Racconto di Venezia. Quando le lapidi parlano. 5 Venezia raccontata attraverso le iscrizioni delle lapide conservate nel chiostro del Seminario Patriarcale di Venezia. Lapide sepolcrale del senatore Luca Civran, morto nel 1503, proveniente dalla chiesa dei Carmini e fatta erigere dal nipote Pietro Guoro.
Racconto di Venezia. Quando le lapidi parlano. 4 Venezia raccontata attraverso le iscrizioni delle lapide conservate nel chiostro del Seminario Patriarcale di Venezia. Lapide proveniente dalla Chiesa della Carità, oggi sede delle Gallerie dell'Accademia, che ricorda Guido Maria Rossi, Conte di Berceto.
Racconto di Venezia. Quando le lapidi parlano. 3 Venezia raccontata attraverso le iscrizioni delle lapide conservate nel chiostro del Seminario Patriarcale di Venezia. La lapide ricorda il trasferimento del 1109 delle monache benedettine del monastero dei Santi Leone e Basso di Malamocco, terra anticamente chiamata Matamauco, nell’isola di San Servolo.
Racconto di Venezia. Quando le lapidi parlano. 2 Venezia raccontata attraverso le iscrizioni delle lapide conservate nel chiostro del Seminario Patriarcale di Venezia. Si tratta della lapide sepolcrale che Nicolò Foscarini fece apporre nella chiesa della Trinità in memoria della madre Ruzzina Ruzzini, figlia del procuratore di San Marco, nata nel 1650 circa e morta il giorno 25 marzo 1721.
Racconto di Venezia. Quando le lapidi parlano. 1 Venezia raccontata attraverso le iscrizioni delle lapide conservate nel chiostro del Seminario Patriarcale di Venezia. In questa lapide viene ricordata la consacrazione della chiesa di S. Antonin, dopo i lavori di restauro, effettuata dal cardinale Federico Corner, patriarca di Venezia, il 6 agosto 1636.
Quando Arturo Martini aprì un negozio. Un bel ritrovamento di un'opera giovanile di Arturo Martini. Si tratta del Ritratto di Memi Zanchetta, busto in gesso scolpito nel 1910, che presto sarà visibile nel percorso martiniano all’interno del nuovo Museo Bailo in Borgo Cavour a Treviso.
Bailo racconta: il Palazzo Rinaldi. I manoscritti di Francesco Scipione Fapanni, conservati presso la Biblioteca Civica di Treviso, possono essere assimilati a una sorta di guida turistica in cui non si viaggia solo nello spazio ma anche nel tempo. E quando non fu Fapanni a descrivere a dovere luoghi e case, ci pensò l'abate Bailo a integrare l'opera.
Delle acque di Treviso. Scrive il Fapanni nel 1892 a proposito dei ponti della città di Treviso: “La città è posta in un terreno ricco di sorgenti d’acque pure, e intersecata da vari fiumicelli. La maggiore e più rapida di codeste acque è il fiume Sile, che bagna una piccola parte della città. (...)". Basta perdersi per la città di Treviso per rendersi conto che l'acqua è l'elemento che la caratterizza maggiormente.