Gli arrosticini o rustell' rappresentano il piatto tipico dell'Abruzzo più famoso in Italia e nel mondo. Sono preparati con carne di ovino adulto tagliata a cubetti di circa 1 cm per 1 cm. Il prodotto finale è costituito da spiedini dal peso variabile di 20-30 g. Per la cottura si utilizza un braciere dalla caratteristica forma allungata a canalina definito, in base al dialetto della zona, fornacella o canala.
I maccheroni alla chitarra sono considerati il primo piatto abruzzese per eccellenza e si presentano come uno spaghetto a sezione quadrata. Questo tipo di pasta si presta a qualsiasi tipo di condimento, anche se tra i più utilizzati in Abruzzo c’è il classico sugo alle pallottine di carne, con funghi e tartufi, o ai frutti di mare.
Il Timballo teramano è Il prodotto immancabile a Natale, Pasqua e nelle grandi occasioni e potrebbe essere confuso con la lasagna ma in realtà è un prodotto totalmente differente, non è infatti composto da sfoglie di pasta bensì da crepes ricche di "pallottine" come quelle dei maccheroni alla chitarra e spinaci, uova, dadini di formaggio o mozzarella, carciofi o zucchine. Naturalmente ognuno ha la sua variante a seconda della “micro zona”, frazione o collina di provenienza.
Le olive ripiene all'Ascolana, una prelibatezza gastronomica delle vicine Marche, sono farcite all’interno da un cuore tenero di ripieno a base di carne.
E' molto appetitosa se mangiata ed accompagnata con un buon vino bianco non molto corposo, va altrettanto bene in abbinamento di arrosti.
Vanno servite calde, accompagnate con spicchi di limone ma sono buone anche fredde!
Il cacio fritto è in assoluto uno dei piatti più golosi, gustosi e tipici del territorio. La ricetta originale prevede l’uso del formaggio fresco di pecora, ma spesso viene usato anche quello di mucca, l’importante è che sia fresco e di ottima qualità, pastellato e fritto.
Le pallotte cacio e ova sono delle polpette a base di formaggio e uova, che sostituiscono così la carne, poi condite con salsa di pomodoro Incarna no il genio culinario della civiltà contadina che con pochi e semplici ingredienti, è riuscita a ottenere pietanze gustosissime, ancora oggi riproposte e apprezzate nella ristorazione.
La capra alla neretese è un piatto dal sapore sapido e gradevolmente forte. Sono bocconcini di carne di capra dal colore rosso ambrato e si cucinano in umido con sugo di pomodoro e con l’aggiunta a fine cottura di peperoni rossi fritti.
Specialità e ricetta gastronomica tradizionale di Nereto che si tramanda da antiche generazioni, Il tacchino alla neretese, va servito caldo con il proprio olio di cottura in quanto lascia un sapore sapido e delicato allo stesso tempo. La tradizione locale, vuole che il tacchino venga maggiormente consumato come periodo ottimale il giorno di San Martino (11 novembre) in concomitanza dell’apertura delle botti per innaffiare attraverso il variegato bouquet il prezioso volatile.
Sant'Omero è considerata la patria abruzzese del baccalà, preparato tutto l'anno ed in modi diversi, da quello di Natale servito in padella con cipolla, sedano, castagne, noci e uva passa, alla versione in umido con le patate, oppure arrosto condito con aglio, olio e sedano crudo, o semplicemente fritto in pastella.
Il brodetto sambenedettese è un piatto considerato povero poiché veniva utilizzata quella parte del pescato che non era idonea al mercato; nella ricetta originale vengono utilizzati pochi e semplici ingredienti, gli stessi che i pescatori erano soliti portare a bordo, poiché adatti alla navigazione e a qualsiasi condizione climatica: olio, pomodori verdi, peperoni verdi e aceto: quest’ultimo in origine era vino bianco di collina che, con il trasporto e l’esposizione solare, cambiava di sapore diventando aspro come l’aceto.
Le mazzarelle alla teramana sono involtini di interiora di agnello avvolti su foglie di indivia e sono caratteristiche della provincia di Teramo. La loro preparazione richiede una procedura particolare e complessa, spesso affidata alle mani esperte di cuochi e artigiani.
