Ci son luoghi in cui le parole del Vangelo appaiono straordinariamente concrete: il Santuario del Sacro Speco a Subiaco è senz’altro la “casa costruita sulla roccia” (Mt 7,24-28). Nel IV-V secolo d. C, gli spiriti più attenti – S. Agostino in primis – comprendevano che l’antico mondo romano stava per finire e che un altro mondo stava per cominciare. Sul finire del V secolo, un diciassettenne Benedetto da Norcia, rampollo della gens Anicia, lasciò Roma rifugiandosi nella valle dell’Aniene tra le asperità selvagge del Monte Taleo. Insieme al grandioso scenario naturale alla vista gli si offrivano gli edifici sontuosi, ma disabitati e in decadenza della villa di Nerone. Alla ricerca di silenzio e solitudine, Benedetto s’inerpicò nei boschi approdando alla grotta in cui siamo appena stati. A tu per tu con Dio, nella penitenza e nella contemplazione, prese coscienza del carisma che darà origine alla gloriosa epopea del monachesimo occidentale. In questo luogo gli si fece chiaro ciò di cui aveva bisogno la Chiesa per salvare il meglio di ciò che stava morendo e per disporsi al misterioso nuovo che stava nascendo. La sua “fuga dal mondo”, nei disegni della Provvidenza, si trasformò in una discesa al cuore del mondo per avvertirne il battito, l’anelito profondo e per tonificarlo con quella forza spirituale e culturale che sarà capace di dare un fondamento all’Europa. Per tre anni, la santa grotta, fu il grembo che ha ‘gestato’ Benedetto partorendolo poi al mondo quale Patriarca del Monachesimo e Patrono dell’Europa. Gli edifici che, nell’arco di un millennio, si sono addossati a protezione della grotta, esibiscono il complesso rapporto tra roccia e muratura: se all’esterno il monastero pare costruito a custodia della grotta, all’interno si vede che fu il significato spirituale della grotta a forgiare il Monastero di S. Benedetto e quel che rappresenta. Viviamo anche noi sul crinale di un’epoca di caduta degli dei, quelli della modernità che pretendevano di sostituirsi a Dio: l’idolo del progresso incessante, del benessere ad ogni costo, della terra come regno di libertà, giustizia e pace assoluta. Vediamo crollare i feticci della “cultura” moderna: la negazione del peccato, il mito dell’uomo buono per natura corrotto solo da una società organizzata male, quelli della scienza onnipotente e dell’economia spregiudicata guidate dalla politica “illuminata”. Alla fine la montagna della modernità sembra aver partorito un topolino. Sulla scena di questo mondo estremo i simboli di Verità, Bellezza, Bontà e Fede, si ergono di nuovo poderosi esercitando, su noi pellegrini del III millennio, il loro antico e sempre nuovo fascino. La Grotta di Betlemme in Terrasanta, il Sacro Speco di Subiaco, la grotta della Santina a Covadonga in Spagna, la grotta di S. Michele al Gargano “a egregie cose il forte animo accendono” (Ugo Foscolo, Dei sepolcri, v. 151): sono un vigoroso richiamo alla realtà naturale e soprannaturale, al centro, al fondamento, alle radici. La perenne vitalità di questi simboli riscalda il cuore, illumina la mente, motiva l’azione cristiana del nostro ritorno. La determinazione, la gioia e l’entusiasmo di chi, in ogni tempo, ha vissuto il Vangelo, ci spinge ad agire per salvare quello che conta, per sottrarre il nostro mondo alla superficialità, alla dimenticanza, alla “cultura woke”, all’esperienza solamente epidermica, restituendo voce alle ragioni dell’Essenziale e dell’Assoluto, ritrovando il fondamento della nostra civiltà, restaurandolo, consolidandolo coll’umile e militante azione di riscoperta e di riparo delle radici. L’albero della Croce, e della civiltà germinata da esso, ha da crescere forte e rigoglioso fino a riempire l’universo trasportandoci in Cielo. Nel Sacro Speco ritroviamo l’idea dell’Europa unita scaturita dalla christianitas medievale e che ha stretto in solidarietà i singoli Paesi, prima che la riforma protestante e