27/11/2025
Nessuna fretta in merito a tagli ulteriori dei tassi, con la buona notizia di una possibile robusta crescita economica all'orizzonte.
Sono i due elementi principali contenuti nel verbali dell'ultima riunione della Bce di fine ottobre, svoltasi a Firenze. Il board della Banca Centrale Europea vede l'attuale tasso del 2% come un'ancora di stabilità, di fronte a un'economia che mostra una maggiore resilienza del previsto e a un'inflazione allineata agli obiettivi. "Il livello attuale dei tassi è sufficiente per gestire eventuali choc", si legge nei verbali, anche se -va segnalato- non mancano divergenze all'interno del Consiglio Direttivo, diviso come spesso avviene tra falchi e colombe. Sul fronte dei dati, "il clima positivo è guidato da prospettive macroeconomiche più solide del previsto nell'area Euro e negli Stati Uniti, entrambe le economie continuano a mostrare una resilienza superiore alle aspettative rispetto al conflitto commerciale in corso e alle difficoltà geopolitiche", spiega Francoforte, sottolineando che gli "indicatori di mercato sulle aspettative di crescita dell'Eurozona continuano a suggerire una robusta espansione economica". Si continua in ogni caso a navigare a vista: "una valutazione complessiva a dicembre con ulteriori dati in arrivo consentirà un'analisi più approfondita sull'orientamento di politica monetaria più appropriato", chiosa la Bce nei verbali.
26/11/2025
L'Europa rifocalizza l'attenzione sugli asset russi congelati, mentre la partita diplomatica sull'Ucraina sembra subire un'accelerazione.
A farsene portavoce la presidente della Commissione Von Der Leyen nel corso della videoconferenza -ieri- della Coalizione dei Volenterosi, anticipando quello che oggi potrebbe rappresentare un tema centrale della riunione dei Ministri degli Affari Esteri europei. Il presidente francese Macron ha promesso che una soluzione per "garantire i finanziamenti" all'Ucraina sulla base dei beni russi congelati sarà "definita nei prossimi giorni". Il tempo corre: entro il Consiglio Europeo di metà dicembre un'intesa va trovata, aggirando il blocco del Belgio - ma non solo. Macron è stato molto critico verso Mosca: "non c'è chiaramente la volontà russa di avere un cessate il fuoco", ha dichiarato, dicendosi favorevole a un "esercito ucraino forte'' e senza "limitazioni". La riunione della Coalizione ha visto la partecipazione a sorpresa del segretario di Stato americano Rubio e l'impegno britannico -nella persona del premier Starmer- a fare fronte comune con l'Europa, sulla questione degli asset russi congelati. Londra vede passi nella giusta direzione sul piano di pace, e ritiene che il focus debba spostarsi sulla pianificazione e sul finanziamento del futuro esercito ucraino. Il cancelliere tedesco Merz ha insistito sulla necessità di un pieno consenso e coinvolgimento dell'Europa in qualsiasi piano di pace riguardi i suoi interessi, mentre la premier Meloni ha ribadito la necessità di solide garanzie di sicurezza per Kiev.
25/11/2025
L'Europa e la Coalizione dei Volenterosi osservano con attenzione l'evolversi dei negoziati sul piano di pace per l'Ucraina - ore cruciali che si incrociano con la già prevista videoconferenza della Coalizione dei Volenterosi.
Il presidente francese Macron ha avuto modo di definire l'iniziativa americana un passo nella giusta direzione, ma con aspetti che vanno discussi, negoziati e migliorati. Macron ha addossato alla Russia la colpa di non aver mai cercato seriamente una pace duratura, ed è tornato a chiedere garanzie di sicurezza forti, con il dispiegamento di una forza internazionale e un esercito ucraino in grado di prevenire future invasioni. "Finalmente c'è la possibilità di realizzare veri progressi verso una buona pace" fra Ucraina e Russia, ha affermato Macron. Il premier britannico Starmer ha notato che Kiev ha proposto cambiamenti costruttivi alla proposta di pace: Londra vede passi nella giusta direzione, con una progressiva convergenza verso i punti principali del testo rivisto. Per Starmer, il focus deve spostarsi sulla pianificazione e sul finanziamento del futuro esercito ucraino. Starmer ha citato anche la questione irrisolta degli asset russi congelati, dicendosi pronto a fare fronte comune con l'Europa. Il cancelliere tedesco Merz ha avuto un colloquio telefonico con il presidente Zelensky. Chi continua a giocare la sua partita in solitario appare il premier ungherese Orban, che venerdì dovrebbe incontrare a Mosca il presidente russo Putin.
21/11/2025
Lancia un avvertimento all'Italia la Commissione Europea sul golden power, dopo il caso Unicredit-Banco Bpm: "pur essendo volta a tutelare la sicurezza nazionale e l'ordine pubblico" la normativa "per come applicata dalle autorità italiane rischia di consentire interventi ingiustificati per motivi economici, compromettendo i principi della libertà di stabilimento e della libera circolazione dei capitali nel mercato unico.
Inoltre, la normativa italiana si sovrappone alle competenze esclusive della Banca centrale europea nell'ambito del Meccanismo di Vigilanza Unico", scrive Bruxelles, formalizzando l'avvio della procedura di infrazione contro Roma per l'uso del golden power sulle fusioni bancarie. Insomma, violazione della normativa comunitaria e sovrapposizione al ruolo di supervisione della Bce sono le principali accuse contenute nella missiva, che dà due mesi di tempo all'Italia per replicare. Il Ministro dell'Economia Giorgetti ha preso tempo e ha aperto alla collaborazione, annunciando una prossima proposta normativa: "sulla base delle valutazioni risponderemo ai rilievi che ci vengono mossi nelle sedi competenti. Con spirito costruttivo e collaborativo faremo una proposta che farà chiarezza e supererà le obiezioni. Siamo convinti che permetterà di avere un quadro di competenze condiviso", ha reso noto. L'Ops di Unicredit, casus belli dell'intera vicenda, è stata abbandonata lo scorso luglio, dopo l'imposizione di una serie di condizioni da parte da parte del Governo per il via libera.
18/11/2025
Farà tappa oggi a Madrid per incontrare il premier Sanchez e Re Felipe il presidente ucraino Zelensky, nel suo tour europeo, necessario a rafforzare le capacità di difesa di Kiev, in un momento estremamente critico.
La visita in Francia si è rivelata estremamente proficua per Zelensky, "una nuova tappa nei rapporti bilaterali" - l'ha definita il presidente francese Macron. Al di là del valore politico, la dichiarazione di intenti firmata da Parigi e Kiev racchiude un significativo upgrade delle capacità militari ucraine, anche se tempistiche e costi restano da definire: l'intesa prevede la fornitura a Kiev di fino a 100 caccia Rafale, i velivoli più avanzati della flotta transalpina. Per l'Ucraina l'impiego dei Rafale rappresenterebbe un importante salto tecnologico. Il piano decennale, che include anche sistemi di difesa aerea come i Samp-T, le munizioni e i droni, ha un obiettivo preciso: ricostruire e consolidare le capacità di difesa ucraine dopo un eventuale cessate il fuoco, garantendo un livello di deterrenza sufficiente a scoraggiare future aggressioni. Nelle scorse settimane Zelensky ha firmato una lettera di intenti analoga con Stoccolma, per la fornitura di caccia Gripen. Su un altro fronte, quello dei finanziamenti a Kiev per evitarne il collasso economico in primavera, la presidente della Commissione Von Der Leyen in una lettera ha fornito rassicurazioni al Belgio in merito all'eventuale utilizzo degli asset russi congelati. Obiettivo: raggiungere un'intesa a metà dicembre.
17/11/2025
Fino a 100 caccia Rafale nei prossimi dieci anni: Francia e Ucraina hanno siglato una dichiarazione di intenti che -parole del presidente Macron- segna una nuova tappa nei rapporti bilaterali.
Un'intesa che, come ha specificato Macron, proietta l'alleanza militare tra Kiev e Parigi su un orizzonte temporale ampio e che include anche sistemi di difesa aerea come i Samp-T, le munizioni e i droni. Un rafforzamento del genere, per quantità e qualità, ha anche l'obiettivo di rigenerare l'esercito ucraino in ottica futura, come deterrenza verso nuovi attacchi russi. Si tratta, per quanto riguarda i Rafale, della maggiore commessa mai ricevuta da Parigi - resta però il punto interrogativo sulla tempistica e sui costi. La fabbrica di produzione dei Rafale, nei pressi di Bordeaux, ne produce circa tre al mese. Un'intesa storica, per il presidente ucraino Zelensky, impegnato a galvanizzare truppe e popolazione, fiaccate da giorni di offensiva russa ai confini e sulle città, dallo scandalo corruzione e dal rischio di finanze pubbliche a secco dalla prossima primavera, qualora l'Unione Europea non sbloccasse nuovi sostanziosi pacchetti di aiuti. Zelensky ha già firmato una lettera di intenti analoga con la Svezia lo scorso mese per i caccia Gripen, e nelle prossime ore sarà a Madrid, per incontrare il premier Sanchez e Re Felipe.
17/11/2025
Dopo aver siglato venerdì un'intesa commerciale con la Svizzera, abbassando i dazi sui prodotti elvetici al 15%, i riflettori dell'amministrazione Trump in materia tariffaria tornano a illuminare l'Unione Europea.
Torna la tensione sul fronte dazi tra Stati Uniti ed Europa. Il caponegoziatore americano al Commercio Greer, in un'intervista al Financial Times, ha affermato che i dazi comunitari sulle esportazioni statunitensi sono ancora troppo elevati, il che rende la questione commerciale un "punto critico" nei rapporti con Washington, almeno secondo Greer. La frustrazione americana sarebbe legata soprattutto alle tempistiche dei tagli tariffari al di qua dell'Atlantico: Bruxelles aveva promesso -come parte dell'intesa siglata ad agosto- di abbassare i dazi sui beni industriali americani, sui prodotti ittici, sulla carne di maiale e su altri prodotti agricoli, ma -lamenta Washington- nulla di tutto questo è ancora avvenuto, in attesa del via libera del Parlamento Europeo. Via libera che non dovrebbe arrivare prima di febbraio, considerato che all'esame di Strasburgo c'è attualmente la questione tariffaria su alluminio e acciaio. Greer, che sarà in Europa tra mercoledì e sabato per proseguire le trattative con la Commissione, sembra però tralasciare che -al netto dei ritardi- l'intesa euroamericana nasceva asimmetrica e sbilanciata a favore di Washington, mentre l'amministrazione Trump continua ad esercitare forti pressioni sull'Unione Europea per piegare a proprio favore le normative in materia climatica e corporate, senza contare la crescente insofferenza americana verso la legislazione comunitaria tech e digitale.
15/11/2025
Donald Trump tenta una controsterzata, nello scandalo legato al finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, dirottando le attenzioni dei media e dell'opinione pubblica lontano da sè, dopo le imbarazzanti rivelazioni contenute nei 23mila documenti già resi pubblici -documenti che indicano un rapporto più profondo e sospetto fra Trump ed Epstein, rispetto a quanto finora rivelato dallo stesso tycoon.
Ieri Trump ha dato mandato al Dipartimento della Giustizia di indagare i rapporti tra Epstein ed alcuni esponenti del Partito Democratico, nonchè del settore bancario. Sui social non ha esitato a fare nomi, quali l'ex-presidente Clinton, l'ex-segretario al Tesoro Summers, il fondatore di Linkedin Hoffman e alcune banche, come Jp Morgan e Chase. Trump ha insinuato che lo scandalo coinvolga solo i Dem americani, ma -ironia della sorte- lo ha fatto proprio nel giorno in cui è riemersa una e-mail dell'ormai defunto Epstein, che sostiene di aver passato il Giorno del Ringraziamento del 2017 con Trump - 13 anni dopo la presunta interruzione dei rapporti tra i due, almeno stando alla versione presidenziale. La verità è che l'ombra di Epstein potrebbe travolgere dalla tomba Trump: qualora la Camera la prossima settimana votasse per la desecretazione di tutti i files relativi alle indagini su Epstein, e qualora nuove clamorose rivelazioni dovessero emergere, il presidente rischierebbe una rivolta nella sua stessa base Maga. Un magma che ha prosperato per anni con teorie cospirazioniste contro il presunto deep state americano. E che ora teme di trovarvi implicato il suo stesso leader e presidente.
12/11/2025
Uno scudo per la democrazia europea e per difendere i processi elettorali comunitari dalle interferenze straniere: la Commissione ha presentato una proposta che contiene una serie di misure per contrastare la minaccia che autocrazie e dittature, in espansione a livello globale, pongono per l'Europa.
Il piano ruota intorno alla costituzione di un nuovo Centro Europeo per la Resilienza Democratica, che riunirà le competenze e le risorse dell'Unione e degli Stati membri, con l'obiettivo di aumentare la "capacità collettiva di anticipare, individuare e rispondere alle minacce e costruire la resilienza democratica". I Paesi potranno aderire su base volontaria al Centro, che opererà come un hub dedicato allo scambio tra le istituzioni e i 27, collegando strutture esistenti che si occupano delle minacce nello spazio informativo. "La democrazia liberale è sotto attacco. Assistiamo a campagne -anche russe- concepite per polarizzare i nostri cittadini, minare la fiducia nelle nostre istituzioni e inquinare la politica nei nostri Paesi. Se vogliamo che la democrazia prevalga, dobbiamo difenderla meglio", ha affermato l'Alta rappresentante Kallas. C'è sempre un ma: l'intero piano si poggia sulla volontarietà di unirsi alla difesa democratica da parte dei Paesi europei, con la Commissione che si limita a offrire una cassetta degli attrezzi e una torre di controllo come il Centro. Con democrazie già traballanti come quella ungherese e senza vincoli reciproci, potrebbe rivelarsi l'ennesimo esercizio collettivo di buone intenzioni.
