Solano era un'importante stazione di passaggio sull'antica via Annia Popilia[1] che dal capoluogo reggino giungeva fino a Capua. Proprio a Solano insisteva un'importante stazione doganale, come dimostra la pandetta seicentesca ancora visibile sulla fontana (fontana Ruffo) prospiciente la piccola piazzetta sul lato sinistro della Chiesa parrocchiale (Santa Maria del Carmelo). Si racconta che poco distante, dove adesso sorge il piccolo calvario, stanziasse un uomo enorme, quasi un “gigante”, e che questi teneva accanto a sé una catasta di croci di ferro. Chiunque passasse da lì era obbligato dal gigante a raccoglierne una e portarla con sé sino alla propria destinazione, nessuno poteva passare oltre senza averne raccolta una. Infatti, il gigante respingeva ed impediva il passaggio a chiunque si rifiutasse di obbedirgli. Un giorno ad un viandante di passaggio venne assegnata dal gigante una croce molto pesante, questi soppesatela la gettò con veemenza chiedendo, visto il lungo percorso, che gliene venisse assegnata una più leggera. Il gigante, osservando il viandante e senza dir nulla in merito al gesto che aveva accompagnato il rifiuto, lo invitò a sceglierne un'altra a suo piacimento. L’uomo così comincio a prendere e gettare le croci perché ognuna era più pesante della precedente. Il viandante, dopo ore di tentativi, sfinito ed amareggiato chiese al gigante di avere indietro la croce assegnategli all'inizio ma questi rispose: “Tu sai qual è la tua croce, va e prendila”. Incamminandosi verso la propria croce il viandante la raccolse e si allontanò riprendendo il cammino e portando sulle spalle il pesante oggetto. Alla domanda del perché il gigante consegnasse queste pesanti croci a chiunque si presentasse rispondeva: “Ogni famiglia ha la propria croce, pesante o leggera, di cui farsi carico”[2].
[1] La via Annia Popilia in Calabria. Rilievo e Ricostruzione, Vincenzo Spanò. Laruffa Editore 2010
[2] La storia mi è stata raccontata dagli abitanti di Solano nel novembre 2024