La prima volta che l'ho vista ho avuto un tonfo al cuore.
Era sdraiata sulla spiaggia, in riva al lago, affusolata e solenne come una sirena.
Mi sono inginocchiato accanto a lei, ho preso a palparla tutta: non reagiva.
Le ho toccato dapprima i fianchi alti, robusti e ben modellati.
Era la prima volta che la incontravo.
Avevo sentito spesso parlare di questa stupenda 'creatura'. ahimé però, per quanto avessi fatto in passato per poterla conoscere, mai, dico mai, si era presentata l'occasione.
Adesso era lì, vicino a me, sublime maestosa visione.
Compresi allora perché il Petracci quando ne parlava gli si illuminava il volto e quasi balbettava nel tentativo a volte vano di cercare aggettivi eccelsi per poterla descrivere. Sì, ora lo capisco!
Nel frattempo la voglia di farla mia stava spaccandomi il cervello.
Volevo possederla con tutte le forze.
Sentivo dentro di me crescere lo struggente desiderio di chi ama pazzamente.
Sudavo, un po' per il caldo, ma credo di più per l'emozione.
Con il dorso della mano sinistra mi tergevo il sudore della fronte, mentre la destra era arrivata in ... quell'apertura dove ogni uomo, nella mia identica situazione, sarebbe voluto arrivare.
Ero eccitatissimo, dovevo fare qualcosa, dovevo osare, adesso o mai più.
Delicatamente la sollevai, era altissima.
Scivolammo in acqua insieme, senza dire una parola.
Mi resi conto immediatamente che spettava a me fare la prima mossa, quindi non persi tempo.
Amorevolmente la penetrai e, appena 'dentro', ebbi la conferma di quanto fin lì avevo sognato.
Lei aveva preso a muoversi freneticamente sotto di me, ma oramai non aveva più scampo.
Mi resi conto che sarebbe stata mia tutta la vita.
Ebbene sì. Questa canoa non l'avrei più lasciata.