La sera dello scorso 23 dicembre [2024], nella chiesetta di Agnola, Roberta e Cristina si sono alternate in un momento di riflessione su tematiche legate all'Avvento (Roberta, che ha anche allestito una mostra di presepi) e più in generale al Natale (Cristina). I diversi interventi sono stati intramezzati dall'ascolto di musiche natalizie e si sono conclusi con una breve perorazione della dott.ssa suor Rossella Zilli sul Giubileo della Speranza. Pochi i presenti ma molto intimo e trepidante il clima che si è creato, nel contesto suggestivo della chiesa e del piccolo borgo illuminato dalle luci natalizie e che è stato allietato infine da un momento ricreativo.
Viene qui riprodotto l'intervento di Cristina, così come abbozzato a stampa, dovendo rinunciare invece a quello di Roberta, interamente esposto a braccio.
Esso si è articolato in tre tempi, due dedicati alla lettura di poesie e uno riferendo e commentando il bellissimo episodio accaduto durante la Grande Guerra noto come la Tregua di Natale.
Mia sorella mi ha messo in mano questa antologia sul Natale dei poeti
tutti gli autori del 900 italiano hanno scritto poesie sul Natale
la mia scelta è caduta su autori meno conosciuti semplicemente in base alla suggestione suscitata dai loro testi
In questa prima sessione presenterò una serie di poesie in cui emergono le zone d’ombra: riflessioni sugli aspetti meramente consumistici in cui troppe volte viene vissuto il periodo natalizio, dominate dal dubbio, dall’assenza, dal senso di isolamento o dal ricordo; spesso fa capolino il rimpianto di passati Natali, di un incanto che c’è stato ma che non c’è più.
Divo Barsotti (1914-2006 ) monaco, fondatore della comunità dei figli di Dio ma anche fecondo scrittore, legge il Natale in chiave pastorale e raccoglie nella stagione della preparazione nel periodo di un'attesa che non sembra particolarmente entusiasmare l'uomo, troppo prigioniero dell'egoismo e della carne; ciò consente al poeta di reagire all'indifferenza ed incominciare una conversazione adatta a condurre al desiderio e all'esperienza della presenza di Dio
Vigilia di Natale
Che cosa vogliono gli uomini?
Dio si è allontanato per sempre?
ogni cosa precipita giù turbina in un vento
di tempesta e poi cade in un silenzio
di morte
E’ la vigilia di Natale
e nessuno lo sa
Dalle finestre chiuse
gli uomini come prigionieri
guardano nella strada che è deserta
Giovanni Cristini (1925-1995) poeta e giornalista. L’ ispirazione della poesia di Cristini è stata di tipo religioso ma di una religiosità che col passare degli anni è diventata una personale avventura di ricerca, di inquietudini, di conferme. In questa poesia Cristini propone innanzitutto l'immagine tradizionale del Natale coniata attraverso il presepe, dall'odore del muschio e il luccicare della carta stagnola. Ma esiste un'altra nascita, quella più incarnata, che guarda al dolore e alla povertà delle creature. L'uomo Infatti ha bisogno di sostentamento ma soprattutto di valori per scaldare il proprio cuore ormai affogato tra le fibre squallide della televisione e l'arsura di una vaga assenza. In riferimento al mondo misero e feroce non crepita altra soluzione che il messaggio pastorale e innocente del Bimbo
Cartoline per Natale
Ho ricevuto il tuo
rosso ventaglio di versi per Natale.
Lo ventilavano gli angeli
scuotendo piano le ali
C'era la carta stagnola
che mi ricorda il laghetto
del presepio bambino,
e il vischio dal profumo
lieve di muschio,
l'arancia il mandarino
e il traino sulla neve
dell'asinello divino.
