17 - ponte romanico sul Visone
18 - torre Malaspina e i resti del complesso medievale
19 - confraternita di San Rocco
21 - chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo
22 - palazzo Madama Rossi (già palazzo Bonelli)
23 - resti della chiesa medievale di San Pietro
Inoltre, nei dintorni...:
Dove: Prasco (AL), via Gallesio 1
Manufatto architettonico risalente al XII secolo, è costituito da un corpo a pianta quadrangolare con addossati tre torrioni semicircolari e cimati. Si erge su un terrapieno che ingloba tre originali giardini interni alle mura, circondate da un ampio parco. La ricca articolazione dei volumi della struttura complessiva, in cui si inseriscono la foresteria e le sue pertinenze che ne completano l'immagine, rappresenta un esempio di architettura castellana del Monferrato particolarmente interessante.
Il maniero, oltre che dimora dei proprietari è sede del centro per la promozione degli studi su Giorgio Gallesio, associazione culturale senza fini lucrativi che ha ormai ampiamente collaudato la sua capacità di promuovere incontri, forum, dibattiti e rapporti producenti con la comunità scientifica più accreditata. Il Centro studi gallesiani si propone di mantenere vivo il ruolo del castello quale punto di riferimento per la promozione culturale nel territorio ed è nato con l'intento di incentivare gli studi sulle opere di Giorgio Gallesio e di mettere in chiara evidenza il significato scientifico, tutt'ora attuale, dei suoi studi sulla genetica ed in particolare sulla Scienza dei frutti.
Nella sala d'armi del Castello è allestito un piccolo, ma interessante museo di cultura materiale che raccoglie antichi oggetti d'uso in parte recepiti ed in parte messi a disposizione da amici intelligenti. Scopo del museo è quello di documentare antiche metodologie, soprattutto concernenti la produzione vinicola e l'apicoltura.
Nel parco che circonda il castello esiste anche una splendida neviera di epoca seicentesca che costituisce oggetto di ammirazione sia dal punto di vista architettonico sia per l'ottimo stato di conservazione. Questo frigorifero naturale o “ghiacciaia”, secondo la terminologia attuale, è situato in un ripido pendio che fiancheggia la strada per Prasco-stazione ed è protetta dalla fitta vegetazione del parco che lo mantiene costantemente ombreggiato. Il castello di Prasco ha aderito al progetto “castelli aperti” ed è visitabile la prima e la terza domenica di ogni mese nel periodo estivo.
Prasco è diventato così una tappa d'obbligo dell'itinerario turistico-culturale promosso dalle provincie di Alessandria, Asti e Cuneo.
Dove: Cremolino (AL)
Non è, al momento, storicamente comprovabile che fosse una pieve, però sussistono numerosi documenti che rendono l’ipotesi verosimile. In questo caso essa potrebbe identificarsi con la pieve di Caramagna, che viene citata molte volte dalle fonti medievali. La chiesa ebbe vita fiorente per circa cinque secoli, dal 1000 al 1500, quando pare fosse intitolata al solo san Nazario. In seguito, la costruzione della chiesa parrocchiale nelle vicinanze del castello e le tremende pestilenze dell’epoca la ridussero all’esclusiva funzione di chiesa cimiteriale e di lazzaretto. È in questo periodo, probabilmente, che alla dedicazione originaria si aggiunse il nome di san Celso e la doppia intitolazione venne poi assunta anche dalla nuova parrocchiale.
In origine l’edificio era a campata unica, con transetto a tre absidi. Divenuta, nell’800, proprietà comunale, la chiesa è stata oggetto durante il ‘900 di numerose operazioni di restauro, tra le quali l’eliminazione dell’abside destra. Il tetto è stato più volte ripristinato e quindi interamente rifatto in castagno con cassonatura a vista di abete. L’originaria pavimentazione in pietra di vena locale è stata sostituita da un pavimento in cotto. Nel 1958 venne deturpata all’esterno dalla costruzione di alcuni colombari e, in facciata, dall’aggiunta di due cappelle simmetriche.