7/11/2025
Il monito sul rischio di apocalisse climatica ha aperto la seconda giornata del Vertice sul Clima a Belem.
"Il conflitto in Ucraina ha vanificato anni di sforzi per ridurre le emissioni di gas serra e ha portato alla riapertura delle miniere di carbone. Spendere per le armi il doppio di quanto destinato all'azione per il clima significa spianare la strada all'apocalisse climatica. Non ci sarà sicurezza energetica in un mondo in fiamme", ha affermato Lula, che ha insistito molto sulla necessità di abbandonare gradualmente i combustibili fossili, durante la sessione dedicata alla transizione energetica. Il Brasile, ha annunciato Lula, istituirà un fondo per finanziare la lotta ai cambiamenti climatici e promuovere la giustizia climatica". Intanto più di 50 Paesi hanno già firmato la dichiarazione di lancio del Fondo per le foreste tropicali, un'iniziativa proposta dal Brasile, che ha ottenuto oltre di 5 miliardi di dollari in finanziamenti, di cui 3 dalla Norvegia. La presidente della Commissione Europea Von Der Leyen ha annunciato che gli obiettivi globali per triplicare la capacità delle energie rinnovabili e raddoppiare l'efficienza energetica entro il 2030 sono ormai a portata di mano. E su un altro fronte: il presidente francese Macron ha aperto alla firma dell'accordo commerciale Mercosur -la Francia rappresenta ormai l'ultimo ostacolo in Europa, in vista della ratifica a dicembre- scatenando l'ira degli agricoltori transalpini.
7/11/2025
Prosegue oggi a Belem il vertice dei leader mondiali per la Cop-30: il vertice della verità, secondo il presidente brasiliano Lula, un summit chiamato a prendere impegni concreti per il clima.
La premessa però, con l'assenza del presidente americano Trump e il leader cinese Xi, che insieme rappresentano il 40% delle emissioni globali, non appare incoraggiante: a questo va aggiunta un'Europa presente sì in forze, ma che ha diluito i suoi stessi impegni di riduzione delle emissioni entro il 2040, salvando le apparenze numeriche, ma abbassando l'asticella delle ambizioni, nel nome della flessibilità. Europa che però, secondo le stime della Commissione, ha tagliato lo scorso anno le emissioni di CO2, mentre il mondo le aumentava di oltre 50 miliardi di tonnellate. La buona notizia arriva intanto dal lancio di un fondo per la protezione delle foreste tropicali, pari a oltre 5 miliardi di dollari - iniziativa brasiliana, insieme a diversi Paesi del sud del globo. Lunedì si apriranno i negoziati veri e propri a livello tecnico: al contenimento del riscaldamento climatico entro il grado e mezzo, come previsto dagli accordi di Parigi, non sembra più credere realmente nessuno, considerato il delicato contesto geopolitico, ma il fronte ecologista intende appropriarsi di questa Cop per tornare a imporre un'agenda green ed evitare il rischio di una catastrofe climatica.
24/10/2025
Stop ai combattimenti e avvio dei negoziati per un cessate il fuoco sull'attuale linea di contatto degli eserciti. Il premier britannico Starmer fissa -al termine della Coalizione dei Volenterosi a Londra- le basi negoziali da cui ripartire, dopo l'apparente fallimento del tentativo europeo di usare gli asset russi congelati quale collaterale per un prestito di riparazione all'Ucraina. Prestito sul quale la Commissione Europea promette a presto opzioni, e al quale è pronta a unirsi anche Londra.
"La vostra sicurezza è la nostra sicurezza", ha affermato Starmer rivolgendosi al presidente Zelensky in conferenza stampa, prima di aggiungere: "Putin è l'unica persona che non vuole fermare questa guerra. Dobbiamo rispondere, lavorando con gli Stati Uniti, per incrementare la pressione su Putin, e riportarlo al tavolo negoziale". Downing Street ha illustrato un'agenda concreta: colpire in modo definitivo le esportazioni russe di gas e petrolio, usare gli asset russi congelati - superando il blocco posto dal Belgio,la fornitura a Kiev di armi a lungo raggio, l rafforzamento della difesa ucraina e dell'infrastruttura energetica. Fino alle garanzie di sicurezza future per Kiev, una volta raggiunto il cessate il fuoco. La Francia, secondo quanto annunciato dal presidente Macron, consegnerà nei prossimi giorni ulteriori missili antiaerei Aster all'Ucraina, insieme a caccia Mirage. Il presidente ucraino Zelensky ha invitato tutti a non premiare l'aggressore con uno scambio di territori, anche per non incoraggiare future aggressioni. Secondo l'agenzia di stampa Bloomberg, l'Italia starebbe finalizzando il dodicesimo pacchetto di aiuti militari all'Ucraina su munizioni e missili Samp/T per la difesa antiaerea.
24/10/2025
Verso la conclusione del summit della Coalizione dei Volenterosi a Londra, dove al centro della discussione ci sono le richieste di Kiev di ottenere missili a lungo raggio.
Le dichiarazioni dei leader presenti o in videocollegamento indicano un moderato ottimismo, dopo l'annuncio delle sanzioni americane sul petrolio russo: il presidente francese Macron parla di un punto di svolta, il britannico Starmer ha messo a punto un'agenda concreta, che parte dal colpire in modo definitivo le esportazioni russe di gas e petrolio, prosegue con l'utilizzo degli asset russi congelati - superando il blocco posto in sede europea dal Belgio, include per l'appunto la fornitura a Kiev di armi a lungo raggio, oltre che il rafforzamento della difesa ucraina e dell'infrastruttura energetica di Kiev. Fino alle garanzie di sicurezza future per l'Ucraina, una volta raggiunto il cessate il fuoco. Intanto secondo l'agenzia di stampa Bloomberg l'Italia starebbe finalizzando il dodicesimo pacchetto di aiuti militari all'Ucraina su munizioni e missili Samp/T per la difesa antiaerea. Roma ha già inviato 11 pacchetti di aiuti per un valore complessivo fra 2.5 e 3 miliardi - e ha dato disponibilità a partecipare al meccanismo Nato per comprare armi americane con fondi europei. Il pacchetto dovrebbe essere pronto entro la fine dell'anno.
24/10/2025
Giornata di incontri diplomatici sull'Ucraina, dopo il Consiglio Europeo di ieri ha varato il diciannovesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, ma ha fallito -almeno per ora- nell'obiettivo di superare il blocco relativo al prestito per Kiev, garantito dagli asset russi congelati.
Il presidente Zelensky è arrivato nel primo pomeriggio a Downing Street per un incontro col premier britannico Starmer, dopo aver visto Re Carlo. Nel pomeriggio si terrà una riunione della Coalizione dei Volenterosi, alla presenza del segretario Nato Rutte. Una ventina i leader presenti, fisicamente o in videocollegamento. Al centro della riunione, l'appello di Londra ai Paesi alleati, affinché forniscano a Kiev più missili a lungo raggio per colpire obiettivi russi, e aumentare la pressione sul presidente Putin. Sul campo, l'esercito di Mosca ha rivendicato la presa di altri quattro villaggi nell'est dell'Ucraina. Secondo quanto riportato dai media americani, l'inviato russo Dmitriev incontrerà domani negli Stati Uniti Steve Witkkoff, inviato del presidente americano Trump per le crisi internazionali. Tornando infine al tema degli asset russi congelati, il premier belga De Wever ha affermato che il suo Paese teme di essere "sepolto" dalle cause, qualora l'Unione Europea decidesse di procedere con il piano per allestire un prestito basato sugli asset russi.
24/10/2025
Sì al diciannovesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, ma l'Europa non trova la stessa determinazione sull'utilizzo degli asset russi per il finanziamento dell'Ucraina, diluendo le conclusioni e rinviando nei fatti la palla al vertice europeo di dicembre.
L'ottimismo del presidente Zelensky, arrivato a Bruxelles per fare quadrato con i leader comunitari, sfruttando il momento apparentemente favorevole dopo l'ennesima giravolta di Trump sulla Russia, è stato smentito poche ore dopo. La resistenza del Belgio, che chiede garanzie giuridiche vincolanti agli altri Paesi membri, per accettare di fornire 140 miliardi di asset russi congelati quali collaterali per prestiti all'Ucraina, non è stata superata: di qui l'invito alla Commissione a presentare proposte a dicembre per fornire liquidità a Kiev nel prossimo biennio. Il tempo stringe: l'Ucraina ha bisogno di denaro. E nonostante lo scetticismo di Zelensky sul ruolo giocato da Pechino nella guerra ucraina, la notizia che la Cina avrebbe rinunciato ad acquistare petrolio russo dopo le sanzioni americane fa dichiarare al premier polacco Tusk che ciò potrebbe rappresentare un punto di svolta nel conflitto. I 27 hanno approvato le conclusioni sulla difesa europea, con i progetti-guida affidati ai Paesi membri, quelle sugli obiettivi climatici - ma con flessibilità e clausola di revisione incorporata, e hanno discusso l'emergenza abitativa in Europa, dando mandato alla Commissione di presentare un piano per alloggi accessibili.
23/10/2025
Ore cruciali per il via libera politico europeo all'utilizzo di 140 miliardi di asset russi congelati quale collaterale per il maxiprestito all'Ucraina.
Il presidente Zelensky, presente al vertice comunitario, ha espresso ottimismo. Un ottimismo che si starebbe facendo largo anche nei corridoi del palazzo Justus Lipsius, sede del summit, con i leader impegnati a superare le riserve del Belgio, Paese che detiene ben 180 miliardi di asset congelati. Il premier De Wever chiede garanzie giuridiche per una condivisione dei rischi, qualora Mosca intraprendesse azioni legali: la soluzione più probabile è che oggi venga dato un mandato politico alla Commissione, per elaborare la proposta sull'utilizzo degli asset russi - proposta che tornerebbe sul tavolo al vertice di dicembre per l'approvazione. L'Ungheria probabilmente si sfilerrà dall'intesa. Zelensky ha chiesto che il denaro -sottoforma di prestito- possa arrivare a Kiev il prossimo anno, insieme magari ai missili Tomawhak americani, regalo su cui non ha ancora perso le speranze. Varato oggi anche il diciannovesimo pacchetto di sanzioni europee contro Mosca e le conclusioni sulla difesa comunitaria, col via libera a progetti coordinati dai Paesi membri. C'è infine un risvolto cinese: Zelensky ha accusato Pechino di aiutare la Russia e non l'Ucraina, proprio mentre veniva reso noto che le principali compagnie petrolifere statali cinesi avrebbero sospeso gli acquisti di petrolio russo dopo che gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni a Rosneft e Lukoil.
23/10/2025
Il tema degli asset russi congelati sta dominando il Consiglio Europeo apertosi questa mattina con il varo -scontato- del diciannovesimo pacchetto di sanzioni comunitarie contro Mosca e l'approvazione delle conclusioni in materia di difesa. Su questo tema è stato sollecitato poco fa il presidente ucraino Zelensky in conferenza stampa - Zelensky si è mostrato ottimista.
La Russia deve pagare per la guerra che ha portato sulla nostra terra, ha dichiarato, aggiungendo che "Mosca ha molta paura che l'Europa prenda una decisione sull'uso degli asset congelati, può darci la possibilità di vincere e non solo di difenderci". A bloccare i negoziati è il Belgio, Paese dove è detenuta la grande maggioranza degli asset russi - Belgio che chiede rassicurazioni giuridiche precise, affinchè i 140 miliardi possano essere usati come garanzie collaterali per i prestiti a Kiev. Dopo una discussione sulla competitività europea, tuttora in corso, i 27 dovrebbero tornare a riunirsi in serata per deliberare. L'ottimismo sembra aver fatto capolino nella discussione: monta la convinzione che i leader finiranno col dare un mandato politico a 26 alla Commissione -l'Ungheria dovrebbe tirarsi fuori- per elaborare la proposta legale sull'utilizzo degli asset russi congelati. Proposta che tornerebbe sul tavolo del vertice di dicembre. C'è anche un risvolto cinese: Zelensky ha accusato Pechino di aiutare la Russia e non l'Ucraina, proprio mentre l'agenzia di stampa Reuters rendeva noto che le principali compagnie petrolifere statali cinesi hanno sospeso gli acquisti di petrolio russo dopo che gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni a Rosneft e Lukoil.
23/10/2025
Ci sarà anche il presidente ucraino Zelensky al summit europeo in programma oggi a Bruxelles, tappa imprescindibile per compattare il fronte occidentale dopo le turbolenze diplomatiche registrate tra Washington e Mosca.
I fronti aperti sono diversi e convergenti: in primis, l’approvazione del diciannovesimo pacchetto di sanzioni proposto oltre un mese fa dalla Commissione. L’Austria ha tolto il veto, la Slovacchia ci sta arrivando, persino l’Ungheria sarebbe a bordo. Ungheria che però dovrebbe guastare la festa sulle bozze relative all’Ucraina, sfilandosi per la quarta volta consecutiva dal testo di conclusioni comuni. E poi ci sono fino a 140 miliardi di attivi russi congelati su suolo europeo, che farebbero molto comodo per finanziare la resistenza di Kiev usando i soldi dell’invasore: dopo che il Belgio ha dato un via libera di massima, i 27 leader dovrebbero -condizionale d’obbligo- dare mandato alla Commissione per elaborare un piano concreto. I veri negoziati cominceranno dopo, negli ultimi due mesi dell’anno. Ieri intanto a Strasburgo gli eurodeputati hanno approvato l’avvio dei negoziati con i Paesi membri sul divieto totale di import di gas e petrolio russo dal 2028. Il divieto scatterà in realtà dal prossimo gennaio, ma con eccezioni per i contratti già in essere. Sempre in agenda al Consiglio Europeo di oggi, i progressi sulla difesa comune, in attesa del piano della Commissione, semplificazione normativa, clima, Medio Oriente e -per la prima volta- la questione della crisi abitativa in Europa.
