12/3/2026
Con il prezzo del petrolio che ha sfondato nelle ultime ore quota 100 dollari al barile, proseguono gli sforzi della comunità internazionale per affrontare una situazione sempre più emergenziale: l'Italia rilascerà quasi 10 milioni di barili delle sue riserve petrolifere, l'equivalente di oltre un milione e mezzo di tonnellate.
Ad annunciarlo il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, nell'ambito della proposta lanciata dall'Agenzia Internazionale dell'Energia agli Stati europei, per un uso delle scorte strategiche di greggio al fine di calmierare i prezzi. L'Aie ha certificato che il conflitto in Medio Oriente sta causando la "più grande interruzione dell'approvvigionamento nella storia del mercato petrolifero globale", provocando un calo di almeno 8 milioni di barili al giorno. A Bruxelles si sono riuniti i gruppi di coordinamento europei per il petrolio e il gas. Il presidente americano Trump da parte sua si sarebbe detto pronto a sospendere il Jones Act, legge vecchia di oltre cento anni che impone navi americane, di proprietà e con equipaggio a stelle e strisce per le spedizioni. Questo al fine di di ridurre i costi del trasporto e della logistica. Mossa in apparente contraddizione con l'affermazione dello stesso Trump, secondo cui l'aumento del prezzo del greggio avrà effetti benefici sugli Stati Uniti, il maggiore produttore mondiale - affermazione che non tiene conto dell'effetto inflazionistico. Dalla prossima settimana Washington rilascerà oltre 170 milioni di barili delle sue riserve. Primi segnali di allarme in Europa: in Danimarca il Governo ha esortato i cittadini a ridurre il consumo di energia e lasciare le automobili in garage.
4/3/2026
Apre un altro fronte Donald Trump, questa volta commerciale con la Spagna e dunque -in subordine- con l'Unione Europea, mentre fa a pezzi la relazione speciale con la Gran Bretagna.
"Taglieremo tutti gli scambi commerciali con Madrid, non vogliamo avere niente a che fare con la Spagna", afferma Trump, istruendo il segretario al Tesoro Bessent di procedere con l'embargo. Seduto di fianco a lui, il cancelliere che tre settimane fa a Monaco predicava l'autonomia strategica dell'Europa e dichiarava la frattura euroatlantica, restava muto, salvo poi recuperare in corner dopo l'incontro riferendo di aver detto a Trump che sui dazi la trattativa è unica e a 27. Friedrich Merz ha però appoggiato le accuse di Trump a Madrid sulla difesa, intimando alla Spagna di raggiungere gli obiettivi di spesa Nato. Oggi il premier Sanchez parlerà alla nazione. Non va meglio al premier britannico Starmer, reo di non aver consentito l'uso delle basi nella regione all'inizio dell'attacco - umiliato da Trump che rimpiange Churchill, dopo aver dichiarato di non essere contento di Londra. Più tardi Trump annuncia: "se sarà necessario gli Stati Uniti scorteranno tutte le petroliere nello stretto di Hormuz". Intanto la Francia, con un messaggio del presidente Macron alla nazione, ha reso noto che la portaerei de Gaulle farà rotta verso il Mediterraneo. Parigi ha già dispiegato una fregata e mezzi antiaerei a Cipro. Verso l'isola anche un cacciatorpediniere britannico ed elicotteri dotati di capacità anti-drone, oltre a una nave e due caccia greci. Segno che l'Europa blinda il suo fianco orientale.
4/3/2026
Nel giorno del faccia a faccia con il cancelliere tedesco Merz alla Casa Bianca, il presidente americano Trump -dopo aver tracciato un bilancio ampiamente positivo dell'offensiva in Iran- spara a zero contro Spagna e Gran Bretagna.
"Taglieremo tutti gli scambi commerciali con Madrid, non vogliamo avere niente a che fare con la Spagna", afferma Trump, istruendo il segretario al Tesoro Bessent di procedere con l'embargo. Seduto di fianco a lui, il cancelliere che tre settimane fa a Monaco predicava l'autonomia strategica dell'Europa e dichiarava la frattura euroatlantica, restava muto, salvo poi recuperare in corner dopo l'incontro riferendo di aver detto a Trump che sui dazi la trattativa è unica e a 27. Friedrich Merz ha però appoggiato le accuse di Trump a Madrid sulla difesa, intimando alla Spagna di raggiungere gli obiettivi di spesa Nato. Oggi il premier Sanchez parlerà alla nazione. Non va meglio al premier britannico Starmer, reo di non aver consentito l'uso delle basi nella regione all'inizio dell'attacco - umiliato da Trump che rimpiange Churchill, dopo aver dichiarato di non essere contento di Londra. Più tardi Trump annuncia: "se sarà necessario gli Stati Uniti scorteranno tutte le petroliere nello stretto di Hormuz". Intanto la Francia, con un messaggio del presidente Macron alla nazione, ha reso noto che la portaerei de Gaulle farà rotta verso il Mediterraneo. Parigi ha già dispiegato una fregata e mezzi antiaerei a Cipro. Verso l'isola anche un cacciatorpediniere britannico ed elicotteri dotati di capacità anti-drone, oltre a una nave e due caccia greci. Segno che l'Europa blinda il suo fianco orientale.
3/3/2026
Donald Trump e Friedrich Merz recitano lo stesso spartito sull'Iran nel corso dell'atteso incontro alla Casa Bianca.
Il presidente americano giustifica l'attacco contro Teheran, sostenendo che il regime stava per attaccare per primo, nonostante i negoziati in corso a Ginevra. Trump elargisce ottimismo sull'immediato futuro, dipingendo il quadro di un regime morente: abbiamo distrutto tutto, abbiamo ucciso la Guida Suprema insieme a una cinquantina di alti ufficiali, altri pare li abbiamo uccisi oggi - lo scenario da evitare è che emerga una leadership peggiore, con la quale fare i conti tra cinque anni. Il cancelliere tedesco Merz, seduto a fianco, non si concede divagazioni: "stiamo sostenendo Stati Uniti e Israele, per liberarci di questo terribile regime. Dobbiamo pensare al giorno dopo e alla strategia, serve un approccio e un lavoro comune, è importante per Stati Uniti ed Europa", afferma l'uomo che tre settimane fa a Monaco parlava di frattura tra Europa e Stati Uniti e invocava un'Europa sovrana. Oggi ridotto a un sosia, mentre ascolta Trump attaccare l'alleato spagnolo e minacciare Madrid di un embargo commerciale contro un Paese dell'Unione Europea. Ma il presidente americano ne ha anche per la Gran Bretagna di Keir Starmer, offeso dal comportamento di Londra nella guerra in Iran. "Non sono contento di loro, hanno grossi problemi su energia e immigrazione", dice. Tornando all'Iran, Trump -come in Venezuela- smonta le chance di presa del potere del figlio dello scià Reza Pahlavi, preferendogli una figura moderata del vecchio regime, e cita poteri di emergenza per aumentare lo sforzo di produzione bellica. Intanto la Cina chiede lo stop agli attacchi e che la guerra finisca fuori controllo.
1/3/2026
Un'aggressione "immotivata", una "pericolosa avventura" che rischia di provocare una "catastrofe" nella regione. Durissime le parole di condanna per l'attacco israelo-americano da parte della Russia. Anche la Cina ha invocato "lo stop immediato" degli attacchi all'Iran, mettendo in guardia dalla prospettiva di un'ulteriore "escalation" bellica. L'Europa osserva e muove la diplomazia.
Il crescendo di attacchi militari ha portato l'Unione Europea ad alzare di livello -con il passare delle ore- il tono della diplomazia continentale: così, oltre all'annunciata riunione di emergenza degli ambasciatori dei 27, l'Alta Rappresentante Kallas ha convocato per oggi una videoconferenza dei Ministri degli Esteri. La posizione di Kallas riflette un atteggiamento di sostanziale prudenza da parte europea, unita ad una linea di sostegno all'alleato americano: "gli attacchi indiscriminati del regime iraniano contro i suoi vicini comportano il rischio di trascinare la regione in una guerra più ampia, noi condanniamo questo fenomeno. È essenziale che la guerra non si estenda ulteriormente. Il regime iraniano deve fare delle scelte", scrive Kallas. La Spagna, con il premier Sanchez, è l'unico grande Paese europeo a criticare l'azione di Washington e Gerusalemme, parlando di "azioni militari unilaterali, foriere di ulteriore instabilità". Il trio di pesi massimi continentali nel settore difesa -Francia, Germania e Gran Bretagna- ha condannato gli attacchi iraniani nell'area mediorientale, rilanciando l'ipotesi negoziale. La presidente della Commissione Von Der Leyen, che ha convocato per domani un collegio ristretto dei Commissari sulla sicurezza, ha riaffermato l'impegno europeo a salvaguardare la stabilità regionale. Lato britannico, il premier Starmer ha tenuto a precisare che il Regno Unito non ha partecipato ai raid, aggiungendo che aerei della Raf sono stati schierati in volo nel corso della giornata di ieri per operazioni a difesa dei Paesi arabi alleati.
1/3/2026
Donald Trump fatica a contenere la soddisfazione quando -nella tarda serata italiana- annuncia via social la morte della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, definendolo una delle persone più malvagie della storia.
L'annuncio è sembrato rendere il presidente americano più deciso in merito alla strategia da seguire, per affondare definitivamente il colpo, abbandonando l'ipotesi da lui stesso avanzata qualche ora prima di un attacco mordi e fuggi di soli due o tre giorni: i raid contro Teheran dureranno fino alla pace in Medio Oriente, scrive Trump su Truth, minacciando ciò che resta della leadership iraniana, lasciata davanti a una scelta netta: collaborare e ricevere l'immunità, o morire. Col Washington Post Trump si era concesso qualche ora prima uno slancio ideale: "tutto ciò che voglio è la libertà per il popolo iraniano", aveva dichiarato. Annunciando nella notte statunitense l'avvio delle operazioni militari, Trump aveva individuato come obiettivo la difesa degli americani, eliminando le imminenti minacce del regime iraniano. Per l'amministrazione Trump si apre però un fronte politico interno: se è vero che il segretario di Stato Rubio ha affermato di avere avvertito i leader del Congresso dell'operazione, non solo i democratici ma anche alcuni parlamentari repubblicani hanno accusato Trump di aver dichiarato guerra all'Iran senza alcuna autorizzazione delle Camere. In vista ci sarebbe una risoluzione bipartisan sui poteri di guerra, in votazione la prossima settimana.
26/2/2026
Dopo la lettera di 11 Paesi europei, che ne chiedono la revisione, il sistema di scambio delle emissioni inquinanti è sempre più al centro del dibattito in Europa.
Il tema ETS approda al Consiglio Competitività, sospinto dalla lettera dei Ministri di 11 Paesi, tra cui l'Italia, che chiedono una riforma del mercato delle quote di emissione in grado di favorire la competitività continentale. "Dobbiamo ridiscutere l'Ets, che dovrà tornare ad essere uno strumento di investimento e non essere percepito come uno strumento di tassazione. I proventi dell'Ets devono essere utilizzati per la decarbonizzazione, gli investimenti e la modernizzazione delle nostre industrie", ha affermato il vicepresidente della Commissione Sejournè al termine del vertice a Bruxelles, annunciando una revisione del sistema in estate, dopo che il suo Paese, la Francia -firmataria della lettera- aveva qualche ora prima ammorbidito i toni, invitando alla prudenza, pur nell'ambito di una ridiscussione e di una messa in parallelo con la tassa sul carbonio alle frontiere". Parigi ha però chiarito che non intende far saltare tutto. In una posizione intermedia la Germania, che spinge per una rapida riforma dell'ETS, mentre la posizione più netta e oltranzista appare quella italiana, con il Ministro delle Imprese Urso, che afferma: "il sistema Ets rappresenta un'ulteriore tassa a carico delle imprese europee, che incide sui costi e ne limita la competitività". Roma chiederà alla Commissione la sospensione del sistema, in attesa di una sua profonda revisione. Un accenno alla questione anche dalla premier Meloni, che ha incontrato il presidente cipriota Christodoulidis, il cui Paese è al timone dell'Unione Europea.
21/2/2026
La decisione della Corte Suprema americana spedisce ancora una volta nel congelatore la ratifica della controversa intesa estiva euroamericana sul commercio ai tempi dei dazi, siglata sui campi da golf scozzesi di Donald Trump, dallo stesso presidente americano e dalla presidente della Commissione Von Der Leyen.
Intesa mai davvero digerita al di qua dell'Atlantico, per la sua evidente asimmetria nei rapporti di forza, e già presa in ostaggio dall'Europarlamento il mese scorso di fronte alle pretese americane di annettersi con le buone o le cattive la Groenlandia. L'ennesima marcia indietro post-Davos di Trump rasserenò il clima, sbloccando il dossier, ma stavolta sono i giudici americani a mandare nuovamente tutto all'aria: il voto atteso martedì alla Commissione Commercio del Parlamento Europeo slitterà, in attesa di capire cosa ne sarà dell'intero impianto tariffario statunitense. Il presidente della Commissione Commercio, l'eurodeputato socialista tedesco Lange, ha annunciato una riunione straordinaria del team negoziale lunedì - nel frattempo ha commentato con soddisfazione che "l'era dei dazi illimitati e arbitrari potrebbe volgere al termine". Spiazzata anche la Commissione Europea, che afferma di prendere atto della sentenza della Corte Suprema, che la analizzerà attentamente, e lascia però filtrare anche preoccupazione sull'ulteriore stato di incertezza giuridica e commerciale che si apre per le imprese sulle due sponde dell'Atlantico, in un momento di già evidente instabilità e imprevedibilità del quadro tariffario.
20/2/2026
E' un duro colpo quello inflitto dalla Corte Suprema americana al presidente americano Trump: con una sentenza attesa da settimane, i nove giudici hanno bocciato i dazi imposti dalla sua amministrazione, con sei voti favorevoli e appena tre contrari.
Le misure annunciate dal presidente nel Liberation Day dello scorso 2 aprile violano la legge federale, afferma la Corte: Trump non poteva imporre i dazi ricorrendo all'International Emergency Powers Act, legge che dà al presidente l'autorità di affrontare "minacce straordinarie" in caso di emergenza nazionale. La norma non fa alcun riferimento esplicito ai dazi, competenza esclusiva del Congresso. Per Trump si tratta di una sconfitta anche politica, considerato il chiaro orientamento conservatore della Corte, che negli ultimi mesi si è mostrata indulgente nei suoi confronti. A questo punto si apre un rebus rimborsi di proporzioni gigantesche, considerato che a metà dicembre il Governo federale aveva incassato ben 134 miliardi di dollari grazie ai dazi: cause legali sono già in corso da parte delle aziende importatrici e un'ulteriore valanga si annuncia in arrivo. E non è l'unica pessima notizia per Trump, che prima di annunciare una conferenza stampa serale aveva definito la decisione una vergogna, assicurando di avere un piano di riserva: il pil americano nel quarto trimestre 2025 è cresciuto di appena l'1,4%, la metà rispetto alle attese degli analisti. E pure l'inflazione va male: 2,9% a dicembre, anche qui sopra le attese. Trump ha dato la colpa sul pil al lungo shutdown autunnale, ma il sospetto che i suoi dazi ci abbiano messo lo zampino resta forte.
20/2/2026
Durissimo colpo inflitto dalla Corte Suprema americana al presidente americano Trump: bocciati i dazi imposti dalla sua amministrazione in uno storico pronunciamento, con sei voti favorevoli e appena tre contrari.
Le misure imposte dal presidente nel Liberation Day dello scorso 2 aprile violano la legge federale, affermano i giudici, secondo cui Trump non poteva imporre i dazi ricorrendo all'International Emergency Powers Act, legge che dà al presidente l'autorità di affrontare "minacce straordinarie" in caso di un'emergenza nazionale, inclusa quella di "regolare" l'importazione" di "beni esteri". La norma non fa alcun riferimento esplicito ai dazi, competenza esclusiva del Congresso. Per Trump si tratta di una sconfitta politica, considerato il chiaro orientamento conservatore della Corte, che negli ultimi mesi si è mostrata abbastanza indulgente nei suoi confronti. A questo punto si apre un rebus rimborsi di proporzioni gigantesche, considerato che a metà dicembre il Governo federale aveva incassato ben 134 miliardi di dollari grazie ai dazi: cause legali sono già in corso da parte delle aziende importatrici e un'ulteriore valanga è in arrivo. Ma non è l'unica pessima notizia oggi per Trump, che poco fa ha definito la decisione una vergogna, assicurando di avere un piano di riserva sui dazi: il pil americano nel quarto trimestre 2025 è cresciuto di appena l'1,4%, la metà rispetto alle attese degli analisti. E pure l'inflazione va male: 2,9% a dicembre, anche qui sopra le attese. Trump ha dato la colpa sul pil al lungo shutdown autunnale, ma il sospetto che i suoi dazi ci abbiano messo lo zampino resta forte.
17/2/2026
Rafforzare il ruolo dell'Euro su scala globale, in un momento storico in cui il dollaro si è indebolito, anche attraverso una maggiore strutturazione delle sue emissioni obbligazionarie.
L'Eurogruppo di ieri ha posto una prima pietra nel rafforzamento del ruolo internazionale della moneta unica, come annunciato alla vigilia, mentre parallelamente è proseguito il lavoro del cosiddetto E6, il nuovo formato che raggruppa le principali economie continentali, con l'obiettivo di accelerare il completamento del mercato unico, così come chiesto nell'ultimo vertice informale dei 27 leader ad Alden Biesen. Punto primo, come chiarito dal Commissario all'Economia Dombrovskis, si ragiona per rendere strutturata la raccolta sui mercati dei finanziamenti utili all'emissione di titoli obbligazionari garantiti dal bilancio comunitario - come ad esempio Next Generation EU. Dombrovskis che ha confermato come l'Eurogruppo abbia anche tenuto una prima discussione sul rafforzamento del ruolo internazionale dell'Euro. In un documento preparato dalla Commissione, si legge che proprio una maggiore stabilità macroeconomica, prevedibilità normativa e profondità finanziaria potrebbe concorrere all'obiettivo. Senza dimenticare il progetto per un euro digitale, già in marcia. Intanto i Ministri dell'E6, che torneranno a riunirsi a inizio marzo, hanno indicato come obiettivo accelerare l'integrazione economica e rendere l'Europa un porto sicuro per i capitali globali.
16/2/2026
L'Alta Rappresentante europea Kallas chiude la Conferenza di Monaco attaccando frontalmente la Russia: "non è una superpotenza.
Dopo oltre un decennio di conflitti, inclusi quattro anni di guerra su vasta scala, Mosca è avanzata di poco rispetto alle linee del 2014", afferma, ricordando il bilancio di oltre un milione di vittime. "Oggi la Russia è distrutta", aggiunge Kallas, "la sua economia è a pezzi, è scollegata dai mercati energetici europei e i suoi stessi cittadini stanno fuggendo. La minaccia più grande che la Russia rappresenta è quella di ottenere più risultati al tavolo delle trattative di quanti ne abbia ottenuti sul campo di battaglia", chiosa, guardando al prossimo round negoziale in programma da domani in Svizzera. La stessa Kallas si è riunita con i Ministri degli Esteri G7 a margine della Conferenza di Sicurezza: riaffermato il sostegno "incrollabile" all'Ucraina contro l'aggressione russa, collegando eventuali nuove sanzioni alla necessità di forzare Mosca a negoziare seriamente. Proprio in vista dei negoziati a Ginevra Mosca rilancia la proposta di "una governance esterna temporanea" dell'Ucraina sotto l'egida Onu, una volta terminato il conflitto. L'idea è trasformare il Paese in una sorta di protettorato delle Nazioni Unite. Infine, è di ieri la notizia che l'ex-Ministro ucraino dell'Energia Galushchenko è stato arrestato su mandato dell'Ufficio nazionale anticorruzione e della Procura per l'anticorruzione durante il tentativo di attraversare in treno il confine nella notte tra sabato e domenica. Galushchenko era stato rimosso dal suo incarico lo scorso novembre.
14/2/2026
Il presidente ucraino Zelensky lancia da Monaco un monito al mondo, rievocando un parallelismo storico di ben 88 anni fa, quando proprio nel capoluogo bavarese i leader francese e britannico fecero importanti concessioni territoriali ad Adolf Hitler, nella speranza di calmare il suo furore bellico. Come andò a finire, è scritto nei libri di storia.
"Sembra che Putin speri di ripetere Monaco 1938, quando il precedente Putin iniziò a dividere l'Europa", ha affermato Zelensky, accostando lo stesso Putin a Hitler. "La pace può essere costruita solo con chiare garanzie di sicurezza", ha tagliato corto. Per questo il presidente ucraino ha evidenziato come sarebbe un'illusione pensare di far finire questo conflitto dividendo l'Ucraina, così come si rivelò un'illusione sacrificare l'allora Cecoslovacchia per risparmiare l'Europa da un conflitto maggiore. Per Zelensky, l'unità euroatlantica rappresenta il miglior intercettore contro i piani aggressivi della Russia. Anzi, "è un grave errore" che l'Europa sia ''praticamente assente'' al tavolo dei negoziati per la pace. Schermaglie tra Zelensky e il premier ungherese Orban: il leader ucraino accusa quello magiaro di corruzione, Orban contrattacca prendendo di mira l'adesione di Kiev all'Unione Europea. Infine, a margine della Conferenza, cinque Governi continentali -tra cui Germania, Francia e Gran Bretagna- hanno accusato la Russia di aver ucciso l'oppositore Navalny in un campo di prigionia, avvelenandolo con una rara tossina - l'epibatidina, una neurotossina tossica letale che si trova nelle rane freccia ecuadoregne.
13/2/2026
L'urgenza evocata ieri da Mario Draghi ed Enrico Letta al summit europeo informale di Alden Biesen trova risposta -a fine giornata- negli impegni snocciolati dai vertici comunitari.
La presidente della Commissione Von Der Leyen ha elencato le aree di lavoro sulle quali Bruxelles presenterà a breve proposte, con l'idea di approvarle il prossimo mese e completarle nell'arco di un biennio. In sintesi, meno burocrazia e più semplificazione; la creazione di un mercato realmente unico, inserendo il 28esimo regime per le imprese; un mercato energetico integrato, l'accelerazione sul digitale e sugli accordi commerciali. Il presidente europeo Costa ha sottolineato il senso di urgenza emerso nelle parole dei leader, ha aperto al concetto di preferenza europea in settori strategici selezionati, ha accennato a un'intesa per il consolidamento delle imprese, al fine di arrivare a campioni continentali, per esempio nelle telecomunicazioni. Nessun riferimento agli eurobond, che il presidente francese Macron resuscita lasciando il summit. A risuonare nel castello belga per buona parte della giornata le parole di due ex-premier italiani: Enrico Letta, che afferma che "il mercato unico è la nostra migliore risposta a Trump e il fondamento della nostra sovranità. Nei settori strategici occorre passare da 27 mercati a uno solo". Mentre Mario Draghi aveva precedentemente analizzato il deterioramento del panorama economico nell'ultimo biennio, spronando i 27 sulla necessità di effettuare corposi investimenti.
13/2/2026
E' il senso di urgenza, la sveglia all'Europa dopo il primo drammatico anno di presidenza Trump, a risuonare nelle sale del castello belga di Alden Biesen quando cala finalmente il buio.
Lo esplicita il presidente europeo Costa, riferendosi all'intesa comune sul rilancio della competitività europea, per costruire un mercato che sia davvero unico. Rivedendo ad esempio le regole sulle fusioni, per favorire campioni continentali. La presidente della Commissione Von Der Leyen snocciola le aree di lavoro sulle quali Bruxelles a breve presenterà proposte, con l'idea di approvarle il prossimo mese e completarle nell'arco di un biennio. Meno burocrazia e più semplificazione; la creazione di un mercato realmente unico, inserendo il 28esimo regime per le imprese; un mercato energetico integrato, l'accelerazione sul digitale e sugli accordi commerciali. Nessun riferimento agli eurobond, che il presidente francese Macron però resuscita lasciando il summit. A risuonare nel castello belga per buona parte della giornata le parole di due ex-premier italiani: Enrico Letta, che a fine giornata afferma che "il mercato unico è la nostra migliore risposta a Trump e il fondamento della nostra sovranità. Nei settori strategici occorre passare da 27 mercati a uno solo". Mentre Mario Draghi aveva precedentemente analizzato il deterioramento del panorama economico nell'ultimo biennio, spronando i 27 sulla necessità di effettuare corposi investimenti.
12/2/2026
Vertice informale europeo di Alden Biesen concluso da pochi minuti, in attesa della conferenza stampa. Summit che ha avuto protagonisti due ex-premier italiani, per fornire soluzioni in merito al rilancio della competitività, Mario Draghi ed Enrico Letta.
Draghi nella sua presentazione si è focalizzato sul deterioramento del panorama economico nell'ultimo biennio, spronando i 27 sulla necessità di effettuare investimenti. Draghi si è concentrato su diversi temi: la necessità di ridurre le barriere nel mercato unico, la frammentazione dei mercati azionari e gli sforzi per mobilitare il risparmio, il costo dell'energia, la possibilità di una preferenza europea mirata. Poco fa, con ritardo sulla tabella di marcia, il discorso di Letta: "il Mercato unico è la nostra migliore risposta a Trump e il fondamento della nostra sovranità. Nei settori strategici dobbiamo passare da 27 mercati a uno solo. Ciò di cui abbiamo bisogno è un percorso chiaro per completare il Mercato unico", ha detto Letta. Il vertice è stato preceduto da un punto stampa congiunto di Francia e Germania, dopo gli aperti dissidi degli ultimi giorni tra i due Paesi. Mercato dei capitali come terreno di incontro nelle dichiarazioni. Il cancelliere tedesco Merz ha scherzato sul fatto che Berlino e Parigi sono quasi sempre uniti sul tema della competitività, ma ha rimandato per le decisioni concrete al prossimo summit di marzo. Il presidente francese Macron ha affermato: "condividiamo un sentimento di urgenza: l'Europa deve agire con chiarezza". Macron ha invocato decisioni concrete entro giugno, anche attraverso cooperazioni rafforzate.
12/2/2026
Obiettivo rilanciare la competitività europea: tutti d'accordo sulla necessità di farlo, ma nel vertice informale che si apre oggi nel castello belga di Alden-Biesen occorrerà superare la frattura ormai evidente tra la spinta italo-tedesca alla deregolamentazione e sburocratizzazione, ridando potere agli Stati, e la linea francese che punta invece a a progetti più federali, nel solco dell'idea di un'autonomia strategica continentale - quali debito comune e preferenza europea.
