33. da Vigevano

a Zerbolò

Comuni attraversati: Vigevano, Gambolò, Garlasco.

Difficoltà: *

Alla fine del Quattrocento Vigevano conobbe un momento di straordinario splendore economico, politico e culturale. Ludovico il Moro, il Duca di Milano, particolarmente legato alla città di Vigevano, promosse molteplici iniziative tali da trasformarla in “una seconda Milano”, ancor di più idealizzata: si può infatti parlare di un rapporto strettissimo fra le due “capitali” sforzesche che, non a caso, vennero frequentate ed impreziosite da Bramante e Leonardo. Nessuna città al volgere del quindicesimo secolo, neppure Firenze e Roma, potè vantare di avere ospitato in contemporanea il più grande pittore e il maggiore architetto dell’epoca.

Leonardo da Vinci soggiornò diverse volte a Vigevano percorrendo le fertili campagne annotando sui suoi taccuini le scale d’acqua, i mulini, il modo di sotterrare le vigne, le stalle che ospitavano i cavalli del Duca. Leonardo, nel disegnare la città ideale, si ispirò a Vigevano dove il Castello e la Piazza Ducale costituiscono un possibile modello architettonico di moderno sviluppo urbano.

La presenza degli Sforza a Vigevano fu sporadica e occasionale fino al 1485. Nonostante la grande attrattiva del luogo la città non offriva strutture adeguate alla vita di corte. Il castello trecentesco, nonostante i primi interventi edilizi sforzeschi, era ancora piccolo, privo di locali adatti alla magnificenza cortigiana e poco confortevole. Gli ospiti forestieri venivano spesso portati a Vigevano, ma non sempre c’era il modo di alloggiarli decorosamente. Ancora nel 1490 la sede vigevanese non era ritenuta adeguata a ricevere ospiti importanti. Non a caso, i ricevimenti degli ambasciatori veneziani, solo per citare un caso, che esigevano un protocollo molto ricercato e pomposo, avvenivano a Pavia dove molti nobili avevano palazzi magnificenti e adatti ad alloggiare i seguiti degli ospiti, mentre a Vigevano le case dei nobili non erano abbastanza lussuose e l’unica soluzione praticabile era di sfrattare temporaneamente dai loro appartamenti i cortigiani e i membri di casa Sforza per far posto ai nuovi venuti.

Negli anni ’90 del Quattrocento le cose cambiarono e i soggiorni a Vigevano del duca Giangaleazzo e di Ludovico il Moro (e in seguito delle rispettive consorti Isabella d’Aragona e Beatrice d’Este) si fecero più frequenti, mentre diminuì la presenza dei signori a Milano e a Pavia se non per le solennità ufficiali e per le convocazioni dei consigli e le udienze generali.

Il Moro si occupò di abbellire Vigevano avviando dapprima la bonifica del territorio, migliorando il sistema di irrigazione a beneficio dell'agricoltura e costruendo la grande fattoria modello denominata Sforzesca, a sud della città. In seguito col contributo progettuale di Leonardo da Vinci fece ampliare il castello costruendo nuove scuderie e nuovi edifici quali la Loggia delle Dame, la Falconiera e la Torre, ad opera di Donato Bramante; contemporaneamente avviò la costruzione della grandiosa piazza Ducale, terminata nel 1494.