22/10/2025
E' approdata alla plenaria del Parlamento Europeo la vicenda dell'attentato al conduttore di Report Sigfrido Ranucci: condanna unanime degli europarlamentari intervenuti e della stessa Commissione.
"Questi attacchi sono inaccettabili e devono essere indagati: l'impunità mina la tenuta della società democratica, che può fiorire solo con una stampa libera", ha affermato la Commissaria Kos aprendo il dibattito, ricordando le iniziative comunitarie a protezione dei media, come il Media Freedom Act e le normative contro le azioni legali vessatorie. Kos ha invitato le autorità nazionali a fare tutto il necessario per difendere la libertà di informazione. Così l'europarlamentare di Forza Italia De Meo, mentre Ruotolo del PD ricorda come l'Italia sia il primo Paese in Europa per numero di giornalisti minacciati, prima di rivolgersi alla premier Meloni. Ranucci, intervenuto poco prima in videocollegamento, ha affermato che l'atto intimidatorio nei suoi confronti rappresenta un salto di livello rispetto alle minacce costanti pervenute negli ultimi anni. E ha aggiunto: "le cause e le querele sono uno strumento di delegittimazione che ha preso il posto delle pallottole".
19/10/2025
Ispezioni e abbordaggi preventivi dei cargo sospetti della flotta ombra russa, in particolare delle petroliere che trasportano il greggio di Mosca aggirando le sanzioni comunitarie.
E' l'ultima idea per contrastare la guerra di Putin, proteggendo i Paesi europei. Ne discuteranno i Ministri degli Esteri comunitari, a soli tre giorni dal prossimo summit dei 27, nel quale difesa comunitaria e guerra in Ucraina torneranno in cima all'agenda. La proposta, preparata dal Servizio Europeo di Azione Esterna, prevede alla base accordi bilaterali tra i Paesi le cui bandiere vengono usate da queste imbarcazioni e Bruxelles, al fine di ispezioni preautorizzate sulle navi. Tecnicamente, si tratterebbe di un rafforzamento dell'accordo quadro della Convenzione Onu sul diritto marittimo. L'obiettivo è chiudere entro novembre, per un'adozione del piano a dicembre. E, a seguire, inizierebbero le trattative con i Paesi extraeuropei interessati. Il tema della flotta ombra di Putin presenta varie problematiche, oltre all'aggiramento delle sanzioni: queste imbarcazioni mettono a rischio la navigazione nei mari europei, in alcuni casi hanno già provocato danni ambientali, rappresentano un rischio per le infrastrutture critiche, in quanto possono essere usate per attacchi ibridi, e sono persino sospettate di essere utilizzate come piattaforme di lancio per i droni che nelle ultime settimane hanno causato la chiusura di alcuni aeroporti. Maggiore ottimismo anche sulla prossima approvazione del diciannovesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, dopo il via libera dell'Austria.
10/10/2025
Sì alla proposta di utilizzare gli asset russi congelati, sottoforma di prestiti, per finanziare la guerra in Ucraina, ma ogni decisione politica è rinviata al Consiglio Europeo di fine mese.
Si è chiusa così la riunione dei Ministri finanziari dell'Ecofin, chiamati a sbrogliare una matassa legalmente complicata, che verte tutta sulle garanzie legali che i Paesi dove questi asset sono detenuti -Belgio in primis- esigono. La presidenza di turno danese per ora registra un ampio sostegno per continuare a lavorare sulla proposta della Commissione. Commissione, che con il titolare dell'Economia Dombrovskis rassicura i Paesi membri proprio sul tema garanzie: "fornire queste garanzie non comporterebbe un conteggio automatico su debito e deficit", dice. Servirà un passaggio anche con Eurostat, ma per il momento la questione sembra non mettere a rischio i conti pubblici dei Paesi membri. Dombrovskis ha anticipato che i 27 stanno lavorando per passare al voto a maggioranza qualificata -abbandonando l'unanimità- per il rinnovo delle sanzioni comunitarie contro la Russia. Il perenne ostacolo ungherese sembra aver stremato tutti. Infine, a margine dell'Ecofin botta e risposta tra il Ministro dell'Economia Giorgetti e la Commissaria ai Servizi Finanziari Albuquerque: "siamo pronti ad agire" qualora ci fosse "l'intenzione di impedire lo sviluppo del mercato unico dei servizi finanziari", ha detto quest'ultima, riferendosi tra le righe all'ipotesi di un'indagine comunitaria sull'utilizzo del golden power nel caso Unicredit-Banco Bpm. "La sicurezza nazionale finanziaria ed economica è esclusiva competenza del Governo e intendiamo difenderla", ha replicato Giorgetti.
10/10/2025
Botta e risposta tra Europa e Cina sulle terre rare, dopo il nuovo giro di vite di Pechino sulla loro esportazione e su quella delle tecnologie correlate.
Pechino ha aggiunto cinque nuovi elementi all'elenco su cui vige una restrizione all'export, che ne comprende ora un totale di 12. Rafforzati anche i controlli relativi ai semiconduttori. Le terre rare costituiscono una risorsa sempre più preziosa, in quanto utilizzate per la produzione di veicoli elettrici, motori di aerei e radar militari. E la Cina produce al momento il 90% di questi elementi, mentre Europa e Stati Uniti stanno cercando di costruire catene di approvvigionamento alternative, proprio per contrastare lo strapotere di Pechino. Gli analisti ritengono che la mossa cinese costituisca una pretattica, in vista dell'incontro fra il presidente americano Trump e quello cinese Xi in Corea del Sud a fine mese. La Casa Bianca ha reagito stizzita all'annuncio, arrivato come un fulmine a ciel sereno. Dura reazione anche dell'Unione Europea: "siamo preoccupati per l'annuncio" di Pechino "e stiamo analizzando i dettagli: la Commissione si aspetta che la Cina agisca come un partner affidabile e garantisca un accesso stabile e prevedibile alle materie prime critiche", ha dichiarato un portavoce comunitario, ricordando che durante il summit di luglio le parti avevano concordato di rafforzare le relazioni commerciali aumentando la trasparenza e dando garanzie alle imprese europee".
8/10/2025
Si allontana -almeno per ora- la prospettiva di uno scioglimento anticipato dell'Assemblea Nazionale francese, dopo i tempi supplementari delle consultazioni di Governo chiesti dal presidente Macron al premier dimissionario Lecornu.
In una dichiarazione questa mattina, Lecornu ha affermato che "c'è una volontà condivisa tra le forze politiche di avere per la Francia un bilancio entro il 31 dicembre di quest'anno". Dichiarazione che sembra prospettare da un lato una qualche sorta di Governo in grado di varare un budget per mantenere il deficit transalpino sotto il 5% il prossimo anno, e dall'altro punta a rassicurare i mercati finanziari, sempre più inquieti sulla tenuta dei conti pubblici francesi. La tensione resta elevata, anche perchè un ruolo chiave nella partita lo giocheranno i Socialisti, ricevuti questa mattina da Lecornu, i quali hanno già rivendicato la posizione di premier, hanno chiarito che non intendono fare Governi con l'area politica di Macron, e soprattutto pretendono una sospensione della riforma delle pensioni come segnale di tregua. Fuori da ogni partita invece il Rassemblement Nationale di Le Pen e La France Insoumise di Melenchon, che sperano in elezioni anticipate. Stasera il rebus dovrebbe essere sciolto, in un senso o nell'altro: il presidente Macron, sempre più solo e isolato, non parlerà al Paese, lo farà Lecornu a France 2, ma intanto incassa il rigetto -da parte dell'Assemblea Nazionale- della mozione di destituzione presentata contro di lui dalla sinistra radicale.
8/10/2025
Sull'onda dei dazi americani, l'Europa alza le barriere tariffarie per non rischiare di essere invasa dalle esportazioni cinesi nel settore dell'acciaio.
Da Strasburgo il vicepresidente della Commissione Sejournè e il Commissario al Commercio Sefcovic hanno proposto una misura di salvaguardia che prevede un taglio pari al 47% delle quote di import annuale di acciaio straniero cui sarà consentito l'ingresso nel mercato unico senza dazi - la riduzione farà scendere a poco più di 18 milioni le tonnellate in entrata; mentre sull'import di acciaio fuori da tale quota le tariffe comunitarie saranno raddoppiate al 50%. Previsto pure il rafforzamento della tracciabilità dei mercati dell'acciaio, con un obbligo di fusione e colata per impedirne l'elusione. Il vicepresidente della Commissione Sejournè ha precisato che questa mossa rientra in un piano più ampio di salvaguardia e rilancio dell'industria siderurgica europea, che sta attraversando un periodo di crisi, con la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro e di capacità produttiva - secondo Bruxelles dal 2007 il settore ha registrato un calo di circa 65 milioni di tonnellate. La mossa europea segue quella americana: l'amministrazione Trump ha già portato al 50% i dazi su ogni importazione di acciaio o prodotti contenenti acciaio. L'avvio della misura, qualora approvata da Europarlamento e Paesi membri, è prevista a metà 2026, quando scadrà l'attuale clausola di salvaguardia, inasprendone tutti i parametri.
7/10/2025
Colloqui serrati per tutto il pomeriggio e fino a sera a Matignon, residenza del primo ministro, nella corsa contro il tempo necessaria a evitare lo spettro di elezioni parlamentari anticipate, che alcuni analisti proiettano già ipoteticamente sul mese di novembre: Sebastien Lecornu sta provando a salvare il salvabile, dopo l'uscita di scena di Bruno Le Maire, designato alla Difesa e all'origine dei numerosi mal di pancia nella destra de Les Republicains.
L'atmosfera resta plumbea, con sinistra e destra ancora lontane: nel pomeriggio Lecornu ha incontrato il leader della destra, Retailleau, e -successivamente- il capo della delegazione parlamentare dei Republicains Wauquiez. Il Rassemblement Nationale lepenista e la sinistra de La France Insoumise hanno già messo in chiaro che si tirano fuori dall'ennesimo round di consultazioni, mentre i socialisti saranno tra gli ultimi a vedere Lecornu - nel frattempo continuano a rivendicare un premier di centrosinistra. Da parte sua il premier dimissionario ha posto due obiettivi per il nuovo round di colloqui: l'adozione urgente di una legge di bilancio dello Stato, alla luce della situazione preoccupante dei conti pubblici, e il futuro del territorio d'Oltremare della Nuova Caledonia. Più defilato -ma spettatore interessato- il presidente francese Macron, che ha discretamente incontrato all'Eliseo i presidenti delle due Camere: se persino il suo ex-premier Philippe ne ha chiesto le dimissioni ed elezioni presidenziali lampo, l'impressione è che la questione dell'uscita di scena di Macron non sia più tabù tra i politici di centrodestra.
7/10/2025
Corrono le lancette dell'orologio a Parigi, nella corsa contro il tempo per evitare lo spettro di elezioni anticipate, che alcuni analisti proiettano ipoteticamente sul prossimo mese di novembre: a Matignon, residenza del primo ministro, Sebastien Lecornu sta provando a salvare il salvabile, dopo l'uscita di scena di Bruno Le Maire, designato alla Difesa e all'origine dei numerosi mal di pancia nella destra de Les Republicains.
L'atmosfera resta abbastanza plumbea, con sinistra e destra ancora molto lontane: chiave saranno i risultati degli incontri pomeridiani tra Lecornu e il leader della destra, Retailleau, che poi parlerà al principale telegiornale francese, e -successivamente- con il capo della delegazione parlamentare dei Republicains Wauquiez. Il Rassemblement Nationale lepenista ha già messo in chiaro che si tira fuori dall'ennesimo round di consultazioni e spera anzi caldamente in elezioni anticipate, che potrebbero ulteriormente consolidarne la presenza all'Assemblea Nazionale, mentre i socialisti continuano a rivendicare un premier di centrosinistra - eventualità che porrebbe seri problemi di numeri in Parlamento. Da parte sua il premier dimissionario Lecornu ha posto due priorità per il nuovo round di colloqui: l'adozione urgente di una legge di bilancio dello Stato, alla luce dello stato preoccupante dei conti pubblici transalpini, e il futuro del territorio d'Oltremare della Nuova Caledonia. Domani mattina si chiuderanno le consultazioni: in serata si conoscerà il futuro del Governo francese e forse dello stesso presidente Macron.
7/10/2025
Un voto appena, a scrutinio segreto: l'eurodeputata Ilaria Salis vince così la sua battaglia legale contro il Governo Orban. 306 favorevoli a difenderne l'immunità parlamentare, 305 contrari e 17 astenuti: una votazione sul filo di lana che chiude la vicenda e conferma il voto già espresso dalla Commissione affari giuridici dell'Europarlamento, che aveva votato anche in quel caso con un solo voto di scarto, 13 a 12, per respingere la revoca dell'immunità.
Vicenda, la sua, iniziata nel febbraio 2023 con l'arresto a Budapest e l'accusa di avere aggredito tre militanti neonazisti. Il processo che ne segue e le forti polemiche sulle sue condizioni di detenzione, in un Paese dove lo stato di diritto è stato fortemente minato alla base negli anni dal Governo Orban, proiettano Salis lo scorso anno all'elezione all'Europarlamento, nelle file della sinistra. "Questo voto è una vittoria per la democrazia, lo stato di diritto e l'antifascismo. Questa decisione dimostra che la resistenza funziona. Dimostra che quando rappresentanti eletti, attivisti e cittadini difendono insieme i valori democratici, le forze autoritarie possono essere affrontate e sconfitte", ha commentato a caldo Salis, che rilancia: "la lotta è tutt'altro che finita. Tutti gli attivisti antifascisti presi di mira per aver sfidato l'autoritarismo e le forze fasciste devono essere difesi". Polemico il leader leghista Salvini, che accusa politici di centrodestra di aver salvato Salis.
6/10/2025
Avvio di settimana in retromarcia per le Borse europee, appesantite dalla nuova crisi di governo francese. Parigi (-1,36%) chiude da maglia nera del Vecchio Continente, mentre Milano contiene le perdite sul finale e si ferma a -0,26%. Da segnalare il restringimento dello scarto tra Italia e Francia sul mercato secondario dei titoli di Stato, rispetto al Bund tedesco.
