Le edicole votive [1] costituiscono una delle testimonianze più vive ma al contempo meno conosciute attraverso le quali si diffonde e si espande la fede popolare. Costituiscono, infatti, assieme alle chiese, quegli elementi architettonici che contribuiscono alla ‘sacralizzazione’ [2] del territorio, ma al contrario delle imponenti costruzioni ecclesiastiche queste sono sovente distribuite lungo i crocicchi o sulla facciata delle case. L’origine di queste forme di culto risale all’antica Roma dove il termine di aedes (casa), nella sua forma contratta, indicava uno spazio di piccole o piccolissime dimensioni che era dedicato e riservato al culto dei Lares (Lari). Queste erano divinità venerate dai Romani, specialmente nel culto privato presso il focolare domestico Lar familiares con Vesta, la Dea del focolare, e con i Penati, gli Dei dalla dispensa [3]. Il culto familiare dei Lari esigeva un angolo della casa che fosse occupato dall’edicola dedicata detta larario, in questa trovavano posto, molto spesso, le tavolette votive dipinte come sorta di ex-voto per un pericolo scampato. Molto varia era la forma del larario che poteva presentarsi con strutture architettoniche che verranno più volte richiamate nel corso dei secoli. Il lare familiare vegliava sulle fortune della casa e a lui i membri della famiglia rendevano culto quotidiano per cui l'effige veniva posizionata sulle mura delle Insulae e delle Domus [4]. Con l’avvento del cristianesimo il larario non perde la propria funzione ma muta solamente l’oggetto della devozione diventando, infatti, un angolo per la statua del santo o della Vergine a cui la famiglia si sente più legata.
Gli Aedes furono a Roma i luoghi sacri più arcaici insieme ai lucus e alle aedicula. Il lucus, cioè il bosco sacro, soprattutto per l'estendersi veloce della città verso cui confluiva gente di tutto il mondo conosciuto, divenne un preziosissimo terreno su cui edificare. Venne ristretto pertanto ad un luogo recintato, a volte con steccati ma soprattutto con pietra a secco, ponendovi un'ara con dedica e statua della divinità [5].
Anche l'aedicula termine derivato dal latino e che significa per la fattispecie tempietto, diminutivo di aedes che significa proprio tempio (ovvero casa del Dio) e che venne soppiantata da quest’ultimi, di più ampio respiro, restando però ancorata agli incroci, ai crocicchi e ai bivi, e venendo conosciuta come Lares campitales [6] (ovvero immagini e statuette preposte a vegliare i crocicchi stradali, i campi o le mura cittadine) per invocare protezione, per cui da un lato si trasformò ma dall'altro si moltiplicò essendosi moltiplicate le vie, lastricate e non, dei romani. Infine, per indicare un luogo sacro i romani usavano il termine Aedes cioè "la dimora della divinità".
Il termine edicola dunque, come riferito sopra, deriva proprio dal latino aedicula, ed associato alle piccole cappelle al cui interno era contenuta l’immagine sacra venerata. Le edicole votive stradali, le cosiddette “madonnelle” (anche se non tutte di soggetto mariano), sono posizionate in tempietti o sulle facciate dei palazzi, fanno capo proprio alla consuetudine della civiltà romana nella venerazione casalinga dei Lari. Con la diffusione del Cristianesimo, queste strutture vennero adattate per accogliere immagini della Vergine Maria (ma non solo), figura di grande rilievo nella fede cristiana.
A partire dal XII secolo il termine edicola o votiva diviene sinonimo, declinato alle diverse latitudini, anche di: tabernacolo [7], capitello votivo, santella, crocicchio, rocchio, artareddu o cona, marginetta, capiteto, madonnella, figurella o figurina, pilone, maestà, cuneddha, celletta, pilastrino, sacello, cupola, verginina, targa, cippo, cappella, cunnicella, capitei, pinturetta, marginetta [8] ovvero di queste piccole strutture architettoniche atte a proteggere un'immagine sacra oggetto di culto [9]. Secondo Eugenio Turri la permanenza delle edicole votive derivate dai Lares campitales ha rappresentato un fenomeno noto come “cristianizzazione del paganesimo”; infatti, tra i lari che si trovano in campagna e le edicole non vi sarebbe solo una continuità di carattere strutturale ma anche di ordine culturale: cambiano di fatto solo le divinità [10].