L’abside di sinistra rimane integro e conserva ancora la luce romanica. La facciata a capanna è sormontata da un piccolo campanile a vela (rifatto nel ‘700). La struttura muraria è estremamente povera e priva di elementi decorativi. Solo il portale, le monofore e le absidi sono in pietra lavorata a scalpello.
Dove: Molare (AL), via Gaioli Boidi 6
Non è, al momento, storicamente comprovabile che fosse una pieve, però sussistono numerosi documenti che rendono l’ipotesi verosimile. In questo caso essa potrebbe identificarsi con la pieve di Caramagna, che viene citata molte volte dalle fonti medievali. La chiesa ebbe vita fiorente per circa cinque secoli, dal 1000 al 1500, quando pare fosse intitolata al solo san Nazario. In seguito, la costruzione della chiesa parrocchiale nelle vicinanze del castello e le tremende pestilenze dell’epoca la ridussero all’esclusiva funzione di chiesa cimiteriale e di lazzaretto. È in questo periodo, probabilmente, che alla dedicazione originaria si aggiunse il nome di san Celso e la doppia intitolazione venne poi assunta anche dalla nuova parrocchiale.
In origine l’edificio era a campata unica, con transetto a tre absidi. Divenuta, nell’800, proprietà comunale, la chiesa è stata oggetto durante il ‘900 di numerose operazioni di restauro, tra le quali l’eliminazione dell’abside destra. Il tetto è stato più volte ripristinato e quindi interamente rifatto in castagno con cassonatura a vista di abete. L’originaria pavimentazione in pietra di vena locale è stata sostituita da un pavimento in cotto. Nel 1958 venne deturpata all’esterno dalla costruzione di alcuni colombari e, in facciata, dall’aggiunta di due cappelle simmetriche.
L’abside di sinistra rimane integro e conserva ancora la luce romanica. La facciata a capanna è sormontata da un piccolo campanile a vela (rifatto nel ‘700). La struttura muraria è estremamente povera e priva di elementi decorativi. Solo il portale, le monofore e le absidi sono in pietra lavorata a scalpello.
Dove: Molare (AL), piazza Tornielli 1
Non è, al momento, storicamente comprovabile che fosse una pieve, però sussistono numerosi documenti che rendono l’ipotesi verosimile. In questo caso essa potrebbe identificarsi con la pieve di Caramagna, che viene citata molte volte dalle fonti medievali. La chiesa ebbe vita fiorente per circa cinque secoli, dal 1000 al 1500, quando pare fosse intitolata al solo san Nazario. In seguito, la costruzione della chiesa parrocchiale nelle vicinanze del castello e le tremende pestilenze dell’epoca la ridussero all’esclusiva funzione di chiesa cimiteriale e di lazzaretto. È in questo periodo, probabilmente, che alla dedicazione originaria si aggiunse il nome di san Celso e la doppia intitolazione venne poi assunta anche dalla nuova parrocchiale.
In origine l’edificio era a campata unica, con transetto a tre absidi. Divenuta, nell’800, proprietà comunale, la chiesa è stata oggetto durante il ‘900 di numerose operazioni di restauro, tra le quali l’eliminazione dell’abside destra. Il tetto è stato più volte ripristinato e quindi interamente rifatto in castagno con cassonatura a vista di abete. L’originaria pavimentazione in pietra di vena locale è stata sostituita da un pavimento in cotto. Nel 1958 venne deturpata all’esterno dalla costruzione di alcuni colombari e, in facciata, dall’aggiunta di due cappelle simmetriche.
L’abside di sinistra rimane integro e conserva ancora la luce romanica. La facciata a capanna è sormontata da un piccolo campanile a vela (rifatto nel ‘700). La struttura muraria è estremamente povera e priva di elementi decorativi. Solo il portale, le monofore e le absidi sono in pietra lavorata a scalpello.
Di fianco al titolo della pagina: "Castello di Visone della Provincia d'Acqui, appartenente al Principe Gio. Batta Centurione", litografia di Enrico Gonin (1848)