Appena ventisette giorni. La Francia potrebbe battere ogni record di crisi politica, con le dimissioni a sorpresa di Sebastien Lecornu, quinto premier del secondo mandato di Emmanuel Macron all'Eliseo. Ma l'ultima parola non è ancora detta. Perchè la partita di Lecornu andrà ai tempi supplementari. ''Non c'erano le condizioni per restare primo ministro'', aveva preso atto Lecornu in una dichiarazione pubblica in mattinata, dopo il comunicato a sorpresa dell'Eliseo, che segnava la fine di un Governo i cui Ministri erano stati nominati solo ieri sera, e che avrebbe dovuto tenere la sua prima riunione nel pomeriggio. Al di là dei malumori interni ai partiti rappresentati nell'esecutivo e di quelli rimasti fuori, un ruolo centrale sembra averlo giocato il leader de Les Republicains Retailleau, riconfermato da Lecornu all'Interno, ma portabandiera della rivolta del suo schieramento contro il ritorno nella compagine governativa di Bruno Le Maire, designato alla Difesa, accusato dalla destra francese di aver provocato il buco nei conti pubblici. In serata, Macron ha tentato un salvataggio in extremis, dando a Lecornu due giorni, entro mercoledì sera, per definire una piattaforma d'azione e di stabilità. Dettaglio essenziale: Le Maire nel frattempo si è fatto da parte, così da poter rasserenare le acque tra Renaissance, Les Republicains e Modem, i principali partiti rappresentati nell'esecutivo. In caso di ulteriore fallimento nella formazione del Governo, Macron annuncia che prenderà le proprie responsabilità - nuove elezioni parlamentari in autunno appaiono la strada più probabile.
6/10/2025
Sarebbero circa 40mila i russi rimasti senza energia elettrica a causa di un attacco ucraino che ha danneggiato gli impianti energetici e interrotto la fornitura di energia nella città di Belgorod.
Ci sarebbero danni ingenti in sette comuni. Sull'altro lato del fronte, 22mila ucraini sono rimasti privi di elettricità nella regione di Kharkiv, in seguito a un attacco notturno. Colpite anche infrastrutture elettriche nella regione di Chernihiv. Prosegue dunque il conflitto tra Mosca e Kiev basato sull'attacco incrociato alle infrastrutture energetiche, quali raffinerie, impianti per la produzione e distribuzione di gas ed elettricità, obiettivi strategici con l'approssimarsi della stagione invernale. Tiene pure banco la minaccia dei droni in Europa, in particolare sulle infrastrutture militari e aeroportuali: il fenomeno dei droni è "una grave minaccia alla nostra sicurezza", ha detto il cancelliere tedesco Merz. "Finora non abbiamo registrato alcun incidente o episodio che abbia coinvolto droni armati. Si tratta di tentativi di spionaggio. Sono anche tentativi di destabilizzare la popolazione", ha aggiunto Merz, precisando che il primo sospettato per il loro invio resta la Russia.
3/10/2025
Venti giorni per rendere operative al prossimo Consiglio Europeo le decisioni sulla difesa del fianco orientale e -soprattutto- trovare un'intesa sulla confisca degli asset russi: la due giorni di summit a Copenhagen, allargata ieri alla quarantina di Paesi della Comunità Politica Europea, ha registrato un inasprimento dei toni verso Mosca.
"Abbiamo avuto una discussione molto intensa sull'uso degli asset russi per l'Ucraina. Sosterrò qualsiasi strada consenta di utilizzare questi asset per continuare ad aiutare Kiev. Putin non dovrebbe sottovalutare la nostra determinazione", ha dichiarato il cancelliere tedesco Merz, anticipando il consenso che si era creato nelle ore di discussione. Concretamente, resta da approvare il diciannovesimo pacchetto di sanzioni proposte dalla Commissione, mentre sull'utilizzo di 140 miliardi di asset russi confiscati c'è non solo da neutralizzare la cronica opposizione del premier ungherese Orban, che dà dei ladri agli altri Paesi, ma occorre pure rassicurare il Belgio, Stato dove questi asset sono detenuti, e che ha forti preoccupazioni di natura legale - per questo chiede una condivisione dei rischi. Il presidente ucraino Zelensky è tornato a invocare garanzie di sicurezza, appellandosi ai Paesi europei affinchè taglino ogni legame economico ed energetico con la Russia. E il presidente francese Macron è intervenuto sulla questione della flotta ombra russa: "quando nelle nostre acque ci saranno navi sospette che partecipano a questi traffici, agiremo per ridurre la capacità di Mosca di finanziarsi in questo modo".
2/10/2025
"E' impossibile credere" che la Russia voglia attaccare l'Europa". Lo ha detto il presidente russo Putin in un discorso al Club Valdai. E del conflitto russo-ucraino si è parlato oggi al summit della Comunità Politica Europa a Copenhagen.
Decisioni operative rinviate al Consiglio Europeo di fine ottobre, sperando che il tempo porti consiglio: dopo le divisioni della prima giornata, il secondo giorno di summit a Copenhagen, allargato alla quarantina di Paesi della Comunità Politica Europea, porta ad un inasprimento dei toni verso la Russia. "Abbiamo avuto una discussione molto intensa sull'uso degli asset russi per l'Ucraina. Sosterrò qualsiasi strada consenta di utilizzare questi asset per continuare ad aiutare Kiev. Putin non dovrebbe sottovalutare la nostra determinazione", ha dichiarato il cancelliere tedesco Merz, anticipando il consenso che si era creato nelle ore di discussione. Concretamente, resta da approvare il diciannovesimo pacchetto di sanzioni proposte dalla Commissione, mentre sull'utilizzo di 140 miliardi di asset russi confiscati c'è non solo da neutralizzare la cronica opposizione del premier ungherese Orban, che dà dei ladri agli altri Paesi, ma occorre pure rassicurare il Belgio, Stato dove questi asset sono detenuti, e che ha forti preoccupazioni di natura legale - per questo chiede una condivisione dei rischi. Il presidente ucraino Zelensky è tornato a invocare garanzie di sicurezza, appellandosi ai Paesi europei affinchè taglino ogni legame economico ed energetico con la Russia. Il presidente francese Macron è intervenuto sulla questione della flotta ombra di Mosca: "quando nelle nostre acque ci saranno navi sospette che partecipano a questi traffici, agiremo per ridurre la capacità russe di finanziarsi in questo modo".
2/10/2025
Arriva dall'Ucraina l'offerta di aiuto all'Europa contro la minaccia russa, di fronte alle indecisioni continentali che -anche ieri- hanno prodotto un sostanziale nulla di fatto sullo scudo anti-droni, ricalcando copioni già visti - unità di intenti sugli obiettivi, divisioni sulle modalità con cui arrivarci.
"La cosa più importante è che oggi l'Europa affronta la minaccia dei droni e l'Ucraina ha forse la maggiore esperienza al mondo su questo: ovviamente non staremo da parte", ha detto il presidente Zelensky, a Copenhagen per il vertice allargato della Comunità Politica Europea. Il presidente francese Macron reitera la minaccia indiretta alla Russia: i droni che violano" lo spazio aereo europeo "prendono un grande rischio e possono essere distrutti". Ma le modalità non appaiono chiare, nell'inevitabile sovrapporsi di piani tra Unione Europea e Nato. Stallo anche sull'utilizzo dei 140 miliardi di asset russi congelati per sostenere finanziariamente Kiev: il premier belga De Wever ha definito la proposta di legarvi i prestiti all'Ucraina come anticipazione delle possibili future riparazioni di guerra russe come "una grande scommessa", e ha chiesto che i rischi vengano ripartiti tra tutti i Paesi europei - Bruxelles rischia maggiori conseguenze legali, in quanto sede della società Euroclear, che detiene gli asset. "Nessuno può illudersi, la posta in gioco non è solo l'Ucraina ma l'Europa", ha chiosato la premier danese Fredriksen, padrona di casa - Kiev è la prima linea di difesa, ha aggiunto.
1/10/2025
Sarà la difesa europea a dominare il vertice informale dei 27 leader comunitari oggi a Copenhagen, città teatro nei giorni scorsi di violazioni ripetute degli spazi aeroportuali da parte di droni presuntamente russi.
Un vertice superblindato, con gli Stati Uniti che hanno inviato equipaggiamenti anti-droni, al pari della Finlandia, mentre saranno presenti militari polacchi, e una fregata tedesca sorveglierà l'area antistante nel sud del Baltico. Un segno dei tempi. Il punto numero uno in agenda sarà il cosiddetto muro anti-droni, insieme alla sorveglianza del fianco orientale. Progetti resi urgenti dalla crescente minaccia russa, all'interno di una roadmap comunitaria -il piano Readiness 2030- che rischia di arrivare troppo tardi al traguardo e deve vedere un'accelerazione. In particolare lo scudo orientale dovrà essere in grado di fronteggiare più minacce, non solo militari, ma anche ibride, lungo la linea che dal Baltico scende fino alla Bulgaria, passando da un Paese-chiave come la Polonia. In agenda pure il sostegno all'Ucraina: in primis il finanziamento a Kiev, col venir meno dell'alleato americano - l'apertura tedesca all'uso di decine di miliardi di asset russi congelati è un punto di svolta, ma va concretizzata. Svezia e Finlandia stimano il fabbisogno finanziario ucraino in 130 miliardi nel prossimo biennio. E poi il superamento dell'ostacolo ungherese, sia sulle sanzioni contro Mosca, sia sull'apertura dei capitoli negoziali per l'allargamento a Kiev. Si lavora per escludere Budapest, passando alla maggioranza qualificata. Domani il vertice si allargherà alla Comunità Politica Europea.
30/9/2025
Gli Stati Uniti rischiano il loro 15esimo shutdown federale, mentre il presidente Trump minaccia licenziamenti di massa qualora il Governo dovesse chiudere.
Lo stallo tra Repubblicani e Democratici rischia di provocare lo stop dei finanziamenti federali, a quasi sette anni di distanza dall'ultima occasione, tra l'altro proprio sotto presidenza Trump. Restano ormai una manciata di ore prima che il Governo nei fatti chiuda per assenza di una legge sulla spesa pubblica, limitando le sue attività a quelle essenziali e chiudendo quelle giudicate non essenziali. La tagliola scatterà alla mezzanotte statunitense, le sei del mattino in Italia, qualora non si trovasse un'intesa dell'ultimo minuto per una proroga di sette settimane. I Democratici, all'opposizione, hanno già messo in chiaro che precondizione fondamentale resta un'estensione dei benefici in materia di sanità, in particolare i sussidi per l'assicurazione sanitaria. Un ultimo tentativo sarà fatto col voto stasera alle 23 ora italiana di due misure, una repubblicana e una democratica, per prolungare il finanziamento del governo - quasi certamente nessuna delle due otterrà i voti necessari. Lo shutdown inquieta i mercati mondiali, per gli effetti che avrà sull'economia americana. I leader dem, dopo il fallimento dell'ultimo vertice alla Casa Bianca, affermano che ora tutto è nelle mani presidenziali. Prima di arringare i generali al Pentagono, ha affermato che potrebbero essere licenziati "molti" dipendenti federali qualora il governo chiudesse i battenti.
25/9/2025
La notizia è che per la prima volta un ex-presidente della Repubblica francese finirà in carcere: Nicolas Sarkozy è stato condannato da un tribunale di Parigi a cinque anni per associazione a delinquere, nell'ambito dell'inchiesta sui finanziamenti illeciti dalla Libia governata allora dal dittatore Gheddafi.
Soldi che sarebbero serviti a finanziare la campagna elettorale per le presidenziali 2007. Secondo la giudice Gavarino, che parla di fatti di una gravità eccezionale, Sarkozy "ha permesso ai suoi stretti collaboratori e sostenitori politici -sui quali aveva autorità e che agivano per suo conto- di sollecitare le autorità libiche "al fine di ottenere o di tentare di ottenere sostegno finanziario" per finanziare la campagna. Sarkozy è stato anche condannato a una multa di 100mila euro e a cinque anni di ineleggibilità. I collaboratori condannati con lui sono due ex-Ministri dell'Interno: Gueant, sei anni di prigione, e Hortefeux, due: avrebbero avuto incontri segreti con un alto dignitario libico per ottenere finanziamenti illeciti. "Se vogliono assolutamente che io dorma in carcere, ebbene dormirò in carcere, ma con la testa alta. Io sono innocente. Questa ingiustizia è uno scandalo. Naturalmente, farò appello". Il 13 ottobre dovrà presentarsi in procura per ricevere la notifica sulla data e il luogo dell'ingresso in prigione.
25/9/2025
Colpevole di associazione per delinquere ma assolto dall'accusa di aver ricevuto finanziamenti illeciti dall'allora dittatore libico Gheddafi e assolto anche dall'accusa di appropriazione indebita e corruzione passiva.
Lo ha stabilito un tribunale di Parigi, in riferimento alle accuse mosse dai pm in relazione alla campagna per le elezioni presidenziali del 2007. La giudice Nathalie Gavarino ha motivato la condanna per "aver lasciato che i suoi stretti collaboratori agissero in modo da ottenere sostegni finanziari" da parte del regime di Gheddafi. Due ex-collaboratori di Sarkozy, Claude Guéant e Brice Hortefeux, sono stati riconosciuti colpevoli, il primo di corruzione passiva e il secondo di associazione a delinquere. La pena prevista per l'associazione per delinquere è di 5 anni di carcere, due in meno di quanto richiesto dall'accusa per Sarkozy. Un ricorso in appello farebbe correre il rischio, all'ex-presidente, di essere condannato per gravi reati (come la corruzione passiva e il riciclaggio di appropriazione indebita), dai quali in primo grado è stato assolto. Attesa per le motivazioni della sentenza, che saranno lette in aula, dettagliando le circa 400 pagine di conclusioni del tribunale.
