Nelle Dolomiti trentine, altoatesine e venete, come in altre zone dell'arco alpino, ci sono vari siti di interesse archeoastronomico. Si tratta in prevalenza di chiese cristiane realizzate durante il periodo medievale o nei secoli immediatamente successivi, talvolta su luoghi di culto precristiani che risalgono a migliaia di anni fa.
L'orientamento astronomico di questi siti è in genere riconducibile a funzioni religiose e crono-calendariali, cioè legate ai ritmi della natura e alla misura dello scorrere del tempo. Un aspetto curioso, a questo riguardo, è rappresentato dalle montagne meridiane.
Le montagne meridiane sono monti orientati a mezzogiorno rispetto a un sito di osservazione posto esattamente a nord del monte (sullo stesso meridiano). Questo sito è spesso rappresentato da una chiesa o un altro edificio rilevante per la comunità, che utilizzava la montagna meridiana come una sorta di orologio solare o, appunto, di meridiana naturale. Un osservatore posto nel centro di osservazione, in questo modo, poteva annunciare il mezzogiorno locale non appena vedeva il Sole culminare sulla cima della montagna meridiana.
Gli archeoastronomi hanno identificato varie montagne meridiane nelle Dolomiti. Per farlo, sono partiti da un primo indizio: il riferimento al mezzogiorno, alle dodici, al mezzodì, nel nome di un monte. Sono poi andati alla ricerca del sito archeoastronomico che poteva essere collegato alla montagna meridiana, armati di strumenti sofisticati come il GPS e il teodolite. Grazie a misurazioni e calcoli astronomici elaborati, hanno determinato la posizione e i vari allineamenti dei tre elementi in gioco: sito, monte e Sole.
Ecco qualche esempio delle loro scoperte, che forniscono informazioni interessanti sulla cultura, le usanze e le conoscenze degli antichi abitanti di questi monti e valli.
La Cima Dodici della Val Roja (Bolzano) è una montagna meridiana il cui centro di osservazione è la cappella di San Nicolò, che risale al XIII-XIV secolo e si trova in prossimità del confine tra Italia, Austria e Svizzera, a 2000 metri di altitudine. Si ritiene che in passato fosse un importante punto di riferimento, perché situata su un antico percorso che collegava l'Alta Val Venosta alla Bassa Engadina (Fig. 1).
Il Doss di Mezzodì di Cavalese (Trento) è una montagna meridiana con centro di osservazione la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta di Cavalese, consacrata nel 1134 e rifatta in stile romanico-gotico nel XV secolo. Si tratta di una Pieve che veniva considerata fin dall'antichità un punto di riferimento molto importante per gli abitanti della Val di Fiemme (Fig. 2).
Il Sas da le Dòudesc della Val di Fassa (Trento) è una montagna meridiana il cui centro di osservazione è la chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena del paese di Mazzin. La chiesa fu costruita nel 1573 e da allora rappresenta un importante punto di riferimento non solo per il paese di Mazzin, di cui è parrocchia, ma anche per tutto il suo circondario (Fig. 3).
Fig. 1: Cima Dodici della Val Roja (a sinistra © Mario Codebò) e cappella di San Nicolò di Roja nell'Alta Val Venosta (sotto © Associazione Turistica Passo Resia)
Fig. 2: Doss di Mezzodì (a sinistra © Mario Codebò) e chiesa di S. Maria Assunta di Cavalese (sotto © Syrio, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons)
Fig. 3: Sas da le Dòudesc (a sinistra © Mario Codebò) e chiesa di S. Maria Maddalena di Mazzin (sotto © Bigmike.it, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons)
Nei casi che abbiamo appena descritto, l'orientamento astronomico dei siti sembra rispondere prevalentemente a esigenze di misura del tempo. Altre chiese dell'area dolomitica sono invece orientate secondo criteri prettamente religiosi. Un esempio è dato dalla chiesa parrocchiale di Arabba (Belluno), intitolata ai Santi Pietro e Paolo Apostoli ed edificata nel 1660. L'abside di questa chiesa è allineato al punto in cui sorge il Sole il 18 gennaio, festa della Cattedra di San Pietro a Roma. In questo modo, l'altare viene illuminato dai primi raggi del Sole nel giorno del Santo principale a cui è dedicata la chiesa, un'usanza piuttosto comune negli edifici di culto cattolici.