A indirizzare la discussione due ex-premier italiani, Mario Draghi ed Enrico Letta, autori di altrettanti rapporti sul mercato unico che da troppo tempo giacciono incompiuti nei cassetti di Bruxelles. Nelle ultime ore il terreno di scontro ha riguardato soprattutto gli Eurobond, con il presidente francese Macron che ha definito il debito comune l'"unico modo" per l'Unione di restare in corsa rispetto a Stati Uniti e Cina. Ha trovato una sponda nel presidente della Bundesbank Nagel, che dice sì all'ipotesi Eurobond, ma solo se limitati a casi specifici. Il cancelliere Merz non pare pensarla allo stesso modo. Con Italia e Belgio, la Germania presenterà oggi un documento per chiedere semplificazione, revisione del meccanismo Ets e della carbon tax, neutralità tecnologica e completamento del mercato unico, al fine di rilanciare la competitività europea. Ieri la presidente della Commissione Von Der Leyen ha aperto all'ipotesi di cooperazioni rafforzate, saltando l'unanimità, per procedere sul cammino delle riforme per la competitività. Il suo obiettivo è approvare il prossimo mese una tabella di marcia biennale sul mercato unico.
11/2/2026
Si scalda l'atmosfera, in vista del vertice informale sulla competitività europea previsto domani in Belgio: la presidente della Commissione Von Der Leyen, parlando in mattinata all'Europarlamento, ha provato a sminare il campo, sempre più segnato dalla crescente contrapposizione di visione tra la Francia da una parte e il duo italo-tedesco dall'altra.
"Abbiamo presentato proposte sull'integrazione e la vigilanza dei mercati. Abbiamo bisogno che voi le portiate a termine. Le nostre aziende hanno bisogno di capitali subito. Il Piano A è andare avanti a 27. Ma se ciò non fosse possibile, il Trattato prevede una cooperazione rafforzata", ha affermato la presidente della Commissione, aggiungendo che "occorre progredire e abbattere le barriere che ci impediscono di essere un vero gigante globale". Von Der Leyen è tornata a ribadire la necessità di una tabella di marcia per il mercato unico da qui al 2028, chiedendo che venga approvata dai leader il mese prossimo. E ha contrattaccato sulle accuse di Roma e Berlino, in merito all'eccesso di burocrazia europea, sostenendo che vanno eliminati anche gli strati burocratici presenti a livello nazionale, che aumentano la frammentazione. Intanto emergono nuovi dettagli sul piano che non solo Italia e Germania, ma anche il Belgio, proporranno al summit di domani: le tre capitali indicano come obiettivi la semplificazione, la revisione del meccanismo Ets e della carbon tax, la neutralità tecnologica, infine il completamento proprio del mercato unico. E suggeriscono un meccanismo di freno di emergenza per fermare gli oneri eccessivi che emergono durante il processo legislativo.
6/2/2026
Dovrebbero svolgersi negli Stati Uniti i prossimi colloqui trilaterali sull'Ucraina, secondo il presidente Zelensky, che ha parlato al termine della due giorni di incontri tecnici tra le delegazioni.
Pochi i risultati concreti, al di là di uno scambio complessivo di oltre 300 prigionieri, il primo in cinque mesi: colpi di scena non ce ne sono stati, resta molto lavoro da fare secondo l'inviato americano Witkoff, e lo stesso Zelensky è sembrato frustrato dalla lentezza nei progressi, per quanto da più parti si sia parlato di colloqui costruttivi. Monta l'ipotesi di un inviato europeo per la pace in Ucraina, discorso peraltro già emerso in passato - ma i tentennamenti comunitari a entrare in gioco non aiutano. La Russia ieri ha attaccato il presidente francese Macron, per l'esitazione mostrata nel chiamare Putin, nonostante gli ultimi annunci. Altra questione è il trattato russo-americano New Start, che da quasi 20 anni garantiva un tetto alle testate nucleari dispiegate dalle due superpotenze: ieri è scaduto, Mosca è sembrata indispettita dall'inerzia americana sull'offerta di prorogarlo provvisoriamente, ma indiscrezioni di stampa hanno fatto filtrare che un'intesa tecnica ci sarebbe già e aspetterebbe il via libera di Trump e Putin. Trump che ieri sera è sembrato bocciare l'ipotesi di una proroga, proponendo un nuovo trattato sulle armi atomiche, migliorato e modernizzato. Non è un segreto che Washington voglia includere anche la Cina, nelle potenze su cui si applicano i limiti del New Start.
5/2/2026
Potrebbero esserci novità sulla ripresa del Trattato New Start, scaduto nelle ultime ore, lasciando il mondo potenzialmente vulnerabile a una nuova e pericolosa corsa verso gli armamenti atomici tra Stati Uniti e Russia.
Il sito di informazione Axios ha riferito che negoziati segreti sarebbero stati condotti da Washington e Mosca ad Abu Dhabi, ma la bozza di intesa deve ora essere approvata dai presidenti Trump e Putin. Nelle ultime ore è stata soprattutto Mosca ad avvertire dei potenziali rischi di un inverno atomico, qualora il trattato finisse definitivamente in archivio, mentre gli Stati Uniti sono sembrati più interessati a includervi la Cina, il cui arsenale nucleare, a differenza dei tagli delle due superpotenze, è praticamente raddoppiato nell'ultima decade. Fonti americane hanno riferito che Washington e Mosca avrebbero informalmente concordato di rispettare le condizioni del trattato scaduto per sei mesi, mentre si cercherà di finalizzare un nuovo accordo. Chi non sembra particolarmente entusiasta del vuoto venutosi a creare è il segretario Onu Guterres, che parla di momento grave per la pace e la sicurezza internazionali. Intanto il Comando Europeo delle forze armate americane ha annunciato la ripresa del dialogo militare con la controparte russa, sospeso nei mesi precedenti l'invasione dell'Ucraina. Gli Emirati restano lo sfondo primario del trilaterale sulla pace a Kiev: l'inviato americano Witkoff ha annunciato un'intesa russo-ucraina sullo scambio di 314 prigionieri per parte, ma per il presidente Zelensky i negoziati non sono facili e procedono -soprattutto- troppo a rilento.
5/2/2026
L'Alleanza Atlantica ha chiesto "moderazione e responsabilità" dopo la scadenza dell'ultimo trattato bilaterale sul disarmo nucleare tra Russia e Stati Uniti, che poneva un limite delle testate atomiche dispiegate pari a 1550.
La fine del Trattato New Start, che negli ultimi 16 anni ha garantito un controllo internazionale degli armamenti nucleari tra Stati Uniti e Russia, ha scatenato una serie di reazioni preoccupate a livello globale: l'allarme lo ha lanciato di prima mattina Mosca, confermando la scadenza dell'intesa e definendo negativo il suo mancato prolungamento. L'ex-presidente russo Medvedev, contraddistintosi negli ultimi anni come uno dei falchi dell'amministrazione Putin, ha commentato che per la prima volta in 54 anni le due superpotenze nucleari non hanno un trattato che limiti le forze atomiche strategiche, prima di aggiungere un tocco di spettralità, con la citazione della serie Game of Thrones, "l'inverno è vicino". Commento incisivo, considerato che proviene da un uomo che ha minacciato più volte l'Ucraina di attacco nucleare. La Russia appare -tra le due potenze- la più preoccupata dalla fine del trattato: la sua proposta di estendere provvisoriamente per un anno l'intesa non ha trovato risposta a Washington. Il presidente americano Trump è apparso nelle ultime settimane meno interessato: "negozieremo un trattato migliore", aveva dichiarato, puntando a includere in un possibile accordo anche la Cina, che si stima abbia meno di un decimo delle testate nucleari russe - e non intende sedersi al tavolo. Mosca vorrebbe da parte sua includere Francia e Gran Bretagna. Forte preoccupazione è stata espressa dal segretario Onu Guterres, che parla di momento grave per la pace e la sicurezza internazionali.
2/2/2026
Il presidente ucraino Zelensky ha dichiarato che quelle che definisce recenti "misure di de-escalation" con la Russia "aiutano a rafforzare la fiducia" nel processo negoziale. Intanto si definiscono temporalmente le misure europee per un divorzio totale da Mosca sul fronte dell'import energetico.
Comincerà ad applicarsi a partire dal 18 marzo il divieto graduale di importazione di gas e gas naturale liquefatto nell'Unione Europea dalla Russia, secondo quanto prevede il regolamento comunitario Repower EU, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. L'orizzonte per lo stop totale è quello dell'autunno del prossimo anno, quando l'Unione Europea si libererà completamente dell'import di gas da Mosca. Già dal prossimo primo marzo, i 27 Paesi membri dovranno presentare a Bruxelles i piani nazionali di diversificazione, che includeranno le misure con cui ciascuno Stato specificherà come intende attuare il divieto di import. Divieto che si snoderà attraverso più stop scaglionati nel tempo per i contratti a breve e lungo termine. L'ultima data utile per il distacco dall'import russo è quella del 31 ottobre 2027, per quei Paesi che chiederanno un'ultima proroga a fronte di riserve di gas eccezionalmente basse. Poi il divorzio tra Europa e Russia sarà completato. Resta la questione petrolifera: la Commissione presenterà una proposta legislativa per vietare le importazioni di greggio russo "all'inizio del prossimo anno", al fine di far scattare il divieto al più tardi "entro fine 2027". Un divieto che colpirà appena il 3% dell'import totale di petrolio in Europa, in quanto solo Ungheria e Slovacchia continuano a importare greggio da Mosca. Non a caso il Ministro degli Esteri ungherese Szijjártó ha annunciato il ricorso di Budapest alla Corte di Giustizia Europea per contestare il regolamento REPowerEU che vieta l'importazione di energia russa e chiederne l'annullamento.
29/1/2026
Il ministro degli Esteri iraniano Araghchi ha definito "un grave errore strategico" la decisione dell'Unione Europea di inserire il "Corpo dei guardiani della rivoluzione islamica" nella lista delle "organizzazione terroristiche".
L'Unione Europea colpisce l'Iran con nuove sanzioni e designa i pasdaran delle Guardie della Rivoluzione come organizzazione terroristica, in seguito alla sanguinosa repressione di questo mese nel Paese, che ha fatto presumibilmente decine di migliaia di morti tra la popolazione civile. "Se agisci da terrorista, sarai trattato da terrorista", ha dichiarato l'Alta Rappresentante Europea Kallas, sottolineando come nei fatti questa decisione metta i pasdaran iraniani allo stesso livello di gruppi come Isis, Al Qaeda e Hamas. La mossa chiude anche l'ultimo canale diplomatico ufficiale tra Teheran e Bruxelles, essendo le Guardie un corpo paramilitare inserito nell'apparato statale. E allinea l'Europa agli Stati Uniti, che avevano inserito i pasdaran nella lista delle organizzazioni terroristiche già sette anni fa. Decisivo il cambio di posizione negli ultimi giorni di Francia e Italia, che hanno tolto ogni sorta di blocco. Il Ministro degli Esteri Tajani. Oltre alla mossa relativa ai pasdaran, i Ministri degli Esteri europei hanno adottato sanzioni contro una ventina di individui ed entità coinvolti nella repressione -tra loro il Ministro dell'Interno iraniano Momeni- e un'altra decina legati alla fornitura di armi iraniane alla Russia.
26/1/2026
Cerca di stringere i tempi sui prossimi colloqui trilaterali per un cessate il fuoco in Ucraina il presidente Zelensky: "le discussioni preliminari hanno indicato che le squadre si riuniranno nuovamente domenica. Sarebbe opportuno anticipare tale incontro", ha detto, dopo che in precedenza aveva già anticipato sviluppi.
Proseguono i raid russi in Ucraina, con decine di droni lanciati contro un territorio già messo a dura prova nei giorni scorsi dai ripetuti attacchi contro le infrastrutture energetiche, che hanno lasciato al gelo centinaia di migliaia di persone. Parallelamente, il presidente Zelensky ha annunciato preparativi per nuovi incontri trilaterali con Stati Uniti e Russia in settimana, per progredire sugli aspetti militari e politici. Le garanzie di sicurezza per l'Ucraina sono "prossime ad essere concordate", ha affermato intanto il segretario generale Nato Rutte, in audizione all'Europarlamento. Rutte ha riassunto in tre livelli -forze armate ucraine, Coalizione dei Volenterosi e infine Stati Uniti- queste stesse garanzie, poco prima di affondare i sogni di autonomia strategica militare continentale: "chi pensa che l'Unione Europea, o l'Europa, si possa "difendere" senza gli Stati Uniti, "sogna", afferma Rutte - ex-premier olandese. Sempre dalla capitale belga la notizia che i 27 Paesi membri hanno formalmente adottato il regolamento sulla graduale eliminazione delle importazioni russe di gas da gasdotto e di gas naturale liquefatto. Un divieto totale entrerà in vigore, per le importazioni di gas naturale liquefatto, da inizio 2027 e per le importazioni di gas tramite gasdotto dall'autunno 2027. Infine, la Commissione ha autorizzato un secondo gruppo di piani nazionali di difesa nell'ambito dell'iniziativa militare Safe - tra questi, c'è anche l'Italia. che riceverà prestiti per quasi 15 miliardi.
22/1/2026
Vertice europeo straordinario sulla Groenlandia al via nei prossimi minuti a Bruxelles: atmosfera decisamente rilassata all'arrivo dei 27 leader, dopo una settimana geopolitica vissuta pericolosamente.
La più attesa era ovviamente la premier danese Frederiksen: "abbiamo chiesto alla Nato di essere più presente nella regione artica, inclusa la Groenlandia - poi discuteremo approfonditamente con gli Stati Uniti in merito alle nostre relazioni bilaterali". No di Frederiksen a basi americane sovrane su territorio groenlandese: "siamo uno Stato sovrano, non possiamo cedere sovranità, ma sicuramente possiamo discutere con Washington su come rafforzare le strategie di sicurezza. Abbiamo linee rosse, le nostre regole democratiche non possono essere messe in discussione. Dobbiamo discutere senza minacciarci a vicenda. Serve una soluzione politica nel quadro della democrazia. E della sovranità dello Stato", ha detto Frederiksen. Per il presidente francese Macron, quando l'Europa è forte e reagisce rapidamente, i problemi si risolvono. "Ma occorre restare estremamente vigili", ha avvertito, alludendo implicitamente a Trump. Il cancelliere tedesco Merz ha espresso soddisfazione sul fatto che Trump abbia rinunciato ad un'acquisizione della Groenlandia e a un'imposizione di dazi ai Paesi che -come la Germania- vi avevano inviato dei soldati, esprimendo la speranza di un rilancio dell'alleanza transatlantica. "Dobbiamo migliorare le capacità di resilienza e difesa europee", ha commentato Merz, che che guarda già al Consiglio Europeo informale di febbraio, per rilanciare la competitività continentale.
21/1/2026
Non sembra avere pace l'intesa commerciale Mercosur, firmata solamente sabato scorso in Paraguay dall'Unione Europea e dal blocco commerciale sudamericano, dopo oltre 25 anni di complicata gestazione: con un voto sul filo del rasoio, sull'onda delle proteste delle potenti lobby agricole europee, l'Europarlamento ha votato con 334 voti a favore e 324 contrari il rinvio dell'accordo alla Corte di Giustizia comunitaria, per chiedere un parere giuridico e verificarne la legalità.
Bocciata una seconda e analoga risoluzione, presentata dall'estrema destra dei Patrioti. Nella pratica, la decisione dell'Eurocamera impedisce un voto finale di approvazione da parte degli eurodeputati sull'intesa commerciale, almeno finchè i giudici di Lussemburgo non avranno deliberato. Voto necessario, per poter approvare definitivamente il patto commerciale tra Europa e Sudamerica. Voto che a questo punto potrebbe venire rinviato fino al 2028, considerati i tempi procedurali della Corte. Altra cosa è se nell'attesa si potrà comunque applicare provvisoriamente l'intesa: la Commissione, che in un commento a caldo si è detta rammaricata per la decisione dell'Europarlamento, in quanto basata su questioni già affrontate, potrebbe infatti optare per applicare in via provvisoria l'accordo commerciale, sfidando l'Europarlamento. Il cancelliere tedesco Merz è stato il primo a chiederlo esplicitamente. La crisi Mercosur approderà al vertice straordinario dei leader europei, convocato nelle prossime ore sulla Groenlandia.
21/1/2026
Si annuncia un pomeriggio ad alta tensione quello odierno a Davos, in Svizzera, quando il presidente americano Trump prenderà la parola al World Economic Forum.
"Sono certo che mi aspettano felici", ha scherzato ieri nella conferenza stampa autocelebrativa -dominata da economia e lotta all'immigrazione- in occasione del primo anno del secondo mandato alla Casa Bianca. Riferimento alle tensioni esplose apertamente con gli alleati europei sulle questioni Groenlandia e dazi. In precedenza Trump aveva affermato che i leader del Vecchio Continente non "opporranno troppa resistenza" al suo tentativo di acquistare la Groenlandia. Premessa per sferrare il successivo attacco contro la Francia: in conseguenza della decisione di Emmanuel Macron di non aderire al "Board of Peace" per la ricostruzione di Gaza, Trump ha annunciato l'intenzione di imporre dazi al 200% su vini e champagne transalpini. Il dossier centrale resta quello groenlandese: lo stesso Trump ha concordato con il segretario generale Nato Rutte un incontro in Svizzera per parlare della questione. La retorica trumpiana è stata anticipata ieri a Davos dal segretario al Tesoro Bessent - sui dazi ha stuzzicato la controparte europea: "sedetevi, fate un respiro profondo, non fate rappresaglie". Chi non è in vena di battute, stanco di vedere il suo Paese sotto bandiera americana nei surreali post social di Trump, è il premier canadese Carney: il Canada si schiera "completamente" al fianco di Groenlandia e Danimarca e invita le potenze del mondo a collaborare per resistere alle pressioni coercitive delle superpotenze aggressive, ha affermato da Davos.
20/1/2026
Si arricchisce di ora in ora la lista di attacchi e provocazioni da parte dell'amministrazione Trump contro l'Europa: in attesa dell'arrivo del presidente americano a Davos, per un mercoledì che si annuncia di fuoco, lo stesso Trump ha affermato che i leader del Vecchio Continente non "opporranno troppa resistenza" al suo tentativo di acquistare la Groenlandia.
Premessa per sferrare il successivo attacco contro la Francia: in conseguenza della decisione di Emmanuel Macron di non aderire al "Board of Peace" per la ricostruzione di Gaza, Trump ha annunciato l'intenzione di imporre dazi al 200% su vini e champagne transalpini. Ma il dossier centrale resta quello groenlandese: lo stesso Trump ha concordato con il segretario generale Nato Rutte un incontro in Svizzera per parlare della questione, ribadendo che l'artico resta fondamentale per la sicurezza nazionale e mondiale. "Non si può tornare indietro", ha proclamato sui social. La retorica trumpiana è riecheggiata con anticipo a Davos nelle parole del segretario al Tesoro Bessent, secondo cui il controllo della Groenlandia da parte di Washington è importante. E' però sui dazi che Bessent stuzzica la controparte europea: "sedetevi, fate un respiro profondo, non fate rappresaglie". Chi non è in vena di battute, stanco di vedere il suo Paese sotto bandiera americana nei surreali post social di Trump, è il premier canadese Carney: il Canada si schiera "completamente" al fianco di Groenlandia e Danimarca e invita le potenze del mondo a collaborare per resistere alle pressioni coercitive delle superpotenze aggressive, ha affermato da Davos.
20/1/2026
Duro attacco del presidente francese Macron alla strategia neoimperialista di Donald Trump, nel suo discorso al World Economic Forum di Davos: "stiamo raggiungendo una fase di instabilità e squilibrio sia per la sicurezza per l'economia", con "oltre 50 guerre - anche se mi dicono che alcune sono risolte" e "un passaggio verso un mondo senza regole, dove la legge internazionale è calpestata e le ambizioni imperiali tornano alla superficie".
Così Macron, che non ha risparmiato una frecciata sul tema dazi in direzione di Washington, dopo l'annuncio di Trump di tariffe al 200% su vini e champagne transalpini. Macron ha definito "i nuovi dazi inaccettabili soprattutto, se usati come leva contro la sovranità territoriale". Per questo ha ribadito la proposta francese di considerare tutte le opzioni a disposizione, quali l'arma dello strumento anticoercizione, che "rappresenta uno strumento potente e l'Europa non dovrebbe esitare a usarlo", incita, o la preferenza di acquisto sul Buy European. Da Macron infine un invito a rafforzare gli strumenti di difesa a disposizione del Vecchio Continente. Rispondendo successivamente alle domande dei giornalisti, ha invitato tutti a restare calmi, in questa fase così turbolenta della politica internazionale.
10/1/2026
Sarà firmato tra una settimana in Paraguay l'accordo commerciale Mercosur. Superata la resistenza italiana, una maggioranza qualificata di ambasciatori dei Paesi membri ha dato ieri il via libera all'intesa, che vede la luce dopo oltre un quarto di secolo di trattative, aprendo un mercato integrato di quasi 800 milioni di consumatori.
La Francia è rimasta capofila del fronte del no, insieme a Polonia, Austria, Irlanda e Ungheria - il Belgio si è astenuto. Una volta firmata l'intesa tra i due blocchi, occorrerà attendere il voto dell'Europarlamento per la ratifica formale e definitiva, mentre alcune parti dell'accordo finiranno al vaglio dei Parlamenti nazionali. Per superare le ultime resistenze, gli ambasciatori comunitari hanno abbassato di tre punti, al 5%, la soglia per far scattare le indagini sui prodotti agricoli sensibili, in caso di possibili turbamenti di mercato. Soddisfazione da parte della presidente della Commissione Von Der Leyen, secondo cui questo accordo commerciale "è un'ulteriore prova che l'Europa traccia la propria rotta e si conferma un partner affidabile". Sconfitta la Francia, marginalizzata nella decisione e con una presidenza sotto l'assedio degli agricoltori. In Italia, il Ministro dell'Agricoltura Lollobrigida evidenzia l'introduzione di un fondo da 6,3 miliardi per la mitigazione delle potenziali perturbazioni di mercato, insieme all'azzeramento dei dazi e degli aggravi di costo per i fertilizzanti. Nel Governo si apre però una spaccatura, con la Lega che ribadisce il proprio no e annuncia il voto contrario a Strasburgo.
9/1/2026
Tre settimane dopo l'empasse al Consiglio Europeo si sblocca l'accordo commerciale Mercosur.
Superata la resistenza italiana, con Roma ago della bilancia, una maggioranza qualificata di ambasciatori dei Paesi membri ha dato il via libera all'intesa, che vede la luce dopo oltre un quarto di secolo di trattative, aprendo un mercato integrato di quasi 800 milioni di consumatori. La Francia è rimasta capofila del fronte del no, insieme a Polonia, Austria, Irlanda e Ungheria - il Belgio si è astenuto. Dopo la firma la prossima settimana della presidente della Commissione Von Der Leyen in Paraguay, occorrerà attendere il voto del Parlamento Europeo per la ratifica formale, mentre alcune parti dell'intesa finiranno al vaglio dei Parlamenti nazionali. Per superare le ultime resistenze, gli ambasciatori comunitari hanno abbassato di tre punti, al 5%, la soglia per far scattare le indagini sui prodotti agricoli sensibili, in caso di possibili turbamenti di mercato. Soddisfazione da parte di Von Der Leyen, secondo cui questo accordo commerciale "è un'ulteriore prova che l'Europa traccia la propria rotta e si conferma un partner affidabile". Soddisfatta anche la Germania, con il cancelliere Merz che definisce l'intesa una pietra miliare nella politica commerciale europea. Sconfitta la Francia, marginalizzata nella decisione e con una presidenza sotto l'assedio degli agricoltori. In Italia, il Ministro dell'Agricoltura Lollobrigida evidenzia l'introduzione di un fondo da 6,3 miliardi per la mitigazione delle potenziali perturbazioni di mercato, insieme all'azzeramento dei dazi e degli aggravi di costo per i fertilizzanti. Nel Governo si apre però una spaccatura, con la Lega che ribadisce il proprio no e annuncia il voto contrario a Strasburgo. Grande mobilitazione degli agricoltori francesi - in Italia traffico bloccato nel centro di Milano per le proteste.
7/1/2026
Forza multinazionale, monitoraggio della tregua e garanzie di sicurezza per l'Ucraina: il vertice della Coalizione dei Volenterosi, che ha riunito ieri a Parigi una trentina di leader, insieme al presidente Zelensky e al duo di inviati americani Witkoff e Kushner, si è chiuso con una dichiarazione in cinque punti che presenta una novità sostanziale: la firma di una dichiarazione d'intenti tra Francia, Gran Bretagna e Ucraina per il dispiegamento di una forza multinazionale dopo un eventuale cessate il fuoco - precondizione imprescindibile e necessaria per ogni ragionamento successivo.
Eventualità che porta il presidente francese Macron a parlare di giornata storica - in caso di cessate il fuoco, l'intesa prevede pure la creazione di hub militari nel Paese. La domanda è piuttosto chi si unirà alla forza: la Germania nicchia, con il cancelliere Merz che apre alla presenza di truppe ma solo in un Paese Nato confinante con l'Ucraina, la Spagna che riflette e l'Italia che ancora una volta esclude categoricamente l'invio di militari. Confermate le garanzie di sicurezza vincolanti su cui erano circolate le prime bozze a summit in corso: in caso di futuro attacco russo, potranno comprendere supporto militare, intelligence, supporto logistico, ulteriori sanzioni e iniziative diplomatiche. Significativo il coinvolgimento americano, sottolineato dalla presenza fisica dei due inviati al summit: sarà a stelle e strisce la regia del meccanismo di verifica e monitoraggio del cessate il fuoco - gli altri Paesi della Coalizione saranno comunque integrati nella gestione. Zelensky ha definito la Dichiarazione di Parigi "molto concreta", un enorme passo in avanti, e parla di documenti "sostanziali, non solo parole".
6/1/2026
Obiettivo fornire garanzie di sicurezza all'Ucraina legalmente vincolanti. E' con questo orizzonte che si sono riuniti oggi a Parigi 27 leader dei Paesi -principalmente europei, ma non solo- facenti parte della coalizione dei "Volenterosi" per sostenere Kiev. Tra loro, la premier Meloni.