24/9/2025
"Stiamo affrontando una delle fasi storiche più difficili nelle epoche recenti: il cancelliere tedesco Merz non gira intorno ai problemi nel discorso al Bundestag, parlando della prova più grande che attende la società occidentale.
Lo fa nel dibattito parlamentare sul bilancio, indicando l'unica via possibile: le riforme, per rilanciare una crescita economica che in Germania zoppica, come dimostrato dalla notizia del calo della fiducia del settore business per la prima volta da aprile secondo l'indice Ifo, e soprattutto puntando sui settori che indica come chiave per l'economia tedesca - auto, acciaio e chimica. Tra gli altri annunci del cancelliere, riforme per finanziare il sistema di welfare e in particolar modo il settore pensionistico. "La nostra politica energetica e per il clima ci darà più spazio per agire", ha aggiunto, lasciando intendere che la difesa dell’ambiente non esclude il progresso economico. A breve termine Merz è atteso da due sfide interne: recuperare la fiducia dei cittadini nel Governo, scesa secondo il quotidiano Bild, ed eleggere tre giudici della Corte Costituzionale dopo il clamoroso fallimento estivo, che stava per provocare una prima crisi di coalizione tra Cdu ed Spd.
23/9/2025
"E' giunto il tempo della pace". Il presidente francese Macron prova dal palco dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a fermare la corsa verso il baratro in Medio Oriente, definendo una responsabilità storica quella di preservare la soluzione di due popoli e due Stati. "Nulla giustifica più la guerra a Gaza. Dobbiamo salvare tutte le vite", dice Macron.
"La Francia dichiara di riconoscere lo stato di Palestina nell'interesse della pace", afferma, definendo questo riconoscimento una sconfitta per l'organizzazione terrorista Hamas. Un riconoscimento utile ad aprire un cammino negoziale. E si spinge oltre, aprendo ad una rappresentanza diplomatica francese in Palestina, ma solo a condizione che Hamas liberi tutti gli ostaggi israeliani. Il presidente palestinese Abu Mazen in videocollegamento, celebra l'annuncio e condanna gli attacchi del 7 ottobre, mentre il segretario Onu Guterres attacca la strisciante minaccia di annessione israeliana di parti della Cisgiordania. L'iniziativa francese rappresenta la punta dell'iceberg di un significativo movimento diplomatico, con Gran Bretagna, Canada, Australia, Belgio, Lussemburgo, Portogallo e altri Paesi occidentali ad aver riconosciuto negli ultimi giorni la Palestina. Germania e Italia nicchiano, aprendo una spaccatura in seno all'Europa. Il Ministro degli Esteri Tajani, che il 2 ottobre riferirà in Parlamento, parla di sostegno al sogno del popolo palestinese, ma Roma -come Berlino- restano immobili.
22/9/2025
Emmanuel Macron lancia la scommessa diplomatica e mette sul piatto tutto il peso della Francia in sede Onu, preparandosi ad annunciare il riconoscimento formale dello Stato palestinese in un evento copresieduto con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman.
"Riconoscere oggi lo Stato palestinese è l'unico modo per fornire una soluzione politica a una situazione che deve cessare", ha affermato Macron alla Cbs. Il presidente francese annuncerà non solo il riconoscimento da parte di Parigi, ma anche quello di Belgio, Lussemburgo, Andorra, San Marino e Malta. Una mossa che ricalca quella intrapresa lo scorso anno da Norvegia, Spagna e Irlanda, ieri invece è toccato a Gran Bretagna, Canada, Australia e Portogallo. Un movimento tellurico a livello geopolitico da parte dell'Europa e del mondo occidentale, festeggiato in decine di città francesi, dove la bandiera palestinese è stata issata in decine di municipi. Altri due pesi massimi europei come Germania e Italia non sembrano intenzionate a seguire la strada francese, aprendo così una spaccatura in Europa, mentre gli Stati Uniti -con il loro ambasciatore a Parigi Kuschner- sottolineano provocatoriamente che oggi Hamas festeggia. Hamas che avrebbe scritto una lettera al presidente americano Trump, chiedendogli di garantire una tregua di 60 giorni a Gaza in cambio del rilascio di metà degli ostaggi. C'è tensione ora per la possibile reazione israeliana al riconoscimento della Palestina, con le minacce da parte del Governo di annettere la parte di Cisgiordania occupata.
22/9/2025
Fede e patriottismo Maga intrecciati in un maxi evento con decine di migliaia partecipanti: la cerimonia di addio all'attivista politico Charlie Kirk riunisce l'intero mondo trumpiano nell'arena di Glendale, in Arizona.
Uno show concepito per rendere Kirk il primo martire dell'ultradestra, davanti a un pubblico partecipe, incurante della interminabile maratona di discorsi, iniziata con i colleghi di Turning Point USA e conclusasi con la parata dello stato maggiore dell'amministrazione Trump. Frequenti nei discorsi le citazioni di passi biblici e riferimenti del Cristianesimo, con il costante accostamento di figure divine a Kirk, definito da alcuni un profeta - il segretario alla Sanità Kennedy arriva a paragonarlo a Gesù. Il tono mistico ha ceduto il passo in alcuni discorsi a toni più ruvidi, come quello del vicecapo di gabinetto di Trump, Miller, che ha giurato di voler stroncare i nemici e prevalere sulle forze maligne. "Non sapete quanto siamo determinati a salvare la civiltà, l'occidente e questa repubblica", ha aggiunto. Il Segretario di Stato Rubio ha definito l'omicidio "un assassinio politico". E ha sottolineato l'impatto del movimento di Kirk sui giovani. Prima di Trump ha parlato anche il suo vice Vance, definendo Kirk un martire.
21/9/2025
Si sta riempiendo lo State Farm Stadium di Glendale, nei pressi di Phoenix in Arizona, dove tra un'ora si celebrerà il funerale di Charlie Kirk, l'attivista politico del movimento Maga ucciso a inizio mese nello Utah. Le autorità locali stimano che i partecipanti potrebbero arrivare a 200mila: massime le misure di sicurezza, in vista dell'arrivo del presidente Trump e del vice Vance, che parleranno alla cerimonia.
Fuori dallo stadio si sono formate fin dal primo mattino lunghe code di persone, per partecipare a un evento che punta a rendere iconica la figura di Kirk, rendendolo nei fatti un martire dell'ideologia Maga. Anche per questo c'è chi critica l'atmosfera che vive l'America dal giorno dell'omicidio, come l'ex-candidata presidenziale Hillary Clinton: "penso che questo sia proprio il tipico schema autoritario. Stanno prendendo un crimine terribile, e stanno cercando di usarlo per attaccare i loro avversari politici", ha detto alla Cnn, Quello avviato da Donald Trump è un "percorso verso la dittatura", ha rincarato Chuck Schumer, il leader democratico al Senato. Trump da parte sua, prima di partire per l'Arizona, è tornato sulle crescenti tensioni Nato-Russia: gli Stati Uniti aiuteranno a difendere la Polonia e i Paesi baltici, qualora Mosca continuerà ad aumentare la pressione, ha detto Trump parlando con i giornalisti alla Casa Bianca.
21/9/2025
Inizierà alle 20 ora italiana, le 11 in Arizona, il funerale dell'attivista politico Charlie Kirk, ucciso undici giorni fa ad un evento universitario nello Utah.
Sarà un funerale-show, in un'America trumpiana che cerca il suo martire conservatore, mentre la Casa Bianca agita la caccia alle streghe contro media, comici, politici liberal e -soprattutto- contro il primo emendamento a tutela della libertà di espressione. Glendale e lo State Farm Stadium saranno l'epicentro del movimento Maga, con tutto lo Stato maggiore dell'universo trumpiano presente: il presidente, il vice Vance, il segretario alla Difesa Hegseth, quello alla Sanità Kennedy, circondati dalla schiera di podcaster, influencer e commentatori vari della rumorosa galassia che ondeggia tra destra ed estrema destra. Al centro dell'attenzione la vedova Erika, che ha raccolto le redini dell'associazione Turning Point fondata dal marito, dopo aver assicurato che non lascerà morire la sua eredità. Sullo sfondo, gli attacchi Oltreoceano contro la libertà di stampa e di espressione si fanno più inquietanti: Trump ieri ha insultato David Letterman, icona dei Late Night Shows, per aver difeso Jimmy Kimmel. La Disney è nella bufera, per aver sospeso il programma di Kimmel, con il ceo Iger accusato di essersi inginocchiato al presidente. Il Dipartimento alla Difesa ha diffuso nuove linee guida, che vincolano i giornalisti a non divulgare informazioni non autorizzate sul Pentagono. Chi non le rispetta, perde l'accredito. Dopo aver passato anni a combattere gli eccessi della cultura woke, il trumpismo muove con decisione verso la censura di tutti coloro i quali osano porre domande o mostrare opinioni diverse.
21/9/2025
Inizierà alle 20 di questa sera ora italiana, le 11 del mattino in Arizona, il funerale dell'attivista politico Charlie Kirk, ucciso undici giorni fa ad un evento universitario nello Utah. Si attendono fino a 100mila persone. Intanto l'amministrazione Trump annuncia novità in materia di visti che fanno già discutere.
Rincari dei visti per i lavoratori altamente qualificati. Gold card milionaria per chi può comprarsi lo status di residenza permanente. L'amministrazione Trump entra in cortocircuito sul tema immigrazione, minando le basi stesse di un sistema di attrazione dei talenti su scala globale che ha reso gli Stati Uniti una superpotenza mondiale. Con un ordine esecutivo, il presidente ha introdotto una tassa da 100mila dollari sui visti dei lavoratori altamente qualificati, moltiplicando per cento il costo attuale dell'H-1B, cui le aziende americane hanno fatto storicamente ricorso per importare competenze dall'estero. Una pratica incompatibile con la filosofia Maga del movimento trumpiano, che al contrario chiede di formare e assumere americani, non stranieri. Soprattutto se questi ultimi sono spesso indiani, come indicano le statistiche: New Dehli è finita sulla lista nera dei nemici del presidente. La nuova tassa sarà per molte aziende insostenibile: interessante notare come reagiranno i giganti tech della Silicon Valley, convertiti a tempo di record dal mondo liberal a quello Maga. Che sull'import di talenti hanno costruito il loro sviluppo. Se non si ha alcun talento, ma un conto milionario in qualche banca o conti offshore, si potrà fare application per la Trump Gold Card -si chiama proprio così e costa un milione di dollari- ottenendo lo status di residenza permanente negli Stati Uniti. Si prevedono già ricorsi legali e battaglie nei tribunali per questa gestione della cosa pubblica a colpi di ordini presidenziali.
20/9/2025
"Essere un comico di alto livello non è uno scherzo", titola il New York Times, in una amara analisi del momento politico e mediatico che vivono gli Stati Uniti, con l'assalto ormai palese del tycoon al primo emendamento, che tutela la libertà di espressione. E così, mentre il polverone sulla sospensione a tempo indeterminato di Jimmy Kimmel non si placa, Trump si scaglia contro David Letterman, una delle icone dei Late Night Shows, colpevole di aver difeso Kimmel dichiarando che "non si può licenziare qualcuno perché si ha paura che possa inveire contro un'amministrazione autoritaria e criminale".
La reazione presidenziale è arrivata via social: "cosa è successo al sempre sopravvalutato David Letterman? Ha un aspetto orribile, ma almeno ha capito quando doveva lasciare. Un perdente", ha scritto Trump. La Disney e il suo ceo Iger sono nella bufera, quest'ultimo accusato di essersi inginocchiato al presidente. Ma la verità è che numerosi editori americani sono ormai legati a doppio filo a Trump, per affari o donazioni al movimento Maga. La stretta contro i media si allarga al Dipartimento per la Difesa: rischierà l'accredito il giornalista chi rivelerà informazioni non autorizzate o non firmerà una dichiarazione giurata sul rispetto delle nuove linee guida, che prevedono un'approvazione da parte del Governo su qualsiasi cosa essi scrivano a riguardo del Pentagono. Un'altra, clamorosa limitazione della libertà di stampa.
19/9/2025
L'ennesima giravolta di Donald Trump su Vladimir Putin riapre le speranze di un impegno americano per la pace in Ucraina al fianco della Coalizione dei Volenterosi occidentali: "ho messo fine a sette guerre, ma Putin mi ha davvero deluso", ha detto il presidente americano chiudendo la sua visita in Gran Bretagna con una conferenza stampa congiunta insieme al premier britannico Starmer.
Speranze che però rischiano di infrangersi nuovamente contro il vuoto diplomatico emerso dopo il faccia a faccia di Ferragosto in Alaska: il timido tentativo di Starmer di riallineare Trump alle sanzioni europee contro la Russia ha ottenuto per tutta risposta la richiesta di ridurre l'import di petrolio continentale da Mosca. Un teatro delle ombre, quello trumpiano, che riflette una volta di più l'ambiguità di fondo della sua amministrazione verso la Russia. Sul Medio Oriente le differenze di vedute emergono senza filtro. Trump qui afferma di essere in disaccordo con Londra sul riconoscimento dello Stato palestinese, che la Gran Bretagna dovrebbe annunciare la prossima settimana all'Assemblea Generale Onu. Si concentra anzi sugli ostaggi ancora detenuti da Hamas, affermando di volerli vedere liberi ora. Momenti di imbarazzo, quando Trump suggerisce a Starmer di usare l'esercito per controllare i confini in funzione antimigranti. Sul piano economico, Washington e Londra hanno firmato un'intesa in ambito tech, per cooperare su intelligenza artificiale, computer quantistici e nucleare. Previsti investimenti Oltremanica da Microsoft, Google e Nvidia.
