunderstood the place of the arts in
education so I was talking about how the arts could be made part of the mainstream of Education and here we are
17 years later when it's all so different I feel so I want to say a few words
about that and I want to show you a couple of short movie clips and then to have a conversation with you one of the
it's happened to me since 1990 is that I've moved to live in America and I
moved there seven years ago at the invitation of the Getty Center I didn't flee Great Britain but put
yourself in my place I had a phone call on the 3rd of January 1990 when I was
living there Coventry and this guy said would you like to come and live in
Living in California
California we left immediately
I didn't ask what the job was we just went and the phone is still swinging on
the hook actually in my house and we hope one day the children will track us down but we don't care but I now live in
America and I love it who's been to Los Angeles here anyone it's an
extraordinary place we're in Las Vegas recently my wife and I we've been
together for 30 years and we decided last year to get married again so we
went to the Elvis chapel now I recommend
it you should do it we had the blue Hawaii package but uh but there are
others but the blue Hawaii package you get the Elvis impersonator for songs the
chapel of course a puff of smoke as you go in you have to request that and a
hula go that was optional but I opted
for it and for reasons I was rather pleased about frankly for another
hundred dollars we could have had a pink Cadillac but we thought that was a bit tacky you know frankly we thought that
Las Vegas
was lowering the tone at the whole occasion frankly return I mention it because Las Vegas is an iconic example
of the thing I would like us to talk about not Las Vegas in itself but the idea that gave rise to it if you think
of it every other city on earth has a reason to be where it is like London you
know it's in a natural Basin so it's good for trade or it's in a harbor or it's in a valley so it's good for
agriculture you know or it's on a hillside so it's good for defense none
of this is true of Las Vegas there is no physical reason for it to be there the
only reason it's there is the thing that gave rise to this organization that affects every aspect of your life
which makes humanity what it is the only thing in my opinion which is the
extraordinary power which is bestowed on human beings that no other species has that so far as we can judge I mean the
power of imagination we take it totally for granted this capacity to bring into
mind things that aren't present and on that basis to hypothesize about things that have never been but could be every
feature of human culture in my view is the consequence of this unique capacity
now other creatures may have something like it other creatures seen but they don't write operas you know other
creatures are agile but they don't form Olympic Committee's they communicate but
they don't have festivals of theater they have structures but they don't build buildings and furnish them we are
unique in this capacity a capacity that's produced the most extraordinary diversity of human culture of enterprise
of innovation 6,000 languages currently spoken on earth and the great adventure
which produced among other things the Royal Society of Arts and all of its works but I believe that we
systematically destroy this capacity in our children and in ourselves now I pick
my words carefully I don't say deliberately I don't think it's deliberate but it happens to be
systematic we do it routinely unthinkingly and that's the worst of it
because we take for granted certain ideas about education about children
about what it is to be educated about social need and social utility about economic purpose we take these ideas for
granted and they turn out not to be true many ideas would seem obvious turn out
not to be true that was really the great adventure of of the Enlightenment ideas
that seemed obvious that turned out not to be true ironically though I believe the legacy of the Enlightenment is now
hampering the reforms that are needed in education we have grown up in a
system of public education which is dominated by two ideas one of them is a
conception of economic utility and you can illustrate that directly it's
implicit in the structure of the school curriculum it's simply present there is an every
school system on earth a hierarchy of subjects you know it you went through it if you're in education you probably
subscribe to it or you contribute to it somehow when we move to America we put
our kids into high school and it was recognizable the curriculum was totally
recognizable math science and English language at the top then the humanities then the arts way down the bottom and in
the arts there's always another hierarchy art and music are always thought to be more important than drama and dance there isn't a school in the
country that I know I saw a school system let me be clear there isn't the school system actually anywhere that
teaches dance everyday systematically to every child in the way that we require
them to learn mathematics now I'm not against mathematics on the country but
why is dance such a loser in the system well I think one of the reasons is people never saw any on economic point
in it so there's an economic judgment that's made in the structure of the school curriculum and I'm sure you it
was true of you you probably found yourself benignly steered away from things you were good at at school
towards things that other people advised you would be more useful to you so effectively our school curricula are
based on the premise that there are two sorts of subject useful ones and useless
ones and the useless ones fall away eventually and they fall away especially
when money starts to become tight as it always is um George Bush was in town
today wasn't it I just thought I'd share the pain that was all I just
America
I'm feeling it ya know President Bush as
I call him was responsible with others for a cross-party piece of legislation
in America to reform public education and I have lots of conversations about
it now I live in America which I shall keep saying by the way to make you feel bad okay I live in California and you don't
so they go there no when I got to America I was told that the Americans
don't get irony this is not true this is a British conceit I feel okay about it
because there other ones when we when we went to America were given a guidebook of how to behave in America honestly by
the RRM removals agent how to behave in America I'm handing it out to all
Americans I meet now look you do it you do it you know that's all behave properly show me but one of the things
that said in it was don't hug people in America that they don't like it honestly explicit don't help them they don't like
it this turns out to be nonsense they love it people in my experience love getting hugged in America but we thought
they didn't so for the first year we had kept our arms at our side of social defamation the fear of giving offense and this all added to the idea that we
we typify British reserve it's amazing or that we're some refugees from Riverdance you know
No Child Left Behind
but but I was I was told the Americans don't get irony and then I came across
this piece of legislation America called No Child Left Behind and I thought
whoever came up with that title gets irony because this legislation is leaving millions of children behind
of course that's not a very attractive name for legislation millions of children left behind I can say that but
give or take a twiddle it's the 1988 Education Act in this country it was the
manifesto pretty much that inspired the work of Chris Woodhead I believe during his time at Ofsted now I think this is
important because what it represents to me is the ideology of Education writ
large and that's the problem so when we talk about changing paradigms my firm
conviction is that we have to do much much more than is currently happening every country on earth at the moment is
reforming public education I don't know of an exception mangi what's new we've
