Introduzione: è uno strumento a percussione a tastiera a mazzuole con aspetto simile a quello della marimba e dello xilofono ma, a differenza di questi ultimi, è costituito da lamine di metallo (solitamente una lega di alluminio) e da delle canne tubolari risonanti in metallo poste al di sotto di ogni lamina battente, con al loro interno una valvola a farfalla azionata da un motore che genera il suono tremolato tipico dello strumento.
Origine e storia: il moderno vibrafono è uno strumento relativamente recente, inventato negli Stati Uniti nel 1916, e costruito per riprodurre la caratteristica sonorità di strumenti a percussione intonata tipici delle isole del sud-est asiatico come il gendér giavanese (Indonesia, XII sec. d.C.), il gangsa balinese o lo slenthem indonesiano, strumenti caratterizzati da un tipico suono “vibrato” dovuto ai battimenti prodotti dalla differenza di intonazione tra le lamine battenti e i corpi risonanti.
Il perfezionamento di tale strumento, che continua fino a tempi recentissimi, è stato in principio ad opera di Deagan, Premier percussioni e Ludwig percussioni negli anni ’20 e ’30, e solo successivamente ad opera di altri costruttori come Musser, e dapprima lo strumento venne introdotto in ambito Jazzistico negli anni ’30 da Lionel Hampton (con Benny Goodman), per entrare poi negli anni ’40 nel bebop. Lo sviluppo della tecnica sia costruttiva che di esecuzione avvenne però principalmente a partire dagli anni ’60 soprattutto grazie Gary Burton.
Caratteristiche tecniche e sonore: le caratteristiche peculiari del vibrafono che ne determinano il suono sono essenzialmente: le barre battenti in metallo accompagnate da tubolari risonanti in metallo che ne scaturiscono un suono particolarmente puro dal punto di vista degli armonici e prolungato nel tempo; il pedale che, come nel pianoforte, permette di smorzare o lasciar risuonare tutte le barre; il motore di vibrazione che attraverso 3 o più velocità permette di ottenere il caratteristico suono “vibrato”.
Estensione dello strumento: esistono sostanzialmente due modelli di vibrafono, ambedue con tastiera cromatica disposta in modo analogo a quella del pianoforte. Il modello più diffuso è il vibrafono a 3 ottave che ha estensione Fa2-Fa5, mentre meno diffuso è il modello a 4 ottave che ha estensione Do2-Do5.
Primi repertori: oltre all’ambito jazzistico in cui lo strumento fece il suo esordio, molti celebri compositori del primo Novecento ne fecero uso nelle loro partiture, come Maurice Ravel (Don Quichotte à Dulcinée del 1932), Darius Milhaud (L'annonce faite à Marie del 1933) e Alban Berg (Lulu del 1935)
Tecniche di impugnazione e di percussione: il vibrafono, come altri strumenti analoghi come la marimba, viene suonato in maniera tradizionale dal vibrafonista tramite delle mazzuole. La testa delle mazzuole può essere di vario materiale (legno, plastica, sughero, ricoperte di fili o corda) per permettere di ottenere un attacco del suono di diverso tipo durante la percussione delle barre. Il vibrafonista tradizionalmente può suonare, a seconda delle esigenze del brano, con due mazzuole (con tecnica assimilabile a quella dei tamburi o dei timpani) oppure con 4 o più mazzuole. La tecnica a 4 mazzuole è oggi la più diffusa (anche in brani per 2 o 3 mazzuole) e si è sviluppata molto negli ultimi decenni. Esistono numerose tecniche di impugnazione a 4 mazzuole, ma le più importanti restano la Tradizionale e la presa Burton che ne è una sua evoluzione e che sembra essere ad oggi la più logica e funzionale per tutti gli ambiti musicali. In alcuni casi i vibrafonisti si spingono all’utilizzo di 5 e 6 mazzuole (anche fino ad 8) contemporaneamente, il che permette, a svantaggio di una certa abilità melodica, di realizzare più suoni in contemporanea.
Caratteristiche sonore: una delle caratteristiche peculiari nella tecnica del vibrafono è il rapporto tra la risonanza e lo smorzamento delle barre. Lo strumento infatti, se lasciato libero di risuonare produrrebbe un accavallamento di suoni con decadimento particolarmente lungo, creando una totale confusione armonica. Per permettere lo smorzamento controllato dei suoni vi sono, oltre al pedale (che agisce però contemporaneamente su tutte le barre) altre tecniche di smorzamento: con le mazzuole e con le dita. La combinazione di questi tre elementi è peculiare per la realizzazione del fraseggio. Caratteristica invece interessante sta nella possibilità di creare smorzamenti ritmici.
Oltre al suono ottenuto con la tradizionale percussione delle barre con la testa delle mazzuole, vi sono altri suoni ottenibili dal vibrafono suonando con il manico o con una combinazione manico/testa. Le possibilità sonore sono quelle tipiche di uno strumento a tastiera, quindi note singole, arpeggi, accordi, acciaccature (singole e multiple), tremoli di una o più note, Glissandi e Cluster. Oltre a questi può produrre anche altri effetti come armonici, effetti spazzolati, vibrati con la bocca e molti altri effetti.
Tecniche di produzione del suono: il suono può essere prodotto percuotendo le barre con la testa delle mazzuole (di vario tipo, materiale e durezza) ma anche con il manico delle stesse. Inoltre, vi sono molti altri modi di suonare il vibrafono con l’utilizzo delle spazzole, delle dita, delle unghie e dell’archetto di strumenti a corda come violoncello e contrabbasso, nonché soffiando sulla tastiera con effetto simile ad un flauto di pan, senza dimenticare gli infiniti modi in cui lo strumento può essere “preparato” con l’ausilio di altrettanti infiniti materiali complementari.
Amplificazione: date le caratteristiche dello strumento, il vibrafono si presta all'amplificazione tramite sistema a Pick-up, simile a ciò che si ottiene nella chitarra, applicato ad ogni singola barra o a blocchi di barre. L'amplificazione del vibrafono, come di qualsiasi altro strumento, apre quindi possibilità pressoché infinite di modifica del suono prodotto dallo strumento acustico
Guido Facchin: Le percussioni - pag. 237-274 – ed. Zecchini (Varese), 2014 [ITA]
Gary Burton: Introduction to Jazz Vibes – ed. Creative Music, 1965 [EN]