«Quello che dobbiamo dimandare pregando, non fa sappiamo», dice il grande Apostolo (Rom. VIII, 26). Questo ci può accadere in sei modi: 1° Se domandiamo un bene temporale che sia per nuocere all'anima; 2° se preghiamo con intenzione di essere assolutamente liberati dalla tentazione a da una qualche infermità o croce la quale giova a tenerci bassi e a farei praticare qualche virtù speciale; 3° se chiediamo qualche favore, anche spirituale; ma per ambizione, come i figli di Zebedeo; 4° se domandiamo per impeto di zelo indiscreto, come gli Apostoli che domandavano a Gesù Cristo che facesse piovere fuoco dal cielo su gli abitanti di Samaria, perché non lo avevano voluto ospitare tra le loro mura; 5° se preghiamo Dio che ci dia subito qualche grazia, la quale meglio ci conviene che ci sia differita, affinché per quest'indugio cresca in noi l'applicazione alla preghiera e il merito della pazienza e della perseveranza; 6° se chiediamo una condizione nel mondo, a uno stato di vita, al quale Dio non ci chiama... Ora lo Spirito Santo invocato, ricevuto, regnante in noi, governa e dirige tutte queste cose nella preghiera, e dissipa tutti i nostri errori ed inganni. Questo è ciò che intende dire S. Paolo, con quelle parole: «Lo Spirito aiuta la nostra debolezza; poiché quello che ci convenga domandare pregando, noi non lo sappiamo, ma lo Spirito domanda egli medesimo per noi, con gemiti ineffabili» (ut sup.).
«Vi sono molti, scrive S. Isidoro, i quali Dio non esaudisce secondo il loro volere, ma secondo che conviene alla loro salute (De Serm. Bono 1. III, c. VII)». Dio ci esaudisce talvolta togliendoci quella tribolazione da cui pregavamo di essere liberati, tal altra dandoci la virtù della pazienza, ed in quest'ultimo caso il dono è ancor più grande; qualche volta ci comunica non solo la pazienza, ma anche la gioia nelle prove, e questo è eccellentissimo benefizio... In quanto alle cose temporali, bisogna sempre domandarle can la condizione che possano tornare alla gloria di Dia, a nostra salute, ad edificazione del prossima... Quelle spirituali possiamo chiederle senza riserva.
19. OSTACOLI ALLA BUONA RIUSCITA DELLA PREGHIERA. - 1° S. Isidoro nota come due ostacoli insuperabili al buon esito della preghiera, l'ostinarsi nel peccato e il negare il perdono di una ingiuria ricevuta (Id. cap. VIII).
2° Impedimenti alla preghiera sono l'agitazione, l'affanno, gli scrupoli. Come nell'acqua torbida non si vede nulla, così l'anima agitata, commossa, troppo scrupolosa, non può vedere Iddio nella preghiera, né sapere quello che le manca, né domandare come bisogna...
3° «La preghiera è zoppa, dice il Crisostomo, quando l'azione non cammina di pari passo con l'orazione; perché la preghiera e le opere sano i due piedi che reggono l'anima (De Orand. Dom. lib. II)».
4° Il peccato, e principalmente l'abito del peccato, sono un ostacolo immenso all'efficacia della preghiera. «I vostri delitti alzarono un muro di divisione tra voi e il vostro Dio, leggiamo in Isaia; e i vostri peccati vi nascosero la sua faccia, sicché egli più non vi ode» (ISAI. LIX, 2).
5° Pregare senza preparazione, forma un altro ostacolo al buon esito della preghiera. Di questo ci avverte lo Spirito Santo con quella sentenza: «Prima di pregare, prepara l'anima tua; e non essere come uomo che tenta Dio» (Eccli. XVIII, 23).
6° Altro ostacolo al felice esito della preghiera, è domandare cose ingiuste, inutili, vane, nocevoli. Dio, dice S. Cipriano, promette di essere presente e di esaudire le orazioni di coloro i quali rompono i legami dell'ingiustizia e fanno quello che egli comanda: questi meritano di essere esauditi dal Signore. Non bisogna pretendere di accostarci a Dio con preghiere disadorne, infruttuose, sterili; una preghiera nuda non ha efficacia presso Dio perché come ogni albero che non produce frutti è reciso e gettato al fuoco, così un'orazione senza buone opere, senza fecondità di virtù, non è capace di placare Dio e non merita di essere esaudita (Serm.).
7° «Cambiamo i nostri cuori, secondo l'avviso di S. Agostino: perché il giudice supremo si fa subita propizio per mezzo della preghiera, se chi prega si corregge delle sue cattive inclinazioni (Serm. XV, de Verb. Domini)».