13/9/2025
Mentre gli Stati Uniti chiedono all'Europa di imporre il 100% dei dazi sull'India, nuovo nemico commerciale dell'Amministrazione Trump, Bruxelles punta a chiudere un patto di libero scambio proprio con New Dehli entro fine anno: "stiamo lavorando a un accordo che sblocchi gli investimenti, riduca le barriere, allarghi l'accesso al mercato e migliori le catene di approvvigionamento, a vantaggio di entrambe le parti", ha detto il Commissario al Commercio Sefcovic dalla capitale indiana.
L'intesa sarebbe estremamente significativa, considerato che l'Unione Europea rappresenta il più grande partner commerciale dell'India in termini di interscambio di beni - lo scorso anno pari a oltre 137 miliardi di dollari, il 90% in più in un decennio. Gli ostacoli da affrontare non sono pochi, anche per questo Sefcovic ha portato con sè il collega all'Agricoltura Hansen: l'Europa spinge per forti riduzione tariffarie nell'export verso l'India di veicoli, apparecchi medici, vino e liquori e prodotti lattiero-caseari. New Dehli al contrario lavora per dazi al ribasso sul suo export di tessile, farmaceutica, acciaio e petrolio. Proprio la riluttanza indiana ad abbassare le proprie barriere tariffarie ha rappresentato fin qui uno dei maggiori ostacoli all'intesa, che però ora sembra rivedere il traguardo. Per Sefcovic, "il settore automobilistico dovrebbe essere al centro del partenariato. L'obiettivo europeo è garantire che l'accordo di libero scambio faciliti i flussi commerciali bilaterali in condizioni di liberalizzazione tariffaria per tutti i componenti, dai motori ai freni".
12/9/2025
La Commissione Europea riesaminerà il prima possibile il divieto di vendita e commercializzazione per i veicoli con motore a combustione, previsto tra dieci anni.
L'annuncio è stato fatto nel corso del terzo dialogo strategico organizzato a Bruxelles tra esecutivo comunitario e i maggiori rappresentanti del settore automotive, secondo quanto riferito dall'entourage del Commissario all'Industria Sejournè. Inizialmente prevista il prossimo anno, la revisione della misura dovrebbe dunque essere anticipata, sotto la spinta delle case automobilistiche comunitarie, in pressing per un allentamento delle regole e l'introduzione di una maggiore flessibilità, sotto i colpi della concorrenza cinese. Nel mirino delle case automobilistiche c'è proprio lo stop alla vendita dal 2035 delle vetture a benzina o diesel: la Germania, col cancelliere Merz, ha aperto alle loro richieste, mentre la presidente della Commissione Von Der Leyen mercoledì a Strasburgo non era sembrata fare marcia indietro, quando ha parlato di un futuro tutto elettrico e made in Europe, incluso lo sviluppo e la produzione di una ecar europea. Nel corso dell'incontro, secondo quanto reso noto dalla Commissione, anche la necessità di accelerare l'attuazione dell'Automotive Action Plan, in un contesto di trasformazioni tecnologiche e di competizione geopolitica. A fine ottobre si terrà infine la prima riunione dell'Alleanza europea per i veicoli connessi e autonomi, lanciata proprio a Bruxelles: l'idea è sviluppare una piattaforma comune per sviluppare software, hardware e modelli di intelligenza artificiale per la guida autonoma.
11/9/2025
E' un invito ai popoli d'Europa a combattere per il proprio futuro, quello lanciato ieri da Strasburgo dalla presidente della Commissione Von Der Leyen, apparsa davanti ad una plenaria che non le ha risparmiato contestazioni.
Ucraina, Gaza e competitività i temi al centro del discorso, che delinea un cambio di passo da verificare alla prova dei fatti: "l'Europa combatte per i nostri valori e il nostro futuro", dice, chiedendo unità nelle ore in cui i droni russi portavano il loro carico distruttivo in Polonia. Di qui l'impegno a combattere con maggiori sanzioni la Russia, colpendo il suo export energetico e di petrolio, finanziando un muro di difesa di droni sul fronte orientale, in tandem con Kiev, e istituendo un prestito per la ricostruzione ucraina finanziato con asset russi congelati. Ma è su Israele che arriva la stoccata più inaspettata. La sua appare una sfida agli Stati membri, divisi come mai sul tema, quando propone una sospensione parziale dell'accordo di associazione commerciale con Israele e sanzioni contro i Ministri del Governo e i coloni più estremisti. Proposta anche una sospensione del sostegno bilaterale a Tel Aviv. Sul fronte della competitività, dopo la fin qui lacunosa implementazione del Rapporto Draghi, Von Der Leyen promette una Roadmap per il mercato unico fino al 2028, strizza l'occhio al centrosinistra affermando che il futuro dell'automotive è elettrico, guarda a più energie rinnovabili locali, con il nucleare come fonte di base. Von Der Leyen si autoassolve in merito all'accordo euroamericano sui dazi: "l'intesa garantisce una stabilità fondamentale nelle nostre relazioni con gli Stati Uniti in un momento di grave insicurezza globale".
10/9/2025
Non sarà un discorso semplice, quello che pronuncerà oggi al Parlamento Europeo la presidente della Commissione Von Der Leyen, nel tradizionale Stato dell'Unione.
L'estate ha lasciato dietro di sè parecchie scorie politiche: su tutte l'atto simbolico di vassallaggio verso l'amministrazione Trump, incarnata da un accordo asimmetrico sui dazi, che ha fatto ribollire di rabbia l'emiciclo di Strasburgo. Von Der Leyen torna nella città alsaziana dopo aver schivato una mozione di sfiducia due mesi fa e mentre altre sono in preparazione, pur se con analoghe -scarne- probabilità di successo. Almeno per ora. La sua seconda Commissione, politicamente più leggera e priva di contrappesi in grado di farle ombra, marcia al ritmo imposto dalla Regina Ursula, domina incontrastata dell'esecutivo comunitario: balbettante sul conflitto mediorientale, Von Der Leyen ha messo il piede sull'acceleratore della difesa europea e del sostegno all'Ucraina. Ma ha perso di vista la competitività europea: l'aver completato poco più del 10% delle raccomandazioni contenute nel Rapporto Draghi, ancora di salvataggio per non soccombere in un mondo multipolare, rappresenta ad oggi il suo maggiore tallone d'Achille. Nel discorso odierno la presidente della Commissione dovrà rilanciare le sue linee programmatiche in un emiciclo sempre più ostile, benchè dominato dalla sua famiglia politica, il PPE. Difesa, competitività, crisi ucraina e mediorientale, bilancio comunitario e rapporti con Washington saranno i dossier su cui dovrà convincere gli eurodeputati.
10/9/2025
Aveva promesso di farlo in pochi giorni, ma l'instabilità politica transalpina ha obbligato Emmanuel Macron ha scegliere in poche ore il quinto premier del suo secondo mandato: scelta ricaduta su un suo fedelissimo, il 39enne Sebastien Lecornu, Ministro della Difesa uscente, il cui nome era già circolato nei rimpasti precedenti.
Lecornu, ex-esponente della destra de Les Republicains, è entrato nel progetto macroniano agli albori dell'esperienza, otto anni fa: nel 2022 ha gestito la campagna per la rielezione di Macron. La sua figura sembra strizzare l'occhio non solo alla destra, ma anche all'estrema destra, considerati i suoi rapporti cordiali con il Rassemblement National di Marine Le Pen. La quale non ha però risparmiato una bordata contro il premier in pectore, definendo Lecornu come l'ultima cartuccia sparata dal macronismo. L'obiettivo politico presidenziale appare quello di compattare una maggioranza che riporti a bordo il Partito Socialista, che nelle ore della caduta di Bayrou aveva persino sperato di ottenere il premierato, cementandolo in una base politica con il blocco macronista e centrista e con Les Republicains - proprio a destra si sono registrati nelle ultime ore i maggiori mal di pancia. A Lecornu l'Eliseo ha affidato le consultazioni tra i partiti per arrivare ad adottare il prossimo budget e raggiungere gli accordi politici necessari. L'annuncio presidenziale ha preceduto di poche ore una giornata di protesta nata e propagatasi online, figlia di una società liquida del web che ha prodotto Blocchiamo tutto, mobilitazione dal basso in stile Gilet Gialli che potrebbe portare disagi nei trasporti e blocchi stradali. Tra otto giorni saranno i sindacati a ripetere la mobilitazione.
9/9/2025
Al via il totonomi per il nuovo premier francese, dopo che Francois Bayrou ha rassegnato formalmente le dimissioni a seguito della sfiducia parlamentare.
Un'ora e mezza di incontro all'Eliseo ha chiuso i nove mesi di esperienza di Governo e i fin qui vani tentativi di rimettere in carreggiata i conti pubblici transalpini. Il quinto -o la quinta- premier francese in meno di due anni al momento vede tra i possibili candidati il Ministro dell'Economia uscente Lombard, quello della Difesa Lecornu, quello della Giustizia Darmanin e quella del Lavoro Vautrin. Personalità che potrebbero aprire un varco nel centrosinistra, in particolare nel Partito Socialista, cui si guarda ora per cementare una maggioranza parlamentare in grado di durare almeno fino al 2027, anno in cui scadrà il mandato presidenziale. Macron ha annunciato subito dopo la sfiducia la sua intenzione di nominare un nuovo premier nei prossimi giorni, dribblando implicitamente le richieste di dimissioni che arrivavano dall'estrema destra e sinistra dell'arco parlamentare. 86 deputati di sinistra, per la maggior parte appartenenti a La France Insoumise di Melenchon, hanno depositato intanto una mozione di destituzione contro Macron, accusandolo di violazione della Costituzione e di minacciare la Repubblica. L'iniziativa ha poche possibilità di successo, ma rappresenta un chiaro segnale della tensione politica che si vive in queste ore a Parigi.
9/9/2025
Meno incertezze dopo l'intesa Trump-Von Der Leyen, ma non scompaiono affatto le preoccupazioni tra le imprese, dopo l'accordo euroamericano sui dazi.
Per questo l'invito che emerge dal Forum su Competitività e sfide globali organizzato da Assolombarda è sondare nuovi mercati di sbocco commerciale per l'export. Il presidente di Assolombarda Biffi afferma che "il rischio è che le nostre esportazioni subiscano un calo. L'impatto sull'Italia è previsto all'1,1% del nostro export globale, per Confindustria la perdita potrebbe raggiungere i 23 miliardi. Il Nobel per l'Economia Stiglitz torna a sferzare la credibilità di Trump, ribadendo che qualsiasi accordo con il presidente americano non vale la carta su cui è scritto. E parla di capitolazione europea di fronte a un bullo. A Radio 24 il Ministro degli Esteri Tajani ricorre alla diplomazia, mettendo nel mirino anche i rischi provocati dalla svalutazione del dollaro. Infine i due ex-premier Monti e Gentiloni lanciano un monito affinché l'Europa acceleri nel suo percorso di integrazione.
8/9/2025
Giorni caldi per il settore automotive in Europa, dopo le dichiarazioni del ceo di Stellantis Filosa, che ha chiesto all'Unione misure immediate su Co2 e flessibilità.
Filosa punta in particolare ad una revisione dei target e della tempistica degli obiettivi per il settore dei veicoli commerciali leggeri, allungando il periodo nel quale viene calcolata la media di emissioni di CO2 a cinque anni. Seconda azione strategica chiesta da Filosa è l'introduzione di alcune flessibilità, ad esempio per i biofuel e per gli investimenti diretti in infrastrutture. "Un dialogo strategico è importante, ma occorre agire con urgenza" aveva dichiarato Filosa parlando -tra gli altri- a Il Sole 24 Ore: questo mentre mancano quattro giorni alla riunione convocata dalla presidente della Commissione Von Der Leyen con i vertici di settore a Bruxelles. A fine agosto le associazioni automobilistiche europee hanno chiesto -in una lettera proprio alla Commissione- una ricalibrazione delle politiche comunitarie sui trasporti. Dietro le quinte, si delinea un asse tra le case automobilistiche e il Partito Popolare Europeo del tedesco Weber, per rivedere il Regolamento che impone lo stop ai motori endotermici tra dieci anni. Intanto il Ministro delle Imprese Urso annuncia che oggi incontrerà lo stesso Filosa e l'Associazione della Filiera Automobilistica.
5/9/2025
Saranno 26 i Paesi, in prevalenza europei, a fornire le garanzie di sicurezza all'Ucraina. Ad annunciarlo ieri al termine del vertice della Coalizione dei Volenterosi il presidente francese Macron.
L'atteso summit ha fatto dunque qualche passo in avanti, ma resta avaro in merito ai dettagli operativi. Molto dipenderà dal volubile alleato americano. Così Macron ha puntato sui numeri: 26 Paesi su 35 che si sono impegnati a dispiegare truppe sul suolo, in mare o in cielo, il giorno dopo la fine delle ostilità. Chi ne farà parte è meno chiaro: l'Italia si è subito sfilata da qualsiasi ipotesi di invio di militari, ma si dice disponibile a offrire iniziative di monitoraggio e formazione al di fuori dei confini ucraini, la Polonia idem e offre supporto logistico, la Germania non chiude a un intervento militare ma afferma che deciderà a tempo debito. Macron per non sbagliare ha già incluso i tre Paesi nel gruppo dei 26, lasciando aperti forti interrogativi su quali eserciti sono realmente disposti a inviare truppe sul campo. E poi c'è la variabile americana: nella telefonata in videoconferenza il presidente Trump è parso più interessato a che gli europei smettano di comprare petrolio russo -Ungheria e Slovacchia sotto osservazione- e a che facciano pressione sulla Cina, affinchè Pechino finisca di finanziare la guerra russa. Macron vede il bicchiere mezzo pieno sull'impegno americano a partecipare alle garanzie di sicurezza e annuncia un possibile inasprimento delle sanzioni contro Mosca, nel caso i colloqui di pace restassero in stallo.
