Notes
Notes
Sommario
Appunti su come trattare i bambini e noi stessi
Apprendimento
Onde cerebrali
Mindfulness
Note sull'amigdala
Ipofisi
Tecniche per attingere all'intelligenza del cuore
Cinque passi per porre una domanda al cuore
Autoipnosi
I modi dell'intelligenza
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Appunti su come trattare i bambini e noi stessi
L'uomo non modella il linguaggio,
ma ne è dominato nel pensiero e nel sentire.
L'intelligenza umana non è individuale ma è condivisa, distribuita, sociale, emotiva.
L’intelligenza non è indipendente dalle risposte dell’interlocutore. Siamo immersi in un flusso informazionale continuo, un connettoma[1].
Alla nascita partiamo da una condizione di eteronomia (Piaget), ovvero dipendiamo totalmente dall’altro nel raggiungimento della nostra autonomia: ne dipendiamo per un anno e la massima eteronomia si verifica mentre abbiamo la massima neuroplasticità, affinché l’apprendimento a livello filogenetico ci faccia accogliere tutto il possibile da chi ci accudisce. Ma acquisiamo anche le componenti circostanziali dei contenuti trasmessi, e in particolare gli effetti emotivi delle modalità con le quali ci sono proposti. I contenuti della memoria non sono informazioni, ma costituiscono l’io stesso, ovvero nel ricordare recuperiamo le informazioni diventate parte di noi e quindi ricordiamo le condizioni dell’apprendimento di tali informazioni, anche quanto avremo sperimentato nell’acquisirle. Quanto l’amigdala ha memorizzato in associazione a quei contenuti, si lega inestricabilmente alle componenti emotive associate. Ed essendo l’amigdala in grado di intercettare le attività di più alto livello cerebrale, come fosse un superdecisore, stabilisce quale reazione avere a tali contenuti[2].
La memoria si struttura su come le informazioni diventano nostre e non su come sono intrinsecamente. Qualora si verifichino traumi, occorre identificare l’emozione negativa senza indagarne le ragioni per cui la si prova, ma solo focalizzandosi sull’emozione in sé. Cercare in quale punto del corpo la si avverte, rimanendo focalizzati sull’emozione, e chiedersi se vi sono specifiche situazioni, persone o luoghi che la intensificano. Di quale sentimento si tratta? Che tipo di messaggio ci sta inviando? Dobbiamo sforzarci di intuirlo. Quanto si riuscirà a captare, proviene dall’amigdala. Tale messaggio va compreso profondamente e va recepito a livello inconscio di averlo ricevuto. Allora il senso di disagio inizia a svanire a livello profondo. Occorre identificare in maniera corretta la specifica emozione e il messaggio che essa trasmette per fare spazio a un nuovo equilibrio. Attraverso l'ascolto e l'empatia, si raggiunge una sincronia cerebrale con l’altro che permette la reciproca influenza, anche terapeutica.
L’uomo non è singolo, ma è l’uno con l’altro: l’uomo è relazione (Aristofane). L’individuo è una parte dell’intero essere umano. La relazione viene prima dell’individualità. Le potenzialità di un soggetto dipendono dalle potenzialità dell'ambiente.
Occorre mettere a fuoco gli effetti dell’accudimento sui processi maturazionali dello sviluppo. I differenziali di sviluppo sono la differenza tra ciò che un bambino sa fare da solo e che sa fare se aiutato (Vygotskij). Chi accudisce influenza il potenziale di sviluppo, è attore di differenziale di sviluppo. E per valutarne gli effetti non va misurata la prestazione, ma quanto minor aiuto è necessario perché riesca a farcela.
Il presupposto è che la nascita conferisca all'essere umano la capacità di agire assumendosi la responsabilità della propria esistenza al cospetto degli altri.
L’identità corrisponde a una personalità irripetibile che si distingue in personalità giuridica tutelata dalle leggi attraverso l’assegnazione di un’identità formale; in personalità morale che origina dalla capacità di dialogare e interrogarci su tutto; in personalità individuale che sorge spontaneamente perché possiamo cominciare sempre ex novo.
Nessuna identità può essere definitivamente acquisita: resta sempre possibile la perdita dell’identità, attraverso revisioni interpretative, esponendoci a possibili indebolimenti della dimensione partecipativa sociale. La nascita dev’essere rinnovata da una seconda nascita, quella che ci si dà in fase post puberale, contribuendo a dare risposta alla domanda princeps: chi sono io?
Si viene al mondo con una precisa responsabilità: aver cura del mondo (Hannah Arendt), ovvero della sua “pluralità", lo stare insieme agli altri (l’essere con). Non l’Uomo, ma tutti-gli-uomini abitano la terra, siamo in prima persona responsabili degli altri.
Agire comporta sempre una responsabilità e affinché l’agire sia morale occorrono due passaggi: uscire da sé per entrare in rapporto con gli altri, ma anche tornare a se stessi ascoltando la propria coscienza. Occorre interrogarsi sulle proprie azioni e su quelle altrui al fine di restare vigili. Solo mantenendo una coscienza vigile e un dialogo interiore con noi stessi esercitiamo la nostra capacità di giudicare ciò che ci capita intorno e di assumere decisioni. Occorre pensare senza barriere ideologiche per non uniformarsi alla massa, soccombendo alle ideologie che impoveriscono le facoltà interpretative.
Se non riusciamo a estrofletterci verso l’esterno per incontrare autenticamente l’altro, che ha i nostri stessi diritti, o se non siamo capaci di entrare in noi stessi (introflessione) per interrogarci sulle nostre azioni, anche se ci sono comandate, allora precipitiamo in una condizione inumana. Cedere all’obbedienza acefala corrompe la spontaneità e la creatività, atrofizzando l’immaginazione, ovvero la nostra singolarità si indebolisce.
Il singolo è sempre duale: possiamo pensarci solo considerandoci due. Si scopre autenticamente l’altro cominciando dal dialogo con noi stessi: la solitudine (son con me stesso, mi tengo compagnia) è diversa dall’estraniazione (abbandono) o dall’isolamento (incapace di dialogare tra sé e sé). Ma il due-in-uno richiede gli altri per ridiventare uno: per la conferma dell’identità dipendiamo dagli altri. Si ha bisogno degli altri per essere chiamati per nome, per diventare Uno.
Chi nasce produce narrazioni, un Io narrante si apre al dialogo con chi interagisce, sa nominare le cose, quindi venire al mondo è un atto linguistico e politico, al contempo gesto comunicativo e atto d’amore. L’uomo ha origine perché nasce tra gli uomini, perché l’unica condizione umana possibile in ambito politico è l’essere tra gli altri. Colui che nasce non rientra in un modello strutturato, è autore delle proprie azioni e comincia qualcosa di nuovo. Lo spazio pubblico è una dimensione a garanzia di ciò che è reale per effetto del riconoscimento dell'altro. Nascere si realizza come una vera e propria agnizione (agnitio è il termine giuridico per il riconoscimento del figlio illegittimo) perché il bambino viene riconosciuto da altri. Il termine indica il passaggio da uno stato di ignoranza a uno di sapienza (Aristotele), e si giunge a tale consapevolezza perché si realizza il riconoscimento. Nascere è pure dare una svolta, essere momento risolutivo, ovvero nascita come peripezia: un’entrata in scena che provoca l'imprevedibile con la sua apparizione inattesa, ed essa capovolge la realtà. L’evento improvviso provoca un cambiamento di scena e il bambino può venire dal nulla in quanto non previsto e lascia traccia di sé perché nasce per cominciare.