A Parigi pure il presidente Zelensky e i mediatori americani Witkoff e Kuschner. Secondo una bozza di dichiarazione del summit diffusa in giornata dai media, le garanzie di sicurezza per Kiev dovrebbero includere "impegni vincolanti" a sostenere il Paese "in caso di un futuro attacco armato da parte della Russia, al fine di ripristinare la pace. Questi impegni potrebbero includere l'uso di capacità militari, intelligence e supporto logistico, iniziative diplomatiche, adozione di ulteriori sanzioni". Potrebbe essere prevista una forza multinazionale di pace. Infine, sempre secondo la bozza, gli Stati Uniti "monitoreranno" l'eventuale cessate il fuoco con la partecipazione degli europei. Parole che, qualora venissero formalmente approvate, aprirebbero un serio spiraglio per l'accettazione da parte di Kiev del piano proposto da Washington - le garanzie di sicurezza sono una delle condizioni poste da Zelensky. Nell'accogliere il presidente ucraino all'Eliseo, il presidente francese Macron ha scritto sui social: "è una giornata storica, stiamo costruendo una robusta architettura di sicurezza per l'Ucraina". Sullo sfondo restano però molte incertezze: l'atteggiamento russo, sempre molto ambiguo e poco incline a una qualsiasi forma di flessibilità, e le ondeggianti priorità americane, tra un crescente focus sull'America del Sud e le frizioni con l'Europa sulla Groenlandia.
27/12/2025
Segnali crescenti di divorzio tra il mondo tech europeo e quello americano: il gigante dei cieli Airbus, colosso made in Europe, ha affermato di voler ridurre la propria dipendenza da Amazon, Google e Microsoft nel settore dei dati e delle applicazioni strategiche, puntando su un cloud europeo sovrano.
A dichiararlo Catherine Jestin, vicepresidente per gli Affari Digitali di Airbus, che è stata molto esplicita sull'obiettivo finale: mantenere le informazioni più sensibili al riparo dalle normative americane, come il Cloud Act - regolamentazione a stelle e strisce che permette alle autorità statunitensi di acquisire dati informatici dagli operatori di servizi di cloud computing, a prescindere dal posto dove questi dati si trovano - la norma riguarda anche le società europee che hanno una filiale negli Stati Uniti o che operano sul mercato americano. Airbus intende lanciare al proposito, all'inizio del prossimo anno, una gara d'appalto, per un valore che potrebbe toccare i 50 milioni di euro in un decennio. In gioco, secondo Jestin, ci sono la gestione di dati e applicazioni cruciali: "informazioni estremamente sensibili dal punto di vista nazionale ed europeo - per questo serve il pieno controllo europeo su questi stessi dati", ha affermato. In attesa del bando, si ipotizza già una combinazione di più fornitori comunitari, per unire innovazione tecnologica e standard di sicurezza adeguati.
26/12/2025
Arriva la prima azione legale contro l'amministrazione Trump, dopo il divieto di ingresso negli Stati Uniti per cinque cittadini europei, tra cui l'ex-Commissario Breton.
A lanciarla una delle persone colpita dalla sanzione, il cittadino britannico Imrad Ahmed. Ahmed, a capo della Ong Centro per il Contrasto all'Odio Digitale, si trova in una situazione estremamente delicata: vive già Oltreoceano, nella capitale Washington, insieme alla moglie americana e al figlio, quindi rischia il fermo e l'espulsione dagli Stati Uniti. Per questo ha depositato una denuncia presso il tribunale di New York, nella quale sostiene di essere stato preso di mira per il suo lavoro di verifica relativo alle attività dei giganti web sui social media, e denuncia questa azione come una violazione del primo emendamento, nonchè in grado di provocare "un arresto incostituzionale, una detenzione punitiva e una espulsione". La prima udienza è fissata per lunedì. Ahmed ha più volte denunciato in passato le pratiche di X, il social di Elon Musk, per le sue politiche di moderazione dei contenuti. Nel suo caso, il Governo statunitense ha contestato alla sua Ong la richiesta di oscuramento di 12 profili di no-vax americani, tra cui l'attuale ministro della Salute Kennedy Jr.. Ahmed, legalmente residente negli Stati Uniti da quattro anni e titolare di una Green Card, ha dichiarato di non volersi lasciare intimidire. E' molto vicino, tra gli altri, al capo di gabinetto di Downing Street, il laburista Morgan McSweeney.
25/12/2025
Non sembra avere fine il caso Epstein, dopo l'annuncio della scoperta di un altro milione di files e documenti da parte dell'Fbi e della procura federale, prontamente comunicata al Dipartimento di Giustizia.
La quantità di materiale che continua a emergere stride con l'impegno vincolante, in quanto votato dal Congresso, di rendere pubblica tutta la documentazione entro lo scorso 19 dicembre, e alimenta ogni sorta di polemica sui ritardi e sulle retromarce tardive dell'apparato federale nel rendere noti i documenti nel modo più trasparente possibile, riducendo al minimo gli omissis - cosa non avvenuta. "Ci sono legali al lavoro 24 ore per visionare e apportare le correzioni richieste dalla legge ai documenti, per renderli pubblici il prima possibile", ha affermato il Dipartimento di Giustizia, ammettendo che l'intero processo potrebbe richiedere alcune settimane. Sempre più nel mirino l'ormai ex-principe britannico Andrea, uno dei clienti più affezionati di Esptein e dei suoi traffici sessuali con minorenni: una delle vittime di Epstein, la brasiliana Maria Lacerda, ha chiesto che Andrea venga processato negli Stati Uniti. Intanto, su un altro fronte, tornano a far discutere gli attacchi del presidente Trump contro i conduttori dei Late Night Show televisivi: dopo l'ormai celebre attacco a Jimmy Kimmel, Trump è tornato a chiedere con i soliti sgraziati toni la cancellazione dello show di Stephen Colbert su Cbs, che sarà peraltro chiuso a maggio. In molti sospettano proprio a causa delle continue critiche di Trump.
25/12/2025
Ferma condanna e richiesta di chiarimenti a Washington: l'Europa scarta con stupore l'ultimo regalo avvelenato dell'amministrazione Trump la vigilia di Natale.
Scoprendo che l'intreccio di interessi tra il magnate e i giganti tech della Silicon Valley, un tempo portabandiera degli interessi liberal - ora solo dei propri, appare ormai inestricabile. E il ricatto sempre più evidente: gli Stati Uniti pretendono un ritiro della regolamentazione europea in ambito digitale, incarnata soprattutto dal Digital Services Act e Digital Markets Act, che obbligano in sostanza le grandi piattaforme a garantire un ambiente aperto alla concorrenza e a mantenere un ecosistema web il meno inquinato possibile da fake news e abusi di ogni tipo. La richiesta non è nuova, ma il divieto di ingresso negli Stati Uniti ad uno degli architetti di questa regolamentazione, l'ex-Commissario Breton, e a quattro rappresentanti della società civile europea, impegnati a verificare il rispetto di queste regole, appare il primo passo di una escalation. A parole, la condanna europea è forte: dal presidente del Consiglio Costa, che ha definito inaccettabili le restrizioni di viaggio, perchè varate contro degli alleati, alla Commissione, che ha condannato la mossa e si è detta pronta a reagire in modo rapido e deciso, alla Francia, con il presidente Macron che non esita a definire il tutto una "intimidazione e coercizione nei confronti della sovranità digitale europea", fino al ministro degli Esteri tedesco Wadephul. Sarà interessante comprendere quali fatti seguiranno.
24/12/2025
Il giorno dopo lo stop ai visti da parte degli Stati Uniti per l'ex-Commissario Breton e per quattro rappresentanti della società civile europea, questi ultimi impegnati nella lotta alla disinformazione e alle fake news online, l'Europa reagisce.
E' un coro unanime di protesta quello che si è alzato dall'Europa la vigilia di Natale, come reazione all'ennesimo atto di provocazione dell'amministrazione Trump: condanna e volontà di reagire all'attacco contro l'Unione e la sua regolamentazione sul digitale sono stati i termini più ricorrenti tra i leader comunitari e nazionali. Dal presidente del Consiglio Costa, che ha definito inaccettabili, perchè varate contro degli alleati, le restrizioni di viaggio imposte da Washington a cittadini ed ex-funzionari europei, alla Commissione, che ha condannato la mossa e si è detta pronta a reagire in modo rapido e deciso, alla Francia, con il presidente Macron che non esita a definire la mossa una "intimidazione e coercizione nei confronti della sovranità digitale europea", fino al ministro degli Esteri tedesco Wadephul, che bolla il divieto statunitense come "inaccettabile". Francia e Germania sono le più colpite: la prima, perchè uno degli europei cui è stato vietato l'ingresso negli Stati Uniti è l'ex-Commissario Breton, architetto della regolamentazione Dma e Dsa sul digitale, che rappresenta il drappo rosso sventolato tre anni fa in faccia ai potentissimi giganti tech della Silicon Valley, passati in un amen dalle politiche filoliberal al sodalizio d'affari con Trump. La seconda, in quanto due dei cinque sanzionati sono tedeschi. La verità l'ha detta Breton: "l'Europa e le sue istituzioni sono sotto attacco". Ma anche questo era dopotutto ovvio, leggendo tutte le ultime mosse in chiave antieuropea dell'amministrazione Trump.
24/12/2025
Il giorno dopo lo choc di una mossa praticamente senza precedenti, l'Europa reagisce all'ennesimo atto di ostilità da parte dell'amministrazione Trump.
Più flebile la voce dell'Unione Europea: dalla Commissione una forte condanna al divieto di ingresso per cinque cittadini europei, tra cui l'architetto delle normative digitali poste a guardia del dilagare delle società big tech americane, l'ex-Commissario Breton. "Se necessario, risponderemo rapidamente e con decisione per difendere la nostra autonomia di regolamentazione contro misure ingiustificate", chiosa la Commissione. Decisamente più forte la replica dell'establishment francese, colpito al cuore: il presidente Macron ha definito la misura di negazione del visto, che ha riguardato non solo Breton, ma anche quattro rappresentanti di Ong e analisti in ambito digitale, una "intimidazione" e una coercizione contro la sovranità europea. Anche il Ministro degli Esteri tedesco Wadephul ha definito inaccettabile il divieto di ingresso su suolo americano, che colpisce tra l'altro due cittadini del suo Paese. Sia Francia sia Germania hanno ricordato come le due principali normative comunitarie sul digitale, Dsa e Dma, sono state decise e votate democraticamente da Paesi membri ed Europarlamento. Il messaggio dall'amministrazione Trump, legata a doppio filo ai giganti tech della Silicon Valley, è sempre più chiaro, e non è assolutamente nuovo, nella sua forma ricattatoria: ritirate le normative sul digitale, o ci saranno conseguenze.
21/12/2025
Non conosce tregua il caso del finanziere pedofilo Epstein: dopo le polemiche sulla sparizione di 16 documenti sulle sue frequentazioni di alto livello, pubblicati in precedenza e poi non più accessibili, alcuni dei quali facevano intravedere foto dell'attuale presidente Trump, il dipartimento di Giustizia ha ripubblicato 119 pagine relative al caso del 2021 contro la compagna di Epstein, Ghislaine Maxwell, per traffico sessuale, affermando che ora presentano "censure minime" dopo gli attacchi dei Democratici e persino di una parte dei Repubblicani.
"Documenti e foto continueranno a essere esaminati in conformità con la legge e con la massima cautela nei confronti delle vittime e delle loro famiglie", ha dichiarato il dipartimento - venerdì queste stesse pagine erano state completamente censurate. Non sono ore facili per l'amministrazione Trump: a riguardo dei 16 documenti spariti, il dipartimento di Giustizia ha insistito nel dire che ogni censura "serve semplicemente a proteggere le vittime" e non Trump. Tesi ribadita dal viceprocuratore generale Blanche. Ma la spiegazione non convince l'universo complottista: quello stesso universo aizzato per anni dall'attuale presidente contro i Democratici, che ora sospetta che anche Trump abbia qualcosa da nascondere, nella vicenda Epstein.
20/12/2025
Monta la polemica negli Stati Uniti sul rilascio dei file del finanziere pedofilo Jeffrey Epstein. Paradossalmente non tanto per i documenti e le foto in sè, quanto per le modalità con cui l'amministrazione Trump sta gestendo il dossier, lasciando ampi margini di dubbio sul fatto che si stia cercando di nascondere qualcosa.
Il Dipartimento di Giustizia ha rilasciato nelle ultime ore migliaia di pagine di foto, annotazioni e tabulati telefonici - ma non lo ha fatto nella loro interezza, come ordinato dal Congresso e firmato -pur controvoglia- dallo stesso Trump. Il Dipartimento si è giustificato, sostenendo che ulteriori documenti saranno rilasciati nelle prossime settimane, in quanto il volume della documentazione risulta enorme. Questo spiega anche i numerosi omissis e foto oscurate - ufficialmente per proteggere l'identità delle giovani donne e ragazze vittime di Epstein. Nelle foto rilasciate risalta ampiamente la presenza dell'ex-presidente Clinton, ritratto spesso in compagnia del finanziere. Un portavoce di Clinton ha criticato la mossa, definendola una tattica diversiva - l'ex-presidente ha sempre negato di essere a conoscenza dei crimini di Epstein. Altre celebrità ritratte nei documenti includono il cantante Michael Jackson, l'attore Kevin Spacey, gli imprenditori Bill Gates e Richard Branson. E c'è una tragedia nella tragedia, che porta il nome di Maria Farmer. Quasi 30 anni fa denunciò all'Fbi le molestie e gli abusi di Esptein contro di lei e la sorella minore. Il Bureau la ignorò, ma quella denuncia ora è riemersa tra le carte. Se fossero scattate indagini, centinaia di ragazze sarebbe state salvate dagli abusi.
19/12/2025
A bocce ferme, si tirano le somme di un vertice europeo mai come questa volta in chiaroscuro. L'Europa ha mantenuto la promessa di stanziare un prestito di 90 miliardi su due anni all'Ucraina, ricorrendo al piano B di un debito comune garantito dal bilancio comunitario.
Europa che si ritrova un po' più piccola, con tre quarti del blocco di Visegrad -Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia- che è sfilato. Il Belgio ha tenuto il punto, resistendo al pressing asfissiante per ricorrere agli asset russi congelati. La presidente della Commissione Von Der Leyen e il cancelliere tedesco Merz ne sono usciti ammaccati. Sprizza soddisfazione il presidente francese Macron, che pronuncia persino la controversa parola "eurobond". Chi celebra il risultato del summit è Euroclear, società depositaria della grande maggioranza degli asset russi in Europa, che afferma di accogliere con favore la decisione del Consiglio e si dice impegnata a collaborare in modo costruttivo sulle questioni inerenti le sanzioni. Commento che trasuda sollievo, dopo che la Banca Centrale russa lunedì aveva chiesto un risarcimento da 200 miliardi proprio a Euroclear, in seguito alla decisione di congelare a tempo indefinito gli asset di Mosca su suolo europeo. Sull'altro dossier che ha monopolizzato il summit, l'accordo commerciale Mercosur, fonti diplomatiche hanno indicato nel 12 gennaio la nuova data della possibile firma dell'intesa, sempre che i 27 Paesi europei votino il via libera a maggioranza qualificata, superando i dubbi e le resistenze fin qui espresse da Francia e Italia.
19/12/2025
Impegno mantenuto: l'Europa vara un prestito da 90 miliardi di euro per finanziare l'Ucraina nel prossimo biennio. Ma dietro all'esito finale del summit, restano le incognite.
Nel cuore della notte il presidente europeo Costa annuncia il risultato, frutto di 16 ore di vertice. Il piano B di un prestito garantito dal bilancio comunitario, proposto dal Belgio, supera all'ultimo miglio l'ipotesi fin lì preferita di un prestito di riparazione basato sugli asset russi congelati, spinta con forza dalla Germania e dalla Commissione. Troppo elevate le richieste del premier belga De Wever, relative a garanzie da parte dei partner comunitari nei fatti illimitate per quantità di denaro e durata - nessuno se l'è sentita di firmare un assegno in bianco al Belgio. Ma anche il prestito europeo nasconde fratture importanti: ben tre Paesi, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, si sono chiamati fuori, lasciando un'Europa a 24 nel sostegno finanziario a Kiev. L'ipotesi di usare gli asset russi, in una concessione a Berlino, resta comunque sulla carta, come strumento di lavoro per il futuro al fine di ripagare il prestito a Kiev. Ma intanto si torna agli eurobond. Il presidente francese Macron guarda oltre e propone di intavolare negoziati diretti con la Russia, qualora il piano di pace americano fallisse. Infine, sull'accordo commerciale Mercosur, tutto rinviato a metà gennaio, per limare gli ultimi dettagli e le garanzie agli agricoltori europei.
19/12/2025
Intesa raggiunta in piena notte a Bruxelles per il finanziamento europeo all'Ucraina: a sorpresa non sarà però realizzato mediante un prestito di riparazione basato sugli asset russi congelati.
Alla fine ha prevalso il cosiddetto piano B: un debito comune europeo da 90 miliardi, esattamente la cifra che la Commissione aveva stimato come necessaria per Kiev nell'arco del prossimo biennio. Sconfitta a sorpresa la linea sia della Commissione, sia soprattutto della Germania, che fino a ieri a tarda sera avevano spinto con decisione sull'utilizzo degli asset russi congelati. E' passata invece la linea del Belgio, che non si sentiva rassicurato e chiedeva una qualche forma di Eurobond. Nota a margine: si userà una forma di cooperazione rafforzata per il prestito, che esenterà Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia da impatti sui rispettivi bilanci nazionali. "Il risultato è che il finanziamento a Kiev è stato garantito", ha tagliato corto la presidente di turno europea, la danese Frederiksen, mentre il premier belga De Wever ha ammesso che l'idea di punire Putin usando i suoi stessi asset non è passata. "All'Ucraina viene concesso un prestito a tasso zero da 90 miliardi. Fondi sufficienti a coprire le esigenze militari e di bilancio di Kiev per i prossimi due anni", così il cancelliere tedesco Merz, uscito sconfitto dai negoziati - Merz ha ricordato che il tema dell'utilizzo degli asset russi resta nelle conclusioni e potrebbe venire ripreso in futuro.
19/12/2025
Intesa raggiunta a Bruxelles per il finanziamento europeo all'Ucraina, ma a sorpresa non sarà realizzato mediante un prestito di riparazione basato sugli asset russi congelati.
Alla fine ha prevalso il cosiddetto piano B: un debito comune europeo da 90 miliardi, esattamente la cifra che la Commissione aveva stimato come necessaria per Kiev nell'arco del prossimo biennio. Sconfitta a sorpresa la linea sia della Commissione, sia soprattutto della Germania, che fino a ieri a tarda sera avevano spinto con decisione proprio sull'utilizzo degli asset russi congelati. E' passata invece la linea del Belgio, che non si sentiva rassicurato e chiedeva una qualche forma di Eurobond. "Il risultato è che il finanziamento a Kiev è stato garantito", ha tagliato corto la presidente di turno europea, la danese Frederiksen, mentre il premier belga De Wever ha ammesso che l'idea di punire Putin usando i suoi stessi asset non è passata. "All'Ucraina viene concesso un prestito a tasso zero di 90 miliardi. Fondi sufficienti a coprire le esigenze militari e di bilancio di Kiev per i prossimi due anni", così Merz, mentre la premier Meloni parla di buonsenso, che ha prevalso. Meloni che ha affrontato anche un altro tema: la firma dell'intesa commerciale Mercosur, rinviata a metà gennaio dopo una telefonata tra la stessa premier e il presidente brasiliano Lula. "Il posticipo ci offre altre settimane per cercare di dare le risposte richieste dai nostri agricoltori, le salvaguardie necessarie per i nostri prodotti e consentirci di poter approvare l'accordo quando avremo tutte le garanzie", ha affermato Meloni, dicendosi soddisfatta di entrambi i risultati di un summit che -per la cronaca- si è chiuso nel cuore della notte.
19/12/2025
Sarà una maratona negoziale notturna a decidere le sorti del finanziamento europeo all'Ucraina. Sempre che i 27 non decidano di riaggiornarsi in mattinata, con mente più lucida, per trovare la quadra sull'ipotesi principale di un prestito biennale a Kiev da quasi 100 miliardi, utilizzando gli asset russi congelati.
Questo resta il piano A sul tavolo, intorno al quale si sono concentrate ieri sera le trattative, con nuove bozze di intesa per venire incontro alle richieste del Belgio, che chiede nei fatti garanzie illimitate dai partner in caso di cause miliardarie intentate da Mosca. Il piano B, ancora sullo sfondo, è quello di un prestito garantito dal bilancio europeo, mediante una sorta di Eurobond ad hoc. Ma la Germania non ci sta. Intanto il secondo dossier centrale, quello sul Mercosur, pur non ufficialmente in agenda, ha obbligato i leader a un supplemento di lavoro, conclusosi con un rinvio della firma dell'intesa commerciale tra Europa e Sudamerica a gennaio. Un ruolo centrale sembra averlo giocato l'Italia, sulla scorta di una posizione francese già fortemente determinata al rinvio: la premier Meloni ha sentito il presidente brasiliano Lula, chiedendo in sostanza uno slittamento al prossimo mese. Secondo Lula, per convincere i nostri agricoltori, secondo Palazzo Chigi per ottenere risposte alle loro desiderata. Se non ci saranno altri intoppi, a metà gennaio l'accordo vedrà la luce dopo ben 25 anni di gestazione. Al summit è stato anche deciso di varare il prossimo bilancio settennale nel 2027, e renderlo operativo l'anno successivo, ma l'iter negoziale si annuncia lungo e tortuoso.
18/12/2025
Si avvicina momento della verità sull'Ucraina: dopo aver ascoltato il presidente Zelensky e il suo accorato appello a fornire aiuti finanziari a Kiev entro al massimo fine anno, i 27 riprenderanno in mano in serata il dossier, con l'obiettivo di arrivare a un'intesa, che verta preferibilmente su un prestito di riparazione utilizzando gli asset russi congelati.
Al di là delle dichiarazioni ufficiali e talora drammatiche, come l'affermazione di Zelensky sul rischio di tagli nella produzione di droni e su un deficit di bilancio ucraino a 50 miliardi nel 2026, o la frase ad effetto del premier polacco Tusk - "o soldi oggi o sangue domani. Non parlo dell'Ucraina, ma dell'Europa", si è lavorato sottotraccia tutta la giornata per arrivare a una soluzione che fornisca al Belgio le garanzie necessarie per evitare pesanti ritorsioni economiche di Mosca in futuro. Le ultimissime giunte da fonti diplomatiche parlano di "progressi concreti nei negoziati tecnici sul tema asset russi" - la Germania intende fare la sua parte, Bruxelles chiede che tutti si facciano garanti di una copertura finanziaria nel modo più inattaccabile possibile. Altro nodo da sciogliere, la firma dell'accordo commerciale Mercosur: qui diventa centrale il ruolo italiano, dopo la richiesta francese per un rinvio. La premier Meloni e il presidente brasiliano Lula hanno avuto una conversazione telefonica, nella quale Meloni ha chiesto fino a un mese di tempo. Secondo il Brasile per convincere gli agricoltori, secondo l'Italia per avere più garanzie dalla Commissione a loro tutela. Con questi margini, difficilmente domani i 27 daranno il via libera all'accordo e difficilmente sabato la presidente della Commissione Von Der Leyen potrà firmarlo in Brasile.
18/12/2025
Consiglio Europeo a tappe forzate, con la questione Ucraina sempre in primo piano.
Poco fa la conferenza stampa del presidente Zelensky, che ha portato un messaggio chiaro ai giornalisti europei, dopo aver parlato ai 27 leader. Una decisione sul finanziamento a Kiev va presa entro fine anno, non c'è più tempo, l'Ucraina rischia un deficit fino a 50 miliardi di euro nel 2026, ha affermato. Ritardi negli aiuti rischiano di provocare un taglio nella produzione di droni, ha specificato, riferendosi a quella che è diventata un'arma cruciale sul campo di battaglia. Ovviamente la speranza di Kiev è che l'Unione raggiunga un'intesa per usare gli asset russi congelati per il prestito di riparazione: Zelensky ne ha parlato con il premier belga De Wever, che costituisce al momento il principale ostacolo, ma non si è voluto sbilanciare sugli esiti del faccia a faccia. Sui colloqui di pace, Zelensky ha affermato che restano capitoli ancora irrisolti: il futuro del Donbass, quello della centrale nucleare di Zaporizhia, le garanzie di sicurezza e i finanziamenti all'Ucraina. Zelensky ha detto di sperare che il presidente americano Trump irrigidisca la sua posizione verso Putin, e ha concluso affermando che la presenza di truppe europee in Ucraina diminuirebbe il rischio di una nuova invasione russa - servirebbero come deterrenza, non per combattere. Sul fronte del summit intanto, i 27 hanno concluso poco fa la discussione sull'allargamento dell'Unione e hanno avviato quella sul prossimo bilancio settennale - si tratta di primi colloqui esplorativi. Ai margini, prosegue il lavoro degli sherpa, per smussare gli ostacoli e favorire una decisione sui finanziamenti a Kiev in serata.
18/12/2025
Il Consiglio Europeo è entrato nel vivo, con l'intervento a ora di pranzo del presidente ucraino Zelensky di fronte ai 27 leader.
Intervento che si sarebbe concluso poco fa, secondo quanto filtrato. Il suo arrivo nella capitale europea non era inizialmente previsto, ma la posta in gioco -elevatissima, per un Paese come il suo, che rischia il collasso finanziario già ad aprile- lo ha portato qui a metà mattinata. L'obiettivo quasi unanime, se si esclude l'Ungheria, è chiaro: fornire a Kiev un quantitativo di denaro sufficiente per finanziare la macchina statale civile e di difesa il prossimo biennio, dopo il venir meno degli aiuti americani. E farlo, preferibilmente usando gli asset russi congelati o -in alternativa- con un prestito congiunto. Stamattina le posizioni dei leader apparivano ancora immutate, il Belgio -principale ostacolo. Ma si starebbe lavorando per rafforzare le garanzie da fornire al Belgio, in caso di una causa da parte della Russia. Le ultime dal summit dicono che il tema Ucraina è stato per ora accantonato, per dare modo di proseguire a livello informale la discussione: i 27 stanno discutendo di allargamento e riprenderanno la discussione più tardi.
18/12/2025
Un summit cruciale sia per l'Ucraina sia per l'Europa stessa è cominciato pochi minuti fa, almeno nella sua parte formale -con un ritardo di quasi due ore.