4/9/2025
Garanzie di sicurezza da 26 Paesi sui 35 che compongono la Coalizione dei Volenterosi, e un possibile rafforzamento delle sanzioni contro la Russia: l'atteso summit sulle garanzie a Kiev -dopo un'ipotetica pace con Mosca- fa qualche passo in avanti, in attesa che la pace o la tregua arrivino per davvero -su questo i punti di domanda persistono- e che l'impegno occidentale si materializzi.
Molto dipende dal volubile alleato americano: così il presidente francese Macron mette in fila i numeri: 26 Paesi che si sono impegnati a dispiegare truppe sul suolo, in mare o in cielo, il giorno dopo la fine delle ostilità. Chi ne farà parte è meno chiaro: l'Italia si è subito sfilata da qualsiasi ipotesi di invio di militari, ma si dice disponibile a offrire iniziative di monitoraggio e formazione al di fuori dei confini ucraini, la Polonia idem e offre supporto logistico, la Germania non chiude a un intervento militare ma afferma che deciderà a tempo debito. Macron per non sbagliare ha già incluso i tre Paesi nel gruppo dei 26, lasciando aperti forti interrogativi su quali eserciti sono realmente disposti a inviare truppe sul campo. E poi c'è la variabile americana: nella telefonata in videoconferenza il presidente Trump è parso più interessato a che gli europei smettano di comprare petrolio russo -Ungheria e Slovacchia sotto osservazione- e a che facciano pressione sulla Cina affinchè Pechino finisca di finanziare la guerra russa. Macron vede il bicchiere mezzo pieno sull'impegno americano a partecipare alle garanzie di sicurezza e annuncia un possibile inasprimento delle sanzioni contro Mosca, nel caso i colloqui di pace rimanessero in stallo.
4/9/2025
Vertice dei volenterosi ancora in corso a Parigi, dopo la riunione mattutina: è l'intervento in videoconferenza del presidente americano Trump a suscitare le maggiori aspettative, dopo che per tutta la mattinata le dichiarazioni hanno puntato sulle garanzie di sicurezza a favore di Kiev: "stiamo dando concretezza alle garanzie di sicurezza a lungo termine per l'Ucraina e stiamo garantendo già ora il supporto alle nostre Forze di Difesa"
Così in un tweet il presidente Zelensky, che a breve terrà una conferenza stampa con il presidente francese Macron. Il messaggio che stanno provando a fare passare a Trump i 35 partecipanti, molti dei quali -come la premier Meloni- in collegamento video, è che i Paesi europei sono pronti a fornire queste garanzie, ma attendono un segnale concreto di appoggio da parte di Washington. I Paesi dell'Unione Europea, che si preparano a varare il 19esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, starebbero facendo pressioni su Trump per intraprendere passi analoghi e più decisi nei confronti di Mosca, dopo che la scadenza di due settimane per un incontro Putin-Zelensky è passata, senza che da parte russa siano giunte proposte accettabili in questo senso. La Russia intanto attacca le condizioni ucraine sulle garanzie di sicurezza, definendole condizioni di pericolo per il continente europeo.
4/9/2025
Robuste garanzie di sicurezza per Kiev: il presidente francese Macron ha aperto con questo impegno, ribadito una volta di più, il vertice della Coalizione dei Volenterosi all'Eliseo, che vede la partecipazione di 35 leader mondiali - alcuni di loro in presenza, altri -come la premier italiana Meloni- in videocollegamento.
Tra i presenti, l'inviato americano Witkoff, che ha partecipato solo alla parte iniziale del vertice, la presidente di turno europea Frederiksen, quello del Consiglio Europeo Costa e quella della Commissione Von Der Leyen, oltre naturalmente al presidente ucraino Zelensky. "Questa riunione ci consentirà di finalizzare garanzie di sicurezza robuste per l'Ucraina", ha affermato Macron, che prova a fissare un punto fermo, pur nella totale incertezza che avvolge l'iter di pace a Kiev. Al di là delle dichiarazioni di prammatica sugli sforzi europei per la pace e la sicurezza continentale, ascoltate anche oggi, molto dipende dal volatile atteggiamento americano: il presidente Trump, che si collegherà con il summit intorno alle 14, in un'intervista con Cbs ieri è rimasto vago: "qualcosa accadrà, Putin e Zelensky non sono ancora pronti. Ma qualcosa succederà. Ce la faremo", ha detto. Intanto dal segretario Nato Rutte arriva una frecciata a Mosca: "non è la Russia" che può decidere sullo schieramento di truppe occidentali in Ucraina", ha detto, commentando proprio il tema delle garanzie di sicurezza, rispondendo al niet russo su interventi militari stranieri in Ucraina.
16/8/2025
Donald Trump applaude Vladimir Putin mentre si avvicina, solcando il tappeto rosso nella base militare di Anchorage.
Il leader russo ricambia con un ampio sorriso. Poi, dopo la foto di rito, la mossa a sorpresa: Putin sale sulla stessa auto di Trump, la limousine presidenziale The Beast, ignorando la sua già pronta in pista. Il presidente americano ha accolto con tutti gli onori e la massima affabilità il leader di un Paese su cui pende un mandato di arresto della Corte Penale Internazionale, che non metteva piede negli Stati Uniti da dieci anni e non incontrava il suo omologo statunitense da quattro. Se sia pura tattica negoziale o -più probabilmente- dimostrazione di una mai celata affinità elettiva tra i due lo dirà l'esito di un vertice che ha riservato un'altra sorpresa: non è partito con un faccia a faccia tra i due, ma si è allargato a due consiglieri ciascuno: il segretario di Stato Rubio e l'inviato speciale Witkoff per parte americana, il Ministro degli Esteri Lavrov e il consigliere per la politica estera Ushakov per parte russa. Putin è parso sorpreso dalle domande dei giornalisti statunitensi nella prima photo opportunity, mentre si trovava seduto di fronte alla coreografia del "ricercare la pace", slogan di un summit apparentemente allestito in quattro e quattr'otto. Lavrov dispensava ottimismo: "Washington allenterà sicuramente alcune sanzioni", dichiarava ai reporter. Stamattina, dopo l'esito del vertice, riunione straordinaria degli ambasciatori europei per una prima valutazione a caldo.
15/8/2025
Potrebbe durare anche sei-sette ore il summit Trump-Putin, allargato alle delegazioni. La stima è stata fornita dal portavoce del Cremlino Peskov, facendo supporre che solo nella notte fonda italiana sapremo se esistono concreti spiragli per un cessate il fuoco in Ucraina. E quali potrebbero essere, soprattutto.
Il presidente americano ha sparso ottimismo prima di partire per Anchorage, con un post social nel quale ha evidenziato come la posta in gioco sia alta. Parlando con i giornalisti a bordo dell'Air Force One, Trump ha affermato che nel faccia a faccia saranno discussi anche i possibili scambi di territorio, ma ha precisato che l'ultima parola spetterà in ogni caso all'Ucraina. Trump ha anche ribadito che -qualora l'incontro non andasse bene- ci sarebbero severe conseguenze. Curiosamente, Trump ha avuto prima di partire un ultimo colloquio con il leader bielorusso Lukaschenko, uno dei più stretti alleati di Putin. Meno ottimista appare il presidente ucraino Zelensky, che non vede segnali concreti che la Russia si stia preparando alla pace. In un post online, Zelensky ha affermato che Mosca continua a uccidere al fronte anche nel giorno dei colloqui. Considerato il tentativo di sfondamento russo in corso a est, il presidente ucraino ha annunciato il dispiegamento di rinforzi nel Donetsk, per fermare l'avanzata dell'esercito di Mosca verso la città di Dobropillia.
15/8/2025
Gli occhi del mondo saranno oggi tutti sull'Alaska, dove andrà in scena uno dei faccia a faccia più attesi degli ultimi anni. Donald Trump e Vladimir Putin si incontreranno nella mattinata locale, con l'avvio del vertice previsto alle 21.30 ora italiana. I due avranno un summit ristretto, allargato a pranzo alle rispettive delegazioni: la Russia ha annunciato la presenza dei Ministri degli Esteri, della Difesa e delle Finanze.
Parlando ieri sera, Trump ha guardato oltre, definendo il secondo ipotetico incontro, quello allargato al presidente ucraino Zelensky ed -eventualmente- ad alcuni leader europei, come il più importante. Un summit che vorrebbe addirittura organizzare in tempi rapidissimi, in caso di successo oggi. Trump non ha neppure escluso di offrire alla Russia un accesso alle terre rare, e ha ribadito di credere nella pace tra Mosca e Kiev. In precedenza, aveva però ammesso che esiste un 25% di possibilità di fallimento del summit, facendo intendere che la questione dei confini e dei territori giocherà un ruolo importante - "ci sarà un dare e avere", aveva detto. Dichiarazioni concilianti dal Cremlino: Putin ha affermato che Trump sta facendo sforzi energici e sinceri per una pace negoziata in Ucraina. Mosca ha precisato che non è in programma una dichiarazione scritta congiunta. Europa e Ucraina aspettano: Zelensky ha fatto visita ieri al premier britannico Starmer - i due hanno concordato che il summit in Alaska offre una concreta chance di progresso, a patto che Putin dimostri di avere intenzioni serie sulla pace.
15/8/2025
Dichiarazioni concilianti da Washington e Mosca alla vigilia di uno dei faccia a faccia più importanti dallo scoppio della guerra in Ucraina. L'appuntamento è per la serata italiana in Alaska.
In un'intervista con Fox News Radio, Donald Trump ha ammesso che esiste un 25% di possibilità di fallimento del summit, facendo intendere che la questione dei confini e dei territori giocherà un ruolo importante - "ci sarà un dare e avere", ha dichiarato. Poi, se l'incontro dovesse andare bene, Trump chiamerà il presidente ucraino Zelensky - anzi, ha affermato che un trilaterale Putin-Zelensky-Trump sarà necessario per un'intesa. Più tardi alla Casa Bianca Trump è tornato sulla questione, definendo il secondo ipotetico incontro come il più importante de da allargare eventualmente ad alcuni leader europei. Un incontro che dovrebbe essere organizzato in tempi rapidissimi, magari proprio in Alaska. Il Cremlino ha giocato la carta della diplomazia: Putin ha dichiarato che Trump sta facendo sforzi energici e sinceri per una pace negoziata in Ucraina. Mosca ha precisato che non è in programma una dichiarazione scritta congiunta dei due leader. Il faccia a faccia inizierà alle 21.30 ora italiana, con un incontro, seguito da un pranzo bilaterale e il punto stampa. Europa e Ucraina aspettano: Zelensky ha fatto visita al premier britannico Starmer - i due hanno concordato che il summit in Alaska offre una concreta chance di progresso, a patto che Putin sia serio.
14/8/2025
La pretattica si è imposta alla vigilia dell'attesissimo vertice Trump-Putin, che potrebbe decidere le sorti del conflitto in Ucraina: sia Stati Uniti sia Russia hanno animato con le loro dichiarazioni le ore precedenti il summit.
In un'intervista con Fox News Radio, Donald Trump ha ammesso che esiste un 25% di possibilità di fallimento del summit, facendo intendere che la questione dei confini e dei territori giocherà un ruolo importante - "ci sarà un dare e avere", ha dichiarato. Poi, se l'incontro dovesse andare bene, Trump chiamerà il presidente ucraino Zelensky - anzi, ha affermato che un trilaterale Putin-Zelensky-Trump sarà necessario per un accordo. In ogni caso Trump ha già fatto sapere che a suo parere Putin starebbe cercando un'intesa. Il Cremlino ha giocato la carta della diplomazia: Putin ha dichiarato che Trump sta facendo sforzi energici e sinceri per una pace negoziata in Ucraina. Mosca ha precisato che non è in programma una dichiarazione scritta congiunta dei due leader, che si limiteranno a tenere una conferenza stampa. Il faccia a faccia inizierà alle 21.30 ora italiana, con un incontro, seguito da un pranzo bilaterale e il punto stampa. Europa e Ucraina aspettano: Zelensky ha fatto visita al premier britannico Starmer - i due hanno concordato che il summit in Alaska offra una concreta chance di progresso, a patto che Putin sia serio. E la Commissione Europea promette che Bruxelles "manterrà la pressione sulla Russia, le sanzioni funzionano e non saranno rimodulate in caso di tregua".
14/8/2025
Le pressioni europee su Donald Trump sembrano fare presa, almeno per ora.
Dopo gli incontri euroamericani di ieri in videoconferenza, alla presenza del presidente ucraino Zelensky, Trump ha dato i voti ai colloqui: addirittura un 10, per l'ottima conversazione con i partner, esplicitando a stretto giro la strategia che persegue. Qualora il vertice con Putin domani dovesse andare per il meglio, l'idea americana è organizzare un secondo meeting alla presenza di Zelensky. Sui contenuti dei negoziati in Alaska pochi dettagli, ma la minaccia di Trump -da verificare alla prova dei fatti- è chiara: Washington imporrà conseguenze molto severe, qualora Putin non dovesse acconsentire a un cessate il fuoco in Ucraina. Sul buon esito del pomeriggio di colloqui avevano concordato nelle ore precedenti tutti i leader europei coinvolti: il cancelliere tedesco Merz, in conferenza stampa a Berlino con Zelensky, aveva espresso la speranza che qualcosa si starebbe muovendo, e aveva sottolineato la necessità di salvaguardare le garanzie di sicurezza per Kiev. Zelensky dal canto suo aveva messo in chiaro due concetti: la Russia non può avere voce in capitolo sull'adesione ucraina a Unione Europea e Nato, e Mosca sta bluffando sulla sua avanzata di questi giorni al fronte. Ieri sera la coalizione dei volenterosi pro-Ucraina ha delineato quattro obiettivi: negoziati solo dopo un cessate il fuoco, sanzioni rafforzate contro la Russia qualora non sospendesse le ostilità, rispetto dei confini internazionali, garanzie di sicurezza per Kiev robuste e credibili.
14/8/2025
Conseguenze severe per la Russia, qualora non fermasse la guerra: Donald Trump sembra -almeno per ora- avere ascoltato gli appelli dei leader europei e del presidente ucraino Zelensky. Tutti tagliati fuori, come è noto, dal vertice con Putin domani in Alaska.