La bottiglia di vino
era la verità del cuore
che si rallegra e la festa
al fuoco del camino
che brilla e arde nel fondo
tenacemente ancora contadino
Ma oggi quale Natale
se sul dosso bianco di neve
più non arranca l'asino
con il suo traino dorato;
se gli alberi del Prato
non hanno più cristalli sulle dita,
e il torrente ghiacciato
più non muove il mulino;
se i cammelli hanno perso
la strada della stella
e la capanna è vuota
e sulla buia pietra del camino
non c'è che un po' di cenere
e carbo
non c'è più pane;
e per scaldarsi il cuore
l'uomo alza le mani
tremanti (quasi una resa mortale)
al freddo fuoco del televisore?
Raffaele Crovi (1934-2007) , scrittore, giornalista, poeta, critico letterario, autore televisivo, sceneggiatore, editore italiano, politico di aria cattolica: nella sua poesia riferisce di un Natale quasi improvviso, coperto della sua naturale fulgida trasparenza; la purezza del Natale deriva da Cristo, l'unico in grado di sciogliere dall'invadenza consumistica e dallo spreco. Così l'uomo si prepara a cogliere la nascita del Salvatore il quale riscatta ogni vivente dalla solitudine della nudità perché tutto quel che avviene nel mondo avviene per sua volontà. Pure la sua nascita.
Natale tra i prodighi
Il respiro filtrato delle caldaie
dà calore alle case. D’improvviso
è Natale e la città esiste,
godibile di voci e suoni lenti
dopo il chiassoso attrito
del commercio dei doni, dello spreco
che il povero ha creduto allegra festa.
La gioia comperata è innaturale,
contrattando si perde l'innocenza
E’ Natale tra i prodighi. La città
è preparata per Cristo: calda e buia
è deserto, prigione, nuda stalla.
Elio Fiore ; nato nel 1935 fu segnato nell'intimo dagli oàrrori della guerra, ancora bambino rimase sepolto insieme alle madre dalle rovine del bombardamento del 19 luglio 1943 nel quartiere romano di San Lorenzo, persa la casa, ospite della nonna in Trastevere assistette al rastrellamento degli ebrei del ghetto di Roma mandati allo sterminio il 16 ottobre 1943; di umili origini, per il suo talento di poeta riuscì ad introdursi negli ambienti letterari della capitale e fu molto apprezzato da letterati e critici.
p 61 Io non so come
.....
La Tregua di Natale
-l’episodio dalle parti di Ypres, sul fronte occidentale, spontanea, contrastata dai capi
-forse anche una partita di calcio
-l’episodio si seppe perché arrivarono molte lettere che lo raccontavano
-se ne parlò quindi anche sui giornali ma gli stati maggiori misero a tacere
-in tempi recenti interesse verso episodio fa si che lettere raccolte e pubblicate
-1914, non dopo: spirito natalizio compromesso nel lungo periodo
- cosa ci insegna: Natale non può salvare il mondo ma fare miracoli
la testimonianza di un soldato inglese che ebbe modo di assistere di persona a questo evento.
"Janet, sorella cara, sono le due del mattino e la maggior parte degli uomini dormono nelle loro buche, ma io non posso addormentarmi se prima non ti scrivo dei meravigliosi avvenimenti della vigilia di Natale. In verità, ciò che è avvenuto è quasi una fiaba, e se non l'avessi visto coi miei occhi non ci crederei. Prova a immaginare: mentre tu e la famiglia cantavate gli inni davanti al focolare a Londra, io ho fatto lo stesso con i soldati nemici qui nei campi di battaglia di Francia!
"Le prime battaglie hanno fatto tanti morti, che entrambe le parti si sono trincerate, in attesa dei rincalzi. Sicché per lo più siamo rimasti nelle trincee ad aspettare. Ma che attesa tremenda! Ci aspettiamo ogni momento che un obice d'artiglieria ci cada addosso, ammazzando e mutilando uomini. E di giorno non osiamo alzare la testa fuori dalla terra, per paura del cecchino. E poi la pioggia: cade quasi ogni giorno. Naturalmente si raccoglie proprio nelle trincee, da cui dobbiamo aggottarla con pentole e padelle.
