Molti monumentali edifici dell'antica Roma, dai templi alle ville e ad altre strutture pubbliche e residenziali, furono costruiti secondo una precisa orientazione astronomica. Un buon esempio è dato dal Pantheon e da Villa Adriana, due siti che rivestono un grande interesse archeoastronomico per le loro caratteristiche e peculiarità.
Il Pantheon, il Tempio di tutti gli dei, è uno degli edifici della Roma antica meglio conservato nel corso dei secoli. Possiede la cupola in cemento non armato più grande del mondo, alta 43,3 metri, come la lunghezza del diametro.
Venne costruito alla fine del I secolo a.C. da Marco Agrippa, genero dell'imperatore Augusto, e dedicato tra il 27 e il 25 a.C., ma a seguito di due incendi e tentativi di restauro (nell'80 d.C. e nel 110 d.C.) la ricostruzione fu completata dall'imperatore Adriano all'inizio del II secolo d.C.
Dall'intervento di Adriano e fino ai giorni nostri, il Pantheon ha mantenuto intatta la sua struttura circolare e la dedica sul frontone a Marco Agrippa, riconosciuto come fondatore del tempio di tutti gli dei: "Lo costruì Marco Agrippa, figlio di Lucio, nell'anno del suo terzo consolato" (Fig. 1).
Fig. 1: La dedica a Marco Agrippa sul frontone del Pantheon (© djedj/pixabay)
Come molti edifici dell'epoca romana, sovente orientati in base ai punti cardinali o con criteri astronomici, anche il Pantheon ha un importante contenuto archeoastronomico.
Con ingresso al lato nord preceduto da un portico formato da otto colonne di stile corinzio, la vera peculiarità del Pantheon è rappresentata dall'oculo o "occhio" presente al centro della cupola, che permette alla luce solare e alla pioggia di entrare all'interno dell'edificio (Fig. 2).
Fig. 2: L'oculo del Pantheon permette alla luce e alla pioggia di entrare nell'edificio (© Stefano/pixabay)
La straordinaria particolarità archeoastronomica è rappresentata proprio dalla luce solare che penetra dall'occhio del Pantheon (unica fonte di luce) e che illumina, a seconda delle stagioni dell'anno, zone diverse all'interno dell'edificio con spettacolari giochi di luce.
In inverno, nelle giornate più brevi dell'anno, la luce del Sole illumina solo parte della cupola, al mezzogiorno degli equinozi tocca il cornicione, mentre durante i mesi estivi raggiunge il pavimento. Inoltre, al mezzogiorno per quindici giorni attorno al 21 aprile (giorno della mitica fondazione di Roma), i raggi del Sole illuminano interamente la porta d'ingresso del Pantheon (Fig. 3).
Fig. 3: A mezzogiorno per quindici giorni attorno al 21 aprile, la luce del Sole illumina interamente il portone d'ingresso del Pantheon (© fl42/pixabay)
I giochi di luce sono ancora più spettacolari nei giorni 6-7-8 aprile e 4-5-6 settembre, quando la luce del Sole ricalca perfettamente l'arco in muratura sopra la porta, grazie al fatto che esso ha larghezza pari a 9 metri come il diametro dell'oculo, mentre fuori appare un Quadrato di Luce che si sovrappone al disegno sul pavimento (un quadrato che racchiude un cerchio, rappresentanti la Terra e il Cielo nel simbolo del Templum etrusco) (Fig. 4). Tali giornate erano dedicate alle celebrazioni delle festività in onore di alcune divinità: Diana, Apollo e Cibele (Dea Madre anatolica che simboleggiava la forza distruttrice e creatrice della Natura, poi importata dai Romani in un culto misterico) per i giorni di aprile e Giove Ottimo Massimo per settembre.
Fig. 4: L'Arco e il Quadrato di Luce sopra e fuori dalla porta del Pantheon, visibili nei giorni 6-7-8 aprile e 4-5-6 settembre (© Marina De Franceschini)
Secondo gli archeoastronomi questi eventi hanno un'importante valenza simbolica: durante le celebrazioni della fondazione e le festività delle divinità citate, l'imperatore, in qualità di Pontifex Maximus, entrava all'interno del Pantheon trionfante e illuminato dalla luce del Sole che gli conferiva un carattere divino.
Grazie al ruolo dell'oculo, il Pantheon dava dunque all'imperatore un elevato potere simbolico, cioè quello di conoscere e avere un legame con il Tempo e l'Universo, legittimando la divinizzazione post-mortem della figura imperiale.
Con la diffusione del cristianesimo anche nel contesto dell'Impero Romano, il Pantheon, luogo di culto pagano, venne chiuso nel 391 d.C. dall'imperatore Teodosio. Nel 380 d.C., con l'editto di Tessalonica, Teodosio aveva infatti stabilito che il cristianesimo fosse la religione ufficiale dell'Impero Romano. La chiusura del Pantheon fu però provvidenziale, perché in questo modo l'edificio riuscì a sopravvivere alle devastazioni che subirono gli altri luoghi di culto pagani.
Nel VII secolo d.C. l'antico Pantheon romano fu convertito in una basilica cristiana dedicata a Maria e a tutti i martiri (che sostituirono la dea madre Cibele e tutti gli dei) e ribattezzato Sancta Maria ad Martyres o Santa Maria Rotonda. In quanto luogo di culto cristiano, riuscì ancora una volta a sopravvivere alla distruzione, ma non all’asportazione dei marmi e dei metalli preziosi e a inappropriati interventi di “restauro”, operati soprattutto dai papi nel corso dei secoli.
