Il Coordinamento Lingue Regionali e Diritti linguistici (CLIRD) presenta:
la lingua piemontese.
Logo dell'Istituzione di riferimento per il piemontese.
L'Associassion Cultural Piemontèisa "Arcancel" nasce a Carmagnola (TO) nel 2009, proponendosi di tramandare la cultura piemontese alle generazioni future, attraverso:
- la valorizzazione della lingua, della letteratura, delle tradizioni piemontesi;
- la tutela del patrimonio storico, scientifico, artistico, ambientale del Piemonte.
In questi anni l'Arcancel ha organizzato 8 Concorsi Letterari in Lingua Piemontese ed Italiana (intitolati a Nino e Tomlin Bertalmia), varie "Vijà piemontèise", Corsi di Lingua Piemontese e testi in piemontese per la Fiera del Peperone di Carmagnola.
Inoltre, l’Arcancel ha collaborato allo sviluppo ed al mantenimento dell’App Android “Dissionari Piemontèis”.
Una lingua parlata al pié dei monti
La Lingua Piemontese (codice ISO-639-3 "PMS") è una lingua neo-latina appartenente al gruppo delle lingue gallo-italiche. Il piemontese è parlato in Piemonte, nel nord-ovest d’Italia. Inoltre, in Argentina esiste una numerosa comunità piemontofona, originata dall'emigrazione piemontese. Si stima che il numero di parlanti la lingua piemontese sia compreso tra uno e due milioni di persone.
In Piemonte, il piemontese a occidente arriva fino ai piedi della catena alpina e ai fondovalle, mentre le zone alpine sono occupate da varietà occitane e franco-provenzali. Ad oriente, nelle province di Novara e VCO, il piemontese cede il passo a varietà lombarde, mentre nella bassa provincia di Alessandria cede il passo a varietà liguri e emiliane. Alcuni comuni della Lomellina lombarda possono essere ascritti al piemontese.
L'area piemontofona può essere divisa in due parti:
* il Piemontese occidentale, abbastanza omogeneo, parlato grossomodo nelle pianure delle province di Torino e Cuneo, a base della koiné piemontese e del piemontese illustre;
* il piemontese orientale, parlato nel resto del Piemonte, costituito da varietà meno omogenee rispetto al piemontese occidentale.
La lingua piemontese è testimoniata, fin dal XII secolo, dai "Sermon Subalpin", un vero e proprio Monumento delle Origini. Si tratta di 22 lunghe tracce di prediche, scritte nel piemontese del tempo, una lingua con caratteristiche che la assegnano pienamente alla Romània occidentale.
Nei secoli successivi si assiste a casi di utilizzo del volgare piemontese nella vita pubblica, ed abbiamo così i "Sarament" (giuramenti) di Chieri, la "Sentensa" di Rivalta, gli "At" di Poirino, gli "Ordinament" di Dronero, etc...
Nel MilleCinquecento, appena pochi anni dopo l'invenzione della stampa, Giovan Giorgio Alione dà alla stampa, in Asti, la sua "Opera Jocunda", una raccolta di farse in lingua piemontese. Questa opera ebbe un notevole e duraturo successo.
Al Seicento è attribuito il "Gelindo", una rappresentazione della Natività che ebbe un successo duraturo, arrivato fino ai giorni nostri.
Nel Settecento, con lo sviluppo dello Stato Sabaudo, si assiste anche al fiorire del piemontese. Come autori, sopra tutti, emergono Ignazio Isler e Edoardo Ignazio Calvo. Il medico di corte Maurizio Pipino pubblica nel 1783 il primo Dizionario, la prima Grammatica e la prima Antologia piemontese. La Grammatica era dedicata a Maria Clotilde di Francia, principessa di Savoia, che stava imparando il piemontese, la lingua di Corte. Anche Vittorio Alfieri scrive due sonetti in piemontese.
Nell'Ottocento gli autori sono molto numerosi e sorgono quindi delle pubblicazioni a loro dedicate: il "Parnas Piemontèis", la "Gasëta d' Gianduja", "'L Falabrach", e soprattutto "'L Birichin", pubblicato dal 1886 al 1926, arrivando a tirare oltre 12.000 copie. Tra gli autori emergono Angelo Brofferio, Vittorio Bersezio ("Le miserie 'd monsù Travet") e Luigi Pietracqua.
Negli anni Venti del Novecento nasce la "Companìa dij Brandé", di cui Pinin Pacòt (Giuseppe Pacotto) sarà l'ambizioso e coraggioso teorico. Pacòt propugna una estetica della poesìa piemontese (con richiami crociani?), che dovrebbe trattare argomenti importanti ed essere scritta in una lingua bella e corretta. A tal fine, si riprende la norma storica usata nei secoli precedenti e la si codifica in quella che sarà chiamata "Norma dij Brandé" o "Norma Pacòt-Viglongo" dai nomi dei due estensori. Da allora praticamente tutto il piemontese segue tale norma. Tra i maggiori autori del Novecento sono da citare Pinin Pacòt stesso, Nino Costa e Luigi Armando Olivero.
La lingua piemontese è riconosciuta dall'Unesco, dal già citato ISO (International Organisation for Standardization) e dall'Europa con il Rapporto n° 4745 del Consiglio d'Europa.
Purtroppo l'Italia non ha ancora riconosciuto la lingua piemontese ed essa è rimasta al di fuori della tutela delle legge 482/99. La Regione Piemonte ha cercato di offrire tutela con varie leggi che si sono succedute, quella corrente è la Legge Regionale n. 11 del 1 agosto 2018, modificata con la legge n. 21 del 15 dicembre 2022. Essa offre una qualche "definizione e valorizzazione del patrimonio linguistico e dialettale del Piemonte".
Dal 1998 al 2009, per dodici anni, sono stati tenuti centinaia di corsi di Lingua Piemontese organizzati dalla Regione attraverso la Ca dë Studi Piemontèis. Dall'anno 2020/21 è attivo un corso di "Linguistica del Piemontese" presso il Corso di laurea magistrale in Scienze linguistiche dell'Università di Torino. In questi anni del terzo millennio, sono nate, si sono sviluppate e sono ben vive le edizioni di Wikipedia e di Wikisource in lingua piemontese. Dal 2025 almeno un Chatbot di AI, quello della cinese DeepSeek, risponde molto bene in lingua piemontese.