Emilio Morandi al Museo del Prado, Madrid
Emilio Morandi al Museo del Prado, Madrid
Artista
La produzione creativa di Emilio Morandi si sviluppa lungo oltre sei decenni e rappresenta uno dei più interessanti percorsi artistici italiani legati all’avanguardia sperimentale. La sua storia artistica è quella di un viaggio coerente e radicale, che attraversa molteplici linguaggi, dalla pittura alla performance, dalla poesia visiva alla videoarte, e che trova nella Mail Art e nell’azione diretta i suoi strumenti privilegiati di espressione e resistenza. La sua è una produzione ricca, stratificata e fortemente autobiografica, che si riflette in un corpus di opere viscerali, concettuali e profondamente umane. La storia delle opere di Emilio Morandi è una narrazione ininterrotta fatta di trasformazioni, attraversamenti e azioni. Dal segno pittorico iniziale alla parola scritta, dal gesto performativo all’oggetto installativo, la sua ricerca non ha mai smesso di interrogare i confini dell’arte e della società. L’arte di Morandi non si limita a rappresentare, ma agisce. Non si ferma al visibile, ma scava nell’umano, nel politico, nel rituale, restituendo allo spettatore un’esperienza spesso cruda, ma sempre autentica. In questo risiede la sua forza: ogni opera, ogni gesto, ogni segno è una forma di resistenza poetica.
Nei suoi primi anni, Emilio Morandi si avvicina alla pittura con un approccio che già lascia intravedere la volontà di superare i confini tradizionali del mezzo. Nonostante non vi siano molte opere conservate di questo primo periodo, i suoi lavori pittorici iniziali si distinguono per una tensione espressiva che fonde segno, colore e gesto. Sono opere che esprimono un’urgenza comunicativa e una spinta verso la contaminazione tra le arti. Già negli anni '70 Morandi abbandona qualsiasi aspirazione accademica per abbracciare una ricerca artistica autonoma, spesso sviluppata al di fuori delle istituzioni. L’elemento pittorico si fonde gradualmente con la scrittura, anticipando quelli che saranno i tratti distintivi della sua poesia visiva.
Il 1979 segna un punto di svolta fondamentale: Morandi entra nella rete internazionale della Mail Art, un movimento orizzontale e decentrato, basato sulla condivisione di opere tramite posta, scambio, rete e comunicazione diretta. L'arte postale diventa per lui non solo uno strumento formale, ma una filosofia artistica: arte come relazione, come gesto, come scrittura viva. È in questo contesto che nascono molte delle sue opere cartacee, composte da brevi frasi, calligrafie non lineari, tracce grafiche, timbri, colori netti, e segni a volte solo intuiti. Questa fase coincide anche con la maturazione della sua poesia visiva, dove le parole diventano oggetti, gesti visivi e simboli da decifrare. Le opere non si leggono: si attraversano. Nel 1985, fonda il gruppo Morandi Puls/Plus, dedicato alla “pulsazione visiva”, a conferma della sua inclinazione a esplorare l'interazione tra immagine, testo e suono.
A partire dagli anni ’80, Morandi si orienta sempre più verso la performance art, un linguaggio che diventa fondamentale nel suo percorso. Le sue azioni dal vivo, spesso definite “occorrenze ritualistiche”, pongono il corpo al centro della riflessione artistica. Il corpo diventa superficie, strumento, materia, soggetto e oggetto insieme. Morandi utilizza materiali quotidiani e organici — sangue, carne, farina, legno, garze, martelli, oggetti da cucina — che nei suoi gesti assumono un valore simbolico potentissimo. Questi elementi trasformano la performance in un rito, un'azione sciamanica volta a smascherare i drammi della modernità: l’alienazione, la burocrazia, il consumismo, la disumanizzazione. Esemplare è l’opera performativa “Ipertension” (2016), eseguita a Bologna, dove tensione emotiva, segni pittorici e gestualità estrema si fondono in una denuncia visiva potente e lucida. Le sue performance non sono mai spettacolo, ma esperienze immersive e a volte disturbanti, nate per “smantellare il mondo civilizzato moderno”, come egli stesso afferma. In queste azioni è spesso affiancato dalla moglie Franca Morandi, fotografa e archivista delle sue opere, compagna insostituibile nel costruire una memoria visiva del loro lavoro condiviso.
Negli ultimi anni, Emilio Morandi è tornato con forza alla superficie pittorica, integrando la scrittura come elemento visivo e concettuale. La mostra “Solo per i miei occhi” (Venezia, 2023) ne è un esempio emblematico: decine di fogli dipinti con frasi spezzate, segni astratti e colori saturi. Allo stesso modo, la mostra “Story of Kafka” (2022) esplicita l'influenza letteraria su molte sue opere recenti: la burocrazia, l’assurdo, l’alienazione tipica dell’opera kafkiana sono temi ricorrenti nel suo universo artistico. In questa fase matura, Morandi unisce pittura, scrittura, memoria e riflessione critica in un linguaggio del tutto personale. I fogli diventano frammenti di coscienza, riti minimi, spazi della mente aperti allo spettatore.
Le opere e le performance di Morandi sono state presentate in contesti internazionali e rientrano in collezioni e musei dedicati alla Mail Art, tra cui il Museo Civico della Mail Art di Montecarotto, la Collezione Bongiani Art Museum e il Museo d'arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto.
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