Le ultime bozze circolate vedono due testi separati: il primo riguarda le conclusioni generali del Consiglio Europeo. Il secondo che -con ogni probabilità- non sarà approvato all'unanimità, ma a 26, riguarda l'Ucraina. In quest'ultimo è previsto esplicitamente l'uso degli asset russi congelati per il prestito di riparazione a Kiev. La sua presenza non significa però che ci sia già un'intesa. Al contrario. Sempre nelle bozze, a proposito delle garanzie chieste dal Belgio a copertura di eventuali cause o ritorsioni miliardarie da parte di Mosca nei suoi confronti o contro Euroclear, si ipotizza che le garanzie degli Stati membri siano contabilizzate come passività potenziali senza alcun impatto sul livello del debito pubblico degli Stati membri. A Bruxelles è arrivato in mattinata il presidente ucraino Zelensky, per l'ultimo miglio di trattative: Zielensky avvierà i lavori insieme ai presidenti di Consiglio e Commissione. Ottimista su un esito positivo del summit il cancelliere tedesco Merz, così come il presidente francese Macron, che continua a tenere invece il punto sul rinvio dell'accordo commerciale Mercosur - altro nodo da sciogliere al vertice. Non si muove dalle proprie posizioni il premier belga De Wever, il maggior ostacolo all'intesa sugli asset russi. Il Belgio continua a preferire un prestito congiunto europeo per Kiev. E lo ha ribadito anche oggi.
18/12/2025
Sarà una prova di maturità, più che un vertice ordinario, quella che attende oggi e forse anche domani l'Unione Europea.
Il tempo è scaduto: urgono fino a 165 miliardi per finanziare l'Ucraina nel prossimo biennio, dopo la ritirata degli aiuti americani sotto l'amministrazione Trump. La stima più realistica abbraccia quota 90 miliardi a carico dell'Unione, secondo quanto affermato ieri dalla presidente della Commissione Von Der Leyen. La strada più rapida passa da un voto a maggioranza qualificata per utilizzare gli asset russi congelati quale collaterale per il prestito di riparazione a Kiev: si supererebbe il veto del Belgio, che detiene la grande maggioranza degli asset sul proprio territorio, e per questo rischia cause incalcolabili da Mosca, ma si aprirebbero scenari di spaccatura interni difficilmente gestibili. Oppure si potrebbero varare Eurobond, scenario sgradito a Berlino, magari sottoforma di prestito-ponte, considerato che Kiev rischia il collasso finanziario dalla primavera. Il summit potrebbe protrarsi fino a domani perchè -pur non in agenda- la firma europea dell'accordo commerciale Mercosur con il Sudamerica, prevista sabato, potrebbe deragliare: prima la Francia e da ieri anche l'Italia hanno ventilato una minoranza di blocco in grado di rinviare l'intesa, col rischio di seppellirla, dopo oltre venti anni di gestazione. Un primo dibattito sul prossimo bilancio settennale europeo, profondamente riformato e già controverso, difesa, allargamento, immigrazione e competitività completeranno il quadro di un vertice cruciale, in tempi incerti per l'Europa.
13/12/2025
Via libera dei 27 Paesi europei al congelamento dei 210 miliardi di asset russi detenuti su suolo comunitario: la mossa spiana tecnicamente la strada all'utilizzo di buona parte di questa cifra -165 miliardi- per finanziare i bisogni militari e civili dell'Ucraina nell'arco dei prossimi due anni. Ma permangono grosse incognite.
La mossa vieta tecnicamente ogni trasferimento diretto o indiretto di questi stessi asset alla Banca Centrale Russa per un periodo nei fatti indeterminato: il congelamento non sarà più su base semestrale, col rischio che i Governi ungherese o slovacco possano farlo saltare, ma sarà la Commissione a valutare autonomamente ogni anno se le circostanze eccezionali che lo hanno determinato siano venute meno, oppure no. La mossa ha fatto scattare l'allarme a Mosca, con la Banca Centrale russa che ieri ha intentato una causa contro Euroclear, l'entità che detiene la stragrande maggioranza degli asset russi in Europa. L'istituto chiede il risarcimento dei danni causati, ma il Commissario all'Economia Dombrovskis ha già rassicurato sulla piena protezione giuridica dei depositari centrali. Altra questione è se usare o meno questi stessi asset per finanziare Kiev: se il premier belga De Wever ieri ha lasciato aperto un piccolo spiraglio, sostenendo che resta un'impresa ardua, ma possibile, proprio il Belgio, con Italia, Malta e Bulgaria, in una dichiarazione allegata al verbale della procedura sul congelamento, ha invitato Commissione e Consiglio a esplorare opzioni alternative per aiutare l'Ucraina.
12/12/2025
Via libera dell'Unione Europea al congelamento indeterminato degli asset russi. Il via libera, giunto attraverso la cosiddetta procedura scritta, è arrivato con 25 Paesi che hanno votato a favore e due contrari.
Parliamo di un totale di 210 miliardi di asset sovrani russi attualmente detenuti su territorio europeo. La mossa si è resa necessaria in vista dell'intesa prevista la prossima settimana al Consiglio Europeo, al fine di utilizzarne una buona parte a sostegno dell'Ucraina, sia sul fronte militare sia su quello dell'appoggio finanziario. Il Ministro degli Esteri Tajani aveva chiarito in precedenza la posizione ufficiale del Governo, col voto italiano favorevole al congelamento a tempo indeterminato dei beni di Mosca, mentre permane qualche riserva di Roma sulla base giuridica del successivo finanziamento di Kiev: "l'Italia è favorevole a stabilizzare la situazione, quindi votiamo a favore. Poi si aprirà un dibattito politico al Consiglio su quello che sarà lo strumento migliore per aiutare l'Ucraina", ha affermato Tajani. La mossa europea sta provocando forti preoccupazioni a Mosca, con la Banca Centrale russa che ha intentato una causa contro Euroclear, entità che detiene la stragrande maggioranza degli asset di Mosca in Europa, presso la Corte Arbitrale di Mosca, al fine di ottenere il risarcimento dei danni causati. Il Commissario all'Economia Dombrovskis ha rassicurato: i depositari centrali come Euroclear possono compensare sequestri in Russia usando asset immobilizzati in Europa e sono pienamente protetti giuridicamente.
8/12/2025
Oggi il presidente ucraino Zelensky sarà a Londra per incontrare i leader di Gran Bretagna, Francia e Germania. Ieri colloquio telefonico con la premier Meloni, che ha annunciato il prossimo arrivo di Zelensky a Roma. Intanto si allarga il solco tra Europa e Stati Uniti.
Proseguono le manovre di avvicinamento -neppure così sotterraneo- tra la Russia di Putin e l'America di Trump. Nel mezzo, Europa e Ucraina appaiono sempre più vasi di terracotta. Bruxelles, attaccata nella sua stessa essenza comunitaria, con Washington che la preferirebbe spacchettata in 27 Stati con cui fare divide et impera, Kiev sempre più spinta verso amare concessioni all'invasore russo. Ieri il portavoce del Cremlino Peskov si è incuneato nella ferita aperta dalla recente Strategia sulla Sicurezza Nazionale di Washington, definendo la nuova posizione statunitense e le critiche contro l'Europa come coerenti con la visione di Mosca, e per questo utili a garantire un lavoro costruttivo sulla soluzione ucraina. Qualche ora più tardi, il figlio del presidente americano, Trump junior, ha esplicitato ciò che il padre potrebbe presto annunciare: Washington potrebbe abbandonare Kiev al suo destino, qualora non sottoscrivesse una pace con Mosca. Trump junior ha attaccato Zelensky, definito uno dei più grandi uomini di marketing della storia, e ha chiosato che l'America è stanca di staccare assegni per Kiev. Infatti non lo fa più dalla scorsa primavera. L'altra bordata, l'ennesima, è arrivata da Elon Musk: prima ha fatto chiudere l'account pubblicitario della Commissione su X, poi ha condiviso il post di un utente che definiva l'Unione Europea il quarto Reich, il tutto dopo aver proposto l'abolizione del progetto comunitario e un ritorno agli Stati nazionali. Nel suo caso sono 120 milioni di euro i motivi, sottoforma di multa comminatagli venerdì da Bruxelles, a spingerlo nella crociata antieuropea.
8/12/2025
Si allarga sempre di più il fossato geopolitico tra Europa e Stati Uniti, dopo un weekend di scontri tra le due sponde dell'Atlantico: Donald Trump junior e Elon Musk hanno lanciato nuove bordate contro Bruxelles e Kiev.
Il figlio del presidente americano ha affermato che Washington potrebbe abbandonare Kiev al suo destino, qualora non sottoscrivesse una pace con Mosca. Trump junior ha attaccato Zelensky e ha aggiunto che l'America è stanca di staccare assegni per Kiev. Infatti non lo fa più dalla scorsa primavera. Musk è tornato invece a scagliarsi ieri contro la Commissione Europea, rea di avergli inflitto venerdì una multa da 120 milioni per violazione delle norme comunitarie sui servizi digitali. Musk ha chiuso l'account pubblicitario su X della Commissione, guadagnandosi l'attacco del Ministro degli Esteri polacco Sikorski, che non le ha mandate a dire: "vattene su Marte. Lì non c'è censura sui saluti nazisti", ha scritto, rievocando un controverso video dello stesso Musk. Musk, che sempre ieri ha condiviso il post di un utente di X, che definiva l'Unione Europea quarto Reich. In tutto questo la Russia vede aprirsi una prateria per riallacciare i ponti con l'America trumpiana e isolare Europa e Ucraina: il portavoce del Cremlino Peskov ha definito coerenti con la visione di Mosca le idee della nuova dottrina Trump, ostile all'Unione Europea. Oggi il presidente Zelensky sarà a Londra per incontri con i leader britannico, francese e tedesco. Ieri ha parlato con la premier Meloni. Nei prossimi giorni sarà a Bruxelles e a Roma. Ma il suo spazio negoziale appare sempre più ridotto.
7/12/2025
Si allarga sempre di più l'Oceano Atlantico, con l'ennesimo scontro tra il nuovo volto del potere a stelle e strisce e le istituzioni comunitarie.
Elon Musk, il tecnocrate miliardario prima grande supporter di Trump, poi in rotta col presidente, infine nuovamente in sintonia con lui nella comune lotta contro l'Unione Europea, ha chiuso l'account pubblicitario su X della Commissione, dopo aver ricevuto una multa di 120 milioni per violazione delle norme digitali comunitarie. Il responsabile della strategia del social ha sostanzialmente accusato Bruxelles di aver artificialmente cercato di manipolare e amplificare la portata del post con cui la Commissione comunicava la multa. "La Commissione utilizza sempre tutte le piattaforme di social media in buona fede" e si limita a "impiegare gli strumenti messi a disposizione" dalle stesse piattaforme per gli account aziendali, ha replicato un portavoce dell'esecutivo comunitario. Sofismi a parte, la mossa ha il chiaro sapore della vendetta, al punto che il Ministro degli Esteri polacco Sikorski, nemico giurato di Musk, è intervenuto con una stilettata, ricordando le recenti ambiguità politiche di Musk: "vattene su Marte. Lì non c'è censura sui saluti nazisti", ha scritto. Ma che ormai i venti sull'Oceano siano geopoliticamente gelidi lo dimostrano altre due affermazioni: quella del portavoce del Cremlino Peskov, che definisce coerenti le idee della nuova dottrina Trump, ostile all'Europa, con la visione di Mosca. E l'affermazione di Trump Jr., che -parlando dell'Ucraina-, ha detto che gli americani sono stanchi di firmare assegni a Kiev. In effetti, è dalla scorsa primavera che hanno smesso di farlo.
7/12/2025
Starebbe facendo progressi la trattativa di pace in Florida, con il colloquio telefonico di due ore ieri tra il presidente ucraino Zelensky e i negoziatori di Kiev e Washington, riuniti per il terzo giorno di negoziati.
"Una discussione mirata e costruttiva", l'ha definita Zelensky, che senza entrare nei dettagli -anche se, secondo le indiscrezioni, si sarebbe discusso di territori e garanzie di sicurezza- ha messo nero su bianco gli obiettivi delle trattative: fine delle ostilità e rassicurazioni, per evitare una nuova invasione russa. Sui territori però il colloquio non sarebbe stato facile. La telefonata ha chiuso una giornata difficile per Kiev, obiettivo di un attacco russo su larga scala, con oltre 650 droni e 50 missili lanciati contro le infrastrutture energetiche e militari ucraine. Domani Zelensky vedrà a Londra i leader della Coalizione dei Volenterosi: il britannico Starmer, il francese Macron e il tedesco Merz. L'Europa vive ore complicate: la pubblicazione della Strategia di Sicurezza Nazionale statunitense ha indebolito la sua storica posizione di alleato transatlantico - il sospetto anzi è quello di un sostegno ormai aperto di Washington alle forze nazionaliste e populiste continentali. Di qui la risposta della Commissione Europea ieri, all'insegna di un'indipendenza geostrategica finora non sempre esercitata: "quando si tratta di decisioni che riguardano l'Unione Europea, queste vengono prese dall'Unione e per l'Unione, comprese quelle che riguardano la nostra autonomia normativa, la tutela della libertà di espressione e l'ordine internazionale fondato sulle regole".
7/12/2025
E' stato e sarà il presidente ucraino Zelensky il protagonista di questi giorni di trattative e incontri negoziali, nel conflitto che lo oppone alla Russia: ieri Zelensky ha avuto un colloquio telefonico di ben due ore con i mediatori americani Witkoff e Kuschner, con i quali -secondo il sito Axios- avrebbe parlato di due tra le questioni più spinose del piano di pace in discussione: quella territoriale, che presenta le maggiori insidie, e quella relativa alle future garanzie di sicurezza per Kiev.
Domani Zelensky si sposterà a Londra, per incontrare i leader della Coalizione dei Volenterosi - il britannico Starmer, il francese Macron e il tedesco Merz. Due su tre sono a capo di Paesi, Francia e Germania, capisaldi di quella Europa che l'amministrazione Trump vede in declino, e che sembra persino osteggiare. "Quando si tratta di decisioni che riguardano l'Unione Europea, queste vengono prese dall'Unione, per l'Unione, comprese quelle che riguardano la nostra autonomia normativa, la tutela della libertà di espressione e l'ordine internazionale fondato sulle regole", ha riferito un portavoce della Commissione, replicando alla recente Strategia di Sicurezza Nazionale statunitense. Intanto sul fronte del conflitto, la Russia ha lanciato ieri notte oltre 650 droni e 50 missili contro l'Ucraina, colpendo le infrastrutture energetiche e militari di Kiev, oltre a una stazione di treni. La Polonia ha fatto decollare caccia sul suo spazio aereo, come misura preventiva. Kiev ha risposto, colpendo una raffineria russa a sud di Mosca.
6/12/2025
Interviene anche il miliardario Elon Musk nella frattura fra Europa e Stati Uniti: "l'Unione Europea dovrebbe essere abolita e la sovranità restituita ai singoli Paesi", ha scritto online, mentre le rinnovate tensioni geopolitiche pesano anche sul processo di pace per l'Ucraina.
L'Ucraina resta al centro della diplomazia internazionale, mentre sale la tensione tra le due sponde dell'Atlantico, in seguito alla pubblicazione della Strategia di Sicurezza Nazionale statunitense. Lunedì il presidente ucraino Zelensky sarà a Londra, per incontrare i leader della Coalizione dei Volenterosi - il britannico Starmer, il francese Macron e il tedesco Merz. Due su tre sono a capo di Paesi, Francia e Germania, capisaldi di quella Europa che l'amministrazione Trump vede in declino. "Quando si tratta di decisioni che riguardano l'Unione europea, queste vengono prese dall'Unione, per l'Unione, comprese quelle che riguardano la nostra autonomia normativa, la tutela della libertà di espressione e l'ordine internazionale fondato sulle regole", ha riferito con un giorno di ritardo un portavoce della Commissione - il tempo di digerire il duro affondo di un alleato sempre più lontano. Intanto sul fronte ucraino la Russia ha lanciato nella notte oltre 650 droni e 50 missili contro l'Ucraina, colpendo le infrastrutture energetiche e militari di Kiev, oltre a una stazione di treni. La Polonia ha fatto decollare caccia sul suo spazio aereo come misura preventiva. Kiev ha risposto, colpendo una raffineria russa a sud di Mosca. In Florida nuova giornata di colloqui sul piano di pace tra i negoziatori americani e ucraini: progressi si registrano sul fronte delle garanzie di sicurezza post-belliche, ma c'è l'ammissione comune che tutto dipenderà dalla volontà di Mosca di arrivare davvero alla pace.
2/12/2025
Dura reazione della Russia all'intervista dell'ammiraglio Cavo Dragone, capo del Comitato Militare della Nato, che ieri ha dichiarato al Financial Times che l'Alleanza Atlantica sta valutando di essere 'più aggressiva' nella risposta agli attacchi informatici, ai sabotaggi e alle violazioni dello spazio aereo da parte della Russia. "Un passo irresponsabile", replica Mosca. Domani riunione dei Ministri degli Esteri Nato. L'Europa intanto cerca di rientrare nella partita negoziale.
L'Europa osserva preoccupata le triangolazioni diplomatiche fra Stati Uniti, Ucraina e Russia, temendo di venire ancora una volta scavalcata al tavolo negoziale da un'intesa a due Washington-Mosca, premessa nefasta per Kiev, di una pace che saprebbe di sconfitta. In questo senso vanno lette tutte le dichiarazioni di ieri, nel tandem diplomatico tra Parigi e Bruxelles. Nella capitale francese il presidente Macron ha ricevuto l'omologo ucraino Zelensky, approfittando dell'occasione per allargare l'incontro in videoconferenza a una dozzina di leader europei. "Un piano di pace non può essere concluso se non con l'Ucraina e l'Europa al tavolo", ha detto Macron, precisando che ad oggi non esiste un testo definitivo. Macron ha annunciato un rafforzamento delle sanzioni contro la Russia, da lui accusata di non voler fermare la guerra. Zelensky ha affermato che "la questione territoriale è la più difficile", ma ha chiesto di fare il massimo, affinchè Mosca non abbia l'impressione di ottenere una ricompensa per la guerra. Chi gioca la carta di pontiere è la premier Meloni, che auspica una convergenza di vedute euroamericane sulla pace. Chi si fa poche illusioni è l'Alta Rappresentante Europea Kallas, al termine della riunione dei Ministri della Difesa: "vedo molta pressione sulla vittima, l'Ucraina, ma non vengono richiesti sacrifici alla Russia", ha affermato Kallas, secondo cui l'utilizzo degli asset russi congelati per finanziare Kiev resta l'ipotesi migliore. La presidente della Commissione Von Der Leyen ha annunciato per questa settimana la presentazione di proposte legislative.
1/12/2025
Gli Stati Uniti al nuovo test delle trattative con Mosca, l'Europa osserva con preoccupazione: l'avvio di settimana ha visto un'accelerazione sul fronte diplomatico della guerra in Ucraina, con il prosieguo delle trattative in Florida tra i rappresentanti di Washington e Kiev -fonti parlano di negoziati duri ma costruttivi- mentre il presidente Zelensky ha incontrato l'omologo francese Macron a Parigi.
Un piano di pace non può essere concluso se non con l'Ucraina e l'Europa al tavolo, ha detto Macron, precisando che ad oggi non esiste un testo definitivo. Macron ha annunciato un rafforzamento delle sanzioni contro la Russia, da lui accusata di non voler fermare la guerra. L'incontro all'Eliseo ha rappresentato l'occasione per fare il punto in videoconferenza con gli altri leader europei, tra cui la premier Meloni, e con l'americano Witkoff e l'ucraino Umerov, i due negoziatori al lavoro in Florida per smussare le differenze sul piano di pace. Sul testo aggiornato permane massima segretezza. Zelensky ha affermato che "la questione territoriale è la più difficile", ma ha chiesto di fare il massimo, affinchè la Russia non abbia l'impressione di ottenere una ricompensa per la guerra. Condizione per un ritorno dell'Europa in partita è un'intesa comunitaria sull'utilizzo degli asset russi congelati. La presidente della Commissione Von Der Leyen ha promesso di presentare proposte legislative questa settimana. Divampa infine la polemica tra Russia e Nato, dopo che l'ammiraglio Cavo Dragone ha dichiarato al Financial Times che l'Alleanza Atlantica sta valutando di essere 'più aggressiva' nella risposta agli attacchi informatici, ai sabotaggi e alle violazioni dello spazio aereo da parte della Russia. "Un passo irresponsabile", replica Mosca.
1/12/2025
Prosegue l'intenso lavorio diplomatico per arrivare a una tregua nella guerra in Ucraina. L'Europa appare spettatore, mentre i negoziati si snodano tra Stati Uniti e Russia: l'inviato americano Witkoff sta avendo un nuovo incontro con il caponegoziatore ucraino Umerov in Florida, prima che Umerov si rechi domani in Irlanda per incontrare il presidente Zelensky e Witkoff torni a Mosca per incontrare Vladimir Putin.
Fonti hanno raccontato alla Cnn di negoziati duri ma costruttivi, con qualche passo avanti su questioni molto controverse, quali l'ipotesi di adesione futura dell'Ucraina alla Nato e soprattutto il futuro della regione del Donbass. Zelensky ha incontrato a Parigi il presidente francese Macron, prima che i due si videocollegassero con Witkoff e Umerov e con alcuni leader europei. "Restano questioni difficili da risolvere", ha affermato Zelensky. Divampa intanto la polemica tra Russia e Nato, dopo che l'ammiraglio Cavo Dragone ha dichiarato al Financial Times che l'Alleanza Atlantica sta valutando di essere 'più aggressiva' nella risposta agli attacchi informatici, ai sabotaggi e alle violazioni dello spazio aereo da parte della Russia. "Un passo irresponsabile", replica Mosca. La frustrazione europea è riassunta dall'Alta Rappresentante Kallas, al termine della riunione dei Ministri della Difesa: "vedo molta pressione sulla vittima, l'Ucraina, ma non vengono richiesti sacrifici alla Russia, che noi sappiamo", ha affermato Kallas, secondo cui l'utilizzo degli asset russi congelati per finanziare Kiev resta l'ipotesi migliore.
27/11/2025
Nessuna fretta in merito a tagli ulteriori dei tassi, con la buona notizia di una possibile robusta crescita economica all'orizzonte.
Sono i due elementi principali contenuti nel verbali dell'ultima riunione della Bce di fine ottobre, svoltasi a Firenze. Il board della Banca Centrale Europea vede l'attuale tasso del 2% come un'ancora di stabilità, di fronte a un'economia che mostra una maggiore resilienza del previsto e a un'inflazione allineata agli obiettivi. "Il livello attuale dei tassi è sufficiente per gestire eventuali choc", si legge nei verbali, anche se -va segnalato- non mancano divergenze all'interno del Consiglio Direttivo, diviso come spesso avviene tra falchi e colombe. Sul fronte dei dati, "il clima positivo è guidato da prospettive macroeconomiche più solide del previsto nell'area Euro e negli Stati Uniti, entrambe le economie continuano a mostrare una resilienza superiore alle aspettative rispetto al conflitto commerciale in corso e alle difficoltà geopolitiche", spiega Francoforte, sottolineando che gli "indicatori di mercato sulle aspettative di crescita dell'Eurozona continuano a suggerire una robusta espansione economica". Si continua in ogni caso a navigare a vista: "una valutazione complessiva a dicembre con ulteriori dati in arrivo consentirà un'analisi più approfondita sull'orientamento di politica monetaria più appropriato", chiosa la Bce nei verbali.
26/11/2025
L'Europa rifocalizza l'attenzione sugli asset russi congelati, mentre la partita diplomatica sull'Ucraina sembra subire un'accelerazione.
A farsene portavoce la presidente della Commissione Von Der Leyen nel corso della videoconferenza -ieri- della Coalizione dei Volenterosi, anticipando quello che oggi potrebbe rappresentare un tema centrale della riunione dei Ministri degli Affari Esteri europei. Il presidente francese Macron ha promesso che una soluzione per "garantire i finanziamenti" all'Ucraina sulla base dei beni russi congelati sarà "definita nei prossimi giorni". Il tempo corre: entro il Consiglio Europeo di metà dicembre un'intesa va trovata, aggirando il blocco del Belgio - ma non solo. Macron è stato molto critico verso Mosca: "non c'è chiaramente la volontà russa di avere un cessate il fuoco", ha dichiarato, dicendosi favorevole a un "esercito ucraino forte'' e senza "limitazioni". La riunione della Coalizione ha visto la partecipazione a sorpresa del segretario di Stato americano Rubio e l'impegno britannico -nella persona del premier Starmer- a fare fronte comune con l'Europa, sulla questione degli asset russi congelati. Londra vede passi nella giusta direzione sul piano di pace, e ritiene che il focus debba spostarsi sulla pianificazione e sul finanziamento del futuro esercito ucraino. Il cancelliere tedesco Merz ha insistito sulla necessità di un pieno consenso e coinvolgimento dell'Europa in qualsiasi piano di pace riguardi i suoi interessi, mentre la premier Meloni ha ribadito la necessità di solide garanzie di sicurezza per Kiev.
25/11/2025
L'Europa e la Coalizione dei Volenterosi osservano con attenzione l'evolversi dei negoziati sul piano di pace per l'Ucraina - ore cruciali che si incrociano con la già prevista videoconferenza della Coalizione dei Volenterosi.
Il presidente francese Macron ha avuto modo di definire l'iniziativa americana un passo nella giusta direzione, ma con aspetti che vanno discussi, negoziati e migliorati. Macron ha addossato alla Russia la colpa di non aver mai cercato seriamente una pace duratura, ed è tornato a chiedere garanzie di sicurezza forti, con il dispiegamento di una forza internazionale e un esercito ucraino in grado di prevenire future invasioni. "Finalmente c'è la possibilità di realizzare veri progressi verso una buona pace" fra Ucraina e Russia, ha affermato Macron. Il premier britannico Starmer ha notato che Kiev ha proposto cambiamenti costruttivi alla proposta di pace: Londra vede passi nella giusta direzione, con una progressiva convergenza verso i punti principali del testo rivisto. Per Starmer, il focus deve spostarsi sulla pianificazione e sul finanziamento del futuro esercito ucraino. Starmer ha citato anche la questione irrisolta degli asset russi congelati, dicendosi pronto a fare fronte comune con l'Europa. Il cancelliere tedesco Merz ha avuto un colloquio telefonico con il presidente Zelensky. Chi continua a giocare la sua partita in solitario appare il premier ungherese Orban, che venerdì dovrebbe incontrare a Mosca il presidente russo Putin.