Nascita come salvataggio, tutela politica dell’uomo (Virgilio). Il puer nascenti giunge per avere cura del mondo. Parla della prima crescentis origine mundi → bambino prodigioso che è prima alba del mondo nascente, bambino che avrebbe annunciato l’età dell’oro, che entra nella vita con un sorriso annunciando un buon destino. Il bambino ha un compito politico di innovare il mondo e di reggere il mondo, perché noi quando nasciamo ereditiamo un mondo allestito per noi da altre generazioni → incipe, parve puer ovvero incomincia bambino. Per governare non è necessaria solo la saggezza (anche perché l’umanità rischierebbe l’estinzione), è necessario cambiamento, sono i nuovi che salvano il mondo.
Nascita come origine. La nascita e la fondazione di una città si attuano solo a opera di uomini liberi. Fondare è atto e al contempo fare → fondazione città → evento decisivo, ma per gli antichi l’uomo non può mai edificare qualcosa di realmente nuovo (es: Roma ri-nascita di Troia).
Machiavelli introduce una rottura dal passato quando slega l’agire politico all’autorità religiosa → escludeva Dio perché riteneva la politica una reazione tutta umana. Argomenti contro la religione sono diretti a chi ama se stesso più del mondo, non chi ama Dio o il mondo più di sé stessi.
Nascita → primo agire rivoluzionario. Rivoluzione → l'etimologia latina stava a indicare un moto sottratto all’influenza umana che torna su se stesso, e solo poi va a significare la caduta di un vecchio ordine.
Quando l’atto rivoluzionario si traduce in semplice fare che trova giustificazione nella violenza non può mai legittimare il potere, ne genera uno individuale, e dove il potere si rovesci in violenza esso diventa smisurato perché si scolla dalla natalità. La civiltà non nasce dalla violenza.
Nascita come posizionamento. Ogni nascita introduce qualcosa di nuovo → uomo è libero perché comincia il mondo da capo e rimane altro rispetto a quella fabrica Dei, se nella natura tutto ri-comincia non è così per gli uomini, la nascita non è ripetizione, il bimbo non è dono, è puer, è una soggettività che rompe l’oggettività del mondo.
Annuncia il nuovo → la politica deve perciò radunare spettatori, far sì che il bambino assuma un posto nel mondo, la libertà dev'essere poi preservata.
La nascita è un gesto anarchico (si sottrae alla ciclicità) e arcaico (primordiale) → in questa doppia direzione la nascita sostiene e ripara.
Prima nascita → corporea. Seconda nascita → linguistica.
La natalità e l’agire sono il fondamento della libertà, ma essa può andare perduta.
La nascita e l’improbabile. La politica ha il compito di custodire il mondo, quando smette si ha la perdita di mondo → rimanda a Heidegger che definisce la cura come la radice primaria dell’essere e il fondamento dell’esistenza = cura che scalda il cuore, a difesa di ciò che è mondano (riprende da una favola di Igino che racconta di Cura).
L’uomo appartiene al tempo perché vive e agisce in esso, solo nel tempo ciò che nasce può essere custodito. E se la libertà è spontanea solo nel qui e ora bisogna continuamente meritarsi la libertà mediante l’agire. La polis ha bisogno della nascita per alimentare gli spazi di libertà → uomo co-creatore in grado di realizzare l’improbabile, che possiede il talento di compiere miracoli: il miracolo dell’agire.
La nascita rompe i meccanismi automatici delle natura → autenticamente creativa, e la creatività, il cambiamento, l’improbabile accadono sempre nel presente. Il passato si può ricordare, il futuro immaginare, ma è nel presente che si nasce e si agisce.
Etimologicamente l’infanzia → infans deriva da ‘senza parole, muto, incapace di controllare il linguaggio’. Corrisponde all’età in cui non si è in grado di parlare bene. Infatti anche il termine ‘bambino’ deriva da balbettare. Solo da fanciullo (fante) diventa servitore, attore.
I filosofi hanno guardato all’infanzia con disattenzione considerandoli come mancanti di consapevolezza, esseri irragionevoli, illogici:
Aristotele → descrive i bambini come adulti, gli anziani come due volte bambino;
Platone → i bambini eludono le alternative, non è questo o quello, ma è questo e quello (soluzione al dilemma tra mobiliamo e immobilismo);
John Locke → i figli imperfetti di Adamo;
Rousseau → bambino idealizzato → l’Emile;
Nietzche → bambino che gioca in riva al mare;
Arendt → bambino primo attore dello spazio pubblico, custode della politica, sono la garanzia di salvezza per il mondo, il venire al mondo diventa segnale politico dell’intimità tra uomini e mondo, perché ci salva dalla forza più antipolitica: l’amore. [3]
Noi intendiamo offrire un maggiore rispetto identitario al bambino, che è un adulto in fieri, la cui soggettività merita rispetto sin dalla nascita.
Note
[1] Un connettoma è l'insieme delle reti neuronali che si attivano in modo sincronico tra le strutture delle cellule cerebrali e producono, grazie a meccanismi biochimici, stati energetici (rilevabili come hertz) che stabilizzano informazioni in entrata nelle strutture di memoria a livello cellulare.
[2] Di fronte a una minaccia si attiva una sequenza: l’attenzione si concentra sulla minaccia, si prova tensione fisica (tipicamente alla testa, viso e collo), si provano emozioni (rabbia, paura, colpa, vergogna) e si hanno effetti a livello viscerale e respiratorio. La reazione può essere attiva, formulando una richiesta d’aiuto, attaccando, fuggendo; o passiva restando congelati o collassati. Nella sequenza post traumatica si verificano momenti di shock sia prima della comparsa dell’affetto (allarme innato) che subito dopo (emozioni varie, senso di abbandono /panico, dissociazione). Di tutto ciò restano tracce mnestiche nell’amigdala e non solo gli effetti di traumi si manifestano attraverso un consolidamento anomalo della memoria a livello ippocampale, responsabile del consolidamento delle memorie a lungo termine con un meccanismo neuronale, ovvero attraverso un processo di potenziamento con il glutammato (neurotrasmettitore delle cellule nervose) come mediatore. Alcune delle afferenze all’ippocampo provengono dalla corteccia (come immagini e percezioni uditive) e altre dall’amigdala (attivazioni emotive). Quando le attivazioni glutammatergiche provenienti dall’amigdala sono eccessive, la traccia di memoria ippocampale tende a consolidarsi in modo anomalo (ad esempio rilevando in modo parziale o frammentato) generando sintomi come incubi, reminiscenze, sensazioni somatiche spiacevoli. Occorre rielaborare i traumi in modo da ridurre l’attività dell’amigdala associata a tali tracce corticali, generando una ritrascrizione ippocampale della traccia di memoria. Nel riportare alla mente l’evento traumatico non sarà più presente il vissuto emotivo disturbante presente prima dell’elaborazione. In alcuni casi i ricordi rimangono bloccati a un livello diverso dall’amigdala, ossia nel mesencefalo, e in questo caso può venire in aiuto il DBR (Deep Brain Reorienting) che induce un cambiamento di prospettiva basato sull’integrazione somato-sensoriale a livello del mesencefalo. Il DBR (si veda Frank Corrigan) agisce sui precursori dell’attivazione traumatica e non sulle successive riattivazioni. Interviene direttamente sulle tensioni implicite che precedono l’attivazione della reazione traumatica e sulle radici più profonde del trauma, al di sotto del livello ippocampale e amigdaloideo, ovvero entrando nel nucleo archiviato dell’esperienza a livello mesencefalico. Ripristina il naturale processo di guarigione della mente, liberando la tensione emotiva bloccata dagli shock subiti durante un trauma, riorientando l’attività cerebrale dagli stimoli che hanno generato il trauma stesso o che lo tengono attivo.
[3] Libere estrapolazioni da: Papa Alessandra, Nati per incominciare. Vita e politica in Hannah Arendt, 2011.