always been reforming public education but we're doing it now consistently and systematically all over the place there are two reasons for it the first
Reforming Education
of them is economic people are trying to work out how do we educate our children
to take their place in the economies of the 21st century how do we do that even that we can't anticipate what the
economy will look like at the end of next week as the recent turmoil is demonstrated how do we do that the
second though is cultural every country on Earth on Earth is trying to figure out how do we educate our children so
they have a sense of cultural identity and so that we can pass on the cultural genes of our communities while being
part of the process of globalization how do you square that circle most countries
I believe are doing what we were doing in 1988 operating on the premise that
the challenge is to reform education to make it a better version of what it was
in other words the challenge is just to do better what we did before but improve
and we have to raise standards and people say we have to raise standards if this is a breakthrough you know like really yes
I we should why would you lower them you know I mean I I haven't come across an argument that
persuades me of lowering them but raising them of course we should raise them the problem is that the current
system education in my view and experience was designed and conceived
and structured for a different age it was conceived in the intellectual
culture of the Enlightenment and in the economic circumstances of the Industrial
Revolution before the middle of the 19th century there were no systems of public education not really I mean you could
get educated my Jesuits you know if you had the money but public education paid for from taxation compulsory to
everybody and free at the point of delivery that was a revolutionary idea and many people objected to it they said
it's not possible for many Street kids working class children to benefit from
public education they're incapable of learning to read and write and why we spending time on this so there's also built into it a whole series of
assumptions about social structure and capacity but it was designed for its
purpose which is why as the public system evolved in the in the 19th and early 20th century we ended up with a
very broad base of elementary education junior schools every went to that my
father my father's father my grandfather he went to that he left school by the time he was 12 most people did then at
the turn of the century and then gradually we introduced a layer above it of secondary education and some
people went into that but my father left school at 14 having gone into that and then a small university sector sat
across the top of it and the assumption was that people would work over and a few would get to the top and would go to
university it was modeled on the economic premises of industrialism that
is that we needed a broad base of people to do manual blue-collar work and you
know roughly could they could do language and arithmetic a smaller group who would go to administrative work
that's what the grammar schools were for and an even smaller group who would go off and run the Empire for us and become
the logic the lawyers and the judges and the doctors and they were the universities now I simplify but that's
essentially how the thing came about and it was driven by an economic imperative of the time but running right through it
was an intellectual model of the mind which was essentially the Enlightenment
view of intelligence that real intelligence consists in this capacity for a certain type of deductive reasoning and the knowledge of the
classics originally what we come to think of as academic ability and this is
deep in the gene pool of public education of the really two types of people academic and non-academic smart
people are non smart people and the consequence of that is that many brilliant people think they're not
because they're being judged against this particular view of the mind so we
have a twin pillars economic and intellectual and my view is that this
model has caused chaos in many people's lives it's been great for some there
have been people have benefited wonderfully from it but most people have not and it's created a massive problem I
spoke at a conference a couple other TED Conference that Matthew referred to one
of the others because Al Gore or Al as I
referred him our door gave the talk at the TED
conference by the way if you don't know the TED conference I do recommend you visit the website Ted calm it is fantastic
but Al Gore gave the talk that became the movie Inconvenient Truth Al Gore's
view which isn't his he'd be the first to say it dates back to Rachel Carson
and earlier it actually dates back if you look even to the work of Linnaeus in
the 18th century it dates back to Franklin it dates back to the work of this society our concern with the
ecology of the natural world and the sustainability of industrialism in the 17th and 18th century we were concerned
about him but his work is an attempt to put the case back into a modern context
I believe he's right and it's not just his view a group of geologists have
recently published a paper in which they argue that the earth has entered a new
geological period classically they the view is that since the end of the last
ice age about 12,000 years ago were in a period called the Holocene period they
believe we've entered a new period and they say if people would do a future generation of geologists were to come to
earth they would see the evidence of it of a change in the Earth's geological personality they would see it in the
evidence of carbon deposits in the Earth's crust the acidification of oceans the evidence of the mass
extinction of species the change in the Earth's atmosphere and a hundred other
indicators they say it's unmistakably in their view a new geological period the
series of Nobel scientists have agreed to this view they're provisionally calling this not the Holocene but the
Anthropocene what they mean by that is a geological age created by the activities
Enlightenment
of people as in anthropods and they said there's no historical
precedent of this and this is really what I want to get to Benjamin Franklin Thomas Jefferson William Shipley the
great figures of the Enlightenment both in politics and science and the arts were conceiving public education and
civic structures and politics of duty at a time of revolutionary turmoil it was
the age of revolutions in France in America not long after our civil disturbance
here at a time of extraordinary intellectual adventures and new horizons extraordinary innovation for them there
was nothing really that ever led to an age of such innovation and such extraordinary change the rate of it and
it was a fair characterization of the times but there's every evidence to show
now that what was happening then is as nothing to what is happening now I believe the changes taking place on
earth now are without precedent in terms of their character and their implications and our best salvation is
to develop this capacity for imagination and to do it systematically through public education and to connect people
with their true talents we simply can't afford this devastation anymore so why
now Gore talks about this I believe in and I think if you don't think there's a crisis in the world's natural environment then you're not paying
attention and I would take the option to leave the planet soon really you see I
believe that there is a parallel climate crisis now one of them is probably
enough for you honestly you know I think I'm find one is good you know I don't need the second one but there is a
Human Resources
second one and it's what my work is about and I guess what many of you will be concerned about and I know what edge
is concerned about and what Matthew and the RSA is currently concerned about but let me put a particular way to I believe
there is a a global crisis not in natural resources that I believe it a global crisis in human resources I
believe that the parallel with the crisis in the natural world is exact and the costs of clearing this up are
