LA LEGGENDA DEL CASTELLO
Finalmente la primavera era arrivata. Il sole splendeva, gli alberi erano fioriti e l’aria era fresca e
profumata. Ma, a rendere ancora più felice Lara era la promessa che la madre le aveva fatto: con
l’arrivo della primavera, finalmente, avrebbero visitato il Parco del Castello di cui tante volte il nonno
le aveva parlato.
“Sabato pomeriggio è perfetto!”, disse Lara alla madre, che annuì.
Giunto il sabato, Lara si sentiva eccitata e, in compagnia della madre, s’incamminò verso il Castello
Fienga, che sorgeva sulla sommità della collina di Sant’Andrea.
Giunta lì, rimase colpita dal fascino di quel posto, così antico ed intrigante.
Sembrava che tra quelle mura vivesse ancora qualcuno.
Incuriosita dal posto, Lara scrutava ogni angolo del castello fino a quando scorse una porta alta e
possente, nascosta tra rami di foglie.
La sua curiosità aumentò quando, avvicinatasi alla porta, scoprì che era aperta. Così, senza esitare,
entrò e si ritrovò in una stanza fatta di mura in pietra piuttosto alte, dove solo qualche spiraglio di
luce riusciva ad entrare dalle fessure create dalle pietre antiche.
Intorno c’era solo silenzio e un profumo di erba bagnata.
All’improvviso, alle sue spalle avvertì un lieve soffio di vento che le accarezzò i capelli. Si voltò di
scatto e si trovò di fronte alla figura di una donna che volteggiava nell’aria: un fantasma!
Lara si stupì della familiarità che quell’immagine le trasmetteva. Le sembrava di vivere i racconti del
nonno, riusciva a sentire i profumi, a vedere le immagini che fino ad allora le erano state solo
raccontate.
La donna, stupita dalla reazione di Lara, le chiese: “Cosa ci fai qui?”
“Stavo passeggiando e ho visto quella porta”, rispose Lara.
“Generalmente qui non entra mai nessuno. Tutti temono di incontrare un fantasma!”, osservò la
donna.
“Io, invece, ci speravo! Ho sentito tanti racconti su questo posto.”
“Quindi la conosci la leggenda?”
“Quale leggenda?”, chiese Lara curiosa.
2
La donna cominciò il suo racconto: “Si narra che Papa Urbano VI, durante il suo pontificato, si rifiutò
di concedere privilegi ai cardinali. Questa decisione non piacque affatto e diede origine a forti
contrasti che costrinsero Papa Urbano VI a rifugiarsi a Nocera nel Castello del Parco.
Intanto, i cardinali che non vedevano di buon occhio Papa Urbano VI organizzarono una congiura.
Venuto a conoscenza delle intenzioni dei cardinali, Papa Urbano VI, in preda alla furia, salì sulla torre
più alta del castello, circondato da croci e torce accese e scomunicò Re Carlo III e tutti i cardinali che
volevano processarlo e condannarlo al rogo.
I congiurati, giunti al castello, vennero arrestati e rinchiusi nella Sala dei Tormenti, una sala nascosta
nei sotterranei e dedicata alle torture.
Dopo averli torturati ed uccisi, le anime di quei cardinali restarono intrappolate nella sala sotterranea
del castello e, ancora oggi, di notte, si sentono le loro urla e i loro lamenti”.
Lara ascoltava con attenzione la storia e, curiosa, chiese al fantasma: “Tu chi sei? Come conosci
questa storia? E perché vivi qui?”.
Il fantasma le rispose: “Mi chiamo Cencia ed ero la carceriera al servizio del Signore del Castello”.
All’improvviso, Lara si sentì chiamare. Era sua madre che la cercava ormai da tempo. Ma Lara era
così interessata ai racconti del fantasma che si limitò a voltarsi verso la porta, sperando di non essere
trovata. Quando sentì la voce di sua madre allontanarsi, si girò verso il fantasma, che ormai era svanito
nel nulla.
Tornata a casa, Lara cercò informazioni sulla storia di Papa Urbano VI e su Cencia e rimase stupefatta
quando s’imbatté in un articolo che narrava della leggenda di Cencia di Trastevere.
Forse non si trattava solo di una leggenda...
Dalia Sorrentino
Scuola: Ilaria Alpi
Classe: IB