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Apprendimento
I modi con i quali interagiamo influenzano l’apprendimento. Ogni attività, oltre alle funzioni connesse, implica un aspetto di apprendimento che associamo al contenuto appreso. La componente emotiva ha una maggiore rilevanza degli aspetti cognitivi o metacognitivi.
Esistono quattro livelli di apprendimento attraverso cui impariamo qualcosa di nuovo.
Il primo stadio si definisce incompetenza inconsapevole perché ignoriamo quanto potremo imparare, ovvero restiamo con le precedenti conoscenze e abitudini. Praticamente "non si sa di non sapere".
Quando inizia, il processo di apprendimento è fermo, grazie a uno stimolo esterno passiamo alla incompetenza consapevole. Lo stimolo può essere anche interno, come una curiosità, un disagio, una sensazione di inadeguatezza. Prendiamo coscienza di non disporre di una certa capacità. Ovvero giungiamo al momento in cui "si sa di non sapere". Tipicamente il processo di apprendimento inizia in questo momento: ci rendiamo conto di desiderare di imparare.
La competenza consapevole è la definizione del periodo in cui, dopo aver assunto dati e strumenti per apprendere, cominciamo ad acquisire le prime abilità. Per metterle in atto ottenendo risultati abbiamo necessità di essere coscienti e concentrati su tale attività. Lo spazio mentale a disposizione per fare altro contemporaneamente si riduce a zero. Facciamo focus sull’azione.
La competenza inconsapevole è il massimo livello di apprendimento: le tue abilità sono integrate nel tuo modo di agire. Da quel momento, adottare le abilità acquisite sarà un processo inconsapevoli che non richiede impegno. Ci risulterà naturale usare le nuove strategie e le nuove abitudini. Il focus è sull'essere.
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Onde cerebrali
Un fattore essenziale della trans-metodica di Oreste M. G. è il riferimento alle onde cerebrali. Le fluttuazioni ritmiche delle tensioni fra le varie componenti cerebrali sono elemento caratterizzante i diversi modi di funzionamento della mente. Praticamente viviamo transitando tra diversi stati mentali. A ogni stadio corrispondono onde cerebrali in quantità variabili in diverse parti del cervello. Lo stato mentale è relativo alle onde dominanti in un dato momento. La frequenza di tali onde, calcolata in cicli al secondo o Hertz (Hz), varia a seconda del tipo di attività in cui il cervello è impegnato. Sono state suddivise in cinque bande, che corrispondono a fasce di frequenza e riflettono diverse capacità cerebrali.
Le onde Epsilon (meno di 0,5 Hz) sono state associate a stati elevati di auto-consapevolezza, capacità di accesso a livelli superiori di intuizioni e abilità psichiche ed esperienze extracorporee.
Le onde Delta (da 1 a 3 Hz) si manifestano durante il sonno profondo senza sogni. Corrispondono all'incoscienza totale, coma. Esse sono connesse alle attività corporee involontarie (battito del cuore e digestione). Le onde delta a un certo livello indicano efficienza del sistema immunitario, del riposo e della capacità di apprendimento. Un loro picco molto elevato può indicare delle lesioni cerebrali, problemi di apprendimento. Un loro basso picco può indicare carenza di sonno, problemi ad attivare e rivitalizzare il corpo e la mente.
Le onde Theta (da 3,5 a 8 Hz) sono collegate alla meditazione profonda che attiva la capacità di immaginazione, la riflessione o al sonno. E’ il livello in cui viene registrata ogni nostra esperienza emotiva, ed è il vero inconscio. Si generano quando si provano emozioni profonde, o dopo uno sforzo o un'attività che ha richiesto molta energia e ci rilassiamo, lasciandoci catturare dall'immaginazione. Un adeguato livello di onde Theta favorisce la creatività, la connessione emotiva e l'intuizione. Un alto picco di onde Theta può essere correlato a un disturbo depressivo, alla mancanza di attenzione. I picchi bassi si verificano con l'ansia, lo stress e la bassa auto-coscienza emotiva. (C'è chi ritiene si possa che lo stato Theta apra la porta per scendere in profondità nel mondo psichico/astrale, potendo sperimentare viaggi astrali, comunicazione psichica, ottenere illuminazione, ed entrare in altre dimensioni o accedere a vite passate).
Le onde Alpha (da 8 a 13 Hz) si presentano nella fase intermedia in cui c'è rilassamento e uno stato favorevole alla meditazione, sino allo stato di trance, in cui è possibile non avvertire più il corpo e i suoni diventano fastidiosi. Nello stato Alfa siamo aperti alle suggestioni e la coscienza e la logica viene sottomessa. La barriera delle difese coscienti è abbattuta. A questo livello sogniamo ad occhi aperti o sogniamo normalmente durante il sonno. A queste frequenze opera l’ipnosi. Un elevato livello di onde Alpha impedisce di concentrarsi o di avere forze a sufficienza per eseguire un compito. Un basso livello arriva con ansia, stress e insonnia. Le onde Alpha dominano nei momenti introspettivi, o in quelli in cui più acuta è la concentrazione per raggiungere un obiettivo preciso. Sono tipiche dell'attività cerebrale di chi è impegnato in una seduta di meditazione, yoga. Nello stato Alpha generalmente si presenta una sincronizzazione e un equilibrio tra emisfero destro e sinistro. In questo stato di solito il livello di endorfine è alto. (C'è chi ritiene si possa parlare a qualcuno mentre dorme per programmare la sua mente e che possa essere fatto anche a distanza, tramite intensa concentrazione, visualizzando la persona e dirigendo verso di lei i pensieri diverse volte, proposti come fossero degli ordini allo stesso modo di come lo si direbbe a chi deve fare qualcosa per noi, in modo calmo, fermo e persistente. C'è chi ritiene che nello stato Alpha, se visualizziamo i desideri così come se fossero reali e stessero accadendo veramente, questo li farà manifestare nella realtà, specialmente se vengono incluse delle affermazioni, come se l'inconscio credesse a quello che gli viene detto. Le affermazioni vanno fatte al tempo presente poiché l'inconscio non riconosce il tempo futuro, che risulta indefinito e quindi non accadrà mai. La frase va progettata con attenzione e ripetuta per tutta la durata degli esercizi mentali. Più intense sono le visualizzazioni, più forte sarà il risultato per realizzare il desiderio.)
Le onde Beta (da 12 a 33 Hz) caratterizzano lo stato conscio, la veglia, sono nella gamma di frequenze più elevate che sorgono a seguito di una intensa attività neuronale (ragionamento, logica, pensiero, concretizzare in azioni ciò che sappiamo), attività quotidiane che assorbono tutta l'attenzione, quando abbiamo bisogno di restare vigili e di essere consapevoli di molteplici stimoli. Un livello ottimale di queste onde ci aiuta a essere più ricettivi, concentrati e anche a migliorare la nostra capacità di risolvere i problemi. Più un individuo è eccitato, più sono elevati i cicli al secondo nel cervello. Un eccesso di esse indica una iperattivazione neurale, stati di ansia o stress. Un basso livello di onde Beta, a sua volta, ci porterebbe a uno stato troppo rilassato, disteso, addirittura depressivo.
Le onde Gamma (da 25 a 100 Hz) hanno una frequenza estremamente veloce. Sono tipiche degli stati di meditazione profonda e di grande energia, sono correlate con la volontà, i processi mentali superiori e i poteri psichici, con la concentrazione e il problem solving. Considerate “frequenze di armonizzazione”, le onde Gamma sono associate con la funzione cerebrale che crea una sintesi olografica dei dati raccolti in varie aree del sistema nervoso centrale, affinché si fondano insieme in una prospettiva più elevata. I ritmi Theta e Gamma interagiscono anche con questi nuovi schemi cerebrali per aiutare la concentrazione olografica delle informazioni cerebrali in immagini, pensieri e memorie comprensibili.