catastrophic I'll give you a couple of quick examples in California the state
government last year spent about three billion dollars on the state university
system thus their published figures they spent over nine billion dollars on the state
prison system now I cannot believe that more potential criminals are born every
year in California than potential college graduates what you have are people in bad conditions going bad
I remember Bernhard Levin once he wrote in one of his articles in the time she said he'd been at a dinner party and he
was asked the question around the dinner table was our people mainly good or mainly bad and he said without
hesitation they're mainly good he said now I was astonished to find I was in the minority around the table a minority
of one but he believed with Victor Frankl who survived know the holocaust and saw his parents die that for all of
that people are fundamentally good I believe they are fundamentally good but there are people living in very bad
circumstances and conditions and if you put people in poor conditions they
behave in particular ways so we spend a lot of our time remediating the damage and meanwhile I think that the other
exact parallel is that pharmaceutical companies are reaping a gold rush from
Gold Rush
this distress if you look at the growth of antidepressants of prescription drugs
to treat depression to suppress people's feelings this is a goldish I mean
pharmaceutical companies don't want to cure depression on the country also that
one of the things I saw a reason is that suicide rates among fifteen to thirty
year olds have increased over sixty percent globally since the 1960s it's
one of the largest cause of death among young people what is that you know people born with hope and optimism who
decide to check out because they can't cope now I don't say education part of that or responsible for it but it
contributes to it that's really all I want to say so this crisis of human resources is I think absolutely urgent
and palpable so the challenge for me is not to reform education but to transform
The Challenge
it into something else I think we have to come to a different set of
assumptions now I say this advisory because I've been involved in all kinds of initiatives over my
professional life I start out in drama work I moved I ran a big arts and schools project some of the people in
the room I've known for years and have worked with fears and I've had a long association here one of the great initiatives of the RSA in the 1980s was
education for capability you should look at education capability it's said extraordinary useful and practical
things and there were wonderful people around it Charles handy who I've got to know recently well not recently but I've
got to know well in recent years who was chairman Hill of the RSA Terrell Burgess
Corelli Barnet Patrick merchants I shared an apartment when I was a student with Patrick son and I kind of a galaxy
of really powerful thinkers John Tomlinson who is chairman here for a while who was with Network University
there has been a long tradition of arguing for the change arguing for the alternative and yet successive
governments come in and do what they did before and this really worries me and I
speak personally you know that after all the optimism I felt ten years ago I feel that we've had over the past ten years a
kind of myriad of policies but too few principles I can't see what they've
added up to and I say that because I didn't see it before and I don't see it anywhere else I mean there are some
countries which I feel are getting this right but we're not and that the reason is because we're not fundamentally changing the underlying assumptions of
the system which you do with intelligence ability economic purpose and what people need we still educate people from the outside
in we figure out what the country needs then we try and get them to conform with it rather than seeing what makes people
drive forward and building education systems around a model of person of personhood which is what I think we
should come to so let me just want to show you a couple of quick slides - I don't have to but as I've gone to the
trouble of preparing them frankly I just
Human Talent
want to give you an example of a couple of things here and by the way some of these things as Matthew kindly said are in this book at this book by the way is
terrific you are you could not do better than buy
this book that is unless you buy this book which is the new book which is
coming out in January from penguin I'm very excited about this book this book is about the nature of human talent and
how people discover it it's based on the premise that people do their best when
they do the thing they love when they're in their element so I was trying to get
to grips with what that is what is it to be in your element and I spoke to scientists and artists and business leaders and poets and parents and kids
and it seems to me the evidence is absolutely persuasive when people connect this powerful sense of talent in
themselves discover what it is they can do they become somebody else and that to
me is the premise of building a new education system it's not about reinforcing the old model but reconstituting our sense of self and it
happens to synergize is that a verb I'm not sure with the new economic purposes
there are two big drives have changed currently one is technology you know that this is a brain cell what I just
want them to drill on it but what I want to underline is that technology is moving faster than most people really
truthfully understand can I ask you how many of you here consider yourself to be baby boomers or older I thought so all
of you who is not who consider yourself to be a Generation X ro millennial okay
you boomer types and older actually know if you're over 30 would you put your
hand up if you're wearing a wristwatch there we go thank you just curious no no this is interesting
ask a roomful of teenagers same question ask them if they wear wristwatches they mainly don't and the reason is that I
want to make two points the reason I don't wear wristwatches is because they don't see the point because for them
time is everywhere you know it's on their iPhones their iPads their mobile phones everywhere now why would you wear
this my daughter converse and why would put a special device on my wrist to tell
the time and she said Plus this only does one thing sure just like kayo lame is that
you know like a a single function device so you have you cranked up them but we
take it for granted don't we you have other options but this what this thing about taking it for granted is important
it's a things we take for granted that we need to kind of identify question I mean did you think about putting your watch on this morning truthfully was it
like an agony shall I you know is it a what she day I
just don't know really I'll I'll put it on to be safe you know you don't do just do it our kids don't and it points to something
important a guy called Marc Prensky made this point that our children live in a different world he talks about the
difference between digital natives and digital immigrants if you're born if you're under 20 you're you're an
immigrant you're a native you speak digital you were born with this stuff and it's in your head like a first language we're less so but the point is
this is getting faster and faster and faster one of the new horizons is likely to be the merging of human intelligence
with information systems that's a brain cell and that's a brain cell growing on a silicon chip well we see but there are
things that lie ahead for which there are no precedent and the impact on
culture promises to be extraordinary this is the other thing I want to point
Population
to which is the curve of the world's population you see 1750 when the RSA was
being established and William Shipley was wondering what to do kneeling there were about a billion people on the whole
of the earth pretty evenly distributed mostly in the in the the far-flung parts
of what became the Empire but a lot of them in the industrial at what would become the industrialized economies about a billion people London was a tiny
