Nel XVII e XVIII secolo l’arte intelvese raggiunse la sua massima espressione. Gli artisti lavoravano, oltre che in Italia, anche nell’intera Europa, costruendo e soprattutto decorando chiese, palazzi, teatri.
Gli artigiani della Valle si specializzano in quest’epoca nelle arti decorative, oltre alla pittura e alla scultura nascono e fioriscono lo stucco e la scagliola.
Le decorazioni in stucco erano cornici, motivi geometrici, figure di vario tipo e statue. Il colore era di solito bianco perché lo stucco non veniva dipinto, al massimo veniva leggermente tinteggiato.
Lo stuccatore lavorava direttamente sulla superficie da decorare oppure sul banco da lavoro, con una serie di stampi, poi applicava le opere in un secondo tempo.
Il modellista sapeva creare il disegno dello stucco e anche prepararne un modello in creta. Il materiale usato era un misto di gesso, sabbia e poca calce o polvere di marmo, più altri elementi.
Il basamento della lastra è un piano orizzontale di cemento armato di circa un centimetro e mezzo sul quale viene steso uno strato di scagliola uniformemente colorata che costituisce il fondo dell’intarsio. Il fondo viene fatto seccare e lucidato.
Una volta pronta la base, lo scagliolista riproduce su di essa il disegno poi con uno scalpellino procede all’intaglio. L’intaglio viene successivamente riempito di gesso colorato e di nuovo lasciato asciugare, quindi si procede alla lucidatura che viene effettuata con sette pietre diverse. L’ultima operazione per rendere i colori brillanti è una passata di olio di lino crudo.
L’impasto iniziale era fatto di gesso, colla e colore in giusta proporzione e in relazione alla superficie da rivestire. L’impasto ottenuto con il colore di fondo veniva tinteggiato per ottenere le venature desiderate.
Steso l’impasto sulla superficie, veniva tagliato per inserire del colore in polvere e ottenere l’effetto marmo. L’abilità dello scagliolista consisteva nel saper imitare tutti i tipi di marmo.