Carl Lutz
Carl Lutz insieme a sua moglie
La scrittrice Hannah Arendt, nel libro “La banalità del male”, afferma che il male è l'istinto di ognuno di noi e che in alcune situazioni emerge e va a sopraffare il bene, rendendoci la versione peggiore di noi stessi, come capitato durante la Shoah. Alcune persone però sono state in grado di combattere questo male: sono i cosiddetti “Giusti tra le Nazioni”, e tra questi ricordiamo lo svizzero Carl Lutz.
Carl Lutz nasce in Svizzera nel 1895. Nel 1913 decide di emigrare negli Stati Uniti, ma l’esperienza statunitense si rivela una grande delusione. Poco dopo Lutz si impegnò nello studio del latino e della teologia, che gli garantirono un posto di lavoro all’ambasciata svizzera di Washington D.C. Incoraggiato dall’ambasciatore svizzero Marc Peter, si iscrive alla Georgetown University, dove nel 1928 ottiene il “Liberal Arts Degree” e inizia una brillante carriera diplomatica.
Nel gennaio del 1935 sposa, a Berna, Gertrud Frankhausere, ma la sera stessa viene improvvisamente inviato in missione a Jaffa, in Palestina.
Nel 1939, allo scoppio della guerra, la Germania chiede alla Svizzera di rappresentare gli interessi tedeschi nella regione e Carl viene promosso Vice-Console.
L’efficacia con cui svolge il proprio incarico gli vale una lettera di congratulazioni del ministro degli esteri tedesco e qualche tempo dopo, nel gennaio del 1942 viene trasferito a Budapest. Qui, oltre all’incarico di Vice- Console, riceve le funzioni di rappresentanza degli Stati Uniti e dell’Inghilterra e inizia a collaborare con l’Agenzia Ebraica per la Palestina.
In un primo momento Lutz si occupa di attuare gli accordi presi con l’Inghilterra, riuscendo a trasferire in Palestina 10000 bambini, ma nel 1944, con l’occupazione dell’Ungheria da parte della Germania, l’entrata in vigore dei nuovi provvedimenti antisemiti, Lutz si rende conto che il suo impegno non può rimanere entro i confini del semplice incarico diplomatico.
In piena occupazione nazista dedica quindi anima e corpo al disperato salvataggio degli ebrei ungheresi rimasti a Budapest. Riesce a negoziare, coi vertici delle SS, il salvataggio di 8000 ebrei. Nel 1945 finalmente l’orrore finisce, e Lutz rientra con la moglie in Svizzera; provato nel fisico e con i nervi scossi dai mesi di tensione e dai continui bombardamenti, Carl viene ricoverato per alcune settimane in una clinica psichiatrica di Zurigo.
Nel frattempo il suo matrimonio è andato in pezzi e il governo ha deciso di aprire un’inchiesta sul suo operato a Budapest: gli viene contestato di aver superato i limiti del proprio mandato occupandosi del salvataggio degli ebrei ungheresi. Il giudice davanti al quale viene convocato lo assolve, ma Lutz si dimette indignato. Divenuto procuratore a Berna, vi si stabilisce definitivamente fino alla morte, che sopraggiunge il 30 marzo 1975.
Solo molti anni dopo la storia di Carl Lutz verrà alla luce, e solo nel 1995 il governo federale si è scusato ufficialmente per averlo dimenticato così a lungo, definendolo “uno dei cittadini eminenti nella storia della nazione”. Nel 1964 Lutz è stato nominato “Giusto tra le nazioni”, ed è stato inoltre candidato al Premio Nobel per la pace.
62000 è il numero di ebrei che Carl Lutz ha salvato durante il suo incarico a Budapest, su un totale stimato di soli 124000 sopravvissuti nella città alla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Ciò che Carl Luz ha compiuto nella sua vita è la dimostrazione che non si può stare a guardare senza fare nulla.
Carl Luz dedicò la sua intera vita al salvataggio delle persone, in particolare degli ebrei, che negli anni della Seconda Guerra Mondiale stavano vivendo il momento peggiore di tutta la loro esistenza. Dedicandosi agli altri però Carl trascurò quelle che erano le sue condizioni di salute, fisica e mentale, facendo tutto il possibile per aiutare coloro che in quel momento avevano un forte bisogno di aiuto.
Dire che se si ascolta un testimone, lo si diventa, è vero, ma dire che si diventa un testimone aiutandone uno, è ancora più vero: Carl non si limitò solo ad ascoltare e a soffrire per coloro che stavano patendo l'orrore della guerra mondiale, ma decise di mettere a rischio tutto quello che aveva, pur di riuscire nel suo intento. Voleva infatti, nel suo piccolo, riappacificare il mondo, riportare l'umanità sulla retta via e, cosa più importante, dare speranza a coloro che ormai l’avevano persa da molto.
Molti possono pensare che l'opera del nazifascismo fu portata a termine ma non è così. Il nazifascismo, infatti, ha portato allo sterminio di milioni e milioni di persone ma, fortunatamente, ha fallito nel suo obiettivo primario: sopprimere gli ideali che quelle persone rappresentavano i quali, però, continuano, e continueranno per sempre, a vivere tra di noi.
La senatrice a vita Liliana Segre ha recentemente rilasciato un’intervista in cui si è detta molto pessimista: “La Shoah sarà trattata in un rigo nei libri di storia, poi non ci sarà più neanche quello”. Sono passati più di 70 anni e i sopravvissuti a questa tragedia si stanno ormai lentamente spegnendo. Il tempo passa inesorabile e a noi ragazzi quei fatti, forse, sembrano lontani, irripetibili, ma le testimonianze che possiamo leggere ed ascoltare devono essere la nostra memoria e non semplicemente un capitolo di un libro di storia da studiare per un compito in classe o un’interrogazione.
Conoscere i fatti accaduti è essenziale, per farci stare attenti, per non abbassare mai la guardia, perché quello che oggi sta accadendo in Ucraina o in altre zone del mondo, parla di guerre, distruzione, test nucleari, morti, persone che devono lasciare la loro vita per scappare lontano dalla propria patria... tutto parla di “catastrofe”.
Carl Lutz