place by comparison now if you look at this curve were around six billion and
the big jump happened in 1971 from 1970 to the year 2000 where the population
the earth increased by over three million 1968 you remember was the Summer of Love it's probably a coincidence
if it but we all did our bit you know that's alright but this is interesting that the
dark line is the growth of population in the developed economies the real growth is happening in the emergent economies
in Asia Africa parts of South America and so on and it's heading to 9 billion the other thing that's happening is that
the world is become increasing ly urbanized at the beginning of the 18th
century in the 19th century most people lived in the countryside about 3% of
people lived in cities of course the great social movement of industrialism was the migration to the cities but even
so at the turn of the 20th century is still something less than 20% of people lived in cities currently 50% of the
world's population lives in cities 50% of the 6 billion and we're heading to 60% of 9 billion people living in cities
not here not in UK not in America not in the rest of Europe but in the emergent
economies now this massive migration is without precedent so these are going to
be groovy cities you know with information booths and property taxes and Starbucks these are massive sprawling vernacular
cities probably more like this this is Caracas in Venezuela a massive and
rapidly growing metropolis but greater Tokyo at the moment has a population of
35 million people which is more than the entire population of Canada in one place
now by the middle the century there may be 20 mega cities over 500 cities of a million you can see my point here that
these are unprecedented circumstances an unprecedented drain on the earth
resources an unprecedent demand for innovation for fresh thinking fresh
social systems fresh ways of getting people to connect with themselves and have lives with purpose and meaning
Education
education is a major part of the solution the problem is I believe were
backing the wrong horses now there's a report by McKinsey recently which showed
this this is an American figures in America since 1980 more or less
spending on education has increased 73% in real money class sizes have gone down
to historically low levels but on this indicator literacy there's been no
change in achievement more money smaller classes no change
dropout rates are increasing graduation rates are declining it's a major problem
the problem is they're trying to meet the future by doing what they did in the
past and on the way there alienating millions of kids who don't see any purpose in going to school when
we went to school we were kept there with a story which is have you worked hard and did well and got a college
degree you would have a job our kids don't believe that and they're right not to by the way you're better having a degree than not
but it's not a guarantee anymore and particularly not if the route to it margin eise's most of things that you
think are important about yourself and one things that sits right in the middle this is this idea that there are academic and non-academic kids there's
something called vocational training which is not as good as academic education the people who with AB you
know theoretical degrees are inherently better people than those who can do real craft and and the kind of work which
previously would have been venerated in guild systems we have this intellectual apartheid running through education and
so lots of people try to defend it or to repair it I think we've just got to recognize it's mythical and we have to
strip it out of our thinking this is one of the consequence of it let me ask you
another question how many of you who are not how many of you over 30 have had
your tonsils removed be frank with me gum okay I ask you this for reason again
it's the things we take for granted people of my generation I was born in 1950 now I know you don't believe that
I can see the sense of incredulity sweeping through it how could it be you're saying to yourself well I live in
Los Angeles you know I've had work done what can I
tell you better no but um people of my
generation in the 50s and 60s and in the forties I guess the minute they had a
sore throat somebody pounced on them and took their tonsils out that's true isn't it it was
routine to have your tonsils removed you could not afford to have a ticklish
cough in the 1950s or somebody would reach for your throat in a peremptory way and remove your tonsils it was
routine millions of tonsils were removed in that beard what happened to them we don't know I mean I believe it's a
scandal I don't know but it's one of those things like Rockwell you know like area 56 somewhere in America you know in
a desert there's this stock panel anyway now the thing about this is this that
nowadays people do have tonsillectomies but it's not common it's unusual to have
it done you have to have a chronic case with no hope of it being repaired in
some other way to have your tonsils taken out when I was growing up they were thought to be totally disposable we'll just whip them out and let's not
have any more about them and some people voluntarily had it done so they could get the ice cream
our children this generation do not suffer the plague of tonsillectomies
instead they suffer this this is the modern epidemic and it's as misplaced and it's as fictitious this is the
plague of ADHD now this is a map of the instance of ADHD in America or
prescriptions for ADHD don't mistake me I don't mean to say there is no such
thing as attention deficit disorder I'm not qualified to say if there is such a thing I know that a great majority of
psychologists and children pediatrician think there is such a thing but it's still a matter of debate what I do know
for a fact is it's not an epidemic I believe that these kids are being
medicated as routinely as we had our tonsils taken out and on the same whimsical basis and for the same reason
medical fashion our children are living in the most intense intensely
stimulating period in the history of the earth they're being besieged with
information and course their attention from every platform computers from
iPhones from advertising hoardings from hundreds of television channels and we're penalizing now for getting
distracted from what no boring stuff at
school for the most part it seems to me it's not a coincidence totally that the instance of ADHD has written in parallel
with the growth of standardized testing now these kids are being given ritalin and adderal and all manner of things
often quite dangerous drugs to get them focused and calm them down now I know
this is nonsense immediately you see this thing because the lighter areas are where there isn't much of it now I live
in California and people won't pay attention for more
than a minute and a half you know so but according to this attention deficit order increases as you travel east
across the country people start losing interest in Oklahoma
they can hardly think straight in Arkansas and by the time they get to washing they've lost it completely and
there are separate reasons for that I believe it's a fictitious disease and so
I don't say it's a fictitious condition it's a fictitious epidemic I was saying it I have a big interest in the arts and
The Arts
if you think of it the arts and I don't say this exclusive of the arts I think
it's also true science and of math but let me I say about the art particularly because they are the victims of this
mentality currently particularly the arts especially address the idea of
aesthetic experience an aesthetic experience is one in which your senses
are operating at their peak when you're present in the current moment when you're resonating with the excitement of
this thing that you're experiencing when you are fully alive an anaesthetic is
when you shut your senses off and deaden yourself to what's happening and a lot
of these drugs are that we're getting our children through education by illicit izing them and I think we should