Le onde Iper Gamma hanno frequenze molto elevate sopra le Gamma, fino a 100 cicli al secondo (Hz).
Le onde Lambda sono ancora più elevate, sino a 200 cicli al secondo.
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Mindfulness
La pratica della mindfulness (significa consapevolezza, attenzione, ricordo; equivalente al termine sati in Pali, l’indiano delle scritture buddiste) aumenta le capacità di autocontrollo, ripristina le funzioni dei sistemi cerebrali bersaglio di condizioni dipendenziali (corteccia prefrontale mediale, la corteccia anteriore cingolata)[1]. Si compone di tre fasi:
1) “autoregolazione dell’attenzione” (rivolta all’esperienza immediata);
2) “orientamento attitudinale” (curiosità, apertura, accettazione);
3) “intenzione: controllo volontario mantenendo costante l’attenzione sull’oggetto scelto se si verifica una distrazione.
Attraverso l’esercizio di questi processi mentali, si sviluppa la capacità di autoregolazione, di attenzione e di metacognizione, cioè la consapevolezza dei contenuti di coscienza, abituandosi a osservarli senza giudicarli o coinvolgersi. La possibilità di usare l’attenzione per intercettare e riconoscere i processi mentali è la precondizione del controllo del comportamento e la regolazione delle emozioni e dell’impulsività. In queste senso si può allenare la capacità di rispondere agli stimoli in modo riflessivo piuttosto che riflesso, poiché si modificano le strutture e i processi cerebrali per effetto di meccanismi e fenomeni neuroplastici[2]. Si migliora l’attività funzionale e la connettività inibitoria verso i centri impulsivi della corteccia anteriore cingolata e della corteccia prefrontale[3], circuiti attraverso cui si realizzano i processi di autocontrollo e di regolazione delle emozioni e che nelle dipendenze risultano disfunzionali[4].
Note
[1] Si veda: Tang, Y.Y. et al. The neuroscience of mindfulness meditation. Nat. Rev. Neurosci. 2015; 16: 213–225; Holzel, B.K. et al. How does mindfulness meditation work? Proposing mechanisms of action from a conceptual and neural perspective. Perspect. Psychol. Sci. 2011; 6: 537–559¸ Marchand WR. Neural mechanisms of mindfulness and meditation: Evidence from neuroimaging studies. World J Radiol. 2014, 6(7):471-9; Keng SL, Smoski MJ, Robins CJ. Effects of mindfulness on psychological health: a review of empirical studies.Clin Psychol Rev. 2011 31(6):1041-56; Tang, Y.Y. et al. Improving executive function and its neurobiological mechanisms through a mindfulness-based intervention: advances within the field of developmental neuroscience. Child Dev. Perspect. 2012; 6: 361–366; Chiesa, A. and Serretti, A. Are mindfulness-based interventions effective for substance use disorders? A systematic review of the evidence. Subst. Use Misuse. 2014; 49: 492–512
[2] Tang, Y.Y. and Posner, M.I. (2014) Training brain networks and states. Trends Cogn. Sci. 18, 345–350
Hillman, C.H. et al. (2008) Be smart, exercise your heart: exercise effects on brain and cognition. Nat. Rev. Neurosci. 9, 58–65.
[3] Tang, Y.Y. et al. (2013) Brief meditation training induces smoking reduction. Proc. Natl. Acad. Sci. U.S.A. 110, 13971–13975; Tang, Y.Y. et al. (2009) Central and autonomic nervous system interaction is altered by short-term meditation. Proc. Natl. Acad. Sci. U.S.A. 106, 8865–8870; Tang, Y.Y. et al. (2010) Short term mental training induces whitematter changes in the anterior cingulate. Proc. Natl. Acad. Sci. U.S.A. 107, 16649–16652
[4] Goldstein, R.Z. and Volkow, N.D. (2011) Dysfunction of the prefrontal cortex in addiction: neuroimaging findings and clinical implications. Nat. Rev. Neurosci. 2, 652–669; Koob, G.F. and Volkow, N.D. (2010) Neurocircuitry of addiction. Neuropsychopharmacology 35, 217–238.
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Note sull'amigdala
L’amigdala costituisce insieme ad altre strutture il sistema limbico, che in generale si può definire, come un sistema omeostatico vegetativo, pulsionale ed affettivo che scambia informazioni con altre aree della corteccia, sia per elaborare la sua specifica integrazione, sia per influenzare le percezioni i comportamenti e le attività cognitive sulla base dello stato emotivo ed affettivo provato. In questo sistema un ruolo fondamentale è rivestito dall’amigdala, considerata appunto, il centro di controllo del comportamento inconscio, nonché il centro di controllo di elaborazione e di memorizzazione delle emozioni e dei processi motivazionali e decisionali.
L’amigdala è composta da 3 nuclei principali
Nucleo laterale:
- che riceve informazioni (afferenze) da: neocorteccia, talamo e ippocampo;
- invia proiezioni (efferenze) a: nucleo basale, amigdala, striato ventrale e nucleo dorso-mediale del talamo.
Nucleo basale:
- che riceve informazioni (afferenze) da: nucleo laterale;
- Invia proiezioni (efferenze) a: corteccia prefrontale ventro-mediale nucleo centrale .
Nucleo centrale:
- che riceve informazioni (afferenze) da: nucleo basale, laterale e basale accessorio
- invia proiezioni (efferenze) a: ipotalamo, mesencefalo, ponte e bulbo.
La sua principale funzione è quella di integrare le emozioni con i modelli di risposta corrispondenti a livello fisiologico e comportamentale; quindi:
- gestire le emozioni grazie alla connessione con il lobo frontale che permette l’inibizione dei comportamenti. E’ fondamentale, infatti, nella modulazione e nel controllo di importanti sensibilità affettive come: l’amicizia, l’affetto, l’amore, l’umore la paura e l’aggressività. Rappresenta, inoltre, il centro di controllo di identificazione del pericolo ed è quindi fondamentale per l’autodifesa ed interpreta situazioni sociali complesse nel contesto di scelte personali che inducono emozioni;
- generare ricordi emotivi in associazione con l’ippocampo, i quali vengono sfogliati con precedenza assoluta come riferimento, quando sorge l’emozione;
- impregnare di colore emotivo (sia in senso negativo che positivo) i nostri processi basilari grazie alla connessione con l’ipotalamo associandoli a risposte fisiologiche vegetative e comportamentali come: fuga, lotta, alimentazione sonno e comportamenti sessuali.
L’amigdala rappresenta quindi la porzione dell’encefalo dove sono conservati i ricordi è implicata nelle reazioni di eccitazione, paura, allarme ed aggressività oltre ad avere un ruolo nei processi decisionali e motivazionali.
Una delle sue funzioni principali è l’aiutarci a riconoscere le potenziali minacce alla nostra sopravvivenza fisica e psicologica.
Quando intercetta uno stimolo o un evento potenzialmente pericoloso, induce il nostro corpo ad attivare il sistema nervoso simpatico cioè quel meccanismo di difesa definito da Cannon “Fight or Flight” (attacco-fuga).
Ne consegue quindi una reazione fisiologica di allarme, infatti, aumenta la frequenza cardiaca, il ritmo della respirazione e tutte le reazioni associate all’ansia e agli attacchi di panico.
L’Amigdala valuta l’intensità emotiva delle situazioni e delle esperienze che vengono vissute ripetutamente che vanno a sedimentarsi sotto forma di “memorie emotive”.
L’amigdala è infatti situata in prossimità dell’ippocampo una struttura implicata nella formazione di ricordi, si occupa infatti di ritenere la memoria dichiarativa cioè ricordi sterili; mentre l’amigdala elabora e conserva la memoria autobiografica e quindi elabora e conserva le sensazioni emotive correlate a quei determinati ricordi.