21/11/2025
Lancia un avvertimento all'Italia la Commissione Europea sul golden power, dopo il caso Unicredit-Banco Bpm: "pur essendo volta a tutelare la sicurezza nazionale e l'ordine pubblico" la normativa "per come applicata dalle autorità italiane rischia di consentire interventi ingiustificati per motivi economici, compromettendo i principi della libertà di stabilimento e della libera circolazione dei capitali nel mercato unico.
Inoltre, la normativa italiana si sovrappone alle competenze esclusive della Banca centrale europea nell'ambito del Meccanismo di Vigilanza Unico", scrive Bruxelles, formalizzando l'avvio della procedura di infrazione contro Roma per l'uso del golden power sulle fusioni bancarie. Insomma, violazione della normativa comunitaria e sovrapposizione al ruolo di supervisione della Bce sono le principali accuse contenute nella missiva, che dà due mesi di tempo all'Italia per replicare. Il Ministro dell'Economia Giorgetti ha preso tempo e ha aperto alla collaborazione, annunciando una prossima proposta normativa: "sulla base delle valutazioni risponderemo ai rilievi che ci vengono mossi nelle sedi competenti. Con spirito costruttivo e collaborativo faremo una proposta che farà chiarezza e supererà le obiezioni. Siamo convinti che permetterà di avere un quadro di competenze condiviso", ha reso noto. L'Ops di Unicredit, casus belli dell'intera vicenda, è stata abbandonata lo scorso luglio, dopo l'imposizione di una serie di condizioni da parte da parte del Governo per il via libera.
18/11/2025
Farà tappa oggi a Madrid per incontrare il premier Sanchez e Re Felipe il presidente ucraino Zelensky, nel suo tour europeo, necessario a rafforzare le capacità di difesa di Kiev, in un momento estremamente critico.
La visita in Francia si è rivelata estremamente proficua per Zelensky, "una nuova tappa nei rapporti bilaterali" - l'ha definita il presidente francese Macron. Al di là del valore politico, la dichiarazione di intenti firmata da Parigi e Kiev racchiude un significativo upgrade delle capacità militari ucraine, anche se tempistiche e costi restano da definire: l'intesa prevede la fornitura a Kiev di fino a 100 caccia Rafale, i velivoli più avanzati della flotta transalpina. Per l'Ucraina l'impiego dei Rafale rappresenterebbe un importante salto tecnologico. Il piano decennale, che include anche sistemi di difesa aerea come i Samp-T, le munizioni e i droni, ha un obiettivo preciso: ricostruire e consolidare le capacità di difesa ucraine dopo un eventuale cessate il fuoco, garantendo un livello di deterrenza sufficiente a scoraggiare future aggressioni. Nelle scorse settimane Zelensky ha firmato una lettera di intenti analoga con Stoccolma, per la fornitura di caccia Gripen. Su un altro fronte, quello dei finanziamenti a Kiev per evitarne il collasso economico in primavera, la presidente della Commissione Von Der Leyen in una lettera ha fornito rassicurazioni al Belgio in merito all'eventuale utilizzo degli asset russi congelati. Obiettivo: raggiungere un'intesa a metà dicembre.
17/11/2025
Fino a 100 caccia Rafale nei prossimi dieci anni: Francia e Ucraina hanno siglato una dichiarazione di intenti che -parole del presidente Macron- segna una nuova tappa nei rapporti bilaterali.
Un'intesa che, come ha specificato Macron, proietta l'alleanza militare tra Kiev e Parigi su un orizzonte temporale ampio e che include anche sistemi di difesa aerea come i Samp-T, le munizioni e i droni. Un rafforzamento del genere, per quantità e qualità, ha anche l'obiettivo di rigenerare l'esercito ucraino in ottica futura, come deterrenza verso nuovi attacchi russi. Si tratta, per quanto riguarda i Rafale, della maggiore commessa mai ricevuta da Parigi - resta però il punto interrogativo sulla tempistica e sui costi. La fabbrica di produzione dei Rafale, nei pressi di Bordeaux, ne produce circa tre al mese. Un'intesa storica, per il presidente ucraino Zelensky, impegnato a galvanizzare truppe e popolazione, fiaccate da giorni di offensiva russa ai confini e sulle città, dallo scandalo corruzione e dal rischio di finanze pubbliche a secco dalla prossima primavera, qualora l'Unione Europea non sbloccasse nuovi sostanziosi pacchetti di aiuti. Zelensky ha già firmato una lettera di intenti analoga con la Svezia lo scorso mese per i caccia Gripen, e nelle prossime ore sarà a Madrid, per incontrare il premier Sanchez e Re Felipe.
17/11/2025
Dopo aver siglato venerdì un'intesa commerciale con la Svizzera, abbassando i dazi sui prodotti elvetici al 15%, i riflettori dell'amministrazione Trump in materia tariffaria tornano a illuminare l'Unione Europea.
Torna la tensione sul fronte dazi tra Stati Uniti ed Europa. Il caponegoziatore americano al Commercio Greer, in un'intervista al Financial Times, ha affermato che i dazi comunitari sulle esportazioni statunitensi sono ancora troppo elevati, il che rende la questione commerciale un "punto critico" nei rapporti con Washington, almeno secondo Greer. La frustrazione americana sarebbe legata soprattutto alle tempistiche dei tagli tariffari al di qua dell'Atlantico: Bruxelles aveva promesso -come parte dell'intesa siglata ad agosto- di abbassare i dazi sui beni industriali americani, sui prodotti ittici, sulla carne di maiale e su altri prodotti agricoli, ma -lamenta Washington- nulla di tutto questo è ancora avvenuto, in attesa del via libera del Parlamento Europeo. Via libera che non dovrebbe arrivare prima di febbraio, considerato che all'esame di Strasburgo c'è attualmente la questione tariffaria su alluminio e acciaio. Greer, che sarà in Europa tra mercoledì e sabato per proseguire le trattative con la Commissione, sembra però tralasciare che -al netto dei ritardi- l'intesa euroamericana nasceva asimmetrica e sbilanciata a favore di Washington, mentre l'amministrazione Trump continua ad esercitare forti pressioni sull'Unione Europea per piegare a proprio favore le normative in materia climatica e corporate, senza contare la crescente insofferenza americana verso la legislazione comunitaria tech e digitale.
15/11/2025
Donald Trump tenta una controsterzata, nello scandalo legato al finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, dirottando le attenzioni dei media e dell'opinione pubblica lontano da sè, dopo le imbarazzanti rivelazioni contenute nei 23mila documenti già resi pubblici -documenti che indicano un rapporto più profondo e sospetto fra Trump ed Epstein, rispetto a quanto finora rivelato dallo stesso tycoon.
Ieri Trump ha dato mandato al Dipartimento della Giustizia di indagare i rapporti tra Epstein ed alcuni esponenti del Partito Democratico, nonchè del settore bancario. Sui social non ha esitato a fare nomi, quali l'ex-presidente Clinton, l'ex-segretario al Tesoro Summers, il fondatore di Linkedin Hoffman e alcune banche, come Jp Morgan e Chase. Trump ha insinuato che lo scandalo coinvolga solo i Dem americani, ma -ironia della sorte- lo ha fatto proprio nel giorno in cui è riemersa una e-mail dell'ormai defunto Epstein, che sostiene di aver passato il Giorno del Ringraziamento del 2017 con Trump - 13 anni dopo la presunta interruzione dei rapporti tra i due, almeno stando alla versione presidenziale. La verità è che l'ombra di Epstein potrebbe travolgere dalla tomba Trump: qualora la Camera la prossima settimana votasse per la desecretazione di tutti i files relativi alle indagini su Epstein, e qualora nuove clamorose rivelazioni dovessero emergere, il presidente rischierebbe una rivolta nella sua stessa base Maga. Un magma che ha prosperato per anni con teorie cospirazioniste contro il presunto deep state americano. E che ora teme di trovarvi implicato il suo stesso leader e presidente.
12/11/2025
Uno scudo per la democrazia europea e per difendere i processi elettorali comunitari dalle interferenze straniere: la Commissione ha presentato una proposta che contiene una serie di misure per contrastare la minaccia che autocrazie e dittature, in espansione a livello globale, pongono per l'Europa.
Il piano ruota intorno alla costituzione di un nuovo Centro Europeo per la Resilienza Democratica, che riunirà le competenze e le risorse dell'Unione e degli Stati membri, con l'obiettivo di aumentare la "capacità collettiva di anticipare, individuare e rispondere alle minacce e costruire la resilienza democratica". I Paesi potranno aderire su base volontaria al Centro, che opererà come un hub dedicato allo scambio tra le istituzioni e i 27, collegando strutture esistenti che si occupano delle minacce nello spazio informativo. "La democrazia liberale è sotto attacco. Assistiamo a campagne -anche russe- concepite per polarizzare i nostri cittadini, minare la fiducia nelle nostre istituzioni e inquinare la politica nei nostri Paesi. Se vogliamo che la democrazia prevalga, dobbiamo difenderla meglio", ha affermato l'Alta rappresentante Kallas. C'è sempre un ma: l'intero piano si poggia sulla volontarietà di unirsi alla difesa democratica da parte dei Paesi europei, con la Commissione che si limita a offrire una cassetta degli attrezzi e una torre di controllo come il Centro. Con democrazie già traballanti come quella ungherese e senza vincoli reciproci, potrebbe rivelarsi l'ennesimo esercizio collettivo di buone intenzioni.
7/11/2025
Il monito sul rischio di apocalisse climatica ha aperto la seconda giornata del Vertice sul Clima a Belem.
"Il conflitto in Ucraina ha vanificato anni di sforzi per ridurre le emissioni di gas serra e ha portato alla riapertura delle miniere di carbone. Spendere per le armi il doppio di quanto destinato all'azione per il clima significa spianare la strada all'apocalisse climatica. Non ci sarà sicurezza energetica in un mondo in fiamme", ha affermato Lula, che ha insistito molto sulla necessità di abbandonare gradualmente i combustibili fossili, durante la sessione dedicata alla transizione energetica. Il Brasile, ha annunciato Lula, istituirà un fondo per finanziare la lotta ai cambiamenti climatici e promuovere la giustizia climatica". Intanto più di 50 Paesi hanno già firmato la dichiarazione di lancio del Fondo per le foreste tropicali, un'iniziativa proposta dal Brasile, che ha ottenuto oltre di 5 miliardi di dollari in finanziamenti, di cui 3 dalla Norvegia. La presidente della Commissione Europea Von Der Leyen ha annunciato che gli obiettivi globali per triplicare la capacità delle energie rinnovabili e raddoppiare l'efficienza energetica entro il 2030 sono ormai a portata di mano. E su un altro fronte: il presidente francese Macron ha aperto alla firma dell'accordo commerciale Mercosur -la Francia rappresenta ormai l'ultimo ostacolo in Europa, in vista della ratifica a dicembre- scatenando l'ira degli agricoltori transalpini.
7/11/2025
Prosegue oggi a Belem il vertice dei leader mondiali per la Cop-30: il vertice della verità, secondo il presidente brasiliano Lula, un summit chiamato a prendere impegni concreti per il clima.
La premessa però, con l'assenza del presidente americano Trump e il leader cinese Xi, che insieme rappresentano il 40% delle emissioni globali, non appare incoraggiante: a questo va aggiunta un'Europa presente sì in forze, ma che ha diluito i suoi stessi impegni di riduzione delle emissioni entro il 2040, salvando le apparenze numeriche, ma abbassando l'asticella delle ambizioni, nel nome della flessibilità. Europa che però, secondo le stime della Commissione, ha tagliato lo scorso anno le emissioni di CO2, mentre il mondo le aumentava di oltre 50 miliardi di tonnellate. La buona notizia arriva intanto dal lancio di un fondo per la protezione delle foreste tropicali, pari a oltre 5 miliardi di dollari - iniziativa brasiliana, insieme a diversi Paesi del sud del globo. Lunedì si apriranno i negoziati veri e propri a livello tecnico: al contenimento del riscaldamento climatico entro il grado e mezzo, come previsto dagli accordi di Parigi, non sembra più credere realmente nessuno, considerato il delicato contesto geopolitico, ma il fronte ecologista intende appropriarsi di questa Cop per tornare a imporre un'agenda green ed evitare il rischio di una catastrofe climatica.
24/10/2025
Stop ai combattimenti e avvio dei negoziati per un cessate il fuoco sull'attuale linea di contatto degli eserciti. Il premier britannico Starmer fissa -al termine della Coalizione dei Volenterosi a Londra- le basi negoziali da cui ripartire, dopo l'apparente fallimento del tentativo europeo di usare gli asset russi congelati quale collaterale per un prestito di riparazione all'Ucraina. Prestito sul quale la Commissione Europea promette a presto opzioni, e al quale è pronta a unirsi anche Londra.
"La vostra sicurezza è la nostra sicurezza", ha affermato Starmer rivolgendosi al presidente Zelensky in conferenza stampa, prima di aggiungere: "Putin è l'unica persona che non vuole fermare questa guerra. Dobbiamo rispondere, lavorando con gli Stati Uniti, per incrementare la pressione su Putin, e riportarlo al tavolo negoziale". Downing Street ha illustrato un'agenda concreta: colpire in modo definitivo le esportazioni russe di gas e petrolio, usare gli asset russi congelati - superando il blocco posto dal Belgio,la fornitura a Kiev di armi a lungo raggio, l rafforzamento della difesa ucraina e dell'infrastruttura energetica. Fino alle garanzie di sicurezza future per Kiev, una volta raggiunto il cessate il fuoco. La Francia, secondo quanto annunciato dal presidente Macron, consegnerà nei prossimi giorni ulteriori missili antiaerei Aster all'Ucraina, insieme a caccia Mirage. Il presidente ucraino Zelensky ha invitato tutti a non premiare l'aggressore con uno scambio di territori, anche per non incoraggiare future aggressioni. Secondo l'agenzia di stampa Bloomberg, l'Italia starebbe finalizzando il dodicesimo pacchetto di aiuti militari all'Ucraina su munizioni e missili Samp/T per la difesa antiaerea.
24/10/2025
Verso la conclusione del summit della Coalizione dei Volenterosi a Londra, dove al centro della discussione ci sono le richieste di Kiev di ottenere missili a lungo raggio.
Le dichiarazioni dei leader presenti o in videocollegamento indicano un moderato ottimismo, dopo l'annuncio delle sanzioni americane sul petrolio russo: il presidente francese Macron parla di un punto di svolta, il britannico Starmer ha messo a punto un'agenda concreta, che parte dal colpire in modo definitivo le esportazioni russe di gas e petrolio, prosegue con l'utilizzo degli asset russi congelati - superando il blocco posto in sede europea dal Belgio, include per l'appunto la fornitura a Kiev di armi a lungo raggio, oltre che il rafforzamento della difesa ucraina e dell'infrastruttura energetica di Kiev. Fino alle garanzie di sicurezza future per l'Ucraina, una volta raggiunto il cessate il fuoco. Intanto secondo l'agenzia di stampa Bloomberg l'Italia starebbe finalizzando il dodicesimo pacchetto di aiuti militari all'Ucraina su munizioni e missili Samp/T per la difesa antiaerea. Roma ha già inviato 11 pacchetti di aiuti per un valore complessivo fra 2.5 e 3 miliardi - e ha dato disponibilità a partecipare al meccanismo Nato per comprare armi americane con fondi europei. Il pacchetto dovrebbe essere pronto entro la fine dell'anno.
24/10/2025
Giornata di incontri diplomatici sull'Ucraina, dopo il Consiglio Europeo di ieri ha varato il diciannovesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, ma ha fallito -almeno per ora- nell'obiettivo di superare il blocco relativo al prestito per Kiev, garantito dagli asset russi congelati.
Il presidente Zelensky è arrivato nel primo pomeriggio a Downing Street per un incontro col premier britannico Starmer, dopo aver visto Re Carlo. Nel pomeriggio si terrà una riunione della Coalizione dei Volenterosi, alla presenza del segretario Nato Rutte. Una ventina i leader presenti, fisicamente o in videocollegamento. Al centro della riunione, l'appello di Londra ai Paesi alleati, affinché forniscano a Kiev più missili a lungo raggio per colpire obiettivi russi, e aumentare la pressione sul presidente Putin. Sul campo, l'esercito di Mosca ha rivendicato la presa di altri quattro villaggi nell'est dell'Ucraina. Secondo quanto riportato dai media americani, l'inviato russo Dmitriev incontrerà domani negli Stati Uniti Steve Witkkoff, inviato del presidente americano Trump per le crisi internazionali. Tornando infine al tema degli asset russi congelati, il premier belga De Wever ha affermato che il suo Paese teme di essere "sepolto" dalle cause, qualora l'Unione Europea decidesse di procedere con il piano per allestire un prestito basato sugli asset russi.
24/10/2025
Sì al diciannovesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, ma l'Europa non trova la stessa determinazione sull'utilizzo degli asset russi per il finanziamento dell'Ucraina, diluendo le conclusioni e rinviando nei fatti la palla al vertice europeo di dicembre.
L'ottimismo del presidente Zelensky, arrivato a Bruxelles per fare quadrato con i leader comunitari, sfruttando il momento apparentemente favorevole dopo l'ennesima giravolta di Trump sulla Russia, è stato smentito poche ore dopo. La resistenza del Belgio, che chiede garanzie giuridiche vincolanti agli altri Paesi membri, per accettare di fornire 140 miliardi di asset russi congelati quali collaterali per prestiti all'Ucraina, non è stata superata: di qui l'invito alla Commissione a presentare proposte a dicembre per fornire liquidità a Kiev nel prossimo biennio. Il tempo stringe: l'Ucraina ha bisogno di denaro. E nonostante lo scetticismo di Zelensky sul ruolo giocato da Pechino nella guerra ucraina, la notizia che la Cina avrebbe rinunciato ad acquistare petrolio russo dopo le sanzioni americane fa dichiarare al premier polacco Tusk che ciò potrebbe rappresentare un punto di svolta nel conflitto. I 27 hanno approvato le conclusioni sulla difesa europea, con i progetti-guida affidati ai Paesi membri, quelle sugli obiettivi climatici - ma con flessibilità e clausola di revisione incorporata, e hanno discusso l'emergenza abitativa in Europa, dando mandato alla Commissione di presentare un piano per alloggi accessibili.
23/10/2025
Ore cruciali per il via libera politico europeo all'utilizzo di 140 miliardi di asset russi congelati quale collaterale per il maxiprestito all'Ucraina.
Il presidente Zelensky, presente al vertice comunitario, ha espresso ottimismo. Un ottimismo che si starebbe facendo largo anche nei corridoi del palazzo Justus Lipsius, sede del summit, con i leader impegnati a superare le riserve del Belgio, Paese che detiene ben 180 miliardi di asset congelati. Il premier De Wever chiede garanzie giuridiche per una condivisione dei rischi, qualora Mosca intraprendesse azioni legali: la soluzione più probabile è che oggi venga dato un mandato politico alla Commissione, per elaborare la proposta sull'utilizzo degli asset russi - proposta che tornerebbe sul tavolo al vertice di dicembre per l'approvazione. L'Ungheria probabilmente si sfilerrà dall'intesa. Zelensky ha chiesto che il denaro -sottoforma di prestito- possa arrivare a Kiev il prossimo anno, insieme magari ai missili Tomawhak americani, regalo su cui non ha ancora perso le speranze. Varato oggi anche il diciannovesimo pacchetto di sanzioni europee contro Mosca e le conclusioni sulla difesa comunitaria, col via libera a progetti coordinati dai Paesi membri. C'è infine un risvolto cinese: Zelensky ha accusato Pechino di aiutare la Russia e non l'Ucraina, proprio mentre veniva reso noto che le principali compagnie petrolifere statali cinesi avrebbero sospeso gli acquisti di petrolio russo dopo che gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni a Rosneft e Lukoil.
23/10/2025
Il tema degli asset russi congelati sta dominando il Consiglio Europeo apertosi questa mattina con il varo -scontato- del diciannovesimo pacchetto di sanzioni comunitarie contro Mosca e l'approvazione delle conclusioni in materia di difesa. Su questo tema è stato sollecitato poco fa il presidente ucraino Zelensky in conferenza stampa - Zelensky si è mostrato ottimista.
La Russia deve pagare per la guerra che ha portato sulla nostra terra, ha dichiarato, aggiungendo che "Mosca ha molta paura che l'Europa prenda una decisione sull'uso degli asset congelati, può darci la possibilità di vincere e non solo di difenderci". A bloccare i negoziati è il Belgio, Paese dove è detenuta la grande maggioranza degli asset russi - Belgio che chiede rassicurazioni giuridiche precise, affinchè i 140 miliardi possano essere usati come garanzie collaterali per i prestiti a Kiev. Dopo una discussione sulla competitività europea, tuttora in corso, i 27 dovrebbero tornare a riunirsi in serata per deliberare. L'ottimismo sembra aver fatto capolino nella discussione: monta la convinzione che i leader finiranno col dare un mandato politico a 26 alla Commissione -l'Ungheria dovrebbe tirarsi fuori- per elaborare la proposta legale sull'utilizzo degli asset russi congelati. Proposta che tornerebbe sul tavolo del vertice di dicembre. C'è anche un risvolto cinese: Zelensky ha accusato Pechino di aiutare la Russia e non l'Ucraina, proprio mentre l'agenzia di stampa Reuters rendeva noto che le principali compagnie petrolifere statali cinesi hanno sospeso gli acquisti di petrolio russo dopo che gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni a Rosneft e Lukoil.
23/10/2025
Ci sarà anche il presidente ucraino Zelensky al summit europeo in programma oggi a Bruxelles, tappa imprescindibile per compattare il fronte occidentale dopo le turbolenze diplomatiche registrate tra Washington e Mosca.
I fronti aperti sono diversi e convergenti: in primis, l’approvazione del diciannovesimo pacchetto di sanzioni proposto oltre un mese fa dalla Commissione. L’Austria ha tolto il veto, la Slovacchia ci sta arrivando, persino l’Ungheria sarebbe a bordo. Ungheria che però dovrebbe guastare la festa sulle bozze relative all’Ucraina, sfilandosi per la quarta volta consecutiva dal testo di conclusioni comuni. E poi ci sono fino a 140 miliardi di attivi russi congelati su suolo europeo, che farebbero molto comodo per finanziare la resistenza di Kiev usando i soldi dell’invasore: dopo che il Belgio ha dato un via libera di massima, i 27 leader dovrebbero -condizionale d’obbligo- dare mandato alla Commissione per elaborare un piano concreto. I veri negoziati cominceranno dopo, negli ultimi due mesi dell’anno. Ieri intanto a Strasburgo gli eurodeputati hanno approvato l’avvio dei negoziati con i Paesi membri sul divieto totale di import di gas e petrolio russo dal 2028. Il divieto scatterà in realtà dal prossimo gennaio, ma con eccezioni per i contratti già in essere. Sempre in agenda al Consiglio Europeo di oggi, i progressi sulla difesa comune, in attesa del piano della Commissione, semplificazione normativa, clima, Medio Oriente e -per la prima volta- la questione della crisi abitativa in Europa.
22/10/2025
E' approdata alla plenaria del Parlamento Europeo la vicenda dell'attentato al conduttore di Report Sigfrido Ranucci: condanna unanime degli europarlamentari intervenuti e della stessa Commissione.
"Questi attacchi sono inaccettabili e devono essere indagati: l'impunità mina la tenuta della società democratica, che può fiorire solo con una stampa libera", ha affermato la Commissaria Kos aprendo il dibattito, ricordando le iniziative comunitarie a protezione dei media, come il Media Freedom Act e le normative contro le azioni legali vessatorie. Kos ha invitato le autorità nazionali a fare tutto il necessario per difendere la libertà di informazione. Così l'europarlamentare di Forza Italia De Meo, mentre Ruotolo del PD ricorda come l'Italia sia il primo Paese in Europa per numero di giornalisti minacciati, prima di rivolgersi alla premier Meloni. Ranucci, intervenuto poco prima in videocollegamento, ha affermato che l'atto intimidatorio nei suoi confronti rappresenta un salto di livello rispetto alle minacce costanti pervenute negli ultimi anni. E ha aggiunto: "le cause e le querele sono uno strumento di delegittimazione che ha preso il posto delle pallottole".
19/10/2025
Ispezioni e abbordaggi preventivi dei cargo sospetti della flotta ombra russa, in particolare delle petroliere che trasportano il greggio di Mosca aggirando le sanzioni comunitarie.
E' l'ultima idea per contrastare la guerra di Putin, proteggendo i Paesi europei. Ne discuteranno i Ministri degli Esteri comunitari, a soli tre giorni dal prossimo summit dei 27, nel quale difesa comunitaria e guerra in Ucraina torneranno in cima all'agenda. La proposta, preparata dal Servizio Europeo di Azione Esterna, prevede alla base accordi bilaterali tra i Paesi le cui bandiere vengono usate da queste imbarcazioni e Bruxelles, al fine di ispezioni preautorizzate sulle navi. Tecnicamente, si tratterebbe di un rafforzamento dell'accordo quadro della Convenzione Onu sul diritto marittimo. L'obiettivo è chiudere entro novembre, per un'adozione del piano a dicembre. E, a seguire, inizierebbero le trattative con i Paesi extraeuropei interessati. Il tema della flotta ombra di Putin presenta varie problematiche, oltre all'aggiramento delle sanzioni: queste imbarcazioni mettono a rischio la navigazione nei mari europei, in alcuni casi hanno già provocato danni ambientali, rappresentano un rischio per le infrastrutture critiche, in quanto possono essere usate per attacchi ibridi, e sono persino sospettate di essere utilizzate come piattaforme di lancio per i droni che nelle ultime settimane hanno causato la chiusura di alcuni aeroporti. Maggiore ottimismo anche sulla prossima approvazione del diciannovesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, dopo il via libera dell'Austria.
10/10/2025
Sì alla proposta di utilizzare gli asset russi congelati, sottoforma di prestiti, per finanziare la guerra in Ucraina, ma ogni decisione politica è rinviata al Consiglio Europeo di fine mese.