be doing the exact opposite we shouldn't be putting them asleep we should be waking them up to what they have inside of themselves but the model we have is
this it's I believe we have a system variation that is modeled on the
interests of industrialism and in the image of it I'll give you a couple of examples schools are still
pretty much organized on factory lines of ringing bells separate facilities specialized in two separate subjects we
still educate children by batches you know we put them through the system by age group why do we do that you know why
is there this assumption that the most important thing kids have in common is how old they are you know it's like the
most important about them is their date of manufacture has been well I know kids who are much better than other kids at
the same age in different disciplines you know or at different times of the day or better in smaller groups and in
large groups or sometimes they want to be on their own if you're interested in the model of learning you don't start from this production line mentality
these are some of the key words in the industrial model utility which shapes the Ritalin linearity which informs choices
and the assumptions of what matters and what doesn't it's essentially about conformity and increasing it's about
that as you look at the growth of standardized testing and standardized curricula and it's about standardization
now for reasons we'll come to just before we're done I believe we've got to go in the exact opposite direction that's what I mean about changing the
paradigm we have to question what we take for granted the problem in crushing what we take for granted says you don't
Question What We Take For Granted
know what it is have a quick read of this I love this quote this as you can
see it's from Bertrand Russell and it seems to me to be the quintessential
question of Western philosophy you know when it comes to what is this no are we
all that Hamlet thought we were or are we just kind of cosmic accent of no
importance I got really interested in this first part of the question this
small and unimportant planet well how small you know how unimportant
is this planet it's hard to get an image of this isn't it because if you think of
it the distance of the space are so vast you know like for example it's a picture Hubble telescope this is the mega lenok
cloud well you know distance in space is
measured in the light years distance light travels in a year which is far truthfully you know I mean that is
further than brain you know really now that's 170 thousand light years can you
get your head round then it's just oh it's big and where does the earth fit in
all of that the probably getting any sense of how big the earth is or small is the distances are so immense that they blare our perception of relative
size so I came across this image set of moons on the internet I just quickly want to show them to you I think they're
fantastic I've had them re-rendered for your benefit these are pictures of something had the brilliant idea of
taking the earth out of the sky and lining it up with some other planets in
the solar system for purpose of comparison of science so it's like a team photo you know
of some of the planets in the solar system and beyond it starts with this
not great I love that image now they're
coming I think we're looking good that's the first thing central is but the kind of things I want to say about it a
couple of things I want to say about it the first is that I think we're less concerned than we were about being
invaded by Martian hordes aren't we I mean bring it on I feel don't you like
you and whose army I think we're feeling the same thing is that Pluto is no longer a planet and frankly we can see
why now come I mean what what were we thinking you know it's a boulder frankly
so pull back a bit though and it's a bit
less encouraging is it don't you think less encouraging and
Pluto is a kind of cosmic embarrassment now so we don't eat me but we know the
Sun is a big deal but how big exactly is the Sun compared to the earth so this is
I check this with some astrophysicists they said yes this would be about about right here we are with the Sun in the
picture did you know that but keep your
eye on the Sun because that's not the biggest thing on the block this is the Sun against some other objects not in
our solar system but that you can see in the night sky so Jupiter's one pixel now
the earth is gone so we want to be friends with Arcturus but keep keep your
own Arcturus minute so I think our best
friend is Antares I mean that's extraordinaire isn't it so go back to
that and we are infinitesimally pitifully tiny in the great cosmic
scheme now I just want to say a couple of things quickly the first is whatever you woke up
worrying about this morning really get
over it honestly make the call and move
on right but the second thing is this that this may be but we do have this
extraordinary power and I can put it this way we have a power which enables
us to conceive of our own insignificance no other species on earth is sitting
around getting anxiety attacks over these images you know you don't see other species in little forest clearings
saying I had no idea I mean trust me I I wasn't expecting
this they weren't and they didn't produce these images either we have this extraordinary human power to conceive of
objects and experience outside of our current experience and to express them in conceptual and symbolic forms in ways
that other people can engage with and grasp and we are therefore the species that did produce Hamlet and the work of
Mozart and the Industrial Revolution and this extraordinary building with its amazing images and hip-hop and jazz and
quantum mechanics and the fear of relativity and air travel and the jet
engine and all the things that characterized the extraordinary scent of human culture but we destroy it in the
way we educate but I just want to end this and open up for some conversation by giving an example of something there
is a great study done recently of divergent thinking published couple of years ago divergent thinking isn't the
same thing as creativity I define creativity is the process of having original ideas that have value divergent
thinking isn't a synonym but it's a an essential capacity for creativity it's
the ability to to see lots of possible answers to a question lots of possible
ways of interpreting a question to think whatever the bone would probably call laterally to think not just in linear or
convergent ways to see multiple answers not one so I mean there's a test for
this I mean one kind of cut example would be people might be asked to say how many uses can you think I'll for a
paperclip while those routine questions most people might come with 10 or 15 people who go to this might come up with
200 and they do that by saying well could the paperclip be 200 foot tall and be made out of foam rubber
you know like does it have to be a paperclip as we know it Jim you know now they're tests of this and I gave them to
1,500 people is in a book called break point and beyond and on the protocol of
the test if you scored above a certain level you'd be considered to be a genius at divergent thinking ok so my question
to you is what percentage of the people tested of the 1500 scored at
genius level for divergent thinking now you need to know one more thing about them these were in the garden children
okay so which thing what percentage at genius level eighty eighty okay it's not
great ninety-eight percent now the thing about this was it was a long two to dental study so they retested the same
Dental Study
children five years later age of eight to ten what you think
fifty they retested them again five years
later ages 13 to 15 you can see a trend here coming they tested two hundred
thousand adults 25 years and older just once as a control what do you think yeah
I always say if you're in business these the people you're hiring okay the bottom
The Bottom
so now this tells an interesting story
because you could have imagined it going the other way couldn't you start off not being very good but you get better as