E con la pioggia è venuto il fango, profondo un piede e più. S'appiccica e sporca tutto, e ci risucchia gli scarponi. Una recluta ha avuto i piedi bloccati nel fango, e poi anche le mani quando ha cercato di liberarsi...» «Con tutto questo, non potevamo fare a meno di provare curiosità per i soldati tedeschi di fronte noi. Dopo tutto affrontano gli stessi nostri pericoli, e anche loro sciaguattano nello stesso fango. E la loro trincea è solo cinquanta metri davanti a noi."
"Tra noi c'è la terra di nessuno, orlata da entrambe le parti di filo spinato, ma sono così vicini che ne sentiamo le voci. Ovviamente li odiamo quando uccidono i nostri compagni. Ma altre volte scherziamo su di loro e sentiamo di avere qualcosa in comune. E ora risulta che loro hanno gli stessi sentimenti. Ieri mattina, la vigilia, abbiamo avuto la nostra prima gelata. Benché infreddoliti l'abbiamo salutata con gioia, perché almeno ha indurito il fango."
"Durante la giornata ci sono stati scambi di fucileria. Ma quando la sera è scesa sulla vigilia, la sparatoria ha smesso interamente. Il nostro primo silenzio totale da mesi! Speravamo che promettesse una festa tranquilla, ma non ci contavamo." Soldati che fraternizzano fuori dalle trincee? "Di colpo un camerata mi scuote e mi grida: Vieni a vedere! Vieni a vedere cosa fanno i tedeschi! Ho preso il fucile, sono andato alla trincea e, con cautela, ho alzato la testa sopra i sacchetti di sabbia».
«Non ho mai creduto di poter vedere una cosa più strana e più commovente. Grappoli di piccole luci brillavano lungo tutta la linea tedesca, a destra e a sinistra, a perdita d'occhio. Che cos'è?, ho chiesto al compagno, e John ha risposto: 'alberi di Natale!' Era vero. I tedeschi avevano disposto degli alberi di Natale di fronte alla loro trincea, illuminati con candele e lumini." "E poi abbiamo sentito le loro voci che si levavano in una canzone: ' stille nacht, heilige nacht…'. Il canto in Inghilterra non lo conosciamo, ma John lo conosce e l'ha tradotto: 'notte silente, notte santa'.
Non ho mai sentito un canto più bello e più significativo in quella notte chiara e silenziosa. Quando il canto è finito, gli uomini nella nostra trincea hanno applaudito. Sì, soldati inglesi che applaudivano i tedeschi! Poi uno di noi ha cominciato a cantare, e ci siamo tutti uniti a lui: 'the first nowell (1) the angel did say…'. Per la verità non eravamo bravi a cantare come i tedeschi, con le loro belle armonie. Ma hanno risposto con applausi entusiasti, e poi ne hanno attaccato un'altra: 'o tannenbaum, o tannenbaum…'. A cui noi abbiamo risposto: 'o come all ye faithful…'. (2) E questa volta si sono uniti al nostro coro, cantando la stessa canzone, ma in latino: 'adeste fideles…'». «Inglesi e tedeschi che s'intonano in coro attraverso la terra di nessuno!" "Non potevo pensare niente di più stupefacente, ma quello che è avvenuto dopo lo è stato di più. 'Inglesi, uscite fuori!', li abbiamo sentiti gridare, 'voi non spara, noi non spara!'.
Nella trincea ci siamo guardati non sapendo che fare. Poi uno ha gridato per scherzo: 'venite fuori voi!'. Con nostro stupore, abbiamo visto due figure levarsi dalla trincea di fronte, scavalcare il filo spinato e avanzare allo scoperto." "Uno di loro ha detto: 'Manda ufficiale per parlamentare'. Ho visto uno dei nostri con il fucile puntato, e senza dubbio anche altri l'hanno fatto - ma il capitano ha gridato 'non sparate!'. Poi s'è arrampicato fuori dalla trincea ed è andato incontro ai tedeschi a mezza strada. Li abbiamo sentiti parlare e pochi minuti dopo il capitano è tornato, con un sigaro tedesco in bocca!" "Nel frattempo gruppi di due o tre uomini uscivano dalle trincee e venivano verso di noi.