Si è chiusa così la riunione dei Ministri finanziari dell'Ecofin, chiamati a sbrogliare una matassa legalmente complicata, che verte tutta sulle garanzie legali che i Paesi dove questi asset sono detenuti -Belgio in primis- esigono. La presidenza di turno danese per ora registra un ampio sostegno per continuare a lavorare sulla proposta della Commissione. Commissione, che con il titolare dell'Economia Dombrovskis rassicura i Paesi membri proprio sul tema garanzie: "fornire queste garanzie non comporterebbe un conteggio automatico su debito e deficit", dice. Servirà un passaggio anche con Eurostat, ma per il momento la questione sembra non mettere a rischio i conti pubblici dei Paesi membri. Dombrovskis ha anticipato che i 27 stanno lavorando per passare al voto a maggioranza qualificata -abbandonando l'unanimità- per il rinnovo delle sanzioni comunitarie contro la Russia. Il perenne ostacolo ungherese sembra aver stremato tutti. Infine, a margine dell'Ecofin botta e risposta tra il Ministro dell'Economia Giorgetti e la Commissaria ai Servizi Finanziari Albuquerque: "siamo pronti ad agire" qualora ci fosse "l'intenzione di impedire lo sviluppo del mercato unico dei servizi finanziari", ha detto quest'ultima, riferendosi tra le righe all'ipotesi di un'indagine comunitaria sull'utilizzo del golden power nel caso Unicredit-Banco Bpm. "La sicurezza nazionale finanziaria ed economica è esclusiva competenza del Governo e intendiamo difenderla", ha replicato Giorgetti.
10/10/2025
Botta e risposta tra Europa e Cina sulle terre rare, dopo il nuovo giro di vite di Pechino sulla loro esportazione e su quella delle tecnologie correlate.
Pechino ha aggiunto cinque nuovi elementi all'elenco su cui vige una restrizione all'export, che ne comprende ora un totale di 12. Rafforzati anche i controlli relativi ai semiconduttori. Le terre rare costituiscono una risorsa sempre più preziosa, in quanto utilizzate per la produzione di veicoli elettrici, motori di aerei e radar militari. E la Cina produce al momento il 90% di questi elementi, mentre Europa e Stati Uniti stanno cercando di costruire catene di approvvigionamento alternative, proprio per contrastare lo strapotere di Pechino. Gli analisti ritengono che la mossa cinese costituisca una pretattica, in vista dell'incontro fra il presidente americano Trump e quello cinese Xi in Corea del Sud a fine mese. La Casa Bianca ha reagito stizzita all'annuncio, arrivato come un fulmine a ciel sereno. Dura reazione anche dell'Unione Europea: "siamo preoccupati per l'annuncio" di Pechino "e stiamo analizzando i dettagli: la Commissione si aspetta che la Cina agisca come un partner affidabile e garantisca un accesso stabile e prevedibile alle materie prime critiche", ha dichiarato un portavoce comunitario, ricordando che durante il summit di luglio le parti avevano concordato di rafforzare le relazioni commerciali aumentando la trasparenza e dando garanzie alle imprese europee".
8/10/2025
Si allontana -almeno per ora- la prospettiva di uno scioglimento anticipato dell'Assemblea Nazionale francese, dopo i tempi supplementari delle consultazioni di Governo chiesti dal presidente Macron al premier dimissionario Lecornu.
In una dichiarazione questa mattina, Lecornu ha affermato che "c'è una volontà condivisa tra le forze politiche di avere per la Francia un bilancio entro il 31 dicembre di quest'anno". Dichiarazione che sembra prospettare da un lato una qualche sorta di Governo in grado di varare un budget per mantenere il deficit transalpino sotto il 5% il prossimo anno, e dall'altro punta a rassicurare i mercati finanziari, sempre più inquieti sulla tenuta dei conti pubblici francesi. La tensione resta elevata, anche perchè un ruolo chiave nella partita lo giocheranno i Socialisti, ricevuti questa mattina da Lecornu, i quali hanno già rivendicato la posizione di premier, hanno chiarito che non intendono fare Governi con l'area politica di Macron, e soprattutto pretendono una sospensione della riforma delle pensioni come segnale di tregua. Fuori da ogni partita invece il Rassemblement Nationale di Le Pen e La France Insoumise di Melenchon, che sperano in elezioni anticipate. Stasera il rebus dovrebbe essere sciolto, in un senso o nell'altro: il presidente Macron, sempre più solo e isolato, non parlerà al Paese, lo farà Lecornu a France 2, ma intanto incassa il rigetto -da parte dell'Assemblea Nazionale- della mozione di destituzione presentata contro di lui dalla sinistra radicale.
8/10/2025
Sull'onda dei dazi americani, l'Europa alza le barriere tariffarie per non rischiare di essere invasa dalle esportazioni cinesi nel settore dell'acciaio.
Da Strasburgo il vicepresidente della Commissione Sejournè e il Commissario al Commercio Sefcovic hanno proposto una misura di salvaguardia che prevede un taglio pari al 47% delle quote di import annuale di acciaio straniero cui sarà consentito l'ingresso nel mercato unico senza dazi - la riduzione farà scendere a poco più di 18 milioni le tonnellate in entrata; mentre sull'import di acciaio fuori da tale quota le tariffe comunitarie saranno raddoppiate al 50%. Previsto pure il rafforzamento della tracciabilità dei mercati dell'acciaio, con un obbligo di fusione e colata per impedirne l'elusione. Il vicepresidente della Commissione Sejournè ha precisato che questa mossa rientra in un piano più ampio di salvaguardia e rilancio dell'industria siderurgica europea, che sta attraversando un periodo di crisi, con la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro e di capacità produttiva - secondo Bruxelles dal 2007 il settore ha registrato un calo di circa 65 milioni di tonnellate. La mossa europea segue quella americana: l'amministrazione Trump ha già portato al 50% i dazi su ogni importazione di acciaio o prodotti contenenti acciaio. L'avvio della misura, qualora approvata da Europarlamento e Paesi membri, è prevista a metà 2026, quando scadrà l'attuale clausola di salvaguardia, inasprendone tutti i parametri.
7/10/2025
Colloqui serrati per tutto il pomeriggio e fino a sera a Matignon, residenza del primo ministro, nella corsa contro il tempo necessaria a evitare lo spettro di elezioni parlamentari anticipate, che alcuni analisti proiettano già ipoteticamente sul mese di novembre: Sebastien Lecornu sta provando a salvare il salvabile, dopo l'uscita di scena di Bruno Le Maire, designato alla Difesa e all'origine dei numerosi mal di pancia nella destra de Les Republicains.
L'atmosfera resta plumbea, con sinistra e destra ancora lontane: nel pomeriggio Lecornu ha incontrato il leader della destra, Retailleau, e -successivamente- il capo della delegazione parlamentare dei Republicains Wauquiez. Il Rassemblement Nationale lepenista e la sinistra de La France Insoumise hanno già messo in chiaro che si tirano fuori dall'ennesimo round di consultazioni, mentre i socialisti saranno tra gli ultimi a vedere Lecornu - nel frattempo continuano a rivendicare un premier di centrosinistra. Da parte sua il premier dimissionario ha posto due obiettivi per il nuovo round di colloqui: l'adozione urgente di una legge di bilancio dello Stato, alla luce della situazione preoccupante dei conti pubblici, e il futuro del territorio d'Oltremare della Nuova Caledonia. Più defilato -ma spettatore interessato- il presidente francese Macron, che ha discretamente incontrato all'Eliseo i presidenti delle due Camere: se persino il suo ex-premier Philippe ne ha chiesto le dimissioni ed elezioni presidenziali lampo, l'impressione è che la questione dell'uscita di scena di Macron non sia più tabù tra i politici di centrodestra.
7/10/2025
Corrono le lancette dell'orologio a Parigi, nella corsa contro il tempo per evitare lo spettro di elezioni anticipate, che alcuni analisti proiettano ipoteticamente sul prossimo mese di novembre: a Matignon, residenza del primo ministro, Sebastien Lecornu sta provando a salvare il salvabile, dopo l'uscita di scena di Bruno Le Maire, designato alla Difesa e all'origine dei numerosi mal di pancia nella destra de Les Republicains.
L'atmosfera resta abbastanza plumbea, con sinistra e destra ancora molto lontane: chiave saranno i risultati degli incontri pomeridiani tra Lecornu e il leader della destra, Retailleau, che poi parlerà al principale telegiornale francese, e -successivamente- con il capo della delegazione parlamentare dei Republicains Wauquiez. Il Rassemblement Nationale lepenista ha già messo in chiaro che si tira fuori dall'ennesimo round di consultazioni e spera anzi caldamente in elezioni anticipate, che potrebbero ulteriormente consolidarne la presenza all'Assemblea Nazionale, mentre i socialisti continuano a rivendicare un premier di centrosinistra - eventualità che porrebbe seri problemi di numeri in Parlamento. Da parte sua il premier dimissionario Lecornu ha posto due priorità per il nuovo round di colloqui: l'adozione urgente di una legge di bilancio dello Stato, alla luce dello stato preoccupante dei conti pubblici transalpini, e il futuro del territorio d'Oltremare della Nuova Caledonia. Domani mattina si chiuderanno le consultazioni: in serata si conoscerà il futuro del Governo francese e forse dello stesso presidente Macron.
7/10/2025
Un voto appena, a scrutinio segreto: l'eurodeputata Ilaria Salis vince così la sua battaglia legale contro il Governo Orban. 306 favorevoli a difenderne l'immunità parlamentare, 305 contrari e 17 astenuti: una votazione sul filo di lana che chiude la vicenda e conferma il voto già espresso dalla Commissione affari giuridici dell'Europarlamento, che aveva votato anche in quel caso con un solo voto di scarto, 13 a 12, per respingere la revoca dell'immunità.
Vicenda, la sua, iniziata nel febbraio 2023 con l'arresto a Budapest e l'accusa di avere aggredito tre militanti neonazisti. Il processo che ne segue e le forti polemiche sulle sue condizioni di detenzione, in un Paese dove lo stato di diritto è stato fortemente minato alla base negli anni dal Governo Orban, proiettano Salis lo scorso anno all'elezione all'Europarlamento, nelle file della sinistra. "Questo voto è una vittoria per la democrazia, lo stato di diritto e l'antifascismo. Questa decisione dimostra che la resistenza funziona. Dimostra che quando rappresentanti eletti, attivisti e cittadini difendono insieme i valori democratici, le forze autoritarie possono essere affrontate e sconfitte", ha commentato a caldo Salis, che rilancia: "la lotta è tutt'altro che finita. Tutti gli attivisti antifascisti presi di mira per aver sfidato l'autoritarismo e le forze fasciste devono essere difesi". Polemico il leader leghista Salvini, che accusa politici di centrodestra di aver salvato Salis.
6/10/2025
Avvio di settimana in retromarcia per le Borse europee, appesantite dalla nuova crisi di governo francese. Parigi (-1,36%) chiude da maglia nera del Vecchio Continente, mentre Milano contiene le perdite sul finale e si ferma a -0,26%. Da segnalare il restringimento dello scarto tra Italia e Francia sul mercato secondario dei titoli di Stato, rispetto al Bund tedesco.
Appena ventisette giorni. La Francia potrebbe battere ogni record di crisi politica, con le dimissioni a sorpresa di Sebastien Lecornu, quinto premier del secondo mandato di Emmanuel Macron all'Eliseo. Ma l'ultima parola non è ancora detta. Perchè la partita di Lecornu andrà ai tempi supplementari. ''Non c'erano le condizioni per restare primo ministro'', aveva preso atto Lecornu in una dichiarazione pubblica in mattinata, dopo il comunicato a sorpresa dell'Eliseo, che segnava la fine di un Governo i cui Ministri erano stati nominati solo ieri sera, e che avrebbe dovuto tenere la sua prima riunione nel pomeriggio. Al di là dei malumori interni ai partiti rappresentati nell'esecutivo e di quelli rimasti fuori, un ruolo centrale sembra averlo giocato il leader de Les Republicains Retailleau, riconfermato da Lecornu all'Interno, ma portabandiera della rivolta del suo schieramento contro il ritorno nella compagine governativa di Bruno Le Maire, designato alla Difesa, accusato dalla destra francese di aver provocato il buco nei conti pubblici. In serata, Macron ha tentato un salvataggio in extremis, dando a Lecornu due giorni, entro mercoledì sera, per definire una piattaforma d'azione e di stabilità. Dettaglio essenziale: Le Maire nel frattempo si è fatto da parte, così da poter rasserenare le acque tra Renaissance, Les Republicains e Modem, i principali partiti rappresentati nell'esecutivo. In caso di ulteriore fallimento nella formazione del Governo, Macron annuncia che prenderà le proprie responsabilità - nuove elezioni parlamentari in autunno appaiono la strada più probabile.
6/10/2025
Sarebbero circa 40mila i russi rimasti senza energia elettrica a causa di un attacco ucraino che ha danneggiato gli impianti energetici e interrotto la fornitura di energia nella città di Belgorod.
Ci sarebbero danni ingenti in sette comuni. Sull'altro lato del fronte, 22mila ucraini sono rimasti privi di elettricità nella regione di Kharkiv, in seguito a un attacco notturno. Colpite anche infrastrutture elettriche nella regione di Chernihiv. Prosegue dunque il conflitto tra Mosca e Kiev basato sull'attacco incrociato alle infrastrutture energetiche, quali raffinerie, impianti per la produzione e distribuzione di gas ed elettricità, obiettivi strategici con l'approssimarsi della stagione invernale. Tiene pure banco la minaccia dei droni in Europa, in particolare sulle infrastrutture militari e aeroportuali: il fenomeno dei droni è "una grave minaccia alla nostra sicurezza", ha detto il cancelliere tedesco Merz. "Finora non abbiamo registrato alcun incidente o episodio che abbia coinvolto droni armati. Si tratta di tentativi di spionaggio. Sono anche tentativi di destabilizzare la popolazione", ha aggiunto Merz, precisando che il primo sospettato per il loro invio resta la Russia.
3/10/2025
Venti giorni per rendere operative al prossimo Consiglio Europeo le decisioni sulla difesa del fianco orientale e -soprattutto- trovare un'intesa sulla confisca degli asset russi: la due giorni di summit a Copenhagen, allargata ieri alla quarantina di Paesi della Comunità Politica Europea, ha registrato un inasprimento dei toni verso Mosca.
"Abbiamo avuto una discussione molto intensa sull'uso degli asset russi per l'Ucraina. Sosterrò qualsiasi strada consenta di utilizzare questi asset per continuare ad aiutare Kiev. Putin non dovrebbe sottovalutare la nostra determinazione", ha dichiarato il cancelliere tedesco Merz, anticipando il consenso che si era creato nelle ore di discussione. Concretamente, resta da approvare il diciannovesimo pacchetto di sanzioni proposte dalla Commissione, mentre sull'utilizzo di 140 miliardi di asset russi confiscati c'è non solo da neutralizzare la cronica opposizione del premier ungherese Orban, che dà dei ladri agli altri Paesi, ma occorre pure rassicurare il Belgio, Stato dove questi asset sono detenuti, e che ha forti preoccupazioni di natura legale - per questo chiede una condivisione dei rischi. Il presidente ucraino Zelensky è tornato a invocare garanzie di sicurezza, appellandosi ai Paesi europei affinchè taglino ogni legame economico ed energetico con la Russia. E il presidente francese Macron è intervenuto sulla questione della flotta ombra russa: "quando nelle nostre acque ci saranno navi sospette che partecipano a questi traffici, agiremo per ridurre la capacità di Mosca di finanziarsi in questo modo".
2/10/2025
"E' impossibile credere" che la Russia voglia attaccare l'Europa". Lo ha detto il presidente russo Putin in un discorso al Club Valdai. E del conflitto russo-ucraino si è parlato oggi al summit della Comunità Politica Europa a Copenhagen.
Decisioni operative rinviate al Consiglio Europeo di fine ottobre, sperando che il tempo porti consiglio: dopo le divisioni della prima giornata, il secondo giorno di summit a Copenhagen, allargato alla quarantina di Paesi della Comunità Politica Europea, porta ad un inasprimento dei toni verso la Russia. "Abbiamo avuto una discussione molto intensa sull'uso degli asset russi per l'Ucraina. Sosterrò qualsiasi strada consenta di utilizzare questi asset per continuare ad aiutare Kiev. Putin non dovrebbe sottovalutare la nostra determinazione", ha dichiarato il cancelliere tedesco Merz, anticipando il consenso che si era creato nelle ore di discussione. Concretamente, resta da approvare il diciannovesimo pacchetto di sanzioni proposte dalla Commissione, mentre sull'utilizzo di 140 miliardi di asset russi confiscati c'è non solo da neutralizzare la cronica opposizione del premier ungherese Orban, che dà dei ladri agli altri Paesi, ma occorre pure rassicurare il Belgio, Stato dove questi asset sono detenuti, e che ha forti preoccupazioni di natura legale - per questo chiede una condivisione dei rischi. Il presidente ucraino Zelensky è tornato a invocare garanzie di sicurezza, appellandosi ai Paesi europei affinchè taglino ogni legame economico ed energetico con la Russia. Il presidente francese Macron è intervenuto sulla questione della flotta ombra di Mosca: "quando nelle nostre acque ci saranno navi sospette che partecipano a questi traffici, agiremo per ridurre la capacità russe di finanziarsi in questo modo".
2/10/2025
Arriva dall'Ucraina l'offerta di aiuto all'Europa contro la minaccia russa, di fronte alle indecisioni continentali che -anche ieri- hanno prodotto un sostanziale nulla di fatto sullo scudo anti-droni, ricalcando copioni già visti - unità di intenti sugli obiettivi, divisioni sulle modalità con cui arrivarci.
"La cosa più importante è che oggi l'Europa affronta la minaccia dei droni e l'Ucraina ha forse la maggiore esperienza al mondo su questo: ovviamente non staremo da parte", ha detto il presidente Zelensky, a Copenhagen per il vertice allargato della Comunità Politica Europea. Il presidente francese Macron reitera la minaccia indiretta alla Russia: i droni che violano" lo spazio aereo europeo "prendono un grande rischio e possono essere distrutti". Ma le modalità non appaiono chiare, nell'inevitabile sovrapporsi di piani tra Unione Europea e Nato. Stallo anche sull'utilizzo dei 140 miliardi di asset russi congelati per sostenere finanziariamente Kiev: il premier belga De Wever ha definito la proposta di legarvi i prestiti all'Ucraina come anticipazione delle possibili future riparazioni di guerra russe come "una grande scommessa", e ha chiesto che i rischi vengano ripartiti tra tutti i Paesi europei - Bruxelles rischia maggiori conseguenze legali, in quanto sede della società Euroclear, che detiene gli asset. "Nessuno può illudersi, la posta in gioco non è solo l'Ucraina ma l'Europa", ha chiosato la premier danese Fredriksen, padrona di casa - Kiev è la prima linea di difesa, ha aggiunto.
1/10/2025
Sarà la difesa europea a dominare il vertice informale dei 27 leader comunitari oggi a Copenhagen, città teatro nei giorni scorsi di violazioni ripetute degli spazi aeroportuali da parte di droni presuntamente russi.
Un vertice superblindato, con gli Stati Uniti che hanno inviato equipaggiamenti anti-droni, al pari della Finlandia, mentre saranno presenti militari polacchi, e una fregata tedesca sorveglierà l'area antistante nel sud del Baltico. Un segno dei tempi. Il punto numero uno in agenda sarà il cosiddetto muro anti-droni, insieme alla sorveglianza del fianco orientale. Progetti resi urgenti dalla crescente minaccia russa, all'interno di una roadmap comunitaria -il piano Readiness 2030- che rischia di arrivare troppo tardi al traguardo e deve vedere un'accelerazione. In particolare lo scudo orientale dovrà essere in grado di fronteggiare più minacce, non solo militari, ma anche ibride, lungo la linea che dal Baltico scende fino alla Bulgaria, passando da un Paese-chiave come la Polonia. In agenda pure il sostegno all'Ucraina: in primis il finanziamento a Kiev, col venir meno dell'alleato americano - l'apertura tedesca all'uso di decine di miliardi di asset russi congelati è un punto di svolta, ma va concretizzata. Svezia e Finlandia stimano il fabbisogno finanziario ucraino in 130 miliardi nel prossimo biennio. E poi il superamento dell'ostacolo ungherese, sia sulle sanzioni contro Mosca, sia sull'apertura dei capitoli negoziali per l'allargamento a Kiev. Si lavora per escludere Budapest, passando alla maggioranza qualificata. Domani il vertice si allargherà alla Comunità Politica Europea.
30/9/2025
Gli Stati Uniti rischiano il loro 15esimo shutdown federale, mentre il presidente Trump minaccia licenziamenti di massa qualora il Governo dovesse chiudere.
Lo stallo tra Repubblicani e Democratici rischia di provocare lo stop dei finanziamenti federali, a quasi sette anni di distanza dall'ultima occasione, tra l'altro proprio sotto presidenza Trump. Restano ormai una manciata di ore prima che il Governo nei fatti chiuda per assenza di una legge sulla spesa pubblica, limitando le sue attività a quelle essenziali e chiudendo quelle giudicate non essenziali. La tagliola scatterà alla mezzanotte statunitense, le sei del mattino in Italia, qualora non si trovasse un'intesa dell'ultimo minuto per una proroga di sette settimane. I Democratici, all'opposizione, hanno già messo in chiaro che precondizione fondamentale resta un'estensione dei benefici in materia di sanità, in particolare i sussidi per l'assicurazione sanitaria. Un ultimo tentativo sarà fatto col voto stasera alle 23 ora italiana di due misure, una repubblicana e una democratica, per prolungare il finanziamento del governo - quasi certamente nessuna delle due otterrà i voti necessari. Lo shutdown inquieta i mercati mondiali, per gli effetti che avrà sull'economia americana. I leader dem, dopo il fallimento dell'ultimo vertice alla Casa Bianca, affermano che ora tutto è nelle mani presidenziali. Prima di arringare i generali al Pentagono, ha affermato che potrebbero essere licenziati "molti" dipendenti federali qualora il governo chiudesse i battenti.
25/9/2025
La notizia è che per la prima volta un ex-presidente della Repubblica francese finirà in carcere: Nicolas Sarkozy è stato condannato da un tribunale di Parigi a cinque anni per associazione a delinquere, nell'ambito dell'inchiesta sui finanziamenti illeciti dalla Libia governata allora dal dittatore Gheddafi.
Soldi che sarebbero serviti a finanziare la campagna elettorale per le presidenziali 2007. Secondo la giudice Gavarino, che parla di fatti di una gravità eccezionale, Sarkozy "ha permesso ai suoi stretti collaboratori e sostenitori politici -sui quali aveva autorità e che agivano per suo conto- di sollecitare le autorità libiche "al fine di ottenere o di tentare di ottenere sostegno finanziario" per finanziare la campagna. Sarkozy è stato anche condannato a una multa di 100mila euro e a cinque anni di ineleggibilità. I collaboratori condannati con lui sono due ex-Ministri dell'Interno: Gueant, sei anni di prigione, e Hortefeux, due: avrebbero avuto incontri segreti con un alto dignitario libico per ottenere finanziamenti illeciti. "Se vogliono assolutamente che io dorma in carcere, ebbene dormirò in carcere, ma con la testa alta. Io sono innocente. Questa ingiustizia è uno scandalo. Naturalmente, farò appello". Il 13 ottobre dovrà presentarsi in procura per ricevere la notifica sulla data e il luogo dell'ingresso in prigione.
25/9/2025
Colpevole di associazione per delinquere ma assolto dall'accusa di aver ricevuto finanziamenti illeciti dall'allora dittatore libico Gheddafi e assolto anche dall'accusa di appropriazione indebita e corruzione passiva.
Lo ha stabilito un tribunale di Parigi, in riferimento alle accuse mosse dai pm in relazione alla campagna per le elezioni presidenziali del 2007. La giudice Nathalie Gavarino ha motivato la condanna per "aver lasciato che i suoi stretti collaboratori agissero in modo da ottenere sostegni finanziari" da parte del regime di Gheddafi. Due ex-collaboratori di Sarkozy, Claude Guéant e Brice Hortefeux, sono stati riconosciuti colpevoli, il primo di corruzione passiva e il secondo di associazione a delinquere. La pena prevista per l'associazione per delinquere è di 5 anni di carcere, due in meno di quanto richiesto dall'accusa per Sarkozy. Un ricorso in appello farebbe correre il rischio, all'ex-presidente, di essere condannato per gravi reati (come la corruzione passiva e il riciclaggio di appropriazione indebita), dai quali in primo grado è stato assolto. Attesa per le motivazioni della sentenza, che saranno lette in aula, dettagliando le circa 400 pagine di conclusioni del tribunale.
24/9/2025
"Stiamo affrontando una delle fasi storiche più difficili nelle epoche recenti: il cancelliere tedesco Merz non gira intorno ai problemi nel discorso al Bundestag, parlando della prova più grande che attende la società occidentale.
Lo fa nel dibattito parlamentare sul bilancio, indicando l'unica via possibile: le riforme, per rilanciare una crescita economica che in Germania zoppica, come dimostrato dalla notizia del calo della fiducia del settore business per la prima volta da aprile secondo l'indice Ifo, e soprattutto puntando sui settori che indica come chiave per l'economia tedesca - auto, acciaio e chimica. Tra gli altri annunci del cancelliere, riforme per finanziare il sistema di welfare e in particolar modo il settore pensionistico. "La nostra politica energetica e per il clima ci darà più spazio per agire", ha aggiunto, lasciando intendere che la difesa dell’ambiente non esclude il progresso economico. A breve termine Merz è atteso da due sfide interne: recuperare la fiducia dei cittadini nel Governo, scesa secondo il quotidiano Bild, ed eleggere tre giudici della Corte Costituzionale dopo il clamoroso fallimento estivo, che stava per provocare una prima crisi di coalizione tra Cdu ed Spd.
23/9/2025
"E' giunto il tempo della pace". Il presidente francese Macron prova dal palco dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a fermare la corsa verso il baratro in Medio Oriente, definendo una responsabilità storica quella di preservare la soluzione di due popoli e due Stati. "Nulla giustifica più la guerra a Gaza. Dobbiamo salvare tutte le vite", dice Macron.