L’amigdala conserva, infatti, i traumi infantili e i momenti di sofferenza vissuti, le paure, ansie e fobie.
Essa elabora le emozioni negative paura tristezza, ansia, rabbia e aggressività le sensazioni di pericolo e le emozioni positive felicità, piacere, eccitazione.
Si attiva a fronte di stimoli ambientali, analizzando le espressioni del volto delle persone e risponde contestualmente a stimoli interni come pensieri e preoccupazioni.
L’amigdala, infatti, interpretando gli eventi stressanti fa emergere disturbi psicologici come ansia, attacchi di panico stress che sono correlati a stimoli verso i quali si è diventati ipersensibili e che fungono da innesco emotivo, quali un’immagine, un odore, un rumore o un pensiero negativo.
Il trigger ansiogeno che viene sollecitato attiva le ghiandole surrenali ed in particolare la zona corticale responsabile nel rilascio di catecolamine e cortisolo che in associazione accelerano tutti i sintomi di allarme.
A sostegno della tesi che l’amigdala sia fortemente implicata nei disturbi psicologici vennero eseguiti degli esperimenti in cui si evidenziò che la distruzione del nucleo centrale dell’amigdala produce effetti come assenza di paura curiosità estrema mancanza di memoria, oltre che ad impulsi sessuali incontrollabili.
Alcuni studi indicano inoltre che sussistono differenze funzionali tra amigdala dell’emisfero cerebrale destro e sinistro. In particolare, l’amigdala di destra partecipa esclusivamente nell’elaborazione di emozioni negative (paura tristezza ecc); mentre quella di sinistra processa indistintamente tutti i tipi di emozione quindi sia quelle positive che negative.
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L’amigdala è la sede dei ricordi emotivi, il centro di controllo del comportamento inconscio e istintivo e di identificazione del pericolo, valuta l’intensità emotiva delle situazioni e conserva sensazioni correlate a ricordi, traumi infantili, momenti di sofferenza vissuti, angosce e fobie. Grazie alla connessione con il lobo frontale, gestisce le nostre emozioni, modula sensibilità affettive ed interpreta situazioni sociali complesse nel contesto di scelte che inducono diverse emozioni; grazie alla connessione con l’ipotalamo, impregna di colore emotivo i processi basilari associandoli a risposte fisiologiche e vegetative.
L’amigdala è la prima struttura cerebrale che si attiva quando insorge un’emozione complessa come la paura e ci aiuta a riconoscere le potenziali minacce alla sopravvivenza fisica e psicologica. Si aziona di fronte a stimoli ambientali e a stimoli interni come pensieri e preoccupazioni ed interpretando eventi stressanti fa emergere disturbi psicologici come ansia, stress e attacchi di panico correlati a stimoli che fungono da innesco emotivo.
Nel sistema nervoso l'amigdala riveste il ruolo di mediatore centrale delle emozioni. L'informazione emotiva può percorrere 2 vie principali:
il circuito talamo-corteccia-amigdala (T-C-A);
il circuito talamo -amigdala (T-A).
Nel primo l'informazione sensoriale raggiunge il talamo sensoriale e da qui l'informazione passa alla corteccia sensoriale per arrivare alle aree associative dell'ippocampo e a porzioni del cervello anteriore, tra cui l'amigdala. Dal cervello anteriore le vie efferenti (quelle che inviano le informazioni dal SNC al resto del corpo) attivano la risposta endocrina, motoria, autonoma che si può manifestare sotto forma di espressioni facciali ed effetti somatici.
L'amigdala attribuisce significato emotivo a informazioni di stimoli provenienti dal mondo esterno, dall'interno del corpo e dal cervello, come pensieri e ricordi. Come abbiamo già osservato, non c'è alcuna distinzione tra stimolazione "reale" esterna e "immaginata" interna, nell'evocare emozioni e segnali efferenti. Le proiezioni dell'ippocampo sull'amigdala consentono una modulazione della sua azione. È un circuito bidirezionale, l'amigdala può inviare proiezioni all'ippocampo e da qui raggiungere le aree corticali che l'hanno precedentemente attivata, influenzando così pensiero, percezione e memoria. Il complesso ippocampo-amigdala rende conto dell'influenza reciproca tra valutazione emotiva ed elaborazione cognitiva.
L'altro circuito è più diretto e riguarda connessioni monosinaptiche tra talamo e amigdala, che consentono una risposta immediata a stimoli, però, poco complessi. È un sistema che gli esseri umani hanno in comune con gli animali che non hanno sviluppato la neocorteccia, e che viene utilizzato dai bambini piccoli i quali non presentano ancora una maturazione completa. Questo circuito opera anche negli adulti prima del riconoscimento di aspetti percettivi o oggetti. Potrebbe assolvere anche ad una funzione preparatoria per l'amigdala, rendendola pronta a ricevere informazioni più complesse ed elaborate dal circuito T-C-A. Questo circuito, dunque, è responsabile dell'elaborazione di stimoli grezzi e delle risposte immediate.
Il diverso ruolo dell'amigdala e dell'ippocampo nell'elaborazione dell'informazione emotiva e cognitiva è stato studiato attraverso degli esperimenti compiuti sulle scimmie. Il comportamento di queste scimmie fu studiato suddividendole in quattro gruppi diversi:
gruppo 1: intatto
gruppo 2: con rimozione dell'amigdala
gruppo 3: con rimozione dell'ippocampo
gruppo 4: con rimozione di amigdala e ippocampo.
Il primo gruppo mostrava un comportamento normale rispetto agli stimoli emotivi (come ad esempio fuga alla vista di un pericolo) e memoria intatta. Il secondo gruppo aveva perso la capacità di presentare reazioni emotive, ma manteneva intatta la memoria. Il terzo gruppo aveva caratteristiche opposte al secondo. Il quarto gruppo presentava danni in entrambe le funzioni.
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Motivazioni
Le motivazioni sono dei fattori dinamici che spiegano il perché del comportamento di un individuo. Gli individui intraprendono delle azioni, ma per quali fini, per quali ragioni? Il concetto di motivazione cerca di spiegare tre aspetti del comportamento. Innanzi tutto descrive che cosa ha fatto sì che un certo comportamento abbia avuto luogo, descrive la relazione tra l'origine dello stimolo che ha portato al comportamento e la meta del comportamento stesso, permette di descrivere e interpretare le differenze di reattività tra gli individui.
Le motivazioni possono, innanzi tutto, essere distinte per il loro livello di complessità in:
fisiologiche/primarie: spiegano un comportamento in relazione a spinte di base come la sopravvivenza (la fame, la sete, il proteggersi dal caldo o dal freddo)
psicologiche-cognitive/secondarie: spiegano un comportamento in relazione a idee, concetti (un ideale politico, religioso, modelli culturali e sociali).
Alcuni autori ritengono che le motivazioni seguano un modello di crescita che si articola per fasi successive, dove ogni fase precedente deve essere soddisfatta per passare alle motivazioni di ordine superiore. Si ipotizza l'esistenza di 5 classi di bisogni:
bisogni fisiologici: sono i primi bisogni che si manifestano alla nascita e in ogni giorno della vita dell'individuo (per esempio il bisogno di cibo, di acqua, di dormire)
bisogni di sicurezza: sono i bisogni legati alla ricerca di protezione, sicurezza e vicinanza rispetto alle figure che accudiscono il bambino; si possono manifestare solo dopo che i primi siano stati appagati
bisogni di amore e di appartenenza: sono i bisogni che rappresentano il desiderio di dare e ricevere amore, di sentirsi parte di un gruppo e cooperare con i suoi membri
bisogni di rendimento e riconoscimento: corrispondono all'esigenza di sentirsi competenti e produttivi e di veder riconosciuti i propri meriti e le proprie capacità
bisogno di realizzazione del sé: è la fase più elevata dello sviluppo nella quale gli individui possono vedere il più alto punto di crescita e la miglior applicazione delle loro capacità potenziali.
