Per questo concorso annuale, abbiamo deciso di raccontare le storie di due sopravvissuti alla Shoah salvati da Oskar Schindler, per metterle alla luce in un mondo che si sente sempre più distante dagli orribili eventi della Shoah.
La prima testimonianza è quella dell’unico italiano salvato grazie alla lista di Schindler, raccontata dal figlio. Questa è la storia di Schulim Vogelmann: nato vicino a Leopoli nel 1903, si trasferì a Vienna dopo l’inizio della prima Guerra Mondiale. Grazie al fratello trovò lavoro in una tipografia e pochi anni dopo ne divenne il proprietario. Successivamente si sposò e nel 1935 ebbe la prima figlia. Dopo che nel ’38 in Italia vennero promulgate le leggi razziali la moglie venne licenziata e la figlia venne mandata all’asilo ebraico. In seguito all’invasione tedesca in Italia nel 1943, Schulim e la sua famiglia provarono a fuggire in Svizzera, ma vennero fermati ed arrestati a Sondrio. Nel 1944, assieme ad altre persone, venne inviato alla stazione centrale di Milano, dove partì dal binario 21 per Auschwitz: non rivide mai più la moglie e la figlia. Grazie alla sua capacità da tipografo, fu trasferito al campo di lavoro di Plaszow, da dove venne poi inviato alla fabbrica di Schindler. Nel 1945, fu “liberato” dall’armata rossa e, tornato in Italia, trovò soltanto la tipografia nella quale aveva lavorato, di cui divenne nuovamente proprietario. Si risposò e nel 1948 nacque il figlio Daniel, che ci racconterà la sua storia tramite le testimonianze del padre. Nel 1974 Schulim morì.
Schulim e sua figlia.
La fabbrica di Schindler.
Il ghetto di Cracovia.
Celina Biniaz
La seconda testimonianza è quella di Celina Biniaz, la più giovane dei salvati da Schindler, nata a Cracovia in Polonia il 28 maggio 1931 da una famiglia borghese, non molto ortodossa. La sua famiglia è stata trasferita assieme ad altre in un ghetto ebreo nella sezione Podgorze della loro città. Celina lavorava nel ghetto, mentre i suoi genitori in una fabbrica al di fuori di esso. Schindler trasferì la sua fabbrica in Cecoslovacchia dove inviò alcuni dei suoi lavoratori tra cui la famiglia di Celina. Durante il viaggio verso la fabbrica di Schindler, il treno venne dirottato e portato ad Auschwitz. Poche settimane dopo vennero trasferite nella fabbrica di Schindler su dei carri da bestiame. Vivevano nella fabbrica, dormendo in soffitta. Quando la Germania perse la guerra, e i sovietici liberarono gli ebrei, Celina aveva soltanto 14 anni. Dopo la guerra Celina passò l’estate in terapia, e dopodichè venne ammessa al liceo. A settembre in Polonia scoppiò un pogrom, una rivolta contro gli ebrei, e lei e la sua famiglia furono costretti a scappare. Fuggirono clandestinamente in Germania. Dopo aver frequentato l’università Celina si laureò in filosofia a New York e adesso ci trasmette la sua testimonianza.
Abbiamo scelto di raccontare le storie di questi due sopravvissuti perché hanno in comune il fatto di essere stati salvati entrambi da un personaggio che ci ha colpito particolarmente: Oskar Schindler. Infatti Schindler era un imprenditore tedesco che faceva parte del partito nazista, e salvò migliaia di ebrei dalla morte impiegandoli come lavoratori nella sua fabbrica. Abbiamo scelto di raccontare le storie di Schulim e Celina anche per altri motivi. Per quanto riguarda Celina, è stata la più giovane salvata da Schindler: essa a soli 12 anni ha sperimentato la crudeltà del nazismo con gli occhi di una bambina. Non possiamo neanche immaginare cosa sia stato per lei essere strappata alla sua vita di ragazzina e catapultata nell’orrore del campo di concentramento, vedendo con i suoi occhi e provando sul suo corpo le crudeltà che possono avere gli uomini verso i bambini e verso gli altri uomini. Schulim invece è stato l’unico italiano salvato da Schindler e per questo ci sentiamo particolarmente vicini a lui. Inoltre Schulim racconta la sua storia a suo figlio Daniel, il quale si è poi fatto portavoce e testimone dell’olocausto e della vita del padre.
Come tutte le testimonianze sull’Olocausto, quelle di Celina e Schulim sono fondamentali poiché, tra pochi anni, anche gli ultimi sopravvissuti non ci saranno più e non ci saranno più testimoni diretti di quello che è successo. Il rischio è che, con il passare del tempo, i ricordi di tutti sbiadiscano, l’orrore venga pian piano dimenticato e fatti simili possano nuovamente ripetersi e colpire l’umanità. Daniel e tutti coloro che hanno trasmesso i loro ricordi sugli orrori commessi dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale devono essere un esempio per tutti, ma soprattutto per le nuove generazioni. Il compito di noi ragazzi infatti è quello di imparare il più possibile dalle testimonianze e continuare a raccontare le loro storie, trasmettendo alle persone che verranno dopo di noi ciò che è stata la Shoah. Dobbiamo riuscire a fare in modo che essa non resti uno dei tanti avvenimenti storici raccontati nei libri scolastici, una cosa successa tanti anni fa che non ci riguarda più. Forse in questo modo sarà possibile che l’umanità non dimentichi così da non assistere mai più ad un crimine terribile come è stata la Shoah.