you get older but this shows two things one is we all have this capacity and two
it mostly deteriorates now a lot of things have happened to these kids as they've grown up a lot but one of the
most important things amps and I'm convinced is that by now they've become educated they know they spent 10 years
at school being told there's one answer it's at the back and don't look and
don't copy because that's cheating in outside schools that's called collaboration you know but in settles
now this isn't because teachers want it this way it's just because it happens that way it's because it's in the gene
Collaboration
pool of Education and to transform it we have to think differently well let me just quickly say that about that we have
to think definitely about human capacity this is what my book the element is about we have to get over this old
conception of academic non-academic abstract theoretical vocational and see
it for what it is a myth secondly we have to recognize that most great
learning happens in groups the collaboration is the stuff of growth you know that if we if we atomized people
and separate them and judge them separately we form a kind of disjunction
between them and their natural learning environment and thirdly its crucially about the culture of our institutions
the habits of the institution and the habitats that they occupy I came across
some friend just put my hand on it a great quote recently which seemed to me
to capture some of this about this distinction our cells other species and it says if
we just find it probably my other suit isn't it do you think it's about there
we go I rather like this there's a view it says that when we come to assess people
we should be fairer with ourselves it says after all human beings were born of risen apes not fallen angels and so what
shall we wonder at our massacres our missiles or our symphonies the miracle
of humankind is not how far we have sunk but I'm magnificently we have risen we
will be known among the stars not by our corpses but by our poems and I believe
there's a profound truth in that we have it in our grasp to form systems of
Education based on these different principles but it means a shift from the industrial metaphor of Education to what
I think of as the an agricultural metaphor if you think of it if you look at the organizational chart of most
companies and organizations it looks a bit like a wiring diagram doesn't it if you look at the structure like boxes and
things are connected but human organizations are not like mechanisms
even though these charts suggest the metaphor that they are human organizations are much more like
organisms that's to say they depend upon feelings and relationships and
motivation and value self value and a sense of identity and of community you
know the way you work in an organization is deeply affected by your feeling for it therefore I think a much better
metaphor is not industrialism but agriculture or an organic metaphor and
during the whole project the moment in the state of Oklahoma where I'm trying to develop these ideas across the whole
state but I mentioned Las Vegas at the beginning to show last image of this now not far from Las Vegas is a place called
Death Valley Death Valley is the hottest place in America not much grows in Death
Valley because it doesn't rain in this in the winter of 2000
for something remarkable happened it rained seven inches and in the spring of
2005 there was a phenomenon the whole floor of Death Valley was coated with spring flowers photographers and
botanists and scientists came from the whole of cross of America to witness this thing that they might not see again what it demonstrated was a death valley
wasn't dead it was asleep right beneath the surface with these seeds of growth
waiting for conditions and I believe it's exactly the same way with human beings if we create the right conditions
in our school if we create the right incentives if we value each learner for
themselves and properly growth will happen and the growth always happens
before were done I want to show a couple of very short videos what we'll demonstrate but we'll go into our discussion with Matthew just now but I
think we need to shift in this industrial paradigm to an organic paradigm and I think it's perfectly
doable we need to conceive institutions individually not system-wide as ones
which don't just value utility but respect and promote living vitality the energy of the organization and its
potential to be transformative that doesn't think in terms of linearity but things have creative it here multiple
options and multiple possibilities for everybody in it that's not about conformity but by diversity and it's critical about customization this is
Death Valley in the spring of 2005 I think all our schools could be done somebody once said the problem for human
being there's not that we aim too high and fail which we aim too low and succeed and I think we owe it to William
Shipley and Benjamin Franklin to aim high Benjamin Franklin once notably said
there are three sorts of people in the world those who are amove Abul and those
who move and I encourage you with the RSA to move and get a move on thank you
Possiedi il tuo volto | Robert Hodge | TedxSouthBank link
Tutti voi siete molto belli.
Molti di noi non accettano il proprio volto.
Può essere davanti alla nostra testa e andare ovunque noi viaggiamo
ma non lo accettiamo veramente.
E sicuramente la colpa è dei soliti:
Hollywood, le pubblicità, i coetanei, coloro che amiamo.
Ma sapete chi dovremmo incolpare di più?
Io, voi, noi
L'ostacolo più grande nell'accettare il proprio viso è rinnegarlo.
Quando adocchiamo la copertina photoshoppata di un giornale,
quando clicchiamo su link che promettono foto di celebrità senza trucco,
quando distogliamo lo sguardo dallo specchio un po' troppo velocemente,
siamo sottomessi all'effetto della Regina Rossa,
dobbiamo correre sempre più veloci solo per stare fermi.
Prendete la mia storia per esempio:
vedete che ho delle deformità facciali
che ci sono da parecchio tempo.
Crescendo nell'utero di mia madre,
avevo un enorme tumore formatosi sul mio viso
Partiva dalla parte alta della fronte e da lì scendeva giù,
fino a dove avrebbe dovuto esserci la punta del naso
Era delle stesse dimensioni del pugno del bambino appena nato
Si era formato all'inizio della mia crescita
e aveva spinto i miei occhi ai lati della testa
come un pesce.
Ora, negli oscuri anni '70, non esistevano ecografie
quindi i miei genitori erano all'oscuro di tutto.
Quando nacqui mia madre capì che c'era qualcosa che non andava
quindi la sua prima domanda ai dottori e alle infermiere
non fu: "è un maschio o una femmina?"
La sua domanda fu: "il mio bambino sta bene?"
"No Mrs. Hodge," disse il dottore "non sta bene."
"C'è qualcosa che non va nella sua testa e nelle sue gambe."
Mia madre non mi vide prima della nascita,
e quando nacqui, fui portato nel reparto di neonatologia
e lei tornò in reparto,
e rimase lì per circa una settimana rifiutandosi di vedermi.
Lei aveva visitatori; oltre a mio padre, io non avevo nessuno
C'erano persone che andavano da lei e le chiedevano se volesse vedere il bebè
e lei si rifiutava.
Ma alla fine cambiò idea,
e si trovò al lato del mio lettino guardando questo.
E mi rifiutò
Decise lì per lì che non poteva relazionarsi con quella faccia.
non voleva averla, non voleva avermi.
Quindi tornò nel reparto e una settimana dopo tornò a casa
ed io rimasi in ospedale.
Quindi lei era a casa, e rimase a casa per circa un altro mese
e iniziò a parlare con mio padre e con i suoi amici, e la sua famiglia,
e i suoi dottori, e con i sacerdoti si parlava di me.
E lei era preoccupata per l'impatto che portarmi a casa
avrebbe avuto sui miei fratelli e le mie sorelle
E dopo un mese o poco più,
il suo punto di vista iniziò ad ammorbidirsi un po'.
E pensò che se era così preoccupata dell'impatto che portarmi a casa
avrebbe avuto sui miei fratelli e sulle mie sorelle
avrebbe fatto meglio ad ascoltare la loro opinione.
Quindi, un sabato mattina, si sedettero al tavolo della cucina
per una discussione di famiglia.
Parlarono della mia faccia, delle mie gambe,
e discussero se avrebbero dovuto portarmi a casa.