È possibile inoltre aggiungere un sesto livello, il bisogno di trascendenza, che consiste nel cercare di superare i propri limiti, andando oltre se stessi per sentirsi parte di un ordine più vasto divino.
I bisogni di ordine superiore hanno sempre alla base la soddisfazione di quelli inferiori. Una persona affamata non penserà ad altro che a procurarsi cibo rischiando anche di procurarsi del cibo dannoso o inquinato. In casi come questo le funzioni superiori vengono meno finché non si sia ristabilito un soddisfacimento delle necessità fisiologiche. La nevrosi può essere vista come frustrazione dei bisogni e della mancanza di autorealizzazione.
Note
Amaral 1992: Amaral, David G., Anatomical organization of the primate amygdaloid complex, in: The amygdala: neurobiological aspects of emotion, memory, and mental dysfunction, edited by John P. Aggleton, New York, Wiley-Liss, 1992.
Cahill 1996: Cahill, Larry e altri, Amygdala activity at encoding correlated with long-term, free recall of emotional information, "Proceedings of the National Academy of Sciences USA", 93, 1996.
Campeau, Davis 1995: Campeau, Serge - Davis, Michael, Involvement of the central nucleus and basolateral complex of the amygdala in fear conditioning measured with fear-potentiated startle in rats trained concurrently with auditory and visual conditioned stimuli, "Journal of neuroscience", 15, 1995.
Cohen, Eichenbaum 1993: Cohen, Neal J. - Eichenbaum, Howard, Memory, amnesia, and the hippocampal system, Cambridge (Mass.), MIT Press, 1993.
Gloor 1982: Gloor, Pierre e altri, The role of the limbic system in experiential phenomena of temporal lobe epilepsy, "Annals of neurology", 12, 1982.
Gray 1982: Gray, Jeffrey A., The neuropsychology of anxiety: an enquiry into the functions of the septo-hippocampal system, Oxford-New York, Oxford University Press, 1982.
LaBar, LeDoux 1997: LaBar, Kevin S.-LeDoux, Joseph E., Emotion and the brain: an overview, in: Behavioral neurology and neuropsychology, edit by Todd E. Feinberg, Martha J. Farah, New York-London, Mc Graw-Hill, 1997.
LeDoux 1995: LeDoux, Joseph E., Emotion: clues from the brain, "Annual review of psychology", 46, 1995.
Morgan 1993: Morgan, Maria A. - Romanski, Lizabeth M. - LeDoux, Joseph E., Extinction of emotional learning: contribution of medial prefrontal cortex, "Neuroscience letters", 163, 1993.
Phillips, LeDoux 1992: Phillips, Russell G. - LeDoux, Joseph E., Differential contribution of amygdala and hippocampus to cued and contextual fear conditioning, "Behavioral neuroscience", 106, 1992.
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Ipofisi
L'ipofisi o ghiandola pituitaria, coordina funzioni fondamentali, conferisce resilienza e permette all'organismo di adattarsi ai cambiamenti e alle situazioni di stress. Di dimensioni pari a un fagiolino al centro della testa, è tra le ghiandole endocrine è associata al sesto chakra, quello del terzo occhio. L’ipofisi controlla una serie di altre ghiandole endocrine, coordinandole; è direttamente sotto il controllo dell'ipotalamo, che fa parte del sistema nervoso centrale, dunque svolge una funzione di raccordo tra il sistema endocrino e il cervello.
Gestisce i processi neuro-endocrini che hanno a che fare con l'ipotalamo e l'ipofisi, dai meccanismi di fame-sazietà a quelli che regolano il senso di sete, passando per quelli di sonno-veglia e per le reazioni al caldo e al freddo.
La funzione dell’ipofisi più importantie è la funzione adattativa. Il sistema endocrino è un sistema adattativo che l’organismo utilizza per adattarsi ai cambiamenti delle situazioni esterne, e la ghiandola ipofisaria in particolare permette all'organismo di adattarsi a condizioni di stress psichico o fisico particolarmente intenso. La connessione con il sistema nervoso centrale è fondamentale perché l’organismo dà degli impulsi al sistema endocrino attraverso il cervello, e questo rende efficiente la funzione adattativa del sistema endocrino.
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Tecniche per attingere all'intelligenza del cuore (rivisitazione di articolo di Rossano Sgambo)
Pain: Is It All in the Brain or the Heart?
Neurocardiology: close interaction between heart and brain
Il cuore umano è ben più che una pompa ed esiste una potente relazione tra il cuore e il cervello: 40.000 neuroni specializzati, o neuriti sensoriali, formano una rete di comunicazione all’interno del cuore. Si tratta di cellule specializzate che possono essere eccitate (stimolate elettricamente) in un modo che consente loro di condividere informazioni con altre cellule del corpo. I neuriti sono piccole proiezioni che provengono dal corpo principale di un neurone per svolgere diverse funzioni nel corpo. Alcuni portano le informazioni dal neurone per connettersi con altre cellule, mentre altri rilevano segnali da varie fonti e li portano verso il neurone. I neuriti nel cuore svolgono molte delle stesse funzioni che si trovano nel cervello. “Il ‘cervello del cuore’ è una rete intricata di nervi, neurotrasmettitori, proteine e cellule di supporto simili a quelle che si trovano nel cervello vero e proprio”. Queste cellule nel cuore e in altri organi, in numero minore, confermano l’esistenza di un’intelligenza cardiaca e aprono a nuove possibilità interpretative dei principi di alcune delle tradizioni spirituali più antiche. Un ruolo chiave dell’intelligenza cardiaca è quello di rilevare i cambiamenti di ormoni e altre sostanze chimiche all’interno del corpo e comunicare tali cambiamenti al cervello in modo che possa soddisfare le esigenze.
Il cervello del cuore lo fa convertendo il linguaggio del corpo – le emozioni – nel linguaggio elettrico del sistema nervoso in modo che i suoi messaggi abbiano un senso per il cervello.
I messaggi codificati del cuore informano il cervello quando abbiamo bisogno di più adrenalina, ad esempio in una situazione stressante, o quando è sicuro creare meno adrenalina e concentrarsi sulla costruzione di un sistema immunitario più forte.
Il cuore quindi svolge un ruolo in alcune funzioni (fisiche e metafisiche) come:
comunicazione diretta del cuore con i neuriti sensoriali in altri organi del corpo;
la saggezza basata sul cuore conosciuta come intelligenza cardiaca;
stati intenzionali di intuizione profonda;
abilità precognitive intenzionali;
il meccanismo di auto-guarigione intenzionale;
il risveglio delle capacità di super-apprendimento.
Il piccolo cervello del cuore funziona in due modi distinti ma correlati. Può agire indipendentemente dal cervello cranico per pensare, imparare, ricordare e persino percepire i nostri mondi interiori ed esteriori da solo; oppure in armonia con il cervello craniale per darci il beneficio di una singola, potente rete neurale condivisa dai due organi separati. Una sofisticata comunicazione a due vie si verifica tra il cuore e il cervello, e ciascuno influenza la funzione dell’altro.
Se la scienza del nuovo campo della neurocardiologia sta raggiungendo le credenze tradizionali quando si tratta di spiegare esperienze come l’intuizione, la precognizione e l’auto-guarigione, gli insegnamenti storici dimostrano come una comprensione dell’intelligenza del cuore possa avere un’influenza diretta sulla personalità, sulle decisioni quotidiane e sulla capacità di fare scelte morali che includano il discernimento del bene e del male.