Nel Medioevo, il numero delle edicole aumentò, trasformandosi in luoghi di culto e preghiera per i fedeli. Esse venivano collocate lungo i percorsi devozionali, come le vie Crucis, o in punti strategici del territorio, come appunto incroci, ponti e ingressi (porte) delle città. Lo stile delle edicole variava in base al periodo storico e alle influenze artistiche locali, con esempi che spaziano dal barocco al rococò, dal neoclassico al moderno.
Dal XVI e XVII secolo si assistette a un vero e proprio fiorire delle edicole mariane. La Controriforma, periodo storico che si estende dall'inizio del Concilio di Trento nel 1545 fino alla pace di Vestfalia nel 1648, contribuì alla diffusione di queste espressioni di devozione popolare. Le edicole erano arricchite da stucchi, dipinti e sculture, e spesso ornate da ex voto [11], cioè offerte votive dei fedeli come segno di gratitudine per le grazie ricevute. Le nicchie ricavate sulla facciata, quasi a protezione dell’ingresso, incarnavano il “guardiano della soglia”, una visione apotropaica della cristianità; infatti, oltre a vegliare sulla casa e sui suoi componenti queste dovevano tenere alla larga gli spiriti e le cattive intenzioni o l’invidia. Collocare, dunque, un’edicola all’angolo della casa o sotto il cornicione di balconi e terrazzi non manifestava solo una estrema devozione per la figura contenuta ma anche, e forse soprattutto, un valore appunto apotropaico, delegando il santo o la Madonna quale protettore della casa e della famiglia. Inoltre, una piccola fiamma, spesso unica fonte di luce, le illuminava nelle strade buie delle città o nelle vie di campagna ed ecco perché era proprio agli incroci (di qui il nome di crocicchi) che molto spesso venivano costruite.
Edicola "guardiano dei campi"
Edicola posizionata ad un quadrivio
Edicola posizionata ad un quadrivio ed illuminata
Edicola che funge da spartitraffico
La funzione dell’edicola era principalmente riassunta in un luogo di aggregazione e di riferimento sacralizzato e dunque come luogo di culto per recitare orazioni nel corso della giornata. In passato le edicole votive venivano poste a protezione di una casa o di una strada e alle donne, le cosiddette “madonnare” veniva affidato il compito di tener viva la devozione e prendersi cura dell’edicola. Se l’edicola è posta all’interno di una coorte sono tutti gli abitanti della corte che si prendono cura dello spazio sacro e provvedono alla sua manutenzione.
La struttura costruttiva di base delle edicole votive può essere ricondotta a tre schemi principali:
- a cappella: questo è un piccolo edificio che, oltre ad alloggiare sulla parete di fondo l'immagine sacra che vi si venera, comprende anche un piccolo spazio dove può essere accolta qualche persona e, non di rado, è munita anche di un piccolo altare;
- a vela: questa è costituita solo da un muro per lo più terminante con un timpano di coronamento, e nel quale è allocata una piccola nicchia contenente l'immagine sacra;
- a nicchia: queste sono le più diffuse, anche perché di più facile costruzione, e sono realizzate da un incasso, una nicchia per l'appunto, che può avere forme diverse, ricavato per lo più in pareti di abitazioni, ma anche, lungo le strade, in muri di contenimento del terreno, come ancora in quelli di edifici pubblici [12].
tipo a piccola cappella/tabernacolo
tipo a vela
tipo a nicchia
Per quanto riguarda i supporti e le tecniche pittoriche delle raffigurazioni, nelle edicole antiche prevalevano i dipinti murali. Anche quando successivamente sono state aggiunte immagini più recenti, come stampe o piccole statue, sotto la patina di calce che le ricopre si possono spesso scorgere tracce del dipinto originario, talvolta ancora visibili. Le immagini in ceramica o terracotta, invece, si sono diffuse soprattutto nel XIX secolo grazie alla loro capacità di mantenere inalterati i colori nel tempo. Questi materiali sono tuttora impiegati per le edicole nelle nuove costruzioni. Meno frequenti sono le edicole con immagini sacre realizzate su tela o carta, materiali meno adatti agli ambienti esterni. Tuttavia, questi supporti si trovano occasionalmente nelle edicole a cappella, protette all'interno di edifici, o lungo strade coperte da passaggi voltati. Le croci e le edicole lungo le strade che costeggiano i campi testimoniano di fatto un ricorso alla magia e alla religione del contadino che invoca le divinità a protezione dei coltivi contro le calamità. Questa funzione è assolta pienamente dalle caratteristiche edicole votive calabresi, che sovente si ritrovano lungo i campi coltivati o ai crocicchi, formate da una colonna sormontata da una nicchia a tempietto e protetta da uno sportello o raramente da una tendina. Queste edicole in aperta campagna si trovano anche in Grecia e definire lo stretto legame tra le due regioni.
