Il padre di Galileo, Vincenzio Galilei, è un musicista e teorico della musica. Studia musica a Venezia sotto Gioseffo Zarlino.
La presenza della musica nella famiglia di Galileo è molto importante perché nella cultura dell'epoca la musica è collegata alla matematica e in particolare le teorie delle proporzioni numeriche. Il collegamento tra musica e proporzioni numeriche è presente sin dai tempi di Pitagora, nel sesto secolo a.C. Pitagora ipotizzava che esistessero quattro numeri sonori 1-2-3-4 e che i veri accordi musicali della lira derivassero dal rapporto tra le lunghezze delle corde rappresentate da questi numeri, cioè 4/3, 4/2, 4/1, 3/2, 3/1, 2/1.
Nel 1588-89, Vincenzio Galilei ha una dura polemica con Zarlino. Zarlino proponeva una teoria basata su 6 numeri sonori interi che corrispondono alle lunghezze delle corde vibranti che regolano gli accordi con i loro rapporti, ad esempio 3/2.
Nell'opera di Dialogo della musica antica e della moderna, pubblicata nel 1589, Vincenzio Galilei contesta la semplice teoria aritmetica di Zarlino in base alle considerazioni che la pratica musicale del tempo non si adegui a questo o ad altri sistemi numerici costruiti a priori.
Vincenzio Galilei sostiene tra le altre cose che era necessario considerare rapporti regolati dalla radice quadrata di 2.
Esegue esperimenti in cui gli stessi accordi sono ottenuti non in base alle proporzioni tra la lunghezza delle corde ma mantenendo costante la lunghezza e variando la tensione applicata la corda mediante un peso.
Vincenzo Galilei verifica sperimentalmente che le frequenze sonore dipendono non solo dai rapporti tra le lunghezze delle corde ma anche dall'inverso del quadrato della tensione applicata al loro estremo.