Il pomeriggio di colloqui euroamericani in videoconferenza sembra aver portato consiglio, con un Trump che ha delineato la strategia primaria: incontro con Putin, a seguire briefing prima con Zelensky e poi con gli europei, infine -nella migliore delle ipotesi- un successivo e auspicabile secondo incontro a tre, aperto anche al presidente ucraino. Incontro nel quale si comincerebbe a negoziare sul serio. "Abbiamo la speranza che qualcosa si stia muovendo", ha affermato il cancelliere tedesco Merz, ponendo la condizione di un cessate il fuoco come priorità ed escludendo un riconoscimento internazionale de jure dei territori occupati dalla Russia. Zelensky, al suo fianco, ha affermato che "la Russia non può mettere un veto sull'ingresso di Kiev nell'Unione Europea e nella Nato", e che Putin sta bluffando sull'avanzata al fronte. Dalla Francia, il presidente Macron ha insistito sulla volontà americana è di ottenere una tregua, mentre il presidente europeo Costa ha dettagliato i tre obiettivi condivisi con Trump: cessate il fuoco, coinvolgimento dell'Ucraina nei negoziati e condivisione euroamericana degli sforzi per le garanzie di sicurezza.
13/8/2025
"Abbiamo avuto una buona chiamata oggi: dopo l'incontro con Putin chiamerò prima Zelensky e poi i leader europei. Sono fiducioso che avremo un secondo incontro con Putin, se quello di dopodomani andrà bene: in quel secondo incontro sarà presente Zelensky". Così poco fa il presidente americano Trump, dopo la chiamata con i leader europei e lo stesso Zelensky.
"Ci sono speranze per la pace in Ucraina": parlando a fianco del presidente Zelensky, al termine di un pomeriggio di consultazioni euroamericane nell'antivigilia del vertice Trump-Putin, il cancelliere tedesco Merz fornisce una versione ottimista sugli spiragli diplomatici. "Abbiamo la speranza che qualcosa si stia muovendo", ha detto Merz, che ha posto la condizione di un cessate il fuoco come priorità, seguita da negoziati tra Ucraina e Russia che prendano le mosse dall'attuale situazione sul terreno - Merz ha escluso un riconoscimento internazionale de jure dei territori occupati dalla Russia. E ha ribadito a Trump la necessità di mettere nero su bianco garanzie di sicurezza per Kiev - secondo Merz, il presidente americano condivide largamente il punto di vista europeo. Zelensky da parte sua ha affermato che "la Russia non può mettere un veto sull'ingresso di Kiev nell'Unione Europea e nella Nato", e che Putin sta bluffando sull'avanzata al fronte. Dalla Francia, il presidente Macron ha specificato che "la volontà americana è di ottenere una tregua", aggiungendo che Trump si è impegnato a coinvolgere Kiev in qualsiasi negoziato territoriale. Il presidente europeo Costa ha dettagliato i tre obiettivi condivisi con Trump: cessate il fuoco, il diritto dell'Ucraina di negoziare ciò che la riguarda e la disponibilità americana a condividere gli sforzi per rafforzare le condizioni di sicurezza". La necessità di robuste garanzie per Kiev è stata sottolineata anche dal premier britannico Starmer.
9/8/2025
Il giorno dopo la decisione del Gabinetto di Sicurezza israeliano sul progetto di conquista totale di Gaza, non cessano le condanne della comunità internazionale.
Una dichiarazione dei Ministri degli Esteri di nove Paesi, tra cui Italia, Germania, Gran Bretagna e Francia, respinge con forza la decisione di Israele, in quanto "aggraverà la catastrofica situazione umanitaria, metterà in pericolo la vita degli ostaggi e aumenterà il rischio di un esodo di massa dei civili. I piani annunciati rischiano di violare il diritto internazionale umanitario e lo stesso diritto internazionale", mettono nero su bianco i capi della diplomazia. L'Italia ha intanto paracadutato il suo primo carico di aiuti umanitari aviotrasportati, grazie a un C130 della nostra aeronautica militare. Nei prossimi giorni e per una settimana proseguiranno altri lanci a beneficio della popolazione di Gaza, per un carico complessivo di cento tonnellate di derrate alimentari. Il dramma degli aiuti presenta ricadute collaterali: almeno 14 palestinesi sono stati uccisi all'alba nella Striscia - otto di loro aspettavano assistenza umanitaria. Lo riporta Al Jazeera. E mentre l'Onu ha fatto slittare a domani la riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza per discutere il piano israeliano, anche la Russia "condanna e respinge" la decisione di Gerusalemme, che promette di "peggiorare una situazione già assolutamente drammatica", che presenta le caratteristiche di "un disastro umanitario".
9/8/2025
I piani di conquista israeliani di Gaza approdano stasera all'Onu, in una riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza, mentre per Gerusalemme si avvicina potenzialmente il momento della rottura con l'Europa: la lunga riunione notturna del gabinetto di sicurezza israeliano, con l'approvazione del piano in cinque punti per demilitarizzare la Striscia e occuparla, ha prodotto ieri una raffica di condanne, la più clamorosa delle quali dalla Germania, con il cancelliere tedesco Merz che ha fermato -fino a nuovo ordine- l'export di armi che potrebbero essere usate contro la popolazione civile nella Striscia.
A stretto giro la replica del premier israeliano Netanyahu, che accusa Berlino di ricompensare Hamas. La mossa tedesca spiana potenzialmente la strada ad una azione europea: nell'Unione l'unico peso massimo che ancora indugia sul da farsi appare l'Italia, mentre Francia e Spagna sono da tempo in rotta con il Governo Netanyahu e pure la Gran Bretagna -pur da Paese terzo- si è allineata anche ieri nella condanna contro il piano israeliano. Una qualche forma di sospensione dell'accordo di associazione euroisraeliano, alla luce anche del mancato rispetto di Gerusalemme della recente intesa negoziata con Bruxelles sull'afflusso degli aiuti nella Striscia, potrebbe materializzarsi. Il segretario generale Onu Guterres si è detto ieri "profondamente allarmato" della decisione israeliana, la Cina è preoccupata, l'Iran accusa Israele di voler "ripulire etnicamente" il territorio palestinese.
9/8/2025
Approderà questa sera al Consiglio di Sicurezza Onu il dossier Gaza, dopo la decisione del gabinetto di sicurezza israeliano di invadere completamente la Striscia.
Il segretario generale Guterres si è detto ieri sera "profondamente allarmato" dalla decisione, "che segna una pericolosa escalation". Ma a deflagrare è soprattutto lo scontro tra Israele e Germania, dopo la decisione del Governo tedesco di vietare l'export di forniture militari a Gerusalemme, in quanto potrebbero venire usate contro i civili palestinesi nella Striscia. "Una ricompensa per il terrorismo di Hamas", attacca il premier israeliano Netanyahu, incurante dl degenerare dei rapporti con uno dei due pesi massimi europei -l'altro resta l'Italia- fin qui molto cauto nel prendere posizione contro Gerusalemme. L'Europa, spettatore e nano geopolitico impotente, incapace negli ultimi mesi di frenare gli eccessi contro la popolazione civile gazawi, uccisi a decine ogni giorno, sembra scuotersi: la Francia si è unita al coro dei Paesi che hanno condannato "con la massima fermezza" il piano israeliano di occupare Gaza, il presidente del Consiglio Europeo Costa parla di conseguenze sulle relazioni euroisraeliane, la presidente della Commissione Von Der Leyen chiede a Gerusalemme di riconsiderare la decisione su Gaza. Il premier britannico Starmer parla di "piano sbagliato". E se anche la Cina si dice preoccupata, l'Iran accusa lo Stato ebraico di voler "ripulire etnicamente" il territorio palestinese.
8/8/2025
La decisione del Governo israeliano di optare per l'occupazione totale di Gaza infiamma la politica internazionale, con reazioni che arrivano soprattutto dall'Europa: la Germania, fin qui il Paese continentale più riottoso -insieme all'Italia- ad adottare una linea dura verso Gerusalemme, ha lanciato un segnale forte, sospendendo l'autorizzazione delle forniture militari a Israele che potrebbero essere utilizzate nella Striscia.
"Israele ha il diritto di difendersi contro il terrorismo di Hamas", ma "l'azione militare ancora più dura dell'esercito israeliano a Gaza rende sempre più difficile vedere come questi obiettivi possano essere raggiunti", recita il comunicato del cancelliere Merz. L'Europa, fin qui impotente nano geopolitico, prova a scuotersi: il presidente del Consiglio Europeo Costa parla di conseguenze sulle relazioni euroisraeliane - va ricordato che finora Bruxelles non è riuscita neppure a escludere Gerusalemme dal programma di ricerca Horizon. La presidente della Commissione Von Der Leyen chiede a Israele di riconsiderare la decisione su Gaza, al pari del premier britannico Starmer, che aveva già annunciato la decisione di riconoscere la Palestina. E se anche la Cina si dice preoccupata, l'Onu esige lo stop immediato del piano israeliano, con l'ambasciatore palestinese che chiede una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza. Sul campo, oltre alle minacce di Hamas - "l'occupazione di Gaza "non sarà un picnic", avverte, riaprendo però spiragli sul rilascio degli ostaggi- sarebbero almeno 21 i palestinesi uccisi negli ultimi attacchi israeliani a Gaza.
7/8/2025
Israele prenderà il controllo dell'intera Striscia di Gaza, ma non intende mantenerne il controllo, annettendola: poche ore prima della cruciale riunione del Gabinetto di Sicurezza, con le divisioni che incrinano sempre di più la coesione politica e militare del Paese, il premier Netanyahu prova a delineare una ipotesi di compromesso in grado di sanare le ormai evidenti fratture.
In due interviste televisive, Netanyahu ha affermato che Israele intende prendere il controllo di Gaza, per garantire la propria sicurezza, rimuovendo Hamas e favorendo un passaggio ad una nuova amministrazione civile. Toni più morbidi rispetto al recente passato, dominato da minacce di annessione o -peggio ancora- deportazione della popolazione gazawi. Netanyahu è in forte difficoltà a causa della resistenza dell'esercito: il capo di stato maggiore Zamir ha fatto trapelare che "la conquista della Striscia trascinerà Israele in un buco nero" e -parlando al forum dello Stato maggiore- ha rivendicato il dovere di esprimere il proprio dissenso. La violenza sul campo non si ferma: il Ministero della Sanità di Hamas ha annunciato che durante i raid dell'Idf nelle ultime 24 ore ci sono state 100 vittime e oltre 600 feriti. La Commissione Europea ha finalmente riconosciuto che l'accordo raggiunto alcune settimane fa tra Bruxelles e Gerusalemme sull'afflusso dei camion di aiuti nella Striscia ha fatto registrare solo progressi parziali, e la la situazione resta molto difficile, perchè il numero di camion non è sufficiente.
7/8/2025
Si va verso lo scontro finale tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza, con la decisione che dovrà essere presa nella fatidica riunione del gabinetto di sicurezza, convocata questo pomeriggio dal premier Netanyahu.
Non sarà una decisione semplice, perchè -al di là dell'opposizione interna- che con il leader Lapid ha messo in guardia dal rischio di pagare un prezzo troppo alto, forti spaccature sono emerse sia all'interno del Governo, tra l'ala più moderata e quella religiosa ultraortodossa, sia tra Governo ed esercito, i cui alti ranghi nutrono forti dubbi sui rischi legati all'operazione, in primis per la vita dei pochi ostaggi sopravvissuti. Anche i loro parenti protestano, preparandosi al peggio. E mentre pure ieri nella Striscia sono state decine le vittime tra la popolazione civile palestinese, anche a causa del ribaltamento di alcuni camion che trasportavano aiuti, la comunità internazionale continua a mobilitarsi: esperti Onu hanno chiesto lo smantellamento della controversa Gaza Humanitarian Foundation, accusata di perseguire obiettivi politici e militari filoisraeliani, ma è soprattutto l'inazione europea ad aprire crepe sempre più profonde in un'Unione andata in ferie senza riuscire a muovere un dito: i gruppi Verdi, Socialisti e della Sinistra all'Europarlamento hanno inviato una lettera ai vertici comunitari, denunciando che "a Gaza si sta consumando un genocidio, e occorre sospendere l'accordo di associazione con Israele".
6/8/2025
Il giorno della decisione sarà domani, con una riunione del gabinetto di sicurezza israeliano, che discuterà i piani di guerra a Gaza.
Il premier Netanyahu punta all'occupazione totale della Striscia, dopo l'ennesimo fallimento nella liberazione di un numero ridotto di ostaggi. La linea estremista di Netanyahu, spalleggiata dall'ultradestra religiosa, dovrebbe prevalere, superando sia i forti dubbi dell'esercito sui rischi legati all'operazione e alla gestione dell'offensiva, sia la protesta delle opposizioni, con il leader Lapid, che avverte: "pagheremo un prezzo troppo alto". Sul terreno i civili continuano a morire: il ribaltamento di quattro camion nel centro della Striscia, presi a quanto pare d'assalto dalla folla alla ricerca di aiuti, avrebbe provocato venti vittime e decine di feriti. Gli ospedali di Gaza sono al collasso, con un numero di decessi che nelle ultime 24 ore ha superato i cento e oltre 700 feriti. L'unica buona notizia riguarda il proseguimento del lancio di aiuti dal cielo, con cinque Paesi - di cui tre europei, che hanno fatto atterrare oltre cento pacchi. E mentre esperti Onu hanno chiesto lo smantellamento della controversa Gaza Humanitarian Foundation, accusata di perseguire obiettivi politici e militari filoisraeliani, i gruppi Verdi, Socialisti e della Sinistra all'Europarlamento hanno inviato una lettera ai vertici europei: "a Gaza si sta consumando un genocidio, bisogna sospendere l'accordo di associazione con Israele", scrivono.