La saggezza del cuore è sempre presente, costante e se ne può aver fiducia in essa. È importante riconoscere questo perché significa che la saggezza del cuore – e le risposte alle domande più profonde e misteriose della vita a cui nessun altro può rispondere – esistono già dentro di noi. Piuttosto che essere qualcosa che deve essere creato o creato prima che possa essere usato, il collegamento tra il cuore e il luogo che contiene le risposte è già stabilito. Ed essendo con noi dal momento in cui nasciamo, è nostra scelta accedere a quel collegamento come “linea diretta” alle verità più profonde della nostra vita.
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Cinque passi per porre una domanda al cuore
Descritto il ruolo dell’intelligenza del cuore nell’accesso all’intuizione profonda, condividiamo una tecnica collaudata che consente di accedere anche alla sua saggezza. Probabilmente non è una coincidenza che le tecniche scientifiche sviluppate siano strettamente correlate ad alcune tecniche conservate nei monasteri di antiche tradizioni o da praticanti spirituali. Tutti impariamo in modi diversi e quando qualcosa è vera, appare nel mondo in forme diverse per riflettere le variazioni nel nostro apprendimento.
La tecnica per creare coerenza cuore-cervello consiste di 5 passaggi. Combinati, i passaggi creano un’esperienza che ci riporta ad un’armonia naturale che esisteva nei nostri corpi già alla nascita, prima che iniziassimo a disconnettere la nostra rete cuore-cervello attraverso i nostri condizionamenti.
I passi per creare un rapido accesso all’intelligenza del tuo cuore sono i seguenti.
Passaggio 1: crea il giusto “focus”
Azione: permetti alla tua consapevolezza di spostarti dalla tua mente all’area del tuo cuore.
Risultato: questo invia un segnale al tuo cuore che è avvenuto uno spostamento: non sei più impegnato nel mondo intorno a te e ora stai diventando consapevole del mondo dentro di te.
Passaggio 2: rallenta il respiro
Azione: Inizia a respirare un po’ più lentamente del solito. Prendi circa cinque-sei secondi per inspirare e usa lo stesso ritmo di espirazione.
Risultato : questo semplice passaggio invia un secondo segnale al tuo corpo che sei al sicuro e in un luogo che supporta questo processo. Da molto tempo è noto che la respirazione profonda e lenta stimola la risposta di rilassamento del sistema nervoso (ovvero la risposta parasimpatica).
Step 3: Senti una sensazione di ringiovanimento
Azione: al meglio delle tue capacità, prova un genuino senso di attenzione, apprezzamento, gratitudine o compassione per qualsiasi cosa o persona. La chiave del successo qui è che il tuo sentimento sia il più sincero e sentito possibile.
Risultato: la qualità di questa sensazione si sintonizza e ottimizza la coerenza tra il cuore e il cervello. Ognuno è in grado di evocare un sentimento per questo passaggio, ma potrebbe essere necessario sperimentare per trovare ciò che funziona meglio per te.
Con il completamento riuscito del Passaggio 3, è stata stabilita la connessione che collega il cuore al cervello e la conseguente coerenza cuore-cervello.
A questo punto, il cuore e il cervello sono in comunicazione attraverso la rete neurale che li connette. Questo è anche un passo iniziale in altri processi. Possiamo usare la coerenza che abbiamo creato per accedere a stati di consapevolezza più profondi.
È da uno stato di coerenza cuore-cervello che possiamo accedere alla nostra intuizione profonda e ricevere la guida dell’intelligenza del nostro cuore. I passaggi 4 e 5 di seguito descrivono una procedura per fare proprio questo.
Step 4: Fai una domanda al tuo cuore
Azione: i tre passaggi precedenti creano l’armonia che ti consente di attingere alla saggezza del tuo cuore. Mentre continui a respirare e tieni l’attenzione nel tuo cuore, è il momento di porre la tua domanda. L’intelligenza cardiaca generalmente funziona meglio quando le domande sono brevi e vanno dritte al punto.
Ricorda, il tuo cuore non ha bisogno di una prefazione o della storia di una situazione prima della domanda. Poni la tua domanda in silenzio, come una singola frase concisa, e quindi permetti al tuo cuore di rispondere in un modo che funzioni per te.
Risultato: l’intuizione si apre e si inizia un dialogo.
La chiave per avere successo nel dialogare con il tuo cuore è questa: se hai abbastanza potere per avere l’esperienza, allora hai anche tutto ciò che ti occorre per sapere cosa significa la tua esperienza: la miglior interpretazione è quella che viene dal tuo intuito.
Non voglio influenzare il tuo processo di interrogazione, ma un esempio a volte è utile. Un sogno misterioso è l’occasione perfetta per applicare l’intelligenza del cuore a una situazione del mondo reale. Dalla coerenza cuore-cervello stabilita nei tre passaggi precedenti, è sufficiente porre il seguente tipo di domande, compilando gli spazi vuoti con i nomi delle persone, dei simboli o delle situazioni relative a ciò che stai chiedendo.
Questi sono solo esempi. Puoi sceglierne uno adatto per te o crearne uno utilizzando uno dei seguenti modelli.
“Dal punto di vista più profondo del mio cuore, chiedo di mostrare il significato di _______ nei miei sogni”.
“Dall’occhio singolo del mio cuore che conosce solo la mia verità, chiedo il significato del _______ nella mia vita.”
“Per favore aiutami a capire il significato di _______ nella mia vita.”
Passaggio 5: ascolta la risposta
Azione: diventa consapevole di come il tuo corpo si sente mentre stai facendo la tua domanda al punto 4. Prendi nota di qualsiasi sensazione, come calore, formicolio o tintinnio delle orecchie e le emozioni che possono sorgere. Per le persone che sono già in sintonia con i loro corpi e l’intelligenza dei loro cuori, questo passaggio è la parte più facile del processo. Per coloro che potrebbero aver avuto meno esperienza nell’ascoltare i loro corpi, questo è un esercizio di consapevolezza.
Risultato: tutti imparano e sperimentano in modo univoco. Non esiste un modo corretto o sbagliato di contattare l’intelligenza del tuo cuore. La chiave qui è sapere cosa funziona meglio per te.
Alcuni tendono a ricevere la saggezza del cuore sotto forma di parole, mentre allo stesso tempo sentono sensazioni di calore nel corpo. Altre persone non ascoltano mai le parole ma sperimentano solo forme di comunicazione non verbali, come il calore che si irradia dal loro cuore o nelle loro viscere. A volte le persone sentono un’ondata di pace lavarsi su di loro mentre ricevono la risposta alla loro domanda. Ricorda, tu e il tuo corpo siete partner unici al mondo. Ciò che è importante qui è ascoltare il tuo corpo per imparare come comunica con te e dargli l’opportunità di essere ascoltato.
Ora hai una tecnica passo-passo per aiutarti a sentirti ispirato di fronte alle più grandi sfide della vita. Probabilmente non è possibile modificare le situazioni che devi affrontare, ma puoi sicuramente cambiare il modo in cui ti senti e come rispondi a quelle situazioni. Se non lo hai già fatto, potresti scoprire che la saggezza e l’intelligenza del tuo cuore diventano per te grandi alleati, una delle più grandi fonti di forza nella tua vita. La coerenza e l’accuratezza delle soluzioni basate sul cuore ti consentono di affrontare qualsiasi situazione con una sicurezza difficile da trovare se ti senti impotente, sopraffatto e perduto.
Per finire, ti invito a considerare un punto importante: non esiste un modo corretto o sbagliato di ricevere la saggezza del tuo cuore. Ognuno di noi nasce con il proprio codice univoco. Il segreto del codice è sapere cosa funziona meglio per te.