E i miei genitori diedero ai miei fratelli la possibilità di votare,
e chiesero:
"Dovremmo portare Robert a casa?"
E, uno alla volta, i miei fratelli e le mie sorelle
dissero di sì.
Katherine, mia sorella minore, aveva solo quattro anni
e suppongo che disse di sì
solo perchè tutti gli altri prima di lei dissero sì.
(Risate)
Quindi forse la pressione dei coetanei a volte è positiva.
E tornai a casa,
e dopo essere tornato a casa,
i miei genitori dovettero portarmi nel grande mondo
e quando lo fecero,
iniziarono a notare la reazione delle persone.
Ed è piuttosto divertente:
in termine di partecipazione alla società,
è probabilmente il fatto che non avessi le gambe
che aveva un impatto maggiore rispetto alla mia faccia.
Ma le persone che mi incontravano per la prima volta
spesso non si rendevano nemmeno conto che avevo le protesi.
Veniamo giudicati per le nostre facce.
Mia mamma mi portava a fare shopping,
e vedeva le persone fissarmi;
mio padre mi portava in piscina,
e sentiva gli altri bambini parlare del mio naso schiacciato
e della mia faccia buffa.
Quindi, quando compii quattro anni
i dottori avevano parlato con i miei genitori
e dissero: "Sentite,
vogliamo risolvere questo problema"
Vogliamo fare alcune operazioni abbastanza invasive al volto di Robert
per farlo sembrare un po' più normale
così potrà socializzare quando inizierà ad andare a scuola."
Ora, avevo già avuto un paio di operazioni prima di allora,
una per rimuovere il tumore sul mio viso - rimasi con una faccia piatta -
e qualche altra cosa meno importante,
ma questa sarebbe stata un'operazione abbastanza seria.
E i dottori dissero ai miei genitori che avrebbero fatto circa
40 diverse procedure chirurgiche.
Prima di tutto avrebbero aperto il mio viso,
avrebbero tagliato un pezzo del mio cranio a forma di V,
avrebbero spinto i miei occhi davanti alla mia faccia e poi,
siccome non avevo il naso, avrebbero usato una delle dita dei piedi amputate
per costruirne uno nuovo.
Semplice, vero?
Lo proveremo all'aperto mentre beviamo il tè.
(Risate)
Quindi, tutto questo sembrava molto interessante ai miei genitori,
e poi i dottori iniziarono a parlare dei rischi,
"Guardate, potrebbe verificarsi un'emorragia,
potrebbe esserci un'infezione
dobbiamo avvisarvi che l'operazione potrebbe andare male."
A proposito, dissero:
"C'è una possibilità su quattro
che vostro figlio muoia sul tavolo operatorio."
Una su quattro.
Mio padre era un giocatore d'azzardo e queste probabilità non gli piacevano.
Iniziò a discutere con mia madre e con i miei dottori, chiedendo:
"Perché dovremmo rischiare che nostro figlio muoia?
Perché dovremmo rischiare che muoia con così alta probabilità
solo per orgoglio e apparenze?" come le chiamò lui.
Penso che mia madre capisse meglio l'importanza delle apparenze
e dell'avere un aspetto quasi normale crescendo,
quindi continuarono a discutere, e andarono avanti così per mesi.
Fecero avanti e indietro dai dottori con domande sui rischi
e se potessero essere diminuiti,
cercando di dare un senso a ciò che volesse dire.
Arrivarono al punto in cui mia madre minacciò mio padre di lasciarlo,
andarsene e firmare il permesso per l'operazione andando avanti da sola.
Fortunatamente non arrivarono a questo.
Mio padre alla fine accettò ed io sopravvissi.
Dopo quello sembravo un po' più umano.
Ho un naso tutt'altro che perfetto
ma i miei occhi sono davanti.
E sono andato avanti nella mia vita.
Facciamo un salto di dieci anni;
ho 14 anni.
I bambini sono più o meno come missili telecomandati,
quando si tratta di trovare ogni bozzo, ogni ferita,
ogni naso creato da un vecchio alluce che si possa trovare
(Risate)
e lo trovano.
All'età di 14 anni
avevo accumulato un elenco abbastanza rilevante di soprannomi:
Jake the peg,
Pinocchio - che non aveva molto senso visto che il suo naso cresceva -
(Risate)
tozzo, ritardato e un molto specifico e altrettanto terribile: naso-alluce
E questo era il tipo di cose che mi impediva di essere a mio agio
con il mio stesso volto, questo era il tipo di cose
che mi impedivano di accettare la mia faccia.
È difficile fare i conti coni brufoli o con un brutto taglio di capelli,
quando non sembri uguale agli altri,
e quando sei così diverso da tutti gli altri.
Così i dottori iniziarono a parlare con i miei genitori di un'altra operazione
perché a quel punto avevo iniziato a notare le ragazze
e avevo iniziato a notare che le ragazze notavano la mia faccia.
e i dottori avevano iniziato a notare
che io notavo che loro notavano.
(Risate)
Così dissero: "Meglio rimettersi di nuovo al lavoro su Robert"
quindi quello che dissero fu ok, faremo un'altra grande operazione.
E a quel punto avevo avuto circa due dozzine di operazioni,
alcune più piccole,
alcune come la ricostruzione di Robert Hoge quando avevo 4 anni -
abbastanza considerevole -
e dissero "ok, stiamo per farne un'altra."
Quello che dissero ai miei genitori fu: "Sentite,
riempiremo i bozzi ai lati della sua testa dove c'erano i suoi occhi,
ci libereremo di alcune cicatrici,
gli rifaremo un naso nuovo
e di gran lunga migliore per la seconda volta,
e siccome il rifarmi il naso avrebbe enfatizzato
che i miei occhi erano ancora un po' troppo staccati,
li avrebbero spostati appena un centimetro più vicini,
e sarei stato meravigliosamente perfetto,
magari come David Hasslehoff, chi lo sa?
