Ricordati, se un giorno ti capiterà di tornare indietro con lo sguardo — non con i piedi, non con le mani, ma con quel vuoto che a volte ti sveglia nel cuore della notte — ricordati di me. Di questo me che non esiste più. Che forse non è mai esistito davvero se non in un attimo di suono, in un respiro tenuto a lungo, nell’eco di una nota che sfuma prima ancora di poterle dare un nome. Ricordati del suono. Ricordati della musica. Lei è il mio modo di non morire. la pelle dell’anima nei giorni in cui dimenticavo come si vive. il fuoco tiepido che non brucia, ma scalda abbastanza da non farti dimenticare il gelo.
Era notte, sempre notte. Lo è ancora. E nella notte io parlavo con lei, la musica. Lei mi rispondeva senza parole, eppure diceva tutto. Ogni cosa che non avevo il coraggio di confessare, la cantava lei per me. E io... io esistevo solo finché durava la canzone. Dopo, tornavo ombra.
Ricordati di lei.
la ragazza. Quella con gli occhi che guardavano il mondo come se avesse ancora senso sperarci. Quella che toccavi e ti sembrava di toccare qualcosa di fragile e forte insieme. Ricordati di lei perché era la sola cosa vera. Io mentivo a tutti. Anche a me stesso. Ma quando la guardavo... non potevo mentire. Lei sapeva. E quando mi stringeva, era come se dicesse: “Va bene così. Anche se sei rotto. Anche se sei già mezzo via.”
Prenditene cura, ti prego. Anche solo nel ricordo. Anche solo con una canzone che porti il suo nome, anche solo con un gesto con cui la porterai ancora con te. Perché tu senza di lei... non sei. Non eri. E con lei, per un attimo che non torna, sei stato tutto. Sei stato vivo. Sei stato pace. Sei stato felice. Anche se poi non te ne sei accorto fino a quando era troppo tardi per dirlo.
È questo il significato di vivere, sai? È quel momento brevissimo in cui capisci che avevi tutto, e l’hai lasciato andare. Ma non per cattiveria. Per paura, forse. O solo perché non eri pronto a capire.
E adesso che cammini in notti simili a quelle in cui io mi perdevo, apri gli occhi. Ti supplico. Aprili. Guarda questa vita che passa. È una bellezza che non aspetta. Una bellezza che non perdona, se non la riconosci. Afferrala, anche se ti fa male. Anche se ti sembra che non sia per te. Stringila come avresti voluto stringere lei.
ti odio un po' sai ma....
È questo il significato di una vita.
Alle tre del mattino, quando anche i sogni si nascondono, e resti solo col rumore del sangue nelle tempie e il battito della mancanza, ascolta. Senti ciò che sei. Non quello che mostri, non quello che scrivi per gli altri. Ma quello che resta quando tutto tace. È lì che ci sono io. Quel me che non esiste più. Ma che ti guarda ancora. Da dentro. Da lontano.
Ricordati di Me.