"La Francia dichiara di riconoscere lo stato di Palestina nell'interesse della pace", afferma, definendo questo riconoscimento una sconfitta per l'organizzazione terrorista Hamas. Un riconoscimento utile ad aprire un cammino negoziale. E si spinge oltre, aprendo ad una rappresentanza diplomatica francese in Palestina, ma solo a condizione che Hamas liberi tutti gli ostaggi israeliani. Il presidente palestinese Abu Mazen in videocollegamento, celebra l'annuncio e condanna gli attacchi del 7 ottobre, mentre il segretario Onu Guterres attacca la strisciante minaccia di annessione israeliana di parti della Cisgiordania. L'iniziativa francese rappresenta la punta dell'iceberg di un significativo movimento diplomatico, con Gran Bretagna, Canada, Australia, Belgio, Lussemburgo, Portogallo e altri Paesi occidentali ad aver riconosciuto negli ultimi giorni la Palestina. Germania e Italia nicchiano, aprendo una spaccatura in seno all'Europa. Il Ministro degli Esteri Tajani, che il 2 ottobre riferirà in Parlamento, parla di sostegno al sogno del popolo palestinese, ma Roma -come Berlino- restano immobili.
22/9/2025
Emmanuel Macron lancia la scommessa diplomatica e mette sul piatto tutto il peso della Francia in sede Onu, preparandosi ad annunciare il riconoscimento formale dello Stato palestinese in un evento copresieduto con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman.
"Riconoscere oggi lo Stato palestinese è l'unico modo per fornire una soluzione politica a una situazione che deve cessare", ha affermato Macron alla Cbs. Il presidente francese annuncerà non solo il riconoscimento da parte di Parigi, ma anche quello di Belgio, Lussemburgo, Andorra, San Marino e Malta. Una mossa che ricalca quella intrapresa lo scorso anno da Norvegia, Spagna e Irlanda, ieri invece è toccato a Gran Bretagna, Canada, Australia e Portogallo. Un movimento tellurico a livello geopolitico da parte dell'Europa e del mondo occidentale, festeggiato in decine di città francesi, dove la bandiera palestinese è stata issata in decine di municipi. Altri due pesi massimi europei come Germania e Italia non sembrano intenzionate a seguire la strada francese, aprendo così una spaccatura in Europa, mentre gli Stati Uniti -con il loro ambasciatore a Parigi Kuschner- sottolineano provocatoriamente che oggi Hamas festeggia. Hamas che avrebbe scritto una lettera al presidente americano Trump, chiedendogli di garantire una tregua di 60 giorni a Gaza in cambio del rilascio di metà degli ostaggi. C'è tensione ora per la possibile reazione israeliana al riconoscimento della Palestina, con le minacce da parte del Governo di annettere la parte di Cisgiordania occupata.
22/9/2025
Fede e patriottismo Maga intrecciati in un maxi evento con decine di migliaia partecipanti: la cerimonia di addio all'attivista politico Charlie Kirk riunisce l'intero mondo trumpiano nell'arena di Glendale, in Arizona.
Uno show concepito per rendere Kirk il primo martire dell'ultradestra, davanti a un pubblico partecipe, incurante della interminabile maratona di discorsi, iniziata con i colleghi di Turning Point USA e conclusasi con la parata dello stato maggiore dell'amministrazione Trump. Frequenti nei discorsi le citazioni di passi biblici e riferimenti del Cristianesimo, con il costante accostamento di figure divine a Kirk, definito da alcuni un profeta - il segretario alla Sanità Kennedy arriva a paragonarlo a Gesù. Il tono mistico ha ceduto il passo in alcuni discorsi a toni più ruvidi, come quello del vicecapo di gabinetto di Trump, Miller, che ha giurato di voler stroncare i nemici e prevalere sulle forze maligne. "Non sapete quanto siamo determinati a salvare la civiltà, l'occidente e questa repubblica", ha aggiunto. Il Segretario di Stato Rubio ha definito l'omicidio "un assassinio politico". E ha sottolineato l'impatto del movimento di Kirk sui giovani. Prima di Trump ha parlato anche il suo vice Vance, definendo Kirk un martire.
21/9/2025
Si sta riempiendo lo State Farm Stadium di Glendale, nei pressi di Phoenix in Arizona, dove tra un'ora si celebrerà il funerale di Charlie Kirk, l'attivista politico del movimento Maga ucciso a inizio mese nello Utah. Le autorità locali stimano che i partecipanti potrebbero arrivare a 200mila: massime le misure di sicurezza, in vista dell'arrivo del presidente Trump e del vice Vance, che parleranno alla cerimonia.
Fuori dallo stadio si sono formate fin dal primo mattino lunghe code di persone, per partecipare a un evento che punta a rendere iconica la figura di Kirk, rendendolo nei fatti un martire dell'ideologia Maga. Anche per questo c'è chi critica l'atmosfera che vive l'America dal giorno dell'omicidio, come l'ex-candidata presidenziale Hillary Clinton: "penso che questo sia proprio il tipico schema autoritario. Stanno prendendo un crimine terribile, e stanno cercando di usarlo per attaccare i loro avversari politici", ha detto alla Cnn, Quello avviato da Donald Trump è un "percorso verso la dittatura", ha rincarato Chuck Schumer, il leader democratico al Senato. Trump da parte sua, prima di partire per l'Arizona, è tornato sulle crescenti tensioni Nato-Russia: gli Stati Uniti aiuteranno a difendere la Polonia e i Paesi baltici, qualora Mosca continuerà ad aumentare la pressione, ha detto Trump parlando con i giornalisti alla Casa Bianca.
21/9/2025
Inizierà alle 20 ora italiana, le 11 in Arizona, il funerale dell'attivista politico Charlie Kirk, ucciso undici giorni fa ad un evento universitario nello Utah.
Sarà un funerale-show, in un'America trumpiana che cerca il suo martire conservatore, mentre la Casa Bianca agita la caccia alle streghe contro media, comici, politici liberal e -soprattutto- contro il primo emendamento a tutela della libertà di espressione. Glendale e lo State Farm Stadium saranno l'epicentro del movimento Maga, con tutto lo Stato maggiore dell'universo trumpiano presente: il presidente, il vice Vance, il segretario alla Difesa Hegseth, quello alla Sanità Kennedy, circondati dalla schiera di podcaster, influencer e commentatori vari della rumorosa galassia che ondeggia tra destra ed estrema destra. Al centro dell'attenzione la vedova Erika, che ha raccolto le redini dell'associazione Turning Point fondata dal marito, dopo aver assicurato che non lascerà morire la sua eredità. Sullo sfondo, gli attacchi Oltreoceano contro la libertà di stampa e di espressione si fanno più inquietanti: Trump ieri ha insultato David Letterman, icona dei Late Night Shows, per aver difeso Jimmy Kimmel. La Disney è nella bufera, per aver sospeso il programma di Kimmel, con il ceo Iger accusato di essersi inginocchiato al presidente. Il Dipartimento alla Difesa ha diffuso nuove linee guida, che vincolano i giornalisti a non divulgare informazioni non autorizzate sul Pentagono. Chi non le rispetta, perde l'accredito. Dopo aver passato anni a combattere gli eccessi della cultura woke, il trumpismo muove con decisione verso la censura di tutti coloro i quali osano porre domande o mostrare opinioni diverse.
21/9/2025
Inizierà alle 20 di questa sera ora italiana, le 11 del mattino in Arizona, il funerale dell'attivista politico Charlie Kirk, ucciso undici giorni fa ad un evento universitario nello Utah. Si attendono fino a 100mila persone. Intanto l'amministrazione Trump annuncia novità in materia di visti che fanno già discutere.
Rincari dei visti per i lavoratori altamente qualificati. Gold card milionaria per chi può comprarsi lo status di residenza permanente. L'amministrazione Trump entra in cortocircuito sul tema immigrazione, minando le basi stesse di un sistema di attrazione dei talenti su scala globale che ha reso gli Stati Uniti una superpotenza mondiale. Con un ordine esecutivo, il presidente ha introdotto una tassa da 100mila dollari sui visti dei lavoratori altamente qualificati, moltiplicando per cento il costo attuale dell'H-1B, cui le aziende americane hanno fatto storicamente ricorso per importare competenze dall'estero. Una pratica incompatibile con la filosofia Maga del movimento trumpiano, che al contrario chiede di formare e assumere americani, non stranieri. Soprattutto se questi ultimi sono spesso indiani, come indicano le statistiche: New Dehli è finita sulla lista nera dei nemici del presidente. La nuova tassa sarà per molte aziende insostenibile: interessante notare come reagiranno i giganti tech della Silicon Valley, convertiti a tempo di record dal mondo liberal a quello Maga. Che sull'import di talenti hanno costruito il loro sviluppo. Se non si ha alcun talento, ma un conto milionario in qualche banca o conti offshore, si potrà fare application per la Trump Gold Card -si chiama proprio così e costa un milione di dollari- ottenendo lo status di residenza permanente negli Stati Uniti. Si prevedono già ricorsi legali e battaglie nei tribunali per questa gestione della cosa pubblica a colpi di ordini presidenziali.
20/9/2025
"Essere un comico di alto livello non è uno scherzo", titola il New York Times, in una amara analisi del momento politico e mediatico che vivono gli Stati Uniti, con l'assalto ormai palese del tycoon al primo emendamento, che tutela la libertà di espressione. E così, mentre il polverone sulla sospensione a tempo indeterminato di Jimmy Kimmel non si placa, Trump si scaglia contro David Letterman, una delle icone dei Late Night Shows, colpevole di aver difeso Kimmel dichiarando che "non si può licenziare qualcuno perché si ha paura che possa inveire contro un'amministrazione autoritaria e criminale".
La reazione presidenziale è arrivata via social: "cosa è successo al sempre sopravvalutato David Letterman? Ha un aspetto orribile, ma almeno ha capito quando doveva lasciare. Un perdente", ha scritto Trump. La Disney e il suo ceo Iger sono nella bufera, quest'ultimo accusato di essersi inginocchiato al presidente. Ma la verità è che numerosi editori americani sono ormai legati a doppio filo a Trump, per affari o donazioni al movimento Maga. La stretta contro i media si allarga al Dipartimento per la Difesa: rischierà l'accredito il giornalista chi rivelerà informazioni non autorizzate o non firmerà una dichiarazione giurata sul rispetto delle nuove linee guida, che prevedono un'approvazione da parte del Governo su qualsiasi cosa essi scrivano a riguardo del Pentagono. Un'altra, clamorosa limitazione della libertà di stampa.
19/9/2025
L'ennesima giravolta di Donald Trump su Vladimir Putin riapre le speranze di un impegno americano per la pace in Ucraina al fianco della Coalizione dei Volenterosi occidentali: "ho messo fine a sette guerre, ma Putin mi ha davvero deluso", ha detto il presidente americano chiudendo la sua visita in Gran Bretagna con una conferenza stampa congiunta insieme al premier britannico Starmer.
Speranze che però rischiano di infrangersi nuovamente contro il vuoto diplomatico emerso dopo il faccia a faccia di Ferragosto in Alaska: il timido tentativo di Starmer di riallineare Trump alle sanzioni europee contro la Russia ha ottenuto per tutta risposta la richiesta di ridurre l'import di petrolio continentale da Mosca. Un teatro delle ombre, quello trumpiano, che riflette una volta di più l'ambiguità di fondo della sua amministrazione verso la Russia. Sul Medio Oriente le differenze di vedute emergono senza filtro. Trump qui afferma di essere in disaccordo con Londra sul riconoscimento dello Stato palestinese, che la Gran Bretagna dovrebbe annunciare la prossima settimana all'Assemblea Generale Onu. Si concentra anzi sugli ostaggi ancora detenuti da Hamas, affermando di volerli vedere liberi ora. Momenti di imbarazzo, quando Trump suggerisce a Starmer di usare l'esercito per controllare i confini in funzione antimigranti. Sul piano economico, Washington e Londra hanno firmato un'intesa in ambito tech, per cooperare su intelligenza artificiale, computer quantistici e nucleare. Previsti investimenti Oltremanica da Microsoft, Google e Nvidia.
13/9/2025
Mentre gli Stati Uniti chiedono all'Europa di imporre il 100% dei dazi sull'India, nuovo nemico commerciale dell'Amministrazione Trump, Bruxelles punta a chiudere un patto di libero scambio proprio con New Dehli entro fine anno: "stiamo lavorando a un accordo che sblocchi gli investimenti, riduca le barriere, allarghi l'accesso al mercato e migliori le catene di approvvigionamento, a vantaggio di entrambe le parti", ha detto il Commissario al Commercio Sefcovic dalla capitale indiana.
L'intesa sarebbe estremamente significativa, considerato che l'Unione Europea rappresenta il più grande partner commerciale dell'India in termini di interscambio di beni - lo scorso anno pari a oltre 137 miliardi di dollari, il 90% in più in un decennio. Gli ostacoli da affrontare non sono pochi, anche per questo Sefcovic ha portato con sè il collega all'Agricoltura Hansen: l'Europa spinge per forti riduzione tariffarie nell'export verso l'India di veicoli, apparecchi medici, vino e liquori e prodotti lattiero-caseari. New Dehli al contrario lavora per dazi al ribasso sul suo export di tessile, farmaceutica, acciaio e petrolio. Proprio la riluttanza indiana ad abbassare le proprie barriere tariffarie ha rappresentato fin qui uno dei maggiori ostacoli all'intesa, che però ora sembra rivedere il traguardo. Per Sefcovic, "il settore automobilistico dovrebbe essere al centro del partenariato. L'obiettivo europeo è garantire che l'accordo di libero scambio faciliti i flussi commerciali bilaterali in condizioni di liberalizzazione tariffaria per tutti i componenti, dai motori ai freni".
12/9/2025
La Commissione Europea riesaminerà il prima possibile il divieto di vendita e commercializzazione per i veicoli con motore a combustione, previsto tra dieci anni.
L'annuncio è stato fatto nel corso del terzo dialogo strategico organizzato a Bruxelles tra esecutivo comunitario e i maggiori rappresentanti del settore automotive, secondo quanto riferito dall'entourage del Commissario all'Industria Sejournè. Inizialmente prevista il prossimo anno, la revisione della misura dovrebbe dunque essere anticipata, sotto la spinta delle case automobilistiche comunitarie, in pressing per un allentamento delle regole e l'introduzione di una maggiore flessibilità, sotto i colpi della concorrenza cinese. Nel mirino delle case automobilistiche c'è proprio lo stop alla vendita dal 2035 delle vetture a benzina o diesel: la Germania, col cancelliere Merz, ha aperto alle loro richieste, mentre la presidente della Commissione Von Der Leyen mercoledì a Strasburgo non era sembrata fare marcia indietro, quando ha parlato di un futuro tutto elettrico e made in Europe, incluso lo sviluppo e la produzione di una ecar europea. Nel corso dell'incontro, secondo quanto reso noto dalla Commissione, anche la necessità di accelerare l'attuazione dell'Automotive Action Plan, in un contesto di trasformazioni tecnologiche e di competizione geopolitica. A fine ottobre si terrà infine la prima riunione dell'Alleanza europea per i veicoli connessi e autonomi, lanciata proprio a Bruxelles: l'idea è sviluppare una piattaforma comune per sviluppare software, hardware e modelli di intelligenza artificiale per la guida autonoma.
11/9/2025
E' un invito ai popoli d'Europa a combattere per il proprio futuro, quello lanciato ieri da Strasburgo dalla presidente della Commissione Von Der Leyen, apparsa davanti ad una plenaria che non le ha risparmiato contestazioni.
Ucraina, Gaza e competitività i temi al centro del discorso, che delinea un cambio di passo da verificare alla prova dei fatti: "l'Europa combatte per i nostri valori e il nostro futuro", dice, chiedendo unità nelle ore in cui i droni russi portavano il loro carico distruttivo in Polonia. Di qui l'impegno a combattere con maggiori sanzioni la Russia, colpendo il suo export energetico e di petrolio, finanziando un muro di difesa di droni sul fronte orientale, in tandem con Kiev, e istituendo un prestito per la ricostruzione ucraina finanziato con asset russi congelati. Ma è su Israele che arriva la stoccata più inaspettata. La sua appare una sfida agli Stati membri, divisi come mai sul tema, quando propone una sospensione parziale dell'accordo di associazione commerciale con Israele e sanzioni contro i Ministri del Governo e i coloni più estremisti. Proposta anche una sospensione del sostegno bilaterale a Tel Aviv. Sul fronte della competitività, dopo la fin qui lacunosa implementazione del Rapporto Draghi, Von Der Leyen promette una Roadmap per il mercato unico fino al 2028, strizza l'occhio al centrosinistra affermando che il futuro dell'automotive è elettrico, guarda a più energie rinnovabili locali, con il nucleare come fonte di base. Von Der Leyen si autoassolve in merito all'accordo euroamericano sui dazi: "l'intesa garantisce una stabilità fondamentale nelle nostre relazioni con gli Stati Uniti in un momento di grave insicurezza globale".
10/9/2025
Non sarà un discorso semplice, quello che pronuncerà oggi al Parlamento Europeo la presidente della Commissione Von Der Leyen, nel tradizionale Stato dell'Unione.
L'estate ha lasciato dietro di sè parecchie scorie politiche: su tutte l'atto simbolico di vassallaggio verso l'amministrazione Trump, incarnata da un accordo asimmetrico sui dazi, che ha fatto ribollire di rabbia l'emiciclo di Strasburgo. Von Der Leyen torna nella città alsaziana dopo aver schivato una mozione di sfiducia due mesi fa e mentre altre sono in preparazione, pur se con analoghe -scarne- probabilità di successo. Almeno per ora. La sua seconda Commissione, politicamente più leggera e priva di contrappesi in grado di farle ombra, marcia al ritmo imposto dalla Regina Ursula, domina incontrastata dell'esecutivo comunitario: balbettante sul conflitto mediorientale, Von Der Leyen ha messo il piede sull'acceleratore della difesa europea e del sostegno all'Ucraina. Ma ha perso di vista la competitività europea: l'aver completato poco più del 10% delle raccomandazioni contenute nel Rapporto Draghi, ancora di salvataggio per non soccombere in un mondo multipolare, rappresenta ad oggi il suo maggiore tallone d'Achille. Nel discorso odierno la presidente della Commissione dovrà rilanciare le sue linee programmatiche in un emiciclo sempre più ostile, benchè dominato dalla sua famiglia politica, il PPE. Difesa, competitività, crisi ucraina e mediorientale, bilancio comunitario e rapporti con Washington saranno i dossier su cui dovrà convincere gli eurodeputati.
10/9/2025
Aveva promesso di farlo in pochi giorni, ma l'instabilità politica transalpina ha obbligato Emmanuel Macron ha scegliere in poche ore il quinto premier del suo secondo mandato: scelta ricaduta su un suo fedelissimo, il 39enne Sebastien Lecornu, Ministro della Difesa uscente, il cui nome era già circolato nei rimpasti precedenti.
Lecornu, ex-esponente della destra de Les Republicains, è entrato nel progetto macroniano agli albori dell'esperienza, otto anni fa: nel 2022 ha gestito la campagna per la rielezione di Macron. La sua figura sembra strizzare l'occhio non solo alla destra, ma anche all'estrema destra, considerati i suoi rapporti cordiali con il Rassemblement National di Marine Le Pen. La quale non ha però risparmiato una bordata contro il premier in pectore, definendo Lecornu come l'ultima cartuccia sparata dal macronismo. L'obiettivo politico presidenziale appare quello di compattare una maggioranza che riporti a bordo il Partito Socialista, che nelle ore della caduta di Bayrou aveva persino sperato di ottenere il premierato, cementandolo in una base politica con il blocco macronista e centrista e con Les Republicains - proprio a destra si sono registrati nelle ultime ore i maggiori mal di pancia. A Lecornu l'Eliseo ha affidato le consultazioni tra i partiti per arrivare ad adottare il prossimo budget e raggiungere gli accordi politici necessari. L'annuncio presidenziale ha preceduto di poche ore una giornata di protesta nata e propagatasi online, figlia di una società liquida del web che ha prodotto Blocchiamo tutto, mobilitazione dal basso in stile Gilet Gialli che potrebbe portare disagi nei trasporti e blocchi stradali. Tra otto giorni saranno i sindacati a ripetere la mobilitazione.
9/9/2025
Al via il totonomi per il nuovo premier francese, dopo che Francois Bayrou ha rassegnato formalmente le dimissioni a seguito della sfiducia parlamentare.
Un'ora e mezza di incontro all'Eliseo ha chiuso i nove mesi di esperienza di Governo e i fin qui vani tentativi di rimettere in carreggiata i conti pubblici transalpini. Il quinto -o la quinta- premier francese in meno di due anni al momento vede tra i possibili candidati il Ministro dell'Economia uscente Lombard, quello della Difesa Lecornu, quello della Giustizia Darmanin e quella del Lavoro Vautrin. Personalità che potrebbero aprire un varco nel centrosinistra, in particolare nel Partito Socialista, cui si guarda ora per cementare una maggioranza parlamentare in grado di durare almeno fino al 2027, anno in cui scadrà il mandato presidenziale. Macron ha annunciato subito dopo la sfiducia la sua intenzione di nominare un nuovo premier nei prossimi giorni, dribblando implicitamente le richieste di dimissioni che arrivavano dall'estrema destra e sinistra dell'arco parlamentare. 86 deputati di sinistra, per la maggior parte appartenenti a La France Insoumise di Melenchon, hanno depositato intanto una mozione di destituzione contro Macron, accusandolo di violazione della Costituzione e di minacciare la Repubblica. L'iniziativa ha poche possibilità di successo, ma rappresenta un chiaro segnale della tensione politica che si vive in queste ore a Parigi.
9/9/2025
Meno incertezze dopo l'intesa Trump-Von Der Leyen, ma non scompaiono affatto le preoccupazioni tra le imprese, dopo l'accordo euroamericano sui dazi.
Per questo l'invito che emerge dal Forum su Competitività e sfide globali organizzato da Assolombarda è sondare nuovi mercati di sbocco commerciale per l'export. Il presidente di Assolombarda Biffi afferma che "il rischio è che le nostre esportazioni subiscano un calo. L'impatto sull'Italia è previsto all'1,1% del nostro export globale, per Confindustria la perdita potrebbe raggiungere i 23 miliardi. Il Nobel per l'Economia Stiglitz torna a sferzare la credibilità di Trump, ribadendo che qualsiasi accordo con il presidente americano non vale la carta su cui è scritto. E parla di capitolazione europea di fronte a un bullo. A Radio 24 il Ministro degli Esteri Tajani ricorre alla diplomazia, mettendo nel mirino anche i rischi provocati dalla svalutazione del dollaro. Infine i due ex-premier Monti e Gentiloni lanciano un monito affinché l'Europa acceleri nel suo percorso di integrazione.
8/9/2025
Giorni caldi per il settore automotive in Europa, dopo le dichiarazioni del ceo di Stellantis Filosa, che ha chiesto all'Unione misure immediate su Co2 e flessibilità.
Filosa punta in particolare ad una revisione dei target e della tempistica degli obiettivi per il settore dei veicoli commerciali leggeri, allungando il periodo nel quale viene calcolata la media di emissioni di CO2 a cinque anni. Seconda azione strategica chiesta da Filosa è l'introduzione di alcune flessibilità, ad esempio per i biofuel e per gli investimenti diretti in infrastrutture. "Un dialogo strategico è importante, ma occorre agire con urgenza" aveva dichiarato Filosa parlando -tra gli altri- a Il Sole 24 Ore: questo mentre mancano quattro giorni alla riunione convocata dalla presidente della Commissione Von Der Leyen con i vertici di settore a Bruxelles. A fine agosto le associazioni automobilistiche europee hanno chiesto -in una lettera proprio alla Commissione- una ricalibrazione delle politiche comunitarie sui trasporti. Dietro le quinte, si delinea un asse tra le case automobilistiche e il Partito Popolare Europeo del tedesco Weber, per rivedere il Regolamento che impone lo stop ai motori endotermici tra dieci anni. Intanto il Ministro delle Imprese Urso annuncia che oggi incontrerà lo stesso Filosa e l'Associazione della Filiera Automobilistica.
5/9/2025
Saranno 26 i Paesi, in prevalenza europei, a fornire le garanzie di sicurezza all'Ucraina. Ad annunciarlo ieri al termine del vertice della Coalizione dei Volenterosi il presidente francese Macron.
L'atteso summit ha fatto dunque qualche passo in avanti, ma resta avaro in merito ai dettagli operativi. Molto dipenderà dal volubile alleato americano. Così Macron ha puntato sui numeri: 26 Paesi su 35 che si sono impegnati a dispiegare truppe sul suolo, in mare o in cielo, il giorno dopo la fine delle ostilità. Chi ne farà parte è meno chiaro: l'Italia si è subito sfilata da qualsiasi ipotesi di invio di militari, ma si dice disponibile a offrire iniziative di monitoraggio e formazione al di fuori dei confini ucraini, la Polonia idem e offre supporto logistico, la Germania non chiude a un intervento militare ma afferma che deciderà a tempo debito. Macron per non sbagliare ha già incluso i tre Paesi nel gruppo dei 26, lasciando aperti forti interrogativi su quali eserciti sono realmente disposti a inviare truppe sul campo. E poi c'è la variabile americana: nella telefonata in videoconferenza il presidente Trump è parso più interessato a che gli europei smettano di comprare petrolio russo -Ungheria e Slovacchia sotto osservazione- e a che facciano pressione sulla Cina, affinchè Pechino finisca di finanziare la guerra russa. Macron vede il bicchiere mezzo pieno sull'impegno americano a partecipare alle garanzie di sicurezza e annuncia un possibile inasprimento delle sanzioni contro Mosca, nel caso i colloqui di pace restassero in stallo.
4/9/2025
Garanzie di sicurezza da 26 Paesi sui 35 che compongono la Coalizione dei Volenterosi, e un possibile rafforzamento delle sanzioni contro la Russia: l'atteso summit sulle garanzie a Kiev -dopo un'ipotetica pace con Mosca- fa qualche passo in avanti, in attesa che la pace o la tregua arrivino per davvero -su questo i punti di domanda persistono- e che l'impegno occidentale si materializzi.
Molto dipende dal volubile alleato americano: così il presidente francese Macron mette in fila i numeri: 26 Paesi che si sono impegnati a dispiegare truppe sul suolo, in mare o in cielo, il giorno dopo la fine delle ostilità. Chi ne farà parte è meno chiaro: l'Italia si è subito sfilata da qualsiasi ipotesi di invio di militari, ma si dice disponibile a offrire iniziative di monitoraggio e formazione al di fuori dei confini ucraini, la Polonia idem e offre supporto logistico, la Germania non chiude a un intervento militare ma afferma che deciderà a tempo debito. Macron per non sbagliare ha già incluso i tre Paesi nel gruppo dei 26, lasciando aperti forti interrogativi su quali eserciti sono realmente disposti a inviare truppe sul campo. E poi c'è la variabile americana: nella telefonata in videoconferenza il presidente Trump è parso più interessato a che gli europei smettano di comprare petrolio russo -Ungheria e Slovacchia sotto osservazione- e a che facciano pressione sulla Cina affinchè Pechino finisca di finanziare la guerra russa. Macron vede il bicchiere mezzo pieno sull'impegno americano a partecipare alle garanzie di sicurezza e annuncia un possibile inasprimento delle sanzioni contro Mosca, nel caso i colloqui di pace rimanessero in stallo.
