1. IL SACRILEGIO È IL PIÙ ENORME DEI MISFATTI. - Sono perentorie, a questo proposito, le sentenze di S. Paolo ai Corinzi ed agli Ebrei: «Chiunque, scriveva a quelli, mangerà questo pane (l'eucaristico), o berrà il calice del Signore indegnamente, si farà reo del corpo e del sangue del Signore... egli si mangia e beve la sua condanna...» (I Cor XI, 27-29). Agli Ebrei poi, dopo di aver detto che il profanato re crocifigge un'altra volta in sé il Figlio di Dio (Hebr. VI, 6), così ragiona: «Se colui che per deposizione di due o tre testimoni è convinto di avere trasgredito la legge di Dio, viene senza pietà condannato a morte; pensate quanto più acerbo supplizio meriti colui che ha calpestato il Figlio di Dio, ha macchiato il sangue dell'alleanza nel quale era stato santificato ed ha oltraggiato lo spirito di grazia» (Id. X, 28-29).
A tutta ragione pertanto S. Vincenzo Ferreri predicava che colui il quale si comunica indegnamente, commette peccato più enorme di colui che gettasse il Santissimo Sacramento in una fogna (Conc. de Corpor. Ch.); e S. Bernardo chiama i profanatori del corpo di Gesù Cristo «peggiori di Giuda, perché costui consegnò il Salvatore in mano ai Giudei, mentre quelli lo consegnano al demonio, perché ne mettono il corpo adorabile in un luogo soggetto alla potestà del demonio, tale essendo il loro corpo e il loro cuore (Serm. LV, c. III)». «Non tanto indegno di ricevere il corpo di Gesù Cristo è il fango, dice Teofilatto, quanto l'impuro cuore del profanatore (In Hebr. XX, 16)». Di quale orribile misfatto non si farebbe reo, chi profanasse una chiesa, un altare, un tabernacolo, i vasi sacri! Ora che cosa pensare del delitto di chi si comunica indegnamente?
«Chi sarà così empio, domanda S. Agostino, che osi trattare il santissimo sacramento con mani fangose? (Serm. CCXLIV de Temp.). Ma chi tratta indegnamente il corpo di Cristo regnante nei cieli, pecca assai più gravemente di coloro che lo confissero in croce mentr'era su questa terra (S. AUGUST. In Psalm. LXVII, 22)». Perché, come nota Tertulliano, i Giudei soltanto una volta catturarono, malmenarono e crocefissero il Cristo; mentre il sacrilego lo prende, lo lega, lo maltratta, lo crocifigge tutte le volte che indegnamente si comunica. Di quale misfatto si fa colpevole chi cambia la redenzione in perdizione, la comunione in veleno, la vita in strumento di morte!... «Ah tolga Iddio! esclama S. Pier Damiani, che colui il quale adora idoli di carne, ardisca accogliere nel tempio di Venere, il Figlio della Vergine! (In Epist.)», «E se volete peccare, dice S. Bernardo, cercatevi un'altra lingua che ancora non rosseggi del sangue di Gesù Cristo (Serm. in die Passion.)».