Esistono poi alcuni siti archeoastronomici il cui orientamento è riconducibile a entrambe le funzioni: religiosa e crono-calendariale. Andiamo a esplorarne due di particolare rilievo: Santa Giuliana di Vigo di Fassa e Santa Maria in Colle di Laces.
Santa Giuliana di Vigo di Fassa è il sito più rilevante tra quelli studiati nelle Dolomiti, si trova nella Val di Fassa (Trento) e ha origini molto antiche. Il colle su cui sorge l'attuale chiesa di Santa Giuliana era infatti un luogo di culto già in epoca precristiana. Le prime strutture, rinvenute sotto l'altare di destra della chiesa attuale, risalgono al IV-III secolo a.C. e sono riconducibili ai culti pagani dei Reti, una popolazione che viveva in quest'area alpina già dall'età del Bronzo.
Sui resti di questo primo insediamento si sono succeduti vari edifici religiosi cristiani: una chiesa paleocristiana, una chiesa romanica, una seconda chiesetta romanica dedicata a San Maurizio (ancora presente a fianco della chiesa attuale), l'attuale chiesa gotica costruita nel 1452 sulle prime due chiese (Fig. 4), un capitello (ossia un altare coperto) in mezzo al prato antistante la chiesa e un eremo che ospitò due religiosi nel Seicento. Il colle di Santa Giuliana, quindi, è un importante sito dedicato alle celebrazioni religiose da almeno 2400 anni.
Fig. 4: L'attuale chiesa gotica di Santa Giuliana di Vigo di Fassa. Nei riquadri, abside e campanile della chiesa di Santa Giuliana con la chiesetta di San Maurizio sulla destra e particolare del portale laterale (© Mara Marchesan)
Santa Giuliana è il santuario più importante per le popolazioni ladine fassane e vi si celebrano due feste annuali dedicate alla patrona della Val di Fassa (16 febbraio: S. Giuliana nuova; 3 giugno: S. Giuliana vecchia). Questa chiesa è di grande interesse archeoastronomico e ci dà preziose indicazioni sugli usi e le conoscenze astronomiche degli antichi abitanti del luogo.
Gli studi di Mario Codebò, un esperto archeoastronomo, evidenziano infatti che la chiesa risulta orientata rispetto alle due feste di Santa Giuliana e, nel contempo, si trova al centro di un doppio orientamento astronomico che scandisce momenti fondamentali del giorno e dell’anno:
a metà febbraio (S. Giuliana nuova), i raggi del Sole al tramonto entrano dal portale dell'ingresso principale e illuminano tutta la navata fino all'altare (Fig. 5);
a inizio giugno (S. Giuliana vecchia), i raggi del Sole all'alba entrano dal portale laterale e illuminano l'ingresso principale;
a sud della chiesa è visibile il Sas de Mesodì (Sasso del Mezzogiorno), la montagna meridiana che segna il mezzogiorno locale quando il Sole culmina sulla sua vetta;
a est della chiesa spicca il Sasso Vernale, che segna il punto in cui sorge il Sole agli equinozi.
Gli studi archeoastronomici permettono di rilevare con precisione solo gli allineamenti di epoca cristiana, ma gli esperti ipotizzano che anche le strutture di epoche precedenti potessero avere contenuti astronomici legati al Sole e a divinità più antiche.
Fig. 5: Abside con le statue della Madonna e delle Sante Giuliana e Margherita e al centro l'altare maggiore. Nei riquadri, particolare degli altari di destra e di sinistra dedicati alle due sante. Sotto l'altare di destra sono stati rinvenuti i resti di un luogo di culto precristiano di epoca retica (© Mara Marchesan)
Santa Maria in Colle (Bichlkirche) è la chiesa più antica dell'abitato di Laces e si trova nella Val Martello, un comprensorio della Val Venosta (Bolzano). L'edificio cristiano attuale è composto da elementi romanici, gotici e barocchi e le sue origini risalgono al XII secolo (Fig. 6).
