dal libro "I colombi di Modena" di Bonizzi.
COLOMBAIE DEI TRIGANIERI
Darò ora una breve descrizione del “giuoco” che si usava fare coi colombi nella città di Modena fin da tempo immemorabile.
A Modena si diceva triganiere, targanèr, colui che si dedica al gioco dei colombi. Coll'espressione: fér vulér i clomb, far volare i colombi, si era soliti indicare tale gioco, che consisteva, come vedremo, in una sorta di battaglia che facevano i triganieri mandando a volo in drappelli i loro colombi allo scopo di rapirsene vicendevolmente.
Per rendere chiara la descrizione, la divideremo in due parti. Nella prima daremo un'idea del luogo in cui il triganiere eseguiva il gioco, la clumbéra, colombaia. Nella seconda diremo in che modo venivano educati i colombi a giocare.
LA COLOMBAIA E LE SUE PARTI
Sul tetto della casa e possibilmente nel luogo più eminente di essa, per esempio sul tetto dell'altana o di una torretta, si praticava un'apertura di forma quadrata o rettangolare, i lati della quale potevano essere lunghi un metro e più, ma non dovevano mai giungere a due, poiché l'apertura sarebbe stata troppo ampia. Su ogni lato, salvo quello anteriore, venivano elevate delle pareti alte un metro e più, secondo i casi e su di esse si collocava una copertura o tetto di tegole; si costruiva così una sorta di abbaino a foggia di torricella che i triganieri chiamavano luminarol, nome peraltro che nel vernacolo modenese si dava anche a qualunque sorta di abbaino.
Il lato anteriore dell'apertura rimaneva completamente aperto consentendo di uscire addirittura sopra il tetto. I lati destro e sinistro erano formati da pareti di pietra o di legno, mentre la parete del lato posteriore veniva propriamente formata da due o tre gabbie l'una sovrapposta all'altra, munite ciascuna di sportello e disposte in modo che gli sportelli, quando chiusi, formassero la parete posteriore dell'abbaino.
Attorno all'abbaino veniva costruito di una sorta di sistema di ponti o palchetti, a cui si dava il nome di parciadura, apparecchiatura. Il primo di questi ponti si denominava punt, ponte; ed era collocato immediatamente davanti all'abbaino in modo che quando si poneva piede su di esso, si usciva fuori all'aperto. Il ponte era largo quanto il lato anteriore dell'apertura sopra descritta; rettangolare oppure quadrato, aveva generalmente una superficie un po' minore di un metro quadro; posto orizzontalmente, veniva sostenuto con puntelli che si appoggiavano sui coppi del tetto sottostante.
Lateralmente a questo ponte, cioè a destra ed a sinistra, c'erano altri due ponti sopraelevati rispetto al primo di 30 centimetri circa, detti: rufianéli, ruffianelle. Questa denominazione, forse si deve al loro ruolo nel gioco, perché era sopra di esse che il triganiere gettava il grano per allettare i colombi forestieri a volarvi sopra per prenderli. Anche le ruffianelle erano rettangolari o quadrate ed avevano una superficie un po' maggiore del ponte ed erano sostenute convenientemente con puntelli.
Lateralmente e superiormente alle ruffianelle erano posizionati altri due ponti, uno a destra, l'altro a sinistra che si portavano alquanto indietro e sui fianchi dell'abbaino. I ponti laterali si elevavano di 30 centimetri dal piano delle ruffianelle e venivano chiamate contrarufianèli contraruffianelle; erano di forma simile alla cifra 7 e per questo erano dette anche sèt, sette. La loro superficie era più ampia delle ruffianelle ed erano sostenute come al solito da puntelli. Ai margini di tutti i ponti si fissavano delle protezioni di 30 centimetri circa. Questi ripari sono detti stazon.
La totale lunghezza dell'apparecchiatura poteva sorpassare anche i 3 metri e la larghezza è di 2 metri o più. Quest'ultima misura è anche la lunghezza delle controruffianelle.
Ci rimane da descrivere le gabbie che sono collocate nella parte posteriore dell'abbaino. Nel linguaggio dei triganieri veniva detta gallon e qui si mettevano i colombi tutta la giornata, pronti per essere mandati a volo. Queste gabbie erano in numero di due o di tre a forma di parallelepipedo e sovrapposte una sull'altra. Delle tre facce esterne, la faccia posteriore ed una delle laterali erano formate di stecche di legno larghe 2-3 centimetri, poste a distanza tale da non permettere l'uscita dei colombi. L'altra faccia laterale era munita di un'apertura che si chiudeva con uno sportello che si faceva salire e scendere verticalmente. Quando l'apertura era chiusa, la faccia laterale appariva formata di due pezzi trasversali uguali, uno superiormente fisso, l'altro mobile. Quest'ultimo quando saliva, si nascondeva dietro al pezzo fisso. Mediante una funicella, il cui capo era situato all'interno dell'abbaino, il triganiere poteva alzare a suo piacimento il pezzo mobile, che altro poi non è che una specie di saracinesca detta salarol nel linguaggio triganieresco.
Le gabbie potevano essere collocate anche ai lati dell'abbaino, per esempio, una a destra e l'altra a sinistra. L'abbaino era sempre munito di porta che chiudeva l'ingresso sui ponti, a difesa dalle intemperie e per sicurezza durante la notte.
Altro accessorio importante che non deve passare in secondo piano è la la casseta, la cassetta, in cui si colloca il cibo da somministrare ai colombi durante il gioco. Questa veniva collocata davanti all'apertura dell'abbaino, in modo da formare l'ultimo gradino della scala, che dà accesso sui ponti. La cassetta consta di vari scompartimenti per i vari tipi di grano, necessari per il gioco: riso, giavone, veccia, frumento e talvolta anche frumentone.
DEL MODO DI EDUCARE I COLOMBI AL GIUOCO E DESCRIZIONE DEL MEDESIMO