Alcuni di noi sono usciti anch'essi e in pochi minuti eravamo nella terra di nessuno, stringendo le mani a uomini che avevamo cercato di ammazzare poche ore prima». «Abbiamo acceso un gran falò, e noi tutti attorno, inglesi in kaki e tedeschi in grigio. Devo dire che i tedeschi erano vestiti meglio, con le divise pulite per la festa. Solo un paio di noi parlano il tedesco, ma molti tedeschi sapevano l'inglese. Ad uno di loro ho chiesto come mai. 'Molti di noi hanno lavorato in Inghilterra', ha risposto. 'Prima di questo sono stato cameriere all'Hotel Cecil." "Forse ho servito alla tua tavola!' 'Forse!', ho risposto ridendo. Mi ha raccontato che aveva la ragazza a Londra e che la guerra ha interrotto il loro progetto di matrimonio. E io gli ho detto: 'non ti preoccupare, prima di Pasqua vi avremo battuti e tu puoi tornare a sposarla'. Si è messo a ridere, poi mi ha chiesto se potevo mandare una cartolina alla ragazza, ed io ho promesso. Un altro tedesco è stato portabagagli alla Victoria Station.
Mi ha fatto vedere le foto della sua famiglia che sta a Monaco. Anche quelli che non riuscivano a parlare si scambiavano doni, i loro sigari con le nostre sigarette, noi il tè e loro il caffè, noi la carne in scatola e loro le salsicce. Ci siamo scambiati mostrine e bottoni, e uno dei nostri se n'è uscito con il tremendo elmetto col chiodo! Anch'io ho cambiato un coltello pieghevole con un cinturame di cuoio, un bel ricordo che ti mostrerò quando torno a casa." "Ci hanno dato per certo che la Francia è alle corde e la Russia quasi disfatta.
Noi gli abbiamo ribattuto che non era vero, e loro. 'Va bene, voi credete ai vostri giornali e noi ai nostri'». «E' chiaro che gli raccontano delle balle, ma dopo averli incontrati anch'io mi chiedo fino a che punto i nostri giornali dicano la verità. Questi non sono i 'barbari selvaggi' di cui abbiamo tanto letto. Sono uomini con case e famiglie, paure e speranze e, sì, amor di patria. Insomma sono uomini come noi. Come hanno potuto indurci a credere altrimenti? Siccome si faceva tardi abbiamo cantato insieme qualche altra canzone attorno al falò, e abbiamo finito per intonare insieme - non ti dico una bugia - 'Auld Lang Syne'. Poi ci siamo separati con la promessa di rincontraci l'indomani, e magari organizzare una partita di calcio.
E insomma, sorella mia, c'è mai stata una vigilia di Natale come questa nella storia? Per i combattimenti qui, naturalmente, significa poco purtroppo. Questi soldati sono simpatici, ma eseguono gli ordini e noi facciamo lo stesso. A parte che siamo qui per fermare il loro esercito e rimandarlo a casa, e non verremo meno a questo compito." "Eppure non si può fare a meno di immaginare cosa accadrebbe se lo spirito che si è rivelato qui fosse colto dalle nazioni del mondo." "Ovviamente, conflitti devono sempre sorgere. Ma che succederebbe se i nostri governanti si scambiassero auguri invece di ultimatum? Canzoni invece di insulti? Doni al posto di rappresaglie? Non finirebbero tutte le guerre?
Il tuo caro fratello Tom.""