A Laces e nell'immediato circondario ci sono però testimonianze archeologiche e archeoastronomiche molto più antiche: alcuni menhir, un insediamento con una necropoli dell'età del Rame e una successiva necropoli dell'età del Ferro – i primi insediamenti risalgono quindi a più di 5000 anni fa.
Fig. 6: Chiesa di Santa Maria in Colle di Laces nella Val Martello (© Comune di Laces)
Sotto l'altare maggiore della chiesa, in particolare, nel 1992 fu scoperto un menhir alto più di un metro e risalente al 3300 a.C. I menhir sono megaliti (grandi pietre disposte sapientemente nel terreno) formati da un singolo masso alto anche qualche metro, che veniva infisso in verticale nel terreno presumibilmente a scopo rituale e di misura del tempo.
Il Menhir di Laces è di marmo locale (il pregiato marmo di Lasa) ed è riccamente decorato con motivi antropomorfi, astrali e geometrici. Sulla faccia anteriore gli studiosi hanno identificato un guerriero dell'età del Rame con vari tipi di armi e alcuni animali, mentre sulla faccia posteriore sono ben evidenti due simboli solari (Fig. 7).
Fig. 7: Faccia posteriore e anteriore del Menhir di Laces, il cui utilizzo rituale risale all'età del Rame (© Comune di Laces, Progetto Interreg CLLD Terra Raetica “Culto e vita nella preistoria”)
Nei riquadri a destra, il rilievo archeologico della faccia posteriore e anteriore del Menhir di Laces. In alto sono ben visibili i due simboli solari (© Angelo Fossati e Annaluisa Pedrotti, in Fossati, Pedrotti, Nothdurfter, 2004)
Il sito che ospita Santa Maria in Colle e il Menhir di Laces è di interesse archeoastronomico per varie ragioni. È l'unica porzione del fondovalle che viene raggiunta dal Sole per tutto l'anno, mentre il resto dell'area resta in ombra per alcune settimane tra dicembre e gennaio. E, in particolare, intorno al solstizio d'inverno si verifica un fenomeno curioso al tramonto. Il Sole scompare una prima volta dietro un monte e poi, qualche ora più tardi e mentre il resto del fondovalle resta al buio, ricompare per pochi istanti attraverso la stretta imboccatura della Val Martello. Un sottile triangolo di luce penetra così lungo il fondovalle, illumina per poco l'abitato di Laces e si spegne di colpo dopo aver toccato Santa Maria in Colle e il Menhir di Laces come punto estremo (Fig. 8).
Fig. 8: Il triangolo di luce solstiziale della Val Martello (© Gianni Bodini)
Anche qui, inoltre, c’è una montagna meridiana: la cima Zwölferkreuz o Croce delle Dodici. Ben quattro chiese vi si trovano allineate astronomicamente entro meno di mezzo chilometro: Santa Maria in Colle, la chiesa parrocchiale di Laces (che si trova esattamente a nord del meridiano passante per il monte), Santo Spirito all'Ospedale e San Nicolò. Il Sole culminante sulla cima Croce delle Dodici segna il mezzogiorno locale quasi simultaneamente per tutte e quattro le chiese.
È proprio la Croce delle Dodici il rilievo dietro cui scompare il Sole intorno al solstizio invernale, per poi ricomparire più tardi all'imboccatura della Val Martello con il fenomeno del triangolo di luce. Il Sole che sembra tramontare due volte, con la lama di luce che illumina di nuovo, brevemente, una stretta porzione della valle è un fenomeno suggestivo. E lo è ancora di più nel periodo intorno al solstizio invernale. Il solstizio d'inverno rappresenta un momento molto importante dell'anno, dal punto di vista naturale e per molte culture anche simbolico. È infatti la fase di passaggio dalla massima oscurità al ritorno della luce. Le giornate si fanno via via più lunghe e la natura si prepara al risveglio simboleggiando in senso più ampio, in molte culture, il concetto di rinascita.
Secondo gli archeoastronomi, quindi, il sito in cui è stato posto il Menhir di Laces e dove poi è sorta Santa Maria in Colle ci fornisce un esempio di come le tradizioni culturali e religiose e le conoscenze astronomiche con finalità pratiche possano persistere ed essere tramandate per millenni nelle culture agricole, fortemente legate all'osservazione del cielo per scandire i cicli delle stagioni e la loro ritualità.