La guardavano dall'alto e ridevano. Facce deformi e grottesche come le maschere di Ensor. Lei si svegliava madida di sudore nel piccolo letto della sua casatorre con la coperta patchwork di uncinetto. Non ricordava da quando aveva iniziato a fare quell'incubo, ma le sembrava di esserci nata insieme. Solo quando ebbe il coraggio di raccontarlo alla sorella ormai anziana che l'era venuta a trovare dall’America, scoprì la verità.
Non era un incubo, era realtà.
Ma nessuno aveva riso quando la bomba sganciata da un aereo aveva frantumato Il tetto della casa e scagliato la piccola Gerda fuori dal suo lettino di metallo giù giù in fondo alla tromba delle scale.
Anche le scale erano andate in pezzi e la famiglia spaventata aveva guardato verso il fondo dove si udiva, forte, il pianto della neonata.