Valorizzare la “cultura del fare” oggi è un atto necessario, in quanto offre agli individui la possibilità di riappropriarsi delle esperienze che hanno contribuito a sviluppare l’intelligenza umana attraverso il lento processo di ominazione. Riaprire botteghe e laboratori significa riportare al centro dell’esperienza umana la creatività; tornare a “far andare le mani” per intrecciare cesti, filare la lana, raccoglier patate e lavorare il legno è un atto di riappropriazione della propria storia, cultura e abilità.
E' un atto di SOVRANITA'.
La nostra associazione, diffusa per natura, ha da sempre il sogno di creare uno spazio aperto alle creatività e all’incontro, partendo dal saper fare delle nostre mani e integrando con la conoscenza di altri corpi-menti artigiani.
Ci collochiamo in una realtà paesana che soffre per la perdita delle botteghe che fino a qualche decennio fa caratterizzavano i centri storici, così come la scomparsa dei mestieri tradizionali e di una conoscenza inconsapevolmente antropologica dei legami tra l’essere umano e il territorio: nel nostro piccolo, vorremmo interrare un seme di cambiamento e di speranza nella rinascita delle zone marginali nelle quali è dimostrato che la qualità della vita si può ancora distinguere per la sua lentezza e ricchezza relazionale.
Attorno ad attrezzi e macchinari, fili e simboli, nascono le nuove geografie dei nostri paesi e delle mappe di comunità necessarie ad orientarsi nella metamorfosi sociale, ambientale ed economica che stiamo attraversando.