(Risate)
Così i miei genitori iniziarono a parlarmene,
e poi iniziammo a parlare dei rischi,
c'erano gli stessi rischi: infezione, emorragia,
il rischio di disfare il lavoro fatto quando avevo 4 anni,
e dissero: "ah comunque visto che sposteremo le orbite dei tuoi occhi,
c'è una possibilità su quattro che tu rimanga cieco."
Così parlammo per un po',
e poi i miei genitori fecero la cosa peggiore che mi avessero mai fatto
in assoluto.
Dissero: "Ora che hai 14 anni Robert, sei quasi un adulto.
è una tua scelta, è totalmente una tua scelta.
Dipende da te, se lo vuoi fare, bene,
se non lo vuoi fare, va bene lo stesso."
Io ero un bambino di seconda media,
la peggior forma umana immaginabile.
(Risate)
Non sapevo come prendere questa decisione.
Così, discutemmo un po' dei rischi e, alla fine,
arrivò il momento della decisione.
Mi sedetti con i miei genitori allo stesso tavolo della cucina
dove i miei fratelli e le mie sorelle avevano votato per portarmi a casa
14 anni prima
e ne parlai con i miei genitori.
Mio fratello era lì ad ascoltare,
e parlammo delle opportunità e dei rischi, e rimase in silenzio per tutto il tempo
finché non tirammo fuori il fatto
che l'operazione avrebbe potuto costarmi la vista.
A quel punto aprì la bocca e disse:
"Che senso ha essere belli se non puoi nemmeno vederti?"
In quell'istante la mia faccia mi apparteneva.
Fino ad allora, la mia vita era stata governata dalle apparenze,
ma non avevo mai avuto voce in capitolo.
Erano state prese decisioni sul destino della mia faccia
dai miei genitori, dai miei dottori, dagli assistenti sociali, dai bambini
che mi prendevano in giro.
E il commento di mio fratello mi fece realizzare che avevo una scelta
e che potevo appropriarmi del mio volto facendo questa scelta.
Non pensavo fosse mai valsa la pena dipingermi,
ma ne avevo abbastanza di essere la tela dei dottori.
Credo che fu la decisione giusta.
Sono abbastanza sicuro che lo fu.
In un certo senso, penso
che se mi avessero fatto sembrare un po' più normale
non sarei comunque mai sembrato perfettamente normale,
ci sarebbe sempre stata un po' di dissonanza.
E c'è questa idea chiamata la zona perturbante,
nella robotica e nell'animazione computerizzata,
e si riferisce a questa idea
che più le facce artificiali hanno un aspetto normale e realistico,
più diventano sgradevoli,
perché possiamo riconoscere Duffy duck da una creazione CGI;
e questa creazione CGI sembra avere qualcosa di sbagliato.
E c'è anche una zona perturbante della bruttezza
ed è lì che sarei stato,
ma questo mi fece pensare a come sarei sembrato se mi fossi operato.
E penso che avrei potuto essere qualcosa come questo.
È una zona perturbante piuttosto profonda,
non conosco nessuno che pensi che quello sia meglio di questo.
Sono contento di poter sentire, possiamo discutere
e potete dirmi ciò che volete, ma quella faccia è abbastanza sgradevole.
Penso ci sia anche una zona perturbante della bruttezza
che si collega benissimo al concetto di bellezza ideale.
Proviamo ad identificare la bellezza ideale
come fosse il monte Everest e ognuno debba scalarlo.
Questo è sbagliato.
La bellezza ideale è molto meglio
quando la pensiamo come un milione di punti diversi su una mappa.
Certo, se vuoi andare sul monte Everest, vai;
cammina fino al campo base, saluta dalla cima,
ma poi scegli il tuo proprio punto sulla mappa e cammina lontano da lì
perché sono le scelte che contano.
Ironia della sorte,
la mia bruttezza mi rese più facile accettare la mia faccia
di quanto lo sia per molti di voi;
ma ognuno di noi affronta scelte ogni giorno.
Avevo una scelta su un aspetto della mia faccia quando avevo 14 anni,
e ho esercitato quella scelta,
che ha influenzato il mio aspetto per il resto della mia vita.
Ma tutti noi facciamo delle scelte ogni giorno:
rasarsi, truccarsi, e se sì quanto, farsi un piercing,
schiarirsi i peli sul labbro, e tutti questi tipi di cose.
E questo tipo di cose è ciò che ci fa avere accesso ai gruppi
dove vogliamo entrare.
Decidere di vestirsi gotici,
è la stessa identica scelta del sembrare un hipster con la barba;
è solo una decisione diversa.
Così, più o meno un anno fa, un artista mio amico Nick Stathopoulos
mi chiese di prendere una decisione.
Mi chiese se avesse potuto dipingere il mio ritratto
e io dissi: "Sì certo, non preoccuparti."
Ho pensato che, al massimo, avrei dovuto stare immobile per un po'
Così andai da Nick e posai per lui, fece qualche schizzo,
mi parlò di alcune sue idee, e poi me ne andai;
e mi invitò ancora un paio di mesi dopo
per vedere i progressi della sua opera.
E andai nel suo studio a vedere l'enorme ritratto della mia faccia,
e rimasi in silenzio per due interi minuti.
E questo è quello che vidi.
Fino ad allora pensavo che il fatto che la mia faccia mi appartenesse
significava che non poteva appartenere a nessun altro
ma guardai questo ritratto turbato, senza voce, in silenzio, piangendo
perché mi sembrò che Nick avesse posseduto la mia faccia per me.
Sembra che questo ritratto catturi ogni dolore, ogni pizzico di vita
che io abbia provato da quando avevo 14 anni.
E penso che la cosa più importante
è che tante persone cercheranno di appropriarsi dei nostri visi
ma ci avranno impiegato un milione di pennellate per farlo?
Anche voi potete possedere la vostra faccia.
Possedere è scegliere.
scegli di accettare il tuo viso, scegli di apprezzare il tuo viso.
non distogliere lo sguardo dallo specchio così velocemente;
cogli tutto l'amore, la vita, il dolore che sono parte del tuo volto,
che sono l'arte del tuo volto.
Domani, quando vi sveglierete, quale sarà la vostra scelta?