Neppure la scrittura è un’attività recente: Ilaiali da bambina coglieva ogni occasione per scrivere un racconto, un articolo di giornale o addirittura un fumetto, come è frequente a quella età. Ma scrivere le ha anche letteralmente salvato la vita negli anni più bui dell’adolescenza: rimangono fin troppe testimonianze delle sue prove poetiche e narrative che però ha in seguito rifiutate, in quanto ha riconosciuto in esse dei puri esercizi letterari.
Solo dal 2015, in occasione di una vicenda fondamentale nella sua personale biografia, riesce infatti a liberarsi e a far spuntare quella che lei definisce la sua “anima”. Frutto di altri 5 anni di travagliato percorso, nel 2020 viene pubblicata da Edizioni Progetto Cultura la sua “Ripresa di solitudini e di baci”, che porta un sottotitolo significativo, tra parentesi, come si trattasse di un “a parte” teatrale (l’amante non si vergogna). Si tratta di un diario poetico, diviso in sette sezioni (Innamorarsi, Il dubbio, La solitudine, La ripresa, La fuga, Putrefazione, Rinascita), forse corrispondenti alle fasi di una storia in cui molti potrebbero rispecchiarsi; ogni sezione è introdotta da un racconto – metafora e, qui e lì, cadono quelle che l’autrice chiama “gocce”: grumi di parole, a volte colorate, che si possono leggere per una brevissima ispirazione, magari quando si è assetati di vita. Il libro è perciò fruibile in diversi modi e ognuno può scegliere il proprio: si possono seguire cronologicamente gli eventi (ogni poesia reca infatti una data, tranne i testi dell’ultima sezione), rispecchiarsi in una sezione, aprire a caso e cercare una goccia… Più volte comunque questo libro è stato occasione di performance attoriali che hanno permesso all’autrice di trasmettere quello che prima di essere testo è voce; la musica che ha accompagnato alcune di queste performance ne ha sottolineato proprio questo aspetto, che Ilaiali ritiene fondamentale.
Per quasi dodici anni, inoltre, Ilaiali si è appoggiata alle righe del suo “Muschio di velluto”, un romanzo storico-sentimentale, con alcune caratteristiche del thriller e del giallo, a cui ha lavorato a lungo con minuziose indagini storiche e ricerche sul campo e che vedrà a breve la propria pubblicazione grazie al grande interesse manifestato da Europa Edizioni. Quella narrata è una vicenda poco nota in Italia ma ben conosciuta in Francia: tra il 1764 e il 1767 in una zona isolata della Francia, il Gévaudan, una Bestia di ignota natura miete vittime tra donne e bambini. Sugli eventi investigano più o meno inconsapevolmente due donne: una giovanissima parigina che ritroverà il suo scopo di vita in quelle terre e una madre di famiglia che avrà meno fortuna. In realtà tutto il racconto è riportato dalla narratrice del prologo, che si immedesima nelle vicende delle due donne grazie anche al carteggio della madre adottiva (tutta la narrazione, infatti, è in prima persona, pur cambiando il punto di vista) e di cui si scoprirà l’identità solo al termine.
Dalla folgorante scoperta della sua esistenza nel 2022 nella cittadella prigione di Landskrona, Ilaiali non può più prescindere dal narrare le vicende di Hilda Nilsson, etichettata ormai come “Angelmaker”. Il romanzo intitolato "Per fare un angelo", in costruzione, intreccia il diario intimo della narratrice, la biografia romanzata della protagonista e un’indagine poliziesca in stile noir nordico.
Altre opere sono già state concepite, ma è necessario, per l’autrice, concentrarsi su una ricerca alla volta…