Le edicole votive in Calabria non raggiungono, quasi mai, lo splendore artistico di quelle presenti in altre regioni o città (come Roma, Genova, Napoli o Palermo) ma con la loro semplicità di fattura architettonica ed artistica partecipano alla scena urbana, la inurbano a loro volta in un paesaggio sacro. Queste piccole strutture sono la testimonianza tangibile di una diffusa spiritualità e religiosità che si manifesta, per la maggior parte ma non solo, in ambiente rurale. In ambiente urbanizzato le edicole votive hanno dato, molto spesso, luogo alla costruzione di ulteriori strutture come cappelle, chiese e addirittura santuari che hanno sostituito o solamente inglobato l’iniziale edicola. In ambiente rurale non è raro che, intorno ad una semplice edicola, sia sorta una struttura religiosa più complessa. Infatti, la nascita dei culti popolari molto spesso è legata alla scoperta di un’effige, una statua, una tavoletta o una tela raffiguranti la Vergine o i Santi. La Vergine sovente appare lungo una fonte, su un albero o una grotta. Il ritrovamento delle effigi spesso avviene ad opera di animali, evento questo, che sancisce l’unione tra il sacro e la natura [13]. Pensiamo a Polsi e al culto di Santa Maria di Polsi o Madonna della Montagna: la leggenda, tramandata di generazione in generazione, narra di un vitello che sbandato dalla mandria ed abbagliato dai segni divini si portò sul luogo ove sarebbe sorto il santuario e lì cominciò a scavare con le zampe e con le corna finché, dalla nera terra non venne fuori una croce di ferro. Alla vista della croce il torello piegò le ginocchia in segno di adorazione e così che lo trovò il pastore. A questo punto si manifestò la Madonna con in braccio il bambino ed espresse la volontà che in quel luogo fosse edificato il santuario [14]. O ancora, la leggenda della Madonna di Monte Stella che racconta come alcuni pastori videro proprio la Madonna su un carro trainato da buoi che si dirigeva verso la grotta dove poi sorse l’eremo [15]. La grotta, infatti, rappresenta la sede di misteriose attività e non è solo simbolo delle viscere della terra, di una porta verso l’oscurità ma rappresenta anche, pienamente e metaforicamente, il grembo materno, una vulva [16]. Anche le cime delle montagne sono state oggetto di sacralizzazione, infatti moltissime vette recano croci di varia fattura dal metallo al legno. Sulla cima di Montalto è stato realizzato un basamento sul quale svetta la statua di un Cristo risorto e benedicente.
Polsi
Monte Stella
Montalto
La presenza di un luogo di culto rurale, come la presenza di un’edicola, molto spesso ha determinato il cambio o l’assegnazione di un toponimo caratteristico. Ad esempio, in quasi tutti i centri abitati della città metropolitana è presente una via denominata figurella o madonnella o madonnina e questi toponimi richiamano proprio la presenza di un’effige o una statua a cui i viandanti potevano rendere omaggio. Altre edicole sorgevano in luoghi legati a bisogni più terreni come l’approvvigionamento di acqua potabile e così che nacquero le numerose Madonna della neve, che troviamo anche ai Piani della Corona e le relative leggende (diverse) che ne accompagnano il culto. Alcune edicole recano una targa che invita alla preghiera e alla riflessione come il molto comune: “A te che passi da questa via / recita sempre un’Ave Maria”.
IGM 25.000 indicante il toponimo "figurella", proprio lì dove è presente una piccola nicchia votiva.
Maps indica via Madonnella, proprio qui insisteva una piccola edicola che è stata successivamente abbattuta.
