Era il giorno del mio compleanno. Mia mamma era in ospedale da 4 giorni, era in quello stato di non coscienza che io preferisco chiamare limbo. Era il primo compleanno senza mia mamma. Credo che una madre proprio perché ti dà la luce ti lascia al buio, quando non c’è, ti strappa la pelle, il dolore. Io pensavo a tutto questo, il 14 marzo, al mattino, ero ancora a letto e pensavo: molti anni prima, piccola, indifesa, appena nata, eravamo insieme e mi proteggeva! Oggi lei è in un letto d'ospedale con gli occhi chiusi, avranno avuto la gentilezza di coprirle i piedi? I suoi capelli sono raccolti sulla nuca? O sciolti disordinatamente sulle spalle? Intanto di là, in cucina, Giuli cercava di farmi sentire meno dolore e cucinava qualcosa per me che sapeva non dovesse essere qualcosa che abitualmente mangiavo con mia mamma, un piatto neutro che non risvegliasse ricordi, qualcosa che non fosse piaciuto anche a lei! E mi dicevo: quanto è difficile vivere in certi momenti il dolore, vivere con chi ha il cuore spezzato, perché chi ci è vicino non sa davvero cosa dire, cosa fare. Il pranzo è stata una cosa un po' strana: mi faceva sentire in colpa avere fame, non avrei voluto mangiare di gusto…. Come anni anni prima quando morì mio padre: li avrei voluto che la Storia, le notizie dei giornali, le auto che passavano, tutto si fermasse! Anche oggi mi sembrava ingiusto essere lì tutti insieme, ma senza di lei. Tutti hanno cercato di farmi sentire l'amore: regali carini ma sobri, oggetti che in un certo senso erano timidamente discreti, la Cri e Samu.
Il pomeriggio, poi, al mare…. la spiaggia deserta, solitaria, il mare in burrasca: grave come il mio cuore! Poi all’improvviso quell’ onda alta che ci ha bagnati fino alle ginocchia e mi ha strappato un sorriso, e adesso, stavo bene, guardavo le onde, la schiuma, mentre asciugavo i calzini al sole e i miei piedi dai caloriferi dalla macchina. Ero seduta e ogni tanto spostavo lo sguardo dal mare a un punto lontano, là verso l'ospedale, e mentre mi sono aggiustata la sciarpa al collo mi sono ritrovata un capello bianco candido: proprio lì sul nero della sciarpa, così lucido, così bianco... E così evidente sotto i raggi del sole che entravano in macchina, e ho capito, mia mamma mi faceva sapere che c'era. Era come se fosse lì, un suo capello. Mia mamma aveva capelli bellissimi che io non ho avuto in dono, lunghi e morbidi, che portava raccolti. Quante volte guardando i suoi capelli mi era sembrata bella. Ora un suo lungo capello era arrivato fin lì! Non conosciamo il mistero, quello che può succedere, quello che succederà… Era il giorno del mio compleanno, ho preso il capello e Giuli mi ha detto di metterlo in un berretto che avevo portato per scrupolo al mare. L'ho messo lì e poi a casa ho risposto il berretto. Senza più guardare dentro... Per scrupolo? Per paura di non trovarlo?
Era il giorno del mio compleanno. E quello era il suo regalo.
Roberta. 14 Marzo 2021