c’è, non c’è, lo vedo quando chiudo gli occhi, lo dimentico quando lo fisso troppo a lungo, il ragno, quello che tesse il senso che non esiste, lo tesse con le zampe che non ha, in una lingua che non conosce con la volontà che non percepisce e un destino che non vuole ma continua a filare, lento, scuro, cosmico, e io ci cammino, ci inciampo, ci scrivo sopra come se scrivere servisse a qualcosa, come se la parola potesse diventare nodo, ancora, trattenuta dal vuoto, e invece cade, come tutto, come me, come la domanda che ritorna ogni notte senza risposta.
perché tesse, se non c’è nessuno che guarda
perché tesse, se ogni filo è solo uno specchio del caos che si finge armonia
perché io cerco, se so che non troverò
perché scrivo, se ogni frase è una curva che mi riporta all'inizio
ma continuo
e il ragno lo sa,
non mi ferma,
non mi ascolta
ma c’è
e nel suo esserci senza scopo mi sento visto
e nel suo taccere continuo mi sento chiamato.
le vite, sì, le vite — tutte — intrecciate, sfibrate, sovrapposte come pelle cucita male, i viaggi, gli amori, i pianti, tutto avvolto in una trama che non trattiene nulla ma contiene tutto, e io ci sono dentro, e sento che mi tiene, ma non so se è tenere o se è solo cadere così lentamente da sembrare sostegno
È la malinconia — sì, quella — la vera lingua,
quella che il ragno non parla ma mostra,
quella che sento sotto la pelle quando cerco un perché e trovo una curva
quella che mi accompagna mentre il senso si spezza e la bellezza rimane
assoluta, tragicamente inutile.
non voglio salvare il mondo
non voglio capirlo
voglio solo sapere se lui, il ragno, sa che io lo guardo
se ha sentito i miei passi sulla sua tela
se ha tremato anche solo per un istante
o se tesse anche me
come una storia che non vale
ma va raccontata comunque
e io scrivo.
non per trovare
ma per non perdere tutto
tutto ciò che già non c’è
tutto ciò che manca così tanto da sembrare vero
tutto ciò che solo nel buio prende forma
scrivo
perché se non scrivo
la tela è solo vuoto
e io,
non voglio smettere di cercare
neppure quando so
che non c’è niente da scoprire.