Accanto alle classiche edicole, per il culto della Madonna, di Gesù o dei Santi, si possono trovare edicole sorte per commemorare un defunto morto in quel luogo che di fatto ne rappresenta l’ultima impronta di una vita passata. Comuni sono le targhe commemorative (lapidi) lungo le strade, ma è possibile trovarne anche in luoghi poco accessibili, lungo i sentieri e sul fondo di dirupi. La maggioranza è composta da una lastra marmorea recante i dati della persona o raramente delle persone accompagnata spesso dalla foto e/o sormontata da una croce. A volte è possibile rinvenire solamente una croce in ferro, senza alcuna incisione, portata da un basamento in pietra e cemento. Con molta probabilità inizialmente queste croci recavano una targa che con il tempo è scomparsa. Un esempio è la croce che si trova a Passo della Zita lungo la strada che collega Bova ai campi di Bova; la storia di quella croce è stata ricostruita da Alfonso Picone Chiodo ed è attribuita alla tragedia di Sergio Cancellara, un giovane tragicamente scomparso durante un turno lavorativo, in quel luogo nel 1984 [17].
Rare infine sono le edicole votive la cui funzione era quella di accogliere gli esposti. Benché ce ne sia testimonianza della loro presenza in Puglia, nessuna testimonianza, invece, sembra essere reperibile per la Calabria.
Degni di menzione e nota sono le strutture conosciute come calvari particolarmente abbondanti in Calabria e che si richiamano alla passione del Cristo. Sono strutture molto spesso costituite da una parete ricurva o poligonale, che ingloba tre rappresentazioni dipinte della passione, sormontata da una croce e protetta (a volte) da una recinzione antistante. I calvari si trovano quasi esclusivamente lungo le strade che conducono ai cimiteri (o in prossimità di essi) o all’ingresso dei paesi. Infatti, la credenza popolare vuole che il calvario mostrando la passione di Cristo tenga a bada le anime dei morti impedendo a queste di raggiungere il vicino paese e tormentare o affliggerne gli abitanti [18].
Calvario di Tresilico che guarda il rispettivo cimitero
Cimitero di Tresilico
Le edicole sacre hanno rivestito e rivestono un ruolo prominente nella religiosità popolare diventando un elemento caratteristico e distintivo del paesaggio non solo rurale. La presenza di questi manufatti è talmente radicata che diversi e importanti autori ne fanno un carattere distintivo del paesaggio narrato. Il Manzoni ne I promessi sposi scrive:
“Dopo la voltata, la strada correva diritta, forse un sessanta passi, e poi si divideva in due viottole, a foggia d'un ipsilon: quella a destra saliva verso il monte, e menava alla cura: l'altra scendeva nella valle fino a un torrente; e da questa parte il muro non arrivava che all'anche del passeggiero. I muri interni delle due viottole, in vece di riunirsi ad angolo, terminavano in un tabernacolo, sul quale eran dipinte certe figure lunghe, serpeggianti, che finivano in punta, e che, nell'intenzion dell'artista, e agli occhi degli abitanti del vicinato, volevan dir fiamme; e, alternate con le fiamme, cert'altre figure da non potersi descrivere, che volevan dire anime del purgatorio: anime e fiamme a color di mattone, sur un fondo bigiognolo, con qualche scalcinatura qua e là” [19]
Nel brano appena citato la descrizione dell’edicola sacra è così viva e fine che se ne può ricavare, con estrema facilità, anche l’immagine che vi era dipinta (si trattava di fatto di un’edicola di devozione alle Anime del Purgatorio, come tante ancora oggi se ne trovano); sembra, grazie alla descrizione del Manzoni, di vederla e addirittura quasi sentire il calore delle fiamme che avvolge i penitenti.
Anche Tomasi di Lampedusa nel celebre romanzo Il Gattopardo ci riferisce alcuni dettagli che rappresentano la fede popolare. Il Principe, durante la passeggiata per Donnafugata, osserva le edicole votive, con l’immagine dei santi, e ne percepisce il valore simbolico per la popolazione. Questo è uno dei punti più suggestivi che descrivono il contrasto tra la Sicilia popolare e la visione aristocratica della famiglia [20]. Nel celebre romanzo Cristo si è fermato ad Eboli, Carlo Levi cita numerose volte le edicole sacre come non solo simboli religiosi, ma manufatti che rappresentano la connessione della gente con il territorio e la loro visione fatalista della vita: “Le edicole votive punteggiavano il paesaggio: piccole immagini di santi protettori, di Cristo e della Madonna, a cui il popolo si affidava per una protezione contro le avversità, in un mondo dove si sentiva abbandonato dagli uomini.”