Un mix di sapori squisiti per questo piatto unico a base di pesce che porta in tavola tutto il gusto e il profumo della tradizione culinaria di Giulianova Da proporre nei classici cocci di terracotta che ne valorizzano le qualità organolettiche grazie al vantaggio di mantenere a lungo la giusta temperatura, il segreto della bontà del brodetto alla giuliese sta anche nella peculiare modalità di cottura durante la quale deve essere seguita una precisa regola: non mescolare o girare il pesce per armonizzarlo con gli altri ingredienti, ma amalgamare il tutto semplicemente “scuotendo” il tegame.
Le scrippelle, si presentano come sottili crepes. Vengono servite in brodo di gallina.
Tipici dei comuni della Val Vibrata, i sassi d’Abruzzo o mandorle “atterrate” si presentano simili a sassolini ricoperti da uno strato irregolare di colore marroncino che fa appunto pensare alla terra, ed è costituito invece da cacao amalgamato con lo zucchero.
Tipici della provincia di Teramo, i ravioli dolci di ricotta, sono un primo piatto particolare e gustoso. L’involucro esterno è una normale pasta fresca all’uovo, le dimensioni sono poco più grandi dei normali ravioli, mentre il ripieno è sensibilmente differente, composto da ricotta impastata con tuorli d’uovo, cannella tritata, zucchero, buccia grattugiata di limone e maggiorana. Si possono condire sia con sugo di pomodoro che con zucchero e cannella.
I bocconotti abruzzesi preparati con la ricetta originale tradizionale sono deliziosi dolci di pasta frolla farciti con marmellata di uva, mandorle e cioccolato.
Il termine bocconotto pare che derivi dal fatto che, in origine, questi dolcetti fossero così piccoli da poter essere mangiati in un sol boccone!
La sfogliatella abruzzese è solitamente ripiena con la “scrucchiata” abruzzese, confettura d’uva nera ( del tipo Montepulciano) dalla preparazione minuziosa: i chicchi vengono selezionati uno ad uno e privati degli semi, un lavoro non indifferente.
Alla scrucchiata vengono poi aggiunti ingredienti a piacere, per questo ogni ripieno è diverso!
Alcuni mettono mandorle, altri noci. C’è chi mette un po’ di liquore, chi un po’ di cioccolata a pezzi.
I calgionetti, sono tra i più diffusi e noti dolci tipici abruzzesi. Si presentano con una forma simile ai ravioli, dorati in superficie, con una massa un po’ friabile. Preparati in inverno e particolarmente nel periodo natalizio, prevedono un ripieno composto da un impasto di castagne, miele, zucchero, cedro candito, cioccolato fondente grattugiato, mandorle tostate e macinate, rum, bucce di limone grattato, cannella e fritti in abbondante olio extravergine di oliva.
In provincia di Teramo, c’è l’area storica del Montepulciano, rappresentata dalla DOCG Montepulciano d’Abruzzo delle Colline Teramane. Il vino deve essere sottoposto ad un periodo minimo di invecchiamento di un anno, tre anni per la versione riserva. Inclusa nell’area più a nord della denominazione, a confine con la regione Marche, la zona della DOC Controguerra. Il Montepulciano (min.70%) è alla base dei vini rossi, rosato, novello e passito.
Il bianco, fermo, passito e spumante, ha invece come base il vitigno Trebbiano (toscano e/o abruzzese), molto diffuso su tutto il territorio.
I vini varietali della denominazione impiegano sia vitigni autoctoni, tra i quali Pecorino e Passerina, che internazionali, come Cabernet, Merlot e Chardonnay.
Le denominazioni Montepulciano d’Abruzzo DOC e Trebbiano d’Abruzzo DOC abbracciano quasi tutta la regione, fatta eccezione per le zone interne montuose dei massicci del Gran Sasso, del Velino e della Majella, che arrivano a sfiorare i 3000 m di altitudine. Le due denominazioni sono riservate ai vini varietali prodotti a partire dagli omonimi vitigni, anche nelle tipologie superiore e riserva.
Il Montepulciano è anche alla base di uno dei più famosi vini rosati d’Italia, il Cerasuolo d’Abruzzo DOC, prodotto nella stessa area DOC del Montepulciano e apprezzato per la sua delicatezza e la sua struttura.