Fortunatamente, le strutture che producono i giochi di luce – l’oculo, l’arco in muratura, il portale, il pavimento del portico – non sono state alterate dai restauri, permettendo ancora a noi oggi di ammirare come il divino si manifestava tramite fenomeni astronomici e architettonici.
La Villa Adriana di Tivoli fu costruita dall'imperatore Adriano tra il 117 e il 138 d.C ed è la villa romana di età imperiale più grande e meglio conservata.
In origine, la Villa si estendeva su un'area di circa 120 ettari e comprendeva una quarantina di edifici e strutture residenziali circondate da parchi e giardini. Oltre al palazzo dell'imperatore, erano presenti biblioteche, terme, teatri, alloggi per la servitù, guarnigioni, l'Accademia, il Tempio di Apollo e l'edificio di Roccabruna; gli edifici erano collegati tra loro anche da una fitta rete sotterranea. In tutta l'area della Villa si possono inoltre trovare statue, colonne, marmi, affreschi, mosaici e giochi d'acqua (Fig. 5).
Fig. 5: Statue e colonne originali all'interno di un giardino della Villa Adriana (© lapping/pixabay)
Dal punto di vista archeoastronomico, è molto interessante studiare e osservare l'intera area della Villa Adriana, in particolare i movimenti della luce del Sole che illumina zone diverse degli edifici, come l'Accademia con il Tempio di Apollo e Roccabruna, in diversi momenti del giorno e dell'anno.
L'Accademia sorge al centro della Spianata ed è costituita da vari ambienti, tra cui il porticato, la Zooteca e il Tempio di Apollo. L'asse longitudinale dell'Accademia coincide con l'asse solstiziale, cioè la linea immaginaria che unisce il punto in cui sorge il Sole al solstizio d'inverno (sud-est) e il punto in cui tramonta al solstizio d'estate (nord-ovest) (Fig. 6).
Fig. 6: L'asse longitudinale dell'Accademia coincide con l'asse solstiziale (© Marina De Franceschini)
Ancora oggi è possibile osservare, durante i solstizi d'estate e d'inverno, l'ingresso della luce del Sole che illumina in successione i diversi ambienti (Fig. 7):
all'alba del solstizio d'inverno, il Sole sorge a sud-est e attraversa la Spianata illuminando gradualmente i diversi ambienti, come il Tempio di Apollo e la Zooteca;
al tramonto del solstizio d'estate, il Sole cala sul lato opposto (nord-ovest) e, dopo aver creato rettangoli di luce sui pannelli del Tempio di Apollo, illumina in senso inverso gli stessi ambienti.
Il fulcro di questi effetti luminosi è il Tempio di Apollo. Il Tempio in origine era un edificio circolare di due piani coperto da una cupola; oggi ne resta in piedi solo la metà (Fig. 8).
Fig. 7: Alba del solstizio invernale nell'ambiente AC89 (a sinistra) e tramonto del solstizio estivo al Tempio di Apollo (a destra) (© Marina De Franceschini)
Fig. 8: Tempio di Apollo (© Marina De Franceschini)
Un altro contenuto archeoastronomico di grande interesse della Villa Adriana riguarda l'edificio di Roccabruna, che sorge nel punto più settentrionale della Spianata dell'Accademia e ha lo stesso orientamento solstiziale.
L'edificio di Roccabruna aveva in origine anche un tempietto al piano superiore, che veniva attraversato dalla luce in occasione dei due solstizi, ma oggi possiamo ammirare solo la parte inferiore, costituita da una sala circolare con una grande cupola (Fig. 9).
Al tramonto del solstizio estivo, la luce del Sole entra dalla porta principale della sala inferiore e da un condotto che si apre sulla facciata e porta all'interno, creando una lama di luce sul lato opposto all'ingresso principale (Fig. 10). Un altro condotto posto nella facciata sud-ovest crea un punto circolare luminoso in occasione del pomeriggio del solstizio invernale.
Fig. 9: La sala a cupola dell'edificio di Roccabruna (© Marina De Franceschini)
Fig. 10: La luce del Sole al tramonto del solstizio estivo entra dalla porta principale e dal condotto B di Roccabruna (© Marina De Franceschini)
I due solstizi corrispondevano a due importanti periodi di festività nel calendario romano.
Il solstizio estivo rappresentava l'inizio del periodo del raccolto e dell'abbondanza ed era celebrato con i Fors Fortuna, festività in onore della dea Fortuna, un'antica divinità del destino che poi venne identificata con Iside.
Il solstizio invernale invece coincideva con la "morte" della Natura e veniva esorcizzato con i Saturnalia, un insieme di riti dedicati inizialmente al dio del Tempo Saturno e successivamente a Dioniso, che poi venne identificato con Osiride (sposo di Iside).
I reperti archeologici rinvenuti nell'Accademia e a Roccabruna sembrano confermare l'ipotesi di un'area sacra dedicata al culto misterico di Iside, dea Madre importata dall'Egitto e dalla Grecia e legata al dualismo presente nella Natura fra Vita e Morte.
L'imperatore, in quanto Pontefice Massimo, stabiliva quando celebrare i riti legati allo scorrere del tempo e delle stagioni: la Spianata dell'Accademia della Villa Adriana, con il suo contenuto archeoastronomico, aveva quindi una funzione sacrale e rituale molto importante per tutta la comunità romana.