il nazionalismo nato dall’“illuminismo” li mettesse l’uno contro l’altro. Oggi il motto benedettino Ora et labora vale per noi: torniamo alle nostre case nel segno della Croce di San Benedetto, per fare il bene e combattere il male, invocando “Adveniat regnum tuum”! Prima di sciogliere il Pellegrinaggio con la Benedizione propria, mi unisco agli Organizzatori che rivolgono il loro grazie ai Volontari che a vario titolo hanno reso possibile il cammino (dal servizio d’ordine alla cucina), alle Autorità religiose, politiche e militari che ci hanno ospitati e custoditi a S. Maria Maggiore, a Genazzano, ai Monasteri di Subiaco. Grazie, in particolar modo, a coloro che hanno reso ancor più nobile la Sacra Liturgia, con la preparazione, il servizio e il canto. Grazie a tutti quelli che hanno contribuito visibilmente e invisibilmente, da vicino o da lontano, alla realizzazione del camino con l’offerta di preghiere e donazioni. Grazie a voi tutti cari pellegrini, sacerdoti e laici, di lingua italiana, francese, spagnola, portoghese, inglese, magiara, slava per esservi stretti nella solidarietà della Fede. Vi diamo appuntamento da sabato 24 a lunedì 26 aprile 2027 per la II edizione del Pellegrinaggio NSC-Italia, Roma-Subiaco.
Mons. Marco Agostini
Cappellano Generale
Nostra Signora della Cristianità – Italia è un pellegrinaggio annuale al Sacro Speco di San Benedetto (Subiaco). Organizzato da un gruppo di fedeli laici, è indipendente da qualsiasi istituto, comunità o organizzazione religiosa.
"Oggi l’Europa è alla ricerca della propria identità. Per creare un’unità nuova e duratura, sono certo importanti gli strumenti politici, economici e giuridici, ma occorre anche suscitare un rinnovamento etico e spirituale che attinga alle radici cristiane del Continente, altrimenti non si può ricostruire l’Europa." Papa Benedetto XVI
Il pellegrinaggio partirà dalla Basilica papale di Santa Maria Maggiore, costruita per volere stesso della Madonna, che apparve in sogno a papa Liberio suggerendogli di erigerla in un luogo che sarebbe stato indicato miracolosamente. Così avvenne un 5 di agosto, quando un'insolita nevicata imbiancò il colle romano dell’Esquilino, permettendo a papa Liberio di tracciare il perimetro della nuova basilica.
Il percorso attraverserà poi la romana via Appia antica, riconosciuta patrimonio dell'umanità. All’inizio di questa via c’è la chiesa del “Quo Vadis”, che prende il nome dalla testimonianza orale secondo cui l’apostolo Pietro, fuggendo dalla città per evitare il martirio, incontra Gesù al quale rivolge le seguenti parole “Domine, quo vadis? (Signore, dove vai)?” e il Signore rispose “Venio Romam iterum crucifigi (Vengo a Roma a farmi crocifiggere di nuovo)”. Pietro, comprendendo il rimprovero, torna indietro per affrontare la sua sorte e Gesù scompare ma, nello sparire lascia impresse le sue impronte sulla strada. Come testimonianza dell’accaduto, all’interno della chiesa vi è una pietra con le impronte “dei suoi santi piedi”, quelle lasciate da Gesù sul luogo in cui ora sorge la chiesa. La pietra è in realtà una copia: l’originale è infatti conservato nella Basilica di San Sebastiano. Da questo episodio deriva il secondo nome con cui è conosciuta la chiesa: Santa Maria “in Palmis”.
Si attraverserà anche il comune di Castelgandolfo, dove si trova la residenza estiva dei Papi.
Il secondo giorno si arriverà al santuario di Genazzano, che custodisce l’immagine della Madonna del Buon Consiglio. Il 25 aprile 1467, su una parete della chiesa apparve un dipinto, raffigurante la Vergine con il Bambino Gesù: l'immagine divenne presto oggetto di grande devozione popolare. Il dipinto, che si trovava a Scutari, in Albania, giunse a Genazzano miracolosamente, salvandosi così dalla dominazione turca. Ancora oggi si mantiene straordinariamente sospeso su un sottilissimo strato di intonaco.
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