Levi discute la religiosità con la gente, notando come la fede popolare si mescoli con superstizioni antiche. Le edicole sacre, presenti lungo le strade e nelle piazze dei villaggi, ne sono un’espressione diretta. Sono considerate, da una parte, manifestazioni di fede, ma dall'altra riflettono anche credenze che risalgono a un tempo in cui gli abitanti vedevano nelle divinità un aiuto per affrontare la durezza della vita: “Le edicole, con i loro santi scoloriti dal sole e dalla pioggia, erano piccoli santuari di una religiosità diversa, fatta di gesti semplici e superstizioni antiche” [21]. È impossibile terminare senza citare Ernesto De Martino in Sud e Magia dove le edicole votive sono presentate come spazi intermedi tra la fede religiosa ufficiale e le pratiche popolari [22].
[1] https://it.cathopedia.org/wiki/Edicola_devozionale
[2] Sacralizzazione significa trasformare qualcosa in sacro. Questo termine si riferisce al fenomeno storico del cambiamento di antichi toponimi con nomi di santi o di chiese ed è stato espresso in particolare come sacralizzazione dei quartieri. Il fenomeno interessò, per esempio, tutti gli antichi quartieri di Chiaramonte, come Baglio o Burgo, che vennero rinominati con nomi di santi come San Giovanni o San Francesco intorno al XVIII secolo. Il fenomeno denominato sacralizzazione dei quartieri avvenne anche in altri paesi della Sicilia. Il significato si trova anche nella frase: I Musulmani hanno sacralizzato la legge. Vedi Wikipedia
[3] Edicole votive nell’area della Cupa. Antonio Costantini, Regione Puglia
[4] https://www.weboli.it/cosa-visitare/architetture/edicole-votive.html
[5] https://www.romanoimpero.com/2009/09/romano-impero.html
[6] https://www.interris.it/rubriche/opinione/edicole-mariane-madonnelle-loro-significato/
[7] Per i romani il tabernaculum era la tenda augurale, il luogo dove si conservavano gli auspici. Per gli ebrei, il Tabernacolo era la tenda dove, durante il lungo viaggio dall'Egitto alla terra Promessa, si conservavano le tavole della legge, il candelabro e gli arredi sacri. In epoca cristiana, a partire dal IV Concilio Lateranense del 1215, con il nome tabernacolo o ciborio si indicò il luogo ove si conservava il SS. Sacramento, e in seguito, per estensione, si cominciò a definire tabernacolo qualsiasi struttura, all'interno o all'esterno delle chiese, atta a contenere immagini sacre. Tratto da: Enciclopedia dell’arte medievale, a cura di A.M.Romanini, vol. XI (2000), coll.55-57
[8] Le definizioni sono state ampiamente trattate nella tesi in Storia Contemporanea "Edicole sacre nel territorio. Aspetti di storia e religiosità popolare nel lughese" di laurea di Ilaria Danesi
[9] https://it.wikipedia.org/wiki/Edicola_(architettura)
[10] Eugenio Turri Antropologia del paesaggio, Marsilio Editore, 1983
[11] L'ex voto (dal latino ex voto, per promessa) è un regalo, donazione, od offerta che viene data dai fedeli a scopo votivo per ringraziare una divinità in segno di riconoscenza per una grazia ricevuta. Si tratta in genere di piccoli dipinti, oggetti preziosi o simbolici. La presenza di questa locuzione nella lingua italiana è attestata almeno dal XVII secolo. Vedi Wikipedia
[12] Sul recupero degli edifici di culto dismessi a cura di Aldo de Marco CUES EDIZIONI - anno 2006
[13] Emanuela Angiulli Puglia ex-voto, Galatina, 1977
[14] Giuseppe Santagata Calabria sacra, 1974 pp. 407
[15] Giovanni Fiore, Della Calabria illustrata, Rubbettino Editore, 1999
[16] Francesco Bevilacqua Turbare una stella, Rubbettino Editore, 2020
[17] https://www.laltroaspromonte.it/storie/passo-della-zita-non-fu-solo-la-fidanzata-a-morire-ma
[18] Salvatore Greco Oltre il Paesaggio. La piana degli Ulivi 1999-2009: ritratto delle modificazioni. Città del Sole 2009
[19] Alessandro Manzoni I Promessi Sposi, cap.I
[20] Tomasi di Lampedusa Il Gattopardo. Feltrinelli 2019
[21] Carlo Levi Cristo si è fermato ad Eboli. Einaudi 2014
[22] Ernesto De Martino Sud e Magia, Feltrinelli 2024