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Autoipnosi (estratto dal “Trattato sulla Proiezione Astrale” di Robert Bruce)
Come entrare in trance
Rilassatevi e calmate la mente attraverso la percezione della respirazione. Immaginate di scendere una scala nell’oscurità. Non visualizzate la scala; sentite solo voi stessi mentre lo fare. Durante l’espirazione, sentite voi stessi scendere uno scalino o due verso il basso. Durante l'inspirazione, sentite di essere fermi sempre sulla scaletta.
Quello che serve è un effetto di caduta all'interno della vostra mente. Questo modifica il livello di attività delle onde cerebrali, dal livello cosciente [Beta] verso il livello del sonno [Alfa] o il sonno profondo [Theta]. Una volta che il livello delle vostre onde cerebrali raggiunge lo stato Alfa, entrerete in trance.
Continuate a farlo per tanto tempo quanto è necessario. Il tempo che vi serve per entrare in trance può variare, a seconda della vostra esperienza con il profondo rilassamento e la calma mentale.
Non appena avvertite questa sensazione, fermate l’esercizio di caduta mentale. Se non vi piace la scaletta, immaginate di essere in un ascensore, sentitevi scendere mentre espirate, e fermi quando inspirate. Oppure immaginate di essere una piuma, sentitevi fluttuare espirando, e fermi inspirando. E’ necessario provare un senso di caduta per abbassare il vostro livello di onde cerebrali. Questo effetto di caduta mentale, se viene combinato con il rilassamento e la calma mentale, farà in modo che entriate in stato di trance. Sentitevi liberi di utilizzare qualsiasi scenario che vi è familiare per causare questa sensazione di andare in profondità.
Il trance si percepisce così: ogni cosa diventa più silenziosa, sembra di essere in un luogo molto più ampio. Il vostro corpo è attraversato da un lieve senso di ronzio. Tutto appare diverso. Come se qualcuno avesse messo una scatola di cartone sulla vostra testa, nell’oscurità, e poteste sentire l’atmosfera cambiare. Come se tutto fosse leggermente sfocato e attutito. Ogni rumore forte, squillante, è molto fastidioso mentre siamo in trance.
Trance profondo.
Il livello di trance che ottenete dipende molto dal vostro rilassamento, dal livello di concentrazione e dalla forza di volontà. Per entrare in un trance più profondo, ad esempio il livello Theta e oltre, dovete concentrarvi molto di più e per molto più tempo sulla sensazione di caduta mentale, aiutandovi percependo la respirazione. Il primo livello di trance, ad esempio quando vi sentite molto pesanti, è abbastanza profondo per effettuare la proiezione astrale. Sconsiglio caldamente di forzarvi più in profondità di un trance leggero, finchè non avete esperienza con lo stato di trance.
Come potete capire se siete entrati in un trance profondo? Ci sono 4 sintomi molto evidenti.
Una sensazione sgradevole di freddo che non vi fa venire i brividi, insieme ad una progressiva perdita di calore corporeo.
Mentalmente, vi sentirete strani e tutto sembrerà estremamente lento. Il processo del pensiero rallenterà come se vi avessero fatto una forte iniezione di antidolorifico.
Vi sentirete dissociati dal vostro corpo, per esempio con una sensazione di galleggiamento, e tutto sembrerà distante.
Paralisi fisica totale. Nota : queste quattro cose, TUTTE INSIEME, significano che state entrando un trance profondo. Non confondete la sensazione di galleggiamento che a volte si ottiene con un trance leggero, come quando il vostro corpo astrale comincia ad essere rilasciato. Oppure la leggera perdita di calore corporeo che avviene quando ci si siede immobili per molto tempo, e l’addormentarsi di un arto come la paralisi. La sensazione di trance profondo è alquanto sgradevole e non si può confondere facilmente per quello che è.
E’ molto difficile entrare in trance profondo, poiché vi serve una capacità di rilassamento molto sviluppata, concentrazione, conoscenza degli stati di trance e moltissima volontà ed energia mentale. Non ci cadrete per errore. Se siete preoccupati di stare andando troppo a fondo, ricordate questo: POTETE sempre uscire dal trance in ogni momento. Concentrate TUTTA la volontà per muovere le dita o i piedi. Una volta che potete muoverli, piegate le mani, muovete le braccia, scuotete la testa, rianimate il vostro corpo; alzatevi e camminate per qualche minuto. Cadere in un trance profondo non dovrebbe rappresentare un problema mediante questi esercizi.
Espansione dell’energia corporea.
Ad un certo punto, dopo essere entrati nello stato di trance, sentirete una leggera paralisi che vi pervaderà. Questo sarà accompagnato poco dopo da una vibrazione crescente e da un senso di ronzio tutto intorno a voi. Potreste anche sentirvi enormi, gonfi. La paralisi, le vibrazioni ed il sentimento di grandezza sono sintomi dell’energia del corpo che si espande e del corpo astrale che si rilascia. Questa è una parte del normale processo del sonno. L’energia del corpo si espande e si apre per accumulare e incamerare energia. Durante questo momento, il corpo astrale galleggia libero, leggermente fuori asse con il corpo fisico”.
[Fine dell'estratto]
Alcune persone utilizzano un registratore ed ascoltano la voce e le affermazioni che vengono ripetute. La controindicazione di questo sistema è che, quando siamo in trance profondo, i suoni possono diventare dolorosi e disturbare il sistema nervoso. Tutti siamo diversi ed ognuno potrà cercare i metodi migliori per se stesso. Quello che funziona per uno, può non funzionare per un altro.
Durante questo stato, potete regredire ad una vita passata, camminando attraverso una porta o un portale nella vostra mente.
Lo stato di trance è il momento in cui fare affermazioni ripetute a voi stessi per programmare la mente.
L’auto ipnosi è molto simile ad ipnotizzare gli altri, con l’eccezione che voi fate le affermazioni dirette a voi stessi. Anche qui, possono essere necessarie molte sedute per avere successo.
Uscite dal trance gradualmente e lentamente, come fareste al ritorno dal piano astrale.
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I modi dell'intelligenza
Esistono quattro modi di stabilire l’intelligenza:
1) Quoziente di intelligenza (QI)
2) Quoziente emotivo (EQ)
3) Quoziente sociale (SQ)
4) Quoziente avversità (AQ)
1. QUOZIENTE DI INTELLIGENZA (QI): è la misura del livello di comprensione. Si attiva per risolvere calcoli, memorizzare lezioni.
2. QUOZIENTE EMOZIONALE (EQ): è la misura della capacità di mantenere la pace con gli altri, rispettare i tempi, essere responsabile, essere onesto, rispettare i confini, essere umile, autentico e premuroso.
3. QUOZIENTE SOCIALE (SQ): è la misura della capacità di costruire una rete di amici e mantenerla per un lungo periodo di tempo.
4. QUOZIENTE AVVERSITÀ (AQ): La misura della capacità di attraversare un momento difficile della vita e di uscirne senza perdere la testa.
Le persone che hanno un EQ e un SQ più elevati tendono ad andare più lontano nella vita rispetto a quelle con un QI elevato ma un EQ e un SQ bassi.
La maggior parte delle scuole stimolano il miglioramento dei livelli di QI mentre l'EQ e il SQ vengono sminuiti.
Il EQ rappresenta il personaggio, mentre il SQ rappresenta il carisma.
Di fronte ai problemi, AQ determina chi si arrenderà, chi abbandonerà la propria famiglia e chi prenderà in considerazione il suicidio.
Occorre esporre i figli ad altri ambiti della vita oltre al semplice mondo accademico. Dovrebbero adorare il lavoro manuale (non usare mai il lavoro come forma di punizione), lo sport e le arti.
Sviluppare il loro QI, così come il loro EQ, SQ e AQ. Dovrebbero diventare esseri umani poliedrici in grado di fare cose indipendentemente dai loro genitori.
Infine, non preparate la strada ai figli. Preparate i figli per la strada.