Sembra assai inverosimile oggi, in cui ci è dato osservare tipi magnifici e stranissimi di colombi di razze le più disparate, che si debba credere che essi colombi domestici abbiano origine dalla columba livia, e quasi si sarebbe inclinati a ritenere che sin dal principio del mondo esistessero razze così diverse e nettamente distinte per caratteri di struttura, però modificate e migliorate dalla continua selezione.
E gli eterni, inevitabili ritorni atavici come poterono essere eliminati?
Però, di fronte alla parola della scienza, ed a nessun dato positivo che la contrasti, è giocoforza inchinarci riverenti, accettando, o per lo meno non discutendo, queste origini così remote e prive di documentazione storica.
"È una scienza per se stessa la colombicultura" proclamava, dal liceo di Modena, l'insigne naturalista modenese professor Paolo Bonizzi (autore di pregiati libri di colombicultura), "se solo la razza triganina, che è una delle 270, presenta tante difficoltà di allevamento e di apprendere il gioco di far volare". E di questa opinione, insieme ad altri competentissimi, furono i compianti conte Gnoli e Geminiamo Mundici detto l'aquila modenese ed altri nostri concittadini assai intenditori quali Gaetano Camuncoli, don Andrea Mainini, Antonio Ferretti, Giovanni Beccaluvi, Giovanni Bonazzi e il rag. Massimiliano Polacci, già capo ragioniere alla Deputazione Provinciale di Reggio Emilia, mio indimenticabile papà, dal quale attinsi quel poco che so.
Anche mio nonno, il giudice avvocato Pietro Polacci di Modena, nato nel 1786, e mio fratello col. cav. Pio Polacci, nato nel 1857, furono degli appassionati colombicultori di triganini.
La razza triganina, originaria della città di Modena, centro di grandi competenti in materia, è anche a Reggio ed a Carpi molto apprezzata e coltivata in larga scala e conta un bel numero di allevatori che gareggiano onde ottenere un allevamento che cercano di migliorare anno per anno.
La razza dei colombi di Modena, benchè con precisione non si possa accertare l'epoca della sua origine, risale a tempi antichissimi.
In un pregevolissimo scritto del dottor Eugenio Canevazzi, leggesi: "Il nostro Sigonio narra che, nell'anno 217 avanti l'era volgare, certo Triganio, uno degli assessori municipali di quei tempi a Modena, aveva impiantato sull'Enza un deposito di piccioni coi quali potè avvertire la città di un imminente assedio per opera di Annibale. Da quel Triganio si crede da molti che sia derivato il nome di triganini ai colombi modenesi e di triganieri a coloro che li allevano e che esercitano l'arte di addestrarli al volo". E termina scherzosamente il suo scritto confermante che il colombo modenese si usava in antico come portatore di messaggi, perchè i colombi viaggiatori non erano in quel tempo ancor noti in Italia.
Ho cominciato questa chiacchierata o divagazione colombofila con un ricordo storico; la terminerò con un altro che rimonta al 1250 e che, se fosse autentico, potrebbe dimostrare come qualche volta una candida colomba potrebbe essere impiegata a scopi non candidi. Verso il 1250, quando Modena e Bologna si contrastavano la secchia famosa, la moglie del conte di Culagna avvisava il suo diletto Titta delle assenze del marito, mediante un colombo bianco che faceva il viaggio da Culagna a Modena, in cinque minuti. L'invio di un colombo nero voleva dire invece: "Oggi non venire per carità ... c'è lui".
Negli archivi di stato di Reggio Emilia e di Modena esistono grida dei podestà dalle quali si rileva come anche prima del 1400 ci fosse l'usanza in dette città di far volare branchi di colombi e tali grida stabilivano i prezzi per ricuperare i colombi perduti.
Alessandro Tassoni (1565-1635), patrizio modenese, nel suo magnifico poema eroicomico cavalleresco La secchia rapita, nel canto VI al 67° verso, parlando dei colombicultori di Modena di quel tempo, così si esprime:
"... una comitiva di scapigliati
Dediti al gioco di far volar piccioni
Che Triganieri fur cognominati ... "
Ed i versi poco lusinghieri a loro riguardo si spiegano forse per il disturbo che certamente essi arrecavano coi loro assordanti fischi per incitare al volo e alle bellissime mischie i loro veloci colombi.
A conferma delle sopraelencate difficoltà all'addestramento dei colombi, cito questa testimonianza: il conte Gnoli di Modena, oltre ad essere un forte intenditore di colombi triganini, fu anche un abile addestratore di colombi. Narrasi che aveva istruito due branchi di triganini: l'uno composto di venti neri, l'altro di venti bianchi, che egli faceva volare nella piazza Maggiore di Modena, ed allorchè li richiamava, tutti i bianchi scendevano sopra un tappeto bianco alla sua destra e tutti i neri sopra un tappeto nero alla sua sinistra e mai nessuno si sbagliava. Aveva anche ammaestrato un colombo a volare (sempre nel cielo della stessa piazza) e ad un certo momento, quando gli passava alto sul capo, il conte sparava un forte colpo di pistola e il volatile si buttava immediatamente ad ali chiuse, come morto, entro una bisaccia che il Gnoli teneva aperta, la quale conteneva alcuni grani di frumentone, cibo assai appetito dai colombi.