Come è noto l'autore, perseguendo l'intento di dare un'ulteriore immagine di autenticità e soprattutto di veridicità alla sua opera, immagina di aver trovato un antico manoscritto originale dell'epoca trattata nel romanzo (cioè il Seicento), scritto da un autore anonimo, che lui ha solamente riscritto in un linguaggio più moderno e comprensibile.
Con l'espediente letterario del fittizio ritrovamento del vecchio manoscritto Manzoni manda un chiaro messaggio ai lettori: lui vuole scrivere un romanzo basato su una ricerca storica seria e approfondita, quello che racconta è tutta verità storica, non favolette romanzate! Ne sono un concreto esempio: la descrizione degli effetti della peste sulla popolazione, le "gride" delle autorità spagnole, i riferimenti al passaggio dei lanzichenecchi dalla Lombardia e l'inserimento di numerosi personaggi storici realmente esistiti come il cardinale Federigo Borromeo, la monaca di Monza e l'Innominato.
A differenza di tanti altri autori del Romanticismo inclini a inserire nelle proprie opere numerosi elementi fantastici, orrorifici o irrazionali che puntavano a stupire e affascinare il lettore, la concezione poetica dello scrittore milanese lo portava invece a concepire il romanzo come una fedele, rigorosa e credibile riproduzione della realtà storica illuminata dalla luce della Provvidenza divina.
Non va inoltre dimenticato che Manzoni, vivendo nella Lombardia asburgica dell'Ottocento, fa ripetutamente riferimento alla disastrosa amministrazione spagnola seicentesca per criticare indirettamente l'altrettanto opprimente e sgradita dominazione austriaca sulla sua amata Milano e su tutta quella vastissima porzione di Italia settentrionale allora denominata Lombardoveneto.