Oggi più che mai la società sembra essere caratterizzata da individui distanti, quasi isole separate, in una condizione di isolamento che pare prevalere. Tuttavia, durante il tempo della Natività, questo senso di isolamento si dissolve, grazie al potere delle tradizioni che ci riportano insieme. La rievocazione della nascita di Gesù diventa un momento di riscoperta della comunità, in cui il recupero dei valori antichi ci permette di riconnetterci gli uni agli altri riscoprendo l'importanza del legame umano e della condivisione.
Marcello Camilucci 1910-1999 professore di letteratura ma anche critico letterario e scrittore a sua volta, nelle le sue opere traspare un intima religiosità dove respirano ispirazioni tenace e delicate che propongono le mete di una sconvolgente presenza del divino. Gli sguarci di questa sacralità impagliano l'autore al mistero natalizio avidamente consegnato con una speranza che incoraggia ed eleva. Allora le memorie del passato e i segni del presente riconducono tra i fili di uno slancio che giustifica il colloquio con il Dio delle altezze e il mistero del Natale si segna nel silenzio sordo ai rumori del tempo. Di Marcello Camilucci si propongono due testi
Al Dio che nasce
La tua vita mi tiene
in piedi, il tuo sguardo
mi dà coraggio a guardare
avanti, dove tu camminasti
alle origini del mondo, dove
ancora attendi il pellegrino.
Ed ecco tocco le cose
e mi rispondono, le creature
mescolano riso e pianto
entro le mie mani, bevo
e nella faccia ritrovo
il mio volto d’Adamo.
Un volto antico di pena,
un volto giovane di speranza.
Ricordo di una Natale
Il paese, sotto la neve, canuto,
invecchia: scricchiolii, tremori, si rattrappisce lento su se stesso…
Nel fumo dei camini si perdono
sogni diafani, pallidi fantasmi
o fate celesti, occhi di corallo…
l'isola fumosa del caffè raccoglie
I naufraghi esiliati dalla noia
I Vagabondi dei giorni senza meta.
Ad un tratto, in mezzo alla piazza,
un bambino nudo, tenero Rosa,
un filo di paglia nell’oro dei capelli
ed un chiodo nero nel minuscolo pugno,
squarcia la Bruma, incanta gli occhi,
ed è, anche per chi l'aveva cancellato,
sepolto tra i giocattoli dell'infanzia,
Natale, una mezzanotte trafitta di stelle.
Concludiamo con due liriche di Giuseppe Cassinelli (1928-2017), poeta locale, nato ad Imperia ma vissuto nella ns Spezia, acuto studioso di poeti Liguri, finissimo critico letterario, riservato, introverso, la sua opera poetica, rara e preziosa, è caratterizzata da uno stupore quasi infantile che l'autore esprime di fronte al mondo della natura al fluire della vita e l'attitudine a trasfigurare il paesaggio intonato agli stati d'animo. L'ispirazione del Cassinelli è caratterizzata da una fermissima fede in Dio, da un impegno mistico che supera le griglie, le facezie della festa mondana, per cogliere il miracolo della nascita di Gesù Bambino sorgente d'amore.
Ali clementi non fioriscono
Sono usciti i gabbiani a bere vento
dalle scogliere che carrubo preda
e l'agave incorona
alti e solenne se li porta l'aria
a cercare sereno
confine, né si curano dei lumi
che oggi Natale rende a questo corso
cittadino diversi.
narra un antico che il sereno uccello
allor che sente più grave il suo cuore, si rende alle clementi
alcionesse compagno,
e quelle lo trasportano lontano a trovare pace
Questo narra L'antico
ma tra noi non fioriscono
ali clementi, pietà non ridesta
uomo da lupo. E i lumi di Natale
fingono solo un elusiva festa.
Tempo di cornamuse
Da remoti paesi di campane,
sui bianchi lievi dell'aria ritorna
tempo di cornamuse. Come un cane
mansueto posa presso i villaggi dove,
nell’appanata quiete delle stanze,
bimbi dormono ancora sul mattino.
Io pure l’ebbi, un tempo,
il miracolo di Gesù Bambino.