Ecopedagogia: dal greco “oikos”, “paidos”, “ago”. Casa, bambino, accompagnare.
L’ecopedagogia:
la Via del ritorno a casa,
la Terra,
la Nostra casa.
Il termine Ecopedagogia fu coniato da Paulo Freire, pedagogista Brasiliano, nel 1992; la filosofia di Freire è un matrimonio perfetto tra ecologia e pedagogia, un pensiero rivoluzionario che supera le dicotomie: il dualismo Essere Umano-Natura, Educatore-Educando, Oppressore-Oppresso. Una filosofia che spinge all’azione.
Nella “Pedagogia dell’oppresso”, Paulo Freire offre una riflessione sulla dinamica alla base della civiltà e società contemporanea oppressore-oppresso ed una avvincente riflessione sul rapporto educatore-educando, che Freire sintetizza in un elenco puntato.
L’educatore è generalmente e spesso inconsapevolmente portatore di un’educazione “depositaria”: una serie di nozioni, informazioni, conoscenze che l’educatore narra all’educando e queste nozioni si depositano nell’educando. Poco, ben poco passa dalla vera esperienza. L’educazione depositaria non contempla la creatività.
Freire parla di corpi coscienti, denuncia l’educazione depositaria di essere strumento che fa ancora intendere la coscienza come qualcosa di specializzato all’interno dell’uomo stesso, una coscienza contenete che riceve depositi dal mondo e li trasforma in contenuto.
Freire fa notare come ci sia un equivoco sulla concezione dell’uomo: i concetti, la sedia, il tavolo, sono presenti alla coscienza nel momento il cui li osservo, ma non sono dentro alla coscienza. Chiarito l’equivoco, non ha più senso concepire l’educando come una coscienza da riempire. L’uomo non è più osservatore passivo. È ormai uso comune ritenere una persona educata quanto più essa è conforme, adeguata al mondo. E l’educazione depositaria continua ad essere strumento per produrre coscienze riempite, adattate, adeguate, svuotate da capacità critica e private dell’esperienza.
Il corpo cosciente non è contemplato.
L’educazione così concepita è una pratica di dominio, che prevede un addottrinamento degli educandi e li assoggetta, li adatta al mondo dell’oppressione. Freire propone una visione liberatrice del rapporto duale Educatore/Educando. Se l’educando non è più una coscienza vuota da riempire, bensì un corpo cosciente, l’oggetto di conoscenza non è più la componente da narrare per riempire l’educando, bensì un mediatore tra due soggetti, l’educatore e l’educando, due corpi coscienti in relazione, in inter-relazione con l’oggetto di cui fare esperienza conoscitiva condivisa.
In quest’ottica, l’educazione diviene dialogo, dialogo tra due conoscitori, due ricercatori critici.
Educazione come pratica di libertà, di atti conoscitivi liberi, creativi, condivisi. Il pensiero non è più slegato dall’azione. Superata la dicotomia educatore-educando, il rapporto dialogico che si instaura tra i due individui fa si che si possano riconoscere come Esseri Umani in continuo divenire.
L’Essere Umano, in divenire, è uomo storico.
L’Essere Umano storico è incompleto, proprio perché fa parte di un processo.
L’incompletezza dell’Essere Umano fa di lui l’unico animale che necessita di educazione. Gli animali, a differenza dell’Essere Umano, non sono coscienti di essere incompleti.
Nella concezione depositaria l’educazione termina quando è completato il processo di riempimento della coscienza.
Per Freire, il processo di educazione non finisce mai, non può finire.
La conoscenza della realtà attraverso un corpo cosciente implica incontrare situazioni, problemi. L’atto di conoscere incide sulla realtà, che diviene oggetto; l’uomo si appropria di quella realtà storica e questo atto la rende trasformabile. Il mondo, la realtà che il corpo cosciente può conoscere, diviene mediatore, luogo di incidenza dell’azione trasformante dell’uomo.
L’ecopedagogia si fonda sul dialogo, sulla relazione, sul concetto di autoformazione, di formazione continua.
Essere è un diritto inalienabile di ogni vivente, non di alcuni.
La possibilità di essere appartiene alle masse, non è un previlegio.
L’Essere Umano ha il potere di fare, creare, trasformare.
Ma tale potere può essere anche distrutto.
Ed anche nella distruzione, c’è la possibilità di ricostruire il potere dell’Essere Umano. Il rapporto dialogico, orizzontale, che ha superato le logiche “educatore-educando”- “oppressore-oppresso”, si fonda su un concetto a priori di dialogo: la fede nell’Essere Umano.
Non c’è dialogo senza fiducia, non c’è dialogo se non c’è speranza.
Scrive Freire “la speranza si trova alla radice stessa della inclusione degli uomini, dalla quale essi partono verso una ricerca permanente. Ricerca che non può farsi nell’isolamento, ma nella comunione gli uni con gli altri”.
Nella visione educatore-depositatore il contenuto è il programma: ciò che l’educatore programma di depositare nella coscienza dell’educando. Non c’è dialogo. Il processo va da A verso B. Nella visione dell’educazione come pratica della libertà, l’educatore si domanda su che cosa dialogherà con l’educando; il processo va da A con B. Il contenuto programmatico dell’educazione non è elargizione o imposizione, ma restituzione organizzata, sistematica, arricchita di ciò che gli individui desiderano sapere[1].
[1] “Psicomotricità e Relazione Uomo-Ambiente Naturale. La Mater-ia come principio del divenire corporeo e di individuazione. Tesi di Specializzazione di Paola Castiglioni, Scuola di Psicomotricità Relazionale di Varese, anno 2017-2018.