4/9/2025
Vertice dei volenterosi ancora in corso a Parigi, dopo la riunione mattutina: è l'intervento in videoconferenza del presidente americano Trump a suscitare le maggiori aspettative, dopo che per tutta la mattinata le dichiarazioni hanno puntato sulle garanzie di sicurezza a favore di Kiev: "stiamo dando concretezza alle garanzie di sicurezza a lungo termine per l'Ucraina e stiamo garantendo già ora il supporto alle nostre Forze di Difesa"
Così in un tweet il presidente Zelensky, che a breve terrà una conferenza stampa con il presidente francese Macron. Il messaggio che stanno provando a fare passare a Trump i 35 partecipanti, molti dei quali -come la premier Meloni- in collegamento video, è che i Paesi europei sono pronti a fornire queste garanzie, ma attendono un segnale concreto di appoggio da parte di Washington. I Paesi dell'Unione Europea, che si preparano a varare il 19esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, starebbero facendo pressioni su Trump per intraprendere passi analoghi e più decisi nei confronti di Mosca, dopo che la scadenza di due settimane per un incontro Putin-Zelensky è passata, senza che da parte russa siano giunte proposte accettabili in questo senso. La Russia intanto attacca le condizioni ucraine sulle garanzie di sicurezza, definendole condizioni di pericolo per il continente europeo.
4/9/2025
Robuste garanzie di sicurezza per Kiev: il presidente francese Macron ha aperto con questo impegno, ribadito una volta di più, il vertice della Coalizione dei Volenterosi all'Eliseo, che vede la partecipazione di 35 leader mondiali - alcuni di loro in presenza, altri -come la premier italiana Meloni- in videocollegamento.
Tra i presenti, l'inviato americano Witkoff, che ha partecipato solo alla parte iniziale del vertice, la presidente di turno europea Frederiksen, quello del Consiglio Europeo Costa e quella della Commissione Von Der Leyen, oltre naturalmente al presidente ucraino Zelensky. "Questa riunione ci consentirà di finalizzare garanzie di sicurezza robuste per l'Ucraina", ha affermato Macron, che prova a fissare un punto fermo, pur nella totale incertezza che avvolge l'iter di pace a Kiev. Al di là delle dichiarazioni di prammatica sugli sforzi europei per la pace e la sicurezza continentale, ascoltate anche oggi, molto dipende dal volatile atteggiamento americano: il presidente Trump, che si collegherà con il summit intorno alle 14, in un'intervista con Cbs ieri è rimasto vago: "qualcosa accadrà, Putin e Zelensky non sono ancora pronti. Ma qualcosa succederà. Ce la faremo", ha detto. Intanto dal segretario Nato Rutte arriva una frecciata a Mosca: "non è la Russia" che può decidere sullo schieramento di truppe occidentali in Ucraina", ha detto, commentando proprio il tema delle garanzie di sicurezza, rispondendo al niet russo su interventi militari stranieri in Ucraina.
16/8/2025
Donald Trump applaude Vladimir Putin mentre si avvicina, solcando il tappeto rosso nella base militare di Anchorage.
Il leader russo ricambia con un ampio sorriso. Poi, dopo la foto di rito, la mossa a sorpresa: Putin sale sulla stessa auto di Trump, la limousine presidenziale The Beast, ignorando la sua già pronta in pista. Il presidente americano ha accolto con tutti gli onori e la massima affabilità il leader di un Paese su cui pende un mandato di arresto della Corte Penale Internazionale, che non metteva piede negli Stati Uniti da dieci anni e non incontrava il suo omologo statunitense da quattro. Se sia pura tattica negoziale o -più probabilmente- dimostrazione di una mai celata affinità elettiva tra i due lo dirà l'esito di un vertice che ha riservato un'altra sorpresa: non è partito con un faccia a faccia tra i due, ma si è allargato a due consiglieri ciascuno: il segretario di Stato Rubio e l'inviato speciale Witkoff per parte americana, il Ministro degli Esteri Lavrov e il consigliere per la politica estera Ushakov per parte russa. Putin è parso sorpreso dalle domande dei giornalisti statunitensi nella prima photo opportunity, mentre si trovava seduto di fronte alla coreografia del "ricercare la pace", slogan di un summit apparentemente allestito in quattro e quattr'otto. Lavrov dispensava ottimismo: "Washington allenterà sicuramente alcune sanzioni", dichiarava ai reporter. Stamattina, dopo l'esito del vertice, riunione straordinaria degli ambasciatori europei per una prima valutazione a caldo.
15/8/2025
Potrebbe durare anche sei-sette ore il summit Trump-Putin, allargato alle delegazioni. La stima è stata fornita dal portavoce del Cremlino Peskov, facendo supporre che solo nella notte fonda italiana sapremo se esistono concreti spiragli per un cessate il fuoco in Ucraina. E quali potrebbero essere, soprattutto.
Il presidente americano ha sparso ottimismo prima di partire per Anchorage, con un post social nel quale ha evidenziato come la posta in gioco sia alta. Parlando con i giornalisti a bordo dell'Air Force One, Trump ha affermato che nel faccia a faccia saranno discussi anche i possibili scambi di territorio, ma ha precisato che l'ultima parola spetterà in ogni caso all'Ucraina. Trump ha anche ribadito che -qualora l'incontro non andasse bene- ci sarebbero severe conseguenze. Curiosamente, Trump ha avuto prima di partire un ultimo colloquio con il leader bielorusso Lukaschenko, uno dei più stretti alleati di Putin. Meno ottimista appare il presidente ucraino Zelensky, che non vede segnali concreti che la Russia si stia preparando alla pace. In un post online, Zelensky ha affermato che Mosca continua a uccidere al fronte anche nel giorno dei colloqui. Considerato il tentativo di sfondamento russo in corso a est, il presidente ucraino ha annunciato il dispiegamento di rinforzi nel Donetsk, per fermare l'avanzata dell'esercito di Mosca verso la città di Dobropillia.
15/8/2025
Gli occhi del mondo saranno oggi tutti sull'Alaska, dove andrà in scena uno dei faccia a faccia più attesi degli ultimi anni. Donald Trump e Vladimir Putin si incontreranno nella mattinata locale, con l'avvio del vertice previsto alle 21.30 ora italiana. I due avranno un summit ristretto, allargato a pranzo alle rispettive delegazioni: la Russia ha annunciato la presenza dei Ministri degli Esteri, della Difesa e delle Finanze.
Parlando ieri sera, Trump ha guardato oltre, definendo il secondo ipotetico incontro, quello allargato al presidente ucraino Zelensky ed -eventualmente- ad alcuni leader europei, come il più importante. Un summit che vorrebbe addirittura organizzare in tempi rapidissimi, in caso di successo oggi. Trump non ha neppure escluso di offrire alla Russia un accesso alle terre rare, e ha ribadito di credere nella pace tra Mosca e Kiev. In precedenza, aveva però ammesso che esiste un 25% di possibilità di fallimento del summit, facendo intendere che la questione dei confini e dei territori giocherà un ruolo importante - "ci sarà un dare e avere", aveva detto. Dichiarazioni concilianti dal Cremlino: Putin ha affermato che Trump sta facendo sforzi energici e sinceri per una pace negoziata in Ucraina. Mosca ha precisato che non è in programma una dichiarazione scritta congiunta. Europa e Ucraina aspettano: Zelensky ha fatto visita ieri al premier britannico Starmer - i due hanno concordato che il summit in Alaska offre una concreta chance di progresso, a patto che Putin dimostri di avere intenzioni serie sulla pace.
15/8/2025
Dichiarazioni concilianti da Washington e Mosca alla vigilia di uno dei faccia a faccia più importanti dallo scoppio della guerra in Ucraina. L'appuntamento è per la serata italiana in Alaska.
In un'intervista con Fox News Radio, Donald Trump ha ammesso che esiste un 25% di possibilità di fallimento del summit, facendo intendere che la questione dei confini e dei territori giocherà un ruolo importante - "ci sarà un dare e avere", ha dichiarato. Poi, se l'incontro dovesse andare bene, Trump chiamerà il presidente ucraino Zelensky - anzi, ha affermato che un trilaterale Putin-Zelensky-Trump sarà necessario per un'intesa. Più tardi alla Casa Bianca Trump è tornato sulla questione, definendo il secondo ipotetico incontro come il più importante de da allargare eventualmente ad alcuni leader europei. Un incontro che dovrebbe essere organizzato in tempi rapidissimi, magari proprio in Alaska. Il Cremlino ha giocato la carta della diplomazia: Putin ha dichiarato che Trump sta facendo sforzi energici e sinceri per una pace negoziata in Ucraina. Mosca ha precisato che non è in programma una dichiarazione scritta congiunta dei due leader. Il faccia a faccia inizierà alle 21.30 ora italiana, con un incontro, seguito da un pranzo bilaterale e il punto stampa. Europa e Ucraina aspettano: Zelensky ha fatto visita al premier britannico Starmer - i due hanno concordato che il summit in Alaska offre una concreta chance di progresso, a patto che Putin sia serio.
14/8/2025
La pretattica si è imposta alla vigilia dell'attesissimo vertice Trump-Putin, che potrebbe decidere le sorti del conflitto in Ucraina: sia Stati Uniti sia Russia hanno animato con le loro dichiarazioni le ore precedenti il summit.
In un'intervista con Fox News Radio, Donald Trump ha ammesso che esiste un 25% di possibilità di fallimento del summit, facendo intendere che la questione dei confini e dei territori giocherà un ruolo importante - "ci sarà un dare e avere", ha dichiarato. Poi, se l'incontro dovesse andare bene, Trump chiamerà il presidente ucraino Zelensky - anzi, ha affermato che un trilaterale Putin-Zelensky-Trump sarà necessario per un accordo. In ogni caso Trump ha già fatto sapere che a suo parere Putin starebbe cercando un'intesa. Il Cremlino ha giocato la carta della diplomazia: Putin ha dichiarato che Trump sta facendo sforzi energici e sinceri per una pace negoziata in Ucraina. Mosca ha precisato che non è in programma una dichiarazione scritta congiunta dei due leader, che si limiteranno a tenere una conferenza stampa. Il faccia a faccia inizierà alle 21.30 ora italiana, con un incontro, seguito da un pranzo bilaterale e il punto stampa. Europa e Ucraina aspettano: Zelensky ha fatto visita al premier britannico Starmer - i due hanno concordato che il summit in Alaska offra una concreta chance di progresso, a patto che Putin sia serio. E la Commissione Europea promette che Bruxelles "manterrà la pressione sulla Russia, le sanzioni funzionano e non saranno rimodulate in caso di tregua".
14/8/2025
Le pressioni europee su Donald Trump sembrano fare presa, almeno per ora.
Dopo gli incontri euroamericani di ieri in videoconferenza, alla presenza del presidente ucraino Zelensky, Trump ha dato i voti ai colloqui: addirittura un 10, per l'ottima conversazione con i partner, esplicitando a stretto giro la strategia che persegue. Qualora il vertice con Putin domani dovesse andare per il meglio, l'idea americana è organizzare un secondo meeting alla presenza di Zelensky. Sui contenuti dei negoziati in Alaska pochi dettagli, ma la minaccia di Trump -da verificare alla prova dei fatti- è chiara: Washington imporrà conseguenze molto severe, qualora Putin non dovesse acconsentire a un cessate il fuoco in Ucraina. Sul buon esito del pomeriggio di colloqui avevano concordato nelle ore precedenti tutti i leader europei coinvolti: il cancelliere tedesco Merz, in conferenza stampa a Berlino con Zelensky, aveva espresso la speranza che qualcosa si starebbe muovendo, e aveva sottolineato la necessità di salvaguardare le garanzie di sicurezza per Kiev. Zelensky dal canto suo aveva messo in chiaro due concetti: la Russia non può avere voce in capitolo sull'adesione ucraina a Unione Europea e Nato, e Mosca sta bluffando sulla sua avanzata di questi giorni al fronte. Ieri sera la coalizione dei volenterosi pro-Ucraina ha delineato quattro obiettivi: negoziati solo dopo un cessate il fuoco, sanzioni rafforzate contro la Russia qualora non sospendesse le ostilità, rispetto dei confini internazionali, garanzie di sicurezza per Kiev robuste e credibili.
14/8/2025
Conseguenze severe per la Russia, qualora non fermasse la guerra: Donald Trump sembra -almeno per ora- avere ascoltato gli appelli dei leader europei e del presidente ucraino Zelensky. Tutti tagliati fuori, come è noto, dal vertice con Putin domani in Alaska.
Il pomeriggio di colloqui euroamericani in videoconferenza sembra aver portato consiglio, con un Trump che ha delineato la strategia primaria: incontro con Putin, a seguire briefing prima con Zelensky e poi con gli europei, infine -nella migliore delle ipotesi- un successivo e auspicabile secondo incontro a tre, aperto anche al presidente ucraino. Incontro nel quale si comincerebbe a negoziare sul serio. "Abbiamo la speranza che qualcosa si stia muovendo", ha affermato il cancelliere tedesco Merz, ponendo la condizione di un cessate il fuoco come priorità ed escludendo un riconoscimento internazionale de jure dei territori occupati dalla Russia. Zelensky, al suo fianco, ha affermato che "la Russia non può mettere un veto sull'ingresso di Kiev nell'Unione Europea e nella Nato", e che Putin sta bluffando sull'avanzata al fronte. Dalla Francia, il presidente Macron ha insistito sulla volontà americana è di ottenere una tregua, mentre il presidente europeo Costa ha dettagliato i tre obiettivi condivisi con Trump: cessate il fuoco, coinvolgimento dell'Ucraina nei negoziati e condivisione euroamericana degli sforzi per le garanzie di sicurezza.
13/8/2025
"Abbiamo avuto una buona chiamata oggi: dopo l'incontro con Putin chiamerò prima Zelensky e poi i leader europei. Sono fiducioso che avremo un secondo incontro con Putin, se quello di dopodomani andrà bene: in quel secondo incontro sarà presente Zelensky". Così poco fa il presidente americano Trump, dopo la chiamata con i leader europei e lo stesso Zelensky.
"Ci sono speranze per la pace in Ucraina": parlando a fianco del presidente Zelensky, al termine di un pomeriggio di consultazioni euroamericane nell'antivigilia del vertice Trump-Putin, il cancelliere tedesco Merz fornisce una versione ottimista sugli spiragli diplomatici. "Abbiamo la speranza che qualcosa si stia muovendo", ha detto Merz, che ha posto la condizione di un cessate il fuoco come priorità, seguita da negoziati tra Ucraina e Russia che prendano le mosse dall'attuale situazione sul terreno - Merz ha escluso un riconoscimento internazionale de jure dei territori occupati dalla Russia. E ha ribadito a Trump la necessità di mettere nero su bianco garanzie di sicurezza per Kiev - secondo Merz, il presidente americano condivide largamente il punto di vista europeo. Zelensky da parte sua ha affermato che "la Russia non può mettere un veto sull'ingresso di Kiev nell'Unione Europea e nella Nato", e che Putin sta bluffando sull'avanzata al fronte. Dalla Francia, il presidente Macron ha specificato che "la volontà americana è di ottenere una tregua", aggiungendo che Trump si è impegnato a coinvolgere Kiev in qualsiasi negoziato territoriale. Il presidente europeo Costa ha dettagliato i tre obiettivi condivisi con Trump: cessate il fuoco, il diritto dell'Ucraina di negoziare ciò che la riguarda e la disponibilità americana a condividere gli sforzi per rafforzare le condizioni di sicurezza". La necessità di robuste garanzie per Kiev è stata sottolineata anche dal premier britannico Starmer.
9/8/2025
Il giorno dopo la decisione del Gabinetto di Sicurezza israeliano sul progetto di conquista totale di Gaza, non cessano le condanne della comunità internazionale.
Una dichiarazione dei Ministri degli Esteri di nove Paesi, tra cui Italia, Germania, Gran Bretagna e Francia, respinge con forza la decisione di Israele, in quanto "aggraverà la catastrofica situazione umanitaria, metterà in pericolo la vita degli ostaggi e aumenterà il rischio di un esodo di massa dei civili. I piani annunciati rischiano di violare il diritto internazionale umanitario e lo stesso diritto internazionale", mettono nero su bianco i capi della diplomazia. L'Italia ha intanto paracadutato il suo primo carico di aiuti umanitari aviotrasportati, grazie a un C130 della nostra aeronautica militare. Nei prossimi giorni e per una settimana proseguiranno altri lanci a beneficio della popolazione di Gaza, per un carico complessivo di cento tonnellate di derrate alimentari. Il dramma degli aiuti presenta ricadute collaterali: almeno 14 palestinesi sono stati uccisi all'alba nella Striscia - otto di loro aspettavano assistenza umanitaria. Lo riporta Al Jazeera. E mentre l'Onu ha fatto slittare a domani la riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza per discutere il piano israeliano, anche la Russia "condanna e respinge" la decisione di Gerusalemme, che promette di "peggiorare una situazione già assolutamente drammatica", che presenta le caratteristiche di "un disastro umanitario".
9/8/2025
I piani di conquista israeliani di Gaza approdano stasera all'Onu, in una riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza, mentre per Gerusalemme si avvicina potenzialmente il momento della rottura con l'Europa: la lunga riunione notturna del gabinetto di sicurezza israeliano, con l'approvazione del piano in cinque punti per demilitarizzare la Striscia e occuparla, ha prodotto ieri una raffica di condanne, la più clamorosa delle quali dalla Germania, con il cancelliere tedesco Merz che ha fermato -fino a nuovo ordine- l'export di armi che potrebbero essere usate contro la popolazione civile nella Striscia.
A stretto giro la replica del premier israeliano Netanyahu, che accusa Berlino di ricompensare Hamas. La mossa tedesca spiana potenzialmente la strada ad una azione europea: nell'Unione l'unico peso massimo che ancora indugia sul da farsi appare l'Italia, mentre Francia e Spagna sono da tempo in rotta con il Governo Netanyahu e pure la Gran Bretagna -pur da Paese terzo- si è allineata anche ieri nella condanna contro il piano israeliano. Una qualche forma di sospensione dell'accordo di associazione euroisraeliano, alla luce anche del mancato rispetto di Gerusalemme della recente intesa negoziata con Bruxelles sull'afflusso degli aiuti nella Striscia, potrebbe materializzarsi. Il segretario generale Onu Guterres si è detto ieri "profondamente allarmato" della decisione israeliana, la Cina è preoccupata, l'Iran accusa Israele di voler "ripulire etnicamente" il territorio palestinese.
9/8/2025
Approderà questa sera al Consiglio di Sicurezza Onu il dossier Gaza, dopo la decisione del gabinetto di sicurezza israeliano di invadere completamente la Striscia.
Il segretario generale Guterres si è detto ieri sera "profondamente allarmato" dalla decisione, "che segna una pericolosa escalation". Ma a deflagrare è soprattutto lo scontro tra Israele e Germania, dopo la decisione del Governo tedesco di vietare l'export di forniture militari a Gerusalemme, in quanto potrebbero venire usate contro i civili palestinesi nella Striscia. "Una ricompensa per il terrorismo di Hamas", attacca il premier israeliano Netanyahu, incurante dl degenerare dei rapporti con uno dei due pesi massimi europei -l'altro resta l'Italia- fin qui molto cauto nel prendere posizione contro Gerusalemme. L'Europa, spettatore e nano geopolitico impotente, incapace negli ultimi mesi di frenare gli eccessi contro la popolazione civile gazawi, uccisi a decine ogni giorno, sembra scuotersi: la Francia si è unita al coro dei Paesi che hanno condannato "con la massima fermezza" il piano israeliano di occupare Gaza, il presidente del Consiglio Europeo Costa parla di conseguenze sulle relazioni euroisraeliane, la presidente della Commissione Von Der Leyen chiede a Gerusalemme di riconsiderare la decisione su Gaza. Il premier britannico Starmer parla di "piano sbagliato". E se anche la Cina si dice preoccupata, l'Iran accusa lo Stato ebraico di voler "ripulire etnicamente" il territorio palestinese.
8/8/2025
La decisione del Governo israeliano di optare per l'occupazione totale di Gaza infiamma la politica internazionale, con reazioni che arrivano soprattutto dall'Europa: la Germania, fin qui il Paese continentale più riottoso -insieme all'Italia- ad adottare una linea dura verso Gerusalemme, ha lanciato un segnale forte, sospendendo l'autorizzazione delle forniture militari a Israele che potrebbero essere utilizzate nella Striscia.
"Israele ha il diritto di difendersi contro il terrorismo di Hamas", ma "l'azione militare ancora più dura dell'esercito israeliano a Gaza rende sempre più difficile vedere come questi obiettivi possano essere raggiunti", recita il comunicato del cancelliere Merz. L'Europa, fin qui impotente nano geopolitico, prova a scuotersi: il presidente del Consiglio Europeo Costa parla di conseguenze sulle relazioni euroisraeliane - va ricordato che finora Bruxelles non è riuscita neppure a escludere Gerusalemme dal programma di ricerca Horizon. La presidente della Commissione Von Der Leyen chiede a Israele di riconsiderare la decisione su Gaza, al pari del premier britannico Starmer, che aveva già annunciato la decisione di riconoscere la Palestina. E se anche la Cina si dice preoccupata, l'Onu esige lo stop immediato del piano israeliano, con l'ambasciatore palestinese che chiede una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza. Sul campo, oltre alle minacce di Hamas - "l'occupazione di Gaza "non sarà un picnic", avverte, riaprendo però spiragli sul rilascio degli ostaggi- sarebbero almeno 21 i palestinesi uccisi negli ultimi attacchi israeliani a Gaza.
7/8/2025
Israele prenderà il controllo dell'intera Striscia di Gaza, ma non intende mantenerne il controllo, annettendola: poche ore prima della cruciale riunione del Gabinetto di Sicurezza, con le divisioni che incrinano sempre di più la coesione politica e militare del Paese, il premier Netanyahu prova a delineare una ipotesi di compromesso in grado di sanare le ormai evidenti fratture.
In due interviste televisive, Netanyahu ha affermato che Israele intende prendere il controllo di Gaza, per garantire la propria sicurezza, rimuovendo Hamas e favorendo un passaggio ad una nuova amministrazione civile. Toni più morbidi rispetto al recente passato, dominato da minacce di annessione o -peggio ancora- deportazione della popolazione gazawi. Netanyahu è in forte difficoltà a causa della resistenza dell'esercito: il capo di stato maggiore Zamir ha fatto trapelare che "la conquista della Striscia trascinerà Israele in un buco nero" e -parlando al forum dello Stato maggiore- ha rivendicato il dovere di esprimere il proprio dissenso. La violenza sul campo non si ferma: il Ministero della Sanità di Hamas ha annunciato che durante i raid dell'Idf nelle ultime 24 ore ci sono state 100 vittime e oltre 600 feriti. La Commissione Europea ha finalmente riconosciuto che l'accordo raggiunto alcune settimane fa tra Bruxelles e Gerusalemme sull'afflusso dei camion di aiuti nella Striscia ha fatto registrare solo progressi parziali, e la la situazione resta molto difficile, perchè il numero di camion non è sufficiente.
7/8/2025
Si va verso lo scontro finale tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza, con la decisione che dovrà essere presa nella fatidica riunione del gabinetto di sicurezza, convocata questo pomeriggio dal premier Netanyahu.
Non sarà una decisione semplice, perchè -al di là dell'opposizione interna- che con il leader Lapid ha messo in guardia dal rischio di pagare un prezzo troppo alto, forti spaccature sono emerse sia all'interno del Governo, tra l'ala più moderata e quella religiosa ultraortodossa, sia tra Governo ed esercito, i cui alti ranghi nutrono forti dubbi sui rischi legati all'operazione, in primis per la vita dei pochi ostaggi sopravvissuti. Anche i loro parenti protestano, preparandosi al peggio. E mentre pure ieri nella Striscia sono state decine le vittime tra la popolazione civile palestinese, anche a causa del ribaltamento di alcuni camion che trasportavano aiuti, la comunità internazionale continua a mobilitarsi: esperti Onu hanno chiesto lo smantellamento della controversa Gaza Humanitarian Foundation, accusata di perseguire obiettivi politici e militari filoisraeliani, ma è soprattutto l'inazione europea ad aprire crepe sempre più profonde in un'Unione andata in ferie senza riuscire a muovere un dito: i gruppi Verdi, Socialisti e della Sinistra all'Europarlamento hanno inviato una lettera ai vertici comunitari, denunciando che "a Gaza si sta consumando un genocidio, e occorre sospendere l'accordo di associazione con Israele".
6/8/2025
Il giorno della decisione sarà domani, con una riunione del gabinetto di sicurezza israeliano, che discuterà i piani di guerra a Gaza.
Il premier Netanyahu punta all'occupazione totale della Striscia, dopo l'ennesimo fallimento nella liberazione di un numero ridotto di ostaggi. La linea estremista di Netanyahu, spalleggiata dall'ultradestra religiosa, dovrebbe prevalere, superando sia i forti dubbi dell'esercito sui rischi legati all'operazione e alla gestione dell'offensiva, sia la protesta delle opposizioni, con il leader Lapid, che avverte: "pagheremo un prezzo troppo alto". Sul terreno i civili continuano a morire: il ribaltamento di quattro camion nel centro della Striscia, presi a quanto pare d'assalto dalla folla alla ricerca di aiuti, avrebbe provocato venti vittime e decine di feriti. Gli ospedali di Gaza sono al collasso, con un numero di decessi che nelle ultime 24 ore ha superato i cento e oltre 700 feriti. L'unica buona notizia riguarda il proseguimento del lancio di aiuti dal cielo, con cinque Paesi - di cui tre europei, che hanno fatto atterrare oltre cento pacchi. E mentre esperti Onu hanno chiesto lo smantellamento della controversa Gaza Humanitarian Foundation, accusata di perseguire obiettivi politici e militari filoisraeliani, i gruppi Verdi, Socialisti e della Sinistra all'Europarlamento hanno inviato una lettera ai vertici europei: "a Gaza si sta consumando un genocidio, bisogna sospendere l'accordo di associazione con Israele", scrivono.